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A Bologna, ma anche a Pesaro e Firenze e Livorno e ovunque si sia presentato per parlare da un palco, Giuliano Ferrara ha dovuto fare i conti con i sostenitori del pensiero unico, quelli che pretendono non vi sia altra idea e ragione oltre la loro.
Che scene tristi, raccapriccianti.
Centri sociali(?) in rivolta, laici(sti) incazzati, donne che si stracciano le vesti se solo sentono parlare qualcuno che vorrebbe meglio disciplinare l’interruzione della gravidanza.
Lo scherniscono, gli urlano dietro, gli impediscono di parlare, lo assaltano con monetine, uova e ortaggi d’ogni genere, lo zittiscono e dopo averlo cacciato via si rallegrano e addirittura cantano “vittoria”!
La sentono così, costoro: una “vittoria”, contro un nemico che si accanisce contro le loro libertà.
Si, ma di che libertà stiamo parlando?
Scusate la durezza, ma…non vedo molto più che…
…libertà di scopare, di promiscuità, di atteggiarsi a gatte morte con gli sconosciuti in discoteca, di andare a letto con chiunque…tanto poi si può sempre rimediare!
Che schifo!
Non nego vi siano casi in cui l’aborto sia reso necessario per motivi di salute, di sopravvivenza, ma nell’altro 99% dei casi si tratta solo di mancanza di responsabilità: quando non si ha piena consapevolezza di ciò che si sta facendo col proprio partner, prima; e quando non si ha la volontà di accettarne le conseguenze poi!
Disagi economici e sociali non sono una buona scusa! Lo Stato e la solidarietà delle persone possono e devono provvedere a questi turbamenti.
Stringi stringi, l’aborto viene praticato sostanzialmente come fenomeno contraccettivo. Come se non se ne potessero usare prima. Come se non si potesse usare prima la testa.
E allora, di che libertà stiamo parlando?
Della libertà alla vita del bambino nessuno si preoccupa?
Fa benissimo Ferrara a condurre questa battaglia!
Bisogna lottare contro il pensiero unico laicista e nichilista.
Bisogna lottare contro l’aborto contraccettivo.
Bisogna difendere la Vita, dal suo inizio alla sua fine.
Ecco perchè è necessario rivedere, non cancellare, la 194! Affinchè sia davvero rispettata. E sia tutelata la vita da questi nuovi barbari inferociti dediti all’egoismo più sfrenato, quello che li porta addirittura a negare l’esistenza di una creatura indifesa di cui ben si sentono in diritto di decidere se debba vivere o morire!
Io sto con Giuliano…
Dicevano che con la legge 194 erano stati azzerati gli aborti clandestini.
A domanda: si ma come si possono quantificare gli aborti clandestini se per definizione una cosa clandestina non la puoi conoscere? Nessuno credo abbia mai capito la risposta.
Il caso del medico suicida di Rapallo ci da conferma di quanto poco sopra detto.
Non solo. Ci da anche un altro elemento di riflessione.
Per alcuni sarà una considerazione banale ed inflazionata, ma alla luce del fatto è inevitabile non tornarci su: l’aborto, oggi, non è quasi mai terapeutico e quasi sempre di comodo. Un gesto egoistico. Che si sceglie per porre rimedio a qualcosa di non voluto o non programmato.
Diciamola tutta: è più che altro l’ultimo dei contraccettivi possibili.
Inutile dire che così inteso non è un atto che afferma la propria libertà o la propria autodeterminazione, bensì qualcosa di più torbido, almeno moralmente parlando.
E’ un gesto frutto di una mancanza di responsabilità disarmante e il disconoscimento del valore della vita umana al solo fine di garantirsi una (pseudo)libertà fittizia, come può essere il proseguio di una carriera o il passare altre notti brave con gli amici o chicchessia senza doversi preoccupare di nessun’altro!
Fino alla motivazione più squallida di tutte: per evitare al figlio una vita di sofferenza nel caso in cui questo dovesse nascere con qualche handicap.
Facile intuire che il problema non sta nel bambino, per il quale si fa in frettissima a decidere non abbia diritto a vivere la propria esistenza, bensì tutto nei genitori, che hanno paura di affrontare tanto dolore e di star dietro a mille pensieri per quel figlio malato, di dedicarsi a lui soltanto sottraendo il loro tempo. Perciò, se si può scegliere, beh…perchè non farne a meno?
Il disagio, tutto genitoriale, l’abbiamo compreso da una notizia di qualche giorno fa: la mamma e il papà di una bambina affetta dalla sindrome di Down hanno deciso che “per la bambina” sarebbe stato utile un intervento di plastica facciale in modo da darle un aspetto che mascherasse la sua malattia per un migliore inserimento nella società. Quella attuale, che si basa più sull’apparenza che sulla sostanza. Ma quel “per la bambina” è da interpretarsi meglio come “per loro, per quei genitori”, che non accettano il “difetto” della figlia e adottano una scusaccia pur di assecondare i loro turbamenti.
