Berlusconi ha terminato da pochissimo il suo discorso alla Camera.
Sono sinceramente colpito. Positivamente.
Dai toni ai contenuti fa percepire davvero il cambiamento del clima nel Paese e perfino all’interno delle istituzioni.
Ma la cosa più sensazionale, a caldo, è che col suo programma ha messo in totale imbarazzo le opposizioni.
E solo oggi si sente la mancanza della sinistra massimalista dal Parlamento.
Perchè senza i conservatori dell’immobilismo sociale, è ancor più evidente quanto i riformisti (di destra come di sinistra come di centro) non possano far altro che aprirsi alle proposte del Presidente.
Inappuntabili.
Di fatti, gli unici commenti nel rispetto dei ruoli suonavano tipo: “questi sono i titoli, ora vediamo lo svolgimento di questi temi”; che è un po’ come dire che non si può pregiudizialmente contrariarsi perchè sono le stesse cose che avrebbe detto l’opposizione stessa, ma che allo stesso tempo bisogna pur mantenere una parvenza di opposizione per distinguerci dalla maggioranza, altrimenti…
Uno splendido inizio.
Appena sarà pubblicato, comunque, inserirò anche l’intero discorso di Berlusconi perchè secondo me MERITA!
UPDATE: il discorso integrale d Silvio Berlusconi alla Camera de Deputati.
Signor Presidente
Onorevoli colleghi
Il lavoro che ci aspetta per ridare fiducia e slancio all’Italia richiede ottimismo e spirito di missione. Gli elettori hanno raccolto e premiato il nostro comune appello a rendere più chiaro, più efficiente e controllabile il governo del Paese. Hanno ridotto drasticamente la frammentazione politica e hanno scelto con nettezza una maggioranza di governo e una opposizione, ciascuna con le proprie idee e passioni, ciascuna con la propria leadership. Il voto è stato un messaggio univoco alla classe dirigente, è stato la prima grande riforma di tante altre che sono necessarie.
Gli italiani hanno preso la parola. Hanno messo a tacere con la loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di chi non ama l’Italia e non crede nel suo futuro. Hanno respinto insidiose campagne di sfiducia astensionista o di protesta qualunquista e hanno partecipato generosamente al momento più alto di una democrazia liberale moderna. E hanno detto: noi vi mettiamo in grado di risollevare il Paese, sta a voi non deluderci.
Dividetevi, hanno detto i cittadini, ma non ostacolatevi slealmente. Combattetevi anche, ma non in nome di vecchie ideologie. Prendete democraticamente le decisioni necessarie a risalire la china, rispettate il dissenso e tutelate le minoranze, che si esprimono dentro e fuori del Parlamento, ma dateci stabilità e impegno nell’azione di governo.
Fate uno sforzo comune perché chi governa e chi esercita il controllo parlamentare sul governo possano fare, ciascuno nel suo ambito, il proprio mestiere. Fate funzionare le istituzioni della Repubblica, ci hanno ordinato gli elettori, riducete l’area della vanità e della cosiddetta visibilità della politica dei partiti, realizzate quanto avete promesso di realizzare, e realizzatelo in fretta. Perché una cosa è sicura: l’Italia non ha più tempo da perdere.
Nella società italiana è maturata una nuova consapevolezza, dopo anni difficili e per certi aspetti tormentati. Si respira un nuovo clima, che si esprime nella nuova composizione delle Camere chiamate oggi a discutere della fiducia al governo. La parte maggiore dell’opposizione ha creato un suo strumento di osservazione e di interlocuzione con il governo: il gabinetto ombra di tradizione anglosassone, che può essere d’aiuto nel fissare i termini della discussione, del dissenso e delle eventuali convergenze parlamentari, in particolare sulle urgenti e ben note modifiche da apportare al funzionamento del sistema politico e costituzionale. L’aspirazione generale è che un confronto di idee e di interessi anche severo, anche rigoroso, non generi nuove risse ma una consultazione alla luce del sole, un dialogo concreto e trasparente, e poi scelte e decisioni ferme che abbiano riguardo esclusivamente agli interessi del Paese.
Il Capo dello Stato ha definito in maniera impeccabile, citando l’opera e il pensiero di quel grande liberale che fu Luigi Einaudi, i termini della dialettica tra le istituzioni, e in particolare tra la presidenza della Repubblica e la guida del governo.
