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Domani, martedì Primo luglio, è stata convocata una seduta straordinaria del Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura.
All’ordine del giorno: il parere sulla costituzionalità del decreto legge in materia di sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri di Napoli e in via di conversione in Parlamento, dove ha però ha recepito un emendamento, il “salva-premier” o “stoppa-processi”, che prevede la sospensione per 12 mesi dei processi per i reati “meno gravi” commessi prima del 2002 per accelerare l’iter di quelli “più gravi” commessi oltre quella data.
Tra i procedimenti che resterebbero fermi un anno, anche quello “Mills”, in cui Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari (avrebbe corrotto un testimone per essere reticente).
Premesso che:
- non è prerogativa del CSM fornire pareri NON richiesti su questioni di legittimità costituzionale (oltretutto di una legge ancora in fase di discussione alle Camere);
- c’è stata fin troppa pubblicità, da parte degli stessi relatori, di questo parere NON richiesto, che è stato così gettato nell’agone dello scontro / confronto politico prestandosi a strumentalizzazioni partitiche;
- il CSM è organo di autogoverno amimnistrativo e non anche Consulta sostitutiva o paritetica a quella Costituzionale;
caro Presidente le scrivo:
in qualità di Presidente dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura, fermi questo golpe togato.
Nell’interesse del Paese fermi questo scontro tra Poteri: fermi il governo e la maggioranza politica, se lo ritiene opportuno, ma recida prima che sia troppo tardi ogni ambizione politica di questa magistratura lottizzata, che si sta preparando a compiere un’aggressione all’ordine democrato della nostra Repubblica arrogandosi poteri e diritti che non Le spettano, per rispondere in modo anomalo ad una altrettanto esasperata anomalia tutta italiana, che però ha trovato, nonostante tutto, l’appoggio consensuale di milioni di elettori.
Nell’interesse della credibilità delle istituzioni indipendenti, quale dovrebbe essere la Magistratura, tempio della Giustizia e non della Politica, ordini uno stop perentorio a questo tentativo del Consiglio Superiore della Magistratura di autotutelarsi infrangendo perfino le regole sulla giurisdizione e le competenze che spettano ai suoi vari organi: è la Corte Costituzionale a potere e dovere agire per sancire la compatibilità dell’azione del Legislatore con la Carta e non altri.
Ma le scrivo anche nel suo interesse: perchè una volta avviata la seduta, qualunque decisione venga presa, essa la coinvolgerà direttamente e la porrà agli occhi dell’opinione pubblica come il Presidente garante istituzionale e super partes che ha però consentito un abuso di poteri da parte di uno dei poteri schierato contro gli altri. Per dirla in altri termini: “se lo approva rinuncia ad una sua prerogativa costituzionale (e non può), se chiede sia respinto accetta che il Csm debordi dalle sue funzioni, ma lo richiama alle necessità politiche (e non può), se non ci va e se la batte rimedia una figura meschina”.
Alcuni fatti, meglio precisati rispetto alla precedente ricostruzione.
L’avvocato David Donald Mackenzie Mills è il creatore della galassia di società che gestiva il comparto estero di Fininvest: dunque l’amministratore, per esempio, della processatissima società All Iberian. Nel 1995, quando la chiusero, si pose un classico dilemma di diritto societario: di chi era All Iberia? Di chi erano i dividendi da dieci miliardi di lire che aveva generato? Del gestore Mills o di Fininvest? Mills non ebbe dubbi e si presi i soldi, sostenendo che non dovessero comparire nel bilancio consolidato di Mediaset. Ci pagò pure un sacco di tasse e alla fine gli rimasero in tasca due milioni di sterline. Ritenendoli appunto soldi suoi, Mills comunicò ai soci del suo studio che per mera generosità avrebbe corrisposto loro 50 o 100 mila dollari a testa; ma i soci, paradossalmente, dissero che i soldi andavano messi a bilancio e insomma litigarono. Mills decise di depositare la somma in banca e di aspettare sino al 2000: secondo la legge inglese, se dopo un determinato periodo nessuno reclama dei soldi, diventano comunque tuoi. Andò così: i soci si divisero i soldi anche se a Mills rimase un po’ di amaro in bocca; disse che la volta successiva ai soci non avrebbe detto nè elargito un bel nulla.
Che quei soldi fossero suoi, intanto, Mills aveva continuato a sostenerlo anche in qualità di teste d’accusa contro Silvio Berlusconi nel processo All Iberia.
Teste d’accusa, sì: l’ambiguità del personaggio è desumibile anche dal fatto che a un certo punto cambiò versione delle cose e diede ragione all’accusa: disse che All Iberia apparteneva anche a Berlusconi, ma si tenne lo stesso i soldi.
I pubblici ministeri, in particolare Francesco Greco, furono molto soddisfatti e, per farla breve: Berlusconi fu condannato in primo grado anche per quanto detto da Mills.
Tra lui e Mediaset, oltretutto, c’è ancora una causa in ballo, sempre per la famosa cifra.
Qui il paradosso: costui, dopo essersi comportato come visto nei confronti di Berlusconi e dopo i soldi presi e la testimonianza contro di lui, sarebbe stato ricompensato da Berlusconi medesimo con 600 mila dollari: è questa l’accusa per cui il presidente del consiglio è stato rinviato a giudizio; avrebbe ordinato a un suo collaboratore di versare quei soldi a Mills affinchè fosse reticente nei processi Guardia di finanza 1997 e All Iberia 1998.
Ora, il collaboratore che avrebbe passato i soldi, Carlo Bernasconi, non può smentire nè confermare perchè frattanto è morto. E Mills? E’ da qui, carte alla mano, che ricomincia l’incredibile racconto che Mills ha sì permesso di ricostruire: ma non prima di aver combinato incredibili pasticci.
Memore dell’ingratitudine dei suoi soci, infatti, Mills di lì a poco combinò un altro affare ma decise di comportarsi diversamente. Condusse un poì come aveva fatto per Fininvest, una serie di operazioni per conto dell’armatore italiano Diego Attanasio, peraltro inqisito a Napoli per corruzione e interessato a far sparire un po’ di soldi con un gioco di compravendite di due navi. Furono infine due i milioni di dollari che Attanasio risulta abbia dato in custodia a Milss, e da essi prese inizio una partita di giro. Mills girò il denaro in una serie di sottoconti (intestati sia a lui che all’armatore) dopodichè parte dei soldi, circa due milioni di dollari, li indirizzò sul conto della società finanziaria Struie (si legge com’è scritto) che si trova alle Bahamas e che a sua volta investì questa cifra, per conto di Mills, in fondi chiamati Torrey.
L’investimento in fondi, in poco tempo, fruttò a Mills circa 600 mila dollari: ed è proprio la cifra che secondo una prima formulazione dell’accusa gli sarebbe stata pagata da Berlusconi. Il problema è che tutte le carte e le certificazioni ottenute a riguardo dalla difesa (l’accusa non ha mai fatto indagini in tal senso) hanno confermato che i soldi appartenevano appunto a questo Attanasio: e su questo, alla fine, dovrà convergere anche l’accusa.
Ma proseguiamo con la storia. Mills, per intanto, quei soldi, quei proventi di investimenti, li usò per estinguere dei mutui anche a nome della moglie, il ministro della Cultura Tessa Jowell: una grana per cui lei rischierà le dimissioni forzate e per cui dovrà inscenare yba separazione dal marito che è finita su tutti i giornali. Il problema, infatti, è che nel gennaio 2004 a Mills era arrivato in studio il fisco. L’avvocato, non volendo pià dividere una sterlina coi suoi soci, e avendo utilizzato soldi fruttati dall’investimento per spese correnti, sostenne infatti che quelli erano soldi esentasse.
Per rafforzare la tesi chiese consulenza a uno dei suoi commercialisti, Bob Drennan, e gli lasciò una lettera che riassumenva il problema sostanziale, ma ne inventava, questo sostiene la difesa, completamente gli attori.
Nella missiva infatti, scrisse che la cifra in questione corrispondeva al regalo di un certo Carlo Bernasconi a seguito delle testimonianze da lui rese ai processi cosiddetti “Guardia di Finanza” e “All Iberian”. Non disse, nella lettera, che le sue testimonianze in realtà avevano inguaiato Berlusconi.
L’ultima cosa che sarebbe venuta in mente a uno come Mills, per com’è fatto, è che Brennan potesse leggere quella lettera al suo socio, David Barker, così da valutare se tra il denaro e le testimonianze potesse esserci un collegamento illegale: dettaglio che Mills aveva negato e sempre negherà.
Sicchè la lettera fu passata al Serious Fraud Office (l’antiriciclaggio inglese) che a sua volta chiese spiegazioni a Mills: il quale, se possibile, ingarbugliò ancora di più la situazione. Modificò in parte la sua versione e disse che quei soldi li aveva sì presi da questo Bernasconi, ma solo come ringraziamento per una dritta speculativa. Il nome di Berlusconi, in ogni caso, non lo farà mai.
E ci siamo, perchè la famosa lettera giunse infine alla Procura di Milano.
Il 18 Luglio 2004 Mills venne dunque interrogato e dopo dieci ore, di notte, “crollò” ufficialmente e fece il nome di Berlusconi. Non spiegò, però, come gli erano arrivati quei soldi.
Mills, al Daily Telegraph, racconterà che i magistrati lo inquisirono con cattiveria sino a fargli dire, estenuato: “scrivete qualcosa e io la firmerò”. Successivamente, smentirà.
Non si sa come sia andata, ma è certo che nel computer di Mills, sequestrato, verrà trovata una lettera in cui Mills racconta di aver cercato in tutti i modi di menzionare Attanasio, durante l’interrogatorio, senza che tutta via il suo noma sia mai comparso nel verbale.
Va anche detto che Mills, menzionando i suoi rapporti con Attanasio, temeva probabilmente un’imputazione per concorso in riciclaggio: questo almeno sostiene la difesa di Berlusconi. Forse è per quello che al Fisco inglese, pochi giorni dopo l’interrogatorio milanese, l’avvocato tornerà a riproporre la versione dei soldi presi da Bernasconi come ringraziamento per una dritta speculativa. Non fece più il nome di Berlusconi: ma fece comunque, oggettivamente un gran casino.
