Ogni tanto, il buon Travaglio, prima di attaccare a testa bassa quelli che lui considera inferiori (e che tali fa apparire ai suoi adepti), farebbe bene ad andare a verificare un po’ meglio le fonti di cui si spaccia attento ed insuperabile conoscitore, altrimenti farà pure lui ben presto la fine del suo amichetto D’Avanzo, che su Repubblica negli scorsi giorni è riuscito a costruire uno scoop che più farlocco non si può (sembrava tornato ai bei tempi di Telekom Serbia).

Così, è bastato un Facci qualunque (che poi è pure l’unico) che gli spiegasse che ad esser ciechi e biechi giustizialisti assetati del sangue delle persone innocenti (anche se non lo si vuole ammettere), si commettono svarioni che non fanno bene nè alla carriera nè alla propria credibilità di fronte al grande pubblico.
Credibilità che per Travaglio sta crollando sotto i colpi di inaspettati parenti serpenti, di quelli che gli hanno sempre voluto bene, ma che si sono resi conto che stava esagerando, còlto com’è da manie di infallibilità e superiorità.

Nell’ennesima querelle con Filippo Facci (uno di cui non sa dire che male – sbagliando a mio personalissimo modo di vedere) Travaglio è incappato nell’ultima delle sue sparate grottesche. Sì! Grottesche: perchè fa ridere beccare in fallo il sò-tutto-io-voi-altri-siete-degli-ignoranti-leggetevi-le-carte-e-i-documenti; almeno quanto fa rabbrividire il delirio giustizialista da cui è stato colpito, e che trasforma delle assoluzioni in sentenze pilotate e forse fortuite a causa di leggi e leggine pro qualcuno o ad personas (come gli piace tanto dire).

Riporta il tutto il sempre più godibile blog-giornale di Mastellarini.
Riferendosi ad un pezzo di Facci, su l’Unità Travaglio replica così:

Quello con le mèches racconta sul Giornale che nel ‘93 finì in carcere l’intera giunta abruzzese, dopodichè furono “tutti assolti con formula piena”. Storie: ci volle la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale per salvare gli assessori, mentre il presidente di allora, Rocco Salini, fu condannato in Cassazione per falso (s’erano dimenticati di depenalizzare anche quello)

Diceva un certo, in uno dei commenti al blog di Mastellarini:

Marco Travaglio: promosso
Filippo Facci: bocciato

promemoria per Facci: chi era quello che scriveva valanghe di omissis per manipolare a suo uso e consumo le informazioni?

Oggi la risposta di Facci (che trovate integralmente QUI, ma che io riporto solo nel passaggio saliente).

Per quanto riguarda le balle di Travaglio: il 26 giugno 1997, ore 22.30, la Cassazione annullò una precedente sentenza d’Appello del tribunale aquilano (e ricordiamo ancora una volta che erano rimasti sul banco solo degli abusi d’ufficio) stabilendo che in definitiva non c’erano stati neppure gli abusi d’ufficio: questo, attenzione, per «assoluta mancanza di indizi di colpevolezza».

La Corte d’Appello di Roma, cui furono rinviati gli atti, confermerà le piene assoluzioni. Rimarrà in piedi solo una risibile accusa di falso per il presidente Rocco Salini: fu condannato perchè durante la citata riunione di Giunta prese solo degli appunti e solo successivamente vergò la delibera: che è quello che succede regolarmente in tutte le Giunte del mondo.

Il buffone del Travaglino, a motivare le assoluzioni della Cassazione, adesso cita «la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale»: ma a parte che semplicemente è falso anche questo (la Cassazione non ne fece menzione) la cosa appare improbabile anche perchè quella riforma non era stata ancora approvata, essendo datata primo luglio 1997 (QUI la legge integrale, ndr).

Deve far male, povero Travaglio. Aspettiamo una sua pronta replica…
Nel frattempo…facendo il verso a quel tale…

Marco Travaglio: bocciato.
Filippo Facci: promosso.

Chi era quello che scriveva valanghe di omissis per manipolare a suo uso e consumo le informazioni?
Risposta: semplice, Marco Travaglio.

;-)