“Se non saranno l’Asinara e Pianosa studieremo altre soluzioni“.
Così Roberto Maroni e Stefania Prestigiacomo sulla possibilità che vengano riaperti i carceri di massima sicurezza di Toscana e Sardegna, che tanti malumori aveva sollevato nelle associazioni ambientaliste e tra quelli che consideravano eccessivamente onerosa un’operazione del genere.
Evidentemente, però, l’annuncio non dev’essere comunque piaciuto a Travaglio, che nel suo ultimo articolo pubblicato per l’Espresso (“Alfano è naufragato all’Asinara“) è partito proprio da questo dietrofront del Guardasigilli per stoccare l’ennesima staffilata contro il governo Berlusconi, reo di praticare un’antimafia molle, fatta più di annunci e parole che di fatti concreti.
Inutile far notare al giornalista piemontese che cambiando l’ordine dei fattori il risultato non dovrebbe cambiare (che siano Pianosa e Asinara o istituti penitenziari costruiti ex novo poco importa): Travaglio è proprio convinto che negli ultimi 15 anni lo Stato abbia pressochè assecondato le richieste con cui i boss avrebbero compilato il famigerato “papello”, di cui oggi abbiamo finalmente traccia cartacea, e nessuno riuscirà mai a distoglierlo dalle sue certezze.
Nel mirino dell’editorialista de “Il Fatto Quotidiano” ci sono pure il nuovo 41bis e le ultimissime norme con cui lo Stato può aggredire i patrimoni delle cosche. In entrambi i casi, secondo Travaglio, il governo Berlusconi avrebbe gettato fumo negli occhi dell’opinione pubblica, mentre in realtà rendeva più facile la cessazione del carcere duro e parimenti più complicate le confische dei beni dei mafiosi.
Le cose però non stanno esattamente così.
Nell’ultimo pacchetto sicurezza, infatti, sono state previste nuove misure aggravanti il 41bis e più agevolatrici dei sequestri dei tesori dei boss.
La tanto vituperata stabilizzazione del carcere duro (rinnovabile di 4 anni in 4 anni e non più di 6 mesi in 6 mesi) ha di fatto regolarizzato una situazione giuridica fino all’anno scorso sul baratro dell’incostituzionalità, garantendo omogeneità nell’applicazione del diritto a livello nazionale.
Capiamo però, che nella mente del giovane Robespierre cresciuto all’ombra della Mole antonelliana, era molto meglio quando la lotta alla mafia si faceva con metodi fondati sul cavillo e sulla farsa giudiziaria.
E’ bene ricordare che PRIMA il 41bis veniva rinnovato di mezzo anno in mezzo anno, impedendo, a causa della lentezza delle pratiche e dei magistrati, che i ricorsi al Tribunale da parte dei sottoposti al carcere duro potessero anche solo essere esaminati.
In pratica: una denegata giustizia mascherata da lotta alla mafia!
Un ottimo segnale di coerenza per chi va recitando la nenia della “legge uguale per tutti”.
A quanto pare, per tutti tutti proprio no…
Anche sull’altro fronte, però, Travaglio manca il bersaglio.
Mai come negli ultimi anni e in particolare negli ultimi mesi, i sequestri dei patrimoni mafiosi sono stati così rilevanti.
Questo grazie proprio alle nuove regole volute dal governo Berlusconi (che infatti Travaglio non si azzarda a commentare nel dettaglio), salutate da magistrati e commentatori con deciso favore.
La ciliegina sulla torta poi ce la regala parlando dei presunti “regali” fatti alla mafia negli anni 1999/2000…in pratica quando al governo c’era il centrosinistra e non Berlusconi.
Insomma: invece di interrogarsi sull’attendibilità e l’autenticità del “papello”, tema forte dell’ultimo mese, Travaglio s’impegna a sputare sulle poche cose buone che il governo Berlusconi ha fatto a contrasto della criminalità organizzata.
Ma siccome ammettere che Berlusconi abbia avallato la lotta alla mafia non collima troppo bene col suo teorema sulla trattativa (tuttora in corso) tra Stato e boss, allora eccotelo alzare il sopracciglio e arricciare il nasino da buon professionista dell’antimafia.
Purtroppo per tutti (compreso Travaglio), sarebbe molto più utile cercare La Verità piuttosto che le prove di Una Verità più teatrale che realistica…




















































102 comments
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14 novembre 2009 a 19:39
Alberto
la vedo diversamente sul legame causa effetto. Gli arresti di questi ultimi due anni non sono solo merito del Governo attuale (in carica dal 2008), ma rappresentano un merito da spartire con magistrati ed esecutivi precedenti (Prodi e Berlusconi). Il legame causa effetto tra arresto e scelta politica che favorisce la lotta alla mafia non è istantaneo. Le scelte politiche danno effetti rilevanti nel medio termine in tante materie, lotta alla criminalità, evasione fiscale, ecc
14 novembre 2009 a 19:48
Marco Caruso
@ alberto: non la vediamo poi tanto diversamente. In particolare io mi riferivo alle confische. Quanto agli arresti sono sicuro che il merito vada tutto ed esclusivamente alle forze dell’ordine, prima ancora che ai magistrati.
detto questo, appare comunque evidente che nei 15 anni incriminati da Travaglio, i governi (Berlusconi-Prodi-Berlusconi-Prodi-Berlusconi) non hanno nei fatti in alcun modo facilitato la mafia, anzi…
il problema fondamentale di una ricostruzione come quella fatta da Travaglio è che si basa su un postulato che così certo non è: la famosa trattativa o non c’è stata o, se c’è stata davvero, non ha prodotto effetti concreti o, ancora, sempre se c’è stata davvero, non prevedeva quel che oggi leggiamo sul “papello” consegnato da Ciancimino.
purtroppo però, la trama sostenuta da certi militanti dell’antimafia che fa spettacolo è molto più avvincente e quindi si presta più facilmente ad esser considerata verosimile.
basterebbe, non dico tanto, dare un’occhiata alle tante, troppe, incongruenze tra i fatti accertati e quelli oggi riproposti, per notare quanto certe ricostruzioni assomiglino più ad un castello di carta che ad una solida Verità…
il gioco di Travaglio è abbastanza chiaro: se riesce a dimostrare che nel tempo i governi hanno favorito i boss, allora gli sarà anche più facile dimostrare la Verità della trattativa.
peccato che le sue ipotesi siano false e irresponsabili da principio…
se ne accorgerà mai? e se ne accorgeranno i suoi lettori?
speriamo…
15 novembre 2009 a 00:30
grigri
ma cosa raccontate é tutto merito dei giudici non capite la fatica che fanno a firmare ,autorizzazioni ad indagare ,autorizzazioni a perquisire ,autorizzazioni ad arrestare .
i polizziotti vanno a cercare i mafiosi all’aria aperta fanno delle scampagnate a volte anche la notte arrivano tardi a casa.
se non ci credete é tutto merito dei giudici lo hanno detta l’altra sera ad anno zero.
percio se i polizziotti si fanno ammazzare vuol dire che non anno domandato l’autorizzazione a giudici
15 novembre 2009 a 00:53
Luigi Cigarini
@Marco Caruso: solo una cosa, al momento della cattura di Riina non fu perquisito il suo covo, perché? Non mi pare una cosa da poco…
Ma lo Stato tratta con la mafia da sempre… Andreotti e Salvo Lima… sai niente… Lima è morto per cause naturali? A me pare che non ci siano dubbi sulla trattativa…
15 novembre 2009 a 11:17
Anonimo
Scusa, Marco, ma quali sono i provvedimenti antimafia fatti da questo governo (o quelli precedenti)?
Non mi interessa parlare dei RISULTATI ottenuti da magistrati e forze dell’ordine (gli arresti e le confische li hanno disposti i magistrati comunque, non è vero? E non il governo), ma dei PROVVEDIMENTI
-una disciplina più garantista per i mafiosi del 41 bis può secondo te essere vista come un mezzo efficace di lotta contro la mafia?
Ecco cosa ne pensa Travaglio:
“Quando voi sentite il presidente del Senato Schifani dire: “noi nella legislatura del governo Berlusconi II abbiamo stabilizzato un provvedimento che prima era provvisorio e veniva attuato dal ministro della Giustizia di sei mesi in sei mesi, abbiamo stabilizzato per sempre il 41bis”, spero che anche lui – ma credo che lo sappia – sia conscio di raccontare favole. Perché il 41bis quando era provvisorio era molto più efficace che oggi quando è diventato legge definitiva. Per quale motivo?
Per un motivo molto semplice: quando un provvedimento viene rinnovato di sei mesi in sei mesi i tempi burocratici necessari per il mafioso recluso per chiedere la revoca dell’isolamento, sono talmente lunghi che di solito la risposta alla sua domanda non arriva in tempo in sei mesi, quindi quando gli rispondono c’è già stato un nuovo provvedimento semestrale, contro il quale deve di nuovo ricorrere.
I ricorsi, quindi, contro il 41bis non venivano quasi mai accolti perché non si faceva in tempo. Praticamente il 41bis durava molto a lungo ed era molto difficile revocarlo. Ora che è diventato un provvedimento che vale per sempre, preso una volta vale per sempre – o almeno fino a che non ce ne sono i presupposti – i ricorsi sono molto facili perché anche se durano 7-8 mesi ne basta uno perché la persona possa vincerlo, allora si va alla discrezionalità del magistrato singolo il quale ogni volta che riceve il ricorso deve valutare se la persona sia ancora socialmente pericolosa, collegata con l’organizzazione mafiosa. E come fai a saperlo? Come fai a sapere se una persona è potenzialmente pericolosa? Come fai a sapere se ha ancora legami dopo anni che è in carcere? Lo puoi presumere ma se non lo puoi dimostrare, spesso puoi concedere la revoca del 41bis senza alcun rischio e senza alcuna formale irregolarità.
Quindi molti detenuti mafiosi, anche stragisti, che stavano al 41bis hanno ottenuto, in buona o cattiva fede dei magistrati di sorveglianza, il trattamento carcerario normale.
Quindi adesso incontrano quando gli pare avvocati, parenti eccetera”
Ti sembra un’antimafia “molle” questa? Sta dicendo in pratica quello che dici tu, sono aumentate le garanzie per i mafiosi, mentre prima ce n’erano di meno.
Può essere che quello che dice Travaglio sia sbagliato nel senso che dici tu:
in questo modo i mafiosi non vengono considerati cittadini uguali agli altri
-disciplina dei pentiti
“nell’anno 2000 DESTRA E SINISTRA insieme hanno messo mano alla riforma che aveva voluto Falcone all’inizio degli anni Novanta e hanno deciso di togliere tutti i benefici che rendevano conveniente, per un mafioso, schierarsi dalla parte dello Stato tradendo la mafia. Per cui i mafiosi hanno capito l’antifona, quelli che avevano qualche intenzione di pentirsi se la sono fatta passare, quelli che si erano già pentiti si sono pentiti di essersi pentiti e hanno ritrattato.
In più sono state ridotte di molto le scorte ai magistrati e ai testimoni antimafia.”
15 novembre 2009 a 11:19
Nick
Scusa Marco ero io …
Ho premuto il tasto submit per sbaglio. Ancora non ho finito. Aspetta a rispondermi
15 novembre 2009 a 12:01
Nick
Può essere che quello che dice Travaglio sia sbagliato nel senso che dici tu:
in questo modo i mafiosi non vengono considerati cittadini uguali agli altri, ma non si può certo dire che con il 41 bis sia stato reso più duro il carcere per i mafiosi.
-disciplina dei pentiti
“nell’anno 2000 DESTRA E SINISTRA insieme hanno messo mano alla riforma che aveva voluto Falcone all’inizio degli anni Novanta e hanno deciso di togliere tutti i benefici che rendevano conveniente, per un mafioso, schierarsi dalla parte dello Stato tradendo la mafia. Per cui i mafiosi hanno capito l’antifona, quelli che avevano qualche intenzione di pentirsi se la sono fatta passare, quelli che si erano già pentiti si sono pentiti di essersi pentiti e hanno ritrattato.
In più sono state ridotte di molto le scorte ai magistrati e ai testimoni antimafia.”
Inoltre è stato abolito l’ergastolo per le stragi.
E’ vero questo? E perchè questo governo non mette mano a una riforma dei pentiti SERIA come quella voluta da Falcone?
Alfano aveva parlato di riaprire le carceri di Pianosa e l’Asinara. E poi se l’è rimangiato dicendo : “troveremo altre soluzioni”.
Travaglio ha quindi denunciato questa cosa. Che c’è di strano?
A me sembra che cambiando l’ordine dei fattori il prodotto cambi, perchè mentre prima potevamo aspettarci che queste carceri fossero EFFETTIVAMENTE riaperte, adesso abbiamo solo una vaga promessa.
Per fare nuove carceri ci voglioni i soldi. C’è la crisi. E soldi non ce ne sono.
Non sono forse dieci anni che sentiamo parlare del ponte?
E ancora una volta mi pare un’antimafia “dura” quella di Travaglio e dei magistrati che chiedono RISULTATI, mentre mi pare un’antimafia molle quella di Alfano che fa PROMESSE.
-lo scudo fiscale: attenzione, non dico sia una legge fatta PER i mafiosi. Ma dato che le banche non effettuano controlli sui capitali, e dato che il denaro non “puzza” se è sporco, la mafia può approfittarne.
E ciò non lo dice solo Travaglio, ma moltissimi magistrati antimafia
Infine: i favori (diretti o indiretti) alla mafia non riguardano solo QUESTO governo.
Riguardano sia la DESTRA CHE LA SINISTRA.
E Travaglio lo dice ripetutamente.
E infatti la trattativa (se c’è) riguarda tutti.
Ti pare che qui Travaglio stia parlando di Berlusconi?
http://www.beppegrillo.it/2009/06/paese_ad_mafiam.html
Quindi: l’antimafia di Travaglio è un’antimafia “dura” anche perchè non è fatta a senso unico e non si preoccupa di proteggere nessuno (se non è vero smentiscimi)
La lotta alla mafia NON DOVREBBE ESSERE per niente legata alla politica ma è una cosa che dovrebbe riguardare tutti allo stesso modo.
E se un esponente politico dice di riaprire le carceri e poi non lo fa, io mi indigno. Non mi interessa che sia di destra o di sinistra.
PS.
Cosa c’era scritto nel papello a proposito delle carceri di Pianosa e L’Asinara?
15 novembre 2009 a 12:31
Marco Caruso
@ luigi cigarini: posso ricordarti la sentenza di assoluzione “perchè il fatto non sussiste”, emessa dai giudici di Palermo proprio in relazione ai fatti da te citati?
Nessun favoreggiamento, quindi!
Lo dicono i magistrati: la mancata perquisizione del covo di Riina non era parte di alcuna trattativa tra i vertici del ROS e la Mafia.
Per fartela breve: per me non significa proprio nulla quell’episodio, sul quale si è scatenata una guerra tra le istituzioni, tra procura (con Ingroia primo della fila) e carabinieri (quelli che hanno preso “il capo dei capi”) con gli uni che delegittimavano gli altri dopo essersene serviti per anni e aver ottenuto proprio grazie all’impegno del Crimor risultati mai raggiunti prima nella lotta contro la criminalità organizzata.
Accusare Ultimo e i suoi di tradimento fu un gravissimo errore, a mio modo di vedere, di cui sicuramente avrà gioito proprio la Mafia, che ha potuto sfruttare questi contrasti vedendosi abbassare un’arma formidabile contro di loro, come lo era il reparto di Sergio De Caprio!
Sta di fatto che Ingroia perse clamorosamente quella battaglia processuale e non è concepibile che ancora oggi si tirino fuori argomenti che andrebbero oggettivamente messi da parte, per non rinfocolare vecchie e sconfitte polemiche…
15 novembre 2009 a 12:50
Marco Caruso
@ nick: innanzitutto buongiorno…
ti ringrazio per essere così presente e partecipe alle discussioni del blog…
penso tu sia un’importante risorsa per i lettori di questo piccolo spazio e credo fortemente che sia un’ottima opportunità per dimostrare come ci sia sempre spazio per un confronto civile e serio anche su questioni scottanti come quelle trattate!
sviolinata a parte, veniamo al dunque!
il 41bis novellato dal governo l’anno passato (mi pare a febbraio) non si caratterizza soltanto per la sua stabilizzazione, ovvero per esser stato fissato in 4 anni invece che in 6 mesi: ci sono tutta una serie di norme che restringono pesantemente la libertà dei mafiosi sottoposti al carcere duro.
Si va dalla riduzione del numero degli incontri possibili con familiari e avvocati, alla registrazione di tutti i colloqui, alla presenza fissa di guardie, aumentati spazi di isolamento dei detenuti e tra i detenuti, alle pene fino a 4 anni di reclusione per chi, avvocato o altro pubblico ufficiale dovesse essere scoperto reo di favoreggiamento nei confronti del boss di turno…
Insomma: ridurre il tutto ad una mera questione burocratica mi sembra ingiusto oltre che superficiale.
questo rafforzamento comunque, arriva a distanza di 6 anni dalla precedente riforma del 41bis (nel 2002) che Vigna ebbe a commentare come un’ottima legge e un colpo durissimo alla mafia!
di contro, i penalisti ne lamentarono l’incostituzionalità definendola un supplemento di pena contrario ai dettami della carta dei diritti dell’Uomo.
in pratica, nella sostanza del provvedimento, due volte su due il governo Berlusconi ha intensificato il livello di restrizione del carcere duro.
tant’è che dopo l’approvazione di queste leggi sono puntualmente arrivate minacce di morte ai loro estensori e financo dichiarazioni stizzite di pentiti e boss che lamentavano un trattamento contrario rispetto a quello richiesto!
l’appunto di Travaglio non vale a niente e anzi, dimostra come ci siano persone convinte che il fine giustifichi i mezzi e che per assecondare uno strano desiderio di giustizia sarebbero anche disposti a negare principi di diritto fondamentali.
come a dire, mi ripeto, che la legge può tranquillamente non essere uguale per tutti…purchè lo decidano loro!
un atteggiamento che fa male questo e che risulta deleterio nella lotta alla mafia, perchè delegittima le istituzioni che invece operano nella direzione corretta.
un sopruso, in poche parole, non può essere giustificato perchè alla base di una presunta “seria” lotta alla mafia!
e questo è ciò che penso in merito alle polemiche di Travaglio sul 41 bis (che invece di prendersela coi magistrati, capaci di tutto, se la prende con lo Stato che si preoccupa di garantire omogeneità di diritto per tutti!)…
15 novembre 2009 a 13:01
Marco Caruso
sui pentiti: si sono spesso dimostrati degli approfittatori, inattendibili, buoni più a godersi i benefici garantitigli che ad ottemperare i loro patti con lo Stato.
diciamo pure che sono passati parecchi anni da quando Falcone è morto e la gestione dei pentiti è stata quella ch’è stata fino ad oggi.
sono state emesse sentenze sulla base di testimonianze farlocche e poco è stato portato a verità, ad esempio, sulla strage di via d’Amelio.
di contro, sono stati istruiti processi contro politici e imprenditori finiti nel tritacarne del “sentito dire” senza riscontro con cui i “pentiti” hanno continuato a fare il gioco dei loro clan, consumando vendette incrociate contro i nemici di turno…
insomma: non si poteva continuare a concedere gli stessi privilegi senza averne in cambio i dovuti ritorni!
pensa a come viene gestito oggi Ciancimino jr.
è più di un anno che promette documenti che arrivano 17 anni dopo i fatti di cui pretende parlare e pur di star fuori in perfetta libertà (e addirittura sotto i riflettori) li centellina senza che la procura abbia niente da dire…
in tutta franchezza: il pentito, dovrebbe parlare perchè effettivamente pentito e non perchè si vede assicurare benefici indiscriminati con cui essere ripagato per testimonianze che poi non fa o fa reticenti!
ho letto, addirittura, che Salvatore Borsellino avrebbe telefonato a Ciancimino per ringraziarlo di ciò che stava facendo.
non sembra anche a te che certi pentiti siano e si siano comportati più come delle star che come collaboratori di giustizia efficaci ed attendibili?
perchè allora lamentarsi di alcune presunte trattative tra Stato e Mafia e poi felicitarsi delle altre trattative che lo stato effettivamente conduce con (sedicenti)ex mafiosi pur di ottenerne testimonianze spesso prive di riscontri?
15 novembre 2009 a 13:12
Marco Caruso
sulla mancata applicazione dell’ergastolo per le stragi: non mi risulta che esista una legge del genere nel nostro ordinamento.
e anche Travaglio ne parla come di una decisione temporanea fatta ai tempi del governo di centrosinistra del 2000…
su Pianosa e l’Asinara: purtroppo in Italia comandano gli ambientalisti e non sempre gli si può dar torto.
rimettere in funzione quelle strutture comporterebbe un aggressione al patrimonio naturale di quelle isole forse non del tutto concepibile.
a quanto ne so, entro i prossimi due consigli dei ministri dovrebbe esser tirata fuori una soluzione alternativa.
i soldi comunque non dovrebbero essere un problema: per il piano-carceri del governo ha già stanziato diversi soldini.
e il paragone col Ponte non mi pare troppo congruo perchè le vicende di quella infrastruttura sono fortemente legate a quelle della politica degli ultimi anni, con relativi veti, blocco e sblocco dei fondi con l’alternanza dei governi!
sullo scudo fiscale: hai ragione! è una misura che può destare notevoli preoccupazioni, ma è pur sempre un provvedimento pensato principalmente per sostenere l’economia e non per facilitare il rientro di capitali riciclati da parte della mafia.
anche perchè, mi sembrerebbe alquanto stupido per un mafioso, far rientrare capitali sporchi in Italia per poi vederseli tassare dall’anno successivo…
mi sbaglierò, ma il mercato della mafia lo vedo più nero che alla luce del sole!
comunque…non nego sia stato un provvedimento controverso.
che sta però dando i suoi frutti e lo stanno constatando in tutta Europa!
sai cos’è che non mi piace dell’antimafia di Travaglio?
che punta più alla delegittimazione dello Stato che a fare muro comune assieme alle istituzioni.
se poi pensi che molte delle cose che Travaglio rimprovera allo Stato sono sostanzialmente false o ideologicamente falsate, allora il quadro si compie…
si può fare di più?
sicuro.
ma Travaglio riesce ad accettare quel che di buono (magari poco) viene fatto o è stato fatto? NO!
perchè?
perchè Travaglio è ormai adagiato sulla teoria della Trattativa.
e l’unico modo che ha per dimostrarla è far notare le mancanze dello Stato come se questo volesse favorire la mafia e non invece contrastarla.
io credo sia falso.
io credo che Travaglio potrebbe sfruttare la sua competenza e la sua intelligenza (e financo i suoi contatti) per cercare La Verità senza fermarsi a quella che può sembrare più affascinante e avvincente, ma anche la più incerta…
15 novembre 2009 a 14:27
donfrengo
@Marco Caruso
“purtroppo in Italia comandano gli ambientalisti”
AHAHAHAHAAHAH
AHAHAHAHAAHAHAHAHAHA
AAAAAAHAHAHAHAAHAAHAAHAHAAHAHAHA
AHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAH
AH HA
HAHAHAAHAHHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAHAH
AAHAHAHAHAAHAAHAAHAHAAHAHHAHAHAHAHA
AHAHAHAHAHAHAHAHAHHA
aaaaaaaaaaaaaaaaaaa
AAAAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHA
15 novembre 2009 a 14:51
donfrengo
Guarda come se la ride Falcone
15 novembre 2009 a 15:44
Paolo Marani
Anche i tesori proventi da mafia, rapine e sequestri di persona possono rientrare grazie allo scudo fiscale. Non mi vorrai mica dire che c’è stato un inasprimento della lotta alla criminalità organizzata vero ? Ma come ti vengono in mente idee così balzane ? Mai tanti regali sono stati fatti ai veri malfattori come con questo governo di buffoni e ballerine. Altro che danni degli ambientalisti… ce ne fossero di ambientalisti veri.
