Proprio ieri il governo Berlusconi ha chiesto e ottenuto la fiducia (la 26esima, se non sbaglio, dall’inizio della legislatura – un’enormità, visti i numeri parlamentari su cui la maggioranza potrebbe contare, ma questa è un’altra questione) per approvare il ddl Ronchi (cd salva-infrazioni), tra i cui articoli ve n’è uno che in particolare ha scatenato le proteste delle opposizioni e di parte dell’opinione pubblica: quello sull’impropriamente definita (forse demagogicamente!!) “privatizzazione dell’acqua“.
Ma davvero stiamo assistendo ad una incondizionata cessione ai privati di un bene prezioso e vitale come l’acqua?
Macchè…
Le cose stanno un po’ diversamente da come taluni le raccontano.
In primis, l’acqua (o come la definiscono oggi, “l’Oro Blu”) è un bene demaniale e quindi indisponibile: lo Stato, perciò, non può “venderlo” ai privati e i privati, ovviamente, non possono acquistarlo.
Quel che il governo ha disposto col decreto Ronchi sulla “liberalizzazione dei servizi pubblici” è solo la possibilità di cedere ai privati la gestione dei servizi (acquedotti, fognature, pulizia e trattamento dei reflui) legati a questa risorsa.
Cosa, peraltro che già accade tuttora!
Solo che la partecipazione dei privati fino ad oggi avveniva e avviene secondo regole molto poco chiare, anzi, diciamo pure a totale discrezionalità dei singoli enti pubblici locali, che potevano e possono scegliersi partner industriali o costituire imprese pubbliche a libero piacimento, senza dover rendere conto ad alcuno.
Il governo, quindi, ha deciso di liberalizzare questo che di fatto è già un mercato aperto ai privati, sebbene in quote minoritarie.
L’intento è quello tipico di ogni intervento liberale: aprire alla concorrenza per ottenerne benefici in termini di spesa e trasparenza.
Detto in altre parole: mentre oggi i comuni, le regioni o le province scelgono autonomamente come gestire i servizi idrici, col decreto Ronchi si prospetta invece l’obbligo di battere dei bandi pubblici, in cui a vincere dovrebbe (dico dovrebbe, visto il noto malcostume italiano) essere il gestore che offre migliori servizi magari a prezzi inferiori degli altri!
E qui si gioca tutta la partita: migliorare un servizio che ad oggi fa “acqua da tutte le parti“.
Le stime parlano di una perdita di “Oro Blu” nell’ordine di un terzo di ciò che viene estratto o raccolto alla fonte.
I privati, usando criteri di spesa ed efficienza molto diversi da quelli di qualunque ente pubblico (che tanto può permettersi di coprire i costi attraverso gli aiuti e i ripianamenti di Stato) potrebbero dunque contribuire a limitare gli sprechi investendo in strutture più moderne e servizi più efficaci.
Allo stesso modo, gli enti locali si sgraverebbero di notevoli costi di gestione.
In buona sostanza: è vero che domani potremmo pagare di più per bere i nostri soliti ettolitri d’acqua ogni anno, ma dovremmo, di contro, pagare meno tasse, visto che lo Stato dovrebbe risparmiare parecchi quattrini…
Chiarito questo, va detto anche che sempre all’articolo 15 del decreto Ronchi, si dice esplicitamente che alle gare per la gestione dei servizi idrici potranno partecipare anche aziende pubbliche (sul modello, ad esempio, di quella che già oggi opera nella Puglia di Vendola) e, addirittura, si consente di mantenere l’affidamento dei servizi “in-house”, esattamente come oggi, ma a ben precise condizioni.
Insomma: rispetto al passato grandi cambiamenti non vi saranno.
Nelle intenzioni del decreto c’è però il tentativo di innescare un meccanismo di trasparenza e apertura al mercato attraverso bandi di gara pubblici che potrebbero contribuire a migliorare un servizio che ad oggi, ribadiamolo, è un colabrodo. Con buona pace dei catastrofisti che non riescono a guardare al presente e men che mai al passato.
Detto questo, avrete notato che ho usato costantemente la forma condizionale.
E certo: siamo pur sempre in Italia e le variabili di fallimento anche delle buone idee sono infinite…
Ma l’auspicio è che finalmente qualcosa si muova!
Tutto comunque resta migliorabile, ma per farlo, al solito, è necessario eliminare i dubbi portati demagogicamente da chi non è d’accordo!
Ora si può anche ragionare sul resto…




















































58 comments
Comments feed for this article
19 novembre 2009 a 12:09
poinciana
A parte la solita demagogia della sinistra forse esistono altre ragioni per questo polverone, questo l’ho tratto dal sito di Hera:
Il Gruppo HERA ha fra i suoi scopi statutari la gestione del Servizio idrico integrato (SII) costituito, ai sensi della legge 36/94 “Galli”, dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue. Attualmente la gestione del SII, o di sue parti, viene svolta da HERA, direttamente o tramite Società partecipate, in 171 Comuni dell’Emilia Romagna, della Toscana e delle Marche.
