Animali.
Non contestatori.
Animali.
Ma nemmeno: a ben pensarci, gli animali intuiscono l’umore di chi hanno di fronte, percepiscono la gravità della situazione e non si sa come nè perchè, ma sanno quand’è il momento di star più vicino a chi sta soffrendo o almeno quando è meglio ritirarsi nell’angolo.
Gli idioti che erano oggi a Viareggio, invece, non hanno avuto rispetto nè della morte nè del dolore e al doveroso silenzio hanno preferito berciare la loro stoltezza.

Idioti, quindi, e non altro.
Non il campanello d’allarme della critica al governo e al suo capo, bensì la sirena d’emergenza per lo stato di salute della nostra democrazia, avvelenata da una cultura antagonista che non sa più fermarsi, che non ha più il senso della misura, che non riconosce più il limite che separa la libertà dall’irresponsabilità.

A Viareggio è stato toccato il fondo.
Un centinaio di vigliacchi, davanti all’orrore della tragedia che ha portato via 14 vite e distrutto i sacrifici di decine e decine di persone, hanno individuato il loro bersaglio e hanno voluto comunque colpirlo, proprio mentre il suo era un messaggio importante: lo Stato che rispondeva “presente” sul luogo della sciagura.
Non è stato contestato Berlusconi: è stato vilipeso lo Stato. E ancor prima il buon senso!

Provo uno sconforto totale nel vedere queste scene.
Ma non farò come gli idioti che spesso sentiamo vomitare di vergognarsi di essere italiani. No.
Mi vergogno di quegli italiani. Di quei cento vigliacchi. Di quei cento sciacalli. Di quelle cento iene. Di quei cento balordi.
Sono loro a farmi schifo.

Vergognatevi, cani!