15 novembre 2009 a 16:25
Luigi Cigarini
@Marco Caruso: e no, la sentenza “perché il fatto non sussiste” conferma la trattativa! Il fatto che non sussiste in quella sentenza è il favoreggiamento alla mafia, non il fatto in se della mancata perquisizione: quest’ultimo è un fatto accertato ed è intervenuta la prescrizione appunto perché si è trattato di favoreggiamento semplice e non aggravato da mafia (questo è il fatto che non sussiste), e perché i giudici hanno ritenuto che non vi fosse favoreggiamento alla mafia? Appunto perché Mori e Ultimo eseguivano ordini che venivano dall’alto, non hanno agito di loro iniziativa e quindi la responsabilità penale non poteva essere loro. Il favoreggiamento di Mori e Ultimo era verso chi sopra di loro trattava, non verso la mafia, quindi favoreggiamento semplice e non mafioso, e prescrizione. Questa sentenza è la conferma della trattativa, proprio in virtù della quale i due imputati ne sono usciti, se non vi fosse stata trattativa loro avrebbero agito in proprio e quindi ne avrebbero avuto la responsabilità penale.
15 novembre 2009 a 22:07
Anonimo
Guarda che nn esiste una sola mafia.Esiste una mafia perdente e una vincente perche’ si parla di miliardi e miliardi, di morti e di vivi.
Quella perdente si puo’ anche arrestare, l’importante e’ avere appoggio da chi conta nella cupola al momento dell’elezione.
Questa e’ l’italia.Cuffaro ricordati che ci rappresenta e per il sig. Casini il sig.Cuffaro e’ una “risorsa”.Giammai a perdere quei voti vero?
15 novembre 2009 a 22:54
Orlando
Del tuo articolo concordo solo quando sottolinei che Travaglio non spiega come il rinnovo ogni 4 anni faciliti la non applicazione del 41bis o il ricorso per non farlo applicare. Sul fatto che critichi anche iniziative prese dai governi di sinistra non ci vedo nulla di strano… è sempre stato decisamente critico contro la sinistra.
Sul fronte nuovi carceri la ristrutturazione dell’esistente è molto più agevole della costruzione da 0. Oltre al fatto che L’Asinara e Pianosa sono isole e quindi ben si adatterebbero a rendere ancora più difficili i contatti per i Boss mafiosi. Comunque ci sono diverse carceri completate e mai inaugurate… penso che lo scandalo principale sia quello.
15 novembre 2009 a 23:44
Nick
@Marco
Il tuo blog è veramente ben fatto, vi si incontrano persone che la pensano nelle maniere più disparate e tu sei particolarmente intelligente e scrupoloso nelle tue analisi
Bene, veniamo al dunque…
Dico intanto che NON sono d’accordo con la maggior parte delle cose che hai detto
1) Cose di questo tipo NON devono accadere
http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=4667&Itemid=63
Giuseppe La Mattina, l’assassino del giudice Borsellino è oggi fuori assieme a 37 PERICOLOSISSIMI boss mafiosi.
E questo sarebbe l’inasprimento del 41 bis?
La nuova legge prevede infatti che il giudice debba provare che il boss non è più pericoloso e non ha più contatti con la mafia per potere negargli l’autorizzazione
E se un giudice non ha elementi per poterlo dimostrare, allora DEVE concederla.
Secondo me questo eccessivo garantismo è sbagliato, quando si parla di boss mafiosi.
Se si ragiona in questi termini e si porta all’estremo questo ragionamento allora, visto che la legge deve essere uguale per tutti anche il carcere duro non dovrebbe avere senso. Perchè ai mafiosi dovrebbero essere applicate delle misure più restrittive in termini di libertà personale rispetto alla restante popolazione carceraria?
E’ ovvio, quindi, almeno dal mio punto di vista, che la legge NON può essere uguale per tutti. E quello che dice Travaglio in termini del RISULTATO che si è ottenuto con la stabilizzazione del 41 bis ha per me senso.
Il fatto che i tempi burocratici necessari per il mafioso recluso per chiedere la revoca dell’isolamento portavano quasi sempre all’annullamento della revoca era senza dubbio un’anomalia (le cose funzionavano meglio, dal mio punto di vista, a causa della burocrazia).
Ma io non ci vedo in questo una violazione dei diritti del mafioso. Semmai la concessione della revoca dovrebbe essere disciplinata meglio, in termini di legge. In modo che possa esser richiesta SOLO in casi eccezionali. E che il giudice sia poi obbligato a concederla SOLO in casi eccezionali in cui ad esempio il mafioso (e non il giudice) dimostri la sua “non pericolosità”.
In questo modo forse non avremmo 37 pericolosissimi boss mafiosi in libertà.
Il garantismo va visto anche alla luce della pericolosità del soggetto. E se si garantisce troppo il mafioso non si garantisce la collettività.
Infine: che il governo attui delle misure leggermente più restrittive nei confronti di chi è sottoposto al regime di carcere duro, non costituisce una lotta più severa contro la mafia SE poi sottoposto al regime del carcere duro non c’è più quasi nessuno, in quanto è facilissimo uscirne.
2) Sui pentiti: anche qui non sono d’accordo.
Le parole dei pentiti OVVIAMENTE non vanno prese per oro colato ma questo non significa che perchè qualche volta non ci sono stati riscontri
allora bisogna diffidare sempre e comunque.
Naturalmente ci sono diversi gradi di attendibilità cui tengono conto i magistrati e se una dichiarazione non si accorda con le altre non se ne tiene conto.
Comunque sono UNO dei pochi strumenti (assieme ad esempio al carcere duro, alle intercettazioni e alla confisca dei capitali mafiosi) che i magistrati hanno per intraprendere la lotta contro la mafia. Quali altri strumenti ci sono?
Per questo se si fa in modo che i pentiti non si pentano più si danneggia la lotte alla mafia, in quanto si toglie UNO strumento alla magistratura.
Tutto ciò indipendentemente dal protagonismo di certi pentiti che va condannato (Ciancimino jr non è un pentito comunque mi sembra).
Comunque il discorso della magistratura deviata che utilizza i pentiti ai fini di ripicca contro qualcuno io NON lo accetto. Se si dice questo bisogna anche dire in quale caso la parola di un pentito è stata determinante per la condanna di qualcuno, con cui ce l’aveva un particolare magistrato
3) Sull’ergastolo (che io ritengo giusto per i colpevoli di strage)
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search¤tArticle=EM0SV
4)Sullo scudo fiscale. Anche se non credo che non sia una legge fatta per i mafiosi, non credo nemmeno sia una legge per combattere l’evasione
Credo sia una legge che favorisce i disonesti, e che sia sbagliata.
Comunque la si pensi però non si può non tenere conto delle preoccupazioni che suscita nei magistrati antimafia. E a queste Travaglio si riferisce.
Sicuro che ad esempio l’unica alternativa per un mafioso che fa rientrare i capitali dall’estero è quella di vederseli tassare l’anno successivo?
Un’ultima cosa: non spetta a Travaglio ricostruire la trattativa, ma ai magistrati.
E le stesse perplessità che abbiamo tu e io sono probabilmente le stesse perplessità che ha Travaglio, nell’analizzare le incongruenze delle dichiarazioni di certi pentiti. O di certi politici che parlano dopo anni. Perchè non hanno parlato prima?
Insomma: Travaglio non ha mica la verità in tasca.
PS
Scusa, ma l’ambientalismo per me non è una buona ragione per non riaprire quelle carceri.
Da quando il Pdl è diventato ambientalista?
E la TAV?
E il nucleare?
15 novembre 2009 a 23:48
grigri
MARCO
credo che questa sera ti sei perso uno spettacolo sul sito “voglio scendere” il dott.travaglio stufo degli attacchi alla sua protetta BORROMEO ha dato dell’INBECILLE a piene mani ,le reazioni sono piuttosto pesanti ,
ma vedere il sommo giornalista coi nervi a fior di pelle non vorrei che la sua malattia recente con intervento chirurgico non sia altro che arterosclerosi galoppante.
15 novembre 2009 a 23:49
grigri
pardon”IMBECILLE”
16 novembre 2009 a 01:15
Grigio
ll governo toglie l’Irap ma poi non la toglie.
Il governo riapre l’Asinara ma poi non la riapre.
Si annuncia un avvenimento e lo si ritratta, sembra si faccia qualcosa ma poi non si fa un cazzo!
Le solite banane che i Carusi penzolanti dagli alberi si pappano!!! Penzolate, penzolate e pigliatevi il peggior periodo che ancora arriverà!
16 novembre 2009 a 09:31
Marco Caruso
@ luigi cigarini: non so che sentenza abbia letto tu, ma in quella emessa a Palermo il 20 febbraio 2006 e confermata in Cassazione l’11 luglio successivo, di prescrizione ne parla solo una volta la pubblica accusa nel formulare le proprie conclusioni.
la difesa, invece, vorrà un’assoluzione PIENA e non punterà mai ad avvalersi della prescrizione.
il Giudice alla fine darà ragione ai difensori di Mori e De Caprio prosciogliendoli da ogni accusa non per intervenuta prescrizione, bensì proprio perchè il FATTO NON SUSSISTE, perchè il FATTO NON COSTITUISCE REATO!!!!!!
e ancora: sapresti citarmi un passaggio di quella sentenza in cui la Corte si prende la briga di constatare l’indimostrabile, ovvero che vi fosse una trattativa tra Stato e Mafia?
se ci pensi bene, quella che hai affermato è un’assurdità logica e financo giuridica.
in Tribunale servono prove e queste non devono essere semplicemente indiziarie, ma univoche, coerenti e soprattutto devono resistere al contraddittorio.
ora, sempre se ci pensi, in che modo la Corte avrebbe mai potuto asserire l’esistenza di una trattativa tra Stato e Mafia senza averne le prove?
e se ne aveva le prove, perchè non ha condannato Mori e Ultimo?
e soprattutto: se ne aveva le prove, perchè non si trovano nomi, circostanze o fatti che incastrerebbero responsabili specifici a proprie specifiche responsabilità?
in realtà, proprio in sentenza, si dice esplicitamente che non si può esser così sicuri della presunta trattativa…
a questo punto una domanda voglio fartela io, Luigi: chi ti ha dato quelle informazioni?
16 novembre 2009 a 09:32
Marco Caruso
@ grigio: che il Governo Berlusconi si stia rivelando un campione nell’annunciare cose che o non farà o che farà diversamente è tutt’altra questione dal vederne atteggiamenti di favoreggiamento nei confronti della Mafia…
16 novembre 2009 a 09:33
Marco Caruso
@ grigri: ho letto…ho letto…e mai come questa volta Travaglio ha fatto figuretta.
dovrebbe smetterla di difendere gli amichetti, perchè gli crea solo problemi in più…
16 novembre 2009 a 09:43
Marco Caruso
@ nick: sulle scarcerazioni dal 41 bis non si possono dare colpe al Governo (e lo dico senza partigianeria) se questo ha lasciato che la decisione tornasse ai giudici che ne avevano competenza!
i boss, prima rimanevano al carcere duro per un vizio burocratico e i magistrati venivano così sollevati di un dovere di giudizio che invece gli spettava e che ora hanno di nuovo sulle spalle.
purtroppo, non puoi evitare che vengano fatti ricorsi ai tribunali di revisione e allo stesso tempo non puoi evitare che una legge penale dello Stato sia radicata a fatti che la giustificano…
si può migliorare? sicuramente.
ma che allora si facciano delle proposte serie e non assurde come quella di mantenere un regime carcerario facentesi forza sulla burocrazia italiana…perchè a ben pensarci, se i magistrati avessero modo e tempo di lavorare meglio e di più, basterebbero anche sei mesi per fare ricorso e pure vincerlo.
almeno, così, se un giudice decide per il 41bis nessuno può poi rompere le palle per altri 4 anni e non fino ai successivi 6 mesi…
sui pentiti: non mi pare gli siano stati tolti tutti i benefici che gli erano concessi in passato…
lo Stato non può essere troppo generoso con assassini e stragisti!
sulle carceri: fosse per me riaprirei sia Pianosa che l’Asinara, ma dopo aver letto alcune considerazioni fatte da chi si oppone alla riattivazione di quelle strutture, beh…non mi strappo i capelli se invece che su quelle isole decidessero di portare i boss da qualche altra parte…
16 novembre 2009 a 10:55
pippo io
e qual’è la verità? che con il nuovo pacchetto la revoca del 41 bis è più facile? Cosa c’entrano Asinara e Pianosa per cortesia, se non che fossero uno spottone di Alfano puntualmente smentito dalla realtà, come avrebbe previsto anche un pensatore qualsiasi? L’ennesimo spot smentito dai fatti
di un governo inutile?
Attorno cosa ti arrovelli? sei una biscia incazzata che vede sgretolarsi il proprio modello? la parola Arner Bank non sai perchè ma ti da fastidio al solo sentirla?
Non so, questo post è poco utile, non dice nulla, boh, dovevi sputare un po’ di fiele su travaglio probabilmente…mah…
scusa poi, cosa vuol dire “cresciuto all’ombra della mole?” cosa vuol insinuare?
Non ti affannare te lo spiego io: artifizio pleonastico per rimepire un testo vuoto, un aggettivo inutile non funzionale al testo.
16 novembre 2009 a 11:02
Marco Caruso
@ pippo: per carità, te ne prego…non farmi scadere! non mi va di sentirmi fare lezioni d’italiano da chi con una laurea in mano scrive ancora qual è con l’apostrofo… Un errore che ti ho visto fare altre volte e che quindi devo supporre tu commetta convinto che sia davvero quella la formula grammaticale da adottare.
fortunatamente, non sono mai stato il tipo che si attacca a queste cose e so andare avanti senza impantanarmi come fai tu in discorsi vuoti e sintomatici di una mancanza argomentativa.
sappi, comunque, che non mi provoca alcun turbamento sentire la parola Arner Bank, così come non mi infastidiscono tante altre cose che si dicono su Berlusconi, per il semplice motivo che il cavaliere non è un mio “modello” e soprattutto perchè a me non interessa difendere Berlusconi in quanto Berlusconi: ho altre aspirazioni, sinceramente…
detto tutto questo: sai cos’è e dov’è la Mole antonelliana? puoi smentire che Travaglio sia nato e cresciuto “all’ombra della Mole”?
16 novembre 2009 a 13:41
Luigi
Scusate ma questa non potevo non farvela leggere:
lunedì 16 novembre 2009
Meglio mafiosi che carabinieri. Davide Giacalone
Meglio fare il mafioso, piuttosto che il carabiniere. Lo Stato ti tratta con più riguardi. Visto che la giustizia è tornata di moda, attiro l’attenzione su questioni minori, bazzecole per fissati, relative alle schifezze che la malagiustizia produce. Se fai il mafioso ti godi il potere e i soldi. La cosa che più devi temere è che una cosca avversaria ti spari, ma, fatta salva questa ipotesi, assai più probabile fra gente senza regole e rispetto, come i camorristi, l’altro pericolo, quello che a prenderti sia la giustizia, non è poi così spaventoso. Se è possibile, si limitano i danni: te ne stai zitto, lasci che il processo scorra e se c’è da fare qualche anno di galera, pazienza, poi passa. Se, invece, le cose si mettono davvero male, se le accuse assommano a numerosi omicidi, allora è il momento di rilanciare ed uscirne alla grande, facendo il pentito.
Da quel momento, ti trattano con tutti i riguardi. Un po’ pendono dalle tue labbra e un po’ ti corteggiano, affinché tu dica cose utili a questo o a quello. Partecipi al concorso per riscrivere la storia. Che è divertente, per quel che può fregartene. Confessi tutti i tuoi reati gravi, ammetti di avere ammazzato, scannato e sciolto nell’acido, perché questo aumenta sia la tua credibilità che il tuo peso criminale, sicché più le tue mani sono sporche di sangue più è verosimile che tu stessi personalmente trattando con i capi dello Stato, e forse anche con qualche pontefice. Taci, invece, su reati e aspetti legati ai piccioli, alla munita, ai soldi che hai messo da parte in anni di disonorato servizio. Quelli servono, a te, alla tua famiglia e agli amici. Se proprio devi, ti fai sequestrare qualche campo d’ulivi, o qualche vecchia casa, tanto è evidente che non ci tornerai più.
Ah, dimenticavo, da pentito ti è assicurata la protezione e la scorta, in modo da proteggerti dai tuoi colleghi, ma non è escluso che tu possa frequentarli, adeguatamente spalleggiato. Quando il lavoro sarà finito, come capitava a quel fimminaro di Tommaso Buscetta, potrai accedere al chirurgo estetico, ti saranno forniti documenti compiacenti e potrai andartene in crociera con la tua bella. Se sei carabiniere, invece, sono cavoli tuoi.
Sergio De Caprio, noto come “Ultimo”, creò unità operative dei Ros e, nel 1993, arrestò Totò Riina. Per questa ragione la cupola mafiosa lo condannò a morte, mentre la procura tentò di condannarlo alla galera, assumendo che sia stato, assieme a Mori, un complice di Riina medesimo, non avendogli subito perquisito la casa. Lo assolsero, ma, nel frattempo fu spedito a prestare servizio presso il Noe di Roma: Nucleo Operativo Ecologico. Funzione utile, non ne dubito, ma leggermente diversa da quella che gli aveva permesso di rendere preziosi servizi allo Stato.
Siccome, di tanto in tanto, deve tornare a Palermo, per testimoniare in alcuni processi, è evidente che a proteggerlo non basta il fatto che si occupi d’ecologia, perché anche i mafiosi hanno una loro teoria, circa l’ambiente. Ma al carabiniere De Caprio non danno la scorta. Il mafioso si presenta scortato, il carabiniere abbandonato a se stesso. Hanno rimediato, si fa per dire, i suoi colleghi del servizio scorte: lo proteggiamo noi, quando non siamo in servizio. Bello, non vi pare?
Trattamento non meno riguardoso è stato riservato a Carmelo Canale, il carabiniere che Borsellino chiamava “fratello”, il quale prima è stato accusato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso, ed è stato assolto. Poi, dovendosi discutere l’appello, la procura ha pensato bene di accusarlo direttamente d’essere mafioso. E anche questa volta è stato assolto, con motivazioni che stracciano la pelle agli accusatori e polverizzano le loro teorie e supposizioni. Anzi, nelle motivazioni hanno proprio scritto per quale motivo s’è beccato anni d’inquisizione: ha un cattivo carattere. E, adesso, cosa fa la procura? Non paga degli anni passati, e non dovendo pagare le spese, ricorre in cassazione, allungando l’agonia di un processo infondato e inutile, e prolungando le sofferenze di un innocente.
Anche qui, non si trascuri un particolare: i pentiti che accusano Canale, già sbugiardati in tribunale e dai giudici, continuano a essere protetti, mentre il carabiniere è solo, ma anche senza la pensione che gli spetta, perché la sua carriera è stata bloccata dalle accuse e dai processi, e tale rimane, visto che la procura non sente il peso dell’ulteriore grado di giudizio.
Morale della favola: meglio fare il mafioso che il carabiniere. Se alla politica restano cinque minuti di tempo, ove mai l’universo non si esaurisca in un paio di processi con i quali fucilare il capo del governo e in leggi che servano a bagnare le polveri di quelle cartucce, ci sarebbe un dettaglio di cui occuparsi: i servitori dello Stato presi a pernacchie dallo Stato.
16 novembre 2009 a 13:58
Nick
“si può migliorare? sicuramente.
ma che allora si facciano delle proposte serie e non assurde come quella di mantenere un regime carcerario facentesi forza sulla burocrazia italiana”
Appunto. Sono d’accordo. Anche a me non va giù che per mentenere questo regime carcerario si debba sfruttare la burocrazia.
Servono leggi più severe in partenza, in base alle quali i boss mafiosi NON possano uscire dal regime di carcere duro se non in casi veramente eccezionali.
In altre parole nella maggior parte dei casi deve essere impossibile fare ricorso non per cause burocratiche, ma per legge.
Trovo ASSURDO invece quello che c’è scritto nella legge del 2002 (poi confermata con quella successiva di febbraio del ministro Alfano .
“I provvedimenti medesimi hanno durata non inferiore ad un anno e non superiore a due e sono prorogabili nelle stesse forme per periodi successivi, ciascuno pari ad un anno, purchè non risulti che la capacità del detenuto o dell’internato di mantenere contatti con associazioni criminali, terroristiche o eversive sia venuta meno”
Come fa il magistrato a dimostrare che la capacità del detenuto o dell’internato di mantenere contatti non è venuta meno?
posto un link, per chi volesse leggerla tutta .
http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/antimafia/notizia_17899.html_8783103.html
E’ questo che dice Travaglio.
“..magistrato singolo il quale ogni volta che riceve il ricorso deve valutare se la persona sia ancora socialmente pericolosa, collegata con l’organizzazione mafiosa. E come fai a saperlo? Come fai a sapere se una persona è potenzialmente pericolosa? Come fai a sapere se ha ancora legami dopo anni che è in carcere? Lo puoi presumere ma se non lo puoi dimostrare, spesso puoi concedere la revoca del 41bis senza alcun rischio e senza alcuna formale irregolarità.”
Il fatto che sia inasprito il regime carcerario insomma non è sufficiente se poi da quel regime carcerario è più facile uscirne.
Non bisognava forse mettere mano a un disegno di legge che prima di tutto rendesse difficile ai mafiosi uscire dal carcere duro?
“Quindi molti detenuti mafiosi, anche stragisti, che stavano al 41bis hanno ottenuto, in buona o cattiva fede dei magistrati di sorveglianza, il trattamento carcerario normale.
Quindi adesso incontrano quando gli pare avvocati, parenti eccetera”
Non è forse vero? Il link precedente dimostra che le cose stanno così.
I pentiti: secondo Giovanni Falcone (che per primo ne scoprì la potenzialità, e che considerava la mafia un fenomeno “umano”, “passeggero” e “destinato a finire”) essi costituivano un enorme potenziale per la lotta contro la mafia. Anche lui si sbagliava? Su quali altre risorse i magistrati possono fare affidamento?
