Pensavo che alle sparate dell’onorevole Di Pietro mi sarei abituato.
Ebbene, mi sbagliavo.
Dalle pagine del suo blog, infatti, non ha perso tempo per smentirmi e anzi, ha rilanciato con una sorta di comunicato alle masse decisamente imbarazzante.
Cominciamo da qui:
Non rimane che ragionare su come la Comunità Internazionale possa intervenire per vigilare sulla situazione politica italiana. Dopo tutto se gli Stati Uniti hanno deciso di scendere in campo per destituire Saddam e portare la democrazia in Iraq, possono tranquillamente intervenire per rianimare quella italiana e assicurare alla giustizia i nostri politici.
Tonino va alla guerra, insomma.
Non è la prima volta che paragona Berlusconi a satrapi e dittatori sanguinari, ma stavolta aggiunge qualcosa in più: presa coscienza del problema, troviamo una soluzione.
Siccome però le urne non gli danno ragione, bisognerà farsi venire qualche altra brillante idea.
Eccola qua: chiediamo aiuto alla Comunità Internazionale.
Vedi mai che ad Obama gli avanzano un paio di F16, una decina di blindati e un migliaio di soldati…
C’è da destituire un tiranno e sappiamo bene che per Tonino il fine giustifica i mezzi, quindi…che aspettiamo?
Curiosità: solo qualche giorno fa, vi avevo segnalato un articolo in cui si raccontavano i propositi rivoluzionari (passatemi l’espressione) di altri due magistrati, Ingroia e Scarpinato.
Anche loro rivolgevano le loro speranze alla Comunità Internazionale.
Solo un caso?
Non credo: di fronte allo strapotere politico del Cavaliere entro i confini nazionali, gli oppositori di vario genere non possono che guardare altrove; a qualcuno che possa levargli un impiccio che loro non sanno proprio come affronatere.
Tonino vorrebbe “importare la Giustizia“; molti suoi colleghi invece, si accontenterebbero di veder commissariata la nostra democrazia quando lo decidessero loro.
Poi c’è ancora qualcuno che si domanda di chi sia la colpa di questo “clima da guerra civile strisciante permanente“…
Ma andiamo avanti, perchè il buon Di Pietro non si smentisce mai e coerente col suo abito da giustiziere con la toga che del diritto si fa beffe lancia alcuni interessantissimi suggerimenti ai politici che in questi ultimi mesi sono al centro di indagini e dichiarazioni di pentiti.
Ecco cosa dice Tonino:
Io, come cittadino e parlamentare, chiedo al Presidente del Senato di correre in un’aula di tribunale per smentire con i fatti quei macigni così ben circostanziati e che parlano di lui, di Filippo Graviano e dei loro presunti incontri. Così come vorrei che Silvio Berlusconi si presentasse spontaneamente, prima che qualche giudice trovi il coraggio di notificargli un avviso di garanzia, per confutare le dichiarazioni e le prove raccolte su di lui che lo indicano come “possibile mandante”, con il sodale Dell’Utri, delle stragi del ‘93.
Volete una traduzione più comprensibile dei concetti sopra esposti?
Bene: in Italia esiste un principio, incastonato nella Costituzione (si, proprio la Costituzione per la quale ogni tanto alacri difensori si stracciano le vesti) e scandito all’articolo 27 comma 2, che vuole un cittadino “non colpevole sino alla condanna definitiva“. Ciò significa che nei procedimenti penali l’onere della prova sta tutto sulle spalle di chi accusa.
Se il pm non porta prove a supporto di ciò che afferma nell’imputazione, se non dimostra cioè la responsabilità penale dell’imputato, quel processo finisce in un nulla di fatto.
Per questo esistono i tribunali: affinchè chi accusa convinca il giudice della bontà di ciò che dice.
Ma per Tonino le cose dovrebbero girare al contrario.
E’ l’imputato che dovrebbe dimostrare la sua innocenza.
Alla faccia della Costituzione.
Oltretutto, non è sempre possibile dar prova di non aver fatto qualcosa. E questo non perchè si sia colpevoli, bensì perchè per dimostrarlo sarebbe richiesta una probatio diabolica, impossibile da portare.
Difendersi da un’accusa è decisamente più difficile che accusare…
Questo Di Pietro lo sa e ci va a nozze.
Le accuse infamanti rivolte dai pentiti a Berlusconi, Dell’Utri, Cosentino e Schifani, sono un piatto troppo succulento per l’ex magistrato di ManiPulite…
E invece di chiedere chiarezza alla magistratura e contegno a chi ha in mano notizie tutte da verificare, cosa fa?
Sfodera tutta la demagogia di cui è capace e chiama in causa i diretti interessati, quelli cioè che secondo la Costituzione dovrebbero essere considerati (anche da Di Pietro) “non colpevoli” fino a prova contraria!!!
Che dovrebbero fare? Andare dai magistrati (che tra parentesi non li hanno manco chiamati per interrogarli – a parte Dell’Utri) e raccontargli cosa, esattamente?
E i processi? Che li facciamo a fare?
Tutte quelle rogne del dibattimento, dell’escussione dei testimoni, dell’ammissione delle prove…
Perchè perder tutto questo tempo?
Uno ti accusa e tu, senza che nessuno te lo chieda, vai subito a difenderti.
Con buona pace dei tuoi diritti, della tua onorabilità e del tuo tempo.
Se sei innocente, non devi render conto a chi ti infama o calunnia.
E questo vale per tutti. Anche per i politici…
Anzi: a maggior ragione per i politici, dal momento che sono bersagli molto più sensibili degli altri.
Ma questo è ciò che s’intende quando parliamo di due visioni completamente diverse del mondo.