Hai visto mai che c’è la paura di perdere il monopolio della ‘loro’ società?
19 novembre 2009 a 12:14
Marco Caruso
@ poinciana: non ci sono dubbi che il sistema di clientele che si è affermato negli anni potrebbe subire uno scossone…
speriamo…
19 novembre 2009 a 12:24
Dado
Allora, dare in gestione la rete è in pratica come dare in gestione la risorsa no? Chiedete agli abitanti di Aprilia o Latina cosa ne pensano. In quei comuni sono da tempo entrate le multinazionali dell’acqua francesi. Il motivo, migliorare la rete idrica e garantire a tutti l’accesso all’acqua. Cosa è accaduto? Le bollette sono più che raddoppiate e la rete è peggiorata. Queste sono le cose all’italiana. La storia proprio non insegna giusto? Pensate a telecom, con una rete da terzo mondo, pensate ad autostrade, con pedaggi che lievitano e buche che restano.
Nella mia zona le municipalizzate si sono riunite in un consorzio per risparmiare. La bolletta è aumentata di pochissimo, ma hanno rifatto tutte le tubature e collegato tutti i pozzi dei comuni coinvolti. Il tutto senza soldi privati. Questi sono gli esempi da seguire, non la privatizzazione.
Sapete che in Francia, dove l’acqua è privata da quasi 20anni, i comuni di Lione e Marsiglia (se non ricordo male i nomi delle città) hanno in programma di rimunicipalizzare l’acqua. Il perchè? Semplice, le aziende private, le stesse che investiranno in italia perchè quasi monopoliste in europa, hanno tratto solo profitti, aumentato le tariffe senza però ammodernare la rete. Vogliamo ripetere gli sbagli che hanno fatto altri? Saremmo proprio dei cogl….
Meditate gente, meditate.
19 novembre 2009 a 12:31
Aldo
Scusa Marco, hai scritto ” l’obbligo di battere dei bandi pubblici”, ho cercato nel dl Ronchi ma per mia incapacita’ o per fretta non sono riuscito a trovare quest’obbligo, potresti gentilmente indicarmi l’articolo e il comma? Grazie e scusa il disturbo.
19 novembre 2009 a 12:38
Marco Caruso
@ dado: solo un paio di domande…
nel tuo commento fai esplicito riferimento a situazioni attualmente vigenti in cui privati gestiscono i servizi idrici di alcuni comuni; questo significa che già oggi, senza il ddl Ronchi, l’acqua è privatizzata?
Ma allora il ddl Ronchi perchè è considerato così abominevole se in realtà non modifica niente di ciò che già ora non possa essere fatto, ovvero fare entrare i privati nella gestione degli acquedotti (per esempio)?
e soprattutto: perchè il ddl Ronchi crea tutte queste polemiche quando in realtà pone una regolamentazione più trasparente ad una pratica che oggi avviene in perfetto silenzio?
ancora: col decreto si dà la possibilità anche ad aziende pubbliche di partecipare alle gare per la gestione dei servizi idrici. Quindi, il pubblico potrà continuare ad essere il gestore principale di detti servizi…esattamente come oggi.
che poi: scusa, ma sinceramente, le aziende pubbliche non operano esattamente come i privati? l’unica differenza la sai qual è? che spendono più di quel che possono, perchè tanto i soldi loro non ce li rimettono…glieli metti tu e stop.
insomma: capisco i tanti timori, ma non è che il non far niente avrebbe solo favorito il perdurare di una situazione in cui a guadagnarci erano solo politici e amici dei politici?
infine: devono proprio essere fatti solo gli esempi di Aprilia e Latina?
a fronte di gestioni sconsiderate, ci saranno pure gestioni intelligenti della risorsa, non trovi?
ecco: dobbiamo augurarci che prevalgano sempre le seconde rispetto alle prime!
PS: la tua domanda iniziale è la classica tautologia. Hai ripetuto il concetto due volte.
ad ogni modo, dare in gestione una risorsa è comunque diverso dal privarsene nella proprietà.
tant’è che proprietà e possesso sono due concetti ben distinti…
19 novembre 2009 a 12:41
Marco Caruso
@ aldo: articolo 15 del decreto, in diversi commi, tutte le volte che leggi…
un saluto
19 novembre 2009 a 12:43
Aldo
Grazie, gentilissimo.
19 novembre 2009 a 12:44
Marco Caruso
prego, Aldo…
comunque, prova ad informarti anche da altre fonti…può darsi io abbia preso fischi per fiaschi…
se così fosse, però, mi raccomando…torna qui e avvisami, altrimenti non potrò mai correggermi!
saluti
Marco
19 novembre 2009 a 12:45
Dado
…Dimenticavo.