E’ la definizione della sua vertenza col fisco infine che restituirà a Mills la determinazione a dire quello che ritiene essere la verità. Il fisco, frattanto, ha infatti stabilito che i proventi dei fondi Torrey, insomma i famosi 600 mila dollari, non sono un regalo e quindi non sono esentasse. Mills perciò ha dovuto pagare le tasse su quei soldi. Ergo: secondo il fisco inglese insomma nessuna cifra riguarda soldi riconducibili a Fininvest. Per dirla male: gli investigatori inglesi non hanno ritenuto illecita la provenienza di quei soldi. Per dirla malissimo: il fisco inglese ha creduto a Mills, i magistrati italiani no.
Venuta meno la necessità di parlare di strani regali, il 7 novembre successivo, Mills cercò di parlare coi maistrati milanesi che tuttavia non l’ascoltarono. Decise allora di preparare una memoria dove raccontò che i soldi li aveva effettivamente avuti da Diego Attanasio.
I magistrati dapprima non gli credettero, ma è un fatto che il percorso del presunto regalo intanto non erano riusciti a ricostruirlo. Quando poi dalle Bahamas giunsero infine le perizie contabili che provarono il reale percorso dei 600 mila dollari, il gup di Milano ormai aveva già proceduto al rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi e David Mills: corruzione in atti giudiziari. Il fantomatico Diego Attanasio, interrogato, ha detto di non aver mai autorizzto passaggi di denaro a Mills, ma ha precisato che il medesimo aveva delega di movimentare i suoi conti senza consultarlo.
Tutto il processo, in ogni caso, doveva andare in prescrizione decennale nel febbraio scorso, ma colpo di scena: l’accusa ha spostato la data di commissione del reato a marzo del 2000, periodo in cui Mills, come visto, estinse quella serie di mutui.
Con quali soldi? Quanti? Dati da chi? Quando? Non si sa: “per accertare l’effettiva provenienza dei fondi”, ha ammesso l’accusa, “risulteranno prevedibilmente necessarie ulteriori ricerce”.
Nel Regno Unito, semplicemente, direbbero che manca l’habeas corpus.
Da Il Riformista.
“A questo stronzo di Berlusconi gli facciamo un culo così. Gli diamo sei anni e poi lo voglio veder fare il presidente del Consiglio.”
Firmato, Nicoletta Gandus, giudice del caso Mills in cui è imputato Silvio Berlusconi.
Chi l’avrebbe mai detto.
In Rai ci vai o perchè la dai o perchè ci finisci grazie a un calcio in culo, di quelli che contano.
Chi l’avrebbe mai detto.
Grazie a L’Espresso oggi abbiamo la riprova che le nostre intuizioni “da bar” erano giuste e più che fondate.
Mmmmmm….e ora?
Ora che sappiamo che mammaRai è un crogiolo di raccomandati e di amministratori che stanno ore al telefono a prender raccomandazioni, che si fa?
Li denunciamo tutti?
E per cosa?
Per il reato di “raccomandazione”?
Comunque, grazie a L’Espresso sappiamo anche di più: i politici usano il loro “potere” per raccomandare amici e amici degli amici.
E noi, ingenui, che non sospettavamo niente di niente di tutto ciò.
Ragazzi, che scoop: se non ci fossero questi giornalisti davvero liberi e davvero indipendenti saremmo rimasti all’oscuro di tutto questo.
Volete sapere una cosa?
Fossi stato al posto di Berlusconi o di Bordon o di Rutelli o di Fassino o di Barbareschi o di chiunque altro si legga nelle intercettazioni pubblicate da L’Espresso, l’avrei fatto anch’io!
Avrei alzato il telefono e avrei chiamato Saccà.
Gli avrei chiesto se avrebbe potuto far qualcosa per una mia amica o per un mio amico.
Magari perchè credo siano davvero capaci. Magari perchè…ad un amico o ad una amica non si nega un favore.
Un tentativo si può fare.
Poi, vada come vada. Certo, tra amici ci si intende di più…
Così come avrei chiamato anch’io Saccà per farmi pagare di più per un lavoro fatto.
Avrei perfino segnalato la sceneggiatura per una fiction tutta mia, avessi le qualità o la fantasia per scriverla.
Insomma: perchè coprirsi di ridicolo mostrandosi ipocritamente vergini?
Chi arriva ad una posizione di “potere” è normale che lo eserciti.
E non serve andare in Parlamento o in Rai per farlo.
Nel nostro piccolo siamo tutti raccomandati e tutti proviamo a raccomandare.
Dalle piccole alle grandi cose.
All’amico che lavora in comune si chiede il disbrigo di una pratica più in fretta che per altri.
All’amico che sta in ospedale si chiede un appuntamento anche nell’ora di pranzo.
All’amico che ha il babbo imprenditore, che si fa…non si chiede se c’è un posto anche per noi?
E così via…di esempi ce ne sono all’infinito.
Dal meccanico al panettiere…
E pure in Rai ed anche in Parlamento.
Si può pensare sia una pratica scorretta, quella della raccomandazione, ma non si può considerarla tra le più disonorevoli o tra quelle che mettono in crisi il sistema-paese.
Certo, sarebbe meglio si usasse il MERITO come criterio di selezionamento delle capacità di una persona per qualunque lavoro ella voglia fare, ma non si può esser così puritani di fronte al fenomeno più antico del mondo, quasi quanto quello della prostituzione: la raccomandazione spesso nemmeno va a buon fine. Ed anche in Rai, nonostante a chiedere siano pezzi grossi delle istituzioni o del mondo della finanza e nonostante dall’altra parte ci sia il presidente di Rai Fiction, Saccà, non tutte le richieste finiscono per essere accolte.
Basta un capo struttura per dire NO a Fassino o a Rutelli sui nomi da loro indicati.
E non tutte le fiction poi vanno veramente in onda.
Andiamo: sarebbero queste le intercettazioni con cui vorremo moralizzare il nostro Paese? sarebbero queste le intercettazioni da difendere giudicando “tiranno” chi voglia invece limitare l’abuso di questo tipo di inutile sputtanamento mediatico?
Pare che anche l’ANM abbia definito queto episodio un “fenomeno deprecabile”.
E l’informazione come ne esce?
Peggio che pria: in tanti la vorrebbero “libera” ed indipendente, ma alla luce di questo modus operandi essa apparre sempre più legata a poteri forti con cui agisce perseguendo un obiettivo specifico: farsi “quarto potere” in grado di sovvertire o modificare le scelte degli elettori.
L’esempio è lampante: si parla di approvare una legge che limiti l’abuso mediatico delle intercettazioni (che sarebbe un vero colpo per i media che invece spesso si affidano alla magistratura
per ottenerne sempre di più) ed ecco che si scatena questo ennesimo temporale mediatico/giudiziario.
E’ davvero incredibile la puntualità con cui l’orologio mediatico/giudiziario torna a correre quando Berlusconi vince le elezioni…
La procura di Napoli ha depositato nuove scottanti intercettazioni, tese a dimostrare il reato di corruzione commesso da Berlusconi e Saccà: il Cavaliere avrebbe raccomandato alcune ragazze in Rai in cambio di aiuti (privati) finanziari negli affari (privati) finanziari di Saccà.
L’espresso, che fu il primo a pubblicare gli audio e i testi delle telefonate tra l’allora capo dell’opposizione e il presidente di Rai Fiction, oggi rincara la dose, gettando in pasto all’opinione pubblica un altro scottante colloquio tra Berlusconi e Saccà.
B: Punto secondo, quella pazza della Antonella Troise…
S: Sì.
B: Si è messa in testa che io la odio…
S: Sì.
B: Che io ho bloccato la sua carriera artistica..
S: Ma…
B: È andata a dire delle cose pazzesche in giro… Ti chiedo questa cortesia, di farle una telefonata…
S: La chiamo…
B: E di dire: guarda che e, e, e… fissare un appuntamento, non lo so, dire che c’è qualche cosa, e di dire che io ti ho tolto la tranquillità perché sono un po’ di settimane che continuo a dirti: io devo far lavorare la Troise…
S: Va bene, la chiamo, la convoco…
B: Scusa, dille, sottolinea il mio ruolo attivo…
S: Va bene.
B: Perché io continuo a dirglielo, ma lei dice pensa che io le sia di ostacolo addirittura, che è una cosa folle, io non sono mai stato di ostacolo a nessuno in vita mia in nessun campo… va bene, però è pazza e, quindi…
S: Sì.
B: Fammi questa cortesia perché sta diventando pericolosa.
S: Va bene…
(B starebbe per Berlusconi e la S per Saccà).
Incredibile!
9000 intercettazioni per dirci che Berlusconi ci tiene a far sapere ad un’attrice che lui in realtà non l’ha mai ostacolata nel suo lavoro.
Questo si che fa di lui un corruttore.
Questo si che fa incazzare la gente.
Questo si che apre una vera e propria “questione morale”. Anzi, facciamo pure penale.
Il CSM si appresta a discutere la bozza del parere che eprimerà in merito alla compatibilità col dettato costituzionale della norma blocca-processi.
I relatori l’hanno già preparata e sono appena uscite le prime dichiarazioni: quella legge sarebbe incostituzionale perchè sospendere i processi viola l’articolo 111 della Carta, quello sul “giusto processo”.
Devo ammettere che quando ho letto l’ansa della notizia sono rimasto sorpreso: e io che pensavo avrebbero contestato, come tutti dicevano, l’articolo successivo, quello sull’obbligatorietà dell’azione penale.
Dunque, se quella è fatta salva si sterilizzano gran parte delle polemiche sostenute fino ad oggi su una presunta violazione dell’indipendenza della magistratura da parte del Parlamento.
Non è così.
Il problema, secondo il CSM è che così i tempi si allungano e questo è incostituzionale.
A questo punto restano da capire un paio di cose essenziali della faccenda.
Com’è che se è il parlamento a sospendere i processi quello è un atto incostituzionale perchè lede il principio della ragionevole durata di un processo, ma se a sospendere i processi (per mille motivi) sono i magistrati stessi, nei loro atti non c’è alcuna aggressione a detto principio?
Insomma: davvero si può giudicare incostituzionale questo atto parlamentare per il sol fatto che così si allungano i tempi?
Seconda riflessione.
Ma il parere del CSM non dovrebbe essere richiesto?
Se nessuno l’ha richiesto perchè il CSM si prodiga tanto nel volerlo dare?
Discutiamone.
Il Consiglio superiore della magistratura torna protagonista sulla scena istituzionale. E lo fa provando a fare una cosa – il parere, non richiesto, sulle leggi da approvare in Parlamento – che costituzionalmente non gli compete fare. Se lo fa, a dispetto della lettera della Costituzione, è perché vorrebbe tornare ad assumere un ruolo di organo di indirizzo politico-giudiziario, che è in contrasto con il disegno e l’assetto costituzionale. Quali sono i confini costituzionali del Consiglio superiore della magistratura? Ovvero, entro quale perimetro della Costituzione deve poter esercitare le sue funzioni quello che, impropriamente, viene chiamato l’organo di autogoverno della magistratura?
