UPDATE: ve lo segnalo all’inizio, ma ve lo metto alla fine. Andateci!!!

Stamattina Andrea mi ha segnalato una notizia che potrebbe dare altri notevoli spunti di riflessione sulla questione nucleare. E che non si capisce come sia potuta passare nel più totale silenzio dell’informazione italiana.

Ed eccola qua (tratta da Libero del 6/06/2008):

Di Francesco Ruggeri

La centrale nucleare sicura esiste già. Un prototipo da 300 megawatt dell’impianto tanto atteso dall’umanità, quello di quarta generazione che elimina per sempre il pericolo di incidenti (come quello sloveno) e disinnesca il problema delle scorie, è perfettamente in funzione da 6000 ore, oltre otto mesi, in uno stabilimento in Russia. E sta raggiungendo la sua massima efficacia di utilizzo grazie alla tecnologia di una ditta milanese. Il cui amministratore delegato, Domenico Libro, nell’attesa di un secondo impianto firmato a quattro mani con lo stato russo, garantisce chiavi in mano per il 2014 il primo reattore commerciale di questo tipo sul mercato globale: tra poco più di cinque anni.

Sottolineando che si autofinanzia col mero risparmio sullo smaltimento delle scorie. E che l’Italia potrebbe entrare a pieno titolo nel gruppo dei Paesi che ne controllano il combustibile. Senza contare l’addio anticipato alle proteste del popolo no-nuke, rinfocolate dal guasto di Krsko. Ma alla task force del nostro governo, impegnata a rilanciare il piano nazionale per le centrali atomiche, di tutto questo ne sanno qualcosa? Bisogna ammetterlo. Noi italiani proprio non ci sappiamo vendere. In un Paese normale, di fronte alla notizia del secolo -ossia la creazione, col nostro fondamentale contributo, della cornucopia che soddisfa praticamente senza rischi la fame di energia- i grandi media dovrebbero dispiegare aperture a iosa e titoli a nove colonne. Se non altro per comunicare al resto del mondo lo storico passo in avanti.

Ma probabilmente questa storia la leggerete solo qui. Anche perchè agli altri mezzi d’informazione è sfuggita sotto il naso, o come si dice l’hanno bucata. Qualche giorno fa, su un paio di testate per addetti ai lavori, è infatti apparso l’annuncio di una joint venture tra l’azienda italiana Del Fungo Giera Energia e l’Enea di zar Putin, o Nikièt. Sembrava però si trattasse dei soliti studi molto futuribili, e un po’velleitari, sulla possibile sperimentazione di alcune metodiche nel nucleare civile di ultima generazione. I test non dovevano cominciare prima di diversi mesi, e per un eventuale abbozzo di reattore ci sarebbero comunque voluti anni. E invece un impianto pilota autofertilizzante raffreddato al solo piombo c’era già, e ha effettuato ad oggi l’equivalente di 250 giorni di prove pratiche. Dimostrando dal vero la piena operatività del progetto.

Adesso addirittura migliorata dalle soluzioni degli scienziati italiani, validate da Rus Euratom. Nel frattempo in Italia si è continuato a parlare di centrali sicure come di una chimera. Quasi roba da fantascienza, attesa per il 2030. Il ministro Scajola, appena pochi giorni fa, ha affermato che avremmo dovuto accontentarci della tecnologia di terza generazione, ancora imperfetta, sviluppata in Francia e negli Usa. In quanto, a suo dire, “le centrali di quarta generazione sono solo degli studi, e gli esperti garantiscono che non potranno essere realizzate prima del 2100″. Che vi sia un difetto di comunicazione è evidente. Forse chi ci stava lavorando non voleva farsi troppa pubblicità per non avvantaggiare la concorrenza. Eppure alla Del Fungo non hanno certo agito di nascosto. Lo staff a cui si devono i geniali brevetti, che stanno facendo compiere un salto qualitativo ai prototipi russi, è guidato dall’ex ricercatore capo di Ansaldo Nucleare, l’ingegner Luciano Cinotti, insieme al collega Elio Calligarich. Come dire il fior fiore della ricerca nazionale.

