Che differenza passa tra un macellaio omicida e un macellaio truffatore?
Per l’uomo della strada praticamente fa lo stesso; ma per la Giustizia?
Una domanda non di poco conto e che non può essere inevasa, ma che anzi sta alla base della coscienza giuridica di un Paese.
Facciamo un esempio d’attualità.
Nei giorni scorsi abbiamo letto e ci siamo inorriditi venendo a conoscenza del caso della clinica “degli orrori” Santa Rita di Milano.
Lì, si diceva, per i soldi erano disposti a tutto. Anche ad ammazzare ignari pazienti, visti solo come potenziali assegni da parte dello Stato per il rimborso delle spese operatorie.
Per giorni i quotidiani hanno pubblicato intercettazioni nelle quali si evidenziavano i passaggi con cui si volevano dimostrare queste pratiche inumane.
E’ stato istintivo sdegnarsi e provare un forte conato di vomito per la bassezza cui può degenerare l’umana coscienza.
Quei medici sono diventati per tutti il volto della malvagità fatta persona, degli assassini senza scrupoli, dei macellai che vorremmo solo veder marcire in galera per tutto il male che hanno fatto e per quelle vite che hanno anzitempo spezzato…solo per avidità…
Per l’uomo della strada la sentenza è scontata: colpevoli per tutti gli omicidi di cui i media hanno parlato.
Poi però, nel suo corso, succede che la Giustizia ponga un freno a quelle accuse: il Tribunale del Riesame di Milano, accogliendo l’impugnazione della difesa, ha detto che quei macellai rimangono macellai, ma che in realtà non hanno ucciso nessuno; il nesso causale non è stato sufficientemente dimostrato in concreto, ma sostenuto in maniera eccessivamente astratta.
Che, tradotto, significa che dire che quei medici hanno anche ucciso non è vero; che non bastano delle intercettazioni per sostenere un’accusa così terribile.
Non abbiamo a che fare con dei santi benefattori luminari della medicina per i poverelli, ma è presto per sostenere che quei medici siano degli assassini.

Per l’uomo della strada, però, ormai non fa alcuna differenza. E forse non l’ha mai fatta.
Ma…per la Giustizia?
Un truffatore può essere trattato e giudicato come un assassino?
Evidentemente no.

Ammettiamo che le cose rimangano così come sono oggi: al Santa Rita hanno truffato lo Stato ed offeso l’integrità fisica di alcuni pazienti (non di tutti), ma nessuno è mai morto per colpa di quelle operazioni.
Che ne sarà di quei medici?
Saranno condannati. Due volte però: e una di queste sentenze sarà diversa e più grave dell’altra, sebbene “l’altra” sia quella comminata da chi amministra la Giustizia in nome di tutti. Colpevoli di truffa e lesioni gravissime per i magistrati; assassini per tutti gli altri.

Non che socialmente si avverta un grande divario tra i due fatti, ma resta alla base di questa vicenda un dato abbastanza allarmante: la condanna sociale arriva sempre prima di quella giudiziale e, spesso, dalla prima non si esce mai più scagionati, neanche se la seconda ridimensiona i fatti o addirittura li smentisce.

Ma allora a che servono tutte le garanzie che il nostro Diritto, nell’elaborazione secolare, ha fornito ad ogni individuo che si trovi ad avere a che fare con la Giustizia (penale), se poi queste vengono praticamente disattese nella società e nella quotidianità del popolo?

A ben vedere, sembra proprio che il grave problema che oggi rischia di compromettere il rapporto di fiducia tra il cittadino e lo Stato, inteso come Giustizia, è che a parlare di Giustizia e a maneggiare il Diritto siano in troppi e troppo incompetenti.
Così, però, vengono bypassate quelle garanzie poste dal diritto a difesa della Giustizia e dei singoli per lasciare singoli e Giustizia in balia degli umori delle piazze sollevate da stampa e media.
Così, però, la Giustizia diventa strumento nelle mani di sobillatori in cerca di fama o di politici in cerca di consenso.

Così però non è più Giustizia…