L’esempio di Arezzo. L’acqua è in mano ad una multinazionale francese. Cosa è successo? La bolletta costa 4 volte e ripeto 4 volte più cara di quelle più economiche italiane. Poi, aumentando il costo della bolletta, quanto ci metteranno i gestori dei bar ad alzare i prezzi del caffè? E magari se entrate in un bar a chiedere un bicchiere d’acqua del rubinetto, ve lo faranno pagare?
L’acqua non solo si beve, si usa anche per pulire. E i negozi di alimentari, gelaterie e altri che fanno gran uso di acqua per le pulizie? Aumenteranno i prezzi!!!
E i bagno pubblici, quei pochi che ci sono, o nelle stazioni di servizio? Beh, li faranno pagare. E magari le aziende di pulizia delle strade aumenteranno i prezzi, il che finirà nella tassa dei rifiuti. E le mense scolastiche? Aumento che finirà sui buoni dei nostri figli!!
Se avete tutti questi soldi da regalare, contenti voi…
19 novembre 2009 a 13:07
Dado
@ Marco Caruso
“nel tuo commento fai esplicito riferimento a situazioni attualmente vigenti in cui privati gestiscono i servizi idrici di alcuni comuni; questo significa che già oggi, senza il ddl Ronchi, l’acqua è privatizzata?”
II testo prevede in particolare che la quota di capitale in mano pubblica nelle società di gestione dei servizi scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati, rendendo di fatto obbligatorie le gare per l’affidamento dei servizi da parte degli enti locali. Quindi a differenza di ora, in cui sono i comuni a decidere se mantenere la gestione pubblica o darla ai privati, saranno obbligati. E’ totalmente differente da ora no? Non c’è scelta…
Cito l’articolo 15 della legge sezione 4d
d) gli affidamenti diretti assentiti alla data del 1° ottobre 2003 a società a partecipazione pubblica già quotate in borsa a tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica, si riduca anche progressivamente, attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, aad una quota non superiore al 40 per cento entro il 30 giugno 2013 e non superiore al 30 per cento entro il 31 dicembre 2015; ove siffatte condizioni non si verifichino, gli affidamenti cessano improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell’ente affidante, rispettivamente, alla data del 30 giugno 2013 o del 31 dicembre 2015;
Cito:
“…ad ogni modo, dare in gestione una risorsa è comunque diverso dal privarsene nella proprietà.
tant’è che proprietà e possesso sono due concetti ben distinti…”
Parliamo chiaro, se io possiedo la rete che ti porta l’acqua, possiedo indirettamente l’acqua perchè se io privato blocco la rete tu come la prendi? Scavi un pozzo?
Poi, se all’impresa privata costa troppo portare l’acqua in un paese, via, abitazione, non ce la porta perchè non ha rientro economico (oppure la farebbe pagare cara all’utente). Vedi come esempio telecom, che lascia isolati tanti comuni dall’adsl perchè non è economico portarcela.
Il pubblico tutela anche i più deboli se ben gestito.
Ci vorrebbe una regolamentazione che migliori la gestione pubblica, non che favorisca quella privata.
19 novembre 2009 a 13:27
irene
scusa, ma tu lo sai cos’è accaduto in Bolivia? Hai un’idea di cosa comporti la privatizzazione dell’acqua su scala mondiale?
Quello che hai scritto va benissimo, tanto nè te nè io (parliamoci chiaro) moriremo di sete..al limite sarà un po’ più alta la bolletta (vedi caso di Arezzo, etc.).
Rifletti su cosa accadrà ai Paesi più poveri (sei di certo sufficientemente intelligente per capirlo).
con amarezza,
irene
19 novembre 2009 a 13:32
Marco Caruso
@ irene: beh…grazie a Dio l’Italia non è la Bolivia ed è ovvio che ciò che vale per i paesi “ricchi” può non valere per quelli più “poveri”, ma qui stiamo parlando di un provvedimento che non stravolge più di tanto quel che già succede oggi all’interno dei nostri confini nazionali.
non voglio allargare troppo la discussione, anche perchè non credo ne avrei le competenze.
il mio intento era solo quello di far notare che il ddl Ronchi pone solo nuovi paletti ad un fenomeno in atto già da parecchio tempo…
19 novembre 2009 a 13:42
Aldo
@ irene: l’art. 15 del dll Ronchi dice “piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche, in particolare in ordine alla qualità e prezzo del servizio, in conformità a quanto previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, garantendo il diritto alla universalità ed accessibilità del servizio.”
@ Marco: ho letto tutto l’art. 15, ed effettivamente e’ come pensavo e come anche tu hai scritto. Ma si sa, il problema e’ che la legge e’ una cosa, la sua applicazione un’altra. Ho il sospetto che molti enti locali usufruiranno un po’ troppo delle deroghe previste senza averne il diritto e senza rispettare le condizioni.
19 novembre 2009 a 13:43
Marco Caruso
@ dado:
come vedi, lo stesso articolo 15 del decreto prevede casi eccezionali, da valutare singolarmente.
il bene in questione è talmente prezioso che si è giustamente pensato di evitare disservizi sul modello Telecom…
19 novembre 2009 a 13:44
Marco Caruso
@ aldo: in effetti, dalle nostre parti abbiamo sempre diversi problemi nella corretta applicazione delle leggi.
per questo ho usato per tutto l’articolo il condizionale…eheh!
