[AVVISO ai naviganti]: post decisamente lunghetto, soprattutto nelle premesse. A chi volesse evitare di perder troppo tempo, se così si può dire, consiglio di scorrere velocemente al “dunque”, segnalato più in basso…

Evidentemente non son bastati tribunali e colleghi a fargli cambiare idea.
A lui, il taglia e cuci, piace troppo, perchè gli permette di creare dei pezzi unici esattamente come piacciono a lui, nella trama e nel disegno.
C’è sicuramente chi gradisce l’effetto ottenuto a lavoro completato, ma con altrettanta certezza si può sostenere quanto questo metodo professionale, poco si adatti al mestiere che fa e assolutamente contrasti col ruolo di smascheratore di Verità insabbiate che per primo si è attribuito e che talaltri gli hanno affidato, confidando nelle sue straordinarie capacità oratorie e le amicizie su cui poteva contare.
Uno sbugiardatore, insomma. Che però, forse preso dalla smania di risolvere gialli e intrighi al limite della paranoia, spesso ha finito con l’essere sbugiardato.
Motivo?
Talvolta i fatti non sono andati esattamente come li raccontava, ma leggendo i suoi pezzi, beh…non si può dire che come li presenta lui sono molto più accattivanti!
Della serie: Travaglio vede anche quel gli altri non vedono.
E questo anche perchè è capitato che lui vedesse cose che in realtà non c’erano proprio.

E’ un po’ come se lui avesse in mente una storia e per farla quadrare aggiustasse un pochetto i fatti di cui parla…
Uno zac di qua…un altro zac di là…e tutto torna.
Una bella torta da dare in pasto a chi si fida ciecamente di lui…senza fargli sapere che tra gli ingredienti c’è anche un pizzico di veleno!

Ma voglio provare a vedere le cose in maniera diversa: Travaglio agisce in buona fede!
Certo, però, gli indizi per pensare che non siano solo frutto di sbadataggini, le sue, cominciano ad essere un po’ troppi.

E a quelli passati se ne aggiungono via via altri.

Per esempio questo.

Da sempre interessato ai fatti di mafia, Travaglio non ci ha mai fatto mancare dettagliatissimi resoconti di episodi e vicende che coinvolgevano politici e imprenditori oltre, ovviamente, a boss di vario calibro.
Amico di magistrati antimafia (come Ingroia) e di alcuni agenti delle forze dell’ordine (come Pippo Ciuro)  è considerato egli stesso uno dei baluardi della legalità e della Verità.

Con un solo limite: voler spiegare l’indimostrato. E forse anche l’inspiegabile.
Al che, eccotelo appassionarsi a complotti e trattative degne di una fiction televisiva.
Da uno come lui ci aspetteremmo massima rigidità nei controlli delle fonti e nei riscontri dei fatti. E a volte è così, per carità.
Ma non sempre!
Non sempre, perchè altrimenti dovrebbe ammettere che qualche punto debole la sua teoria ce l’ha ed è molto meglio non esporsi, piuttosto che prestare il fianco al “nemico”.

Oggi, i suoi amici sono lì che cercano di ricostruire la famosa trattativa tra Stato e Mafia tentando di dimostrare che proprio quella portò alla morte il giudice Borsellino, e lui non vuol far mancare loro il sostegno dovuto.

Peccato: perchè Travaglio, in quanto giornalista, dovrebbe cercare di campire e raccontare in modo oggettivo la realtà, nella speranza di trovare una Verità svelata da ogni dubbio, mentre invece…come al solito si adagia sulle ipotesi di procure e procuratori…e alla fine a perderci siamo tutti!

