No, non sono impazzito.
Certo, se avete letto queste pagine nei giorni scorsi, adesso vi stupirete nel vedere un titolo che cozza così vistosamente con i post scritti precedentemente sull’argomento.
Ma, tant’è…

Il tutto è nato pensando alla (inflazionatissima) formula “in nome del popolo italiano”.
Ma chi è che agisce nel nome del popolo italiano?
Il problema è tutto qui: sono un po’ troppi quelli che pretendono di agire “in nome del popolo italiano”; e questo crea questioni di notevole importanza.
Il legislatore, il Parlamento, è espressione della volontà del popolo italiano.
La magistratura agisce “in nome del popolo italiano”, diciamo…in maniera indiretta, perchè opera per mezzo delle leggi votate dal Parlamento espressione della volontà popolare.
Diciamo quindi che la magistratura, applicando le leggi dello Stato, si muove “in nome del popolo italiano” in un secondo momento, rispetto al legislatore.
Ora: che succede se la magistratura pretende di agire per prima?

Ecco, appunto…
Sapete che vi dico?
Il reato di ingresso clandestino nell Stato ormai non serve più.
Lo hanno praticamente smantellato gli stessi magistrati, assicurando che non sarà possibile applicarlo come il legislatore vorrebbe.
Che tradotto suona molto, anzi, troppo, come un avviso agli stessi immigrati irregolari che possono dormire sogni tranquilli: non gli sarà torto neanche un capello.
In pratica, è andato a farsi benedire il cosìdetto effetto di prevenzione generale, col quale si vorrebbe disincentivare determinati comportamenti minacciando una pena per quel reato commesso; effetto praticamente affievolito dalle dichiarazioni degli stessi esecutori della legge che già oggi dicono non sarà possibile che la minaccia si concretizzi: sembra logico, a questo punto, che solo un deficiente potrebbe ancora avere qualche timore nell’attraversare i nostri confini pur senza alcun valido documento.

In questi giorni abbiamo assistito a tutta una serie di prese di posizione che dalla critica al governo arrivavano perfino al suggerimento di excamotage giuridici per non essere puniti.

C’è poco altro da fare: i magistrati, anzi…il sindacato dei magistrati italiani (l’ANM) ha messo una pietra tombale ad una legge che è ancora di là dall’esser partorita. Una sorta di aborto giuridico commesso dal potere giudiziario contro la volontà del potere legislativo.

Il che, se permettete, al di là dei giudizi che si possono avanzare nei confronti dell’operato di un governo, è gravissimo. Trattasi di un’invasione di campo che rivela quanto dietro la maschera del nuovo clima concicliativo tra esecutivo e magistratura, si nasconda il vero volto della “casta” dei giudici e dei pubblici ministeri, che negli anni (dalla stagione di mani pulite in poi) hanno visto il loro potere (politico e mediatico) crescere a dismisura, sostenuto anche da giornalisti (alla Travaglio, alla D’Avanzo) e magistrati/politici (come Violante o come Di Pietro o come D’ambrosio) che lo hanno tradotto in una lobby giustizialista in grado di cambiare la configurazione democratica del Paese.

Prossime sfide: sulle intercettazioni i soliti magistrati sono già sul piede di guerra…ma sarà un argomento da trattare a parte…