L’argomento non è nuovo: ci sono non solo numerosi studi della dottrina costituzionalistica ma anche un’intera vicenda istituzionale, che vide protagonista l’allora Presidente della Repubblica (e quindi del Csm) Cossiga contrapporsi a una parte del Csm (prevalentemente quella togata) proprio sulle competenze costituzionali dell’organo, e poi, a cascata, sulla predisposizione dell’ordine giorno e sulla figura del Presidente non solo formale ma anche sostanziale.
Innanzitutto, l’equivoco sul ruolo che deve esercitare il Csm nasce dalla definizione dello stesso: organo di rilievo costituzionale? O, addirittura, di indirizzo costituzionale per quanto attiene alla magistratura? Utilizzare queste formule, come pure è stato fatto e si continua a fare, vuol dire fornire al Csm uno spazio, e quindi un ruolo, che inevitabilmente finisce col tracimare costituzionalmente e connotarsi politicamente. Il Csm è organo di alta, anzi altissima amministrazione. Questa è la definizione giuridicamente corretta, e per nulla riduttiva: essa deriva dal fatto che al Csm è stato conferito dalla Costituzione un complesso di funzioni la cui natura amministrativa è indiscutibile, in quanto dotato delle sole competenze tassativamente indicate dalla Costituzione e dalle leggi attuative. E cioè, come recita l’art. 105 cost.: “Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”. Questo, e soltanto questo, è quanto dice la Costituzione a proposito delle funzioni del Csm. Se poi la prassi ha finito con l’attribuire al Csm poteri che non gli spettano, allora vuol dire che è stata scavalcata la Costituzione. E si può aggiungere che vi è stata una prassi incostituzionale.
Vincolando il Csm alla lettera dell’art. 105 cost. e della legge istitutiva dell’organo, e quindi garantendo il suo intervento all’esercizio delle attribuzioni amministrative espressamente affidategli, non c’è davvero spazio per iniziative nei confronti di leggi varate o, addirittura, che sono ancora all’esame del parlamento. Come nel caso, di questi giorni, del parere che il Csm avrebbe voluto esprimere su di una norma che dovrebbe essere inserita nel decreto legge sulla sicurezza. A ragione di tale comportamento, si invoca la legge istitutiva del Csm del 1958, in particolare l’art. 10, comma cinque, laddove prevede che “[il Csm] dà pareri al Ministro sui disegni di legge concernenti l’ordinamento giudiziario, l’amministrazione della giustizia e su ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie”.
Chiariamo subito un punto: il parere lo si dà solo se richiesto, e quindi nel caso in cui il Ministro abbia fatto espressa e formale domanda di consulenza al Csm. Non c’è motivo, infatti, di dare un parere al Ministro se questi non lo ha chiesto. E poi, si può anche ritenere che questa norma sulla (presunta) consulenza sia incostituzionale, proprio perché finisce con l’attribuire al Csm un potere non previsto dalla Costituzione né tantomeno a essa riconducibile. Non è una tesi preregrina: la sosteneva autorevolmente Enzo Caianiello, il quale così scriveva: “Già la legge istitutiva del Csm, nell’attribuirgli anche qualche funzione consultiva, è incostituzionale, essendo le sue attribuzioni tassativamente scolpite nella Costituzione, dato che questa ubi non dixit non voluit” (cfr. “Istituzioni e liberalismo”, 2005, p. 56).
Lo hanno fatto capire alcunii delegati di Confesercenti che hanno fischiato Berlusconi proprio quando diceva che “i giudici ideologicizzati sono una metastasi della democrazia”. (sottolineo “ideologicizzati”)
Evidentemente a qualcuno piace la magistratura politicizzata.
A me, no!
E nemmeno a tutti gli altri delegati della Confeserceti, come i media (nelle mani del Cav) vogliono far credere.
Nel video si sentono fischi, certo, ma anche applausi.
Eppure quegli applausi sono spariti.
Non ci fosse l’audio a testimoniarlo capirei, ma come si fa a ribaltare la realtà?
E poi, che strano: come mai se qualcuno applaude Berlusconi son tutti pronti a parlare di claque e se invece c’è chi lo fischia (assieme a chi lo applaude) nessuno tira fuori la medesima stupidaggine? (senza contare che c’era anche Veltroni in sala e il sospetto che non fosse da solo poteva pure venire a qualche giornalista e invece, niente…nessuna claque dipietrista o piddina)
E così anche degli iniziali applausi con cui era stato accolto dalla stessa identica assemblea il Cavaliere, s’è perso ogni traccia…
E’ proprio vero: l’informazione in Italia è sotto regime!
il video:
E mentre i media controllati da Berlusconi non fanno altro che rilanciare le panzane dipietresche e travagline su presunte leggi ad personam di cui non si sono nemmeno premurati di leggerne il testo (si, è questo il livello della nostra informazione: si fanno le pulci ai conti della Giustizia quando ne parla un ministro del governo Berlusconi, ma nessuno si azzarda di sfogliare un codice penale o di procedura per capire in cosa consistono veramente le norme di cui si parla), il cittadino comune rimane confuso.
Giustamente si chiederà: che fine ha fatto il pacchetto sicurezza che tanto abbiamo apprezzato?
Eh, già…perchè l’informazione di regime (berlusconiano ovviamente, mica vorrete metterlo in dubbio!?) in questi giorni non ha parlato d’altro che di uno solo degli emendamenti trasformatisi in articoli della legge che riconverte il primo decreto legge varato dal governo del Cavaliere a Napoli e che fu accolto da una forte approvazione popolare.
Messe così le cose, sembra che Berlusconi si sia fatto letteralmente i fatti suoi e niente più.
Glissando sul fatto che non è vero che si tratti di una legge ad personam (chi vuole può leggere i miei post precedenti a questo) sarebbe il caso di ricordare un po’ a tutti che una legge è fatta di più articoli: dimenticarsi di tutti gli altri significa fare disinformazione.
Ecco cos’ha fatto il governo per la sicurezza di tutti gli italiani:
Utilizzo dei militari nelle grandi città: Il ricorso a unità dell’esercito nelle grandi città sarà consentito ‘per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità’. Saranno 3 mila le unità che, per un periodo massimo di sei mesi (rinnovabile una volta) saranno a disposizione dei prefetti delle aree metropolitane o comunque densamente popolate per servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, nonché di perlustrazione e pattugliamento in concorso e congiuntamente alle forze di polizia. Saranno utilizzati preferibilmente carabinieri impiegati in compiti militari o comunque volontari delle stesse forze armate specificamente addestrati per i compiti da svolgere.
Ergastolo per chi uccide pubblico ufficiale: Per chi uccide un agente delle forze dell’ordine in servizio (poliziotti, carabinieri, finanzieri e altri agenti di pubblica sicurezza) la condanna sarà dell’ergastolo. Viene così introdotta un’ulteriore fattispecie tra quelle per cui scatta il carcere a vita.
Più reati senza sospensione carcere: Aumenta il numero dei reati per i quali non è concessa la sospensione della pena detentiva. Rimarrà in carcere chi commette atti osceni, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, furto e tutti i delitti aggravati dalla clandestinità, ma anche chi spaccia sostanze stupefacenti e psicotiche. Per chi è incensurato non scatteranno più in maniera automatica le attenuanti generiche. Il giudice valuterà caso per caso a seconda della gravità del reato.
Più riti direttissimi,no a patteggiamento in appello: Per accelerare i processi, il decreto prevede l’obbligo, e non più la facoltà per il pubblico ministero (a meno che ciò non pregiudichi gravemente le indagini) di richiedere il rito direttissimo o il giudizio immediato per i reati per i quali sono previsti i riti speciali. Aumentano inoltre le fattispecie perseguibili con processo ordinario. Il pubblico ministero può procedere con il rito direttissimo nei confronti dell’imputato quando l’arresto in flagranza è già stato convalidato e quando lo stesso imputato abbia confessato o la prova della sua colpevolezza sia evidente. Il rito direttissimo diventerà la regola in relazione a tutte le indagini che non richiedono attività ulteriori da parte del pm. Anche per il giudizio immediato è stata introdotta la previsione della necessità come regola generale. Viene introdotto il divieto di patteggiamento in fase di appello: l’accordo tra le parti potrà aversi solo in fase di udienza preliminare. La sospensione della pena non potrà essere applicata per i reati in relazione ai quali ci sono esigenze di tutela della collettività.
Espulsione stranieri irregolari: Le nuove norme ampliano i casi di espulsione degli immigrati clandestini su ordine del giudice prevedendo analogo provvedimento per i cittadini comunitari, attraverso la misura dell’allontanamento di chi non ha reddito o delinque. Il limite della pena per applicare l’espulsione o l’allontanamento viene portato a due anni di carcere (ora è previsto a non meno di 10). Il giudice, in tutti i casi di condanna dello straniero o del cittadino comunitario a più di due anni di carcere, ne ordina il rimpatrio. Chi trasgredisce l’ordine di espulsione o di allontanamento è punito con la reclusione da uno a quattro anni. I Centri di permanenza temporanea (Cpt) e i Centri di permanenza temporanea e assistenza (Cpta) cambiano nome e diventano Centri di identificazione ed espulsione (Cie). Per chi dichiara una falsa identità a un pubblico ufficiale si prevede l’innalzamento del massimo della pena, che passa da tre a sei anni. Verrà punito con il carcere fino a sei anni anche chi altera parti del proprio corpo o del corpo di un altro. La pena è aggravata se è commessa da un medico o da un operatore del settore sanitario.
Aggravante clandestinità: Se chi commette un reato si trova illegalmente sul territorio nazionale le pene sono aumentate di un terzo. La nuova aggravante di clandestinità viene applicata sia agli extracomuniari che ai cittadini di Stati membri dell’Unione europea irregolarmente entrati in Italia. Carcere e confisca casa per chi lucra su affitti a immigrati: Carcere da sei mesi a tre anni per chi, a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio a uno straniero privo di titolo di soggiorno in un immobile di cui abbia disponibilità, o lo cede allo stesso anche in locazione. Con la condanna scatta anche la confisca del bene. La fattispecie dell’ingiusto profitto dovrebbe escludere i casi di chi ospita badanti o colf.