Per farla breve: aborto e accettazione delle diversità sono temi strettamente collegati tra loro. Rispondono ad una comune esigenza: sottrarsi alla realtà e cercare di modificarla, financo a farla sembrare tutt’altra, come mai esistita.
Non possiamo rimanere inermi di fronte a questi deliri di onnipotenza dell’umanità che nascondono solo le profonde fragilità umane.
Dobbiamo semmai batterci per ricostruire o per fondare una società veramente innamorata di sè stessa, che non emargina, ma accoglie e aiuta ed integra e che sia capace anche di mettersi al servizio del più debole.
Ogni vita ha la sua dignità.
Ed è questa che va difesa: da chi vorrebbe assoggettarla ad una scelta; o da chi vorrebbe poterla piegare ai propri interessi.
Rivediamo la 194, quindi…consideriamo l’aborto come un omicidio, perchè tale è, al di fuori di specifici casi previsti dalla legge; e impediamo la vergognosa deriva etica cui assistiamo, per ora troppo intimoriti di scagliarcisi contro!
C’è chi è disposto a sacrificare la propria vita per quella del proprio figlio, rassegnandosi con Amore alle sofferenze che conseguiranno alle sue scelte.
C’è poi chi invece non è disposto, neanche di fronte al miracolo e alle speranze della Vita, ad accettare i sacrifici che possono nascere assieme ad un figlio malato.
C’è infine chi è “semplicemente” stupido e poi piange lacrime di coccodrillo, quando sarebbe bastato un minimo di ragionevolezza per evitare l’orrore.
Tre madri, tra atteggiamenti diversi di fronte ai figli, ma più in generale, nei confronti della Vita.

Possiamo parlare d’aborto, come pure di divorzio.
In entrambi i casi abbiamo assistito ad una trasformazione delle coscienze tale che da eccezioni all’interno contesto sociale sono stati prima elevati a legge dello Stato e infine interiorizzati e pubblicizzati come legge morale agli occhi delle nuove generazioni.
L’ottusità con cui si guarda esclusivamente agli aspetti di tutela egoistica dell’individuo è indicativa di un processo di degenerazione etica della collettività.
Non si vuol tener conto dei danni che da questo processo di assimilazione tra regola giuridica e regola morale scaturiscono.
Eppure assistiamo coi nostri stessi occhi alla continua destabilizzazione del tessuto sociale. Ma lasciamo che nelle nostre valutazioni prevalga l’istinto all’interesse personalissimo e il disinteresse per le conseguenze culturali di cui largamente siamo a conoscenza.
Per questo appoggerei più che volentieri, con forte convinzione, l’iniziativa di Giuliano Ferrara.
Il direttore del Foglio ha annunciato la sua discesa in campo, con una lista “pro life” (a favore della Vita) per sostenere anche in Parlamento la battaglia culturale contro l’aborto di cui si è già fatto portatore e portavoce tra la gente, attraverso le colonne del suo giornale, ma anche con la moratoria contro l’interruzione volontaria di gravidanza che vorrebbe proporre all’Onu oltre che all’opinione pubblica nazionale, come conseguenza diretta delle scelte dello stesso consesso internazionale a tutela della vita opponendosi alla pena di morte.
E’ veramente una battaglia. Ed è da combattere sinceramente sul piano culturale. Passando però necessariamente da quello giuridico, per dare il via ad una importantissima inversione di tendenza.
Oggi, la conseguenza più palese è la connaturata (nonchè subdolamente indotta) mancanza di responsabilità nelle scelte relative ai rapporti interpersonali!
Chi si avvicina al matrimonio lo fa partendo col principio che come andrà andrà tanto c’è la scappatoia nel divorzio.
E nelle relazioni intime è la stessa cosa: si fa sesso e non Amore, consapevoli non delle conseguenze cui si andrebbe incontro, bensì della possibilità che ad ogni modo un rimedio c’è e sta nell’aborto.
Si capisce che stando così le cose nessuno prende più seriamente niente. Nessuno si impegna più per niente. E i matrimoni falliscono a grappolo e le donne usano l’aborto per rimediare alle dimenticanze o alle stravaganze di una serata.
Leggi, dunque, magari giuste sotto certi profili e per quel tempo in cui sono state prodotte, ma che oggi vivono un momento di crisi dovuto al fatto che in troppi ormai le confondono quali leggi morali che in realtà non sono!
Per questo c’è bisogno di una nuova battaglia culturale che si esaurisca in una novazione di quelle regole in modo da restituire ad esse l’efficacia che oggi gli è stata sottratta dall’esser diventate oggetto di scontro ideologico più che rimanere disciplina del viver civile!
Non è una conquista di civiltà, tantomeno di libertà, la tutela del diritto all’aborto (perchè tale è ai nostri tempi!)!
Lo è invece la difesa della vita e l’educazione ad una libertà responsabile.
Uno Stato che non si pone il problema e si fa nichilista come i suoi cittadini è quanto di più deleterio si possa pensare!













































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