O guapp’ !

Posted: 21 giugno 2011 in Napoli, Politica
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ATTENZIONE!
Post altamente polemico….ma aaaaanche pacato.

Sembrava che con l’arrivo di Luigi De Magistris la situazione a Napoli dovesse radicalmente cambiare.
Ha allestito una giunta che avrebbe dovuto far tremare i polsi alle persone di malaffare. Ha fatto proclami talmente simili a quelli che eravamo soliti ascoltare dalla viva voce di Berlusconi che ci ha fatto pensare: “o è matto o ce la fa davvero”.
Ora abbiamo la risposta: è un matto.
Il neo sindaco di Napoli, dopo i flop giudiziari, è voluto partire in quarta anche nelle nuove vesti di Masaniello, andando però incontro alla medesima sorte. Splash…! Qualcuno gli getti un salvagente prima che affoghi!
Per non smentirsi, poi, come da magistrato lamentava di essere al centro di un complotto, ordito per affossare il suo operato, così oggi la storia si ripete: “è in atto un sabotaggio!”.
Ma dai!!!???

Insomma: è sempre colpa degli altri…
Le sue inchieste finiscono nel cestino e lui si lamenta.
I cestini se li ritrova per strada. E si lamenta.
Sarà che forse forse è un po’ incapace lui e oltre le tante (TANTE) belle parole, di sostanza ce n’è ben poca?
O forse aveva ragione Berlusconi, quando diceva che a Napoli non bastava intervenisse il governo con provvedimenti estremi in situazioni di crisi, e anche il buon De Magistris ha dovuto subire il colpo assestatogli da una città che ancora non lo segue?

Stesse parole, stessi risultati.
“Ripulirò Napoli in cinque giorni”. Lo hanno detto entrambi. E per entrambi non è cambiato un bel niente.
Con la differenza che il primo veniva sfottuto dal secondo.
Col senno di poi, cavalcare l’orda mezza ideologicizzata e mezza criminale di quelli che non volevano l’apertura di altre discariche, non dev’esser stata una gran bella pensata…
Ma guardiamo al futuro.
Appunto.
E adesso?

De Magistris aveva puntato molto sul suo “piano” di rinascita anti-monnezza.
Aspettiamo il “piano-B”. Nel frattempo, se permettete, ci preoccupiamo…

Auguri Napoli…
Speriamo non sia vero il detto: “chi ben comincia è a metà dell’opera”…

E’ troppo chiedere che i magistrati non facciano politica? Che rispettino il loro ruolo e che rassicurino in merito alla loro imparzialità?
Evidentemente, si.
Pare proprio che alcuni di essi non vogliano saperne di abbandonare la trincea per tornare a fare il lavoro per cui sono pagati.
Capita così che nonostante esista un sindacato delle toghe (caso più unico che raro nel mondo!), alcuni giudici e pubblici ministeri non resistano alla tentazione di salire sui palchi, aderire a petizioni e gridare il loro sdegno, esplicito o implicito, contro il legislatore cui dovrebbero essere soggetti. Salvo poi pretendere di esser considerati “sereni” quando nelle procure e nei tribunali imbastiscono procedimenti nei confronti di esponenti di prima o seconda linea di partiti e movimenti politici.

Ultimamente abbiamo avuto l’esempio del pm Narducci: il giorno prima accusatore di Nicola Cosentino; il giorno dopo assessore nella giunta De Magistris, altro magistrato da prima pagina!
E mentre aspettiamo che faccia il suo ingresso trionfale in parlamento o chissà dove anche il buon Henry John Woodcock, segnaliamo ancora una volta l’ennesima piazzata della star delle stars: Antonio Ingroia.
Dategli una tribuna e lui la farà sua a colpi di “…Giovanni Falcone” e “…il mio grande maestro Paolo Borsellino” e “…antimafia”!
Giù scrosci di applausi: una vera e propria reazione pavloviana da parte del pubblico ipnotizzato da cotanto uomo.
Da Bologna, assieme ai suoi più cari amici e sostenitori, Santoro e Travaglio, ha tenuto il comizio che tutti volevano ascoltare: “…Giovanni Falcone”, “…Paolo Borsellino”, e l’immancabile bordata contro il convitato di pietra, Berlusconi, a suon di “…la legge è uguale per tutti”, “…contro ogni impunità e immunità”; “noi magistrati siamo isolati”; “noi magistrati siamo insultati”. Etc etc etc.
Se avete ascoltato Ingoria una volta, l’avrete ascoltato anche per tutte le altre.

Ciò che colpisce, però, è la presunzione e la prepotenza con cui Ingroia, (e i suoi esimi colleghi) vorrebbe farci credere che ci si possa comunque fidare di lui anche quando lo vediamo sulle prime pagine dei quotidiani mentre da la caccia al “potente” di turno. Vuol convincerci che la sua sia una missione, sulle orme di Falcone e Borsellino, ma come facciamo noi cittadini a non avere il sospetto che, dopo tutto quello che va dicendo, non ci sia sotto una sorta di ritorsione contro il potere politico? Una tendenza alla notorietà?

D’altra parte, per vendere libri c’è bisogno di pubblicità, ma prima ancora di accreditarsi presso il grande pubblico e non esistono occasioni migliori che quelle offerte dalle tribune politiche che fanno opposizione.
Il risultato poi è che invece di chiedergli conto dei vari Ciancimino e Spatuzza o del perchè le inchieste del suo amico Borsellino furono bloccate dopo la sua morte senza che dicesse pio o del perchè dell’accanimento illogico contro servitori dello stato quali il capitano Ultimo o il capitano Mori, si finisce per vederlo sommerso dagli applausi e lanciato ai primi posti delle classifiche dei libri più venduti.

E l’imparzialità che la legge gli impone?
Lo ricorda, il buon Ingroia, che oltre che ad esserlo dovrebbe anche apparire come tale?
Ma allora perchè fa tutto il contrario?