Sanzioni più dure per pirati strada ubriachi: Sanzioni più severe per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti prevedendo un’aggravante delle pene e delle sanzioni accessorie in caso di lesioni gravi o gravissime a persone o di omicidio colposo. Per l’automobilista ubriaco o drogato che causa incidenti mortali o feriti gravi è previsto il carcere da 3 a 10 anni, la confisca del veicolo e il ritiro della patente. Ulteriori inasprimenti della pena sono previsti per chi non si ferma a prestare soccorso. Per chi rifiuta di sottoporsi ai controlli per accertare lo stato di ebbrezza o l’assunzione di droghe non ci sarà più solo una sanzione amministrativa ma l’arresto da tre mesi a un anno con sospensione della patente e confisca del mezzo.
Più poteri a sindaci e prefetti: Più poteri a sindaci e prefetti in tema di sicurezza e ordine pubblico. Prevista la cooperazione tra la polizia locale (municipale e provinciale)e le forze di polizia statale, nell’ambito di direttive di coordinamento del ministero dell’Interno. Il sindaco può adottare provvedimenti ‘contingenti e urgenti’ per prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. Anche al prefetto è dato un ruolo più attivo, consentendogli di intervenire con propri provvedimenti in caso di inerzia del sindaco e di predisporre gli strumenti necessari all’attuazione delle iniziative adottate dal primo cittadino per l’incolumità pubblica. In tema di contrasto all’immigrazione, il sindaco segnalerà alle competenti autorità gli stranieri irregolari da espellere (o i cittadini comunitari da allontanare).
Polizia municipale e capitaneria di porto hanno accesso al Ced del Viminale: Il personale della polizia municipale addetto ai servizi di polizia stradale accede direttamente al Centro elaborazioni dati del Viminale (Ced) per consultare lo schedario dei documenti di identità rubati o smarriti (fino a oggi poteva accedere solo allo schedario dei veicoli rubati o rinvenuti). Oltre alla consultazione dei dati del Ced (e questa è un’ulteriore novità) gli agenti di polizia municipale possono immettere dati acquisiti autonomamente. Possono accedere al Ced anche gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria della capitaneria di porto.
Lotta a contraffazione: Vengono introdotte norme specifiche in materia di distruzione delle merci contraffate sequestrate.
No a gratuito patrocinio per condannati mafia: I mafiosi già condannati non potranno più avvalersi del gratuito patrocinio.
Ora, che piaccia o no, alla gente, al bar, sull’autobus, in ufficio o al mercato, è questo che interessa e non altro.
Se poi l’altro è palesemente viziato da falsità ideologiche facilmente smentibili, allora la strada del consenso per questo governo è sempre più in discesa.
Senza contare i provvedimenti economici e quelli di lotta agli sprechi della macchina burocratico/amministrativa dello Stato, che hanno il patrocinio di due dei ministri più “amati” (stando ai sondaggi) dagli italiani, Tremonti e Brunetta (vulcanico nonostante qualcuno lo offenda dandogli di “nano”).
Per farla breve: sfogliate un giornale, guardate un tg, perfino su internet…vi sembra che i media stiano spalleggiando l’azione del governo o piuttosto non stiano dando risalto esclusivo alle critiche ingiustificate e svogliatamente non smentite di chi lo accusa soltanto?
Sarebbe questo il regime mediatico per cui Berluconi sarebbe in conflitto di interessi?
L’unica cosa che mi consola è che ormai gli italiani hanno capito il giochetto…e non credo ci cascheranno ancora.
Le ultime elezioni dovrebbero aver insegnato qualcosa…
Speriamo…
Attenzione: siamo davanti ad un clamoroso caso di DISINFORMATJA, che è molto peggio della disinformazione. Non solo si tace, ma si forniscono anche false informazioni.
Chiariamo un attimo una cosa: prima di fare proclami bellicosi come quelli che stanno lanciando Di Pietro e Beppe Grillo dai loro blogs sarebbe il caso di leggere i testi delle leggi di cui si vuol parlare senza affidarsi alle sole rubriche delle norme o agli articoli apparsi sui quotidiani.
Ne avevo già parlato qualche giorno fa, sperando che anche i nostri eroi si rendessero conto del clamoroso abbaglio che avevano preso nel redigere liste di reati per i quali i processi saranno sospesi con l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza appena oggi licenziato dal Senato; niente da fare: hanno continuato a puntare tutto sull’allarmismo ingiustificato, propagandando informazioni false che inducessero nell’opinione pubblica la sensazione di trovarsi davvero di fronte ad una “porcata” fatta giusto per uno e con la quale tutti gli altri sarebbero andati a rimetterci.
Nel mezzo, un parere inesistente del Csm, le polemiche del sindacato dei magistrati, l’Anm, che produce la stessa identica lista e, per finire, l’annuncio di Berlusconi e dei suoi legali che comunque intenderanno rifiutare la sospensione del processo Mills.
Ora, veniamo alla LISTA.
E’ lunga, ma anche molto facilmente confutabile.
Innanzitutto però, andrebbe ricordato che saranno sospesi solo i processi ancora in attesa del giudizio di primo grado (su tre) istruiti per accertare le responsabilità su fatti e reati commessi PRIMA del 30 giugno 2002, in pratica 6 anni fa. Ribadiamo: dopo 6 anni ancora non si è arrivati ad una condanna (teniamo conto che la Corte di Giustizia Europea ha definito la durata del giusto processo determinandola in 4 anni, per tutti e 3 i gradi).
Partiamo.
Di Pietro, come l’ANM, dicono che con questa norma scellerata non si celebreranno (per un anno, intendiamoci: sospensione di un anno e prescrizione bloccata) i processi per i seguenti reati:
- aborto clandestino
- abuso d’ufficio
- adulterazione di sostanze alimentari
- associazione per delinquere
- bancarotta fraudolenta
- calunnia
- circonvenzione di incapace
- corruzione
- corruzione giudiziaria
- detenzione di documenti falsi per l’espatrio
- detenzione di materiale pedo-pornografico
- estorsione
- falsificazione di documenti pubblici
- frodi fiscali
- furto con strappo
- furto in appartamento
- immigrazione clandestina
- incendio e incendio boschivo
- intercettazioni illecite
- maltrattamenti in famiglia
- molestie
- omicidio colposo per colpa medica
- omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata
- peculato
- porto e detenzione di armi anche clandestine
- rapina
- reati informatici
- ricettazione
- rivelazioni di segreti d’ufficio
- sequestro di persona
- sfruttamento della prostituzione
- somministrazione di reati pericolosi
- stupro e violenza sessuale
- traffico di rifiuti
- truffa alla Comunità Europea
- usura
- vendita di prodotti con marchi contraffatti
- violenza privata
MA NON E’ DEL TUTTO VERO.
Leggendo il testo del decreto si legge invece che la sospensione NON OPERERA’ per i seguenti reati:
- associazione a delinquere diretta a commettere il reato di riduzione in schiavitù
- associazione a delinquere diretta a commettere il reato di tratta di persone
- associazione a delinquere diretta a commettere il reato di acquisto o alienazione di schiavi
- associazione mafiosa
- sequestro di persona a scopo di estorsione
- omicidio
- estorsione
- rapina
- banda armata
- tratta di armi ed esplosivi
- prostituzione minorile
- pornografia minorile
- violenza sessuale (+ aggravanti 609 ter cp)
- violenza sessuale di gruppo
- terrorismo
- reati addebitabili alla criminalità organizzata
Non solo.
Sarebbe doveroso far notare che alcuni dei reati indicati da Di Pietro è quasi impossibile non siano ancora giunti ad un giudizio almeno di primo grado. Per molti altri invece potrebbe essere scattato il processo per direttissima o quello con giudizio immediato. Per altri ancora la sospensione potrebbe comunque non operare perchè il reo è detenuto. Altri ancora poi andrebbero inevitabilmente verso la sospensione da parte dei magistrati perchè prossimi alla prescrizione.
Altra considerazione: la sospensione dei processi per i reati indicati da Di Pietro e qui in parte smentiti (semplicemente leggendo il testo della norma) opera solo per i vecchi reati comessi prima del 2002 e non per quelli di nuova commissione.
Quindi è del tutto ingiustificato questo allarmismo, come a far spaventare la cittadinanza facendogli credere che saranno alla mercè di criminali che non saranno perseguiti.
Insomma: c’è tanto clamore su questa norma ma pochissima sostanza motivata.
La realtà è ben diversa da quella che vogliono far credere.
A noi non resta che provare a confutare queste tesi campate in aria e strumentali alla sola lotta politica.
Per chi volesse, vi riporto QUI il link del post in cui già qualche giorno fa spiegavo la struttura del decreto in questione.
Che differenza passa tra un macellaio omicida e un macellaio truffatore?
Per l’uomo della strada praticamente fa lo stesso; ma per la Giustizia?
Una domanda non di poco conto e che non può essere inevasa, ma che anzi sta alla base della coscienza giuridica di un Paese.
Facciamo un esempio d’attualità.
Nei giorni scorsi abbiamo letto e ci siamo inorriditi venendo a conoscenza del caso della clinica “degli orrori” Santa Rita di Milano.
Lì, si diceva, per i soldi erano disposti a tutto. Anche ad ammazzare ignari pazienti, visti solo come potenziali assegni da parte dello Stato per il rimborso delle spese operatorie.
Per giorni i quotidiani hanno pubblicato intercettazioni nelle quali si evidenziavano i passaggi con cui si volevano dimostrare queste pratiche inumane.
E’ stato istintivo sdegnarsi e provare un forte conato di vomito per la bassezza cui può degenerare l’umana coscienza.
Quei medici sono diventati per tutti il volto della malvagità fatta persona, degli assassini senza scrupoli, dei macellai che vorremmo solo veder marcire in galera per tutto il male che hanno fatto e per quelle vite che hanno anzitempo spezzato…solo per avidità…
Per l’uomo della strada la sentenza è scontata: colpevoli per tutti gli omicidi di cui i media hanno parlato.
Poi però, nel suo corso, succede che la Giustizia ponga un freno a quelle accuse: il Tribunale del Riesame di Milano, accogliendo l’impugnazione della difesa, ha detto che quei macellai rimangono macellai, ma che in realtà non hanno ucciso nessuno; il nesso causale non è stato sufficientemente dimostrato in concreto, ma sostenuto in maniera eccessivamente astratta.
Che, tradotto, significa che dire che quei medici hanno anche ucciso non è vero; che non bastano delle intercettazioni per sostenere un’accusa così terribile.
Non abbiamo a che fare con dei santi benefattori luminari della medicina per i poverelli, ma è presto per sostenere che quei medici siano degli assassini.