Tutte le condizioni sono riunite perché il Parlamento recuperi per intero la fiducia dei cittadini, lavorando seriamente e a pieno ritmo.
Il Paese non ci chiede compromessi al ribasso, confabulazioni segrete o mercanteggiamenti, ci spinge invece ad assumerci ciascuno la nostra parte di responsabilità con un metodo e una cultura che mettano il rispetto al posto della faziosità, che mettano una polemica vivace al posto della guerriglia paralizzante, che mettano la bellezza della politica capace di cambiare le cose e di migliorarle al posto della demagogia, del chiacchiericcio, del teatrino e dell’inganno.
Noi faremo la parte che un forte consenso democratico ci ha assegnato. Non abbiamo promesso miracoli, ma intendiamo realizzare piccole e grandi cose. Partiremo da interventi di alto valore, insieme simbolico e concreto, come quelli che definiremo nel prossimo Consiglio dei Ministri che terremo a Napoli.
Punto primo. Lo scandalo dei rifiuti non smaltiti deve finire e finirà.
Nessun grande Paese può convivere a lungo con una simile ferita al suo ambiente, all’igiene pubblica e al prestigio della sua immagine dentro e fuori i confini della nazione.
Punto secondo. La casa è un bene primario intorno al quale prendono radici l’identità familiare, la capacità lavorativa e la stessa identità sociale stabile dei cittadini, e la tassazione sulla prima casa va definitivamente cancellata.
Punto terzo. Il reddito di chi lavora va sostenuto anche dalla fiscalità generale, soprattutto in una fase in cui il divario tra prezzi e potere d’acquisto dei salari e degli stipendi si è fatto in certi casi intollerabile, e chi si impegna a lavorare di più e a contribuire alla competitività delle imprese va incoraggiato con una sensibile detassazione dei suoi guadagni.
Punto quarto. La sicurezza della vita quotidiana deve essere pienamente ristabilita con norme di diritto e comportamenti preventivi e repressivi delle forze dell’ordine che siano in grado di riaffermare la sovranità della legge sul territorio dello Stato.
Noi non cavalchiamo la paura, al contrario: noi vogliamo liberare dalla paura i cittadini, e in particolare le donne e gli anziani. Coloro che sollevano obiezioni di merito ragionevoli saranno ascoltati, ma sbaglia gravemente chi nega la prima regola di una grammatica della democrazia: questa regola dice che la sicurezza è un sinonimo della libertà, e che è proprio sulla tutela della sicurezza individuale che si fondano il patto di unione dei cittadini e la stessa legittimazione del potere pubblico.
Signor Presidente
Onorevoli colleghi
Non mi attarderò sul lungo elenco delle cose da fare. E non ripeterò punto per punto gli impegni del programma: lo abbiamo presentato agli elettori e quella sarà, giorno dopo giorno, l’agenda per l’azione di governo. Non vi annoierò perciò con lunghi e pomposi discorsi di carattere settoriale. Avremo modo di confrontarci spesso in Parlamento nell’immediato futuro, e i ministri del governo che ho l’onore di presiedere sono a disposizione delle Commissioni Permanenti per ogni genere di chiarimenti.
Vorrei piuttosto collegare tutti i temi cruciali che abbiamo di fronte, anche al di là dei primi adempimenti di cui ho già parlato, alla vera grande questione che può determinare una svolta dal pessimismo paralizzante che circola oggi a quel vitale ottimismo e a quello spirito di missione comune di cui ho parlato all’inizio. Questo Paese deve rialzarsi, nel senso che ha tutte le potenzialità per rimettersi rapidamente in corsa e per tagliare il traguardo decisivo di un nuovo tempo della Repubblica: il tempo della crescita.
Il problema principale del nostro Paese è di ricominciare a crescere dopo una lunga fase, e deludente, di riduzione delle prestazioni del nostro sistema economico e sociale. La crescita non è solo un parametro economico, è un metro di misura del progresso civile di una nazione. Crescere non significa soltanto produrre più ricchezza e mettersi in condizione di redistribuirla meglio attraverso quel circolo virtuoso di responsabilità e di libertà che un mercato ben regolato può garantire.
Crescere significa anche rilanciare il Paese e i suoi talenti, significa formare nuove generazioni di lavoratori altamente qualificati, significa dare una “frustata” vitale alla ricerca e all’istruzione, significa ricominciare a padroneggiare il proprio destino senza lasciare indietro nessuno.
