Di Pietro chiama.
Alfano risponde.
Il guardasigilli, ieri, si è presentato alle Camere per dare conto ad un’interrogazione parlamentare promossa dal leader dell’Italia dei Valori sugli effetti del cd “processo breve, quantificati dal ministro nel coinvolgimento dell’1% dei procedimenti pendenti.
Evidentemente la risposta non deve aver soddisfatto l’ex magistrato, che ha subito avuto da ridire su quei numeri, invitando il capo del dicastero della Giustizia a non comportarsi da “avvocato del premier”.
A ruota, il commento dell’Associazione Nazionale Magistrati i cui rappresentanti si sono affrettati a delegittimare i dati offerti da Alfano, in quanto fosse impossibile e prematuro fornire certezze in merito.

Eppure, era stata proprio l’ANM a parlare di catastrofe giudiziaria. E a quantificare il tutto in una somma ben precisa di processi che sarebbero andati al macero: CENTOMILA, dissero [fonte]. (Che poi…sempre 100mila sono i procedimenti che muoiono a causa delle leggi del governo? anche sulla stoppa processi spararono subito quel numerone…mah!).
Salvo poi ritrattare, giusto ieri, sostenendo che fosse “difficile quantificare gli effetti del provvedimento[fonte]. Per fare di nuovo retromarcia e assicurare che almeno TRENTAMILA processi sarebbero defunti con l’entrata in vigore del ddl Ghedini [fonte]. E chiosare che in ogni caso le previsioni del ministro fossero troppo rosee [fonte].

Insomma, prima dovevano spirare 100mila processi. Poi 30mila. Poi in realtà non si può sapere. Infine, qualunque cosa dica il ministro è troppo rosea.
Della serie: noi non sappiamo che impatto potrà avere la norma sul “processo breve”, ma intanto la contestiamo nel modo più demagogico possibile, usando cioè quel pizzico di catastrofismo che ingenera l’allarme sociale che poi verrà ben cavalcato dall’opposizione nelle piazze, reali e virtuali.

Eppure, lo stesso Alfano, dopo aver forse improvvidamente parlato di 1% di cause pendenti destinate alla prescrizione, aveva fatto notare come ancora fossero in corso gli accertamenti da parte dei tecnici del suo dicastero. Quindi, effettivamente, niente di definitivo, ma solo un orientamento. Secondo cui la catastrofe annunciata non ci sarebbe.

Solo su una cosa hanno (probabilmente) ragione i magistrati: fossero anche 10 i processi a risolversi prima del tempo, prima di una condanna, avremo 10 vittime cui non è stata resa giustizia (ho detto “probabilmente” perchè non è detto che poi gli imputati risultino realmente i colpevoli dei delitti loro ascritti…ma questo è un dettaglio che non cambia la sostanza del commento).

Ma l’atteggiamento del sindacato delle Toghe è sempre più insopportabilmente simile a quello di un’opposizione politica e questo non credo faccia bene nè alla magistratura nè al Paese!