Per l’uomo della strada, però, ormai non fa alcuna differenza. E forse non l’ha mai fatta.
Ma…per la Giustizia?
Un truffatore può essere trattato e giudicato come un assassino?
Evidentemente no.
Ammettiamo che le cose rimangano così come sono oggi: al Santa Rita hanno truffato lo Stato ed offeso l’integrità fisica di alcuni pazienti (non di tutti), ma nessuno è mai morto per colpa di quelle operazioni.
Che ne sarà di quei medici?
Saranno condannati. Due volte però: e una di queste sentenze sarà diversa e più grave dell’altra, sebbene “l’altra” sia quella comminata da chi amministra la Giustizia in nome di tutti. Colpevoli di truffa e lesioni gravissime per i magistrati; assassini per tutti gli altri.
Non che socialmente si avverta un grande divario tra i due fatti, ma resta alla base di questa vicenda un dato abbastanza allarmante: la condanna sociale arriva sempre prima di quella giudiziale e, spesso, dalla prima non si esce mai più scagionati, neanche se la seconda ridimensiona i fatti o addirittura li smentisce.
Ma allora a che servono tutte le garanzie che il nostro Diritto, nell’elaborazione secolare, ha fornito ad ogni individuo che si trovi ad avere a che fare con la Giustizia (penale), se poi queste vengono praticamente disattese nella società e nella quotidianità del popolo?
A ben vedere, sembra proprio che il grave problema che oggi rischia di compromettere il rapporto di fiducia tra il cittadino e lo Stato, inteso come Giustizia, è che a parlare di Giustizia e a maneggiare il Diritto siano in troppi e troppo incompetenti.
Così, però, vengono bypassate quelle garanzie poste dal diritto a difesa della Giustizia e dei singoli per lasciare singoli e Giustizia in balia degli umori delle piazze sollevate da stampa e media.
Così, però, la Giustizia diventa strumento nelle mani di sobillatori in cerca di fama o di politici in cerca di consenso.
Così però non è più Giustizia…
C’è poco da fare e ancor meno da dire.
Tutti giorni abbiamo la dimostrazione e la riprova di come si gridi allo scandalo per il sol fatto che a muovere le trame legislative è il Cavaliere; niente di più: diventa quasi troppo perfino appurare e giudicare nel merito una nuova legge o la novellazione di una preesistente.
Non si guarda più se una norma è giusta o sbagliata, tanto meno si accertano le sue caratteristiche di generalità ed astrattezza: no, si vanno a ricercare i punti con cui si può instillare nell’opinione pubblica il sospetto che quel provvedimento sia esclusivamente nell’interesse di uno, Berlusconi, e perciò non andrebbe adoperato.
L’ennesima prova di questo atteggiamento di cieca faziosità politica?
Si parla della stoppa-processi. Legge ad personam. Si dice…
Ma, forse non tutti sanno che…
[...] …è opportuno segnalarle che una disposizione analoga è da tempo vigente nel nostro ordinamento giuridico.
Con il decreto legislativo del 19 febbraio 1998 n. 51 è stato introdotto uno smilzo articoletto (art. 227) il quale testualmente dispone: «Al fine di assicurare la rapida definizione dei processi pendenti alla data di efficacia del presente decreto, nella trattazione dei procedimenti e nella formazione dei ruoli di udienza, anche indipendentemente dalla data del commesso reato o da quella delle iscrizioni del procedimento, si tiene conto della gravità e della concreta offensività del reato, del pregiudizio che può derivare dal ritardo per la formazione della prova e per l’accertamento dei fatti, nonché dell’interesse della persona offesa.
Gli uffici comunicano tempestivamente al consiglio superiore della magistratura i criteri di priorità ai quali si atterranno per la trattazione del procedimento e per la fissazione delle udienze».
Con tale disposizione è stata consentita la trattazione di quei procedimenti che il magistrato, a suo discrezionale apprezzamento, ritiene «gravi o dotati di concreta offensività». Per gli altri il destino è assicurato: saranno stipati in un oscuro sottoscala all’interno di un ufficio giudiziario, in attesa dell’arrivo liberatorio della prescrizione. È stata cosi introdotta una illegittima archiviazione, mascherata con buona pace del declamato principio della obbligatorietà dell’azione penale.
Il predetto decreto legislativo porta le firme di Prodi, presidente del Consiglio dei Ministri, Flick, ministro di Giustizia, Scalfaro, presidente della Repubblica. È singolare, perciò, che nell’intervista rilasciata al suo giornale, il presidente Scalfaro non abbia fatto alcun riferimento alla disposizione suddetta. Preme sottolineare che in un Paese di democrazia liberale spetta al Parlamento individuare quali fatti assumono rilevanza penale e, quindi, quali reati debbano essere perseguiti. Appare, perciò, quantomeno eccentrico che i criteri di priorità imposti dalla disposizione summenzionata debbano essere portati all’attenzione del Csm e non del Parlamento.
Antonio Albano
ex Procuratore Generale Onorario presso la Corte di Cassazione
Sono quasi commosso…
“L’Italia fa bene a porre un freno ai suoi giudici”. E’ il titolo di un editoriale pubblicato oggi dal Financial Times sulla ‘guerra’ scoppiata di nuovo tra Silvio Berlusconi e parte della magistratura italiana dopo le ultime affermazioni del premier e le leggi messe in cantiere dalla maggioranza sulla giustizia. Nel commento dell’Ft, firmato da Cristopher Caldeweill, si prende in esame il lodo Schifani (che garantirebbe l’immunità per le cinque più alte cariche dello Stato) e si sottolinea come Spagna, Francia, Germania e la stessa Unione europea abbiano già “una qualche forma di immunità” in questo senso. Così come l’Italia aveva l’immunità parlamentare prima che fosse spazzata via dal ciclone di Tangentopoli: un periodo, scrive il quotidiano britannico, che ha aperto un quindicennio dove in Italia “i giudici hanno raggiunto un livello di potere unico in Occidente”, esercitando una sorta di “reggenza giudiziaria” sugli eletti dal popolo. Un potere che, secondo l’Ft, è “a lungo andare, dannoso per la democrazia” e che costituisce tra l’altro “uno dei motivi per i quali gli italiani non hanno più fiducia nella magistratura”.
Insomma, a volte si può “abusare” delle leggi sull’immunità, ma “lo scopo dell’immunità non è dare ‘mano libera’ agli eletti, bensì proteggere il diritto degli elettori di essere governati dalle persone che scelgono democraticamente”. E poi, si chiede il quotidiano, “le accuse contro Berlusconi nascono da una disinteressata richiesta di giustizia, oppure dal desiderio di una certa parte dell’elite italiana di rovesciare una scelta popolare che non gli piace?”. In questo senso, “l’immunità potrebbe essere il modo migliore per proteggere gli elementi democratici di un governo democraticamente eletto, specialmente in un Paese dove la magistratura è altamente politicizzata” come l’Italia. Con l’effetto di rendere i politici “meno litigiosi e più democratici”. Ed anche per quanto riguarda l’emendamento ‘blocca-processi’, ribattezzato dall’opposizione ’salva-premier’, il Financial Times osserva che potrebbe essere un modo per velocizzare i tempi lunghissimi della giustizia italiana, così “dilatori” che “contrastano con l’articolo sei della Convenzione europea sui diritti umani”. Insomma, “le acrobazie giudiziarie di Berlusconi sono invariabilmente a suo vantaggio, ma nello stesso tempo non sono solo a suo vantaggio”, perché riescono a cogliere “problemi veri”, “gravi abbastanza” da intercettare il consenso degli elettori. E qui, conclude l’Ft, sta “il genio politico” del Cavaliere.
QUI l’articolo in lingua originale.
Fino a ieri l’emendamento che prevede la sospensione di alcuni processi per un anno per avvantaggiare il disbrigo dei procedimenti più urgenti e più gravi, era visto come la pietra dello scandalo che avrebbe riattizzato lo scontro istituzionale per il sol fatto che di quella previsione legislativa avrebbe potuto beneficiare anche il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi.
Dicevo che solo fino a ieri quell’emendamento era pietra dello scandalo, perchè giusto poche ore fa è stato lo stesso Cav a promettere che non usufruirà della sospensione per il processo che lo vede imputato nel caso Mills (di cui si parla nel post più sotto).
Parole, si dirà: aspettiamo i fatti.
Benissimo.
Intanto però resta da capire una cosa: se davvero Berlusconi mantenesse fede a questa “promessa” cambierebbe il giudizio su questa norma? Insomma: sarebbe da NON considerarsi più ad personam?
Rovesciando la riflessione verrebbe da chiedersi: possibile che in Italia ormai una legge si giudica solo valutando i suoi effetti e considerando se favorisce uno in particolare tra i tanti e non come si dovrebbe invece fare considerandone la portata generale?
Ma vabbè, capisco che il tutto è funzionale allo scontro politico.
Così come funzionale allo scontro politico è l’atteggiamento della Associazione Nazionale Magistrati, aslias il sindacato della magistratura.
Le sue riflessioni pubbliche hanno un peso notevole, anche perchè si prestano alla strumentalizzazione.
Per esempio, hanno aspramente attaccato l’emendamento stoppa-processi abbozzando una polemica che, come si vedrà, ha i contorni della futile e sterile diatriba politica e di autodifesa dei privilegi connessi alla “casta”.
Il Parlamento ha appena approvato, con il cosiddetto «pacchetto sicurezza» una norma che prevede la sospensione di un anno per i processi relativi ai reati meno gravi. Intento dichiarato del provvedimento è di imprimere una accelerazione ai procedimenti relativi ai fatti che creano maggior allarme sociale o danno alla comunità. L’Associazione Nazionale Magistrati ha sdegnosamente reagito, sottolineando che in questo modo saranno oltre 100.000 i processi sospesi e che qualcuno dovrà rendere conto di questo al Paese.
La scelta effettuata dalle Camere tocca quello che è considerato generalmente un pilastro del nostro sistema democratico e giudiziario, il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Obbligatorietà dell’azione penale significa questo: che se un magistrato ha notizia - in qualunque modo - della possibile commissione di un reato, non può dire «questo non è grave», «questo non è importante», «ci penso dopo», «non è opportuno infastidire chi ha commesso il fatto» e via discorrendo, ma deve dare inizio a tutti gli atti necessari per le indagini e per l’eventuale successivo processo.