Crescere vuol dire ascoltare il grido di dolore che si leva dal nord e dai suoi standard europei di lavoro e di produzione, vuol dire incentivare forme di autogoverno federalista indispensabili a un’evoluzione unitaria della Repubblica, a partire dal federalismo fiscale solidale.
Crescere significa promuovere il sud del Paese considerandolo come una formidabile risorsa per lo sviluppo e sradicare il peso delle cattive abitudini e della criminalità organizzata, la vera nemica della libertà, della sicurezza e del futuro del Mezzogiorno italiano, a vantaggio della libera creatività e della voglia di fare di tante intelligenze e volontà di cui sono ricche le regioni meridionali.
Crescere significa rinnovare il paesaggio delle nostre infrastrutture, significa tornare ad essere un sistema di convenienze per gli investimenti degli altri paesi del mondo, significa fornire a tutti gli italiani un nuovo potere di conoscenza e di uso delle tecnologie, significa ringiovanire l’Italia e farla uscire dal rischio della denatalità.
Crescere significa promuovere la famiglia come nucleo di spinta dell’intera organizzazione sociale, significa dare alle donne nel lavoro e negli altri ruoli sociali, un sostegno per la loro autonomia, significa rimuovere le cause materiali dell’aborto e varare un grande piano nazionale per la vita e per la tutela dell’infanzia, destinando nuove e consistenti risorse al fine di incrementare lo sviluppo demografico.
Crescere vuol dire aumentare la nostra capacità di scambio con il resto del mondo, vuol dire assorbire e integrare con ordine e saggezza le migrazioni interne ed esterne alla comunità di paesi europei di cui facciamo parte, senza lasciarci penetrare da un senso oggi avvertibile di sconfitta e di chiusura di fronte alle difficoltà e ai rischi dell’immigrazione selvaggia e non regolata, e restando padroni in casa nostra ma fieri dell’antico spirito di accoglienza e dell’antica capacità di integrazione del nostro popolo.
Crescere vuol dire esportare le nostre capacità, salvaguardare il posto delle nostre imprese nei mercati, crescere vuol dire aprire e modernizzare la mentalità con cui affrontiamo i problemi della salute, del benessere, della battaglia per una seria e non retorica tutela dell’ambiente, i problemi della cultura e della preziosa eredità di esperienza, di pensiero e di vita che abbiamo alle spalle e che è garanzia del nostro futuro.
Crescere vuol dire rivalutare il lavoro, renderlo più sicuro e qualificato, vuol dire fare subito e bene tutto ciò che è necessario per mettere fine alla infinita, dolorosa e inaccettabile teoria delle morti bianche.
Crescere vuol dire contrastare la rassegnazione ad alcune forme di precariato particolarmente instabili e penalizzanti, ma senza ripararci nella logica del posto fisso e mal pagato, dell’immobilità sociale, della pigrizia educativa, della tolleranza verso forme abusive di mancato impegno nella realizzazione del lavoro come vocazione e come missione nella vita personale, particolarmente in alcuni settori della pubblica amministrazione.
Per crescere dobbiamo affrontare una situazione difficile dei mercati finanziari, sfruttando la posizione di relativo vantaggio del nostro sistema bancario e chiedendo agli istituti di credito uno sforzo comune, uno sforzo aperto alla giovane impresa, alle giovani famiglie, al popolo dei consumatori e dei risparmiatori, per rendere sempre più libera, sempre più coraggiosa e orientata verso la promozione degli utenti e dei consumatori la grande rete dell’economia italiana.
Dobbiamo fare una politica estera e di cooperazione allo sviluppo che sia idonea ad assicurare la capacità contrattuale del nostro sistema nel turbolento mercato delle materie prime, senza mai rinunciare a far sentire e a far pesare la nostra voce in Europa e nel mondo.
Dobbiamo anche impedire, attraverso una tutela non protezionistica dei nostri interessi, che forme sleali di concorrenza stravolgano il mercato globalizzato e ledano gli interessi dei lavoratori italiani e della classe media, interessi che siamo chiamati a difendere con intelligenza e con lungimiranza.
