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Tiriamo le somme.
Direte: come, di già?! ma siamo appena agli inizi!
Vero, ma sembra che alcune cosette si possano dire non tanto sul piano dell’attuazione del programma quanto piuttosto sull’organizzazione politica interna al Parlamento.
Alla luce degli ultimi eventi, leggasi tempeste in Rai contro Santoro, Grillo e Travaglio; telefonata di Berlusconi a Veltroni prima del suo intervento a Montecitorio; e dopo il discorso di oggi del Cavaliere alle Camere, vengono immediate alcune riflessioni.
Per esempio, sappiamo che il governo avrà un interlocutore privilegiato: il Partito Democratico di Walter e il suo shadow cabinet.
Sappiamo poi che da questo governo ombra è stato escluso Di Pietro. Il quale però è stato abile a ripiegare in una opposizione lontana dai palazzi (dove comunque non può niente, visti i numeri), affidandosi a quella da farsi in TV coi vari Travaglio ed a quella di piazza lasciata all’amico predicatore Beppe Grillo.
Dei Radicali non si sa più nulla, ma tanto quelli stanno bonariamente nel recinto PD.
Chi manca all’appello?
L’UDC di Casini.
Che, come volevasi dimostrare, ancora una volta esce con le ossa rotte dallo scontro con Berlusconi.
La sua ininfluenza è ormai imbarazzante. Numericamente è inesistente; non può allearsi con alcuno a meno di tradire le belle parole usate in campagna elettorale; non conta niente più nemmeno tra i cattolici, che sanno di poter contare nel PdL di autorevoli personalità non solo nella squadra di governo.
Difficilmente, oltretutto, gli uddiccini potranno sottrarsi alle proposte della maggioranza, dal momento che molte di esse sono praticamente sovrapponibili a quelle inserite nel programma di Casini.
Una catastrofe. Per chi vuole ancora appiccicarsi un bollino da cattolico per adescare gli elettori.
Una catastrofe. Anche per chi ha decisamente sbagliato ogni valutazione politica.
E il futuro?
Onestamente lo vedo nero per Casini e per l’UDC.
O torna all’ovile. O muore.
Casini è testardo. E farà morire l’UDC!
Senza girarci troppo intorno: Casini è uno dei perdenti di questa tornata elettorale.
E’ inutile, quasi grottesco che insista col dire che l’UDC è stato l’unico partito, dei nanetti, di quelli che non si sono accordati coi due “grandi”, a tener botta e ad entrare in Parlamento.
Alla Camera, coi suoi 36 deputati, non conterà nulla!
Non sarà decisivo nemmeno al Senato, dove per contare gli onorevoli centristi bastano meno delle cinque dita di una mano. Solo 3 senatori, espressione peraltro della sola Sicilia. In tutto il resto d’Italia l’Unione di Centro non ha raggiunto il quorum per eleggere senatori ed ha visto calare i consensi da nord a sud.
CAMERA 2008

