Quanto dovremo aspettare ancora per sentir dire da qualcuno che le nostre università sono un ricettacolo di nostalgici fascisti che non indossano più le camice nere, ma gli idumenti slargati e straccioni che vanno molto di moda nei covi dei giovani sinistrorsi?!
Quanto dovremo aspettare perchè qualcuno si indigni per il clima di tensione che si respira nei nostri atenei, dove i militi del comunismo intimidiscono chiunque abbia qualcosa da dire che suoni un minimo diverso dai soliti slogan contro Berlusconi, l’America e Israele che si sentono nei corridoi delle facoltà?!
Quanto dovremo aspettare perchè qualcuno si scusi di tutte le volte che ha puntato l’indice contro chi non voleva far altro che esprimere una propria idea ed è stato per questo costretto a difendersi dalle aggressioni fisiche e verbali dei Collettivi. L’hanno chiamato provocatore. Ma hanno accettato che venisse messo a tacere.

Ammettiamolo: in Italia si grida al ritorno del fascismo per distrarre l’opinione pubblica dalle vere intolleranze e dal vero razzismo che viene giorno per giorno perpetrato da chi è ideologicamente portato ad imporre le proprie idee credendole senza dubbio migliori di quelle degli altri.

Verona e poi il Pigneto: erano già tutti pronti col ditino alzato e indicavano un inaccettabile rinfocolamento dei sentimenti più beceri che albergarono nella nostra società durante il Ventennio; erano tutti lì schierati e puntavano i loro fucili di carta stampata contro “le destre”, per far ricadere sugli altri (e in particolar modo su Berlusconi e il suo governo) tutte le colpe.
Ma si sbagliavano.
La politica e il fascismo non c’entravano niente. C’entrava invece il vuoto culturale di cui si nutrono le nuove generazioni. C’era la voglia di vendetta, scatenata dalla rabbia per uno stato assente.

A Torino e alla Sapienza però qualcosa è successo, ma non ne vogliono parlare.
Aveva ragione Fini a dire che vi sono episodi sporadici che vanno censurati perchè sgraditi alla società; ma vi sono anche episodi nient’affatto sporadici e che, peggio degli altri, danno la misura dell’intolleranza culturale che in Italia persiste dal ‘68!
I conniventi di questa violenza culturale sono tutti identificabili in quei politici che ancora sostengono la teoria “dei migliori”.
E con loro, i militanti di quei partiti dediti al culto della loro religione politica.

Sono fascisti, vogliono imbavagliare, ma preferiscono farlo sotto mentite spoglie.
Si travestono da agnelli, ma agnelli non sono.
Una volta perso il pelo, il re è praticamente nudo.