Da una parte il giustizialismo becero e manettaro alla Di Pietro e dall’altra il garantismo (minimo) che i costituenti hanno provato a realizzare.
Ora scegliete voi da che parte stare…




















































33 comments
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27 novembre 2009 a 11:07
Polìscor
L’Italia ha già ampiamente scelto da che parte stare; sono quei quattro sfigati che vanno appresso al contadino urlante, col contorno di quei due sfigati che seguono Grillo e Travaglio, che non hanno ancora scelto e seguono acefalicamente ’sti capibranco alle vongole.
E il bello è che, se lo chiedi loro, questi ti rispondono che la politica è una cosa importante, che la seguono e che sono “informati”. Poveretti.
Se solo capissero che quello Politico (con la maiuscola) è proprio l’ambito nei quale i fallimenti a ripetizione impediscono loro di esprimersi come esseri umani, tanto che sono costretti ad affidarsi a tutt’altro (satira fasulla, spettacolo, disinformazione, violenza, malaffare, industriali e potentati senza scrupoli, magistrati e giudici corrotti moralmente e politicamente)! Se solo capissero.
27 novembre 2009 a 11:16
Marco Caruso
@ poliscor: mai dire mai…prima o poi dovranno pur rendersene conto…
27 novembre 2009 a 11:19
Paolo Marani
L’unico particolare che ti dimentichi di citare, è che Tonino… HA PERFETTAMENTE RAGIONE
27 novembre 2009 a 11:24
Orlando
@Polìscor e Caruso: l’unico argomento che ritenete valido (sebbene sia solo fuffa) è che Berlusconi e il suo Governo siano lì con la volontà della maggioranza degli italiani e questo deve essere sufficiente a garantire la governabilità a discapito di ogni cosa.
Che una persona sia innocente fino a prova contraria lo sanno tutti e nessuno vuole che sia altrimenti. Però una persona che viene accusata di qualcosa dovrebbe difendersi adeguatamente dalle accuse e non sottrarsi direttamente al giudizio.
Mettiamo il caso, Caruso, che ti accusano di aver travolto una vecchietta con la tua auto a Roma, solo perché un passante dice di aver visto la tua targa. Tu sai benissimo di non averlo fatto e puoi dimostrarlo tranquillamente. A questo punto cosa è giusto: che ti ritengano innocente senza nemmeno appurarlo o che lo appurino e ti scagionino dall’accusa?
Perché questo è ciò che chiamate “giustizialismo becero”: l’applicazione della giustizia che DEVE essere uguale per tutti, altrimenti non ci sarà mai garanzia di equi processi e che le vittime vengano tutelate.
Berlusconi si è sempre proclamato sicuramente innocente ma ha sempre tentato (anche con successo) di sottrarsi al giudizio della magistratura con la scusa della politicizzazione. Questo non è garantismo… è fesseria allo stato puro.
Che poi Di Pietro dica cazzate non è una novità… ma questo non rende automaticamente un innocente incastrato Silvio Berlusconi.
27 novembre 2009 a 11:27
pippo io
se devo scegliere sto con di pietro, in effetti ha ragione. però niente comunità internazionale, farebbe solo danni. Ce la si fa senza la carità altrui.
Ormai di tutti sti discorsi garantisti a corrente alternata e ghedinianamente giurisprudenziali per cavare qualche ragno dal buco a cui il berlusconi si possa attaccare non ce ne fotte una minchia.
27 novembre 2009 a 11:43
Marco Caruso
@ orlando: chiariamo alcuni particolari…
se qualcuno mi dovesse accusare di qualcosa, i magistrati non dovrebbero aspettare che fossi io a presentarmi spontaneamente, ma dovrebbero convocarmi loro stessi.
e questo, comunque dopo che avessero compiuto i primi accertamenti per verificare l’attendibilità di ciò che ha detto il sedicente testimone.
perciò, la prima cosa che qualcuno dovrebbe spiegarci, è come mai nè Berlusconi, nè Schifani, nè Cosentino sono mai stati chiamati in procura.
addirittura Cosentino ha più volte chiesto d’essere ascoltato e ciò non è stato ritenuto necessario dagli stessi pm…
aggiungiamoci che, magari, prima di dover rispondere di qualcosa di cui sono stato accusato, io aspetterei che quel qualcosa sia il frutto di un’inchiesta e che quindi sfoci in un regolare processo dove possa esercitare i miei diritti di difesa. Non prima. Perchè prima non devo render conto a nessuno, dal momento che ciò che Tizio dice può essere falso.
quindi, almeno tendenzialmente, secondo me, sarebbe meglio che prima di far trapelare certe notizie i magistrati facessero al meglio il loro lavoro e non lasciassero che certi nomi finiscano sulla bocca di tutti.
che poi, non sempre si può avere un alibi da esibire, Orlando, pur essendo comunque innocenti.
potrei dirti, quindi, che non sono stato io ad investire quella vecchina, ma non ho le prove per dimostrartelo.
sono colpevole?
direi di no.
magari POI una telecamera posta all’incrocio dimostrerà che non è così, ma solo POI e comunque io non potevo aver accesso a quella prova…non so se mi spiego!!!!
i politici sono bersagli perfetti per diffamazioni e calunnie.
vogliamo forse che la nostra democrazia stia sempre in bilico perchè chiunque può tirar fuori qualunque racconto di fantasia che colpisca miratamente il tal politico?
io non lo voglio.
voglio giustizia.
ma una giustizia giusta, non quella che parte credendo tutti colpevoli!!!!