 

Non ci volevo credere, ma alla fine ho dovuto farlo.
Vedere il ministro Brunetta giustificarsi in un video per la stoccata contro gli attivisti della “rete dei precari della pubblica amministrazione” è stato a dir poco imbarazzante.
Un atteggiamento da irresponsabili, che forse in passato avrei interpretato con un punto di vista difensivista, ma che oggi non merita alcun tipo di scuse (come preannunciato, è ora di cambiare); non si trattava di spiegare l’arroganza di certi contestatori, ma di risparmiarsi un tentativo stupido di mistificare una realtà sotto gli occhi di tutti.

Possibile che ancora non lo si sia capito? Non si possono più dire fesserie, perchè nel giro di pochi minuti ti ritrovi sbattuto online e messo sulla graticola, con tanto di filmati e registrazioni audio.

Eppure, l’innovatore Brunetta si è accorto troppo tardi di essere ancora troppo indietro ed è stato sputtanato.
Fa benissimo, oggi, chi lo sta smascherando e lo sta incalzando…
A conferma del fatto che il centrodestra ha molto da lavorare sul piano della comunicazione, ma per poter comprendere le nuove dinamiche culturali sarebbe il caso che invece di sfottere chi naviga in internet ne cercassero di capire i meccanismi.
La nuova sfida, anche politica, si gioca su nuovi terreni. E’ ovvio che si parta svantaggiati quando non si sa nemmeno dove e in che epoca ci si trovi…

Prodi, Bolkestein, Bersani, Di Pietro.
Cos’hanno in comune l’ex Presidente del Consiglio italiano ed ex Presidente della Commissione Europea, l’ex commissario europeo per il mercato interno, il leader dell’Italia dei Valori e il segretario del Partito Democratico?
Sono coloro i quali, in Europa e in Italia si sono fatti promotori delle cosiddette liberalizzazioni dei servizi pubblici, ivi compresi i trasporti, la raccolta dei rifiuti e la gestione dei servizi idrici. Esattamente i punti presi in considerazione dai quesiti referendari.
Nel 2006, il governo Prodi e a firma dei ministri Lanzillotta, Di Pietro e Bersani, non ebbe timori nel recepire nel nostro ordinamento la Direttiva che apriva il mercato europeo anche ai servizi pubblici. Presentò così un ddl, il numero 772, che a causa delle fibrillazioni interne alla maggioranza di centrosinistra e in particolar modo per le opposizioni di Rifondazione Comunista, non vide mai la luce nella sua formula iniziale.
Il partito di Bertinotti e “compagni” riuscì a fare in modo che la gestione dei servizi idrici fosse posta fuori dal provvedimento che, in breve, prevedeva nè più nè meno ciò che fino a ieri era sancito dal decreto Ronchi-Fitto: apertura a società private e remunerazione dei capitali investiti.
Il liberalizzatore Bersani non fece in tempo ad inserire anche “l’acqua” nella sua lenzuolata. Il governo Prodi cadde e nel 2008 la sconfitta di Veltroni mise un punto definitivo sulle possibilità riformatrici del centrosinistra.
Non contenti però, gli stessi esponenti del PD, tra cui ovviamente Bersani, ma anche la Finocchiaro e il buon Ignazio Marino, presentano sul finire del 2010 un disegno di legge che così recita agli articoli 9 e 10:

art 9)

L’erogazione del servizio avviene secondo le discipline di settore e nel rispetto della normativa dell’Unione europea, con conferimento della titolarità del servizio:

a) a società a capitale interamente pubblico, a condizione che l’ente o gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano.

b) a società a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei princìpi di cui alla lettera c), le quali abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio, l’apporto al capitale sociale, l’attribuzione di specifici compiti operativi e un piano di gestione pluriennale del servizio, comprensivo di impegni monitorabili e sanzionabili in materia di investimenti, manutenzioni, evoluzione tariffaria e indici di qualità connessi alla gestione del servizio; in tal caso, il successivo riaffidamento della gestione è comunque effettuato attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica, a cui la società mista pubblica e privata è ammessa a partecipare, nel rispetto dei princìpi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei princìpi generali relativi ai contratti pubblici;
c) a società di capitali individuate attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica nel rispetto dei princìpi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei princìpi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei princìpi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità.

art 10)

L’Autorità, di concerto con le Regioni, con apposito regolamento da emanare entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce la metodologia per la determinazione della tariffa per usi civili e industriali nonché le modalità per la revisione periodica, tenendo conto:

a) della qualità del servizio idrico fornito, dell’uso razionale della risorsa, con penalizzazione per gli usi impropri e gli sprechi;

b) del costo delle opere e degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria;
c) dei costi di gestione delle opere e degli impianti;
d) dei contributi ai costi di gestione delle aree di salvaguardia, ai costi necessari a garantire la cura del territorio, la manutenzione dei bacini idrografici, la tutela dei corpi idrici, in particolare nei territori montani;
e) della remunerazione dell’attività industriale, secondo i criteri stabiliti dall’Autorità;
f) della quota della tariffa da destinare agli investimenti e della quota della tariffa da versare nel fondo di cui all’articolo 15.

 

Questo, nel 2010.
Ma già nel 2008 Bersani si batteva per i suddetti principi, addirittura andando a parlare ai suoi elettori in concomitanza di un referendum nella città di Carpi, in cui appunto si doveva decidere dell’affidamento ad una società privata della gestione dei servizi idrici.

 

 

Dopodichè, la svolta.
Il PD si scopre vicino ai comitati per il SI e partecipa attivamente nella raccolta delle firme ed alla campagna referendaria.
Il resto è storia di ieri.

Quello che magari non sapete è ciò che ha detto oggi il segretario Bersani.
Incassata la vittoria “contro Berlusconi”, ha dichiarato: “dobbiamo ripartire dalla nostra proposta di legge”.
Ma come!?
E la storia dell’acqua pubblica? Già dimenticata?

Sarà mica che a sinistra hanno voluto cavalcare l’onda referendaria per tentare di dare una spallata al governo Berlusconi, pur sapendo che appena possibile avrebbero intrapreso le medesime decisioni che ostinatamente si sono battuti per abrogare?

