Per poter accogliere un immigrato bisogna prima essere in grado di poterlo integrare nel tessuto sociale del Paese che intende ospitarlo.
Per integrare un immigrato è necessario che questi possa fare una vita dignitosa e che gli sia impedito di ghettizzarsi in micro-gruppi costituiti da stranieri della stessa etnia all’interno dei quali c’è il fortissimo rischio che si crei una sorta di sotto-stato difficile da bilanciare e controllare.
Perchè una persona viva con dignità servono un lavoro e una casa, senza ritrovarsi in situazioni di schiavitù nè in abitazioni fatiscenti.
Per lavorare, chiunque, straniero o italiano, deve poter offrire le proprie competenze e mettere alla prova le sue capacità. E in ogni caso, deve prima presentarsi.
Per presentarsi, per poi cercare un lavoro, chiunque, straniero o italiano, deve essere riconoscibile.
Per essere riconoscibili servono i documenti.
Per spostarsi da un Paese ad un altro, regolarmente, servono i documenti.
Senza i documenti si è sconosciuti.
Persone sconosciute possono approfittare del loro status di anonimato per commettere crimini e generare insicurezza tra la popolazione.
Compito/dovere di uno Stato è garantire sicurezza ai propri cittadini.
Per garantire sicurezza ai propri cittadini uno Stato ha il diritto/dovere di sapere chi varca i propri confini.
Non importa che sappia anche il perchè, ma è necessario che conosca l’identità della persona che desidera entrare in Italia per parificarla poi a tutti gli altri cittadini sia nei diritti che nei doveri.
Una volta conosciuta quella persona, questa potrà essere oggetto delle dovute “cure” caritatevoli della comunità e dello Stato stesso affinchè ritrovi la dignità perduta nel suo paese d’origine o affinchè possa essere messo nelle condizioni di realizzare i suoi sogni partendo alla pari con gli altri.
Ma per essere alla pari con gli altri bisogna che lo Stato possa occuparsi di tutti.
Quando però sono in troppi e in troppi sono sconosciuti e la sicurezza è a forte rischio, allora lo Stato deve difendere i propri confini.
Accogliere perciò, a mio modo di vedere, è una cosa; lasciare la porta aperta (e basta) è tutt’altra.

Questi i motivi per cui non riterrei sbagliato se venisse introdotto il reato di immigrazione clandestina.
Questi i motivi per cui non credo siano giusti gli attacchi che il governo sta ricevendo da più parti, Vaticano compreso, sui rischi di una legge come quella che perseguirebbe gli ingressi irregolari nel Paese.
Non si tratta di razzismo o di xenofobia, ma solo di necessità di controllo e sicurezza cui si vogliono dare le risposte più ferme e decisive.

Non credo, insomma, che severità e carità siano tra di loro incompatibili.
Aiutare il prossimo va bene, ma non senza essersi prima un minimo tutelati.