Ribadiamo: è un principio importantissimo; in democrazia non si vuole che sia il magistrato a decidere chi deve essere perseguito e chi no: solo il popolo, cioè il Parlamento, è legittimato a stabilire quali siano i comportamenti delittuosi e quali, di conseguenza, vadano puniti. Benissimo, in teoria: ma, nella pratica, le cose non stanno affatto così. Quello che accade è che un magistrato dell’accusa (ovvero un Pm) alla mattina, quando entra in ufficio, si trova di fronte a - mettiamo - venti nuove notizie di reato, e lui sa che ha il tempo di occuparsi solamente di due. Quindi è costretto a scegliere, a stabilire precedenze, a rinviare, quando spesso rinviare significa rinunciare a perseguire perché nel frattempo interviene la prescrizione. Allora succede quello che nell’ordinamento democratico non deve succedere e che l’obbligatorietà dell’azione penale era nata per evitare: succede che, appunto, è il magistrato a stabilire contro quali reati procedere e contro quali no. Quando l’Associazione Nazionale Magistrati dichiara che saranno oltre 100.000 i procedimenti sospesi, dimentica che forse sono molto più i procedimenti che non vengono mai conclusi o, addirittura, mai iniziati.
Quando giudica, il magistrato non decide mai, con la sua testa, cosa sia lecito e cosa no, ma solo conclude se un comportamento vada punito o no in base a criteri che non è stato lui a formulare. Ecco allora che, per salvaguardare ciò che è importante del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, bisogna tornare alle origini, e dunque restituire al Parlamento la scelta sui comportamenti da punire o, meglio, sui reati da perseguire con precedenza sugli altri. I magistrati strepitano che si attenta alla loro indipendenza: e fanno male. Il guaio del nostro Paese non è di avere una cattiva magistratura, ma di avere una magistratura che si arroga poteri che non le competono. Personalmente, sono d’accordo con quello che ha detto recentemente alla televisione l’onorevole Ghedini, e cioè che la grande maggioranza dei giudici è competente e coscienziosa: tuttavia è anche vero, purtroppo, che la grande maggioranza dei giudici pretende di fare quel che non spetta loro di fare, spesso appellandosi al principio dell’indipendenza.
Qui vanno spese parole chiare su questa indipendenza che, rettamente intesa, è un valore sacrosanto di qualunque sistema democratico. Il giudice è e deve essere assolutamente indipendente in udienza. Lì, nessun potere al mondo può ingiungergli di assolvere o condannare, la sentenza deve dipendere solo dalla legge e dalle risultanze processuali. Anche in questo caso, sia chiaro, la totale indipendenza del giudice presuppone che non sia lui a decidere quali comportamenti, in astratto, vadano puniti o no. Il che implica che al di là dell’assoluto rispetto del suo libero (da ogni potere) convincimento nel giudizio, il giudice non può pretendere nessun’altra competenza in nome dell’indipendenza.
Aggiungiamo una postilla: dice l’Anm che qualcuno dovrà rendere conto del provvedimento che dispone la sospensione dei processi. Giusto, su questo concordiamo. Ma non mi risulta che i giudici abbiano mai reso conto a qualcuno delle loro scelte. Chi rende sempre conto al sovrano è invece il Parlamento: il quale dal popolo può essere confermato o no nella sua composizione politica attraverso libere elezioni. Perciò è bene che sia il Parlamento a prendere certe decisioni perché il Parlamento potrà e dovrà darne conto al sovrano.
Quanto ai mezzi che garantiscono attualmente l’indipendenza della magistratura bisognerà prima o poi fare un discorso finalmente meditato e non intessuto di slogan. Bisognerà chiedersi se l’attuale organizzazione sindacale dei giudici, insieme all’autonomia e le competenze esclusive del Csm, serva davvero a tutelare l’indipendenza del magistrato, come va intesa in uno stato democratico, o se finisca invece con l’esporre ogni singolo giudice alla più subdola e pericolosa sottomissione: all’ortodossia, alla mentalità, ai criteri, alle scelte politiche del proprio ordine professionale (perennemente a rischio, perciò, di trasformarsi in casta).
Francesco Cavalla
professore di Filosofia del Diritto
E’ sempre bene sapere di cosa si parla.
Benchè i soliti noti lo vogliano già chiuso con una condanna che accerti la corruzione tra Berlusconi e l’avvocato Mills, sono molti i motivi per credere che questo processo possa invece finire con una assoluzione piena e che metta in luce l’ennesimo tentativo compiuto da una certa magistratura di usare lo strumento giudiziario per colpire il potere politico avverso.
Veniamo ai fatti.
Fonte: il Velino
Il processo che si sta celebrando a Milano contro Silvio Berlusconi e l’avvocato inglese David Mills ruota intorno a 600 mila dollari. Chi fornì all’avvocato quella somma? L’accusa - guidata da Fabio De Pasquale - ha sostenuto che quella cifra fu sborsata “da Carlo Bernasconi, a seguito di disposizioni di Berlusconi” per ricompensare Mills. Il quale avrebbe taciuto ciò che sapeva su tutta una serie di traffici societari e valutari deponendo come testimone nelle inchieste All Iberian e Fininvest B Group. Mills, in una lettera privata finita poi ai magistrati di Milano tramite il Serious fraud office, scriveva di aver ricevuto alla fine del ‘99 da “una persona collegata all’organizzazione B” un pagamento da considerare come “un prestito a lungo termine o un regalo”. A verbale, sempre Mills, fece scrivere: “Carlo Bernasconi mi disse che Silvio Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui io ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro”. I famosi 600 mila dollari. Il Cavaliere, intanto, aveva già fatto sapere ai magistrati di non conoscere l’avvocato e di non avere alcuna notizia sul versamento. I suoi avvocati nello stesso tempo avevano chiesto alla procura di svolgere alcune rogatorie alle Bahamas per verificare il racconto di Mills. Passano quattro mesi dalla prima versione e l’avvocato inglese si ripresenta ai magistrati di Milano con una memoria di dodici pagine: quei 600 mila dollari gli erano pervenuti da un altro cliente, l’armatore napoletano Diego Attanasio: “Ho 15 documenti probanti, e me ne manca soltanto uno, per stabilire che i 600 mila dollari provenivano da Diego Attanasio”. Ma Attanasio, interrogato dai piemme milanesi, aveva sostenuto che lui quei soldi a Mills non li aveva mai dati: “Io escludo di aver dato ordine, anche indirettamente, a Mees Pierson (banca delle Bahamas utilizzata da Attanasio per la sua società Hadrian trust, ndr) di far rientrare una somma importante… Non ho memoria di una operazione di travaso di fondi da Mees Pierson a un conto presso la banca Cim di Ginevra (quella che veniva utilizzata dall’avvocato Mills, ndr). Faccio presente che intorno alla metà di luglio 1997 io sono stato arrestato per corruzione. Ribadisco…che in quel periodo io ero in stato di detenzione”.
I piemme milanesi, che sentirono Attanasio il 22 dicembre 2005 e il primo febbraio 2006, credettero alla sua ricostruzione. In realtà il soggiorno in carcere di Attanasio iniziò il 21 luglio del 1997: arrestato per corruzione, abusi d’ufficio e indebito rimborso di Iva. L’accusa ha sempre preso per buona la sua giustificazione: l’avvocato Mills, di cui egli si fidava, poteva avergli fatto firmare - dice Attanasio - fogli in bianco e con quelli aver falsificato successivamente la corrispondenza con il trust delle Bahamas. Una versione fin troppo suggestiva, secondo la difesa di Berlusconi, che si sarebbe potuta smascherare con poche e semplici verifiche (date della detenzione, autenticità della firma, rendiconti bancari). La magistratura inquirente tenne per buone le spiegazioni di Attanasio e diede il via libera al processo di Milano. Se Attanasio entrò in carcere il 21 luglio, il 17 poteva benissimo aver firmato la lettera con cui incaricava un trust delle Bahamas di trasferire soldi a Mills. E la firma è assolutamente compatibile - a prima vista - con altre sicuramente autentiche. Ma ci sono ulteriori riscontri bancari che starebbero a dimostrare che a dare i 600 mila dollari a Mills fu proprio Attanasio. E questi documenti i legali di Berlusconi sono andati a cercarli alle Bahamas: “Si tratta di un accertamento che avevamo chiesto di fare ai piemme prima di decidere sul rinvio a giudizio. È vero che la procura aveva avviato una rogatoria alle Bahamas, ma non c’entrava nulla con le nostre richieste, e cioè individuare chi avesse fornito il denaro a Mills”, ha sempre sostenuto l’avvocato Niccolò Ghedini, difensore del premier. “Avevamo chiesto che il risultato della rogatoria venisse acquisito prima della richiesta di rinvio a giudizio, convinti dell’innocenza di Berlusconi. Ma la procura di Milano non ha voluto attendere quei pochi giorni che la difesa ha impiegato per trovare i documenti bancari che dimostrano come il denaro pervenuto a Mills non derivi dalla Fininvest”.
“Faccio presente che intorno alla metà di luglio del 1997 io sono stato arrestato con una accusa di corruzione e per me è stato un fatto estremamente traumatico. Sono rimasto detenuto per due mesi presso il carcere di Fuorni a Salerno e francamente pensare di dare istruzioni a Mills dal carcere sarebbe stato oltre che quasi impossibile, anche rischioso, perché gli inquirenti di Salerno erano particolarmente interessati alle mie relazioni d’affari con Mills”. E’ quanto sostenne due anni fa Diego Attanasio ai sostituti procuratori Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo che lo ascoltavano in qualità di testimone in relazione al versamento fatto il 23 luglio del 1997 sul conto Cim della banca di Ginevra n. 1001339401 dalla banca Mees Pierson di Nassau, per conto del Trust Hadrian di proprietà dello stesso Attanasio. La testimonianza di Attanasio, per i piemme, confermerebbe la tesi della procura e cioè che David Mills quando sostiene che i 600 mila dollari - che facevano parte di un trasferimento fondi pari a dieci milioni di dollari - gli sarebbero arrivati attraverso il bonifico del Trust Hadrian, dice il falso perché Attanasio non avrebbe potuto “dare istruzioni a Mills” perché in carcere.
