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Questo è l’ultimo caso di una lunghissima serie, che certo non si interromperà oggi.
Ma è interessante notare come, al solito, il tutto accada nell’incredulità generale, come tutto ci sorprenda scuotendoci da quel torpore che ci fa chiamare tutto “normalità”.
Dopo qualunque tragedia, infatti, i giornalisti si affannano a domandare a parenti ed amici o vicini di casa che tipi erano quelli che solo ora si scoprono “mostri”.
E la risposta è sempre la stessa: persone normali, che vengono da famiglie normali; gente normale insomma…
Beh, a questo punto c’è questo da preoccuparsi.
E’ il moderno concetto di normalità che fa spavento.
Sono tutti “normali”! Prima! Ma poi si balza dalla sedia quando si entra nelle loro camerette, quando ci si addentra nei loro pc, quando si sfogliano i loro diari, quando si dà un’occhiata alle frequentazioni che avevano.
Erano mostri già prima, solo che nessuno aveva avuto il coraggio di dirlo o di ammetterlo o di scoprirlo.
Le famiglie hanno scaricato il barile della responsabilità verso i propri figli alla scuola; la scuola però non ha raccolto (e come poteva!?) l’investitura e ha abortito qualunque missione educativa affidando di fatto i ragazzi all’autoapprendimento delle regole di Vita da pescarsi nella società…
…ma se è la società stessa ad essere malata?
Forse, visto ch’è inutile perdersi in tante chiacchiere che non risolvono nulla, sarebbe il caso di arrivare al dunque e di abbandonare questo stupido e deleterio relativismo morale e sociale che uniforma tutto e tutti sulla base di criteri superficiali di valutazione della nostra umanità.
Non è possibile tutto sia “normale”.
Ma se provi a dire che qualcosa non lo è, ci sta che ti saltino addosso rimproverandoti di esserti permesso senza alcun titolo di paventare la necessità di riconsiderare i punti di riferimento di cui si è perso nel tempo ogni ricordo, o perchè sei stato così ardito da criticare i modelli valoriali di cui si nutre l’attuale società; o perchè sei stato così avventato e retrogrado dal sostenere che forse forse oggi come oggi si confonde un po’ troppo il concetto di libertà e si pretende un po’ troppo il rispetto di quella stessa fraintesa libertà.
Eppure la realtà parla chiaro.
Siamo allo sbando.
I giovani, le prossime generazione, sono già perse.
C’è assolutamente da chiedersi “perchè” e trovare in fretta risposte adatte a frenare se non fermare questo fenomeno autodistruttivo di una società che rincorre i propri ego e che non intende lasciarsi guidare da alcuna moralità.
D’altra parte, però…ti dicono…chi può decidere ciò ch’è giusto e ciò ch’è sbagliato?
Benissimo: discutiamone.
Ma non diteci più che tutto è normale ai vostri occhi!
Dicevano che con la legge 194 erano stati azzerati gli aborti clandestini.
A domanda: si ma come si possono quantificare gli aborti clandestini se per definizione una cosa clandestina non la puoi conoscere? Nessuno credo abbia mai capito la risposta.
Il caso del medico suicida di Rapallo ci da conferma di quanto poco sopra detto.
Non solo. Ci da anche un altro elemento di riflessione.
Per alcuni sarà una considerazione banale ed inflazionata, ma alla luce del fatto è inevitabile non tornarci su: l’aborto, oggi, non è quasi mai terapeutico e quasi sempre di comodo. Un gesto egoistico. Che si sceglie per porre rimedio a qualcosa di non voluto o non programmato.
Diciamola tutta: è più che altro l’ultimo dei contraccettivi possibili.
Inutile dire che così inteso non è un atto che afferma la propria libertà o la propria autodeterminazione, bensì qualcosa di più torbido, almeno moralmente parlando.
E’ un gesto frutto di una mancanza di responsabilità disarmante e il disconoscimento del valore della vita umana al solo fine di garantirsi una (pseudo)libertà fittizia, come può essere il proseguio di una carriera o il passare altre notti brave con gli amici o chicchessia senza doversi preoccupare di nessun’altro!
Fino alla motivazione più squallida di tutte: per evitare al figlio una vita di sofferenza nel caso in cui questo dovesse nascere con qualche handicap.
Facile intuire che il problema non sta nel bambino, per il quale si fa in frettissima a decidere non abbia diritto a vivere la propria esistenza, bensì tutto nei genitori, che hanno paura di affrontare tanto dolore e di star dietro a mille pensieri per quel figlio malato, di dedicarsi a lui soltanto sottraendo il loro tempo. Perciò, se si può scegliere, beh…perchè non farne a meno?
Il disagio, tutto genitoriale, l’abbiamo compreso da una notizia di qualche giorno fa: la mamma e il papà di una bambina affetta dalla sindrome di Down hanno deciso che “per la bambina” sarebbe stato utile un intervento di plastica facciale in modo da darle un aspetto che mascherasse la sua malattia per un migliore inserimento nella società. Quella attuale, che si basa più sull’apparenza che sulla sostanza. Ma quel “per la bambina” è da interpretarsi meglio come “per loro, per quei genitori”, che non accettano il “difetto” della figlia e adottano una scusaccia pur di assecondare i loro turbamenti.
Per farla breve: aborto e accettazione delle diversità sono temi strettamente collegati tra loro. Rispondono ad una comune esigenza: sottrarsi alla realtà e cercare di modificarla, financo a farla sembrare tutt’altra, come mai esistita.
Non possiamo rimanere inermi di fronte a questi deliri di onnipotenza dell’umanità che nascondono solo le profonde fragilità umane.
Dobbiamo semmai batterci per ricostruire o per fondare una società veramente innamorata di sè stessa, che non emargina, ma accoglie e aiuta ed integra e che sia capace anche di mettersi al servizio del più debole.
Ogni vita ha la sua dignità.
Ed è questa che va difesa: da chi vorrebbe assoggettarla ad una scelta; o da chi vorrebbe poterla piegare ai propri interessi.
Rivediamo la 194, quindi…consideriamo l’aborto come un omicidio, perchè tale è, al di fuori di specifici casi previsti dalla legge; e impediamo la vergognosa deriva etica cui assistiamo, per ora troppo intimoriti di scagliarcisi contro!
Avete presente questo video?
Per chi non l’avesse visto, sarebbe il caso premettere che sono immagini “forti”. Quindi, guardatelo solo con piena coscienza.
Chi perciò sa già di avere un cuore eccessivamente tenero ne faccia a meno. Ve lo riassumo io: si vede un marine che lancia un cucciolo giù da un burrone. Sorridente.
Beh, che dire?! Che dire a questa persona?
Di tutto di più.
Navigando in rete si leggono i commenti più disparati. Si va dal “maledetto”, fino al più classico dei “speriamo tu faccia la stessa fine”.
Insomma, capite bene che un elenco delle malvagità sul conto di questo soldato è palesemente inutile: tutti le abbiamo pensate, anche se poi, discutendone con gli amici o con altre persone abbiamo omesso, per dignità personale, quelle più gravi e cattive.
Andiamo un attimo oltre però.
La faccenda si presenta meschina forte!
Ma perchè solo nei confronti degli animale siamo tutti così uniti nello sdegno, mentre quando si tratta di aberrazioni sugli esseri umani ci sono mille e mille distinguo.
A me, sinceramente, una cosa del genere fa schifo! Ma non mi capacito del fatto che al mondo ci siano persone che piangono e strepitano se un topo viene vivisezionato e poi sostengono aborto ed eutanasia od altre battaglie simili palesemente contrarie alla vita degli uomini!













































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