19 novembre 2009 a 13:44
Dado
@ Marco Caruso
“il mio intento era solo quello di far notare che il ddl Ronchi pone solo nuovi paletti ad un fenomeno in atto già da parecchio tempo…”
Non paletti, obblighi (art15 4d), è profondamente diverso
Che il modo di gestire debba cambiare è scontato, ma direi, prendiamo da esempio i comuni virtuosi, no?
19 novembre 2009 a 13:45
irene
ok, apprezzo la tua ragionevolezza. Però detesto con tutta me stessa l’egoismo imperialista, di cui la p. dell’acqua è emblema assoluto. Chissà dove andremo a finire. povero mondo.
ciao ciao
19 novembre 2009 a 13:46
the vigilant
i benefici delle privatizzazioni non esistono e lo dimostra la storia del nostro paese.
19 novembre 2009 a 13:48
Marco Caruso
@ dado: dimenticavo…
il comma da te citato del decreto Ronchi (il 4d, per intenderci) fa riferimento a situazioni già in vigore…ovvero disciplina quei casi in cui la gestione dei servizi idrici siano già oggi dati in mani private o di aziende pubbliche…
quindi, per quelle situazioni queste son le nuove regole.
per le altre si lavora caso per caso e in via ordinaria si rispettano i paletti voluti dall’Europa…
19 novembre 2009 a 13:53
Marco Caruso
@ irene: mi rendo conto che l’argomento si presta a superare i confini nazionali e ti prego di non volermente, ma in questo caso mi preme più capire quel che può succedere “nel giardino di casa mia”…
un salutone…
19 novembre 2009 a 13:54
Marco Caruso
@ the vigilant: forse tutto questo è successo perchè non erano vere e proprie privatizzazioni….
finchè ci sarà Pantalone a parare le chiappe degli amministratori, la faccenda non migliorerà…
19 novembre 2009 a 16:06
salvatore
per il momento in italia le privatizazzioni non portano ad un miglioramento, ma aumento la spesa pubblica, le bollette e le tasche degli imprenditori amici dei politici.
Questo lo dice la storia recente di Telecom,Enel,Alitalia,Trenitalia ed etc….
19 novembre 2009 a 16:20
nessuno
qualcuno mi dica,dove sono entrati i privati e diminuito il costo del servizio?
e non e vero che lo vuole l’europa.
quello che stanno facendo e il proseguo della sinistra,destra e sinistra sono uguali,perche non sono vere.
Vi ricordate del TFR dei lavoratori?
Perche dobbiamo dare soldi ai privati di un bene che e di tutti,non e vero che il privato manterà la parola data,loro hanno sempre sostenuto di non essere delle opere pie.
Dove sono entrati tutto e aumentato,le leggi sono fatte per i deboli,visto che loro non vengonotoccati.
In sicilia l’acqua costa,ed i pozzi sono privati,questa e la loro democrazia,questa e MAFIA.
A quando il pagamento dell’ARIA?
19 novembre 2009 a 16:24
Paolo Marani
Guardatevi questo.
http://mizcesena.blogspot.com/2009/11/vuoi-bere-paga.html
Lo fanno perchè i liberisti di destra credono ciecamente nelle proprietà taumaturgiche della mano magica del libero mercato. Ragionano in termini aziendali e di efficienza. Dimenticando che l’accesso alle risorse idriche è un diritto fondamentale e inalienabile dell’uomo, e che rendere la gestione più efficiente non significa che sia più ecqua o più giusta.
La gestione deve essere pubblica, perchè è l’unica maniera per assicurarci un diritto, con il voto e non con le bollette.
19 novembre 2009 a 16:25
pippo io
è un vero peccato che la teoria della liberalizzazione della distribuzione di beni di larghissimo consumo che porta maggiori vantaggi alla collettività sia stata ampiamente smentita dai fatti negli ultimi 15 anni, come può facilmente testimoniare chiunque paghi una qualche bolletta privata di luce, gas, anche acqua e telefono.
E’una bella teoria quella della liberalizzazione, che poteva avere un suo significato in Italia negli anni 80, buona da contrapporre al comunsimo e alla “collettivizzazione”. Ma oggi siamo nel 2010, e i comunisti di allora sono quelli che sono ora al governo, ai quali interessa chiaramente per loro profitto minor conocrrenza possbile.
Adesso cosa succede? si fanno dei bandi, benissimo, ma credi che sia sufficiente questo per garantire trasparenza? sai che i ai bandi vengono ammesse solo aziende con certi requisiti, certi capitali sociali, certe certificazioni, certi sistemi integrati di qualità che GUARDACASO possiedono solo certi enti già operanti? Anche per la costruzione degli inceneritori e la gestione dei rifiuti ci sono bandi su bandi, tuttavia il problema non è risolto, anzi peggiorato, guardacaso questi bandi li vincono sempre Impregilo o qualche controllata, guardacaso Impregilo è l’unica o una delle poche a soddisfare i requisiti richiesti dal bando di gara per potervi partecipare; questo per farti un esempio.