[ il "DUNQUE" ]

Il 12 novembre scorso, Travaglio, dalle colonne del Fatto Quotidiano, rilancia la storia e le dichiarazioni di un pm antimafia, Alfonso Sabella, un tempo in prima linea contro Cosa Nostra e oggi finito quasi nel dimenticatoio.
La “straordinaria” vita di questo magistrato, sarebbe, secondo Travaglio, una delle tante prove (o uno dei tanti indizi) della presunta trattativa tra Stato e Mafia.
Nella fitta paginata del suo giornale, però, si possono riscontrare diversi punti critici, che ad un’analisi più attenta appaiono come il risultato di un magico “taglia e cuci” in perfetto armonia col famigerato e collaudato “metodo Travaglio”!

Il primo di questi si trova poco dopo l’inizio dell’articolo, quando Travaglio mette tra virgolette una dichiarazione di Brusca, resa davanti al Sabella.
Ebbene, il giornalista piemontese, pur di far coincidere il racconto con le premesse da lui addotte, non si accorge di cadere in contraddizione con le stesse, stravolgendo il senso di quelle testimonianze.

Vediamo meglio.
Dal blog di Enrix:

Ecco cosa ha scritto Travaglio:

“Ed è proprio davanti a lui [il pm Sabella ndR] che Giovanni Brusca mette a verbale le prime dichiarazioni sulla trattativa del Ros con la mafia che, disse l’esecutore materiale della strage di Capaci, produsse quella di via d’Amelio perché “siamo stati pilotati dai Carabinieri”.

Eh già, siamo alle solite. Travaglio è già stato condannato una volta, in un tribunale, per aver manomesso una frase di Riccio in maniera da imputare a Previti un reato non commesso.

E qui è lo stesso.

La frase intera, “scappata” a Brusca, era: “Noi nel commettere le stragi del ‘93 siamo stati pilotati dai carabinieri“. [ndR: frase che è possibile estrapolare anche da un'intervista del Sabella in cui è lo stesso pm a citarla per intero: QUI]

Vi pare una differenza di poco conto?

Se Travaglio l’avesse riportata giusta, anziché con il cammuffo, avrebbe dovuto scrivere che Giovanni Brusca dichiarò a Sabella che “la trattativa tra mafia e stato produsse la strage di Via D’Amelio, perché nel commettere le stragi del ‘93 siamo stati pilotati dai carabinieri”,  e ci saremmo fatti tutti una bella risata, perché,   per chi non lo sapesse, la strage di Via D’amelio  è del luglio 92 .

Giovanni Brusca precisa evidentemente “del 93” per escludere che quelle del 92 siano state effettuate sotto condizionamento della trattativa. Solo quelle del 93.

Travaglio, con il solito taglietto, e la solita frasetta aggiunta, ci fa credere il contrario, anzi arriva a precisare ipocritamente che Brusca abbia indicato proprio la strage di Via D’Amelio come effettuata sotto il condizionamento dei ROS.

Una vera e propria mascalzonata.

Ma non è finita qui.

Poco più avanti, si legge ancora:

[sempre dal blog di Enrix]

“Oggi la trattativa Stato-mafia e il “papello” sono sulla bocca di tutti. Ma quando Brusca ne parlò  diffusamente davanti a Sabella, era la prima volta in assoluto. Il boss pentito vi aveva già accennato  il 10 settembre 1996 dinanzi ai pm di Palermo, Caltanissetta e Firenze. Vi aveva fatto di nuovo  cenno il 21 gennaio 1998 davanti alla Corte d’Assise di Firenze che stava processando mandanti  diretti ed esecutori materiali delle stragi del 1993.  Subito dopo fu preso a verbale da Sabella, il 23  febbraio 1998, poi il 22 aprile dello stesso anno e  infine il 19 marzo 1999. Gli parlò diffusamente  del papello consegnato da Riina al Ros fra Capaci  e via d’Amelio.” [questo quanto scritto sempre da Marco Travaglio nel suo articolo, ndR]

Eh… però, è davvero importante convincerci che il papello e la trattativa, ecc…ecc…tutto avvenne fra Capaci e Via D’Amelio. E già. Così diventa il movente della strage di Via D’Amelio, e le inchieste scottanti su cui aveva ormai le mani Borsellino, passano in cavalleria. Guarda un po’.

