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Alemanno sul gay pride: “temo che si tratti di un fatto di esibizionismo“; “non è una questione di omosessualità si, omosessualità no, ma esibizionismo sì, esibizionismo no“; va trovata una formula che non offenda nessuno“.
Inevitabili le polemiche.
Ora, può darsi che per qualcuno sia ormai diventata normalità, ma per altri l’ostentazione della propria sessualità (qualunque orientamento essa abbia - vedi caso delle tette pubblicitarie di Napoli) procura un qualche disagio.
Chi si appella alla libertà di espressione e manifestazione sarebbe il caso accettasse le critiche di chi chiede il rispetto della propria di libertà a veder tutelato il buon costume e l’onorabilità pubblica.
Chi avesse dubbi sulla questione, una breve carrellata di immagini potrà essere utile per capire di che si parla.
C’è bisogno ti tutto questo per per professarsi orgogliosamente gay?
La mia risposta, presonalissima, è NO!
Questo è esibizionismo!
E come dar torto allora ad Alemanno?
(il titolo, lo ammetto, è ripreso dall’editoriale di oggi che Ezio Mauro ha scritto su Repubblica)
L’ITALIA HA SCELTO: STA TUTTA CON BERLUSCONI.

(immagine presa dalla prima pagina di Libero: disegno di Benny)
Ma non erano a un’incollatura?
Ma non era Roma il “modello” che si voleva e doveva applicare al Paese per rifondarlo e rilanciarlo?
Evidentemente, no.
Veltroni è stato rovinosamente sconfitto da Berlusconi due settimane fa e ieri Rutelli ha patito la stessa sorte contro Alemanno.
Eppure, a sentirli parlare, quelli del PD non facevano altro che dirci che erano lì lì per pareggiare i conti e magari chissà, fare pure il miracolo.
A Roma, poi, nessuno si aspettava che si spezzassero così fragorosamente i solidi lacci che legavano la città al potere clientelare dei progressisti.
“Si può fare”.
Lo diceva Walter, ma ci hanno creduto davvero solo Silvio e Gianni.
E loro infatti ce l’hanno fatta.
Oggi, dopo due anni e quindici giorni dall’elezione di Prodi e compagni sul filo di lana, assistiamo ad una Italia che non è più divisa a metà, ma che ha fatto una scelta di parte e l’ha fatta senza lasciare spazio ad alibi o pretesti per lenirne il risultato.
Per dare un’idea della misura della vittoria del Popolo della Libertà e della sconfitta del Partito Democratico nonchè della sua intellighenzia, basti ricordare che nel 2006, quando il Cavaliere parlava di pareggio nonostante da sinistra gli dessero tutti addosso descrivendolo come “finito”, andò a finire che al Senato la CdL prese meno seggi ma una valanga di voti in più; e alla Camera il distacco fu dello 0,06%, 24mila voti.
La riprova che il vento, rispetto al 2001 non fosse poi tanto cambiato arrivò dall’analisi di quel voto e da quello delle amministrative.
Nel complesso, il Polo aveva ribaltato i risultati delle regionali dell’anno prima riconquistando una ad una tutte le regioni perse e andando a vincere in alcune di quelle rosse; ma soprattutto, riuscì a tenere la città simbolo, la roccaforte del centrodestra: Milano.
Roma è stata un po’ la prova del 9 della consistenza della vittoria del PdL.
Il capitombolo della capitale oggi è la conferma che stavolta ci troviamo davvero di fronte ad un cambiamento importante nel Paese e nella politica italiana.
Sono stati premiati due uomini, Silvio Berlusconi e Gianni Alemanno, e ne sono stati bocciati altri due, Walter Veltroni e Francesco Rutelli.
E stavolta la Lega non c’entra. Non le si può attribuire alcun merito eccessivo che nasconda o edulcori o mimetizzi la sconfitta del Partito Democratico.
Il risultato è molto più esplicito di quanto si potesse immaginare: sono stati messi a confronto due modelli politici decisamente differenti ed uno ha prevalso sull’altro.
Credibilità!
Credo sia questa la parola d’ordine per spiegare questo momento: nonostante tutto, il PdL si è dimostrato più credibile e quindi più adatto a governare che non gli scopiazzatori che stanno nel PD.
Di qui deriva però anche una grande responsabilità per la neoeletta maggioranza e l’esecutivo che la guiderà: non sarà fatto nessuno sconto, perchè nessuno sconto è più possibile.
La gente vuol vedere un governo che decide e che decide in fretta andando al nocciolo delle questioni.
In 14 anni di vita politica Berlusconi non aveva mai goduto di un consenso così ampio.
Il vento del Nord è sceso al sud e smosso l’aria perfino al centro.
C’è una grande aspettativa.
Guai a tradirla!
Intanto a Roma…
…il Partito Democratico per Rutelli prende MENO VOTI del Popolo della Libertà per Alemanno: 34% a 36% (le liste civiche in cui si sono frazionati PD e PdL sono pressochè ininfluenti per la valutazione di questo dato).
Così si spiega il motivo per cui Veltroni ha corso in solitaria a livello nazionale, MA ha ANCHE lasciato che a livello locale il PD si appaiasse con le sinistre e con chi si riusciva a raccattare nelle amministrative.
Per ora, la differenza tra i due candidati al Campidoglio è di 83 mila voti.
UN’INCOLLATURA, verrebbe da dire.
Anche perchè, volendo giocare con questi numeri, al ballottaggio potrebbe verificarsi perfino il sorpasso.
Ma, poichè non mi ritengo un ottimo “giocoliere matematico”, lascierò che sia il tempo a dare le sue sentenze.
Detto questo, mi piacerebbe sottolineare un ultimo dato. E faccio una brevissima premessa.
Ogni volta che capito su Radio Radicale, i suoi speakers non perdono occasione per lamentarsi della mancata possibilità di correre col simbolo Radicali per le politiche; concessione che è stata negata a livello nazionale ma che è stata invece fatta per le amministrative. A questo proposito, i Radicali stessi ne fanno sfoggio.
A Roma attirano 10368 voti con la lista Bonino-Radicali; lo 0,68%!
Ora, là dove ci si congratula e ci si sente soddisfatti per questa ottima prova di un partito LAICO che si batte per l’estensione dei diritti e la difesa, tra gli altri, di aborto, eutanasia, fecondazione assistita senza limiti, droghe libere, ricerca scientifica su cellule staminali embrionali ed altre oscenità simili, vi è di contrasto una lista il Popolo della Vita, che sostiene il concorrente Alemanno, che prende gli stessi voti dei radicali, 10511, lo stesso 0,68%, ma che si batte PER LA VITA.
Evidentemente, il pensiero laicista non è così dilagante come si vuol far credere!















































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