Qui si che ci vorrebbe un bel titolone.
Magari ci penserà l’Economist…

 

Alla luce dei risultati referendari i commenti si sprecano.
Da par mio ho poche parole per spiegare l’umore e la sfiducia che provo: mi sento spaesato. E come me credo buona parte dell’elettorato moderato, non necessariamente “di destra”.
Il punto è che ci è diventato impossibile continuare a fidarci di una classe politica incapace di mantenere le promesse fatte e quel ch’è peggio, di un governo che non ha il coraggio di difendere le proprie scelte.
Per quanto abbia predicato l’astensione attiva dalle pagine di questo blog, ritenendo questi referenda una vera e propria truffa perpetrata all’opinione pubblica da politici e media d’opposizione, avrei voluto vedere il leader della coalizione di maggioranza affrontare la sfida con la verve dei tempi passati, invitando tutti al voto di massa, con un’indicazione ben precisa: dire NO a chi vorrebbe tenere l’Italia ferma al palo a cui è incatenata.
Purtroppo le cose sono andate in modo diametralmente opposto: non solo Berlusconi si è defilato, ma ha addirittura lasciato libertà di voto. E come sappiamo, un esercito senza un comandante in capo è un esercito allo sbando, destinato alla sconfitta.

Eppure resto convinto sarebbe bastato poco. Forse l’ennesima sberla sarebbe arrivata lo stesso, ma almeno avremmo avuto il senso di ciò che stava accadendo.
La mancanza di reazione di fronte alla demagogica disinformazione sui quesiti referendari, invece, ha lasciato un segno, anzi: un vuoto.
Si è preferita la ritirata, sperando che il miracolo si verificasse senza nemmeno averlo chiesto.
Beh, così non è stato.
E non può nemmeno essere di consolazione il pensiero che prima o poi, la natura ideologica di questa consultazione popolare verrà smascherata.
A chi servirà?

Una luce però si è intravista comunque, sebbene sia rimasta immersa nel buio della disfatta. E viene dal web.
Di fatto, l’unico tentativo di contrastare con una sana controinformazione la gioiosa macchina mistificatoria, coordinata dai comitati promotori dei 4 SI per orientare questa campagna referendaria, è venuto dalla rete, in cui finalmente hanno cominciato ad emergere le opinioni “dal basso” del popolo del centrodestra.
Non pretendo di essere considerato alla stregua dei vari Daw, The Right Nation, NotaPolitica, Tocqueville ed  altri, ma il messaggio che condivido con loro è chiaro come non mai: le cose devono cambiare! E per farlo bisogna cominciare dalle fondamenta.
Primarie e “rottamazione” della vecchia classe dirigente del PdL sono ormai una necessità.

Due concetti, questi, che in Italia sono stati fatti propri da quella sinistra che tutto sommato pensavamo riformista e liberale, ma che ha dimostrato di essere conservatrice ed affatto modernizzatrice.
Per questo sarà compito del centrodestra moderato riconvertirli a principi ordinatori del proprio futuro e farli funzionare al meglio per liberarsi dai parassiti e per coinvolgere un elettorato che ha voglia di partecipazione!
Se non sarà così, allora prepariamoci a prendere altre sberle.

Anzi, se permettete, io scendo da questa giostra…

Astensione attiva.

Posted: 11 giugno 2011 in Politica
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Credo sia il caso di chiarire una questione sulla quale regna una confusione pazzesca.
Pur essendo quasi impossibile mettere un punto definitivo all’argomento, mi assumo comunque la responsabilità di dare una mia personale interpretazione e come tale contestabile. Purchè lo si faccia in modo civile e ragionato.

Il tema è quello dell’astensione, cosiddetta “attiva”, ad un referendum.

A quanto pare, i partiti, i comitati referendari e perfino gli opinion leaders ne fanno un uso che potremmo definire a corrente alternata.
Basti pensare alla campagna “NON” con cui i DS nel 2003 invitavano “lavoratori e non” ad astenersi sulla richiesta di abrogazione della legge che determinava limiti all’applicazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Curiosamente, oggi, l’ex segretario del partito arrivato ai nostri giorni col nome di PD, D’Alema e il suo attuale segretario Bersani, sostengono che l’indicazione al non-voto fatta dai loro avversari politici sia assolutamente irricevibile.

Ma allora, astenersi è corretto o no?
Inutile sindacare sul fatto se sia giusto o meno: la risposta sta nelle sensibilità dei singoli elettori.
La domanda però è un’altra.
Come sostenuto da alcuni commentatori, il cittadino sarebbe vincolato alla partecipazione al voto secondo l’articolo 48 della Costituzione, che indica nel voto un “dovere civico”.
Basta questo per “criminalizzare” chi invece sceglie la via del boicottaggio al referendum?

Dovremmo allora andare per piccoli passi, cominciando col vedere cosa dice la normativa relativa a questo tipo di consultazione popolare.
Senza dilungarsi troppo nei tecnicismi, sono due le norme da richiamare: l’articolo 75 della Costituzione e la legge 352 del 1970.
Da esse si traggono due conclusioni:

1) un referendum è valido solo al raggiungimento del quorum, ovvero nel momento in cui il 50% +1 dell’elettorato avente diritto ha effettivamente partecipato al voto.
2) la vittoria ad un referendum è determinata dal numero dei SI e dal numero dei NO siglati nelle singole schede.

Ragionando su queste indicazioni se ne deduce, a rigor di logica, che qualunque tipo di risultato è subordinato al raggiungimento del quorum.
Seguendo questo filo, se ne dovrebbe trarre come conclusione che il Costituente abbia previsto non solo una forma di astensionismo per così dire “fisiologica”, ma anche “attiva”.
Anche perchè, il mancato raggiungimento del quorum e la maggioranza dei voti NO comportano lo stesso effetto, ovvero il mantenimento della normativa vigente.