27 novembre 2009 a 11:46
Marco Caruso
@ pippo: io invece voglio che l’Italia diventi il 51esimo stato americano.
giù bombe…go yenkee…
27 novembre 2009 a 11:59
Luigi
Pensare che un individuo del genere e’ stato uno dei principali artefici di Mani Pulite mette i brividi.
27 novembre 2009 a 12:18
Nick
@Luigi
Berlusconi ALLORA non la pensava così
@Marco
Ti dò ragione. Qua Di Pietro ha veramente esagerato. Il problema Berlusconi è un NOSTRO problema. Il partito di Berlusconi è stato democraticamente eletto e quindi ha il diritto e il dovere di governare.
E di fare le riforme che tutti vorremmo invece di occuparsi solo dei problemi giudiziari di qualcuno..
27 novembre 2009 a 12:45
Nick
Dimenticavo.
Anche in merito al secondo punto di Pietro ha esagerato.
Ma queste esagerazioni non derivano forse da alcune esternazioni di Berlusconi
dove se non sbaglio diceva: è uno scandalo che si indaghi ancora sulle stragi?
27 novembre 2009 a 13:15
lm
ma non ci posso credere. questo di pietro è un pazzo.
27 novembre 2009 a 14:41
Orlando
@Caruso: ti ribatto un attimo. Innanzitutto se un pentito parla, non è certo il primo che passa per la strada. Comunque se certe cose passano, parere mio, devono esser vagliate con indagini e nelle opportune sedi.
Per Cosentino, a dire il vero, è stato chiesto l’arresto il che vuol dire che nelle mani degli inquirenti ci sono fatti non solo parole… non puoi arrestare qualcuno sulla base delle semplici affermazioni.
Il mio discorso è più ampio rispetto alle accuse dei pentiti. Berlusconi, è inutile che lo neghi perché i fatti smentiscono, non si vuol far processare. Ha sempre sbandierato (lui, mica io) che il lodo non gli serviva su Mills o qualunque altro procedimento perché era innocente. Tu stesso hai sottolineato che forse non ci sono gli estremi per la “corruzione” visto che è avvenuta “dopo”, figurati se Ghedini non ci aveva pensato. Però lo stesso si è infuriato quando glielo hanno tolto e ora minaccia Fini(!) per ottenere provvedimenti urgenti che possano parargli il culo.
Va benissimo il Garantismo ma non si può, con la scusa della paura di incarcerare un innocente, non processare nessuno. Bisogna appurare la verità sempre e non nascondersi dietro il garantismo come fan sempre i Berlusconiani.
Nel caso dell’investimento, siam d’accordo che si può anche non avere un alibi ma le indagini sono fatte e devono essere fatte per stabilire la verità. Non puoi sottrarti dall’essere indagato e ritenere giusta una posizione del genere… sennò tanto vale eliminare le leggi e fare ognuno ciò che si vuole.
Di Pietro sarà anche manettaro ma Berlusconi (e soci), finora, non ha MAI (e ribadisco MAI) spiegato niente dei suoi comportamenti a nessuno. Passino i suoi elettori (che non sono il 50% della popolazione) che si accontentano di due battute d’avanspettacolo, ma il resto dei cittadini da lui governati ha il DIRITTO di sapere perché LUI governa su tutti.
Poi se c’è uno che “va alla guerra” è il Premier… non è stato lui a dichiarare il “clima da guerra civile”?
27 novembre 2009 a 14:52
Nick
@lm
Non è esatto. Diciamo che questo discorso è puramente demagogico.
In questo momento berlusconi è in difficoltà e lui ne approfitta.
E’ il gioco della politica.
Così farebbe Berlusconi se qualcuno a sinistra fosse indagato (o in qualche modo sospettabile) delle stesse cose.
Detto questo:
Perchè voto Di Pietro?
Non certamente per queste sue “uscite” più o meno felici.
Ma perchè dimostra una coerenza che non vedo altrove nè a destra nè a sinistra.
PS
Berlusconi non ha l’obbligo di andare dai magistrati e dire che lui con le stragi non c’entra niente.
Però non può nemmeno PERMETTERSI di dire che sui mandanti a volto coperto delle stragi i magistrati non dovrebbero indagare più
27 novembre 2009 a 16:34
Marco Caruso
@ nick: esatto…sarebbe il caso che Berlusconi cominciasse a pensare prima di tirare le sfuriate che tira contro i magistrati. Ma dubito che a 73 anni suonati la cosa possa entrargli in testa…
27 novembre 2009 a 16:40
Marco Caruso
@ orlando: beh…è già stato appurato diverse volte che i pentiti non sempre sono attendibili. Può darsi che su alcuni fatti si dimostrino affidabilissimi, ma su altri…
comunque sia: lasciamo che i magistrati facciano il loro mestiere. E con questo intendo dire che mi auguro una gestione più accorta e dei collaboratori di giustizia e del loro potere di sconvolgere la vita delle persone.
per quel che ne so, le dichiarazioni di Spatuzza dovrebbero essere segrete, perchè fatte in fase di indagini preliminari o perchè trattasi addirittura di confidenze rese ai magistrati, costituenti quindi, al massimo, una notizia di reato: ma allora perchè stanno sulle prime pagine dei giornali? perchè si lascia così tanto campo aperto alla calunnia, alla diffamazione, all’infangamento?
il sospetto, purtroppo, è che si voglia dar seguito ad un progetto politico ben preciso…
27 novembre 2009 a 16:49
Marco Caruso
@ orlando: scusa, dimenticavo…
Cosentino chiese più volte d’essere ascoltato. Forse, l’avessero accolto prima nei loro uffici, quei pm non avrebbero avuto bisogno di spiccare un mandato d’arresto nei suoi confronti.
e qui sta l’altro inghippo: pare infatti che quell’ordine fosse pronto almeno da febbraio.
perchè allora l’hanno reso esecutivo solo a novembre?
misteri della vita…
27 novembre 2009 a 16:53
Antos
@Orlando: provo a trovare altre parole ….