E’ strano, comunque, che Attanasio non abbia mai chiesto conto al suo avvocato, Mills, di ben dieci milioni di dollari - trasferiti dopo la richiesta, sottoscritta da Attanasio, legalizzata da Mills e rivolta il 17 luglio alla banca di Nassau - se è vero che il suo legale di fiducia, appunto Mills, avrebbe agito senza “ordine dato anche indirettamente”, come ha sostenuto i uno degli interrogatori. Sulle date poi è importante fare chiarezza, cosa che non traspare dagli atti: Attanasio entra in carcere il 21 luglio - e non intorno a metà luglio, come per ben quattro volte ha riferito senza essere contestato dai due sostituti milanesi - e la transazione fra la banca delle Bahamas e quella di Ginevra avviene il 23, con valuta 22 luglio: ma la lettera con la quale autorizza la propria banca a fare il trasferimento dei fondi è del 17 luglio, quattro giorni prima di essere arrestato. Chiunque abbia un conto in banca, in Italia o all’estero, sa bene che fra la richiesta di bonifico e la materiale esecuzione burocratica dell’ordine possono passare giorni e a volte anche settimane; quindi il fatto che il 23 Attanasio fosse in carcere non cambia nulla. D’altro canto a Mills, né Robelo né De Pasquale hanno mai contestato il reato di “abuso di foglio firmato in bianco”. Che è gravissimo se consumato da un avvocato di fiducia. Tanto inistere su Attanasio, per la procura di Milano, sarebbe invece un tentativo della difesa di spostare l’attenzione dei giudici. Dal canto suo uno dei legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini, ha ribadito la richiesta di convocare in aula un’altra volta l’imprenditore Attanasio perché fino ad ora “non abbiamo svolto il nostro esame del testimone” ma senza successo. Ma quando tutto sembrava che il processo non si sarebbe potuto celebrare perchè ormai avviato a prescrizione, il pm De Pasquale nel corso dell’udienza del 14 dicembre dello scorso anno modificava improvvisamente il capo di imputazione sostenendo che il reato attribuito ai due imputati era stato commesso non il 2 febbraio del 1998, come contestato fino ad oggi, ma due anni dopo, il 29 febbraio 2000. O meglio, il bonifico sarebbe effettivamente avvenuto nel ‘98, sostiene la procura, ma Mills lo avrebbe utilizzato il 29 febbraio del 2000. Una ‘variazione temporale’ che sposta i termini di prescrizione, inizialmente previsti per il febbraio scorso, tra due anni. Da dire che nel frattempo di questi 600 mila dollari si è occupato anche il fisco inglese coinvolgendo anche l’ex moglie di Mills, l’ex ministro della Sanità del governo Blair, Tessa Jowell. La fiscalità del Regno Unito indagò a lungo sia sull’avvocato sia sui conti della moglie, anche perché avevano estinto un mutuo di 600 mila dollari, ma non ha riscontrato alcuna anomalia, né incassi illeciti.
Per chi invece volesse apprendere i termini della vicenda in altra maniera eccovi la ricostruzione fatta dalla redazione di Matrix con la puntualizzazione finale dell’avvocato Ghedini.
Pare proprio così: l’ha detto lui stesso.
“Dirò ai miei legali che io non voglio approfittaredi questa norma, perché voglio allontanare qualunque sospetto. È una norma salva tutti e non una norma salva-premier”.
Ohi ohi: e ora che diranno le anime belle che fino a ieri gridavano scandalizzati all’ennesima legge ad personam?
Per chi già era sufficientemente convinto che a sinistra nessuno avesse davvero analizzato la sconfitta elettorale dello scorso aprile, il discorso di Veltroni non apparirà certo una novità, anzi…semmai sarà da intendersi come una conferma di quanto sospettato finora.
Ma a questo punto, dovrebbe esser chiaro anche a chi l’aveva semplicemente intuito che il PD e l’opposizione in generale è decisamente distante dal paese reale, a cui da troppo tempo ha preferito un paese irreale cui dedicare tutte le proprie attenzioni. Ovviamente sbagliando.
La chiamata alle armi del leader democratico per questo autunno è un po’ come l’apposizione in calce della firma al testamento del progetto politico del partito che doveva raccoglie le anime margheritine e diessine, ma che ha finito per essere l’ennesimo cartellino elettorale, troppo simile a quelli che si trovano in periodi di saldi appesi ai capi che fino al giorno prima costavano qualcosa in meno e che per renderli più invitanti li hanno scontati dopo aver aumentato il prezzo. Una fregatura insomma.
Non serve nemmeno ripercorrere le tappe fondamentali e fallimentari del PD e di Veltroni, delle sue finte alleanze, per arrivare all’ottuso inseguimento dell’antiberlusconismo rispolverato da Di Pietro.
E’ tutto già abbastanza evidente.
Alla luce degli ultimi sondaggi legati ai provvedimenti licenziati dal governo non ci sono molte interpretazioni sul modo in cui l’elettorato sta valutando la maggioranza.
Perchè parlo di suicidio politico?
Beh, perchè Veltroni e compagni hanno buttato, come già facevano un tempo, il dibattito politico sul piano dello scontro personale contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, disinteressandosi di tutto il resto.
E come al solito la risposta in termini di fiducia e consenso smentisce le Cassandre del progressismo.
Quello che a sinistra non capiscono è che ormai la gente ha preso a cuore ben altre vicende, che non sono quelle del privato cittadino Berlusconi (verso cui pure in tanti a questo punto sospettano un accanimento giudiziario).
La maggioranza degli italiani non valuta i fatti come fanno Di Pietro o Travaglio o Grillo o chi per loro, sempre dal punto di vista dell’antiberlusconismo, ma vanno al sodo delle questioni, cercando di capire se e quanto convengano a loro stessi e al Paese.
Ma mentre le intellighentie “progressiste” ancora si affidano alle letture sbagliate della realtà delle loro amate Sibille, la gente apprezza l’azione decisa e decisionista del governo.
Parlo di suicidio, proprio per questo: annunciare una manifestazione contro l’esecutivo che oggi può vantare un consenso quasi plebiscitario e trasversale mette praticamente fuorigioco l’intera dirigenza politica del PD che corre il serio rischio d’esser ritenuta a giusta ragione lontanissima dalla realtà.
Intanto però il governo approva in 9 minuti un piano di finanza che nei prossimi tre anni potrebbe cambiare il voto del Paese.
Copio/incollo da Kagliostro: questi i punti fondamentali.
ROBIN TAX. L’imponibile Ires torna al 33% dal 27%. Verranno colpite banche, assicurazioni e compagnie petrolifere.
CARO-PETROLIO. Il meccanismo di sterilizzazione dell’effetto degli aumenti del petrolio sul prezzo dei carburanti, previsto dalla scorsa Finanziaria, sarà automatico e non più discrezionale. La diminuzione delle accise sia sempre adottata quando il prezzo internazionale del greggio aumenta in misura pari o superiore, nella media trimestrale, a due punti percentuali rispetto al valore indicato del Dpef, che sarà in via esclusiva quello di riferimento.
PESCA E AGRICOLTURA. In arrivo una proroga al 31 dicembre prossimo per l’aliquota Iva agevolata, al 5%, sul gasolio per agricoltura e pesca.
PIANO CASA. Verranno agevolate nell’acquisto della prima casa giovani coppie a basso reddito, particolari categorie sociali, ed anche gli immigrati regolari. È ancora da decidere se potranno rientrarvi anche le famiglie monoreddito, al di sotto di una certa soglia.
CUMULO PENSIONE-LAVORO. Sarà interamente cumulabile il reddito da pensione - di vecchiaia, anzianità, invalidità - con quello da lavoro dipendente ed autonomo. Misura che sarà applicata anche nei confronti dei trattamenti pensionistici liquidati in precedenza.
CARD ANZIANI. Per i pensionati al minimo, in arrivo una carta prepagata per le spese di prima necessità, come gli alimentari e bollette.
MENO CARTA NELLA P.A.. Dal primo gennaio 2009 le amministrazioni pubbliche ridurranno del 50%, rispetto a quelle del 2007, le spese per la stampa delle relazioni e di ogni altra pubblicazione prevista da leggi e regolamenti e distribuita o inviata ad altre amministrazioni. Confermato l’addio della Gazzetta Ufficiale stampata a partire dal primo gennaio 2009.
SERVIZI PUBBLICI LOCALI. Si avvia la loro liberalizzazione, attraverso l’affidamento della loro gestione a società di capitali individuate mediante gare pubbliche o a società a partecipazione mista pubblica e privata, nella quale il socio privato detenga una quota non inferiore al 30% a condizione che quest’ultimo sia selezionato attraverso procedure pubbliche.
LOTTA AI “FANNULLONI”. Tempi duri in arrivo per gli statali fannulloni. Previsti controlli più stringenti (si parla di un allungamento della fascia oraria per le visite di controllo) e anche tagli alla busta paga per i «finti malati». Fare finta di stare male per non andare al lavoro avrà un costo carissimo: il reato diventa quello di truffa aggravata.
RICETTE ON-LINE. Certificati e ricette del medico di famiglia verranno trasmessi su Internet.
SCUOLA, ARRIVA L’E-BOOK. Dal prossimo anno sarà possibile scaricare i libri di testo scolastici da Internet. I libri saranno prodotti a stampa e on line ed è ancora allo studio se imporre al collegio dei docenti di adottare esclusivamente libri utilizzabili nelle due versioni sin da subito o rinviare l’obbligo sino all’anno scolastico 2011-2012.
UNIVERSITÀ. Le Università pubbliche e quelle legalmente riconosciute potranno trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
TRASFERIMENTI IN CONTANTE. Previsto il ritorno della soglia massima dei 12.500 euro per i trasferimenti in contante e per gli assegni non trasferibili.
CARTA D’IDENTITÀ. La sua durata passa da 5 a 10 anni.
IMPRESA IN UN GIORNO. Attraverso una semplificazione delle procedure burocratiche, sarà possibile avviare un’impresa in un giorno.
CENTRALI NUCLEARI. Entro il 2008, verranno individuati i criteri per localizzare le nuove centrali.
BANCA DEL MEZZOGIORNO. Viene costituita una nuova spa, con un capitale iniziale di 5 milioni (da restituire entro 5 anni).
CDA NON QUOTATE. Dovranno ridurre i componenti degli organi di amministrazione (a 5 o 7) e anche i compensi in misura del 25%.
TRACCIABILITÀ PAGAMENTI. Salta l’obbligo di ricorrere ad assegni non trasferibili o sistemi di pagamento elettronico, per gli importi superiori a 100 euro.
TICKET SANITARI. Non è stato ancora specificato se verrà confermata la loro abolizione dal 2009. Il mancato gettito sarebbe pari a 834 milioni.
LIBRO UNICO DEL LAVORO. Il datore di lavoro privato - ad eccezione di quello domestico - dovrà istituite e tenere il libro unico in cui iscrivere tutti i lavoratori subordinati, i collaboratori coordinati e continuativi e gli associati in partecipazione con rapporto lavorativo. All’interno vi dovrà essere riportata ogni annotazione relativa alle prestazioni in denaro o in natura, compresi rimborsi spese,trattenute, detrazioni fiscali, dati relativi agli assegni per il nucleo familiare ed eventuali premi o straordinari.