L’astensione quindi diventa un vero e proprio strumento a disposizione dell’elettore per esprimere la propria adesione o meno al voto che gli è richiesto.
Ripensando all’articolo 48 della Costituzione, citato in cima, c’è da dire che lo stesso legislatore Costituente parla di “dovere civico” e non di dovere “giuridico”.
Se ne dovrebbe dedurre perciò che, non essendoci alcuna forma di sanzione a tutela, non si faccia riferimento ad un vero e proprio obbligo per il cittadino/elettore, bensì di uno sprone morale a favore di una maggiore partecipazione alla vita politica del Paese.

Può bastare questo a criminalizzare una scelta che la stessa politica strumentalizza e piega ai propri fini a seconda delle stagioni?
Direi di no…

Altra considerazione interessante da fare riguarda gli effetti del referendum.
A quanto si legge, la dottrina sembra divisa.
Parrebbe comunque che questi si esauriscano passati 5 anni dalla abrogazione della norma conseguita per via referendaria.
Altri sostengono poi che sarebbe possibile riproporre una legge simile a quella bocciata purchè sia intervenuto il voto popolare col quale sia stato rinnovato il Parlamento. In pratica, la formazione di un nuovo governo sarebbe da interpretarsi come il frutto di un nuovo clima politico nel Paese e come tale terreno fertile per una nuova interpretazione politica della stessa norma.

Detto questo, al contrario, c’è chi sostiene la possibilità, per il Presidente della Repubblica, di sciogliere le Camere qualora la maggioranza al governo riproponga la stessa legge bocciata da un referendum.

A me tutto questo balletto fa venire in mente solo una cosa: che la disciplina sui referenda debba essere innovata. In primis alzando il numero delle firme necessarie per l’accoglimento dei quesiti; infine e di conseguenza la cancellazione del limite del quorum.
Solo così la partecipazione dell’elettorato sarà garantita.

Ma fin tanto che le regole restano queste, mi sentirò in diritto di andarmene al mare, consapevole che un’eventuale vittoria dei SI travolgerebbe anche me.
E’ un mio diritto però…e me lo tengo ben stretto!

Ne vogliamo parlare?

Tra qualche giorno, stando a quanto racconta il Fatto Quotidiano, il neo sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, presenterà la sua Giunta e tra i collaboratori più stretti dell’ex pm, con molta probabilità, uno spiccherà su tutti gli altri. Giuseppe Narducci.
Se vi state chiedendo dov’è che avete sentito questo nome la risposta è semplice: sui giornali!
Il che, non rappresenta una novità. Anzi. Di questi tempi i magistrati che diventano delle stars cavalcando l’onda mediatica che li solleva non sono pochi.
Così è stato per il Narducci. La cui scalata ai vertici della notorietà comincia con Calciopoli e il caso Moggi.
Tutto ciò però non sarebbe sufficiente a procurare lo sbigottimento che merita la notizia che sto per darvi.
Il suddetto pubblico accusatore è lo stesso che ha messo spalle al muro l’avversario politico di Luigi De Magistris, ovvero Nicola Cosentino, costretto a rinunciare alla candidatura a sindaco del capoluogo partenopeo perchè il suo nome era finito in un’inchiesta sui rapporti tra camorra e politica. Firmata dallo stesso Narducci arrivò al Parlamento addirittura la richiesta di arresto per l’onorevole e sottosegretario del PdL. Immancabili, le fughe di verbali e brogliacci di intercettazioni a cui la Procura di Napoli non ha saputo dare spiegazione.

Oggi la “ricompensa”.
Fatto fuori il principale concorrente alla poltrona che fu di Bassolino e della Jervolino, De Magistris ha vinto a mani basse e ora non ha vergogna alcuna a proporre una sedia a colui che, indossando la toga, ha fatto per lui la miglior campagna elettorale possibile!

In Italia, che sia chiaro, funziona così: dalle aule di tribunale stanno nascendo nuovi astri del firmamento politico nazionale. Con indosso le vesti del pubblico ministero si fa carriera, ci si fa pubblicità, si fa politica a favore di una squadra o dell’altra. E infine si abbandona la magistratura. Senza però appendere al chiodo la toga. Perchè quello è un privilegio che nessuno è disposto a mollare a cuor leggero.
Come De Magistris, anche Narducci non presenta dimissioni, ma solo una semplice richiesta di aspettativa, così che in futuro, si annoiasse con la politica, potrebbe sempre tornare ad inseguire i cattivoni.

Anche non volendo pensar male, mi pongo ed estendo a chi abbia voglia di rispondermi una domanda facile facile: al di là delle coincidenze della vita, non sarebbe stato più opportuno evitare di coinvolgere tra le proprie fila chi, da terzo e imparziale, ha, guarda il caso, fatto in modo che vincesse uno schieramento piuttosto che un altro?
Proprio per non dar adito a “fantasiose” ricostruzioni col senno di poi…

Il discorso, l’avrete sicuramente capito, è sempre il solito: a quanto PARE, lo scontro tra magistratura e politica è più vivo e reale che mai.

Che fare?

Ascoltate bene.
Sentite niente?
Esatto…
Silenzio totale.

I più strenui difensori della Costituzione hanno lasciato il fronte.
C’è chi combatte la battaglia antiberlusconiana al posto loro…

Al solito, i magistrati.
A questo giro sono i togati della Cassazione e domani è prevista la discesa in campo di quelli della Corte Costituzionale.

I primi hanno deciso che il referendum sul nucleare sia da mantenere in vita, nonostante due piccoli particolari: il Governo, col decreto “omnibus”, ha nei fatti azzerato le norme su cui erano state raccolte le firme necessarie alla consultazione popolare che si terrà alla fine di questa settimana. Gli effetti della decisione dell’Esecutivo, detto in soldoni, sono gli stessi che si sarebbero determinati in seguito alla vittoria dei SI quesito referendario.
La Cassazione però, violando l’articolo 75 della Costituzione, ha ben pensato di lasciare agli elettori una possibilità che secondo la Carta non gli spetta, ovvero, quella di poter essere consultati su una norma che non esiste, ma che un domani (non prima di 12 mesi) potrebbe esistere.
In pratica, contrariamente a quanto prescritto dall’articolo 75 della Costituziona, domenica e lunedì si svolgerà, in tema di energia nucleare, un referendum consultivo e non più abrogativo.