@Marco
Premesso che scelgo Di Pietro, provo a farti un esempio:
Se la mamma mi presta la macchina per uscire sabato sera e poi lunedi mattina mi vengono a cercare i carabinieri perchè ho steso un passante…
beh fermo restando il diritto alla difesa, il diritto di non rispondere etc etc
è generalmente considerata buona educazione (si chiana etica e morela) dare qualche spiegazione alla povera donna che come il popolo elettore mi ha dato fiducia….
magari cosi la capisci!
saluti
27 novembre 2009 a 17:04
Marco Caruso
@ antos: avevo già capito Orlando e a questo punto inizio a dubitare d’essermi fatto intendere con le mie risposte.
c’è una leggera differenza tra il dare spiegazioni di un investimento con la macchina e chiarire i propri rapporti con persone mafiose che non si sono mai frequentate.
così come può diventare leggermente complicato dar conto di atteggiamenti tenuti in un passato remoto, peraltro già accertato dalla stessa magistratura, su cui sembrava esser calato il sipario (le archiviazioni sulle stragi).
non credo comunque sia giusto pretendere spiegazioni, a questa fase degli eventi.
che risposte ti aspetteresti?
preferisco esser realista, Antos, piuttosto che vivere tra le nuvole…
se una persona è innocente, dirà, al popolo come alla magistratura, di essere totalmente estraneo ai fatti.
siccome però non sarebbe felice istruire processi mediatici e poichè esistono i tribunali per fronteggiarsi a suon di prove, un’eventuale difesa fatta di colpi di scena su giornali e tivù produrrebbe una deriva culturale e democratica che tutti dovremmo scongiurare.
perciò, arrivando al dunque: se qualcuno ti accusa dovrebbe prima portare delle prove concrete e riscontrabili e non solo chiacchiere da bar, altrimenti tutti potremmo finire colpiti ad orologeria e per i più disparati motivi…
tu ci staresti ad esporti ad un’opinione pubblica assatanata ed aizzata da gente a cui non frega della Verità, ma di un qualsiasi motivo per poter poi dire “l’avevo detto”???!!!
io no…e me ne guardo bene!!!!!
27 novembre 2009 a 17:21
Orlando
@Caruso: concordo su una cosa del tuo precedente intervento. Come fanno i giornali ad avere dichiarazioni che dovrebbero essere segrete? E questo SEMPRE, non solo nel caso sia Berlusconi o uno del PDL.
Io sono pro-intercettazioni, sono pro-informazione MA c’è un limite a tutto. Se le affermazioni sono tali e gravi come quelle fatte verso Schifani, a prescindere che possa esser colpevole di qualcosa, non andrebbero fatte trapelare con tale facilità abilitando i “processi di piazza”.
Però bisognerebbe che il Parlamento consentisse alla magistratura di andare veramente a fondo di certe cose che realmente potrebbero rappresentare un problema (se Schifani o dell’Utri o Berlusconi fossero veramente colpevoli di collusioni con la mafia? sarebbe una botta clamorosa per tutti…).
Sul discorso del mandato di arresto su Cosentino, io presumo, che sia troppo invocare anche qui il disegno politico complottistico… anche perché non mi risulta che ogni volta che la magistratura indaga un parlamentare ne venga richiesto l’arresto.
Tuttavia, come tu hai sottolineato, vedremo le risultanze delle indagini. Sperando che le facciano fare… perché su certi dubbi non si può essere troppo garantisti… MAI.
27 novembre 2009 a 17:27
Marco Caruso
@ orlando: ovviamente i miei criteri di giudizio valgono per tutti e indistintamente, destra o sinistra che sia…
aggiungo anche che come te sono favorevole sia alle intercettazioni sia alla liberissima informazione. Purchè il tutto avvenga entro certi limiti, costituiti ovviamente dalle libertà altrui, nonchè dai diritti che i terzi devono vedersi riconosciuti e mantenuti fintanto che le regole lo prospettano o non ne richiedano una deminuzione!!!
28 novembre 2009 a 08:48
Mork
Si, una guerra tra governo e mafia in cui l’attuale PdC sembra essere la talpa della mafia nelle “istituzioni”… diciamo così.
Sono i soldi degli inizi del Cavaliere
l’asso nella manica dei fratelli Graviano
Più che un eventuale avviso di garanzia per le stragi del ‘93, il premier dovrebbe
temere il coinvolgimento da parte delle cosche sulle storie di denaro affari e politica
di ATTILIO BOLZONI e GIUSEPPE D’AVANZO
Giuseppe Graviano
Soldi. Soldi “loro” che non sono rimasti in Sicilia, ma “portati su”, lontano da Palermo. “Filippo Graviano mi parlava come se fosse un suo investimento, come se la Fininvest fossero soldi messi da tasca sua”. Per Gaspare Spatuzza, da qualche parte, la famiglia di Brancaccio ha “un asso nella manica”. Quale può essere questo “jolly” non è più un mistero. Per i mafiosi, che riferiscono quel che sanno ai procuratori di Firenze, è una realtà il ricatto per Berlusconi che Cosa Nostra nasconde sotto la controversa storia delle stragi del 1993. Nell’interrogatorio del 16 marzo 2009, Spatuzza non parla più di morte, di bombe, di assassini, ma del denaro dei Graviano. E ha pochi dubbi che Giuseppe Graviano (che chiama “Madre Natura” o “Mio padre”) “si giocherà l’asso” contro chi a Milano è stato il mediatore degli affari di famiglia, Marcello Dell’Utri, e l’utilizzatore di quelle risorse, Silvio Berlusconi.
