Ascoltare e poi rileggere il discorso con cui Di Pietro nega la fiducia a Berlusconi può essere istruttivo.
A me ha fatto pensare ad una cosa in particolare…

Sebbene Tonino ostenti sicurezza, sa bene che il risultato elettorale della sua Italia dei Valori è il frutto della politica del voto utile che ha letteralmente accompagnato fuori dal Parlamento la sinistra più radicale e che quindi è più simile ad una splendida (per lui) eccezione che ad altro.

Ecco perchè, il buon Di Pietro rispolvera l’antiberlusconismo isterico e becero.
Lo fa perchè è l’unico modo che ha per provare a mantenere legato a sè quel consenso che in un altro contesto politico non gli spetterebbe.

Volendo ricapitolare, è altamente probabile che i comunisti fregati da Veltroni non cadranno un’altra volta nel tranello e faranno di tutto per riportare nel Palazzo le forze di piazza che sempre hanno sostenuto e che mai, nonostante tutto, avrebbero pensato di vedere escluse dalla vita parlamentare. E nel farlo, sono sicuro, richiameranno ogni goccia del già non enorme bacino elettorale, spremendola quindi proprio da quello che è stato il partito spugna del voto più intransigente: quello di Di Pietro, appunto.

Cavalcare il livore contro il Cavaliere, richiamare continuamente il suo passato e star lì sulla barricata è esattamente ciò che un elettore massimalista si aspetterebbe da un proprio rappresentante.
Tonino, in poche parole, deve tener saldo il timone dell’opposizione dura e pura, quella senza se e senza ma, altrimenti addio 5virgola%!

Unica falla in tutto questo ragionamento nei panni dell’ex magistrato è che deve sperare che l’effetto Travaglio/Grilli non si esaurisca isolato com’è in mezzo allo sdegnato popolo del PdL e quello del PD che ha ormai capito che con certa gente non si può andare avanti!