I costituzionalisti comunque tacciono.
Stavolta, evidentemente, gli sta bene così.
Quando si tratta di fare un torto al Cavaliere, tutto è possibile. Anche farsi beffe della Costituzione, oltre che del buonsenso.
Si, perchè non è solo una questione giuridica quella in ballo. Sul nucleare si sta giocando una partita sporchissima e che i demagoghi dell’ambientalismo ideologico intendono vincere a colpi di mistificazione e disinformazione.
Non ultima, quella relativa proprio al referendum.
In quanti, infatti, sono a conoscenza del fatto che il quesito referendario è cambiato?
La norma che avrebbe dovuto travolgere è stata abrogata.
Il Governo ha deciso, come mezza Europa, di prendersi una pausa e riflettere sul da farsi, anche per non rischiare un voto dato solo ed esclusivamente sull’onda dell’emotività prodotta dagli eventi che hanno coinvolto la centrale di Fukushima e che oscurano le parole più concrete di scienziati e personalità del calibro di Veronesi e di Margherita Hack (solitamente e all’occorrenza intruppati nelle fila della sinistra antagonista…)!

Non è comunque l’unico scandalo che cade però nell’indifferenza generale.
Pochi minuti fa, dalle pagine dei quotidiani online, abbiamo avuto il “piacere” di assistere alle dichiarazioni di uno dei giudici della Corte Costituzionale che domani dovrà esprimersi sulla richiesta dell’Avvocatura di Stato per l’annullamento del referendum sul nucleare.
Abbiamo perciò scoperto come la pensa il giudice Alfonso Quaranta, che ha praticamente già dettato la linea, anticipando così il verdetto che sarà a questo punto fondato sul pregiudizio più che sui convincimenti che scaturiranno a seguito delle considerazioni della parte appellante.
Il suo “parere personale”, come si è gettato a dire, ha il sapore della fregatura annunciata: “non penso ad uno stop“…
Ma i giudici non dovevano ESSERE imparziali e NON anticipare il giudizio?

Silenzio, silenzio…

Dopo aver rifilato al Cavaliere una sonora scoppola alle elezioni amministrative, a sinistra fiutano il sangue della preda ferita e sperano di potergli assestare il colpo di grazia il 12 e il 13 giugno, giorni durante i quali ci si dovrà esprimere sui quesiti referendari presentati dalle opposizioni. In particolar modo dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.
Nel PD si fregano le mani, mentre in SeL già parlano di sfratto esecutivo da consegnare nelle mani di Berlusconi.
Come se la Storia non avesse insegnato altro. Tutte le volte che era stato dato per spacciato, se non addirittura morto, il Cavaliere ha dato prova di avere ben più d’una pelle da vendere.
Di fatto, mentre le sconfitte di Milano e Napoli hanno il sapore amaro della disfatta politica, un’eventuale vittoria dei SI ai referenda non potrebbero accelerare in alcun modo la caduta di un governo e il dissolvimento di una maggioranza che può ancora contare sui numeri necessari per mantenersi in vita in Parlamento fino a fine legislatura.
Al massimo, potrebbero dare la scossa definitiva, quella che tutti si aspettano, ma su cui ancora in pochi stentano ad investire quel minimo di credito rimasto verso la classe dirigente del PdL.
Diciamo pure che ci troviamo al punto più basso che il centrodestra potesse toccare.
Le colpe sono innumerevoli e sotto gli occhi di tutti. A cominciare da quelle del “capo”, che per una volta dovrebbe riconoscersi anche i demeriti nelle sconfitte oltre che i meriti dopo le vittorie.

Per questi motivi, per quanto mi riguarda, nella mia testa risuonano quattro NO ed un SI.
Il prossimo fine settimana, infatti, molto probabilmente mi godrò il grottesco spettacolo del voto referendario comodamente seduto in spiaggia o sul divano. Non parteciperò.
Sebbene questa scelta possa sembrare ad alcuni codardia, in realtà la mia è una posizione ponderata su cui invito tutti i lettori del blog a fare un ragionamento.

In primis, è surreale che la Corte di Cassazione abbia confermato il quesito sul nucleare nonostante lo stesso governo, con una mossa terribilmente stolta, ma furba, sia tornato sui propri passi tramite il decreto omnibus, firmato da Napolitano. L’utilità di quel SI, tanto sponsorizzato nelle piazze e sul web, è perciò pari a zero. Ma non so quanto lo sentirete dire. La demagogia degli antinuclearisti e la disinformazione dei media vicini alle opposizioni stanno continuando a dare un senso a ciò che non lo ha più. Il motivo è talmente palese che solo un elettore “senza cervello” può non vederlo…
Anche fosse, comunque, se l’alternativa all’atomo sono le centrali a carbone (su cui ha deciso di investire la Germania – commissionando addirittura 26 nuovi impianti – e che i nostri “verdi” ci impedirebbero di costruire per via delle troppe emissioni di Co2) o il petrolio (ancora) o la devastazione di intere aree agricole o turistiche per la realizzazione di impianti eolici o solari, allora ben venga il nucleare.
I rischi con cui vorrebbero spaventarci le organizzazioni ambientaliste sono gli stessi che corriamo essendo già oggi circondati dalle oltre centrali cento centrali dislocate in tutta Europa e da cui siamo sostanzialmente dipendenti.
La bolletta energetica che siamo costretti a pagare è uno dei più pesanti ostacoli allo sviluppo e alla crescita del nostro sistema economico.
Tutte cose che, ovviamente, nessuno deve sapere o contro le quali, intelligentemente, si risponde con l’emotività di immagini disastrose come quelle successive alle tragedie di Chernobyl o di Fukishima.
Se pensate di essere al riparo dai possibili danni provocati dalla fusione del nocciolo in uno dei reattori che stanno in Francia o in Svizzera o in Slovenia o in Bulgaria, allora votate pure SI.
Se invece avete la correttezza intellettuale di pensare che, senza un piano energetico comune per tutto il Vecchio Continente, a rimetterci per l’assenza di centrali nucleari siamo solo noi italiani, allora la scelta non potrà che essere l’astensione o un bel frego sul NO sulla scheda!!