Veramente però, caro Marco,  non  sono stati solo due, i cenni di Brusca alla trattativa, ed invero non erano proprio solo dei cenni.

Brusca aveva parlato altre volte, e  schiettamente del papello e della trattativa.

E soprattutto, dotando le sue deposizioni di precise, dettagliate e rilevanti circostanze.

Lo aveva fatto anche a Caltanissetta, nell’aula bunker, il 28 marzo 97 (di quel cenno lì, te n’eri dimenticato, eh?), dove aveva dichiarato che dopo quelle di Capaci e via D’Amelio, Riina penso’ ad una terza apocalittica strage. “E sarebbe bastata quella per vincere la guerra con lo Stato”, Ma un “patto” fermo’ la terza strage. (nota bene: la terza, non la seconda. Via D’Amelio era la seconda – ndr)  Un patto stipulato con “uomini delle istituzioni” tramite “qualcuno”. “finalmente qualcuno s’ era fatto vivo” Riina “Consegno’ a “qualcuno” due fogli con le richieste per abolire il carcere duro ed altro“. (corriere della sera – 29 marzo 97)

Anche nel gennaio 98, al processo per strage al tribunale di Firenze, (uno dei “cenni” citati da Travaglio), Brusca dice la stessa cosa:

“”Dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, Riina mi disse: “Si sono fatti sotto, pensa si sono mossi anche i servizi segreti per arrestarmi. Io gli ho presentato un papello di richieste lungo così e ora sto aspettando“. Era l’ estate del ‘ 92 e per questo mettemmo un fermo agli attentati in attesa della risposta dello Stato“. (Repubblica — 14 gennaio 1998   pagina 12)

Dunque qui Brusca non parla di “papello consegnato da Riina al Ros fra Capaci  e via d’Amelio” ma di un papello consegnato dopo Via D’amelio da Riina con le sue richieste, e per le quali aspettava una risposta mettendo un fermo agli attentati .

La cronologia suggerita da Travaglio, soddisfa invece la tesi di oggi dei PM di Palermo, che vorrebbe realizzata la strage di Via D’Amelio  per sollecitare una risposta positiva al papello, accelerare la trattativa, ed eliminare comunque un magistrato che avrebbe potuto contrastarla.

Peccato però che sin qui Brusca aveva detto tutt’altro, e con dettagli a corredo (lo stop al terzo attentato dopo la presentazione del papello).

E sin qui siamo a metà gennaio del 98. Ora, io non so esattamente cosa disse Brusca a Sabella il 23  febbraio 1998, poi il 22 aprile dello stesso anno e  infine il 19 marzo 1999. Non dispongo dei verbali, purtroppo. E Travaglio, sempre così documentato e documentante, non ci riferisce neppure una parola di quei verbali.

So però che se ha veramente parlato di un “papello consegnato da Riina al Ros fra Capaci  e via d’Amelio”, allora vuol dire che, per fare inversione ad “U” nella sua versione dei fatti, ha impiegato circa un mesetto. Chissà che sarà successo a Brusca, in quel mesetto, così da convincerlo a smentire sé stesso così visibilmente.

Certamente Sabella, così preciso, nei verbali di deposizione si sarà fatto dettagliatamente illustrare, da Giovanni Brusca, le ragioni che lo hanno portato, nel giro di un mesetto ed in due diversi tribunali, a fornire delle versioni non coincidenti fra di loro, ed anzi diametralmente opposte, confessando praticamente di aver detto il falso nelle aule giudiziarie dove si celebravano i processi per le stragi, ancora sino a poche settimane prima.

Peccato non averli, quei verbali.

Fine. Per ora.
La domanda a questo punto sorge spontanea: ci possiamo davvero fidare ciecamente di un soggeto di questo tipo, più interessato a vender libri che a capire realmente dove stia la Verità?

Alla prossima puntata…che siamo sicuri non tarderà ad arrivare!

Dimenticavo: viva Marco Travaglio…