Dobbiamo tenere i conti in ordine, ridurre il peso del debito pubblico in proporzione al fatturato del Paese. Dobbiamo accrescere la volontà e la capacità di contrastare l’evasione fiscale, ristabilendo però il principio liberale secondo il quale le tasse non sono “belle in sé” e neppure un tributo moralistico al potere indiscusso dello Stato. Le imposte sono il corrispettivo che i cittadini devono allo Stato per i servizi che ricevono e sono quindi il presupposto e la garanzia del buon funzionamento dei servizi pubblici e la tutela di un equilibrio sociale responsabile, mai punitivo verso chi produce la ricchezza da ridistribuire con equità.
Dobbiamo contrastare il calo di competitività del sistema economico mettendo l’insieme del Paese che lavora e produce al passo con quelle splendide imprese italiane che si sono ristrutturate in questi anni, che hanno affrontato le sfide competitive della globalizzazione e della liberalizzazione dei mercati con animo intrepido e con successo, con inventiva, con amore per il lavoro ben fatto.
Dobbiamo colpire i corporativismi e le chiusure difensive che in passato hanno tutelato soltanto i bisogni castali di un sistema assistenziale e dirigista che non ha fiducia nella libertà e nell’autonomia della società.
Dobbiamo risolvere positivamente, contemperando l’interesse nazionale e le regole del mercato, una rilevante questione industriale come la crisi dell’Alitalia, senza svendere e senza rinazionalizzare, facendo appello al contributo decisivo della finanza e dell’impresa italiane, che hanno tutto da guadagnare e niente da perdere da un Paese più moderno ed efficiente, e da un sistema di infrastrutture e di trasporti adeguato ai bisogni e al rango della nostra economia.
La crescita della prosperità e del ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo, nel segno della responsabilità occidentale e della ricerca di vie credibili alla pace, saranno la bussola della nostra politica come Paese fondatore del progetto europeo, come grande nazione mediterranea naturalmente chiamata alla cooperazione tra le due sponde del nostro mare, e come pilastro dell’amicizia tra Europa e Stati Uniti d’America.
Solo un Paese in crescita, che dia segnali chiari di uno slancio e di un metodo nuovi per affermare la sua presenza sulla scena mondiale, può rinsaldare le proprie ambizioni, può sostenere le imprese di pacificazione e di promozione della libertà in cui sono impegnati migliaia di soldati italiani nel mondo, di cui siamo orgogliosi e a cui il Parlamento Italiano manda ancora una volta il suo ringraziamento più forte e più sentito. Soltanto un Paese in crescita può impegnarsi in una tessitura diplomatica multilaterale che avrà nell’Europa uscita dal trattato istituzionale appena varato a Lisbona il suo motore e il suo spazio di azione.
E’ nostro vitale interesse ridurre i focolai di tensione in medio oriente e contribuire alla più strenua difesa dell’esistenza e dell’identità storica di Israele, il cui diritto alla pace si specchia nel diritto indiscutibile dei palestinesi alla costruzione di uno Stato indipendente e di una democrazia capace di sradicare ogni forma di intolleranza fondamentalista e di violenza.
Signor Presidente
Onorevoli colleghi
La riforma dettata dal voto del 13 e del 14 di aprile ha lineamenti che ai miei occhi, e non solo ai miei occhi, risultano chiarissimi.
Innanzitutto nuova moralità nella politica e contrasto fermo e deciso nella piena unità civile del Paese nei confronti della criminalità organizzata.
Riduzione di ogni forma di privilegio indebito e lotta a ogni forma di spreco del denaro pubblico.
Efficienza nella spesa, riduzione del costo della pubblica amministrazione e moderazione nelle pretese fiscali dello Stato, che deve riuscire a semplificare e ridurre, sensibilmente e gradualmente, la pressione delle imposte sull’apparato produttivo e sui redditi familiari.
Sicurezza dei cittadini e affermazione di una giustizia che abbia risorse e personale adatti a un moderno Stato di diritto. E qui il mio pensiero, riconoscente, il nostro pensiero va alle Forze dell’Ordine e ai tanti magistrati che compiono in silenzio il proprio dovere.
Per realizzare questo progetto di riscatto e di rilancio occorre che una volontà comune proceda a modifiche istituzionali che oggi, dopo la lunga fase di divisione del passato, sono sostanzialmente condivise da una larga maggioranza in questo Parlamento.
L’elenco è noto, e un lavoro comune di definizione legislativa è stato già fruttuosamente compiuto. Il rafforzamento dei poteri dell’esecutivo e della sua guida, contestuale a un robusto incremento della capacità di controllo delle assemblee elettive, anche attraverso modifiche dei regolamenti parlamentari.
