O la Riforma oppure è meglio non far niente, perchè qualunque provvedimento questo governo voglia avanzare sarà difficile non interpretare come l’ennesimo tentativo di proteggere Berlusconi disinteressandosi dei veri problemi che affliggono la Giustizia in questo Paese.

Così è anche stavolta.
Che senso ha annunciare la Grande Riforma, in campagna elettorale come pure da un anno e mezzo a questa parte, e poi partorire topolini innoqui almeno quanto velenosi.
Di fatto, norme come il Lodo Alfano o la cosiddetta “aggiusta processi” di cui si parlava ad inizio legislatura non hanno prodotto alcun effetto in virtù degli interventi della Corte Costituzionale o di veri e propri dietro front politici sul tema, ma hanno comunque contribuito ad invelenire il clima tra gli schieramenti e in seno alla stessa opinione pubblica, col risultato che oggi c’è addirittura chi parla di “emergenza democratica” nel modo meno opportuno che si possa immaginare e, soprattutto, senza che sia manco stato intaccato il cancro che affligge il nostro sistema giudiziario.

Oggi il teatrino prevede in scena lo stesso copione: una norma, quella sul “processo breve”, che del tutto decontestualizzata come si presenta fa giustamente drizzare le orecchie a chi vede buio sempre e comunque e impedisce in concreto qualunque confronto.
L’Italia non ha bisogno di leggi così “personalizzate”, ma di una seria Rivoluzione che riguardi in generale la Giustizia e ne tocchi i singoli problemi sdradicandoli alla radice e non invece come si vorrebbe fare ora potandoli di qualche rametto rinsecchitto (sempre ammesso che poi non arrivi l’ennesima ghigliottina Costituzionale…)!

Berlusconi aveva detto che avrebbe fatto vedere a tutti come si sarebbe difeso. Nelle aule di tribunale, però.
Lasci perdere quelle parlamentari…che manco gli portano granchè bene!