Il mafioso ricostruisce la storia imprenditoriale della cosca di Brancaccio, con i Corleonesi di Riina e Bagarella e i Trapanesi di Matteo Messina Denaro, il nocciolo duro e irriducibile di Cosa nostra siciliana.
È il 16 marzo 2009, il mafioso di Brancaccio racconta ai pubblici ministeri del “tesoro” dei Graviano. “Cento lire non gliele hanno levate a tutt’oggi. Non gli hanno sequestrato niente e sono ricchissimi”.
“Non si fidano di nessuno, hanno costruito in questi vent’anni un patrimonio immenso”. Per Gaspare Spatuzza, due più due fa sempre quattro. Dopo il 1989 e fino al 27 gennaio 1994 (li arrestano ai tavoli di “Gigi il cacciatore” di via Procaccini), Filippo e Giuseppe decidono di starsene latitanti a Milano e non a Palermo. Hanno le loro buone ragioni. A Milano possono contare su protezioni eccellenti e insospettabili che li garantiscono meglio delle strade strette di Brancaccio dove non passa inosservato nemmeno uno spillo. E dunque perché? “E’ anomalissimo”, dice il mafioso, ma la chiave è nel denaro. A Milano non ci sono uomini della famiglia, ma non importa perché ci sono i loro soldi e gli uomini che li custodiscono. I loro nomi forse non sono un mistero. Di più, Gaspare Spatuzza li suggerisce. Interrogatorio del 16 giugno: “Filippo ha nutrito sempre simpatia nei riguardi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, (…) Filippo è tutto patito dell’abilità manageriale di Berlusconi. Potrei riempire pagine e pagine di verbale [per raccontare] della simpatia e del… possiamo dire … dell’amore che lo lega a Berlusconi e Dell’Utri”.
“L’asso nella manica” di Giuseppe Graviano, “il jolly” evocato dal mafioso come una minaccia – sostengono fonti vicine all’inchiesta – non è nella fitta rete di contatti, reciproche e ancora misteriose influenze che hanno preceduto le cinque stragi del 1993 – lo conferma anche Spatuzza – , ma nelle connessioni di affari che, “negli ultimi vent’anni”, la famiglia di Brancaccio ha coltivato a Milano. E’ la rassicurante condizione che rende arrogante anche Filippo, solitamente equilibrato. Dice Gaspare: “[Filippo mi disse]: facceli fare i processi a loro, perché un giorno glieli faremo noi, i processi”.
Nella lettura delle migliaia di pagine di interrogatorio, ora agli atti del processo di appello di Marcello Dell’Utri, pare necessario allora non farsi imprigionare da quel doloroso 1993, ma tenere lo sguardo più lungo verso il passato perché le stragi di quell’anno sono soltanto la fine (provvisoria e sfuggente) di una storia, mentre i mafiosi che hanno saltato il fosso – e i boss che hanno autorizzato la manovra – parlano di un inizio e su quell’epifania sembrano fare affidamento per la resa dei conti con il capo del governo.
Le cose stanno così. Berlusconi non deve temere il suo coinvolgimento – come mandante – nelle stragi non esclusivamente mafiose del 1993. Può mettere fin da ora nel conto che sarà indagato, se già non lo è a Firenze. Molti saranno gli strepiti quando la notizia diventerà ufficiale, ma va ricordato che l’iscrizione al registro degli indagati mette in chiaro la situazione, tutela i diritti della difesa, garantisce all’indagato tempi certi dell’istruttoria (limitati nel tempo). Quando l’incolpazione diventerà pubblica, l’immagine internazionale del premier ne subirà un danno, è vero, ma il Cavaliere ha dimostrato di saper reggere anche alle pressioni più moleste. E comunque quel che deve intimorire e intimorisce oggi il premier non è la personale credibilità presso le cancellerie dell’Occidente, ma fin dove si può spingere e si spingerà l’aggressione della famiglia mafiosa di Brancaccio, determinata a regolare i conti con l’uomo – l’imprenditore, il politico – da cui si è sentita “venduta” e tradita, dopo “le trattative” del 1993 (nascita di Forza Italia), gli impegni del 1994 (primo governo Berlusconi), le attese del 2001 (il Cavaliere torna a Palazzo Chigi dopo la sconfitta del ‘96), le più recenti parole del premier: “Voglio passare alla storia come il presidente del consiglio che ha distrutto la mafia” (agosto 2009).
Filippo Graviano
Mandate in avanscoperta, non contraddette o isolate dai boss, le “seconde file” della cosca – manovali del delitto e della strage al tritolo – hanno finora tirato dentro il Cavaliere e Marcello Dell’Utri come ispiratori della campagna di bombe, inedita per una mafia che in Continente non ha mai messo piede – nel passato – per uccidere innocenti. Fonti vicine alle inchieste (quattro, Firenze, Caltanissetta, Palermo, Milano) non nascondono però che raccogliere le fonti di prove necessarie per un processo sarà un’impresa ardua dall’esito oggi dubbio e soltanto ipotetico. Non bastano i ricordi di mafiosi che “disertano”. Non sono sufficienti le parole che si sono detti tra loro, dentro l’organizzazione. Non possono essere definitive le prudenti parole di dissociazione di Filippo Graviano o il trasversale messaggio di Giuseppe che promette ai magistrati “una mano d’aiuto per trovare la verità”. Occorrono, come li definisce la Cassazione, “riscontri intrinseci ed estrinseci”, corrispondenze delle parole con fatti accertabili. Detto con chiarezza, sarà molto difficile portare in un’aula di tribunale l’impronta digitale di Silvio Berlusconi nelle stragi del 1993.