La diminuzione sensibile del numero degli eletti e la definizione di compiti diversi per le due Camere.
Un assetto federalista dello Stato che superi le difficoltà incontrate con la riforma del titolo V della Costituzione.
Una riconsiderazione attenta e condivisa della legge elettorale, anche nella prospettiva del referendum pendente per la prossima primavera.
Noi siamo a disposizione, noi siamo pronti.
Il dialogo può e deve cominciare da subito, non appena il governo sarà nel pieno possesso delle sue attribuzioni, all’indomani del voto di fiducia che vi chiediamo e che ci attendiamo da voi. Nessuno deve sentirsi escluso.
Nella mia ormai consistente esperienza della vita pubblica e politica, seguita agli anni spesi nell’impegno di costruire impresa e ricchezza sociale, ho avuto qualche delusione e molte soddisfazioni. Non sono e non sono mai stato un uomo solo al comando. Ho sempre avuto fortissimo il senso della squadra, delle relazioni personali all’insegna della gentilezza e del garbo che sono i veri giacimenti culturali dell’identità italiana, all’insegna della solidarietà e della compattezza di un lavoro tipicamente collettivo com’è quello di guidare lo Stato. Ho sempre cercato di mostrare e di praticare, anche quando su di me soffiava il vento dell’acrimonia personale e la bufera della faziosità, il massimo possibile di rispetto per gli avversari politici.
Non solo intendo continuare in questo sforzo, qualche volta fallito forse anche per una mia stanchezza o disattenzione, ma vorrei che questa disponibilità divenisse una regola, una buona, nuova regola della politica italiana. Non per sopire, non per troncare, non per ottundere il dibattito democratico e il confronto civile, e talvolta anche lo strappo radicale, ma per preservare istituzioni e popolo dalla litigiosità inutile, da quel senso di vacuità e di monotona ripetitività che delegittima la politica agli occhi della stragrande maggioranza degli italiani.
Con tutti i difetti della prima Repubblica, una volta in Parlamento si era capaci di recitare i sonetti di Guido Cavalcanti per rafforzare un argomento, si era abili nel giocare di fioretto un attimo dopo aver tirato sciabolate, e illustri padri costituenti sapevano temperare le asprezze della guerra fredda con l’ironia, persino con l’umorismo comunque con quel reciproco riconoscimento di valore senza il quale non esiste una vera classe dirigente.
Lo scontro per così dire “antropologico”, tra diverse classi di umanità che si ritengono incomponibili e irriducibili, è ormai alle nostre spalle, deve restare alle nostre spalle.
Abbiamo finalmente realizzato l’alternanza di forze diverse alla guida del governo, sottomettendoci alla logica del consenso e imparando con fatica che la Repubblica, i luoghi della sua memoria, i simboli della sua storia, sono patrimonio comune di tutti gli italiani, anche di quelli che si sono battuti per molti anni da parti opposte della barricata della storia.
Facciamo tesoro di questa aria nuova, respiriamola a pieni polmoni. Se un governo è messo in grado di decidere, nel rispetto del mandato che gli hanno conferito gli elettori, non ha interesse a comportarsi in modo invasivo, a considerare colleghi e avversari come nemici.
Se un’opposizione non trova intralci alla sua delicata funzione di controllo, se è messa in grado di costruire un suo progetto alternativo, non avrà interesse alcuno a mostrare un profilo negativo e muscolare in modo sistematico e irriflessivo, trasformando in cattiva propaganda la buona politica.
Le sfide, signor Presidente, cari colleghi, sono sempre anche delle scommesse, degli azzardi. E ad aiutare tutti noi, invochiamo l’aiuto di Dio. Speriamo anche di avere fortuna. Ma la fortuna, lo sappiamo bene, non viene incontro a chi fa vita pubblica se non è incoraggiata, invitata con pazienza, forse anche sedotta e ammaliata da una buona dose di coraggio e di virtù.
Con forte responsabilità ma anche con grande gioia per il compito che gli italiani ci hanno affidato, auguro sinceramente buon lavoro a noi del governo e della maggioranza e a voi tutti colleghi dell’opposizione.