STATALI, SE DICONO NO AL TRASFERIMENTO. Il personale che oppone un reiterato rifiuto, pari a due volte in 5 anni«, alla richiesta di trasferimento »per giustificate e obiettive esigenze di organizzazione dell’amministrazione si considera in posizione di esubero«.
P.A., «OPERAZIONE TRASPARENZA». Tutte le amministrazioni pubbliche dovranno pubblicare sul »proprio sito internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici dei dirigenti».
JOB ON CALL E LAVORO A TEMPO DETERMINATO. Torna il lavoro a chiamata e sarà possibile prorogare più di una volta i contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi.
LAVORO, ARRIVA LA DEREGULATION. Incoraggiare le imprese ad assumere attraverso la de-regolazione della gestione dei rapporti di lavoro e promuovere una agevole regolarizzazione di tutti quei rapporti di lavoro o spezzoni lavorativi che oggi sono quasi sempre irregolari.
ADDIO AD ENTI «INUTILI». Sono quelli con meno di 50 dipendenti, e che non saranno confermati dai ministeri vigilanti entro la fine dell’anno.
MISTER PREZZI. Più poteri al Garante dei prezzi, che potrà fare indagini in settori specifici con il supporto delle Fiamme Gialle.
EXPO 2015. Stanziate le risorse per le opere in vista dell’appuntamento di Milano.
FISCO, GUERRA AL «GRANDE FRATELLO». Multe salatissime da 5.000 a 30.000 euro per chi pubblica le dichiarazioni dei contribuenti.
TAV. Abrogata la revoca delle concessioni disposta nel 2007 ai contraenti generali che avevano avuto l’assegnazione senza il ricorso a bando di gara.
BANDA LARGA. Arrivano 800 milioni per il periodo 2007-2013 attinti dai fondi del Fas.
Ora, capite perchè è davvero stupido accanirsi contro Berlusconi attaccandosi ai suoi guai giudiziari mentre il Cav stupisce gli italiani con provvedimenti che vanno tutti nei loro interessi e che sono tutti nella direzione del mantenimento delle promesse elettorali?
Prima di parlare bisognerebbe conoscere di cosa si parla.
Non sarebbe male, quindi, andarsi un attimo a leggere il testo dell’emendamento che l’opposizione proditoriamente ha ribattezzato “salva-premier“.
C’è chi preferisce definirla una norma che sospende i processi, ma si potrebbe benissimo descrivere come una norma che accelera alcuni processi in virtù della loro gravità e dell’urgenza dovuta alla prossimità della scadenza dei termini di custodia cautelare. Che in soldoni vuol dire che avrebbero precedenza quei procedimenti per i quali il presunto colpevole è già o detenuto o carcerato in via cautelativa, ma prossimo alla scarcerazione per decorrenza dei tempi. Insomma, è un po’ come dire che si vuole evitare che alcuni criminali pericolosi tornino in strada perchè la giustizia è troppo lenta per tenerli al sicuro dietro le sbarre.
Andiamo però a vedere nel dettaglio come funziona.
Viene data priorità assoluta alla trattazione dei procedimenti di cui all’articolo 132-bis del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271 (ovvero quelli per i quali stanno per scadere i termini di custodia cautelare), nonché dei procedimenti da celebrarsi con giudizio direttissimo e con giudizio immediato.
La conseguenza diretta di questa scelta è che i processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 che si trovino in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare (quindi ad azione penale già esercitata) e la chiusura del dibattimento di primo grado, sono immediatamente sospesi per la durata di un anno.
Nel frattanto, il corso della prescrizione rimane sospeso durante la sospensione del procedimento o del processo penale. La prescrizione riprende il suo corso dal giorno in cui è cessata la sospensione.
Nel processo sospeso, ove ne ricorrano i presupposti, il giudice può comunque provvedere ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale, ovvero può promuovere l’incidente probatorio così come integrare il fascicolo per il dibattimento attraverso gli atti urgenti e non rinnovabili di cui ha necessità di disporre.
Per quanto riguarda invece la parte civile costituita, essa può trasferire l’azione in sede civile. In tal caso, i termini a comparire sono abbreviati fino alla metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
Quindi non è vero che la parte civile finirebber col soccombere o per vedersi ritardata la giustiziabilità del caso a causa della sospensione in atto nel procedimento penale.
Ora vediamo invece per chi NON OPERA la sospensione:
- associazione a delinquere diretta a commettere il reato di riduzione in schiavitù
- associazione a delinquere diretta a commettere il reato di tratta di persone
- associazione a delinquere diretta a commettere il reato di acquisto o alienazione di schiavi
- associazione mafiosa
- sequestro di persona a scopo di estorsione
- omicidio
- estorsione
- rapina
- banda armata
- tratta di armi ed esplosivi
- prostituzione minorile
- pornografia minorile
- violenza sessuale (+ aggravanti 609 ter cp)
- violenza sessuale di gruppo
- terrorismo
- reati addebitabili alla criminalità organizzata
Inoltre, al fine di assicurare la priorità assoluta alla trattazione dei procedimenti di cui al comma 1, il Presidente del tribunale può sospendere i processi quando i reati in essi contestati sono prossimi alla prescrizione e la pena eventualmente da infliggere non sarebbe eseguibile ai sensi della legge 31 luglio 2006, n. 241. (un po’ quello che prevedeva la Circolare Maddalena approvata dal CSM)
MA: l’imputato può richiedere al Presidente del tribunale di non sospendere il processo. Il Presidente del tribunale, valutate le ragioni della richiesta, le esigenze dell’ufficio e lo stato del processo, provvede con ordinanza.
9. L’imputato o il suo difensore munito di procura speciale e il pubblico ministero possono formulare la richiesta di cui all’articolo 444 del codice di procedura penale (apllicazione della pena su richiesta delle parti = PATTEGGIAMENTO) entro tre giorni dalla notifica o nella prima udienza utile successiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, anche nei processi nei quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, risulti decorso il termine previsto dall’articolo 446 comma 1 del codice di procedura penale e sino alla dichiarazione di chiusura del dibattimento. La richiesta può essere formulata anche quando sia stata già presentata nel corso del procedimento, ma vi sia stato il dissenso da parte del pubblico ministero ovvero sia stata rigettata dal giudice, e sempre che la nuova richiesta non costituisca mera riproposizione della precedente.
Insomma: non saranno sospesi, come taluno paventava, processi relativi ad estorsioni o violenze sessuali, ma anzi, ad essi sarà data la massima priorità. E avranno priorità in virtù della gravità espressa da quei reati e del fatto che sono o prossimi alla scadenza dei termini per tenere in carcere il presunto reo o perchè prossimi alla conclusione del dibattimento.
Le parti civili vengono in ogni caso tutelate durante la sospensione dei procedimenti penali.
Gli imputati, poi, potranno o patteggiare (ammettendo la loro colpevolezza) o chiedere che la sospensione venga revocata (motivandone il motivo) e arrivare dunque comunque a giudizio.
E’ davvero una norma così sbagliata?
No!
Ma siccome in Italia tutto gira intorno a Berlusconi, ecco che se una qualunque legge, seppur giusta, finisce per toccare anche l’imputato Silvio Berlusconi, allora questa sarà da cestinare. Con buona pace del dialogo e della ragionevolezza della politica.
In pratica: non si possono più fare leggi che si possano applicare alla generalità delle persone, ma bisogna cominciare ad elaborare leggi che NON si applichino ai singoli e in particolare a Berlusconi.
Si, perchè siccome anche il Presidente del Consiglio vedrebbe così sospendersi per un anno il processo Mills per cui è inquisito d’aver pagato un avvocato inglese per rendere false testimonianze in altri due processi conclusisi con l’assoluzione del premier, allora l’emendamento di cui vi ho poco sopra tradotto il testo non può nemmeno più esser discusso, tant’è che l’opposizione si rifiugia sull’Aventino e si sottrae al dialogo sul merito affossandolo su mere questioni di faziosità politica.
Volendo ricapitolare…
Sospendere un processo a Berlusconi è sbagliato, quindi non si fa niente neanche per nessun’altro.
Con buona pace del fatto che sospendere non vuol dire nè azzerare nè annullare un processo che tale e quale riprenderebbe al termine dei tempi di sospensione.
Ma la paura di una nuova legge ad personam (?) è troppa, ergo, che tutto rimanga com’è finchè Berlusconi non viene condannato.
Già, perchè non si prende neanche in considerazione l’ipotesi che il tutto potrebbe finire con una assoluzione.
E ci si dimentica di essere innamorati della Costituzione quando essa dice che non si può esser considerati colpevoli fino all’ultimo grado di giudizio.
No, non vale.
Ora bisogna pensare al lodo Schifani bis.
A chi importa se una norma simile c’è anche in Francia ed in altri paesi del mondo?
A chi importa se anche la Corte Costituzionale giudicò legittima la ratio di una legge che proteggesse le più alte cariche dello stato per il periodo in cui governano le istituzioni più importanti del Paese?
A chi importa che si tratti sempre e comunque di una sospensione e non di una cancellazione del processo.
No, Berlusconi va processato perchè in quanto Pres del Cons è diverso dal cittadino comune.
Ma come…ma la legge non doveva essere uguale per tutti?
Evidentemente no. Non per Berlusconi.
Al che la domanda: se quello di Berlusconi deve esser giudicato un fatto grave (o più grave, al punto da essere almeno equiparato ad un omicidio o roba simile0) proprio per la qualità dell’imputato, allora si dovrebbe riconoscere che quella qualità lo rende diverso da tutti gli altri imputati “semplici” (chiamiamoli così) finendo per confermare come non possa violare il principio di uguaglianza una eventuale legge sul modello del lodo Schifani; sbaglio?
Al contrario, se Berlusconi è uno come tutti gli altri, allora non vedo perchè polemizzare sul fatto che anch’egli possa usufruire della sospensione di un suo processo MENO grave di altri per i quali è prevista una pena ben più severa.
E siamo esattamente al punto di partenza.
Il problema è che c’è sempre qualcuno che si disinteressa delle questioni nel merito per il sol fatto che agisce con una presunzione di colpevolezza di Berlusconi, che vorrebbe al patibolo una volta per tutte.
Nessuno mai, di quelli, che però tenesse conto di come a volte anche la magistratura possa rappresentare un fattore o un pericolo alla stabilità politica del Paese.
