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Qualche giorno fa avevo toccato l’argomento, stupito dal modo in cui la notizia in questione era stata riportata.
Si parlava delle ultime “confessioni” di Brusca durante il processo contro il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu: tema scottante, visto che si fa riferimento al presunto accordo tra mafia e uomini dello Stato.
Ebbene, Brusca, interrogato dal pm Antonio Ingroia (quello con cui Travaglio passa le vacanze parlando a bordo piscina col finanziere favoreggiatore-spione Ciuro) dice di essere a conoscenza del famigerato “papello”, ovvero il carteggio in cui sarebbero stati scritti nero su bianco i termini dello scambio tra i boss siciliani e le istituzioni.
La notizia finisce su tutti i media.
Quello che non risulta, però è il seguito dell’interrogatorio.
La parte in cui, cioè, l’avvocato difensore dei due carabinieri invita il Brusca a spiegare se avesse mai visto quel “papello” e quale dunque fosse la fonte di quelle informazioni. La risposta ha dello sconcertante: “non ho mai visto quel “papello” ma ne ho letto sui giornali, su Repubblica“.
Niente da aggiungere.
Non fosse che il 1 giugno, il pluricondannato (benchè lui smentisca) in primo grado Travaglio ci regalava l’occasione per tornare a parlarne.
Perchè?
Perchè il giornalista piemontese piomba nuovamente su quei fatti e fa preciso riferimento alle nuove rivelazioni del pentito Brusca (che si affretta a definire “attendibilissimo” da parte di molte procure).
Non è la prima volta che Travaglio torna alla carica su questo presunto accordo tra uomini dello stato e mafia.
Evidentemente gli piace questa teoria del complotto.
Di cui però, altrettanto evidentemente, trascura piccoli (si fa per dire) particolari.
Intanto: di quel presunto accordo, nessuno dei punti sarebbero stati rispettati, eppure Riina finì “al gabbio” lo stesso.
Secondo di poi: di quel presunto “papello” non v’è traccia.
Ma Travaglio insiste e ci fa sapere che ora anche Brusca lo cita.
Tutto torna, in testa, sua.
Non fosse che Travaglio, quello a cui i fatti non scappano mai, dimentica di dire un paio di cosette che potrebbero anche smontare o comunque mettere in bilico le sue convinzioni: di quel “papello” Brusca viene a conoscenza tramite i giornali (La Repubblica) e quindi la sua attendibilità non può essere poi così alta; in secondo luogo, spunta fuori un altro testimone-pentito con le cui rivelazioni è in grado di mandare a monte decine di processi e di altrettante condanne, ma soprattutto di raccontare un’altra storia in cui il fantomatico accordo non avrebbe mai avuto luogo. Sono le dichiarazioni di tale Spatuzza, che hanno dato adito a nuove inchieste di cui si dovranno attendere gli esiti.
Il quesito dunque nasce legittimo: perchè Travaglio fa finta di niente?
Spero tanto non sia questo lo spirito che animerà il nuovo foglio che sta per vedere la luce e di cui Travaglio sarà socio e editorialista, perchè altrimenti dovrebbero cambiarne il nome al più presto.
Non “Il Fatto”, bensì “I Fatti che più ci piacciono”!
Viva il metodo Travaglio!
Nel suo pezzo quotidiano sull’Unità, Travaglio, dopo aver provato a descrivere il sistema di servitù che sta alla corte dell’Imperatore Berlusconi, chiosa scrivendo:
“Al Tappone sgraffignò la Mondadori grazie a una sentenza comprata. Ora è chiaro perché non la restituisce.“
Ammettiamo che Travaglio abbia ragione e proseguiamo quindi con la sua logica.
Sarebbe dunque legittimo pensare che: poichè ad aver perso la Mondadori per colpa del Cavaliere fu l’ingegner Carlo De Benedetti, quello che oggi fanno Repubblica, l’Espresso e gli altri media al servizio dell’editore, sono soltanto una ripicca per quella sfida finanziaria che vide il secondo soccombere al primo; poichè l’Unità è un giornale di partito, del Partito Democratico, anche Travaglio si comporta da servo di un potere che altrimenti finge di osteggiare; vogliamo parlare dell’altro quotidiano ex-Margherita? anche Europa si merita un posto d’onore tra le fila dei servi antiberlusconiani che tirano acqua al mulino dei democrats; poichè, come si è detto, Berlusconi ha nemici anche all’estero, mi pare non siano pochi quelli che si danno da fare per fare un favore al loro padrone.
Insomma: il quadro, capirete, è sconcertante.
Travaglio, come al solito, però, lo disegna per comodità soltanto a metà.
E questo mina ancora di più la sua credibilità.
Che in quanto servo diligente del quotidiano rosso antiberlusconiano già vantava una disistima elevatissima.
PS: più tardi vi dimostrerò ancora una volta come il primo a far scomparire i fatti dalle storielle che va raccontando è proprio Marco Travaglio.
Restate su questi canali!




















































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