Questo affondo della famiglia di Brancaccio sembra – vagliato allo stato delle cose di oggi – soltanto un avvertimento che Cosa Nostra vuole dare alla letale quiete che sta distruggendo il potere dell’organizzazione e, soprattutto, uno scrollone a uno stallo senza futuro, che l’allontana dal recupero di risorse essenziali per ritrovare l’appannato prestigio.
Marcello Dell’Utri
Il denaro, i piccioli, in queste storie di mafia, sono sempre curiosamente trascurati anche se i mafiosi, al di là della retorica dell’onore e della famiglia, altro non hanno in testa. I Graviano, dice Gaspare Spatuzza, non sono un’eccezione. Nel loro caso, addirittura sono più lungimiranti. Nei primi anni novanta, Filippo e Giuseppe preparano l’addio alla Sicilia, “la dismissione del loro patrimonio” nell’isola. Spatuzza (16 giugno 2009): “Nel 1991, vendono, svendono il patrimonio. Cercano i soldi, [vogliono] liquidità e io non so come sono stati impiegati [poi] questi capitali, e per quali acquisizioni. Certo, non sono restati in Sicilia”. I Graviano, a Gaspare, non appaiono più interessati “alle attività illecite”. “Quando Filippo esce [dal carcere] nell’88 o nel 1989, esce con questa mania, questa grandezza imprenditoriale. I Graviano hanno già, per esempio, le tre Standa di Palermo affidate a un prestanome, in corso Calatafimi a Porta Nuova, in via Duca Della Verdura, in via Hazon a Brancaccio”. Filippo – sempre lui – si sforza di far capire anche a uno come Spatuzza, imbianchino, le opportunità e anche i rischi di un impegno nella finanza. Le sue parole svelano che ha già a disposizione uomini, canali, punti di riferimento, competenze. “[Filippo] mi parla di Borsa, di Tizio, di Caio, di investimenti, di titoli. (…). Mi dice: [vedi Gaspare], io so quanto posso guadagnare nel settore dell’edilizia, ma se investo [i miei soldi] in Borsa, nel mercato finanziario, posso perdere e guadagnare, non c’è certezza. Addirittura si dice che a volte, se si benda una scimmia e le si fa toccare un tasto, può riuscire meglio di un esperto. Filippo è attentissimo nel seguire gli scambi, legge ogni giorno il Sole 24ore. Tiene in considerazione la questione Fininvest, d’occhio [il volume degli] investimenti pubblicitari. Mi dice [meraviglie] di una trasmissione come Striscia la notizia. Minimo investimento, massima raccolta [di spot], introiti da paura. “Il programma più redditizio della Fininvest”, dice. Abbiamo parlato anche di Telecom, Fiat, Piaggio, Colaninno, Tronchetti Provera, ma la Fininvest era, posso dire, un terreno di sua pertinenza, come [se fosse] un [suo] investimento, come se fossero soldi messi da tasca sua, la Fininvest”.
E’ l’interrogatorio del 29 giugno 2009. Gaspare conclude: “Le [mie] dichiarazioni non possono bruciare l’asso [conservato nella manica] di Giuseppe” perché “il jolly” non ha nulla a che spartire con la Sicilia, con le stragi, con quell’orizzonte mafioso che è il solo paesaggio sotto gli occhi di Spatuzza. Un mese dopo (28 luglio 2009), i pubblici ministeri chiedono a Filippo in modo tranchant dove siano le sue ricchezze. Quello risponde: “Non ne parlo e mi dispiace non poterne parlare”.
Ora, per raccapezzarci meglio in questo labirinto, si deve ricordare che i legami tra Marcello Dell’Utri e i paesani di Palermo non sono una novità. Come non sono sconosciuti gli incontri – nella metà degli anni settanta – tra Silvio Berlusconi e la créme de la créme di Cosa Nostra (Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Tanino Cinà, Francesco Di Carlo). Né sono inedite le rivelazioni sulla latitanza di Gaetano e Antonino Grado nella tenuta di Villa San Martino ad Arcore, protetta dalla presenza di Vittorio Mangano, capo del mandamento di Porta Nuova (il mafioso, “che poteva chiedere qualsiasi cosa a Dell’Utri”, siede alla tavola di Berlusconi anche nelle cene ufficiali, altro che “stalliere”). Nella scena che prepara la confessione di Gaspare Spatuzza, quel che è originale è l’esistenza di “un asso” che, giocato da Giuseppe Graviano, potrebbe compromettere il racconto mitologico dell’avventura imprenditoriale del presidente del consiglio.
Con quali capitali, Berlusconi abbia preso il volo, a metà degli settanta, ancora oggi è mistero glorioso e ben protetto. Molto si è ragionato sulle fidejussioni concessegli da una boutique del credito come la Banca Rasini; sul flusso di denaro che gli consente di tenere a battesimo Edilnord e i primi ambiziosi progetti immobiliari. Probabilmente capitali sottratti al fisco, espatriati, rientrati in condizioni più favorevoli, questo era il mestiere del conte Carlo Rasini. Ma è ancora nell’aria la convinzione che non tutta la Fininvest sia sotto il controllo del capo del governo.