La privatizzazione in italia adesso non funziona in termini di benefici al cittadino, anzi lo danneggia. La favoletta della maggior concorrenza che dà miglior servizio è una colossale puttanata data in pasto ai belruscones di governo e non. E da loro ripetuta a pappagallo. Il neoliberismo di questi 4 scemi che ci governano, supportati da disinformati megafoni, è chiaramente ed evidentemente un veterocomunismo plutocratico funzionale alla oligarchia che dev’essere eliminata (con il voto) se vuoi che il tuo liberismo possa essere messo in atto.
19 novembre 2009 a 16:28
Paolo Marani
Persino Beppe Grillo… BEPPE GRILLO, riesce a capire correttamente i termini della questione
http://www.beppegrillo.it/2009/11/_httpwwwleparis.html
Il problema non sta solo nelle bollette, sta nel fatto che la rete serevità per remunerare gli azionisti, non per garantire parità ed equità sociale all’accesso della risorsa.
L’unico flebile vantaggio, è che Hera per lo meno sceglierà da che parte stare, visto che già oggi si comporta in modo monopolista privato pur se controllata dal PD.
19 novembre 2009 a 16:39
pippo io
beppe grillo sì e pensatore no…ci sarebbe da riflettere:-D ma pazienza!
19 novembre 2009 a 16:42
Marco Caruso
@ pippo/paolo: dubito fortissimamente dell’intelligenza di Beppe Grillo!
19 novembre 2009 a 16:44
Aldo
Marco, ti consiglio di mettere nel post il link alla puntata di oggi di Oscar Giannoni, una puntata interessante sui servizi idrici, se non l’hai sentito te ne consiglio l’ascolto.
Il link non so se posso metterlo, spero di si, eccolo: http://www.radio24.it/radio24_audio/091119-noveinpunto.mp3
Ciao.
19 novembre 2009 a 16:45
Aldo
Giannino non Giannoni
19 novembre 2009 a 16:49
Marco Caruso
@ Aldo: molto gentile…lo ascolto subito!
19 novembre 2009 a 17:28
Marco Caruso
@ pippo/paolo: chissà come farà Parigi a far tornare “pubblica” l’acqua…
creando una società municipalizzata che sostituirà le multinazionali ad oggi operanti (addirittura ne assumerà i dipendenti – sanno contenti i parigini che ora si sorbiranno gli stipendi di quei 300 e passa lavoratori).
in pratica, farà quello che comunque potrà fare qualunque municipalizzata in Italia col decreto Ronchi, partecipando ad una gara pubblica di appalto…
PS: altra cosa che non dice Grillo è che Parigi è guidata da comunisti, verdi e socialisti…e sinceramente, non me ne frega niente che quella città si chiama Parigi…
19 novembre 2009 a 17:29
Marco Caruso
@ pippo/paolo: dimenticavo.
come fa un comune a risparmiare accollandosi in realtà nuove spese (dagli stipendi dei lavoratori alla manutenzione delle infrastrutture)??????
19 novembre 2009 a 17:31
Anonimo
@ Marco Caruso
“a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica”
ah ah ah. E da quando in italia è mai funzionato questo sistema? Anche negli appalti pubblici dovrebbe vigere questa regola, ma alla prova dei fatti, si infiltra chiunque abbia soldi, anche le mafie.
Guarda, voglio insistere sul punto dei costi. Perchè il solo obbiettivo di un privato è fare profitti, di certo non di fare il benefattore.
Aumentando il costo dell’acqua aumenteranno tutti i prezzi, perchè l’acqua è necessaria per ogni cosa. Dal cibo, anch’esso essenziale, ai vestiti, dalla carta, alle auto. Ogni cosa, migliaia di litri, per un semplice oggetto. E voi siete disposti a pagare aumenti su ogni prodotto di consumo per privatizzare l’acqua?
Cito: “infine: devono proprio essere fatti solo gli esempi di Aprilia e Latina?
a fronte di gestioni sconsiderate, ci saranno pure gestioni intelligenti della risorsa, non trovi?
ecco: dobbiamo augurarci che prevalgano sempre le seconde rispetto alle prime!”
Una domanda, mi sapresti allora elencare un qualche esempio in cui in italia la privatizzazione dell’acqua ha dato benefici nelle infrastrutture e riduzione dei costi?
Se anche come ti ho già detto in Francia stanno ri-municipalizzando il servizio. Vedi anche comune di Parigi, con un risparmio di 30 milioni di euro/anno (Fonte: http://www.leparisien.fr/paris-75/eau-paris-veut-maitriser-la-facture-24-11-2008-319850.php)
19 novembre 2009 a 17:32
Dado
@ Marco Caruso
“a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica”
ah ah ah. E da quando in italia è mai funzionato questo sistema? Anche negli appalti pubblici dovrebbe vigere questa regola, ma alla prova dei fatti, si infiltra chiunque abbia soldi, anche le mafie.
