Bocciata una legge, se ne fa un’altra.
Ma se il lodo Alfano aveva elementi condivisibili, questa pseudo riforma del processo, giustificata sulla scorta delle indicazione della Corte Europea dei Diritti, ha veramente poco di apprezzabile. E di salvabile.
Solo le intenzioni, forse.
Si, perchè che i procedimenti in Italia siano interminabili e violino costantemente il principio costituzionale della “ragionevole durata” è una verità impossibile da smentire, ma era davvero questa del “processo breve” l’unica via per risolvere l’annoso problema?
Direi di no.
Anzi: se ne intacca uno per crearne altri cento.
Il provvedimento proposto in Senato vuole i processi chiusi in 6 anni: due per ogni grado di giudizio a partire dalla richiesta di rinvio dell’indagato/imputato al dibattimento.
Peccato che in tutta Europa i tempi iniziano a decorrere da molto prima, ovvero dal primo avviso di garanzia.
Cade perciò da subito lo spirito imitativo a cui il ddl sembrava inizialmente ispirato.
Perchè dire di voler seguire i diktat UE e poi non farlo?
Questa la prima assurdità!
In secondo luogo, è impossibile pensare ad una velocizzazione e ad uno snellimento del nostro sistema Giustizia partendo da singole norme del tutto scollegate da una necessaria visione d’insieme.
In questo caso, le contraddizioni di cui il provvedimento è gravido denotano una superficialità del legislatore veramente imbarazzante.
Non starò qui a fare un elenco noioso delle cose che non vanno, basti però pensare a come con una legge del genere si creerebbero disparità di trattamento tra incensurati e recidivi e tra imputati per reati diversi che difficilmente supererebbero il vaglio di costituzionalità.
Oppure: pensate all’assurdo caso per cui un processo si prescrive prima ancora che si prescriva il reato. Avremmo quindi una situazione per cui un reato sarebbe perseguibile per un tempo ulteriore alla morte del processo.

Insomma, per tornare all’incipit del post: era molto meglio il lodo Alfano.

Una soluzione, comunque ci sarebbe: imporre tempi certi ai magistrati.
Trasformare i termini “ordinatori” in termini “perentori”, in modo da costringere le Toghe a ritmi “forzati” a pena di sanzioni disciplinari e ovviamente la chiusura anticipata del processo a causa di una loro negligenza.
Ma servirebbe molto di più…anche se purtroppo all’orizzonte non si vede granchè…

Certo è che se son questi i frutti degli accordi politici tra il Cav e Fini, beh…meglio che continuino a litigare, fanno più bella figura!