Infine: anche i familiari delle stragi delle vittime della mafia che sostengono praticamente l’azione di Travaglio e dei magistrati e parlano di uno “Stato che non c’è” stanno conducendo una lotta sbagliata?
PS
In tutto quello che ho detto, non c’entra niente Berlusconi, la destra e la sinistra.
Qua l’argomento è SERIO e dobbiamo essere uniti in questo.
http://www.pressante.com/politica-e-ordine-mondiale/italia/1555-lo-stalliere-del-pd.html
16 novembre 2009 a 14:19
Nick
@Marco, Luigi.
Il primo pentito nella storia è Tommaso Buscetta. E con questi mezzi Falcone sperava di vincere la mafia.
http://www.rifondazione-cinecitta.org/falcone-pentiti.html
16 novembre 2009 a 15:00
Nick
@Luigi
Dimenticavo:
Dalle dichiarazioni di Buscetta ne è uscito fuori il maxiprocesso. E dal maxiprocesso la condanna di moltissimi boss mafiosi.
Secondo Giacalone ne è valsa la pena?
Infine: proprio Giovanni Falcone era “amico” di un boss mafioso pluriomicida che si era pentito.
http://www.rifondazione-cinecitta.org/masino-giovanni.html
E diceva:
“mi sembrerebbe assurdo che, in virtu di malintesi princıpi garantistici, si dovesse rinunziare al fenomeno del pentitismo che, sia pure
tra luci ed ombre, ha consentito finalmente una chiave di lettura all’interno della criminalita organizzata”
16 novembre 2009 a 15:04
Marco Caruso
@ nick: ti ripeto, sono largamente d’accordo con te, ma non si poteva continuare a lasciare un provvedimento carcerario come quello incastonato nel 41bis, in bilico tra l’incostituzionalità e la burocrazia.
purtroppo, e sottolineo purtroppo, solo in questa veste il 41bis può essere tollerato nel nostro ordinamento.
taluni lo hanno descritto come una sorta di legge che trasforma lo Stato in un aguzzino e le carceri (tipo Pianosa e Asinara) in delle piccole Guantanamo.
fosse per me, sarei più felice di vederli marcire in celle di un metro per un metro, ma il nostro sistema giuridico si fonda su principi ineludibili…e sebbene si corressero dei rischi lasciando certe decisioni in mano a dei magistrati con la loro discrezionalità, era impossibile non fare la scelta che è stata fatta!
ricordo di aver già scritto del 41bis qualche mese fa e ricordo anche di aver riportato un commento di Vigna dopo l’approvazione della sua novellazione del 2002.
non mi sembrava così scettico, anzi…
di sicuro, Nick, si può dire che si stava meglio quando si stava peggio, ma non si può dire che così lo Stato abbia volontariamente e in malafede agevolato la Mafia!
sui pentiti: non dico che non dovrebbero essere ascoltati o che dovrebbero essere ridotte a zero le garanzie a loro beneficio, bensì che non si può andare avanti come fossimo ancora nel 1992! I tempi son cambiati e anche i mafiosi hanno capito come funzionano le cose in Italia…
Falcone, e lo dico a malincuore, è un ricordo lontano ormai…
16 novembre 2009 a 15:12
Luigi
@ Nick
guarda che a mio avviso larticolo di giacalone intendeva solamente mettere in evidenza che i pentiti sono coccolati a differenza dei veri eroi che sono i poliziotti onesti. NON che bisogna eliminare l’uso dei pentiti.
E’ una mia interpretazione.
Ciao!
16 novembre 2009 a 15:39
Marco Caruso
@ nick: aggiungo una postilla.
sebbene possano essere sollevati dubbi sulle possibili conseguenze della “stretta” praticata dalla legge del 2001 sui testimoni di giustizia, non si può fare a meno di notare che i cardini dell’impianto della precedente disciplina del 91 sono rimasti inalterati.
stessi benefici, stessa protezione, stesso sconto di pena.
si è solo chiesto, visto lo sproporzionato numero di pentiti e familiari sotto protezione, di legare i benefici ai testimoni di giustizia ad alcune condizioni che sfido chiunque a ritenere frivole:
prendo da Wikipedia…
* il pentito ha un tempo massimo di sei mesi di tempo per dire tutto quello che sa, il tempo inizia a decorrere dal momento in cui il pentito dichiara la sua disponibilità a collaborare;
* il pentito non accede immediatamente ai benefici di legge ma vi accede solo dopo che le dichiarazioni vengano valutate come importanti e inedite;
* il pentito detenuto dovrà scontare almeno un quarto della pena;
* la protezione durerà fino al cessato pericolo a prescindere dalla fase in cui si trovi il processo;
ora, tutte le critiche sono legittime, ma è ineludibile lo “scozzo” con la realtà: dal 92 ad oggi migliaia di pentiti hanno usufruito di assegni e protezione indipendentemente dal tenore delle loro dichiarazioni e dall’effettiva attendibilità delle stesse…e qualcuno sappiamo che ne ha approfittato!
può darsi che così si taglino le gambe al pentitismo, ma dovrebbe essere abbastanza ragionevole accettare il nuovo atteggiamento dello Stato nei confronti di un fenomeno che si è sovente dimostrato inefficace e dispendioso!
obiettivamente: quando un mafioso intende pentirsi per vedersi garantiti alcuni privilegi, non abbisogna di anni per ricordare quel che ha da dire, così come non sempre quel che dice è di utilità investigativa e quindi non si capisce perchè mai lo Stato debba “pagare” chi non gli serve e niente aggiunge alla lotta alla criminalità…
e poi: in ogni caso, tutti i pentiti e le loro dichiarazioni passano al vaglio dei magistrati…e saranno quindi giudici e pm a selezionare al meglio pentiti e dichiarazioni.
in concreto, insomma, i magistrati continuano a tenere per le palle i boss che sono stati catturati e sanno perfettamente come farli parlare…
16 novembre 2009 a 15:42
Nick
@Luigi
OK, ma l’articolo di Giacalone prima parla di alcuni pentiti che fanno un uso strumentale delle loro dichiarazioni.
E poi parla di Tommaso Buscetta, che non aveva niente da spartire con questi pentiti, generando in questo modo a proposito di Buscetta solo CONFUSIONE.
Concordi?
16 novembre 2009 a 15:59
Nick
http://www.societacivile.it/previsioni/articoli_previ/spataro.html
16 novembre 2009 a 16:03
Marco Caruso
@ nick: allora sono pazzi sia Spatuzza che Ciancimino (anche se quest’ultimo in veste di collaboratore di giustizia)?
eppure, mi sembra che negli ultimi anni non siano mancati pentiti e rivelazioni scioccanti, così come mi pare che proprio negli ultimi anni le catture di super latitanti siano aumentate…
come coniugare i dubbi sollevati a legge approvata e conseguenze effettive della legge del 2001 da allora ad oggi?
16 novembre 2009 a 16:07
Luigi
@ Nick
su Buscetta mi dichiaro incapace di giudicare perche’ della sua vicenda non so niente. Se mi dici che Giacalone con lui e’ stato ingiusto mi fido di te.
Per caso ho trovato, mentre girovagavo in pausa pranzo per la rete, questo articolo di Facci pubblicato in Prima Pagina sul Giornale di berlusconi.
Non e’ di Giacalone, come mi chiedevi tu, pero’ e’ curioso:
Forca Italia
di Filippo Facci
sabato 31 gennaio 2009, 09:46
Lettera giunta via Facebook da una 21enne romana: «ciao filippo.. ho bisogno di chiarezza.. qst mattina seguivo mattino 5 e ho sentito l’affermazione di un magistrato che ha chiamato “incivili” le persone k hanno cercato d aggredire i rumeni arrestati a guidonia.. beh inutile descriverti il mio sconcerto.. ma la domanda essenziale é: xk qst? cioè xk persone k ricoprono alte cariche e k dovrebbero garantire la “giustizia” d una nazione, s schierano contro i cittadini? io credo k il loro atteggiamento sia più che giustificato. io non so più che pensare.. forse quello k c fanno studiare sui libri (faccio giurisprudenza) non corrisponde alla realtà? quello k vedo io è una giustizia che non fa giustizia. uno stato k non è nè garante nè promotore del bene dei suoi cittadini.. ma come siamo arrivati a ciò? spero mi risponderai. grazie ciao».
Risposta dello scrivente: io non so che cosa ci sia scritto sui tuoi libri di giurisprudenza. Non so che cosa studiassi sui testi delle superiori, delle medie, sul sussidiario delle elementari: forse che il linciaggio non è pure quello un reato, forse che è lecito farsi giustizia da soli, che le pene non deve stabilirle un processo. Anch’io vorrei sapere una cosa, anch’io vorrei sapere «come siamo arrivati a ciò»: a che sia permesso, a una ragazza priva di concetti basici come pure di vocali e consonanti, la presenza in una pubblica facoltà di giurisprudenza. Questo per cominciare. Solo per cominciare.
16 novembre 2009 a 16:17
Luigi Cigarini
@Marco Caruso: ti piacerebbe ti dicessi: “Me le ha date Travaglio in persona” è? E invece no, ho semplicemente confuso le richieste dell’accusa con la sentenza… Comunque, mi pare di capire leggendo il tuo blog che uno dei motivi di critica nei confronti di Travaglio sia proprio il peso eccessivo che egli da alle sentenze della magistratura (critica che non condivido, ma non è questo il punto), quindi ti metto in guardia dal commettere lo stesso errore: ogni sentenza va giudicata nel merito valutando le motivazioni e le prove e tenendo conto che potrebbe anche essere sbagliata. La sentenza che citi tu non presuppone la trattativa come erroneamente avevo detto io, ma non la esclude neanche, ritiene soltanto che non sia provata.
Dopodiché ci sono mille altri fatti a sostegno della teoria della trattativa… ad esempio la fine delle stragi dopo il ‘93, o il fatto che per tutta la prima repubblica la mafia ha avuto referenti vicino al governo e che quindi le serviva continuare ad avere rapporti col governo.
Ho letto che studi giurisprudenza, io non so cosa si studi a giurisprudenza, ma io studio chimica e la mia forma mentis è scientifica. E a me hanno insegnato che se hai una teoria buona che spiega tutti i dati, prima di buttarla via devi avere, oltre a dati non spiegati, una nouva teoria che si adatti meglio della precedente… io in questa situazione ho una buona teoria (quella della trattativa) che mi spiega tutti i dati che ho e non vedo teorie alternative che spieghino meglio la situazione, quindi mi tengo la teoria della trattativa.
16 novembre 2009 a 16:27
Nick
@Luigi
Bellissimo articolo di Facci.
PS.
Comunque non ti fidare di me, ma documentati su Buscetta e su quello che hanno portato le sue dichiarazioni.
16 novembre 2009 a 16:27
enrix
@Cigarini, scusami ma non posso non intervenire, perchè qui veramente le sciocchezze sono arrivate in vetta.
Mori e Ultimo sono stati assolti perchè il fatto non costituisce reato. E non c’era nessuna trattativa, non diciamo minchiate.
In parole povere: i ROS erano accusati di tre omissioni mirate al favoreggiamento.
1) Non avere perquisito il covo.
2) Avere allentato la sorveglianza nei giorni successivi all’arresto di Riina
3) Non avere avvisato Caselli di ciò di cui al punto 2.
Ed ecco perchè queste tre accuse sono tre bufale, motivo per cui sono stati assolti.
1) Il covo non è stato perquisito per ordine di Caselli. Sorpreso eh?
Eppure è così. Dopo l’arresto di Riina, c’è stato un vertice fra Caselli e i ROS, per discutere dell’opportunità di una perquisizione.
Tenuto conto che:
a) il covo di Riina non era identificato, era un appartamento collocato in mezzo ad altri 80 appartamenti in un quartiere di palazzine. Anche con una retata ci sarebbe voluto parecchio per identificarlo, e la moglie ed i parenti del boss avrebbero avuto tutto il tempo che volevano per distruggere tutto quello che volevano.
b) Riina era stato arrestato ad 1 km dal covo, apparentemente ad un posto di blocco. Dichiarando in conferenza stampa che si era trattato di un arresto “stradale” e casuale, e che non si conosceva l’ubicazione del covo, i mafiosi supporters di Riina, i Sansone, che abitavano nello stesso quartiere, avrebbero abbassato il livello di guardia ed agito forse in maniera che, sorvegliandoli, si poteva smantellare tutta l’organizzazione mafiosa che faceva da corona a Riina.
c) quello non era il covo di Riina, ma l’abitazione della moglie, dove il boss viveva solo periodicamente. Come d’abitudine per i mafiosi, i documenti più compromettenti venivano tenuti nel vero covo, e non nella residenza dei parenti. Quindi “bruciare” il covo con una retata poteva essere controproducente e non produrre risultati interessanti.
Fatte tutte queste valutazioni insieme ai ROS, Caselli in tutta serenità e possesso delle sue facoltà, ordino di soprassedere dalla perquisizione ma di sorvegliare i Sansone, e quindi i ROS non fecero altro che rispondere agli ordini. Per forza il giudice ha stabilito quindi che ciò non comporta reato.
2) Il giorno dopo l’arresto di Riina, Ultimo accende la TV e trova il quartiere del boss pullulante di giornalisti. Qualcuno aveva fatto una soffiata alla stampa.
Incazzato come un bufalo, ordina ai suoi ragazzi di stare alla larga per qualche giorno, sino a che la zona non fosse tornata quieta, e di organizzare una falsa retata nel “fondo gelsomino” per far credere ai mafiosi che gli inquirenti pensassero che la si trovava il covo di Riina. Così fu fatto.
3) dell’allentata sorveglianza al quartere dei sansone (già covo di Riina), Caselli non fu tempestivamente informato perchè che fosse inutile sorvegliare per qualche giorno risultava chiaro dal fatto che le immagini del quartiere passavano continuamente in TV, Ultimo si è dato pena di studiare diversivi per non perdere la pista e tallonare i Sansone ad acque calme, e non ha ottemperato alla formalità di tenere informato Caselli perchè per lui non era necessario. Ultimo è un tipo superpratico, un operativo.
Per le ragioni 2 e 3 i carabinieri sono così stati assolti per buon senso, in quanto il giudice ha rilevato che non poteva esserci in alcun modo la malafede e il dolo, ma soltanto la buona fede.
CONCLUSIONI, caro Cigarini.
Tu sei, come tanti altri, uno degli esempi viventi di persona disinformata, e col cervello lavato da una campagna giornalistica (travaglio e bolzoni in testa), televisiva (santoro) e giudiziaria (Ingroia) tanto infamante quanto ignobile, proprio perchè attacca degli eroi di stato come Ultimo, degli autentici combattenti di trincea contro la mafia, per meschine ragioni di palazzo.
Come ci si sente?
16 novembre 2009 a 16:57
Dell'Utri
Per me non esiste la mafia Che cos’è la mafia? E’ un posto dove uno va a bussare e dice: “permette? Qui c’è la mafia? Chi è il direttore generale?” Non esiste. La mafia è un modo di essere, un modo di pensare…
E comunque gli EROI NON PARLANO.
16 novembre 2009 a 17:49
Luigi Cigarini
@enrix: ti invito a leggere fino alla fine il mio ultimo commento. Ti invito inoltre a non lasciarti andare a valutazioni stereotipate circa la mia persona che eccedono quanto scrivo qui. Non mi conosci, non sai come la penso su nulla eccetto quanto scritto finora, quindi non mi pare tu possa fare certe affermazioni. Ti invito inoltre a un linguaggio meno colorito quando ti rivolgi a me. Sorvoliamo.
Sei a conoscenza del fatto che Mori è sotto processo per non avere catturato Provenzano nel ‘95 avendone la possibilità?
Riguardo al punto 2: Ultimo viene a conoscienza della fuga di notizie e per 17 giorni non perquisisce il covo, ordina addirittura, a quanto tu dici, ai suoi uomini di lasciarlo incustodito, dando la possibilità ai mafiosi di portare via tutto compresa una cassaforte? Non so se ci sia malafede, ma a mio modo di vedere c’è quanto meno uno svarione professionale difficile da credere. Il processo era il minimo che potesse capitargli e Ingroia ha fatto solo il suo dovere, tant’è che dopo il primo grado non ha fatto appello riconoscendo che non si poteva provare la malafede e smentendo la tua fantomatica campagna giudiziaria.
16 novembre 2009 a 17:52
pippo io
beh fortunatamente interviene enrix e dà un po’ di costrutto al tutto.Che poi sia condivisibile o meno è un altro discorso.
caro pensattore, la mole è a torino, c’è chi cresce all’ombra della mole e chi all’ombra dei fichi d’india o delle banane …….non t’incazzare se ad un esercizio retorico fine a se stesso c’è chi cerca di risponderti sullo stesso tono. comunque grazie per il qual’è, scappa sempre, starò più attento.
16 novembre 2009 a 21:57
Marco Caruso
@ pippo: non so veramente che gusto ci provi a infilarti nelle sabbie mobili…
ammettilo: hai fatto un commento che non stava nè in cielo nè in terra…non sapevi che dire e l’hai sparata…oltretutto in un modo incomprensibile ai più.
tuttora mi sfugge il motivo del tuo disappunto.
comunque, hai giustamente salutato l’arrivo di Enrix che però non mi pare abbia detto qualcosa di diverso da ciò che avevo detto io.
lui ha più pazienza, lo riconosco…e gli va dato atto di essere molto preciso quando espone i fatti.
ma da quei fatti ti sei distolto tu stesso cominciando a vaneggiare sul mio aver usato la formula “cresciuto all’ombra della Mole”…
davvero: fa una bella cosa…schiarisciti un po’ le idee e poi riavvia il cervello.
ogni tanto fa bene…
16 novembre 2009 a 21:59
Marco Caruso
@ donfrengo: tu sei l’esempio più significativo di come ci siano persone nel nostro Paese che se ne fottono delle opportunità di dialogo perchè interessate più alla polemica che al confronto…
i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
ti riempi la bocca di fesserie pur di non scendere nel merito delle questioni affrontate!
complimenti…
16 novembre 2009 a 22:00
Marco Caruso
@ enrix: ero sicuro che avresti sentito il forte richiamo dei Fatti…eheh!!!
16 novembre 2009 a 22:03
Marco Caruso
@ luigi cigarini: forse una rilettura senza pregiudizi della sentenza di proscioglimento di Ultimo e Mori sulla post-cattura di Riina ti sarebbe di aiuto…
sapere che oggi Mori è sotto accusa, di nuovo, per imputazioni simili mi fa solo immaginare il medesimo finale…ma questo è un capitolo tutto ancora da scrivere!
staremo a vedere…
16 novembre 2009 a 22:21
Anonimo
Ieri e’ stato arrestato il boss mafioso Raccuglia .
Grazie a chi? Alle forze dell’ordine ed ai magistrati che rischiano la vita ogni giorno. Il sig.B oltre a togliere fondi alle forze dell’ordine e alla magistratura definisce la categoria dei malati mentali, vuole togliere lo strumento delle intercettazioni e vuole lasciare liberi migliaia di delinquenti perche’ si deve salvare lui.
Indovinate chi e’ uno dei magistrati che ha catturato Raccuglia? Antonio Ingroia procuratore aggiunto di Palermo.
Non e’ che ne parla un servo come caruso, anzi gli da del giudice schierato comunista in altro post perche’ Ingroia, allievo di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone ha detto che gli stanno togliendo i mezzi e oltre alla mafia deve difendersi anche dagli attacchi del sig.B.
Una parola del servo Caruso? Certo che no.
L’antimafia molle di Marco Caruso.
P.S. Ma riscoprire il senso della vergogna no?
17 novembre 2009 a 00:09
Luigi Cigarini
Da Micromega (http://temi.repubblica.it/micromega-online/mori-e-de-caprio-assolti-per-aver-trattato-con-la-mafia/): “Il 20 febbraio 2006 arriva la sentenza. Nelle motivazioni emergono però tanti buchi neri attorno alla mancata perquisizione del covo del capomafia. Secondo i giudici, l’istruttoria dibattimentale non ha chiarito il “lato oscuro” dell’arresto di Riina. E la linea difensiva dei due imputati “è confusa”. Inoltre, la tesi di Ultimo, scrivono i magistrati, in cui lo stesso spiega il motivo per il quale aveva chiesto ed ottenuto dai magistrati il rinvio della perquisizione, “è contraddetta” da elementi pratici come il rinvenimento di “pizzini” addosso a Riina nel momento dell’arresto, e ciò avrebbe dovuto far intuire che il capomafia ne poteva avere altri in casa. Quindi la perquisizione doveva essere fatta senza rinvio.”
Insomma anche i giudici riconoscono buchi neri e contraddizioni nei fatti, pur non riconoscendo la cosiddetta “ragione di Stato” richiesta dall’accusa, cioè la trattativa. Loro si rendono conto che c’è un lato oscuro e usano proprio queste parole, ma non lo spiegano con la trattativa, per loro questo lato oscuro rimane inspiegato. L’accusa non fa appello perché comunque il reato sarebbe prescritto, e non perché concorda con la sentenza, quindi quella sentenza non è da considerare definitiva, ma viziata da eventuale prescrizione. Tra l’altro leggendo tutto l’articolo di Micromega si nota come veramente il comportamento di Ultimo sia al limite della follia in quelle circostanze e a mio avviso non si può spiegare diversamente se non con una trattativa.
Ma ripeto i fatti che fanno pensare alla trattativa sono molteplici. Vorrei ricordare che la trattativa è stata ammessa da Piero Grasso in una intervista subito dimenticata (http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_18/grasso-mafia-trattativa-politici_fc60e5aa-bc11-11de-b0a3-00144f02aabc.shtml). Avete ancora dubbi?
17 novembre 2009 a 00:17
Luigi Cigarini
Grasso ammette la trattativa.
