Già che si trovano in zona, verrebbe da chiedere ai segugi di largo Fochetti, da D’avanzo a Bonini, di fare due chiacchiere coi procuratori di Bari anche su altri fatti che sebbene lontani dal letto di Berlusconi potrebbero interessare di più i cittadini pugliesi e avrebbero sicuramente potuto interessare i cittadini baresi al momento del voto di qualche giorno fa.

Ormai è palese che per Repubblica sia molto più importante far sapere agli italiani la scandalosa vita del loro Presidente del Consiglio, alludendo a Berlusconi come ad un drago mangia-vergini, nonostante si potrebbe mettere da parte questo rigurgito moralista per occuparsi di cose ben più serie.

Tra queste, per esempio, l’indagine madre da cui è partorito il “puttane-gate”: quella che occupa da più di quattro anni i magistrati del capoluogo pugliese e che coinvolge i massimi dirigenti e della Sanità regionale e della giunta regionale, nonchè il Partito Democratico.

Sembrerà un paradosso, ma proprio mentre dalle pagine di Repubblica si alza forte il grido di sdegno nei confronti di un giornalista che nasconde le notizie più scomode per il Cavaliere, altri inchiestisti voltano la faccia di fronte ad altrettante notizie che potrebbero creare più d’un imbarazzo ai vertici dell’opposizione.

La vicenda si racconta in poche righe: l’inchiesta del pm Giuseppe Scelsi, infatti, collegata a una precedente inchiesta, condotta dal pm Desirèe Digeronimo, della Direzione distrettuale antimafia di Bari, ruota attorno a Alberto Tedesco (Pd), assessore regionale della Sanità con la giunta guidata da Nichi Vendola.
Con Tedesco, è indagata anche Lea Cosentino, direttore generale della più grande Asl pugliese, anche lei nominata da Vendola.
Tedesco e Cosentino sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al falso, alla corruzione e all’abuso di ufficio.
Alcuni mesi fa, in seguito a una miracolosa fuga di notizie dalla procura di Bari, Tedesco viene a sapere dell’indagine e si dimette dalla carica.
Subito dopo comincia a fare il pazzo affinché il Pd gli offra un paracadute. Quello dell’immunità parlamentare.
Lo ottiene, senza grandi difficoltà, in questo modo: alle ultime Europee il Pd candida il senatore Paolo De Castro (due volte ministro dell’Agricoltura, con i governi D’Alema e Prodi) e per Tedesco, primo dei non eletti alle precedenti elezioni politiche, si libera un posto in Parlamento.
Et voilà.
A questo punto, la domanda è semplice: siamo davvero disposti a non sapere nulla della malasanità di sinistra se in cambio ci dicono tutto sul gossip?

Di Pietro e Travaglio, dove siete?