Guarda, voglio insistere sul punto dei costi. Perchè il solo obbiettivo di un privato è fare profitti, di certo non di fare il benefattore.
Aumentando il costo dell’acqua aumenteranno tutti i prezzi, perchè l’acqua è necessaria per ogni cosa. Dal cibo, anch’esso essenziale, ai vestiti, dalla carta, alle auto. Ogni cosa, migliaia di litri, per un semplice oggetto. E voi siete disposti a pagare aumenti su ogni prodotto di consumo per privatizzare l’acqua?
Cito: “infine: devono proprio essere fatti solo gli esempi di Aprilia e Latina?
a fronte di gestioni sconsiderate, ci saranno pure gestioni intelligenti della risorsa, non trovi?
ecco: dobbiamo augurarci che prevalgano sempre le seconde rispetto alle prime!”
Una domanda, mi sapresti allora elencare un qualche esempio in cui in italia la privatizzazione dell’acqua ha dato benefici nelle infrastrutture e riduzione dei costi?
Se anche come ti ho già detto in Francia stanno ri-municipalizzando il servizio. Vedi anche comune di Parigi, con un risparmio di 30 milioni di euro/anno (Fonte: http://www.leparisien.fr/paris-75/eau-paris-veut-maitriser-la-facture-24-11-2008-319850.php)
19 novembre 2009 a 17:41
Marco Caruso
@ dado: una domanda te la faccio io, ed è la stessa che ho posto a Pippo e Paolo Marani.
mi spieghi (e questo di sicuro non lo troverai sul blog di Grillo) come fa un comune a risparmiare dei soldi riprendendosi il controllo di un’infrastruttura che dovrà gestire e mantenere quando fino al giorno prima a quel controllo e a quella gestione ci pensava qualcun’altro?
e comunque: quello che sta succedendo a Parigi (come altrove, per carità) potrà succedere anche qui in Italia.
Anche qui in Italia potranno partecipare alle gare d’appalto aziende pubbliche municipalizzate (come infatti già ci sono…!) e non è quindi detto che necessariamente i privati saranno gli unici operatori nel mercato dei servizi idrici!
infine: è vero che il privato punta al profitto, ma sarebbe da idioti pensare che lo stato (nella veste del comune o della regione) pensi invece al debito.
a differenza del privato, però, lo stato ti fa uscire dalla finestra quel che tu pensavi d’aver trattenuto dietro la porta: esistono le tasse, infatti.
il privato però rompe il monopolio e può garantire una qualche forma di concorrenza, per cui i prezzi possono comunque restare bassi.
non solo: può investire. Cosa che invece lo stato non sempre può fare.
chi li mette 20 miliardi di euro per rilanciare tutto il sistema di acquedotti in italia?
siamo sicuri che ce li metterà Pantalone?
e chi è Pantalone? sei tu, sono io, siamo noi…
per gli esempi che mi chiedi, purtroppo non mi sono mai interessato alla questione, ma evidentemente, se tu mi citi due o tre città in cui la privatizzazione non ha funzionato, significa che nelle altre bene o male le cose o non son cambiate oppure sono addirittura migliorate.
sappiamo benissimo entrambi che a far scalpore sono solo le cattive notizie…
19 novembre 2009 a 17:43
Dado
@ Marco Caruso
“in pratica, farà quello che comunque potrà fare qualunque municipalizzata in Italia col decreto Ronchi, partecipando ad una gara pubblica di appalto…”
Ma se l’apporto pubblico non potrà superare il 30%!!!!
Se la municipalizzata è privata chissene!!!
19 novembre 2009 a 17:50
Marco Caruso
@ dado: se non sbaglio, quel limite è imposto alle società a partecipazione pubblica e privata. Ovvero, solo a quei casi in cui all’azienda pubblica si affianca un socio privato.
questo almeno è quello che ne ho dedotto io leggendo l’articolo 15 del decreto.
di quella quota del 40% (e per le società quotate in borsa fino al 30% ma in modo graduale da qui al 2013) la legge parla facendo riferimento alle società “miste” (comma 2 lettera b – infatti, alla lettera a non pone limiti di controllo, perchè si riferisce a società in qualunque forma costituite)…
19 novembre 2009 a 18:43
Dado
Certo, le società miste che si formeranno, in quelle c’è il massimo del 30%. ma c’è la possibilità che diventino tutte private, a quello non c’è un limite. Quindi se chi prende le decisioni è chi ha la maggioranza, allora il privato, che ha la maggioranza, prenderà le sue decisioni, in base hai suoi profitti no?
Perchè il pubblico non potrà superare quella percentuale, quindi non varrà nulla!!!! Così è, punto. Senza lazzi e fronzoli.
Perchè ripeto, non si prendono come esempio le municipalizzate pubbliche che funzionano? Tipo i consorzi? Nel mio paese, in briamza, come ho già scritto, una decina di comuni si sono riuniti per gestire l’acqua, hanno fatto un sacco di lavori, (in fianco a casa mia è passata una tubatura di chilometri che ha collegato i vari comuni) e i prezzi sono rimasti pressochè identici. In questo modo con una gestione corretta possono ripagarsi i lavori e i dipendenti, che in realtà non hanno perchè i lavori sono appaltati a privati.