Molte testimonianze di “personaggi o consulenti che hanno lavorato come interni al gruppo”, rilasciate a Paolo Madron (autore, nel 1994, di una documentata biografia molto friendly, Le gesta del Cavaliere, Sperling&Kupfer), riferiscono che “sono [di Berlusconi] non meno dell’80 per cento delle azioni delle [22] holding [che controllano Fininvest]. Sull’altro 20 per cento, per la gioia di chi cerca, ci si può ancora sbizzarrire”. Sembra di poter dire che il peso del ricatto della famiglia di Brancaccio contro Berlusconi può esercitarsi proprio tra le nebbie di quel venti per cento. In un contesto che tutti dovrebbe indurre all’inquietudine. Cosa Nostra minaccia in un regolamento di conti il presidente del consiglio. Ne conosce qualche segreto. Ha con lui delle cointeressenze antiche e inconfessabili. Le agita per condizionarne le scelte, ottenerne utili legislativi, regole carcerarie più favorevoli, minore pressione poliziesca e soprattutto la disponibilità di ricchezze che (lascia intuire) le sono state trafugate. In questo conflitto – da un lato, una banda di assassini; dall’altro un capo di governo liberamente eletto dal popolo, nonostante le sue opacità – non c’è dubbio con chi bisogna stare. E tuttavia, per sottrarsi a quel ricatto rovinoso, anche Berlusconi è chiamato a fare finalmente luce sull’inizio della sua storia d’imprenditore.
Il Cavaliere dice che si è fatto da sé correndo in salita senza capitali alle spalle. Sostiene di essere il proprietario unico delle holding che controllano Mediaset (ma quante sono, una buona volta, ventidue o trentotto?). E allora l’altro venti per cento di Mediaset di chi è? Davvero, come raccontano ora gli uomini di Brancaccio, è della mafia? È stata la Cosa Nostra siciliana allora a finanziarlo nei suoi primi, incerti passi di imprenditore? Già glielo avrebbero voluto chiedere i pubblici ministeri di Palermo che pure qualche indizio in mano ce l’avevano.
Quel dubbio non può essere trascurabile per un uomo orgoglioso di avercela fatta senza un gran nome, senza ricchezze familiari, un outsider nell’Italia ingessata delle consorterie e prepotente delle lobbies.
Berlusconi, in occasione del processo di primo grado contro Marcello Dell’Utri, avrebbe potuto liberarsi di quel sospetto con poche parole. Avrebbe potuto dire il suo segreto; raccontare le fatiche che ha affrontato; ricordare le curve che ha dovuto superare, anche le minacce che gli sono piovute sul capo. Poche parole con lingua secca e chiara. E lui, invece, niente. Non dice niente. L’uomo che parla ossessivamente di se stesso, compulsivamente delle sue imprese, tace e dimentica di dirci l’essenziale. Quando i giudici lo interrogano a Palazzo Chigi (è il 26 novembre 2002, guida il governo), “si avvale della facoltà di non rispondere”. Glielo consente la legge (è stato indagato in quell’inchiesta), ma quale legge non scritta lo obbliga a tollerare sulle spalle quell’ombra così sgradevole e anche dolorosa, un’ombra che ipoteca irrimediabilmente la sua rispettabilità nel mondo – nel mondo perché noi, in Italia, siamo più distratti? Qual è il rospo che deve sputare? Che c’è di peggio di essere accusato di aver tenuto il filo – o, peggio, di essere stato finanziariamente sostenuto – da un potere criminale che in Sicilia ha fatto più morti che la guerra civile nell’Irlanda del Nord? Che c’è di peggio dell’accusa di essere un paramafioso, il riciclatore di denaro che puzza di paura e di morte? Un’evasione fiscale? Un trucco di bilancio? Chi può mai crederlo nell’Italia che ammira le canaglie. Per quella ragione, gli italiani lo avrebbero apprezzato di più, non di meno. Avrebbero detto: ma guarda quel bauscia, è furbissimo, ha truccato i conti, gabbato lo Stato e vedi un po’ dove è arrivato e con quale ricchezza!
D’altronde anche per questo scellerato fascino, gli italiani lo votano e gli regalano la loro fiducia. E dunque che c’è di indicibile nei finanziamenti oscuri, senza padre e domicilio, che gli consentono di affatturarsi i primi affari?
E’ giunto il tempo, per Berlusconi, di fare i conti con il suo passato. Non in un’aula di giustizia, ma en plein air dinanzi all’opinione pubblica. Prima che sia Cosa Nostra a intrappolarlo e, con lui, il legittimo governo del Paese.
28 novembre 2009 a 09:05
pippo io
tonino va alla guerra, silviuccio chiama la guerra civile.
dai , su presidente, ci faccia vedere di che pasta è fatto, ce l’aveva promesso no? su coraggio, mica sarà il solito chiacchiere e distintivo alla La Russa?
28 novembre 2009 a 09:30
Orlando
@Caruso: un’osservazione tecnica. Non sarebbe meglio invitare i commentatori a postare direttamente il link ai contributi, piuttosto che allungare la pila dei commenti con i “copia-incolla” che tanto basta leggere sul sito originale?
Concordo con te con il diritto alla privacy. Faccio un distinguo però: nel caso siano indagini molto delicate su rappresentanti dello stato bisogna necessariamente dare la precedenza sulla conclusione in tempi rapidi per giungere all’eventuale rinvio a giudizio. Solo allora si potrà dar seguito alla notizia ma, e qui scatta il corretto garantismo, bisogna reprimere totalmente le “fughe di notizie” fino alla conclusione delle indagini.
28 novembre 2009 a 09:39
Marco Caruso
@ orlando: in effetti…sarebbe meglio che chi volesse segnalare articoli dalla lunghezza interminabile lo facesse inserendo il relativo link…
sarà poi premura del lettore andare a vedere di cosa parla…
28 novembre 2009 a 09:40
Marco Caruso
@ mork: per favore…o fai un sunto o semplicemente metti un link all’artircolo, altrimenti complichi la vita degli altri commentatori…
28 novembre 2009 a 12:12
sparviero
MORK
in italia siamo specialisti per trasformare un affare in un caso nazionale.
la cosa che piu mi stupisce é la formichina DI PIETRO (i conti del partito le costudisce la dolce meta) ma veniamo al berlusconi ,sono daccordo che la sua persona non odora d’incenso ma puzza di zolfo ,su tutto cio c’é molta invidia anche da parte di di pitro l’uomo che si erge a moralizzatore della politica italiana si accorge che tra le maglie della sua rete gli é sfuggito il pesce piu grosso.