CAMERA 2006

SENATO 2008

SENATO 2006

Relativamente ai numeri poi, al di là dell’insoddisfacente risultato in termini percentuali, c’è da considerare come i flussi elettorali dimostrino come Casini abbia “aperto” le porte del proprio bacino a sinistra più che a destra; e come, al contrario, abbia visto una certa fuga verso il PdL e la Lega o il Movimento per le Autonomie di Lombardo!
Una debacle clamorosa.
Difficile nascondersi dietro un dito, per Casini e i suoi.
Avevano sperato in tutt’altro risultato. Ma non loro, bensì altrui.
L’errore tattico dell’uscita dell’UDC dalla CdL è dovuto, infatti, al convincimento che tra Berlusconi e Veltroni sarebbe finita in pareggio: l’obiettivo nel breve termine era quello di essere decisivi, di condizionare la vita parlamentare (al Senato più che altro) pur senza essere una vera alternativa come partito di governo, dati i numeri insufficienti per esserlo.
A tal proposito si registrano le dichiarazioni pre-elettorali dello stesso Casini: “se c’è pareggio, via Veltroni, via Berlusconi, sono pronto per diventare pres del cons.”!
A questo disastro del breve periodo, data la mega-vittoria del Cavaliere e l’autosufficienza conquistata da PdL e Lega, si è poi aggiunto un vero e proprio orrore strategico.
Se l’idea del genero di Caltagirone era quella, comunque andasse, di ritagliarsi uno spazio importante tra i due maggiori partiti e ricostruire il “grande centro”, beh, dev’essergli andato parecchio di traverso questo successo berlusconiano e la tutto sommato onorevole sconfitta di Veltroni con la conseguente cancellazione dei comunisti: ora si ritrova come un vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Fragilissimo.
Fragilissimo perchè, per il sistema elettorale in vigore, che pare abbia offerto un’importante dimostrazione di come possa garantire benissimo la stabilità nonchè il bipolarismo e che con qualche correttivo (come la reintroduzione delle preferenze e la conquista del premio di maggioranza al Senato su base nazionale e non più regionale) sembrerebbe addirittura piacere perfino all’elettorato che fino a ieri se l’è sentita descrivere come una “porcata”, non c’è possibilità di crescita all’interno del Parlamento e anche come visibilità soffrirà parecchio; di fronte al suo elettorato, poi, dovrà prendersi il rischio di appoggiare uno o l’altro schieramento: un’eccessiva vicinanza al PD manderebbe in fuga i centristi di destra; un riavvicinamento a Berlusconi costerebbe la credibilità del leader!
Insomma: una vera debacle.
Che pesa più di quelle comuniste (richieste dalla Storia) o socialiste!
E’ vero, a questo giro ha retto botta, ma…inutilmente! E da domani, tutto ciò che farà, gli costerà consensi e credibilità.
Col tempo comunque, capiremo meglio l’effetto di questi errori commessi in casa UDC.
Chiudo come chiosa un grande Al Pacino nel film “L’avvocato del diavolo”:
“vanità…sicuramente il mio peccato preferito”…
Tra i due litiganti, si dice, il terzo gode.
Casini non spera altro. Che tra Veltroni e Berlusconi sia pareggio…con conseguente paralisi del Senato.
Dopodichè, si getta in pasto al ludibrio collettivo: se così fosse, dice il leader UDC, io sono pronto a guidare un governo per le riforme.
Sentito questo delirante annuncio, ho pensato?
Come????!!!!
Come cavolo si fa a spararla così grossa?
Così, giusto per capirsi: ricapitoliamo!
Una forza che forse andrà oltre l’8% giusto in Sicilia e Basilicata chiappando due o tre sparuti senatori nel sud d’Italia, pretenderebbe di avere più titoli per fare il premier rispetto agli altri due concorrenti nella corsa verso palazzo Chigi che come minimo avranno conquistato la quasi totalità dei seggi disponibili in TUTTA ITALIA, con cifre vicine o superiori al 40% dei consensi.
Ora, a me pare imbarazzante che un politico di lungo corso, come Casini è, si lasci andare a ragionamenti e piani sì tanto arrivisti quanto idioti!
Comunque, se mai ce ne fosse stato bisogno, una volta di più oggi è chiarissima la posizione del Centro: ottenere il massimo col minimo. In barba alla stessa Democrazia, che prevede che al governo vi sia la forza che ha conquistato il maggior numero di voti!
Una bella faccia tosta insomma.
Che mi auguro venga travolta da un’ondata targata PdL, con l’ausilio necessario (in questa battaglia contro le tendenze centripete) del PD!
Casini, fai meno il buffone!
Oltretutto, domanda di riserva: che fine ha fatto la Rosa Bianca?
C’è qualcosa che non mi torna.
Casini ha rifiutato di aderire al PdL perchè non voleva perdere la sua Storia, la sua identità e sostanzialmente il suo simbolo (questioni di visibilità insomma), ma…ma oggi si è letteralmente rimangiato tutto, giungendo ad un accordo elettorale col movimento di Pezzotta e Tabacci che prevede la creazione di un nuovo partito rappresentato da un solo simbolo.
Appunto. Dubitando che sarà quello dell’UDC, la domanda viene spontanea: caro Casini, che fai, ci prendi per il culo? Ieri no, oggi si. Ieri la Storia non poteva essere svenduta, oggi…beh, si può anche fare uno strappo alla regola. Forse che i sondaggi lo davano parecchio in difficoltà e l’unica ultima speranza era racimolare qualche voto in più? Oppure si tratta di un vero progetto politico? Il ritorno della Balena Bianca? Ridicolo.
O meglio: anacronistico.
In ogni caso, incoerente. Non so se sia una mossa così allettante come Pierferdi si aspetta.
Il Paese non credo abbia più bisogno di partiti come la DC. Si può restare cristiani pur senza portare un vessillo crociato che ci distingua da tutti gli altri.
Detto questo, il dato politico non cambia di una virgola. Casini e la Rosa Bianca rimarrano ininfluenti.
C’è quindi da chiedersi cosa vorranno fare da grandi, da che parte staranno. In mezzo al guado? Proprio quello di cui non c’è bisogno…
In senso stretto e in senso lato.
Salutiamo (con estremo piacere) il riottoso Casini che ha deciso di non voler entrare nel PdL e di correre anche lui da solo (alla Veltroni???!!!) come candidato premier.
Diciamo così addio a tutti quei “casini” che hanno frenato l’azione del precedente governo Berlusconi e che hanno sempre creato fratture all’interno della coalizione a causa di stupide istanze personalistiche di visibilità mediatica o di aspirazione politica.
Nel mentre, non possiamo che riaffermare il sentore di vecchio che si annusa dalle parti del PD. Che doveva correre da solo e che invece è tornato sulla strada dell’Unione, meno la Cosa Rossa (in una sorta di patto in stile 2001).
Per un Veltroni che sembra Noè alle porte della sua Arca che invita a riempire, un Berlusconi che mantiene fede al progetto del grande partito unitario del centrodestra!












































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