Il progetto faceva parte del pacchetto dei 100 presentati da tutto il continente all’apposito bando indetto dall’Euratom nel 2001. Una gara in cui Cinotti e la Del Fungo hanno non a caso prevalso. Ecco perchè i russi, pur maestri assoluti nella gestione dell’atomo, li hanno chiamati a perfezionare una tecnica di base nata con i sommergibili nucleari dell’ex Urss. Quindi elaborata da Nikièt negli ultimissimi anni con una prima serie di reattori al piombo-bismuto, i Brest. Il confronto col nuovo modello (al piombo senza bismuto) è tuttavia improponible. Merito anche e soprattutto dei brevetti italiani, che ne ottimizzano l’efficacia. Il rivoluzionario raffreddamento del reattore col piombo liquido impedisce a priori qualunque rischio di incendio, esplosione, effetto vuoto e di boiling, e mette al riparo dai malfunzionamenti dei precedenti sistemi di sicurezza. Il piombo infatti non brucia a contatto con l’aria e non esplode con l’acqua. Al contrario del sodio con cui si raffredderanno le nuove centrali francesi e americane, caldeggiate da Enel ed Enea. Inoltre le scorie prodotte sono riutilizzate dal reattore stesso. Scompare così la necessità di smaltire e/o stivare e riconvertire enormi quantità di rifiuti radioattivi. Restano i semplici prodotti di fissione, con un rapporto di uno a cento rispetto ad ora e tempi infinitamente più brevi di decadimento, rispetto ai 100.000 anni canonici. Mentre uranio, piuttosto che plutonio e attinidi minori (nettunio, americio, curio), vengono riciclati automaticamente nel ciclo combustibile. La loro natura autofertilizzante, sommata all’assenza di acqua e grafite, consente a questi reattori una straordinaria velocità, con un utilizzo della materia prima di 100 volte superiore.

Calano dunque in maniera drastica i costi di gestione e realizzazione, anche in virtù del minore spazio richiesto dall’impianto (meno della metà rispetto a oggi), e della possibilità di utilizzare anche l’uranio 238, con scorte praticamente illimitate rispetto al 235. L’abbandono delle tradizionali tecniche di arricchimento dell’uranio o di recupero del plutonio, mette per giunta al riparo da eventuali reimpieghi a fini militari. La sperimentazione e la produzione degli apparati del nuovo reattore russo-italiano prendono le mosse dalla gigantesca fabbrica Izbrskie Zavody, dove lavorano 60.000 persone. L’area, come spesso accade in Russia, viene difesa con protocolli militari top secret. Ma al nostro Ministero dell’istruzione e a quello dell’università (nonchè all’Enea), dello sviluppo di una tecnologia al piombo con l’apporto di Cinotti e soci non dovrebbero essere all’oscuro. Dato che in quel settore specifico, i tre enti citati hanno financo stabilito un accordo di programma proprio con la Del Fungo.

Se ancora sino a un anno fa il prof. Cinotti si dichiarava incerto sugli esiti finali della pionieristica filiera al piombo, oggi può finalmente proclamarsi “certo della sua fattibilità”. La Del Fungo Giera ha sede a Milano in via Durini, a un civico di distanza dal quartier generale dell’Inter. Una telefonata non costa nulla, ma a volte può cambiare la storia (energetica) di un intero Paese.

Un grazie ancora ad Andrea!

UPDATE: fonte AGI
“Milano, 7 giu. – E’ un si’ unanime all’energia atomica quello espresso dagli ospiti del convegno “Nucleare, speranza o tabu’?” oggi a Milano in occasione del Festival Internazionale dell’Ambiente. Tutti i relatori, dall’amministratore delegato di Edison Umberto Quadrino a Giuliano Zuccoli, presidente del consiglio di gestione A2A, concordano su un punto: la reintroduzione del nucleare e’ indispensabile per risolvere il caro-petrolio e il global warming. Un mix energetico con le fonti rinnovabili, dove il modello e’ quello di centrali di quarta generazioni e mercato in mano ai privati. “Dai 10mila ai 15mila megawatt di energia ricavata dal nucleare basterebbero per rientrare nei parametri UE che impongono di ridurre il 20% di Co2 entro il 2020 – dice l’ad di Edison -. Il nucleare e’ necessario anche per un discorso di costi: il 65% delle rinnovabili, secondo il traguardo posto dal precedente governo, potrebbe derivare in fututo dalle biomasse, energia che l’Italia importerebbe per il 90%. Il costo di questo ricadrebbe tutto sui consumatori – prosegue Quadrino -, non ci devono pero’ essere interventi pubblici, il nucleare deve essere una scelta industriale”. Anche per Zuccoli, che con A2A insieme a Edison e alle Universita’ milanesi porta avanti il progetto EnergyLab per studiare l’introduzione del nucleare in tempi brevi, il modello privato e’ la strada da seguire. In particolare quello Finlandese: “in Italia oggi sono necessarie 24autorizzazioni per aprire una centrale nucleare – spiega Zuccoli -, serve assolutamente una normativa d’emergenza per accorciare i tempi”. Sul piano tecnico Francesco De Falco, della Divisione ingegneria e innovazione Enel, propone come modello per il futuro la centrale di quarta generazione: “Sostituirebbe il modello 3+ attualmente in uso – spiega- costituito ora da criteri progettuali degli anni ‘80 ma con migliori sistemi di sicurezza. I criteri su cui si baserebbe sono sostenibilita’, economicita’, non proliferazione delle armi nucleari e sicurezza tripla di quella attuale”. Sul tema e’ intervenuto Domenico Libro, amministratore delegato di Del Fungo Giera Energia, sostenendo di essere pronto a lanciare sul mercato entro il 2014 una centrale di quarta generazione. A costruirla sarebbe una joint venture fra Italia e Russia, che secondo Libro abbatterebbe i costi di un terzo.”