Anche per quanto riguarda la presunta privatizzazione dell’acqua, sono state raccontate un sacco di fesserie.
Si vorrebbe far credere che un domani, l’acqua smetterà di essere un bene pubblico per passare nelle esclusive mani dei privati. Una fesseria sesquipedale.
L’acqua è un bene pubblico e tale rimarrà anche in futuro. Ma per portare questo “oro blu” dalla sorgente ai nostri rubinetti c’è bisogno di infrastrutture e una rete per la gestione di questo servizio. Cosa che già oggi è affidata parzialmente nelle mani dei privati, sebbene tramite aziende con capitale pubblico. I disservizi, però, sono sotto gli occhi di tutti. E le perdite incommensurabili. Gli investimenti ridotti al minimo. E tutto questo poichè i comuni e gli enti locali non possono permettersi quanto invece i privati potrebbero. Oggi paghiamo una bolletta per mantere in vita degli stipendifici che spesso e volentieri sono in rosso. Veri e propri crogioli di clientelismo che taluni si ostinano a difendere pur di dar contro al Cavaliere.
E’ il caso del PD e di Bersani. In passato convinto sostenitore delle stesse idee che oggi è pronto a rinnegare. Per un pugno di voti…
Per farvi un esempio: lo Stato, così come il comune di Roma, non hanno i soldi necessari a restaurare il Colosseo. Il rischio è che piano piano faccia la fine di Pompei. Che si sgretoli sotto i colpi del Tempo. Arriva però un privato imprenditore, il signor Tod’s, Diego Della Valle, il quale, generosamente si accolla il 90% dei costi della ristrutturazione.
Tutti contenti no!? Encomiabile comportamento, giusto?!
Ora vi chiedo: se un domani, per l’ingresso al Colosseo rigenerato dalla cura Della Valle, vi fosse richiesto un euro in più, ne sareste offesi o accettereste di buon grado, dal momento che adesso avete un gioiello riportato agli antichi fasti?
Personalmente, non ci troverei nulla di abominevole. Soprattutto perchè fino ad oggi gli stessi soldi in più li abbiamo dati, anno dopo anno, a chi non ha mosso un dito per migliorare le cose…
Perciò, anche in questo caso la scelta è semplicissima: se volete mantenere un sistema fatto di sprechi e giochi politici, allora votate pure SI. Altrimenti, votate NO, due volte…oppure statevene a casa.

Così il legittimo impedimento.
Anche se questo è l’unico quesito referendario su cui le sensibilità di ognuno sono più stuzzicate.
Dal mio punto di vista comunque, di fronte allo strapotere delle toghe, è necessaria una protezione in più per chi governa e sempre più spesso è nel mirino di inchieste e procedimenti giudiziari più utili ai media che a far pulizia.
Il costituente, nel 48, aveva previsto una forma di immunità che, per accontentare i magistrati del Pool degli anni di Tangentopoli, è stata depotenziata. Alcuni di quei togati oggi stanno tra i banchi del Parlamento e hanno goduto della pubblicità di quegli scandali per acquisire potere politico. Ed economico.
Vogliamo dirlo? Diciamolo: sapete chi ci guadagna al raggiungimento del quorum? I comitati referendari. Se sarà superata la soglia del 50% + 1 degli aventi diritto, questi otterranno un mega rimborso elettorale. E chi c’è tra questi, in prima linea, pronto a razzolare tutto? Antonio Di Pietro, perno del Pool di Milano, oggi perno dell’opposizione…
Di fronte a tutto questo, sinceramente, dico NO. Anzi, sto a casa…

Infine l’unico SI che vorrei facesse breccia nelle coscienze dei moderati di centrodestra: un bel SI alle primarie anche nel PdL!
Un’iniziativa da sostenere per dar vita ad un nuovo corso politico…

Questo è quanto…
Buon referendum a tutti…

E’ di oggi la notizia che la Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per aver protetto un senatore della Repubblica da una causa per diffamazione.
Il parlamentare in questione è Dell’Utri e ovviamente il giornale che a caratteri forti sbatte in home page la vicenda è il Fatto Quotidiano, notoriamente molto attento nel portare a conoscenza del grande pubblico qualunque storia possa portare discredito all’attuale governo e più in particolare a Berlusconi e ai suoi collaboratori più stretti.

Da Strasburgo, insomma, è arrivata l’imposizione di un risarcimento per aver negato ad un giudice della Corte di Cassazione, tale Pierluigi Onorato, il diritto ad adire un tribunale per difendere la propria onorabilità di fronte alle accuse del senatore azzurro, da questi appena condannato.
Nello specifico, Dell’Utri aveva sostenuto che quella sentenza fosse il frutto delle posizioni politiche di un magistrato militante.

Dove vogliano arrivare i redattori del giornale di Padellaro e Travaglio è fin troppo chiaro.
Che scempio: l’immunità parlamentare usata come scudo a difesa delle proprie dichiarazioni…

Eppure, par di ricordare un caso abbastanza recente, troppo recente per esser già caduto nel dimenticatoio, in cui è stato addirittura il parlamento Europeo ad accordare l’immunità ad uno dei suoi appartenenti. E la cosa, al Fatto, non fece alcuno scalpore.
Della serie, due pesi e due misure, il riferimento è al candidato a sindaco di Napoli, nonchè parlamentare europeo in quota Italia dei Valori e fortemente sostenuto da Travaglio e da altri giornalisti che, dalle colonne dei quotidiani alle prime serate in tivù, gli stanno lanciando la volata finale: il dottor Luigi De Magistris.