Oppure l’esempio del consorzio per la raccolta rifiuti tra gli stessi comuni, che ha raggiunto, per un totale di circa 60-70 mila abitanti il 70% di differenziata, con una raccolta porta a porta di tutto ciò che si può, ed isole ecologiche gestite da volontari in ogni comune.
Questi sono gli esempi positivi
19 novembre 2009 a 18:52
pippo io
“come fa un comune a risparmiare accollandosi in realtà nuove spese (dagli stipendi dei lavoratori alla manutenzione delle infrastrutture)??????”
“I privati, usando criteri di spesa ed efficienza molto diversi da quelli di qualunque ente pubblico (che tanto può permettersi di coprire i costi attraverso gli aiuti e i ripianamenti di Stato) potrebbero dunque contribuire a limitare gli sprechi investendo in strutture più moderne e servizi più efficaci”.
Cioè il comune è mio nemico? devo pagare meno al comune e più al privato per poter urlare gioioso “PAGO MENO TASSE” e poi pago un servizio a un privato che non mi si configura come tassa ma alla fine il mio portafoglio piange di più?
Pensa a una società totalmente privata, che fa allacciamenti idrici in zone industriali, in cantieri, che sostituisce tubature… non riesco a vederci nulla di positivo per le mie tasche in un panorama così!
19 novembre 2009 a 19:14
Marco Caruso
@ pippo: il comune è sempre mio nemico. Lo stato in generale è mio nemico.
19 novembre 2009 a 19:19
Marco Caruso
@ dado: anche gli enti pubblici agiscono in una logica di profitto. Altrimenti come potrebbero andare avanti?
il difetto delle aziende pubbliche è che se poi vanno in rosso ti aumentano le tasse.
e siccome le aziende pubbliche spesso debbono mantenere collegamenti clientelari, allora non si preoccupano di restare a galla, ma sforano costantemente.
e noi paghiamo!
come vedi, anche lo stato dovrebbe puntare a fare utili, ma non lo fa.
ed è per questo che abbiamo un sistema che fa ribrezzo.
infine, la domanda di cui sopra: ce li ha lo stato 20 miliardi di euro per rimettere le cose a posto?
non credo proprio…
perciò, lo stato non investirà e in compenso le tasse aumenteranno comunque, perchè la gestione di molti acquedotti è da brivido…ma tanto…c’è Pantalone che paga!
19 novembre 2009 a 21:22
Jean Lafitte
“Il governo, quindi, ha deciso di liberalizzare questo che di fatto è già un mercato aperto ai privati, sebbene in quote minoritarie.
L’intento è quello tipico di ogni intervento liberale: aprire alla concorrenza per ottenerne benefici in termini di spesa e trasparenza.”
che bella la storiella del libero mercato che taglia la spesa e rende tutto trasparente. solo uno come caruso può crederci ancora…
“Detto in altre parole: mentre oggi i comuni, le regioni o le province scelgono autonomamente come gestire i servizi idrici, col decreto Ronchi si prospetta invece l’obbligo di battere dei bandi pubblici, in cui a vincere dovrebbe (dico dovrebbe, visto il noto malcostume italiano) essere il gestore che offre migliori servizi magari a prezzi inferiori degli altri!”
detto in altre parole si regala il business dell’acqua a mafia e camorra.
l’ennesimo regalo a mafia, camorra etc… da parte di questo governo.
ma tu guarda…
20 novembre 2009 a 07:45
Marco Caruso
@ lafitte: qualunque provvedimento in materia economica può essere un regalo alla mafia, ma uno spera sempre che non lo sia…
l’Italia non può rimanere al palo per paura che la mafia si insinui proprio dappertutto…
lo fa, lo farà, ma non ovunque e certamente non sempre, quindi ti prego, questa è la cosa più demagogica tu potessi dire…
20 novembre 2009 a 08:40
pippo io
@ dado: anche gli enti pubblici agiscono in una logica di profitto. Altrimenti come potrebbero andare avanti?
No, gli enti pubblici agiscono in una logica amministrativa; l’ente pubblico deve prima amministrare, non prima investire, quando lo fa va a puttane, come i comuni con il discorso dei derivati: alla fine paghi più tasse per ripianare i debiti dei comuni, contratti dagli stessi in una logica di gestione autonoma delle finanze, venduta ai cittadini dicendo loro che avrebbero pagato meno tasse.
Lo stato azienda è una cazzata estrapolata dai numerosi deliri del berlusconi e presa come dogma dai berluscones per rilanciare semplicisticamente slogan ormai sepolti dalla storia, come il libero mercato.
il liberismo berlusconiano di 15 anni fa s’è tradotto in de-regulation e basta, come dimostra l’esistenza che corre davanti ai nostri occhi quando non sono distratti: questo liberismo è un senza-regole, non funziona.