Il link corretto è questo, quello sopra non funziona:
http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_18/grasso-mafia-trattativa-politici_fc60e5aa-bc11-11de-b0a3-00144f02aabc.shtml
17 novembre 2009 a 01:15
Marco Caruso
@ luigi cigarini:
in tre righe hai spiegato perfettamente il perchè in Italia si guarda con tanta diffidenza alle persone come te, che poi, magari a torto (o magari a ragione) vengono tacciate d’essere dei giustizialisti in stile terrore giacobino.
a parte il fatto che alla sentenza è seguita impugnazione fino alla Cassazione (e non credo che abbiano appellato un proscioglimento i difensori di Mori e De Caprio, quindi l’accusa ha insistito sulle sue teorie), mi sembra assurdo parlare di sentenza “non definitiva” in questi termini, perchè che potesse scattare la prescrizione per un fatto su cui si era già espresso un Tribunale è una presunzione dell’accusa, indimostrata peraltro, visto che è risultata “sconfitta” in dibattimento.
i lati oscuri, come li chiami tu, nella sentenza, in realtà sono la conferma che di prove di questa fantomatica trattativa (per come la vorrebbero ricostruire taluni pentiti e talaltri magistrati) non è mai esistita.
qualche commento più sopra, l’altro Luigi ha postato un articolo di Giacalone in cui si faceva riferimento ad un altro carabiniere: Canale.
prima lo Stato ne sfrutta le qualità e le capacità nella lotta alla mafia e quando arriva poi il momento di dire grazie, eccotelo che si lamenta dei metodi usati (ammesso che davvero nessuno ne sapesse niente) o delle pseudo trattative con cui potevano raggiungere pesci grossi partendo da quelli piccoli.
ma una cosa è trattare entro certi limiti (ed è quello che succede costantemente coi vari collaboratori ed informatori); altra è imbastire un patto che coinvolge le istituzioni.
fantascienza, anzi: fantapolitica…
ecco: pensare che gente come Ultimo o come Mori si potessero prestare a fare da ambasciatori di papelli inverosimili è più offensivo che ridicolo…
in ogni caso significa voler sputare nel piatto in cui si è mangiato e sugli eroi che hanno fatto una parte della Storia di questo Paese…
17 novembre 2009 a 01:17
Marco Caruso
@ luigi cigarini: altra cosa, stavolta sulle dichiarazioini di Grasso.
non ho niente da ridire sulla persona, che stimo e che ho sempre apprezzato, ma non ti sei chiesto come mai tutti sapevano ma nessuno ha detto niente per 17 anni e a tutt’oggi a nessuno viene in mente di fare un nome che sia uno?
17 novembre 2009 a 01:26
Anonimo
Ma Caselli era stato informato o no della cessata sorveglianza? Da quello che dici qui sembrerebbe non sia stato informato
17 novembre 2009 a 01:28
Nick
Ero io..
17 novembre 2009 a 01:29
Marco Caruso
@ anonimo: ma io sono felicissimo dell’arresto del numero due di cosa nostra.
non mi sorprendo, visto che abbiamo nelle forze dell’ordine un fiore all’occhiello del nostro Paese.
sui magistrati invece ho qualche riserva, in primis su Ingroia.
sai…per certi pubblici ministeri è molto facile accaparrarsi meriti lasciando che altri cadano nella polvere.
i casi De Caprio, Mori, De Donno, Canale, Contrada e altri sono esplicativi.
perciò, sinceramente, così come gioisco per una vittoria dello Stato, mantengo una certa diffidenza nei confronti di alcuni “professionisti dell’antimafia” molto telegenici e molto chiacchieroni…
per tua informazione, comunque, un’eventuale riforma delle intercettazioni non colpirebbe i reati di mafia e quindi queste catture sarebbero, come sono, sempre possibili anche grazie ai classici metodi di indagine.
ad ogni modo, ho avuto di che ridire in merito a quella riforma e questo credo sia la risposta migliore a tutte le tue accuse.
spiace per te, ma non hai a che fare con un cieco “servo” del padrone…per un semplice motivo: non ho padroni e ragiono con la mia testa.
cosa che a occhio e croce tu devi ancora cominciare a fare…
17 novembre 2009 a 01:29
Nick
Il commento precedente era rivolto a enrix
17 novembre 2009 a 01:33
Nick
@Marco
“un’eventuale riforma delle intercettazioni non colpirebbe i reati di mafia”
Sicuro? Come si arresta un mafioso? Quali sono le intercettazioni che si dispongono?
17 novembre 2009 a 01:37
Nick
Perchè hai riserve su Ingroia?
17 novembre 2009 a 01:48
enrix
@Cigarini.
“Non mi conosci, non sai come la penso su nulla eccetto quanto scritto finora, quindi non mi pare tu possa fare certe affermazioni.”
Le mie affermazioni sono infatti strettamente limitate al Truman Show sui ROS, ed al tuo esserne vittima. Al di là di quello si capisce benissimo che sei un’ottima persona. Sei solo disinformato. Io sto semplicemente cercando di dare una scrollata alla tua coscienza.
“Ti invito inoltre a un linguaggio meno colorito quando ti rivolgi a me.”
Tu cessa di scrivere sciocchezze sui carabinieri che hanno catturato Riina, che sono eroi di noi tutti, un esempio da difendere col sudore e col sangue, e vedrai che il mio linguaggio nei tuoi confronti diverrà delicato come una piuma. Per il momento siamo ai ferri corti, purtroppo e dato l’argomento.
“Sorvoliamo.”
Ma anche no, se ti pare.
“Sei a conoscenza del fatto che Mori è sotto processo per non avere catturato Provenzano nel ‘95 avendone la possibilità?”
No, sono invece a conoscenza che nel 2001-2002 i ROS stavano arrivando al covo di Provenzano grazie ad una serie di cimici piazzate in ambientale ai di lui custodi, la famiglia Eucaliptus di Bagheria, cimici che sono state bonificate dagli Eucaliptus dopo la soffiata fatta dagli uomini della Procura (Ciuro & Co. conosci?) al braccio finanziario di Provenzano, Michele Aiello. Lo stesso che era stato incaricato sempre da Ciuro di occuparsi della ristrutturazione della villa al mare di Ingroia, prima che venisse condannato a 18 anni per associazione mafiosa. Studiati questa mia cosa, per cominciare ad aprire gli occhi:
http://cronachedallimbecillario.splinder.com/post/20610394#20610394
Dell’ultimo processo a Mori invece sono tanto a conoscenza che conosco atti e fatti. E Mori è pulito come l’acqua di fonte. Non solo. Ha fatto ciò che doveva fare, esattamente come quando ha catturato Riina. Aspetta e vedrai.
Restano alcuni dubbi sulle testimonianze di Riccio, che io conosco bene. E che conosce anche meglio di me il suo ex collega Del Vecchio, che qui ti spiega con che bel personaggino abbiamo a che fare:
http://segugio.splinder.com/post/21617853/INTERVISTA+A+GIUSEPPE+DEL+VECC
Come vedi, siamo sempre lì. Da una parte un generale dei carabinieri che ha dato la vita alla lotta contro la mafia, dall’altra uno che ha usato l’arma come un set cinematografico specializzandosi nei falsi, nel raffinare e sparpagliare droga come esca, nei cammuffamenti e nelle trappole. E oltretutto, denominatore comune con tanti pentiti, ricattabile. Mi pare non ci sia molto da commentare.
Se vuoi capire la ratio di questo processo, prima ti devi documentare su tutta una serie di cose, e di ruggini del palazzo. A partire dalla cattura di Riina da parte del ROS, indagando in segreto in direzione contraria a quella indicata dai PM, che l’arresto ha colto di sorpresa. Aver compiuto l’arresto nelle prime ore di insediamento di Caselli a Palermo, togliendo a questi ogni possibilità di merito. Essere stati bruciati nelle indagini correnti sui Sansone da una soffiata ai giornalisti di cui si conosce l’autore, ma che i PM non hanno voluto punire (se la son presa invece con Ultimo perchè non mandava i suoi uomini in mezzo ai giornalisti. E che ci andavano a fare? Ma che ci han presi forse per cretini?). Il suicidio del Maresciallo Lombardo provocato da un’indagine assurda aperta su di lui da un PM ed il conseguente tentativo di infangarne il nome con accuse di corruzione inconsistenti inventate(come sempre) dai pentiti. L’avere esteso la vendetta su quell’episodio al di lui cognato, il tenente Canale, altro uomo probo ed onorato dell’arma dei carabinieri, braccio destro di Borsellino (che lo chiamava “fratello”), accusato ed infamato per anni ingiustamente (oggi finalmente anche lui del tutto assolto), salvo allentare la morsa e la tensione quando si trattava di usarlo come testimone contro Bruno Contrada.
L’avere cercato di addebitare ai carabinieri la fuga di notizie sull’inchiesta mafia e appalti, fuga di notizie che ha depotenziato il lavoro dei ROS, e sulla quale si stava interessando Borsellino prima di morire. (invece indoviniamo un po’ chi aveva passato le carte ai mafiosi, proprio i signori procuratori, lo dice un’ordinanza del GIP di caltanissetta tenuta seminascosta).
L’avere da quel momento i PM aperto per ben TRE volte il fascicolo di indagine contro Mori e Ultimo ed avere per ben TRE volte chiesto dopo qualche mese l’archiviazione, situazione che di fatto teneva sotto pressione, per non dire ricatto, i carabinieri senza soluzione di continuità. Per fortuna che la terza volta il GIP ha capito il giochino, ha detto “adesso basta” e ha respinto l’istanza di archiviazione dei PM, dando avvio al processo che ha prosciolto i carabinieri. E potrei continuare. Ti pare un’ambientino dove la giustizia possa fare il suo corso in serenità e buona fede? Non ti domandi ad esempio, perchè quando un pentito come Spatuzza viene interrogato a Palermo, certe cose non vengono fuori, mentre lo stesso Spatuzza a Caltanissetta riesce a raccontare che dopo l’arresto di Riina la mafia stava dando la caccia ai carabinieri che vi avevano partecipato per accopparli? Forse a Caltanissetta si respira un’aria diversa ed i pentiti ricordano cose che a Palermo non ricordano?
“Riguardo al punto 2: Ultimo viene a conoscienza della fuga di notizie e per 17 giorni non perquisisce il covo, ordina addirittura, a quanto tu dici, ai suoi uomini di lasciarlo incustodito, dando la possibilità ai mafiosi di portare via tutto compresa una cassaforte?”
Non toccava a Ultimo perquisire il covo, vedo che non vuoi capire. La perquisizione era stata sospesa da Caselli sino a nuovo ordine. Ultimo doveva pedinare e sorvegliare i fratelli Sansone, Questo era il mandato.
Quando Ultimo trova i giornalisti che ronzano, avvertiti da una soffiata, sospende la sorveglianza perchè non era compatibile con la presenza dei giornalisti (se vuoi ti spiego perchè, ci son due o tre ragioni. Una di queste ovviamente era che i sansone con i giornalisti in strada se ne stavano più che in campana, sentendosi sorvegliati, e quindi con l’appostamento non si sarebbe scoperto un bel niente, anzi, c’era il rischio di farsi beccare, quanto meno dai giornalisti). Ultimo ha deciso di lasciare scemare i giornalisti senza che fosse ancora individuato esattamente il covo, ed ha promosso una retata nel fondo gelsomino, in maniera da depistare i sansone che si tranquillizzassero pensando che i CC brancolavano nel buio rispetto al loro covo. Poi, improvvisamente, dopo 17 giorni i PM dispongono una perquisizione DI QUEL COVO CHE I GIUDICI DEL PROCESSO MORI-ULTIMO HANNO SENTENZIATO CHE NON POTEVA PIù’ CONTENERE DOCUMENTI INTERESSANTI DI ALCUN TIPO SIN DALLE PRIME ORE POMERIDIANE DEL GIORNO DELLA CATTURA DI RIINA. Perchè ti ripeto, in quanto sei duro a capire: NON SI SAPEVA DOVE ERA UBICATO IL COVO, ERA UN APPARTAMENTO IN MEZZO A 80, DOPO LA CATTURA DI RIINA UNA RETATA PER INDIVIDUARLO NON SAREBBE COMUNQUE SORTITA AD ALCUN RISULTATO, PERCHE’ CHI C’ERA DENTRO AVREBBE COMUNQUE DISTRUTTO IMMEDIATAMENTE I DOCUMENTI. DI QUESTA COSA ERANO CONSAPEVOLI CASELLI E I PROCURATRI, NON SI POTEVA FARE NESSUNA PERQUISIZIONE DEL CAZZO E QUI MI SEMBRA DI ESSERE ALLE LEZIONI DI SOSTEGNO.
Ed inoltre, udite udite, non è stata asportata ALCUNA CASSAFORTE, E’ UN’ALTRA PALLA, COSIì COME E’ UNA PALLA FATTUALE CHE DOPO AVER RIPULITO IL COVO I MAFIOSI ABBIANO BRUCIATO IL MOBILIO RIMASTO. PALLA. IL MOBILIO E’ RIMASTO Lì TUTTO, TUTTO QUANTO, INTERO PULITO, CON CARTE, LIBRI, ELETTRODOMESTICI, TUTTO PERFETTAMENTE IN ORDINE. COSI’ COME LA CASSAFORTE, CHIUSA CON LA COMBINAZIONE, TANTO CHE SI E’ DOVUTO FORZARLA PER APRIELA. Non le sapevi ’ste cose, Cigarini?
Che succede, stai scoprendo anche tu lo scenario col tramonto dipinto del Truman Show?
Leggiti questa mia querelle con Nicola Biondo dell’Unità, è molto istruttiva, ti dimostra che cosa vuol dire parlare di un argomento conoscendolo e non cazzeggiando, e contiene, fiato alle trombe, le foto della cassaforte salda al suo posto, per i san Tommaso, quelli che devono per forza metterci il naso.
http://cronachedallimbecillario.splinder.com/post/19968342#19968342
“Non so se ci sia malafede, ma a mio modo di vedere c’è quanto meno uno svarione professionale difficile da credere.”
No, non c’è nessun svarione, soltanto una serie di figli di puttana che su questa storia ti han fatto bere un mucchio di frottole.
“Il processo era il minimo che potesse capitargli e Ingroia ha fatto solo il suo dovere,”
Ingroia non lo voleva quel processo, Ingroia aveva chiesto per la terza volta l’archiviazione, perchè sapeva benissimo che la verità era diversa da quella che veniva dipinta sui giornali, e che nel processo sarebbe emersa. Sfiga per lui, il GIP ci ha dato un taglio. Così la verità è emersa, a partire dal fatto che la strategia investigativa di non perquisire il covo, era stata condivisa senza tentennamenti da Caselli.
“tant’è che dopo il primo grado non ha fatto appello riconoscendo che non si poteva provare la malafede e smentendo la tua fantomatica campagna giudiziaria.”
Eh già, perchè invece la ragione non è che avrebbe incrudito ulteriormente la pessima figura, no eh?
17 novembre 2009 a 01:48
Marco Caruso
@ nick: partiamo da un dato di fatto.
sono i magistrati ad autorizzare le indagini.
sono sempre i magistrati a giustificarle.
sono ancora una volta i magistrati a decidere l’incriminazione e le piste da seguire.
in poche parole, un magistrato sa perfettamente come aggirare un divieto, ma soprattutto, fidandosi della loro intelligenza, si dovrebbe esser portati a supporre che abbiano anche il quadro generale della situazione in cui si innestano determinate indagini.
detto questo: i reati che più si avvicinano a quelli di stampo mafioso sono tutti intercettabili anche secondo la riforma delle intercettazioni.
non la prima stesura, ma per correttezza riferiamoci alla seconda stesura del ddl.
omicidio, estorsione, sequestro a scopo d’estorsione, traffico di droga e armi, terrorismo, rapina e violenze di questo tipo sarebbero stati comunque perseguibili per mezzo delle intercettazioni.
ciò detto, non mi piace quel ddl e spero non veda mai la luce, anche se il problema esiste e andrebbe affrontato.
in altro modo, ma andrebbe affrontato.
l’importante è ripulire il discorso da ogni pregiudizio ideologico e dalle falsità di base che lo inquinano senza concedere appelli…
su Ingroia: diciamo che non mi piace il suo modo di esporsi (e siamo sempre lì), la sua vicinanza a certi ambienti politici e giornalistici (massì…facciamo pure il nome di Travaglio), non mi piace a pelle e non mi piace perchè evidentemente, come si diceva l’altro giorno, non sa scegliersi le persone di cui può fidarsi…ed essendo lui un magistrato antimafia, si supporrebbe che di cose ne sappia ben più di altri…
comunque…
non mi piace anche per come sta conducendo questa campagna mediatica sulla presunta trattativa…
sinceramente: spero di sbagliarmi su tutta la linea…ma in parte no!
17 novembre 2009 a 01:08
Marco Caruso
@ enrix: come sempre…giù il cappello.
17 novembre 2009 a 01:10
Nick
“Non toccava a Ultimo perquisire il covo, vedo che non vuoi capire. La perquisizione era stata sospesa da Caselli sino a nuovo ordine. Ultimo doveva pedinare e sorvegliare i fratelli Sansone, Questo era il mandato”
Il mandato di chi? di Caselli?
Detta così sembrerebbe che Caselli abbia imposto a Ultimo cosa doveva fare.
17 novembre 2009 a 01:20
Nick
DALLA SENTENZA
Come testimoniato da coloro che erano presenti (più avanti citati),
quella mattina, nella caserma Buonsignore, la notizia dell’arresto di
Salvatore Riina provocò un clima di grande agitazione e fermento che
si diffuse rapidamente tra tutti, assieme al comprensibile entusiasmo
con cui fu accolta sia da parte dell’Autorità Giudiziaria che delle varie articolazioni
dell’Arma, e ad un altrettanto comprensibile stupore per la velocità con cui si era giunti a quel risultato straordinario ed al contempo insperato in così breve tempo.
Anche le modalità che l’avevano reso possibile erano straordinarie, sia perché il Riina non aveva opposto resistenza, sia perché la collaborazione del Di Maggio
era iniziata appena sei giorni prima.
In caserma, quando la notizia iniziò a circolare, accorsero, numerosissimi,
magistrati ed ufficiali dei CC; tra gli uni, il nuovo Procuratore della
Repubblica dott. Giancarlo Caselli, che si insediava proprio quel giorno, il
procuratore aggiunto dott. Aliquò, i dott.ri Lo Voi, Spallitta, il sostituto
procuratore di turno dott. Luigi Patronaggio, tra gli altri, il col. Domenico
Cagnazzo ed il comandante della Regione Sicilia gen Cancellieri, il magg.
Mauro Obinu, il comandante del ROS gen. Antonio Subranni, il vice
comandante operativo col. Mori, dal quale tutti avevano ricevuto la notizia, e poi i comandanti dei gruppi I e 2 del Nucleo Operativo ed, ancora, Il cap.
Giuseppe De Donno ed il mar.llo Rosario Merenda.
La concitazione di quei momenti, il gran numero di individui che affollava il cortile dove tutti si erano informalmente riuniti e ritrovati, spiega — come riferito da tutti i testimoni che vi presero parte — il perché non si svolse alcuna riunione di carattere formale, sostituita, di fatto, da discussioni, che ormai evidentemente si concentravano “sul che fare ora” e come proseguire l’azione di contrasto a “cosa nostra ” , e che avvenivano proprio in quel medesimo contesto di luogo, di tempo e di persone.
Fu in quel contesto, dunque, che iniziarono ad emergere e profilarsi, come
riferi to dalle testi monianze acquisite e come si legge nella nota
successivamente scritta dal dott. Caselli in data 12.2.93 (all. f produzione
documentale P.M., acquisita all’ud del 9.5.05), due diverse linee d’azione: quella che sosteneva la necessità di irrompere immediatamente nel complesso divia Bernini. individuare la villa da cui era uscito il latitante e procedere alla sua perquisizione, l’altra, sostenuta dal ROS e dal De Caprio
in particolare, che invece riteneva si aprisse la possibilità di svolgere ulteriori
indagini, sfruttando l’ effetto sorpresa, costituito dal fatto che, essendo stato
catturato il boss alla rotonda del motel Agip invece che all’ uscita dal
complesso di via Bernini, gli altri affiliati a “cosa nostra” non avrebbero
potuto mettere in collegamento l’arresto con quel sito e dunque non sarebbero stati in grado di risalire a come i carabinieri erano riusciti n localizzare Salvatore Riina.
Questa seconda linea fu quella adottata in sede di conferenza stampa, nel corso della quale il generale Cancellieri riferì la versione concordata, secondo cui il Riina era stato intercettato, casualmente, a bordo della sua auto guidata da Salvatore Biondino mentre transitava sul piazzale antistante il Motel Agip. Nessun riferimento venne fatto a via Bernini ed a tutta l’attività che ivi era stata espletata.
Tuttavia – come emerge dalle deposizioni rese, che pure non hanno potuto
scandire con chiarezza come si succedettero le varie determinazioni – l’idea di procedere alla perquisizione era tuttora “in piedi” al momento della
conferenza stampa, ed anzi il dott. Luigi Patronaggio, in quanto pubblico
ministero di turno, già nella mattinata aveva, d’accordo con il dott.
Giancarlo Caselli, predisposto i relativi e necessari provvedimenti, così come
già era stata disposta la costituzione di due squadre, con gli uomini dei gruppi 1 e 2 del Nucleo Operativo guidati dal magg. Balsamo e dal cap. Minicucci. che avrebbero dovuto procedere dapprima agli accertamenti sui luoghi ed in seconda battuta, una volta individuata la villa, alla perquisizione.
Le squadre, che ormai in tarda mattinata erano pronte, rimasero in attesa, nel cortile della caserma, dell’ordine di partire che tuttavia non arrivava. A quel punto si era fatta ora di pranzo, per cui i magistrati e gli ufficiali dell’Arma, ad eccezione del col. Cagnazzo che si era allontanato per occuparsi del trasferimento del Riina in un luogo di sicurezza, e del gen. Subranni, cui spettava la redazione dello comunicazioni da inviare agli organi istituzionali, decisero di fermarsi al circolo ufficiali.
Nel frattempo, subito dopo la conferenza stampa – come dichiarato dal cap. De Donno, da Attilio Bolzoni (ud. 11.7.05) e da Saverio Lodato (ud. 26.9.05) –
Giuseppe De Donno, che quella mattina era stato a testimoniare nel processo cd. “mafia-appalti”, era intento a conversare con alcuni giornalisti (Felice Cavallaro del Corriere della Sera, il Bolzoni ed il Lodato).
In questo contesto, ebbe a profferire la frase – poi pubblicata sul Corriere
della Sera e da li ripresa su altre testate – secondo cui “qualcuno per la vergogna sarebbe dovuto andare via da Palermo”, frase che gli esponenti della stampa misero all’epoca in diretto collegamento con l’arresto di Riina e che successivamente – quando ormai sarebbe stato noto che il cd. “covo”, invece di essere perquisito dalle forze dell’ordine, era stato svuotato da ogni cosa ad opera di terzi di fatto lasciati liberi di agire indisturbati – sarebbe stata riletta proprio in correlazione con la vicenda della mancata perquisizione.
In dibattimento, il teste De Donno ha chiarito che in realtà quella frase non
aveva alcuna attinenza con l’arresto di Salvatore Riina, vicenda alla quale era rimasto completamente estraneo, ma si riferiva alle indagini condotte dalla sua sezione, che erano sfociate nel rapporto cd. “mafia-appalti”.
I giornalisti ignoravano, invece, che egli non avesse preso parte alle indagini
relative alla cattura del Rima e, visto il contesto nel quale il capitano aveva
rilasciato quella esternazione, la misero in diretta correlazione con la
che la “notizia del giorno” e successivamente, con le anomalie
contraddistingueranno.
Invero, considerato il momento temporale nel quale avvenne questo
colloquio (tarda mattinata, dopo la conferenza stampa come hanno riferito
concordemente i citati testi), appare evidente che il cap. De Donno non potesse certo alludere a circostanze connesse alla mancata perquisizione del cd. “covo”, che ancora non era stata decisa.