e questo smacco lo fa per cosi dire incazzare perche il sommo inquisitore si convince che nella sua foga persecutiuva e moralizzatrice é passato accanto all’uomo che oggi si permette di fare il bel e cattivo tempo,
mettendo la sua persona al bando di quella funzione purificatrce che si era prefisso.
tutto questo perche nel bene o nel male di questa italietta esiste ancora la
DECISIONE DEL POPOLO SOVRANO .
puoi anche considerarlo una deformazione ma la democrazia lo consente ,
e preferisco vivere in uno stato democratico di libera scelta(elettorale)
che sotto la paranoia di giudici GIUSTIZIALISTI
28 novembre 2009 a 12:24
Marco Caruso
@ mork: tornando all’articolo di D’avanzo e Bolzoni….
mi par di capire che forse forse manco a Repubblica credono troppo a Spatuzza…
nel senso, mi sa che più che Berlusconi come mandante delle stragi, vedono il Cav come il riciclatore dei denari sporchi dei fratelli Graviano.
i quali fratelli Graviano però non parlano. Anzi: parlano, ma quando lo hanno fatto hanno sempre smentito le chiacchiere di Spatuzza.
perciò la domanda viene semplice semplice: perchè i magistrati credono a Spatuzza e ai suoi toni enfatici, mentre non danno troppo credito alle pacate smentite dei fratelli Graviano???
28 novembre 2009 a 12:25
Marco Caruso
@ sparviero: questa storia ce la porteremo dietro per un altro paio d’anni.
purtroppo le indagini sono lunghe, ma grazie a Dio hanno un limite.
solo che il tutto si svolgerà in costanza di legislatura…e questo creerà qualche problema.
staremo a vedere…
28 novembre 2009 a 14:06
Mork
Concordo,
la prossima volta solo link.
28 Novembre 2009 a 12:24
Marco Caruso
Caruso, non insinuare dubbi sull’operato dei magistrati, ricordati che sono una garanzia per la nostra democrazia e la RELATIVA certezza che non arrivino a governare dei delinquenti.
Domandi: “Perché i magistrati credono a Spatuzza e ai suoi toni enfatici, mentre non danno troppo credito alle pacate smentite dei fratelli Graviano”? Io sono ultra certo che esistono motivi tecnici più che validi, tra verifiche ed incroci di dati e dichiarazioni. inoltre io questi toni pacati dei Graviano li considero “acqua fresca” se non sono supportati da, ancora una volta, incroci di dichiarazioni e verifiche…quindi ti prego di non insinuare se non sei certo di cio che scrivi, è disonesto!
Poi che Repubblica non creda a Spatuzza lo ritengo SBAGLIATO, una delle tue solite licenze delinquenziali che ti arroghi
. Semplicemente Repubblica tratta le dichiarazioni per quello che sono: dichiarazioni di un pentito, quindi se non si conoscono tutto l’impianto e le verifiche in mano ai magistrati, non si può e NON si deve DEVE prenderlo per oro colato. Certo vanno prese sul serio, molto sul serio, ma come passaggio di un iter processuale, ed anche per la valenza politica che hanno. Tutto qui.
28 novembre 2009 a 14:37
Marco Caruso
@ mork: no no…D’avanzo ritiene quasi improbabile che si possa arrivare ad incriminare Berlusconi per le stragi e che il Cav dovrebbe preoccuparsi di più di ciò che potrebbero dire i fratelli Graviano.
rileggitelo il lunghissimo articolo che hai postato…non è una mia “licenza delinquenziale”…
così come non sono insinuazioni le mie sull’operato dei magistrati: ho posto una domanda sulla base di minime osservazioni.
Spatuzza parla e racconta ciò che gli avrebbero detto i fratelli Graviano.
Peccato che i fratelli Graviano dicano che non è vero niente.
E come al solito…è chi accusa o afferma qualcosa a doverla dimostrare: non il contrario!
Per cui, a quanto si legge, sappiamo solo che i magistrati non stiano dando troppo credito ai Graviano perchè nei loro controinterrogatori tratterebbero troppo “bene” Spatuzza.
Basta scorrere gli articoli relativi a questa vicenda per farsene un’idea…e non credo questo possa essere definito un atteggiamento “delinquenziale”, Mork…
poi ognuno trarrà le proprie conclusioni.
a me sembra un’operazione studiata a tavolino…ma si vedrà.
il problema è che comunque andrà a finire su tutti questi fatti resterà un alone di mistero…e questo perchè senza prove non si può dimostrar niente, ma intanto le chiacchiere infangano…
28 novembre 2009 a 16:38
Mork
Si Caruso,
ma non puoi bellamente soprassedere sulla cosa più importante: i riscontri!
Magari a seguito delle dichiarazioni di Spatuzza ci sono fior di riscontri mentre su quelle dei Graviano nemmeno una…
Tu NON puoi saperlo quindi non puoi neanche tenere le posizioni che difendi.
29 novembre 2009 a 13:27
lm
Nick,
non sono d’accordo.
questo ennesimo discorso di Di Pietro non è un’altra gratuita botta all’immagine del mio paese sul piano international?
Berlusca = Saddam e la comunità internazionale intervenga.
andiamo, oggi è domenica, è il giorno del Signore!
29 novembre 2009 a 13:38
donfrengo
@caruso”e questo perchè senza prove non si può dimostrar niente, ma intanto le chiacchiere infangano…”
Tu immagina che addirittura c’è ggente che dice che i conti in FININVEST sono poco chiari….o che Dell’Utri PER QUESTO è stato condannato…
cosa ci tocca sopportare.cioè