20 novembre 2009 a 08:51
pippo io
lo stato non deve fare profitti, deve amministrare utilizzando i soldi delle tasse per erogare servizi pareggiando il bilancio.
E’ un concetto un filino un po’ più articolato, partendo ovviamente dal presupposto di essere in uno stato di welfare.
20 novembre 2009 a 08:53
Marco Caruso
@ pippo: fin qui ci siamo, ma lo stato in realtà non si comporta così. Investe e lo fa per ottenerne profitti, perchè le tasse non gli bastano nemmeno per pareggiare i bilanci.
posto che questa è la situazione, vediamo come agire di conseguenza…
20 novembre 2009 a 10:17
pippo io
investe? e dove? nel ponte? non scherziamo, lo stato o ente pubblico non investe un fico secco in questa maniera, fa cassa subito per ripianare certi debiti, ma quando tutto il privatizzabile sarà privatizzato non avrà più nulla con cui fare cassa e non avrà investito nulla.
Guarda la gestione dei piani regolatori: vendere la terra del comune per edilizia privata è fare cassa subito, non investire, quella terra dopo non è più utilizzabile. vendere la gestione dei parcheggi di una città a società private è fare cassa subito, non investire. Vendere la gestione delle acque a una società privata è fare cassa subito, non investire.
20 novembre 2009 a 13:20
donfrengo
@caruso
“qualunque provvedimento in materia economica può essere un regalo alla mafia, ma uno spera sempre che non lo sia…”
la speranza la lascerei agli stronzi.
20 novembre 2009 a 13:33
Jean Lafitte
ma sentitelo caruso che si mette a parlare di demagogia!
non tutti i provvedimenti in materia economica favoriscono le mafie: solo quelli come questo che regalano loro un nuovo business
20 novembre 2009 a 13:50
Edo
Non conosco (ancora) pienamente la questione ma chiedo solo una piccola cosa:
come mai se è questo decreto è una roba così considivisibile hanno deciso di metterci la fiducia? Quando Silvio fa queste cose penso sempre che deve fare un favore a qualche suo amico, ma forse mi sbaglio!
Ciao!
20 novembre 2009 a 21:47
Orlando
Io, sinceramente, quando sento parlare di privatizzazione dell’acqua ho sempre sentito specificare il fatto che è la gestione degli acquedotti.
Però è vero come hai sottolineato con i numerosi condizionali che potrebbe essere un miglioramento. Tuttavia dimentichi un aspetto ESSENZIALE: quando un’impresa privata, una S.p.A. magari multinazionale investe in qualcosa vuole che quella cosa produca reddito. Difficilmente le tasse si abbasseranno di quanto si alzeranno le bollette.
Le tue speranze sono pie illusioni per come vengono gestite le cose in Italia. Hai presente il caso di Acqualatina?
21 novembre 2009 a 10:21
pepito
@ Marco Caruso
marco io ricordo di un decreto del governo prodi(2006) sulle privatizzazioni per la riforma dei servizi pubblici locali, il decreto Lanzillotta, firmato tra gli altri da Di Pietro e Bersani…
ci sono analogie col decreto ronchi?
21 novembre 2009 a 14:19
Marco Caruso
@ pepito: ricordi bene…e credo tu ti riferisca a questo: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00215756.pdf
tant’è che riforndazione non sembrava molto contenta: http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=get_filearticolo&IDArticolo=13858
21 novembre 2009 a 17:23
pepito
hai visto perchè l’italia va a puttane?? grazie all’incoerenza della classe politica! in italia la regola è di andare contro l’avversario politico a prescindere da quello che propone..
come fanno pd e ivd ad essere ora contrari se nel 2006 firmarono anche loro il decreto?????? questa è l’italia…
gli unici coerenti sono per una volta quelli di rifondazione…vabbè basta che si dica NO e sono sempre d’accordo….
21 novembre 2009 a 17:24
pepito
scusa IDV nn ivd
28 novembre 2009 a 13:21
mfioretti
Salve,
c’è un aspetto della battaglia per l’acqua pubblica o privata che finora (spero di sbagliarmi ovviamente) è stato finora quasi completamente ignorato: quello spiegato nell’articolo “Acqua pubblica o privata? All’australiana, grazie!” su http://stop.zona-m.net/it/node/51
12 gennaio 2010 a 16:41
Daniele
l’art 15 del decreto Ronchi non dispone “la possibilità di cedere ai privati la gestione dei servizi” come da te riportato. l’art 15 dispone che in via ordinaria il conferimento avvenga a favore di imprenditori e società private, o a favore di società a partecipazione mista pubblico e privata, ma il privato deve avere una quota non inferiore al 40%; solo in via straordinaria, e i casi non sono dettagliatamente disciplinati dall’articolo, sarà possibile mantenere la gestione in house.
La questione importante è che il privato, per logica ed esigenza, per sopravvivere deve perseguire un interesse economico. La gestine dell’acqua dovrebbe essere mirata invece al perseguimento dell’universalità del diritto e della qualità massima dellacqua.