Difatti, nello stesso frangente temporale, il cap. Minicucci si trovava nel cortile della caserma, pronto a partire per via Bernini, quando incontrò
l’imputato De Caprio, che gli domandò cosa stesse succedendo; gli rispose che aveva ricevuto l’incarico di procedere agli accertamenti sul complesso immobiliare ed alla perquisizione della villa abitata dal Riina, una volta che fosse stata individuata.
L’imputato, che dal punto di vista gerarchico era suo superiore, gli disse di aspettare perché si doveva valutare l’ opportunità di procedere all’operazione (cfr. deposizione resa dal Minicucci); quindi si recò al circolo ufficiali, dove si erano riuniti per pranzare sia i magistrati della Procura che gli ufficiali della territoriale e del ROS, e li ribadì quella che era la linea d’azione che secondo lui andava seguita, già espressa nella mattinata prima della conferenza stampa. ovvero non dare luogo alla perquisizione e sfumare il fatto che l’arresto di Riina fosse stato fatto apparire come
casuale.
La contrapposizione tra i due orientamenti investigativi sopra delineati avvenne, dunque, in due momenti temporali distinti, e cioè sia prima che dopo la conferenza stampa, come si evince chiaramente dalla nota del 12.2.93, inviata dal dott. Caselli sia al ROS che alla territoriale, per richiedere chiarimenti sulla vicenda.
Nella nota, il Procuratore distingue due momenti diversi, riferendo che “ nelle ore successive all’arresto del Riina, vari ufficiali dell’Arma, in particolare del ROS ebbero a manifestare che i vari luoghi di interesse per le indagini, in particolare il complesso Immobiliare (di via Bernini), erano sotto costante ed attento controllo e che era assolutamente indispensabile, per non pregiudicare ulteriori importanti acquisizioni, che dovevano consentire di disarticolare la struttura economica e quella operativa facente capo al
Riina, evitare ogni intervento immediato, o comunque affrettato”; nel pomeriggio, poi, il De Caprio “addusse le medesime ragioni per richiedere espressamente che non venisse eseguita la
perquisizione”, e la richiesta fu accolta”
17 novembre 2009 a 01:20
enrix
@ Cigarini.
Ti chiedo a titolo di cortesia di evitare di citarmi articoli di Provvisionato, così come di Biondo dell’Unità, di cui tra l’altro si cita un articolo nel link che ci hai dato, articolo che io ho demolito per tabulas nel link che ti ho già dato.
Il motivo della mia richiesta è evidente: a me non interessano i Truman Show, e pertanto tutti gli scenari dipinti connessi.
A partire dal fatto che quando dice ” L’accusa? Aver ritardato di ben 18 giorni la perquisizione della villa in cui il capo dei capi di Cosa nostra aveva vissuto, consentendo nei fatti che un manipolo di picciotti ripulisse completamente quella residenza, arrivando persino a smurare una cassaforte. ” dice due o tre falsità a raffica. della cassaforte ti ho già detto. Della ripulitura anche. Ma soprattutto, l’accusa non era per niente quella. vatti a leggere atti e sentenza. Non era quella perchè come ti ho già detto non poteva essere quella, perchè altrimenti l’accusato sarebbe stato Caselli. ma possibile che si goda tanto a leggere delle panzane?
La Giusi Vitale è quella che ha pure detto che i mobili erano stati bruciati. Massima affidabilità. Pazienza qualche ora, e anche sui mobili di Giusi Vitale pubblicheremo una cosuccia niente male.
Quella dei PM che non ricorrono perchè si incorre nella prescrizione. è un’altra palla. Se il Giudice di primo grado ha respinto lo status di prescrizione, e in appello nessuna delle parti la invoca (e stai tranquillo che i cc non l’avrebbero mai fatto) il tribunale di ricorso non sarebbe entrato nel merito della prescrizione non essendo suo compito, ma solo nel merito del ricorso.
Ciò che ha dichiarato Patronaggio di aver udito de relato da Caselli non conta nulla, perchè è un sentito dire. Pensa che i “sentito dire” nei processi americani non son neppure ammessi agli atti, vengono stralciati. Conta solo ciò che dice in prima persona Caselli e ciò che di conseguenza han detto i giudici nella sentenza. Leggitelo nel mio articolo.
La storia del video, è la più divertente. Certo che ad un certo punto si interrompeva. La telecamera era sul furgone che sostava da ore di fronte all’ingresso del quartiere, e che doveva riportare a casa gli uomini, anche perchè da quella telecamera non si sarebbe potuto riprendere nulla di utile. che la tenevano accesa a fare? Per riprendere le strade di palermo durante il rientro? Ma non lo vedi che è una presa per il culo? Anche di questo aspetto ne parlo nel mio articolo, con le riprese dal satellite. Vai a leggere.
Il resto è fumo e teatro. I colpi di scena con le lettere dell’associazione delle vittime di Firenze e le requisitorie fulminati.
Ti prego di non farmi mai neppure il nome, di Provvisionato, che mi vien la nausea.
17 novembre 2009 a 01:22
Nick
Invito a leggerla.
17 novembre 2009 a 01:31
enrix
@ Nick.
“Detta così sembrerebbe che Caselli abbia imposto a Ultimo cosa doveva fare.”
No, ho detto che è stata una strategia CONDIVISA da Caselli. e CHE UNA VOLTA CONDIVISA, CASELLI HA DISPOSTO E NON TOCCAVA AD ULTIMO MODIFICARE QUELLA DISPOSIZIONE. Perciò dire che Ultimo ha aspettato 17 giorni senza perquisire, è una cazzata. Una fregola, una puttanata, un’assurdità, chiamala come ti pare.
Tu hai citato una parte della sentenza dove i magistrati raccolgono le idee, ma non hai citato le conclusioni che ne traggono. Te le cito io:
“ avviare un’indagine sistematica su questi soggetti (i Sansone –ndr) , in parallelo a quella già in corso sui Ganci, avrebbe potuto portare – nella prospettazione difensiva – ad acquisizioni investigative di grande rilevanza, se non addirittura decisive per la sopravvivenza del gruppo che faceva capo al Riina, il quale appunto, proprio sui Sansone e sui Ganci, aveva potuto contare durante la latitanza, per i suoi spostamenti nella città e per il soddisfacimento delle proprie esigenze di vita quotidiana. Questa opzione investigativa comportava evidentemente un rischio che L’AUTORITÀ GIUDIZIARIA SCELSE DI CORRERE, CONDIVIDENDO LE VALUTAZIONI ESPRESSE DAGLI ORGANI DI POLIZIA GIUDIZIARIA, direttamente operativi sul campo, SULLA RILEVANTE POSSIBILITÀ DI OTTENERE MAGGIORI RISULTATI OMETTENDO DI ESEGUIRE LA PERQUISIZIONE Nella decisione di rinviarla appare, difatti, LOGICAMENTE, INSITA L’ACCETTAZIONE DEL PERICOLO DELLA DISPERSIONE DI MATERIALE INVESTIGATIVO EVENTUALMENTE PRESENTE NELL’ABITAZIONE, CHE NON ERA STATA ANCORA INDIVIDUATA DALLE FORZE DELL’ORDINE, dal momento che NULLA AVREBBE POTUTO IMPEDIRE A “‘NINETTA” BAGARELLA, CHE VI DIMORAVA, O AI SANSONE, CHE DIMORAVANO IN ALTRE VILLE MA NELLO STESSO COMPRENSORIO, DI DISTRUGGERE OD OCCULTARE LA DOCUMENTAZIONE EVENTUALMENTE CONSERVATA DAL RIINA – COSA CHE IN IPOTESI AVREBBERO POTUTO FARE ANCHE NELLO STESSO POMERIGGIO DEL 15 GENNAIO, dopo la diffusione della notizia dell’arresto in conferenza stampa, QUANDO cioè IL SERVIZIO DI OSSERVAZIONE ERA ANCORA ATTIVO – od anche a terzi che, se sconosciuti alle forze dell’ordine, avrebbero potuto recarsi al complesso ed asportarla senza destare sospetti. L’OSSERVAZIONE VISIVA DEL COMPLESSO, IN QUANTO INERENTE AL SOLO CANCELLO DI INGRESSO DELL’INTERO COMPRENSORIO, CERTAMENTE NON POTEVA ESSERE DIRETTA AD IMPEDIRE TALI ESITI, PRESTANDOSI SOLO AD INDIVIDUARE EVENTUALI LATITANTI CHE VI AVESSERO FATTO ACCESSO ED A FILMARE L’ALLONTANAMENTO DELLA BAGARELLA, CHE NON ERA COMUNQUE INDAGATA, E LE FREQUENTAZIONI DEL SITO.
Questa accettazione del rischio FU CONDIVISA DA TUTTI COLORO CHE PRESERO PARTE AI COLLOQUI DEL 15.1.93, AUTORITÀ GIUDIZIARIA e reparti territoriali, dal momento che era più che probabile che il Riina, trovato con indosso i cd. “pizzini”, detenesse nell’abitazione appunti, corrispondenza, riepiloghi informativi, conteggi, comunque rilevanti per l’associazione mafiosa, e NON POTENDO TUTTI COLORO CHE LA CONDIVISERO NON ESSERSI RAPPRESENTATI CHE CON IL RINVIO DELLA PERQUISIZIONE NON SI SAREBBE POTUTO IMPEDIRNE LA DISTRUZIONE O COMUNQUE LA DISPERSIONE AD OPERA DI TERZI.”
In parole cristiane: quando si è deciso, su suggerimento dei ROS che era meglio non bruciare il covo sorvegliando i sansone perchè tanto i documenti se c’erano non si potevano comunque più salvare, si è deciso tutto questo anche da parte dei magistrati CHE NE ERANO PERFETTAMENTE CONSAPEVOLI. E tutto quello che è successo da quel pomeriggio in poi, CON LA PERQUISIZIONE NON C’ENTRA PIU’ UN CAZZO.
Discutere su questa base, per cortesia, senza tirar fuori fumo e nebbia.
17 novembre 2009 a 01:32
enrix
“Invito a leggerla.”.
Quando avrò problemi di stitichezza, lo rifarò.
17 novembre 2009 a 01:51
enrix
@ Cigarini.
“Grasso ammette la trattativa.”
Non esattamente, Grasso ha semplicemente detto che si sta parlando di una cosa di cui si sapeva benissimo tutti da 17 anni e che non era una cosa di cui scandalizzarsi affatto.
E’ la stessa trattativa ammessa da sempre, sin dal 92 con Violante, da Mori. Un contatto con Ciancimino per essere aiutati ad assicurare alla giustizia i latitanti. Normale amministrazione, per un carabiniere.
Soltanto che le parole di Grasso sono state un po’, diciamo così, smussate da stampa e televisione per piegarle ad un diverso significato, tanto che Grasso dopo qualche giorno ha dovuto urlare da un microfono: “non si può rimanere sconvolti da rivelazioni che non sono tali”.
Attento Cigarini, a non cadere nel giochino di una trattativa come movente principale delle stragi, perchè è falso. I moventi delle stragi sono bel altri e molto più classici e tradizionali. Si chiamano denaro, molto denaro, e pararsi il culo per non finire in galera. Mafiosi, politici ed anche certe altre categorie.
Le inchieste, Cigarini, le indagini. Quando fanno fuori un giudice, e peggio ancora due, due come quelli, bisogna guardare dove stavano ficcando il naso. Quello prima di tutto. Non ti viene il dubbio che questo della trattativa è un velo di fumo? Dubbio che non può che divenir certezza, se prendi atto che i papelli son due patacche, due falsi, due apocrifi.
Su Grasso magari leggi questo:
http://segugio.splinder.com/post/21582726/Sull%27intervista+del+TG3+a+Pier
17 novembre 2009 a 08:22
Luigi
@ enrix
tanto di cappello, come sempre.
17 novembre 2009 a 10:49
Nick
Ma queste cose già le sappiamo: sono le medesime cose evidenziate in maiuscoletto sul tuo sito.
Non è fumo e nebbia quello che ho tirato fuori io: piaccia o no è una parte della sentenza che spiega in maniera chiara come si sono svolti alcuni fatti. E che dice ad esempio che Caselli aveva già disposto che si dovesse procedere una volta individuata la villa, alla perquisizione. E che poi è stato bloccato dai ROS.
E cosa ha creduto Caselli per 17 giorni?
PS
Non dicevo a te di leggere la sentenza, lo dicevo a chi vuole informarsi anche oerchè di questa parte delle sentenza, e del fatto che Caselli aveva già disposto la perquisizione non se ne fa menzione sul tuo sito.
17 novembre 2009 a 11:05
Nick
@Marco
“omicidio, estorsione, sequestro a scopo d’estorsione, traffico di droga e armi, terrorismo, rapina e violenze di questo tipo sarebbero stati comunque perseguibili per mezzo delle intercettazioni”
Ti rimando a un sito di una persona con cui non mi trovo solitamente d’accordo: enrix.
E ti invito a leggere come è stato arrestato Pippo Ciuro.
Le intercettazioni che sono state disposte non riguardano NESSUNO di questi reati.
Le preoccupazioni dei magistrati e di Ingroia sono RAGIONEVOLI.
17 novembre 2009 a 11:11
Nick
@Marco
http://cronachedallimbecillario.splinder.com/?from=20
L’articolo (veramente ben fatto) si chiama doppio gioco.
17 novembre 2009 a 11:14
Marco Caruso
@ nick: conosco, conosco…me lo sono gustato non appena Enrix l’ha postato!
è ovvio che qualcosa si perderebbe (e infatti non sono d’accordo), ma non si può neanche negare che sono i magistrati a poter gestire la cosa e sicuramente sanno come aggirare l’ostacolo!
17 novembre 2009 a 11:21
Nick
Non capisco, adesso vorresti cghe i magistrati per perseguire i mafiosi aggirassero la legge?
17 novembre 2009 a 11:21
Nick
..vorresti che..
17 novembre 2009 a 11:34
Marco Caruso
@ nick: no, ci mancherebbe altro.
dico solo che essendo i magistrati a coordinare le indagini e i pm a presentarsi davanti ai vari gip per ottenere autorizzazioni di vario genere, beh…sanno perfettamente come farsi accettare un’intercettazione per un fatto sebbene stiano indagando su altro.
non è contra legem: è solo un excamotage credo utilizzatissimo peraltro (ma lo dico senza conferme…è giusto un presentimento)!
poi, ti ripeto: non ero favorevole a quella proposta di riforma…tuttavia credo non si debba tentare di strappare anche là dove la carta non c’è…
17 novembre 2009 a 11:49
Nick
mmhhh
scusa se lo dico. Da quello che dici non mi sembri poi tanto contrario alle cose che dice Ingroia..
Infatti dici:
“non ero favorevole a quella proposta di riforma”
“qualcosa si perderebbe”
.. che è quello che dice lui
Mi sembri più contrario al fatto che queste cose sia un magistrato a dirle.
PS.
Per me lo Stato non deve far sì che nella lotta contro la mafia i magistrati possano servirsi solo di excamotage.
Lo Stato deve essere presente. Altrimenti poi ha ragione chi dice che lo Stato non c’è
17 novembre 2009 a 12:00
Marco Caruso
@ nick: non cambio idea a seconda di chi è d’accordo o meno con me…
della serie, se le stesse cose che dico io le dice Ingroia (ma più onestamente dovrei invertire l’ordine dei nomi…eheh) non me ne faccio un turbamento.
dico solo che forse si sono ingigantite un po’ le cose…
che poi, che se una proposta di legge è sbagliata in talune parti, si può sempre correggerla mantenendone i buoni propositi (che secondo me ci sono e restano, anche se andrebbero affrontati diversamente…)!
sul fatto invece che Ingroia non mi piaccia perchè parla troppo, beh…ormai lo sai come la penso…(anche se evidentemente non è questo il caso…)!
17 novembre 2009 a 13:16
Nick
C’è qualcosa di sbagliato in quello che Ingroia dice qui?
“Il procuratore aggiunto Antimafia racconta l’importanza dei controlli telefonici per le investigazioni.
LA CAMPAGNA di (dis-)informazione che ha occupato i mass media e il dibattito pubblico…
…degli ultimi anni ha convinto molti italiani che le intercettazioni sono uno strumento pericoloso ed insidioso, usato in modo liberticida da una magistratura inquirente che tiene di fatto tutti i cittadini sotto controllo.
Prevalgono slogan e semplificazioni, di cui sono esempi lampanti l’affermazione tranchant di un politico di lungo corso come l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella il quale, nel dicembre 2007, ha dichiarato che “Le intercettazioni sono un’emergenza civile”, e le dichiarazioni, non meno drastiche, di un famoso giornalista come Bruno Vespa, il quale, nel corso di un dibattito televisivo piuttosto concitato, ha affermato che “Le intercettazioni sono una schifezza” (sic!).
In tanti pontificano, ma pochi sanno veramente qualcosa sulla pratica attuale delle intercettazioni. Quali siano le intercettazioni oggi rese possibili dalle più moderne tecnologie e che tipo di intercettazione venga usata in prevalenza. E quel che è forse peggio, nessuno sa alcunché circa i risultati delle intercettazioni negli anni. Pochi sanno che è proprio grazie alle intercettazioni che si è fatta la storia giudiziaria del nostro Paese. Ed altrettanto pochi sono quelli che sanno quanto dobbiamo alle intercettazioni: quanti delitti impediti e stragi evitate, quanti assassini individuati e arrestati, quanti cittadini salvati, quante armi recuperate, quanta droga sequestrata. Ma anche quante corruzioni scoperte! […] Bisogna raccontare la storia delle intercettazioni, che è anche la nostra storia.
[…] Pochi sanno che perfino i più importanti processi di mafia, apparentemente fondati solo sulle chiamate in correità dei collaboranti, sono nati grazie ad alcune fortunate intercettazioni. Prendiamo proprio il maxi-processo, il più importante processo di mafia, che non è enfatico definire “storico”, sia per i suoi effetti di (parziale) disgregazione dell’organizzazione mafiosa, sia per il suo esito e cioè la condanna definitiva di gran parte dei 475 imputati decretata dalla Corte di Cassazione il 30 gennaio 1992, sentenza contro la quale Cosa Nostra nella primavera-estate del ’92 reagì con la più violenta strategia stragista della sua storia. Tutti sanno che i pilastri sui quali si fondava l’impianto di quel processo erano le rivelazioni dei pentiti della ‘prima generazione’ ed in particolare quelle di Tommaso Buscetta. Ma pochi si chiedono come nacque la collaborazione di Buscetta: fu il frutto di un certosino lavoro di investigazione che ebbe come suo epilogo, prima, l’arresto di Buscetta in Brasile, e poi la sua estradizione dall’estero e la sua collaborazione. Ma ancor prima, l’attività investigativa si era concentrata su Buscetta anche in virtù di una fortunata ed importante intercettazione telefonica che ne fece cogliere ancor meglio lo spessore criminale e il ruolo nevralgico in Cosa Nostra, nel pieno della guerra di mafia scatenata dai corleonesi di Riina e Provenzano nei primi anni ’80.
È il 1981, in piena guerra di mafia, quando i poliziotti mettono sotto controllo Ignazio Lo Presti, ingegnere palermitano con parentele eccellenti, essendo sposato con una cugina di Nino e Ignazio Salvo, i potenti esattori siciliani, ricchissimi imprenditori e uomini d’onore, grandi elettori della Dc, che verranno poi inquisiti ed arrestati da Falcone. Ed è proprio durante l’intercettazione del telefono di Lo Presti che vengono ascoltate alcune telefonate intercontinentali, che sono delle vere e proprie richieste di soccorso, Sos che partono da Palermo, da Lo Presti, per conto dei cugini Salvo, e giungono oltreoceano, in Brasile.
All’altro capo del filo c’è un uomo che viene chiamato convenzionalmente ‘Roberto’, ma che si scopre essere in realtà proprio Buscetta, al quale viene caldamente chiesto di tornare in Sicilia. La guerra di mafia impazza e bisogna schierarsi. Solo lui, col suo carisma – gli dicono – può fermare la furia omicida dei corleonesi. Buscetta capisce che non è aria per lui, che la guerra è persa, che i corleonesi, i più sanguinari e “tragediatori” di tutti, hanno ormai cambiato il volto di Cosa Nostra e prevarranno. Perciò, rifiuta la proposta di tornare e di mettersi a capo di coloro i quali sono destinati a diventare ‘i perdenti’, le famiglie mafiose facenti capo a Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Rosario Spatola, Salvatore Inzerillo e così via. Ma quella telefonata è come un flash, un improvviso fascio di luce che investe Buscetta, ne evidenzia l’importanza ed il ruolo, ne contrassegna la localizzazione. Ecco allora che gli investigatori moltiplicano gli sforzi per arrestarlo, alla fine riuscendovi. Ed è da quell’arresto che inizia tutto. Il terremoto giudiziario da cui nascerà tutto quel che venne dopo […].
Chi sa di mafia ricorda certamente che fra le pietre miliari dell’antimafia giudiziaria c’è il ‘processo dei 114’, che mise alla sbarra per la prima volta Luciano Leggio, la primula rossa di Corleone, il primo capo storico dei corleonesi. Un processo dalla storia insanguinata, fondato sul famoso ‘rapporto giudiziario dei 114’ firmato dall’allora capitano dei carabinieri Giuseppe Russo, poi ucciso il 20 agosto 1977 a Ficuzza, una borgata a due passi da Corleone, e successivamente istruito dal giudice Cesare Terranova, anch’egli ucciso dalla mafia a Palermo il 25 settembre 1979. E su cosa si fondava quell’istruttoria, se non su un mosaico probatorio costituito prevalentemente da intercettazioni telefoniche, accompagnate da notizie processualmente inutilizzabili come quelle di derivazione confidenziale, ed elementi di contorno quali – ad esempio – il frutto dei causali controlli nei confronti di alcuni mafiosi risultati effettivamente in rapporto di frequentazione con altri soggetti sospettati di appartenere alla medesima ‘consorteria criminale’ (così veniva definita nella prosa dei vecchi rapporti di polizia).
E perfino fin dalle prime battute dell’indagine sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro avvenuta a Palermo il 16 settembre 1970, registrazioni e intercettazioni furono al centro dell’attenzione degli investigatori, così come lo sono tuttora, più di trent’anni dopo, nel processo attualmente in corso davanti alla corte d’assise di Palermo a carico di Totò Riina, l’erede di Leggio. Si favoleggia di un’intercettazione mai trascritta e mai più ritrovata (distrutta da qualcuno?), di una telefonata proveniente da Parigi con la quale Vito Guarrasi, uno degli uomini più potenti di Palermo, avrebbe incaricato Antonino Buttafuoco, commercialista palermitano sospettato di essere emissario dei rapitori, di verificare presso la famiglia De Mauro cosa avesse scoperto il giornalista. Così come, ancora oggi, è al centro di accurati approfondimenti, anche tecnici, la registrazione dell’ultimo discorso pubblico di Enrico Mattei a Gagliano Castelferrato, un paesino in provincia di Enna. Un nastro scoperto da Mauro De Mauro che – ricordano i familiari – il giornalista ascoltava e riascoltava ossessivamente col suo registratore per cogliere meglio una frase pronunciata da qualcuno, che stava sul palco con Mattei, e che era stato registrata accidentalmente ed a sua insaputa. Una sorta di intercettazione ambientale involontaria ed ante litteram, che De Mauro riteneva costituisse la chiave per svelare il giallo del disastro aereo di Bascapè ove si è ormai accertato che Mattei venne ucciso. Un’intercettazione su cui oggi si è riaccesa l’attenzione, perché ritenuta la possibile chiave anche del sequestro e poi della soppressione di De Mauro, motivo per cui è ripartita la caccia all’originale della registrazione, mentre si fanno sofisticate perizie per “ripulire” la traccia sonora contenuta nelle copie che di quell’intercettazione circolano.