Ebbene, due settimane fa è toccato a lui farsi scudo con uno dei privilegi di cui la casta degli euroburocrati si è dotata.
Il querelante? Nientepopodimenoche……….Clemente Mastella!

Secondo il ragionamento della Corte di Strasburgo, quindi, anche al capo dell’UDEUR è stato impedito l’accesso ad un tribunale e sempre a causa dello sfruttamento dell’immunità parlamentare.
Cosa buffa, però, è che è stato proprio l’europarlamento a concederla. E non una volta, ma due, allo stesso De Magistris, che è così riuscito a difendersi DAL processo e negato un diritto a chi avrebbe voluto portarlo a giudizio.

Come la mettiamo?
Saranno così coerenti, a Strasburgo, ad autocondannarsi? E saranno così coerenti quelli del Fatto a mettere in evidenza un simile comportamento schizofrenico da parte dell’Europa?

…e aggiungerei: riformare!

Commentare queste elezioni amministrative è quanto di più facile si possa fare.
A livello politico è stata una debacle per il centrodestra e per il Cavaliere in particolare, che va addirittura a rischiare di perdere la sua Milano. Il PD gongola, ma di meriti dei suoi esponenti ne vedo ben pochi. Infine, se Sparta piange, Atene non ride: come giustamente fa notare Daw, il Terzo Polo è arrivato quarto…quando gli ha detto bene.

Non so quanto possa pesare, in un confronto locale, la situazione nazionale, ma qualunque sia il punto di vista, il messaggio lanciato dagli elettori è inequivocabile: c’è voglia di cambiamento.
Non necessariamente di ribaltone, ma c’è una nuova consapevolezza nell’elettorato; una rinnovata voglia di poter giudicare l’operato di chi sostiene di doverlo rappresentare.
Non ci sono scuse per nessuno. Non per il governo, non per il sindaco.

Non tutto il male però vien per nuocere.

Probabilmente, c’è chi starà godendo della sconfitta di Berlusconi e chi starà cadendo nel ridicolo improvvisando un’interpretazione irricevibile della realtà per come a tutti è data vederla; ci sarà anche chi starà cercando colpe e colpevoli a cui addossare responsabilità che intelligentemente andrebbero condivise.
A me invece interessa sottolineare un dato: i sondaggi promettevano numeri molto diversi; diciamo più incoraggianti. Le rassicurazioni dei vari cortigiani si sono rivelate infondate. Perfino a Napoli c’è il rischio di vedersi sfuggire una vittoria che sembrava scontata, magari pure al primo turno.
L’augurio è che da questa batosta se ne traggano i dovuti insegnamenti.
Inutile starnazzare chiedendo le dimissioni del Cavaliere o la fine anticipata della legislatura. Le condizioni, almeno secondo me, non ci sono.
Piuttosto, che sia questa la scossa tanto attesa per vedere un governo che governa e un partito che fa pulizia al suo interno.
Soprattutto, che si possa incominciare a guardare al futuro pensando ad un’alternativa a Berlusconi.
I numeri parlano chiaro: il Presidente del Consiglio non “tira” più.

Sarà bene tenerlo a mente per non arrivare impreparati fra due anni…

Fonte: DAW-blog

La macchina del fango è stata azionata.

Ora, dalle parti del Fatto Quotidiano, si sta cercando di mantenerla attiva il più possibile.

Ma se di fronte alle calunnie non provate, ti difendi sostenendo sia tutto falso, allora l’unica arma che rimane da utilizzare per un giornalista è il famigerato “metodo Travaglio”: la sacra arte del taglia e cuci a piacimento, che al megafono delle procure è già costata qualche condanna per diffamazione.
Come il maestro, anche il discepolo si è applicato nella tecnica e ha partorito un articolo che lascia veramente increduli per faziosità e volontà mistificatrice.
Dopo la replica dell’onorevole Ceroni, che ieri era stato accusato di aver picchiato la moglie, mandandola addirittura all’ospedale, il giornale di Padellaro riparte lancia in resta, ma col trucchetto.
Alle smentite del deputato marchigiano toglie il succo, l’essenza e arriva a sfiorare il ridicolo sostenendo che mai vi sia stata negazione alcuna dei fatti addebitatigli.

Eppure, alle agenzie giornalistiche, il messaggio era arrivato chiaro e completo: “è tutto falso”!
Quelli del Fatto però hanno orecchie da mercante e fanno finta di niente.
Dimenticandosi che non tutti sono fessi…

Se state pensando di proporre una qualche modifica alla Costituzione, sappiate che la macchina del fango potrebbe insozzare anche voi.
Ma non aspettatevi solidarietà alcuna, nè manifestazioni di piazza, nè trasmissioni con milioni di telespettatori o articoli e articolesse di giornali.
Piuttosto, state in guardia, perchè anche una denuncia per percosse (non una condanna per molestie…) può tornare utile ai vostri detrattori per colpirvi politicamente e mediaticamente.
Sempre nel silenzio generale…
Gli strepiti e gli starnazzamenti sono riservati a ben altre eroiche vicende…

La caduta degli “idoli”

Posted: 21 aprile 2011 in Mafia
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Ciancimino Jr non è attendibile.
Alcuni lo dicevano da tempo.
Ad altri lo aveva detto lui stesso.
Ora lo sanno anche alla Procura di Palermo.
Quanto ci metteranno ad ammetterlo quelle di AnnoZero, dell’Espresso/Repubblica e del Fatto Quotidiano?

Diciamolo pure: la misura è colma.
E allora, che se ne parli. E ci si scandalizzi, perfino; ma senza rassegnazione, perchè l’Italia è il Paese che amiamo e che vorremmo vedere fuori dalla crisi: sia essa economica, morale o civile.
Non lasciamo, però, che l’indignazione e lo scoramento che possiamo provare di fronte ad una scena così desolante si trasformino in strumentali polemiche politiche, buone soltanto ad alimentare un caos di cui, sinceramente, faremmo tutti a meno.
Lo spettacolo a cui stiamo assistendo è assolutamente degradante e non ci sono molti modi per esprimere lo scoraggiamento che diffusamente si trasforma in diffidenza nei confronti delle istituzioni.
Di tutte le istituzioni.
E’ importante, dunque, fare chiarezza, come chiede il Presidente della Repubblica, Napolitano, e ciò non può prescindere dall’attribuire ad ogni attore di questo teatrino il proprio ruolo nella storia e ad ognuno le proprie responsabilità.