L’elenco sarebbe lunghissimo. Le intercettazioni casuali hanno spesso svolto un ruolo fondamentale in tante importanti inchieste. Mi riferisco alle conversazioni intercettate nei confronti di soggetti mai sottoposti a intercettazione diretta, ma colti in conversazione con personaggi già oggetto di indagine e perciò sotto controllo, le ‘intercettazioni indirette’ che hanno tante volte consentito di scoprire reati, individuare criminali, prevenire delitti. Nel processo a Bruno Contrada (poi condannato in via definitiva a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa), si è accertato ad esempio che nel 1983 l’imputato, quando era capo di gabinetto dell’alto commissario antimafia, intratteneva rapporti con Nino Salvo, il potente esattore legato alla mafia, che in quel periodo era oggetto delle indagini di Falcone, che ne disporrà poi l’arresto e che rimase piuttosto interdetto per il fatto che Contrada non gli avesse mai fatto menzione di quei contatti telefonici come sarebbe stato suo dovere. E dell’esistenza di tali rapporti Contrada-Salvo Falcone prima, e i giudici del processo Contrada poi, ebbero notizia e prova soltanto per effetto di un’intercettazione casuale e diretta di una conversazione registrata sull’utenza telefonica in uso a Nino Salvo, allora messo sotto controllo su provvedimento di Falcone […].
E che dire delle intercettazioni ambientali? È noto che si tratta di uno dei più preziosi strumenti per indagare sulle organizzazioni segrete, segretezza che va violata per cogliere notizie dall’interno del sodalizio criminale. Una buona microspia, piazzata nel luogo giusto, può fare sfracelli più di qualsiasi altro mezzo di prova. Bastano capacità investigative e un pizzico di fortuna. Cose che non mancarono alle giubbe rosse canadesi che, un giorno del lontano 1976, riusciti ad infiltrarsi nel clan mafioso dell’italo-americano Paul Violi, imbottirono di microspie la sua latteria, intercettando così preziosissime conversazioni, di grande utilità per ricostruire le dinamiche e le organizzazioni criminali operanti in Québec, ma che rivelarono anche i traffici illeciti e gli stretti legami fra la criminalità di Montreal e boss siciliani di spessore come i Cuntrera e i Caruana. Non solo. Perché quelle intercettazioni svelarono anche la struttura di Cosa Nostra della provincia di Agrigento, in anticipo rispetto alle rivelazioni di Buscetta, sicché, quando finalmente vennero conosciute dal pool dell’ufficio istruzione di Palermo, furono utilizzate a conferma delle risultanze istruttorie del maxiprocesso […].
Nulla sapremmo oggi della strage di Capaci, dove il 23 maggio 1992 perse la vita Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e i poliziotti di scorta, se non vi fosse stata un’intercettazione chiave. Tutti sanno quanto determinanti furono le rivelazioni sulla dinamica della strage fatte da Santino Di Matteo, uno dei componenti del commando che uccise Falcone sistemando il tritolo in un cunicolo sottostante l’autostrada, ma nessuno ricorda che quella rivelazione fu il frutto di un lungo lavorio investigativo che trovò i suoi primi risultati importanti proprio in un’intercettazione, ambientale questa volta. Fu un altro collaboratore di giustizia, Pino Marchese, il primo pentito dei corleonesi, ad aprire uno spiraglio di verità indicando come soggetti specialmente pericolosi Antonino Gioè e Gioacchino La Barbera, due mafiosi all’epoca poco noti. Il suo ‘suggerimento’ venne subito accolto e si avviò una massiccia attività di indagine su quei due uomini: intercettazioni telefoniche, pedinamenti, microspie nei locali da loro frequentati, attività di osservazione, ventiquattr’ore su ventiquattro. Si arrivò così al covo di via Ughetti, appartamento che, opportunamente microfonato, consentì l’ascolto e la registrazione della conversazione in cui i due fecero esplicito riferimento alla strage di Capaci, chiamata appunto l’attentatone, facendo intendere il loro personale e diretto coinvolgimento nella strage. Fu così che quell’intercettazione indirizzò le energie investigative su un gruppo di soggetti, quelli più vicini a Gioè e La Barbera. Da lì nacque un’imponente operazione di polizia che si concluse con l’arresto di tanti mafiosi, fra cui proprio i due protagonisti del colloquio. Ciascuno di loro ebbe poi una reazione diversa. Gioè, roso dai sensi di colpa verso Cosa Nostra per essersi fatto cogliere nell’atto di commentare la strage e preoccupato del suo futuro, decise di farla finita e si tolse la vita in carcere (e i dubbi talvolta emersi su quel suicidio non hanno poi trovato conferma). La Barbera, subito dopo il “pentimento” di Di Matteo, iniziò anch’egli a collaborare ed aiutò così in modo decisivo a individuare e punire gli esecutori della strage. Del resto, lo stesso Santino Di Matteo, che fu il primo ad autoaccusarsi della strage, venne arrestato soprattutto sulla base dell’esito di quell’attività d’intercettazione, cosa che poi lo indusse a collaborare.
Riepilogando, tutto parte dall’intercettazione di via Ughetti, cui seguono la collaborazione di Santino Di Matteo, quella di La Barbera, fino a quella di Giovanni Brusca, colui il quale premette il pulsante del telecomando che azionò l’ordigno esplosivo di Capaci. Anche in questo caso, dunque, ancora una volta un’intercettazione ha fatto da sasso che ha scatenato una valanga. La valanga di collaborazioni sulla strage di Capaci da cui sono derivati arresti a centinaia, decine di processi, miriadi di ergastoli e condanne, sequestri e confische di interi patrimoni per svariati milioni di euro.
Le intercettazioni hanno avuto ruolo decisivo anche nella rivelazione di relazioni imbarazzanti sul delicato crinale dei rapporti collusivi fra mafia e politica, mafia e affari, mafia e istituzioni, sullo scivoloso terreno della contiguità mafiosa, livello al quale non sempre giungono le rivelazioni dei collaboratori, non al corrente delle relazioni più riservate che i capimafia preferiscono tenere per sé e non comunicare all’interno dell’organizzazione criminale se non quando indispensabile. Talune intercettazioni acquisite in processi come quelli al senatore Marcello Dell’Utri e al senatore Salvatore Cuffaro ne sono eloquenti esemplificazioni. Fra tutte, una delle più storiche è rimasta quella in cui Vittorio Mangano, il famoso stalliere di Arcore, parla di cavalli che devono essergli recapitati presso un hotel. Si tratta dell’intercettazione ricordata nella famosa intervista rilasciata nelle sue ultime settimane di vita da Paolo Borsellino, il quale, dopo aver definito Mangano “una delle teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord Italia”, ed aver evidenziato che nelle telefonate intercettate col termine “cavalli” si alludeva a partite di eroina, commentò ironicamente “se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l’albergo”.
Per aiutare il lettore vorrei anche rammentargli che il Vittorio Mangano di cui parlava Borsellino in questa intervista è lo stesso mafioso definito eroe da Marcello Dell’Utri e perfino dallo stesso Presidente Berlusconi. Per non parlare delle intercettazioni degli anni ’80, acquisite nel processo Dell’Utri, relative a conversazioni telefoniche fra quest’ultimo e il mafioso Gaetano Cinà, o quando lo stesso Dell’Utri parla di Vittorio Mangano con Silvio Berlusconi. Ed ancora altre intercettazioni, di epoca più recente, fra cui quelle delle conversazioni telefoniche intrattenute dallo stesso Dell’Utri, ora con un collaboratore di giustizia per incontrarlo e – secondo l’accusa – per influire sulle sue dichiarazioni nel suo processo, ora con la sorella del trafficante di droga Vito Roberto Palazzolo che gli chiede un intervento per aiutarlo in alcuni problemi giudiziari. Il che dimostra che è un falso luogo comune presentare i più noti processi per fatti di mafia nei confronti di personaggi pubblici come fondati sulle sole dichiarazioni accusatorie di collaboratori di giustizia, in quanto molto del materiale probatorio è costituito invece da intercettazioni, il cui materiale d’accusa proviene dalla stessa voce dell’accusato, dalle sue stesse parole.
Non parliamo, poi, delle intercettazioni nei processi per reati finanziari o contro la pubblica amministrazione, materie nelle quali è oggi estremamente difficile disporre di prove testimoniali, sicché solo le intercettazioni consentono salti di qualità alle possibilità di approfondimento investigativo. Dalla famosa microspia del bar Mandara che registrava le conversazioni fra magistrati del processo Squillante a quelle più recenti fra Gianpiero Fiorani e il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio che hanno determinato le dimissioni di quest’ultimo, fino alle indagini su Calciopoli, Unipol, i ‘furbetti del quartierino’ e così via.
Non c’è indagine di rilievo su questo terreno, ormai, che non abbia nelle intercettazioni, telefoniche o ambientali, la parte più consistente della sua piattaforma probatoria. E pur senza confondere le intercettazioni vere e proprie con la mera acquisizione dei dati di traffico telefonico, i cosiddetti “tabulati” delle chiamate in entrata ed in uscita di una certa utenza telefonica, non si può tuttavia trascurare l’apporto conoscitivo, tutt’altro che indifferente, che questo tipo di ulteriore opportunità investigativa ha fornito a tantissime indagini di prim’ordine, da quelle per fatti di criminalità organizzata, mafiosa, terroristica e comune, a quelle per altri delitti.
Di recente sono tornati alla ribalta i tanti, troppi misteri attorno alla strage di via D’Amelio, ove un’autobomba della mafia (e probabilmente non solo mafia) fece saltare in aria Paolo Borsellino con i suoi agenti di scorta sotto casa dell’anziana madre che era andato a trovare. Ebbene, le piste principali battute in questi anni hanno a che fare proprio con tabulati ed intercettazioni. Dai tabulati sono emersi strani contatti con il Cerisdi, un centro studi che ha sede su Monte Pellegrino, la montagna che sovrasta Palermo, luogo ove sembra si trovasse una sorta di base operativa del Sisde, da dove si è perfino ipotizzato che potesse essere stato azionato il telecomando dell’autobomba di via D’Amelio, e tali contatti coinvolgevano anche un uomo legato alla mafia, dipendente di una società telefonica, a sua volta sospettato di avere messo illecitamente sotto controllo le utenze telefoniche in uso a Borsellino e ai suoi familiari, ed avere perciò intercettato le telefonate con le quali Borsellino aveva preannunziato alla madre la sua visita in via D’Amelio nel pomeriggio di quella maledetta domenica 19 luglio 1992. Per non parlare delle altre strane triangolazioni telefoniche fra personaggi, luoghi, ambienti, sospettati di essere coinvolti nella determinazione, organizzazione ed esecuzione della strage. Certo, è un peccato che proprio ora, che si sono aperti nuovi squarci di luce su una vicenda rimasta troppo a lungo nell’oscurità dei depistaggi, della verità occultata e della giustizia negata, non sia possibile acquisire i dati del traffico telefonico di quelle utenze che appaiono oggi di interesse investigativo, perché la normativa che tutela la privacy dei cittadini lo impedisce.
Peraltro, accanto alla storia delle grandi indagini, che hanno appassionato l’intero Paese e che tanti italiani conoscono, non va poi dimenticata l’utilità delle intercettazioni nella giustizia ordinaria, quella più vicina alla vita quotidiana del cittadino. Rievocando la mia esperienza personale, ricordo una miriade di casi giudiziari che hanno trovato soluzione grazie a intercettazioni telefoniche. Fra gli altri, c’è un caso di omicidio apparentemente irrisolto che mi è rimasto ben impresso, probabilmente perché capitatomi agli inizi della carriera, Pubblico Ministero alle prime armi nell’ufficio di Marsala il cui procuratore capo era Paolo Borsellino. Caso difficile e destinato ad affollare gli archivi giudiziari dei tanti omicidi senza colpevoli, specie nella terra dell’omertà e dell’impunità. Le modalità del delitto dicevano poco. La vittima, un benzinaio, era stato ucciso da un ignoto assassino che lo aveva atteso quando l’uomo si era recato, come ogni mattina, sul posto di lavoro per aprire la sua pompa di benzina e gli aveva sparato con un fucile. Un classico agguato che poteva far pensare ad un omicidio di mafia, magari destinato all’archiviazione. Diversamente dal solito, però, nella perquisizione nella pompa di benzina fu trovato qualcosa di interessante e inconsueto. Un biglietto, ove la vittima aveva annotato qualcosa in modo criptato, una sorta di crittogramma dalla cui decifrazione si ricavò una frase agghiacciante: “se mi uccidono è stato…” con l’indicazione di un cognome. Nel frattempo, una fonte anonima segnalò alla polizia una relazione extraconiugale fra la moglie della vittima ed un uomo che portava il cognome cripticamente indicato nel biglietto. Questi elementi consentirono di mettere sotto controllo il telefono della vedova e di intercettare una conversazione fra i due amanti clandestini dal tenore inequivocabile. Non so quale sia stato l’esito del processo perché io poi mi trasferii alla Procura di Palermo seguendovi Paolo Borsellino che, nel frattempo, vi era stato nominato procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia, ma è certo che solo quell’intercettazione aprì uno spiraglio di luce su una vicenda buia e senza verità.
Detto per inciso, se il disegno di legge governativo oggi all’esame del Parlamento, fosse stato disciplina vigente all’epoca dei fatti, quell’intercettazione sarebbe stata impossibile, perché mancavano, prima dell’intercettazione, gli “evidenti indizi di colpevolezza” a carico dei due sospettati che il progetto di riforma prevede quale presupposto indefettibile per l’ammissibilità dell’intercettazione. Quello spiraglio di luce non si sarebbe mai aperto. Quanti altri ne rimarranno chiusi per sempre nel prossimo futuro? […]
E ricordo anche un altro episodio di quel mio primo periodo a Marsala, straordinario apprendistato al fianco di un fuoriclasse come Paolo Borsellino, il mio maestro. Si trattava di un’indagine per voto di scambio con l’incriminazione di un (allora) importante politico locale. Altri tempi, tempi in cui Mani Pulite era ancora lontana, lontana la debolezza della politica e la reazione popolare che accompagnò quella stagione. Erano le prime avvisaglie del disvelamento di un sistema che ancora una volta emerse spontaneamente dai “loro” discorsi, dalle conversazioni di faccendieri ed uomini politici. Roba da fare rizzare i capelli nell’Italia di quei tempi (che in seguito ne avrebbe viste molte di più e di peggio) tanto che Borsellino mi disse: “è roba da fare tremare i polsi, ma è il nostro dovere e bisogna andare sino in fondo!”. E così facemmo. Il principio cardine della nostra carta costituzionale, che fa tutti i cittadini eguali di fronte alla legge, anche quella penale, ce lo imponeva e così facemmo. Fu quella la nostra bussola, anche negli anni a seguire. È forse questo il vero problema? È forse per questo che da anni ormai, anno per anno, si succedono leggi che finiscono per (o meglio hanno proprio la finalità di) indebolire l’azione della magistratura, come il disegno di legge di controriforma delle intercettazioni? È forse per questo che ci si impegna ad estendere le zone di impunità, come le leggi che hanno ampliato prerogative ed immunità parlamentari e istituzionali, o quelle che hanno ristretto tempi e per l’acquisizione delle prove (intercettazioni e collaboratori) e per la chiusura dei processi (diminuendo i tempi per la prescrizione dei reati ed allungando i tempi del processo)? Voi che ne dite?”
17 novembre 2009 a 13:31
tequilero
Sempre tratto dalla sentenza di Ultimo:
“L’omissione della comunicazione all’Autorità Giudiziaria della decisione, adottata dal cap. De Caprio nel tardo pomeriggio del 15 gennaio stesso, di non riattivare il servizio il giorno seguente, e poi tutti i giorni che seguirono, è stata spiegata dal col. Mario Mori, nella nota del 18.2.93, con lo “spazio di autonomia decisionale consentito” nell’ambito del quale il De Caprio credeva di potersi muovere, a fronte delle successive “varianti sui tempi di realizzazione e sulle modalità pratiche di sviluppo” delle investigazioni che si intendeva avviare in merito ai Sansone, una volta che i luoghi si fossero “raffreddati”.
Ciò però non era e non poteva essere, alla luce della disciplina ex art. 55 e 348 c.p.p. delle attività di polizia giudiziaria. Ed infatti, fino a quando il Pubblico Ministero non abbia assunto la direzione delle indagini, la polizia giudiziaria può compiere, in piena discrezionalità, tutte le attività investigative ritenute necessarie che non siano precluse dalla legge ai suoi poteri; dopo essa ha il dovere di compiere gli atti specificatamente designati e tutte le attività che, anche nell’ambito delle direttive impartite, sono necessarie per accertare i reati ovvero sono richieste dagli elementi successivamente emersi. L’art. 348 co. 3 c.p.p., per costante giurisprudenza (Cass. 7.12.98 n. 6712; Cass. 4.5.94 n. 6252; Cass. 21.12.92 n. 4603), pone, una volta intervenuta l’Autorità Giudiziaria, un unico limite alle scelte discrezionali della polizia giudiziaria, quello della impossibilità di compiere atti in contrasto con le direttive emesse.
Nella fattispecie appare indubitabile che la decisione assunta dal cap. De Caprio era incompatibile con la direttiva di proseguire il controllo – prescindendo se fosse da intendersi come video sorveglianza o come osservazione diretta od anche come semplice pattugliamento a mezzo di auto civetta della zona – impartita dall’Autorità Giudiziaria e, seppure motivata con gli elementi successivamente emersi, relativi alla presenza in loco di operatori della stampa, alla fuga di notizie che aveva avuto ad oggetto via Bernini e dunque agli aggravati problemi di sicurezza della zona, andava immediatamente comunicata. Con riferimento a tale aspetto della vicenda, certamente riconducibile al cap. De Caprio, va aggiunto che le acquisizioni processuali non consentono di individuare con esattezza il momento in cui il col. Mori fu messo a conoscenza delle iniziative assunte dal predetto capitano. In proposito, le argomentazioni del De Caprio secondo il quale ebbe ad informare il proprio superiore verso la fine di gennaio appaiono inverosimili, atteso che il col. Mori, quale responsabile del ROS, era stato voluto dal dott. Caselli per dirigere le indagini che sarebbero scaturite dalle dichiarazioni del Di Maggio. Ed è quindi rispondente a criteri di comune logica ritenere che ogni decisione del cap. De Caprio dovesse essergli comunicata preventivamente o immediatamente dopo la sua assunzione. Il sito, come già detto, fu abbandonato e nessuna comunicazione ne venne data agli inquirenti.
Questo elemento, tuttavia, se certamente idoneo all’insorgere di una responsabilità disciplinare, perché riferibile ad una erronea valutazione dei propri spazi di intervento, appare equivoco ai fini dell’affermazione di una penale responsabilità degli imputati per il reato contestato.
Il servizio di osservazione, come già innanzi precisato, non poteva avere una valenza sostitutiva rispetto alla mancata perquisizione del complesso e del cd. “covo”, in quanto non poteva impedire la distruzione od il trafugamento di materiale cartaceo, rilevante per la prosecuzione delle indagini, a mano della stessa Bagarella o dei Sansone che vi abitavano o anche di terzi che vi avessero acceduto, prestandosi solo ad individuare chi si sarebbe recato al residence e dunque i contatti che la famiglia e i Sansone avrebbero avuto, tanto più considerando che, anche nelle valutazioni dell’Autorità Giudiziaria, si trattava di un’attività di durata nel tempo.
Il ROS, sulla scorta di questa considerazione, diede importanza precipua all’indagine sui Sansone, in seno alla quale il servizio di osservazione, a suo avviso, aveva senso se ed in quanto fosse stato possibile, in termini di sicurezza, ed utile in termini di risultati, per avere i Sansone ripreso, con la recuperata “tranquillità” dell’area, i loro contatti illeciti. Contatti che in realtà, al contrario, erano attivissimi, nel senso di consentire lo svuotamento completo del “covo”.
L’omessa comunicazione della cessazione del servizio si innestò, quindi, in una serie concatenata di omissioni, già enucleate, anch’esse significative della eccezionalità del contesto nel quale maturarono quegli accadimenti, quali:
il giorno dell’arresto, la omessa specificazione, neppure sollecitata dalla Procura, di quali attività avrebbero dovuto essere condotte e con quali modalità;
la omissione, da quel giorno in poi, di ogni flusso comunicativo ed informativo tra la Procura della Repubblica ed i reparti territoriali con il ROS;
la omissione di riunioni che vedessero la partecipazione di tutti e tre gli organismi;
l’omesso coinvolgimento del ROS nella perquisizione al fondo Gelsomino;
la omissione di qualsiasi richiesta di informazioni e di chiarimenti al ROS, sin dal 17 gennaio, quando fu comunicata la notizia del rientro della Bagarella a Corleone, e per tutti i giorni a seguire, anche dopo la manifestazione di perplessità, da parte degli ufficiali della territoriale e di alcuni magistrati che avevano visionato i filmati su via Bernini, sulla sussistenza in atto dell’osservazione, ed anche dopo la frase accennata dal col. Mori sulla sospensione del servizio.
Tutto ciò nonostante fosse stato arrestato non un criminale qualsiasi ma proprio uno dei latitanti più pericolosi e più ricercati, coinvolto nelle stragi di Capaci e di via D’Amelio e già condannato all’ergastolo per gravissimi delitti.”
17 novembre 2009 a 13:49
Luigi
@ Nick
ma porco il demonio!
Evviva la sintesi!
Non potresti dirmi in due parole che c’e’ scritto? Altrimenti scusami, ma stavolta non me lo stampo per leggermelo
@ Tequilero
In grande sintesi, siamo d’accordo o no nel dire che continuare a sorvegliarei l covo era una cacchiata perche’ c’erano i giornalisti? Che non era possibile sorvegliare il covo perche’ non si sapeva quale era in mezzo a 80 villette? Che la mancata perquisizione non ha pregiudicato un bel niente per i motivi illustrati da Enrix sopra? Siamo d’accordo su questo o no? E allora Ultimo e’ stato processato per avere agiuto GIUSTAMENTE di testa sua e poi e’ stato scagionato? Siamo d’accordo o no?
E allora Travaglio che tira furoi a fare sta stroria ogni volta chiarita sotto goni possibile aspetto? Perche’? Per quale motivo? A quale scopo?
17 novembre 2009 a 14:01
Luigi Cigarini
@enrix: il punto centrale della questione è la sorveglianza: Ultimo decide di interrompere la sorveglianza senza comunicarlo a Caselli. Evidentemente ritiene che nel covo non ci sia nulla di importante, oppure che i mafiosi non avranno modo di accedervi senza farsi notare. Poi c’è la testimonianza di un pentito che dice che riuscirono a trafugare documenti e a smurare una cassaforte e restaurare il muro. Tu ora mi dici che non è vero niente, che Ultimo ha avuto ragione perché i mafiosi non sono riusciti a trafugare nulla, che la cassaforte c’è ancora. E io ti chiedo: perché il pentito avrebbe mentito? Non può essere che le casseforti fossero più di una, tant’è che il pentito ha detto che poi hanno riparato il muro, quindi durante la perquisizione non si sono accorti di nulla e la cassaforte della tua foto è un’altra?
Comunque non è che la questione mi interessi più di tanto, questo era solo un esempio che io portavo di trattativa, può anche non essere vero, non lo so, ma ne ho altri mille di esempi.
Mi riesce difficile pensare che giornalisti indipendenti e magistrati giudicanti siano coinvolti in un simile Truman Show, ma forse è così, non lo so e ti do atto del tuo lavoro encomiabile di approfondimento.
Tu pensi che quei carabinieri siano eroi che hanno fatto il loro dovere fino in fondo e che alla fine se lo vedono ripagare in questo modo. Forse è vero e se è così tutti dovremmo essere loro grati, ma allora cosa dovremmo fare? Impedire ogni critica nei loro confronti perché sono sicuramente eroi, punire ogni sincero sospetto? O rispettare il diritto di critica e di sospetto anche quando questo eccede? Questo è uno dei prezzi della democrazia e della libertà garantiti dallo Stato per cui combattono i carabinieri-eroi. E noi cittadini non sappiamo se dobbiamo santificare gli eroi o ascoltare le critiche, è un prezzo da pagare. Falcone e Borsellino ne hanno pagato uno molto più alto. Non si può chiudere la bocca alla magistratura e al libero giornalismo, anche se eccedono, perché la mafia si combatte anche con quelli.
17 novembre 2009 a 14:09
Marco Caruso
@ luigi cigarini: la critica è libera. L’offesa alla memoria o la diffamazione però vanno oltre e sono da contestare quanto più possibile!
riassumendo, c’è chi è convinto che Mori e Ultimo abbiano agito in un certo modo per favorire la mafia onorando una sorta di patto precedentemente stipulato.
di questo patto però non v’è prova, nè documentale nè logica nè altro.
l’unica cartaccia venuta fuori a distanza di 17 anni dalle stragi è un papello dalla discutibile autenticità e le cui richieste sembrerebbero non essere mai state soddisfatte.
a ben vedere, preferisco rendere onore a chi sul campo si è battuto contro la mafia piuttosto che dar credito a mafiosi sedicenti pentiti che pur di vedersi garantiti privilegi e benefici sarebbero disposti a tutto!
per quanto nella sentenza di assoluzione si vogliano trovare “lati oscuri” nelle condotte di Mori e De Caprio, nulla può far ritenere che questi fossero colpevoli di un fatto gravissimo come il favoreggiamento, senza che questo sia mai stato accertato.
di contro, sia Mori che Ultimo hanno prodotto argomentazioni più che convincenti su quei fatti, tant’è che i giudici gli hanno dato ragione assolvendoli con formula pienissima!
chiediamoci piuttosto a chi fa comodo imbastire nuove e alternative verità…
io un’idea ce l’ho: fanno vendere parecchi libri e portano alla celebrità.
il tutto, logicamente, in buona fede…voglio sperare!!
17 novembre 2009 a 14:29
Luigi Cigarini
@enrix: dici che il movente delle stragi non è la trattativa. Il movente delle stragi in cui morirono Falcone e Borsellino sono le indagini. Lo so bene, io mi riferivo ad esempio alla bomba a Firenze, al fallito attentato alliOlimpico, a Costanzo, e a vari episodi terroristici della mafia in quegli anni che dal 93 sono magicamente cessati. Ma anche gli omicidi o i tentati omicidi di magistrati per le loro indagini sono cessati. Cosa significa questo? Che non si fanno più indagini della portata di quelle di Falcone e Borsellino, forse? E perché?
I papelli sono falsi. So bene anche questo, infatti nessuna di quelle richieste è stata esaudita, le vere richieste invece, haime, temo proprio siano state esaudite. Poi perché mai la mafia attuale dell’epoca (gestione Provenzano) dovrebbe richiedere la revisione ad esempio del 41bis? Per fare un favore a Riina? Pensate veramente che a Provenzano importasse qualcosa di Riina e di tutti gli altri al 41bis, o di quelli del maxi-processo? Io, caro enrix penso che Riina lo abbia proprio tradito Provenzano (non sei d’accordo lo so, mi dispiace) e Provenzano lo abbia tradito qualcun’altro, è una guerra per il comando, chi perde va al 41bis e più isolato sta meglio è, e se gli confiscano i beni è meglio.
17 novembre 2009 a 14:36
Marco Caruso
@ luigi cigarini: lo so…sto per dire una banalità, forse, ma sbaglio o nel 1993 viene catturato Salvatore Riina, definito da tutti un sanguinario, colui che aveva condotto la deriva stragista di Cosa Nostra?
il fatto che Provenzano abbia abbandonato tali abitudini può esser stato dettato più dal fatto che che “Binu” abbia capito che la mafia campava meglio se non faceva tanto rumore, che in virtù di una presunta trattativa (che tu ritieni ancora in corso, ma allora provenzano è stato tradito da Lo Piccolo e che Lo Piccolo sia stato tradito da Messina Denaro, il quale ora avrebbe tradito pure il nuovo entrato nel club del 41bis, Raccuglia…ma quali prove hai a sostegno di ciò? e quante trattative devono essersi istaurate nel tempo per dar conto di così tanti tradimenti?)…
può darsi mi sbagli, certo, però così…a logica non sembra così strano che col cambio dei vertici di Cosa Nostra siano cambiati anche i progetti criminali…
17 novembre 2009 a 14:45
enrix
@Luigi Cigarini
“@enrix: il punto centrale della questione è la sorveglianza: Ultimo decide di interrompere la sorveglianza senza comunicarlo a Caselli.”
E stiamo facendo passi da gigante. Ieri il punto centrale era la mancata perquisizione.
“Evidentemente ritiene che nel covo non ci sia nulla di importante, oppure che i mafiosi non avranno modo di accedervi senza farsi notare.”
Per l’esattezza, Ultimo ritiene che se qualcosa di importante ci fosse stato (ma Ultimo ne dubita, perchè sa che quello non era il vero e proprio covo, ma la residenza familiare, ma tant’è), non c’era il tempo di recuperarlo dopo l’arresto, e quindi anzichè perdere tempo a cercarlo per lui era meglio puntare sui Sansone per rilevarne le attività in quel momento che per loro rappresentava un’emergenza. C’erano buone probabilità di portare in galera un’altro bel po’ di gente e di smantellare l’organizzazione palermitana di Riina. Caselli ha convenuto che il ragionamento era logico, e l’ha condiviso.
Vedi, caro Luigi, prova a riflettere. L’arresto di Riina, si differenzia da quello degli altri latitanti. Brusca, Provenzano, Raccuglia, l’altro ieri. Gli Esposito a Napoli, e tutti gli altri.
Che cosa c’è di diverso fra questi arresti e quello di Riina?
C’è questo: tutti quanti sono stati arrestati nel loro covo, insieme ai loro pizzini.
Riina no. Di Riina si conosceva solo in forma eventuale la possibilità che frequentasse quel quartiere, dove ci sono decine e decine di appartamenti, chiusi e recintati, con cancello chiuso, e sorvegliati dai mafiosi.
Penetrarvi per cercarlo, senza sapere se c’era o non c’era e dov’era, poteva significare bruciare la pista.
Il lavoro di appostamento discreto, ha premiato i ROS, perchè il Di maggio nascosto nel furgone ha riconosciuto Riina sulla Citroen che usciva dal quartiere la mattina presto. Fermarlo in quel momento, immediatamente, significava bruciare tutte le indagini a valle, senza comunque poter recuperare alcun documento, perchè l’ubicazione dell’appartamento, era sconosciuta. Quindi si è agito ad 1 km di distanza. Una diversa strategia operativa dettata dalla disconoscenza dell’ubicazione vera e propria del covo.
Lo capisci? Ci siamo? Lo spero.
“Poi c’è la testimonianza di un pentito che dice che riuscirono a trafugare documenti e a smurare una cassaforte e restaurare il muro. Tu ora mi dici che non è vero niente, che Ultimo ha avuto ragione perché i mafiosi non sono riusciti a trafugare nulla, che la cassaforte c’è ancora. E io ti chiedo: perché il pentito avrebbe mentito? Non può essere che le casseforti fossero più di una, tant’è che il pentito ha detto che poi hanno riparato il muro, quindi durante la perquisizione non si sono accorti di nulla e la cassaforte della tua foto è un’altra?”
La cassaforte della foto era occultata, nascosta in un’intercapedina, era la cassaforte del boss. Le indagini e le perizie non hanno rinvenuto alcuno scasso nè smurature ne rimurature, altrimenti sarebbe agli atti.
Ridicola la tesi della seconda cassaforte (che a questo punto avrebbe dovuto essere in bellavista, per deviare l’attenzione da quella “nascosta”.
Ad un certo punto alcuni pentiti han cominciato a parlare di ripuliture, rimozioni, traslochi, cataste di mobili incendiati.
Tutte balle. E’ tutto al suo posto come al momento della cattura. Pazienza qualche ora e ti darò anche le prove documentali, che stiamo preparando il clip.
Si tratta semplicemente di bugie, di fregole sparate alla cazzodicane per compiacere e supportare una teoria accusatoria. Capita, con i pentiti.
“Comunque non è che la questione mi interessi più di tanto, questo era solo un esempio che io portavo di trattativa, può anche non essere vero, non lo so, ma ne ho altri mille di esempi.”
Fammene qualcuno, e ne parliamo.
“Mi riesce difficile pensare che giornalisti indipendenti e magistrati giudicanti siano coinvolti in un simile Truman Show, ma forse è così, non lo so e ti do atto del tuo lavoro encomiabile di approfondimento.
Tu pensi che quei carabinieri siano eroi che hanno fatto il loro dovere fino in fondo e che alla fine se lo vedono ripagare in questo modo. Forse è vero e se è così tutti dovremmo essere loro grati, ma allora cosa dovremmo fare? Impedire ogni critica nei loro confronti perché sono sicuramente eroi, punire ogni sincero sospetto?”
Semplicemente domandarsi perchè su personaggi di tale levatura e di tale merito, vengono dette bugie fattuali e gettato fango. E’ già molto, credimi.
“O rispettare il diritto di critica e di sospetto anche quando questo eccede?”
Non è che “eccede”, ma piuttosto che persegue una precisa strategia.
“Questo è uno dei prezzi della democrazia e della libertà garantiti dallo Stato per cui combattono i carabinieri-eroi. E noi cittadini non sappiamo se dobbiamo santificare gli eroi o ascoltare le critiche, è un prezzo da pagare. Falcone e Borsellino ne hanno pagato uno molto più alto. Non si può chiudere la bocca alla magistratura e al libero giornalismo, anche se eccedono, perché la mafia si combatte anche con quelli.”
La penso come te. Quando uno o più giornalisti insistono su una bugia, a supporto di una teoria accusatoria di una procura altrettanto traballante, è un segnale di qualche cosa.
Cercare di capire di che cosa è un modo per combattere la mafia.
17 novembre 2009 a 15:18
Luigi Cigarini
@Marco Caruso:
“in tre righe hai spiegato perfettamente il perchè in Italia si guarda con tanta diffidenza alle persone come te, che poi, magari a torto (o magari a ragione) vengono tacciate d’essere dei giustizialisti in stile terrore giacobino.
a parte il fatto che alla sentenza è seguita impugnazione fino alla Cassazione (e non credo che abbiano appellato un proscioglimento i difensori di Mori e De Caprio, quindi l’accusa ha insistito sulle sue teorie), mi sembra assurdo parlare di sentenza “non definitiva” in questi termini, perchè che potesse scattare la prescrizione per un fatto su cui si era già espresso un Tribunale è una presunzione dell’accusa, indimostrata peraltro, visto che è risultata “sconfitta” in dibattimento.”
1. Non condivido l’affermazione per cui in Italia si guarda con sospetto a persone come me. Prima di tutto preciso che non sono nè dipietrista nè travaglino, nè grillino e non condivido molte delle idee di questi trè, io voto PD sebbene faccio parte di quegli elettori PD che chiede maggiore attenzione alle questioni etiche. Ma poi non mi pare che in Italia si guardi con sospetto a queste categorie tacciate da te di giustizialismo, mi pare invece che abbiano un grande successo e se trascuriamo la stragrande maggioranza degli indifferenti e dei disonesti o tornacontisti-personali, mi pare che siamo in netta maggioranza rispetto agli iper-garantisti. I dati di vendita Travaglio-Facci, o Giornale-Repubblica lo dimostrano.
2. Mi sono spiegato male: una sentenza ha valore definitivo al terzo grado in Italia, questo ai fini penali e a mio avviso anche politici, o al primo grado se non viene impugnata. Ma il valore culturale di una sentenza è altro, cioè il valore che si da alla sentenza nel pubblico dibattito. Una sentenza può essere definitiva ma non avere valore culturale perché sbagliata o può essere di primo grado ma esprimere una verità tanto lampante che il suo valore culturale è enorme.
Ora io ti ho citato un episodio (mancata sorveglianza del covo di Riina) e tu mi hai ribattuto citando una sentenza di assoluzione, dando così valore culturale a quella sentenza in quanto definitiva penalmente. Io parlavo di valore non definitivo e mi riferivo al valore culturale, erroneamente non specificandolo, per i motivi che ho già espresso (la sentenza non fu impugnata e non arrivò in cassazione). Il valore penale è ovviamente definitivo. Fermo restando che considero comunque sbagliato compiere il salto logico di attribuire un valore culturale maggiore a una sentenza perché definitiva penalmente (3o grado), io rispondevo a te che avevi compiuto questo salto logico dicendoti che in questo caso era ancora meno giustificabile.
17 novembre 2009 a 15:41
Nick
@Luigi
In sintesi…
Ecco il link dell’articolo (avrei fatto meglio a metterlo prima)
Se vuoi leggilo. Non mi aspetto che lo commenti.
Parla di tutte le cose che probabilmente oggi non sapremmo se non ci fossero le intercettazioni. E parla anche di Buscetta.
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20924/78/
E comunque:
“Nella fattispecie appare indubitabile che la decisione assunta dal cap. De Caprio era incompatibile con la direttiva di proseguire il controllo – prescindendo se fosse da intendersi come video sorveglianza o come osservazione diretta od anche come semplice pattugliamento a mezzo di auto civetta della zona – impartita dall’Autorità Giudiziaria e, seppure motivata con gli elementi successivamente emersi, relativi alla presenza in loco di operatori della stampa, alla fuga di notizie che aveva avuto ad oggetto via Bernini e dunque agli aggravati problemi di sicurezza della zona, andava immediatamente comunicata.”
Perchè se si dicono questi fatti si mancherebbe di rispetto a qualcuno?
Questo per rispondere a quello che dici a tequilero.
17 novembre 2009 a 15:45
Luigi Cigarini
No, ho sbagliato, nel mio commento precedente, ai fini politici (quando decido per chi votare) secondo me vale solo il valore culturale della sentenza, non il valore penale: terzo o primo grado.
Mi si sta contorcendo il cervello…
17 novembre 2009 a 16:00
Luigi
@ Nick
prima ero un po’ nervoso: c’e’ una trattativa sindacale accesa qui da me ed ero su di giri.
Che c’e’ di male? Quello che e’ scritto e’ che c’e’ stata una mancanza formale, se vuoi uno sgarbo tra Ultimo e Caselli, tra cui pare di capire anche leggendo la sentenza che non corra buon sangue.
Pero’ la sentenza stessa dice che non gliene frega niente perche’ di fronte alla rilevanza dell’evento della cattura di Riina, sono pinzellacchere trascurabili. E allora perche’ molti (Travaglio in primis, continuamente) non lo dicono ma si fermano alla mancata comunicazione?
Perche’?
Ho paura a sentire la risposta.
Se tu salvassi un bambino da sotto un tram e ha Travaglio dalla mattina alla sera che dice che tu stavi andando contromano, non ti girerebbero i cosiddetti? Non ti chiederesti perche’ non ricorda mai che hai rischiato la vita e l’infrazione e’ una cosa da niente, che sei stato assolto e che il complotto per cui tu stavi passando per quella strada proprio in quel momento e’ fondato sulla melma?
17 novembre 2009 a 17:07
Nick
“Pero’ la sentenza stessa dice che non gliene frega niente perche’ di fronte alla rilevanza dell’evento della cattura di Riina, sono pinzellacchere trascurabili”
Travaglio dice forse che secondo la magistratura è stato provato il dolo?
“Se tu salvassi un bambino da sotto un tram e ha Travaglio dalla mattina alla sera che dice che tu stavi andando contromano, non ti girerebbero i cosiddetti? Non ti chiederesti perche’ non ricorda mai che hai rischiato la vita e l’infrazione e’ una cosa da niente, che sei stato assolto e che il complotto per cui tu stavi passando per quella strada proprio in quel momento e’ fondato sulla melma?”
E’ un esempio un pò estremo che non c’entra molto. Comunque.
Io direi che però a qualcun’altro girerebbero anche se si dicesse che io NON stavo andando contromano, e che Travaglio, assieme al vigile che mi ha fermato perchè andavo contromano fanno parte di un complotto, montato ad arte per screditarmi.
Il problema è questo: è giustificabile per difendere Ultimo dire solo alcune cose?
17 novembre 2009 a 17:32
enrix
Tequilero, caro tequilero.
Il tuo intervento delle 13.31 pone l’accento sul nodo centrale della questione.
Ti posso rivelare che se ne è discusso con il dott. Ingroia anche per mezzo di email private, dove egli cortesemente ci ha risposto.
Proprio di questo.
Nel procedimento a carico del capitano Ultimo, le accuse non concernevano il reato di omissione di atti di ufficio, ma imponevano però di valutare la presenza di un’eventuale condotta omissiva (che consiste, sostanzialmente, in un “non fare”) nel caso di specie, da come si legge nella sentenza, esaminata dai Giudici del Tribunale al fine di valutare, per l’appunto, se potesse essere stata frutto della volontà (e quindi del dolo ex art. 43 c.p.) degli operanti.
In tale ultimo caso la condotta omissiva non avrebbe configurato il reato di omissione di atti di ufficio ex art. 328 c.p. ma quello più grave di favoreggiamento personale di cui all’ art. 378 c.p. in quanto l’omissione, volontariamente commessa, sarebbe stata posta in essere, secondo l’accusa, al fine di eludere le investigazioni rimanendo pertanto assorbita la condotta omissiva nella più grave fattispecie esaminata.
Da come si legge nella parte che tu hai citato, il Tribunale non ha però escluso che l’omissione vi sia stata (parliamo, ovviamente, dell’attività successiva all’arresto, e non della mancata perquisizione, lì non c’è nessuna condotta omissiva) ma ha affermato la carenza dell’elemento soggettivo richiesto per la contestazione del reato ovvero ha escluso il dolo nella condotta tenuta. Quando, infatti, in Sentenza si legge: “gli elementi che sono stati acquisiti non consentono ed anzi escludono ogni logica possibilità…di affermare che la condotta tenuta dagli imputati nel periodo successivo all’arresto” si afferma che la condotta omissiva, quale elemento oggettivo del reato, possa esservi stata.
Quel che manca, che è carente, secondo il Tribunale è l’elemento soggettivo del reato ovvero gli elementi di prova raccolti in dibattimento “non consentono di ritenere integrato il dolo della fattispecie incriminatrice in nessuna sua forma”. e poi ancora “anzi escludono ogni logica possibilità” che vi sia stato dolo e quindi comportamento criminale.
Occorre quindi tenere presente che i delitti sono punibili, ex art. 42 c. 2 c.p. unicamente se commessi con dolo salvi i casi di delitto preterintenzionale o colposo espressamente previsti dalla legge..
Nel caso di specie la legge richiede, per la punibilità della condotta, la sussistenza del dolo in quanto non prevede per il reato ipotizzato la punibilità a titolo di colpa ergo la condotta tenuta non è punibile.
Cosa diversa è se Ultimo fosse stato accusato di omissione d’atti d’ufficio, “ex art. 55 e 348 c.p.p. delle attività di polizia giudiziaria.”.
Secondo il tribunale in quel caso, l’elemento omissivo era “certamente idoneo all’insorgere di una responsabilità disciplinare”.
Ma questa accusa, Tequilero, cioè quella dell’omissione formale dei doveri ex regolamento, non veniva neppure contestata dai PM ad Ultimo, perchè contestare all’uomo che catturò il capo della mafia un’infrazione al regolamento di polizia non dolosa, così come si configura nei fatti e nella sentenza, procurandogli una sanzione disciplinare, sarebbe stata una vera meschineria, e quindi un boomerang per i suoi accusatori.
Così come risulta in questo momento un boomerang lo stralcio che tu hai postato, pensando che quell’accertamento di omissione possa confermare i dubbi su Ultimo.
E’ esattamente il contrario: il fatto che i magistrati abbiano accertato che l’omissione sia stata formale, cioè una semplice non-attinenza al regolamento ex art 348 cpp, e non sostanziale, non dolosa, non strumentale a voler favorire i mafiosi (perchè di fatto secondo i magistrati NON LI HANNO FAVORITI) , certifica che tutto il polverone sollevato dai giornali di una certa fazione è improprio, indegno, perchè cerca di confondere l’omissione formale di un ufficio, non dolosa e non dannosa, con una vera e propria omissione strumentale promossa da oscuri disegni.
Per questo è una porcheria.
Tequilero, in conclusione: il passo che hai citato, non prova l’esistenza della trattativa, perchè parla di un tipo di omissione che NON PUO’ ESSERE INSERITA, secondo i giudici, nel contesto di alcun disegno doloso.
Spero di essere stato chiaro.
17 novembre 2009 a 18:04
enrix
@Luig Cigarini delle 14.29
Luigi, mettiti il cuore in pace. Non c’è stata nessuna trattativa.
Nessunissima trattativa.
Se dietro alle soffiate per catturare Riina, ci fosse stato pure Provenzano che voleva annichilire il “collega”, ciò non è stato fatto con la complicità o l’intesa con i carabinieri. Al limite solo mediante la manipolazione dei confidenti e ad insaputa degli inquirenti. Ma io credo che provenzano non c’entri nulla.
I carabinieri non sono mai scesi a patti con il capomafia e non gli hanno mai garantito l’impunità in cambio di qualcosa.
Intercettazioni ambientali che i PM tengono nei cassetti PROVANO che Provenzano diede ordine di uccidere Ultimo, altro che accordi.
I ROS hanno sempre perseguitato Provenzano, e lo avrebbero catturato prima, in assenza di talpe alla procura.