Dai giornali, infatti, emergono gli affanni di una classe dirigente palesemente inaffidabile e incompetente, oltre ai vizi di un uomo che si era prefisso di guidare il cambiamento, ma che niente ha cambiato (il punto di vista è ovviamente quello di un giovane liberale).
La Democrazia stessa, in quest’ultimo ventennio (sic!) ha subito degli scossoni che ad oggi fanno seriamente tremare i polsi.
Il nostro, insomma, è uno stato in perfetto stallo.
Attanagliato tra l’incapacità dei suoi servitori ed una guerra civile strisciante che dal secondo dopoguerra non si è mai risolta.
Silvio Berlusconi è l’emblema di questa fase storico-politica.
Ma non è l’unico.
Sull’altra faccia della medaglia è ben stampigliata l’immagine di una magistratura onnipotente, utilizzata come arma di distruzione di massa (Tangentopoli docet) o di killeraggio politico di bersagli ben determinati (il Cavaliere).
Scorrendo le prime pagine dei quotidiani e affogando nei mille racconti di solerti giornalisti voyeur, appare tutto più chiaro.

Poter contare su un Premier Brancaleone è impossibile. Almeno quanto fidarsi di una Giustizia stretta nelle mani di una casta sempre più potente, quasi eversiva, irruguardosa dello stato di diritto e fortemente ideologizzata.
Ma se Berlusconi è un “problema” politico che già il tempo potrebbe farci superare, sulle toghe il discorso non può più essere lasciato a metà.
Inutile scandalizzarsi delle gesta private del Capo del Governo e nulla avere da dire sull’atteggiamento dei magistrati.
Non si fa certo bene al Paese defenestrando il leader di una maggioranza liberamente eletta dai cittadini, per mano giudiziaria.
Il rischio è quello di fare un ulteriore salto dalla padella alla brace.

Basta guardare a cosa è successo in passato.
Dopo Tangentopoli c’è stato il diluvio. L’arcobaleno è ancora di là da vedersi…
Destra e Sinistra si sono completamente svuotate di significato, trasformandosi in due schieramenti l’un contro l’altro armati. E la politica si è fatta da parte…

Il caso Ruby (e come questo tanti altri) è paradossale o meglio: è indicativo dello stato di salute del nostro Paese.
Pessimo.
Il mio punto di vista è ormai risaputo e probabilmente non interessa a nessuno, ma ci sono dei fatti che non possono essere taciuti, per amor di verità e soprattutto per non fare un torto all’intelletto.

Su Berlusconi è giusto trarre le conclusioni che merita (e ad ognuno lascio le sue). Ma la foga nell’accanirsi contro di lui come uomo e come politico non può diventare la cortina di fumo con la quale nascondere tutti gli altri problemi.
E’ in corso un vero e proprio “attacco alle libertà individuali”, come dice Ostellino sul Corsera, e il rischio è quello che la cosa passi in cavalleria, travolta dal racconto boccacesco delle debolezze del Cavaliere.
Sono tutti talmente appassionati al gossip che non hanno più voglia di staccare gli occhi dal buco della serratura per guardare in faccia la realtà: il nostro Ordinamento è allo sbando. Le garanzie fondamentali che la Costituzione impone a favore dei cittadini contro lo strapotere dello Stato sono state manipolate da chi dovrebbe invece difenderle e quel ch’è peggio, applicarle.
La procura di Milano le ha aggirate, creando un vero e proprio dossier contro quello che ormai è impossibile non identificare come il loro nemico politico numero uno.
Gli stessi pubblici ministeri si sono poi preoccupati di dare in pasto all’opinione pubblica informazioni riservate e che poco hanno a che fare con la vicenda giudiziaria che coinvolge il Presidente Berlusconi.
Siamo subissati di stralci di intercettazioni, presunti video e gallerie fotografiche, dichiarazioni pretenziose e senza fondamento nè riscontrabili al punto da poterle confermare come si pretenderebbe.

Lo scandalo, insomma, non è solo quello che coinvolge il Cavaliere, ma comprende anche tutto ciò che gli sta vorticosamente girando attorno!
Costringendoci, come al solito, all’arroccamento nei rispettivi fortini.
Le opposizioni esultano e anzi strumentalizzano.
Giusto ieri, una deputata del PD, Marianna Madia, invocava una petizione per affermare la dignità delle donne, strapazzata da Berlusconi.
Mi verrebbe da chiederle di quale dignità stia parlando!?
Le ragazze coinvolte nell’inchiesta dimostrano di avere una spiccata propensione al puttanesimo. E non per necessità, ma per pura ambizione personale e avidità.
Così come sarebbe interessante capire il perchè di tanta ritrovata sensibilità: non stavano a sinistra le femministe convinte che la donna dovrebbe essere libera di sfruttare il proprio corpo come e con chi vogliono? Ecco il loro modello culturale che sono pronte ad abiurare.
Ovviamente perchè c’è di mezzo Berlusconi.
Il quale ormai è diventato lo spartiacque per qualsiasi questione.
O con lui o contro di lui. Sempre.

E allora anche stavolta tocca dirlo: sto con lui.
Perchè il futuro che mi viene prospettato da chi gli si oppone è quanto di più lontano potrebbe esserci dai miei ideali e dai miei sogni di libertà.
Chi sostiene uno stato sciacallo non potrà mai essere per me un punto di riferimento…
Purtroppo Berlusconi è al tempo stesso il problema e parte della sua soluzione.

Le dimissioni sono impensabili, nonostante possano essere viste come la scelta migliore.
Prima le riforme; prima LA Riforma. Quella della Giustizia.
Poi, muoia pure Sansone con tutti i Filistei…