I ROS di Mori hanno predisposto il fascicolo d’inchiesta di 1000 pagine di mafia e appalti consegnato a Falcone, con mesi, anzi anni di lavoro, e dalla procura questa indagine è stata annichilita con un’inspiegabile procedura di archiviazione istata il giorno dopo la morte di Borsellino, e con una fuga di notizie che hanno messo al riparo i mafiosi.
Una volta che il GIP di Caltanissetta ha ACCERTATO che tale fuga di notizie non era da adebbitare ai carabinieri, come sosteneva Lo forte, ma ai PM (Giammanco, Lo Forte e Pignatone), tutti invisi sia a Falcone che a Borsellino, ed archiviato PER PRESCRIZIONE, i giornali su quella vicenda son rimasti muti.
Infatti scommetto che tu non lo sapevi.
Tutta questa storia della trattativa nasce dalla disponibilità di un testimone a modificare le cose dette in precedenza, un testimone, come ha detto il PROCURATORE GENERALE DI CALTANISSETTA “PROBABILMENTE STRUMENTALIZZATO DA QUALCUNO”.
Inoltre mai dimenticare che Giovanni brusca HA SEMPRE PARLATO di “qualcuno che si è fatto sotto”, a detta di Riina DOPO LA STRAGE DI VIA D’AMELIO, ed ora obtorto collo mastica versioni diverse non supportate da risciontri, mentre prima lo erano (diceva che Riina aveva parlato di un fermo agli attentati perchè “qualcuno si era fatto sotto”, quindi con Via D’Amelio la trattativa non c’entra nulla).
Ma di Brusca parleremo un’altra volta.
Cuore in pace.
I carabinieri non han promosso nessuna trattativa, nessuno ha calato le brache davati ai mafiosi. I papelli son falsi. Non esiste.
A più tardi.
17 novembre 2009 a 18:36
Nick
“Tequilero, in conclusione”: il passo che hai citato, non prova l’esistenza della trattativa”
E chi dice che il passo citato prova l’esistenza della trattativa?
Inoltre: chi contesta che secondo i magistrati
gli elementi di prova raccolti in dibattimento “non consentono di ritenere integrato il dolo della fattispecie incriminatrice in nessuna sua forma”. e poi ancora “anzi escludono ogni logica possibilità” che vi sia stato dolo e quindi comportamento criminale?
su questo siamo d’accordo.
si tratta di vedere se chi dice che per 17 giorni Caselli non è stato informato mente o no. Ad esempio Bolzoni
17 novembre 2009 a 21:10
tequilero
Enrix tu sei stato chiaro
Forse non lo sono stato io.
Volevo provare l’esistenza della trattativa postando quella parte della sentenza? Non mi pare. Anche perchè non se ne fa cenno…
Da cosa hai dedotto che il mio intento era quello?
Ed in quale altra parte dei miei interventi parlo della trattativa?
Forse mi hai confuso con qualcun’altro.
Tornando alla sentenza di ultimo, a me sembra di capire che ad ultimo viene contestato di aver valutato erroneamente quali fossero i propri limiti, avendo ritenutoche avesse il potere e l’autonomia di poter decidere una strategia invetigativa senza preavvertire i magistrati o i suoi superiori.
Questo errore, fatto in assoluta buona fede e peri motivi spiegati in sentenza, insieme ad un altra serie di omissioni e di mancanza di coordinamento commessi a tutti i livelli, ha fatto si che per due settimane la casa non fosse sorvegliata.
Ora avere quest’opinione, e cioè ritenere che ultimo abbia commesso un errore, di certo connaturato con il suo modo di essere e di svolgere le indagini, caratteristiche che hanno portato anche a degli eccellenti risultati, comporta l’immediata scomunica da parte tua e di Luigi?
Oppure ritieni che sia un’opinione legittima?
Francamente, inoltre, non capisco quando parli di boomerang.
Vedi, io parto dal presupposto che i tuoi interventi e la tua attività sia svolta in assoluta buona fede e con le migliori intenzioni e che fornisce delle ottime informazioni.
Dovresti solo usarmi la cortesia di avere lo stesso atteggiamento nei miei confronti. Altrimenti, te lo confesso, diventa assolutamente inutile scrivere dei commenti e avere un qualunque tipo di confronto.
Non ho interessi o persone in particolare da difendere.
Non faccio parte di un culto segreto che adora il giornalista di torino, non sono il suo gemello siamese, come presume Luigi e non può fregarmene di meno di capire il perchè scrive certe cose piuttosto che altre.
Questa attività la lascio volentieri a Luigi tra una discussione sindacale e l’altra.
Spero di essere stato chiaro stavolta, altrimenti fai come ti pare.
Ciao
17 novembre 2009 a 21:56
enrix
@ Nick
“E chi dice che il passo citato prova l’esistenza della trattativa?”
Innanzitutto sono io che dico che non la prova, come mio diritto.
Che la proverebbe, in ogni caso, lo dicono tutti coloro che sostengono che le “omissioni” dei ROS in relazione al covo di Riina potrebbero essere conseguenti ed a tutela di un accordo con Provenzano, nel contesto della trattativa.
Ti assicuro che sono anche troppi, quelli che lo dicono.
“Inoltre: chi contesta che secondo i magistrati gli elementi di prova raccolti in dibattimento “non consentono di ritenere integrato il dolo della fattispecie incriminatrice in nessuna sua forma”. e poi ancora “anzi escludono ogni logica possibilità” che vi sia stato dolo e quindi comportamento criminale?
su questo siamo d’accordo.”
Bene.
“si tratta di vedere se chi dice che per 17 giorni Caselli non è stato informato mente o no. Ad esempio Bolzoni”
No, non hai capito. Non si tratta di quello affatto. Caselli non è stato informato, come aveva disposto, questo è pacifico e non perchè lo dice Bolzoni ma perchè lo dice Ultimo in persona.
Il punto è invece stabilire se cambiava qualcosa l’informarlo o meno del fatto che davanti alle telecamere delle TV oltre ai giornalisti non si potevano vedere anche i carabinieri a sorvegliare il covo, perchè i carabinieri preverivano evitarlo.
Ti sembra una cosa incredibile ed inquietante, che Ultimo non abbia riferito a Caselli questa drammatica circostanza?
Cioè , il punto, la mistificazione è questa: è dire che poichè Caselli non è stato informato come aveva disposto, i mafiosi han potuto asportare documenti.
E’ questo il falso messaggio che passa, come disinformazione.
Invece la verità è che dal giorno stesso in cui hanno arrestato Riina, in quel covo non c’era più nulla da cercare che valesse di più che sorvegliare discretamente i Sansone. Accertato anche in sentenza.
E per Ultimo sorvegliare discretamente, come si era impegnato a fare con Caselli, significava anche attendere, per iniziare pedinamenti e sorveglianza, che i giornalisti scomparissero di scena e le acque si calmassero.
Non necessariamente avvisando Caselli che a causa del casino di televisioni e giornali che ronzavano nel quartiere lui stava adottando tale strategia fondata sul temporeggiamento. Perchè avvisarlo o non avvisarlo non cambiava nulla. E Ultimo ne era convinto. Quindi niente dolo, niente protezione dei pizzini, niente accordo con Provenzano, niente di niente.
Di questo si tratta, e non di quello che hai detto tu.
17 novembre 2009 a 23:35
Nick
“No, non hai capito. Non si tratta di quello affatto. Caselli non è stato informato, come aveva disposto, questo è pacifico e non perchè lo dice Bolzoni ma perchè lo dice Ultimo in persona”
Appunto. E tutto ciò è scritto in sentenza. Caselli non è stato informato se non 17 giorni dopo. E appena l’ha saputo ha disposto la perquisizione.
E allora come mai qui
http://cronachedallimbecillario.splinder.com/?from=10
rispondendo a Bolzoni che diceva:
“avevano assicurato al procuratore Caselli che erano ancora lì, ma per diciannove giorni la villa fu un porto di mare.”
scrivi:
“Mi piacerebbe avere maggiori delucidazioni su queste “assicurazioni” date al procuratore Caselli. Soprattutto perché sul suo quotidiano (Repubblica), l’8 novembre 2005, a pag. 27, io ho letto questo:
“L’ ex procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli ha “assolto” il generale dei carabinieri Mario Mori, attuale direttore del Sisde, ed il capitano “Ultimo”, sotto processo per favoreggiamento a Cosa nostra per la mancata perquisizione del covo di Totò Riina, compiuta 19 giorni dopo il suo arresto nel gennaio 1993. «C’ era e c’ è totale fiducia in Mori», ha affermato ieri Caselli in aula. Caselli dice che dopo la cattura del boss il Ros dei carabinieri suggerì di non perquisire subito la villa e sospendere il controllo. «MORI RIFERÌ – ha sostenuto Caselli – CHE L’ ATTIVITÀ DI OSSERVAZIONE VENNE SOSPESA PERCHÉ IL PERSONALE ERA STATO NOTATO».
Che è esattamente il contrario di quanto ha scritto lei. Carta canta”. ????
Cosa si deduce da ciò?
Che Mori aveva riferito SUBITO a Caselli che l’attività di osservazione era stata notata. Che Caselli quindi era stato avvertito. E che Bolzoni mente.
Sono andato a leggermi l’articolo di Repubblica incriminato
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/11/08/caselli-sul-ros-piena-fiducia.html
e dice le cose che dici tu. Tuttavia non è riportata la DATA in cui Mori ga fatto quelle rivelazioni.
Ora dato che Caselli ha sempre detto di non essere stato informato fino alla fine, vogliamo dire che Caselli MENTE?
Ma ciò è in contrasto persino con quello che affermi adesso e che affermavi negli articoli precedenti…..
Inoltre non capisco come mai più avanti si legge:
“Perché a quel punto, svelata dalle TV la segreta conoscenza da parte degli inquirenti del covo, la Procura non abbia ordinato l’immediata perquisizione, ma abbia atteso 17 giorni per disporla, bisognerebbe domandarlo ai Procuratori”
FORSE PERCHE’ CASELLI NON ERA STATO AVVERTITO?
Chiariamo innanzitutto questo: la posizione di Caselli, che per me è un eroe dell’antimafia.
Poi per me puoi avere tutte le idee che vuoi su Travaglio, su Ingroia e su vari complotti in cui sono coinvolti praticamente tutti quelli che si occupano di mafia. Nessuno te le contesta. Anzi alcune volte sono persino d’accordo con te (esami grafologici).
Intanto ti ricordo però che Ingroia, che si sbagli o no su alcune cose relative alla trattativa, ieri ha arrestato un pericoloso boss mafioso.
Io mi domando solo questo: a chi giova far credere che sia in atto una trattativa dove si dice sia coinvolta sia la destra che la sinistra?
PS
-NON mi sto riferendo alla trattativa parlando di Ultimo
-Il fatto che ci sia una trattativa non vuol dire ad esempio che Falcone e Borsellino non sono stati uccisi per altri motivi. Potrebbero essere vere entrambe le cose.
Scusa, adesso vado a dormire. A domani.
18 novembre 2009 a 08:48
Luigi
@ tequilero
“Ora avere quest’opinione, e cioè ritenere che ultimo abbia commesso un errore, di certo connaturato con il suo modo di essere e di svolgere le indagini, caratteristiche che hanno portato anche a degli eccellenti risultati, comporta l’immediata scomunica da parte tua e di Luigi?”
“Non faccio parte di un culto segreto che adora il giornalista di torino, non sono il suo gemello siamese, come presume Luigi e non può fregarmene di meno di capire il perchè scrive certe cose piuttosto che altre.
Questa attività la lascio volentieri a Luigi tra una discussione sindacale e l’altra.”
Be’, non ho detto esattamente questo.
Mi stai mettendo in bocca parole non mie. Ti stavo solo facendo notare, con forse tropppa veemenza, e’ vero, che non si capisce perche’ Travaglio insiste a buttare la’ frasi come questa:
“Sta di fatto che il Ros non perquisisce il covo di Riina e lo lascia perquisire alla mafia. Ennesima coincidenza” (dall’intervento ad Annozero della puntata su papello e trattativa)
Questo solo per farti notare che il vigliacco sta conducendo una campagna per delegittimare Mori e in ultima istanza Ultimo basata sulla manipolazione della sentenza qui esaminata.
Solo per fartelo sapere e invitarci a chiederci perche’.
18 novembre 2009 a 12:03
Luigi
Scusate, non potevo farvi perdere un’altra chicca:
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2381967
Domande da fare a Mr. T:
l’hai detto in trasmissione che l’inchiesta di Caltanissetta era gia’ stata archiviata, pur “tra mille polemiche”?
L’hai detto che l’interevista a Borsellino NOn era l’ultima?
L’hai detto che era stata tagliata e che l’avevi tagliata e rimontata pure tu mettendo la stessa risposta a due domande diverse?
L’hai detto che si era in campagna elettorale?
Che divertimento.
19 novembre 2009 a 01:34
enrix
@Nick
Ora posso risponderti, così tu puoi leggere gli altri articolo nel mio blog.
Sul punto primo.
No, non mi hai capito. Nessuna accusa a Caselli, anzi.
La spiegazione è molto più semplice e forse io l’ho scritta in modo troppo complicato.
All’affermazione di Bolzoni che scrive che i ROS “avevano assicurato al procuratore Caselli che erano ancora lì”, io replico che ciò non è vero.
Nel mio articolo ho pubblicato lo stralcio della testimonianza di Caselli che rappresenta l’unica forma di informazione intercorsa tra i ROS e Caselli, quella giustappunto citata da Caselli.
A domanda:
E la sorveglianza?
Risposta di Mori: l’abbiamo SOSPESA per cause di forza maggiore.
Questo è tutto. Nessuno ha mai assicurato Caselli che la sorveglianza fosse in corso, come ha scritto Bolzoni, nè in che modo ed in che maniera fosse in corso. Quella si, sarebbe stata la prova del favoreggiamento. Un vero e proprio depistaggio del Procuratore preposto. No, Mori gli disse che effettivamente era stata sospesa.
Fatto pacifico, nulla di misterioso.
“Inoltre non capisco come mai più avanti si legge:
“Perché a quel punto, svelata dalle TV la segreta conoscenza da parte degli inquirenti del covo, la Procura non abbia ordinato l’immediata perquisizione, ma abbia atteso 17 giorni per disporla, bisognerebbe domandarlo ai Procuratori”
FORSE PERCHE’ CASELLI NON ERA STATO AVVERTITO?”
Guarda, il fatto è che io parto dal semplice presupposto che se un covo viene bruciato da stampa e televisioni, una procura viene a saperlo immediatamente. Non c’è bisogno che gli venga comunicato in modo formale. E infatti lo sapevano, tant’è vero che dopo 6 giorni dall’arresto di Riina, il giorno 20, ci fu una riunione in procura, alla presenza del PM Aliquò e dei Carabinieri, proprio per discutere il da farsi in quelle circostanze.
“Fu proprio il col. Cagnazzo a suggerire (in quella riunione – ndr) – avendo appreso da notizie di stampa che i giornalisti stavano battendo la zona di via Bernini alla ricerca del cd. “covo” – di effettuare quella perquisizione a scopo diversivo. (quella al fondo gelsomino – ndr) Valutazione che venne accolta e condivisa dall’Autorità Giudiziaria e che portò, il giorno seguente (21.1.93), all’esecuzione ex art. 41 TULPS dell’operazione, con grande clamore e dispiegamento di mezzi per garantirne la più ampia pubblicità.” (dalla sentenza)
Il problema è che tu continui a non capire che quella mancata comunicazione rappresenta una mera infrazione del regolamento, ma il ritenerla realmente necessaria, sul piano pratico, è una sciocchezza. Non sarebbe cambiato nulla. I PM sapevano, che intorno al covo ronzavano i giornalisti, e invece di fare il diversivo di fondo gelsomino potevano tranquillamente precipitarsi a perquisire via bernini, se avessero voluto, dando atto, come potevano fare benissimo, che il covo era bruciato.
7, 17 o 19 giorni dopo, non sarebbe cambiato nulla, in realtà. Era bruciato, e ripulito sin dal giorno dell’arresto di Riina. Lo sapevano tutti. E’ scritto in sentenza.
Tutte queste storie di mancata sorveglianza e mancata comunicazione, sono solo stronzate. Questo nei fatti.
Non ci sono ombre, su Ultimo. Bisogna farsene una ragione.
Ed ora permettimi tu una domanda.
Dove hai preso l’informazione che Ingroia era il procuratore preposto alle indagini che hanno portato alal cattura del boss, l’altro ieri?
Mi interessa. Se hai il link, dammelo, per cortesia.
“Io mi domando solo questo: a chi giova far credere che sia in atto una trattativa dove si dice sia coinvolta sia la destra che la sinistra?”
Semplice, a chi vuole mettere una pietra tombale sul vero movente delle stragi, occultandolo con un falso movente.
Ed infine:
“-Il fatto che ci sia una trattativa non vuol dire ad esempio che Falcone e Borsellino non sono stati uccisi per altri motivi. Potrebbero essere vere entrambe le cose.”
Infatti sono vere entrambe le cose, esattamente. La trattativa c’è stata, e ci sono stati incontri fra Mori e Ciancimino tra la fine di agosto ed i primi di settembre, dove i ROS hanno chiesto la collaborazione del mafioso per assicurare alla giustizia dei latitanti. quindi una trattativa perfettamente legale ed eticamente condivisibile. Ciancimino ha fatto sapere degli incontri con i ROS a Riina, ma a dir suo, senza dirgli nulla delle richieste dei ROS sui latitanti.
Brusca nelle testimonianze rese ai processi ha confermato questa versione data da Mori e dallo stesso Ciancimino in una memoria autografa del gennaio 1993, aggiungendo che Riina avrebbe mandato, alle persone che “si erano fatte sotto” il papello con le pretese della mafia per dare un freno alle stragi.
“”Dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, Riina mi disse: “Si sono fatti sotto, pensa si sono mossi anche i servizi segreti per arrestarmi. Io gli ho presentato un papello di richieste lungo così e ora sto aspettando”. Era l’ estate del ‘ 92 e per questo mettemmo un fermo agli attentati in attesa della risposta dello Stato”. (Giovanni Brusca, da Repubblica — 14 gennaio 1998 pagina 12)
Si erano fatti sotto per arrestarlo, dice Brusca (ed è ciò che dicono i ROS e Ciancimino) e per tutta risposta Riina gli inviò un papello, un documento ricattatorio.
Ma potrebbe anche essere stato, quel papello, un diversivo per depistare dai reali moventi delle stragi, molto più scomodi per la mafia se si venivano a comprendere, per cui erano stati uccisi i due magistrati.
Ma i pm ed i giornalisti come Travaglio, oggi, voglion farci credere all’esistenza di una trattativa incompatibile con la buona fede dei ROS.
Una trattativa anticipata di 4 mesi rispetto alle reali tempistiche, che avrebbe avuto come oggetto un calo di brache delle istituzioni, movente reale della strage di Via D’Amelio, prodromica allo scellerato accordo tra i ROS e Provenzano.
Panzane.
Forse è meglio cominciare a domandarsi che cosa intendeva dire Borsellino quando diceva, poco prima di morire, “ho visto in faccia la mafia”.
19 novembre 2009 a 02:02
Luigi Cigarini
@Marco Caruso, @enrix: mi è parso in questa disquisizione, a parte l’episodio su cui ci siamo soffermati (sul quale ero certo e ora non lo sono più), che comunque la vostra idea generale di mafia sia diversa dalla mia. Per voi la mafia, correggetemi, è una organizzazione criminale ben definita e con i suoi confini: ci sono i mafiosi e ci sono gli uomini dello Stato, la trattativa o c’è stata o non c’è stata, senza prove certe non credete a nessuna trattativa e siete convinti che lo Stato sia integro nel suo funzionamento generale e nei suoi principi, ci sarà qualche mela marcia ma è fisiologico che sia così.
Io ho un’altra idea, io penso che la mafia sia purtroppo parte integrante dello Stato italiano fin dalle sue origini risorgimentali molto più di quanto voi possiate immaginare e forse neanche io me lo immagino bene.
Pensate all’unità d’Italia: come poteva uno Stato unitario centralista nuovo, senza alcuna esperienza unitaria da 1400 anni e inventato a tavolino garantire la vera coesione sociale in territori così distanti (immaginate cosa voleva dire nel 1861 andare da Roma a Palermo? E’ come oggi andare sulla Luna come tempo, anzi molto di più)? Ovviamente non poteva, e a quei tempi i problemi sociali erano seri davvero, era logico che lo Stato demandasse il controllo del territorio a organizzazioni spontanee di questo tipo. Ecco, secondo me questa situazione si è protratta per tutta la storia italiana, non è mai stata risolta. Il Governo centrale di Roma ha sempre avuto un rapporto di simbiosi con la mafia, interrotto forse solo nel ventennio fascista, semplicemente perché i picciotti hanno tolto la coppola e indossato la camicia nera ma erano sempre gli stessi. E come lo si toglie un territorio a uno che lo controlla bene? Neanche con una guerra. Immaginatevi se non si fa nulla anzi si è ben felici che qualcuno tenga l’ordine dove tu non riusciresti.
Andreotti, l’uomo politico più importante della prima repubblica ha incontrato più volte Bontade latitante, e Berlusconi, l’uomo della seconda repubblica ha come braccio destro Dell’Utri che incontrava spesso Mangano. Tutti sospetti direte voi, a me torna tutto, poi io non faccio nè lo storico nè il magistrato e non saprei ricostruirvi tutto precisamente.
La trattativa per me non è che o c’è stata o non c’è stata, la trattativa è perenne, nel 93 c’erano solo degli equilibri da risistemare. La mafia sposta molti più voti di quelli che pensiate, elegge molti più parlamentari di quelli che pensiate, probabilmente controlla i governi, molti non lo sanno neppure che stanno votando per la mafia o che stanno lavorando per la mafia. Tu mi fai un favore e io ti voto, funziona così, poi se tu sei mafioso e quel favore me lo riesci a fare perché sei mafioso io mica lo so. E’ una catena di favori e nessuno sa nulla dell’anello superiore, la mafia funziona così, l’Italia funziona così.
Poi c’è il vertice di questa catena, loro lo sanno di essere mafiosi, e trattano direttamente col governo, con la politica, non con i Carabinieri o i servizi. I canali non li so, e non so neanche quanto i governi siano consapevoli di con chi hanno a che fare, ma devono trattare più o meno consapevolmente.
Penso che in Parlamento o al Governo molti se ne rendano conto di questo, è real politic, non c’è altra strada finchè non interviene un cambiamento di mentalità e cultura per il quale occorreranno forse secoli. Ricordate le dichiarazioni dell’ex ministro Lunardi (guarda caso non un politico di mestiere, uno che non c’era abituato a parlare politichese e a sporcarsi nel fango della politica) secondo cui con la mafia bisogna convivere?
Pensateci, non prendetemi per pazzo, la pensano così anche tanti giornalisti, magistrati e cittadini che forse voi trascurate per abitudine o per pregiudizi culturali. Abbiate almeno il dubbio.