E auguro a chi ci ascolta fuori da quest’aula di ritrovare l’orgoglio di sentirsi italiani, la fiducia in questa Nazione e l’amore per le nostre cento città. Auguro a tutti gli italiani di riprovare e condividere l’ammirazione che un’Italia in robusta ripresa e in corsa per i suoi primati saprà suscitare in futuro intorno a sé.
Vi ringrazio, viva il Parlamento, viva l’Italia!
Applausi…













































32 comments
Comments feed for this article
13 Maggio, 2008 a 12:25 pm
precario
è fantastico…a parole
13 Maggio, 2008 a 12:28 pm
ilpensatore
non penso potesse far molto di più essendo questo un discorso programmatico per chiedere la fiducia.
ma se i punti son questi si può almeno sperare o pungolare affinchè siano rispettati gli impegni e concretizzate le promesse!
13 Maggio, 2008 a 1:04 pm
Berlosconi alla Camera: aperti al dialogo « Berlusconi IV, il governo che cambierà l’Italia
[...] Trakback: Così Berlusconi ha messo in scacco le opposizioni. [...]
13 Maggio, 2008 a 1:59 pm
testepensanti
In questo rinnovato clima di dialogo sta aumentando la frequenza con cui si sente pronunciare - da una parte e dall’altra - l’espressione “interesse del Paese” o simili. Spero ciò sia di buon auspicio.
13 Maggio, 2008 a 2:11 pm
ilpensatore
lo speriamo tutti…
soprattutto speriamo sia vero!
13 Maggio, 2008 a 3:33 pm
DestraLab » Crescere
[...] Crescere significa anche rilanciare il Paese e i suoi talenti, significa formare nuove generazioni di lavoratori altamente qualificati, significa dare una “frustata” vitale alla ricerca e all’istruzione, significa ricominciare a padroneggiare il proprio destino senza lasciare indietro nessuno. continua [...]
13 Maggio, 2008 a 3:38 pm
precario
intanto aumenterà il numero dei componenti dell’esecutivo
13 Maggio, 2008 a 4:17 pm
ilpensatore
i viceministri li sceglierà tra i sottosegretari nominati ieri.
comunque vedremo. Per ora è a quota 60 membri, come da legge finanziaria indicato e come da lui promesso!
13 Maggio, 2008 a 6:00 pm
Buongiorno «
[...] diverso, aperto alle opposizioni, alle proposte che verranno per rialzare l’Italia. Il discorso integrale lo trovate nel blog de Il Pensatore. Buona lettura. [...]
13 Maggio, 2008 a 9:00 pm
Luca
Quali opposizioni???
14 Maggio, 2008 a 7:31 am
spiritofstluis
se trovi i commenti di DiPietro è ancora meglio. Aggiungono valore al discorso
14 Maggio, 2008 a 7:47 am
1097. « il Pensatore
[...] Questo invece su Berlusconi, il suo discorso integrale e l’imbarazzo delle opposizioni. [...]
14 Maggio, 2008 a 9:33 am
Luigi
Una sola parola: P2.
14 Maggio, 2008 a 9:39 am
Luigi
Ah… neanche due parole sulla prima menzogna di Berlusconi?
Alitalia pagata di tasca nostra?
14 Maggio, 2008 a 10:01 am
ilpensatore
@ Luigi: che c’entra la P2?
e su Alitalia…che vai dicendo?
il governo aprirà il suo primo consiglio dei ministri operativo il 21 maggio…di quale menzogna stai parlando allora?
14 Maggio, 2008 a 11:51 am
Tetsuo
I discorsi lasciano il tempo che trovano… sono i fatti quelli che contano.
Mi va bene il nuovo profilo non belligerante, visto che oramai i tanto odiati comunisti neanche stanno in parlamento… che doveva dire, è sparito l’avversario storico da attaccare.
Su Alitalia… per ora l’uncio fatto è che lo Stato (NOI) ha tirato fuori 300 mln di euro e che l’unica dichiarazione di Belusconi è stata “se rompono alla UE, Alitalia la faccio comprare alla FS”… della serie paghiamo sempre noi.
14 Maggio, 2008 a 12:14 pm
ilpensatore
@ Tetsuo: si, infatti si discute di tutto fuor che di nazionalizzare Alitalia.
e tra parentesi, il prestito ponte l’ha deciso il governo Prodi. Che comunque di prestito si tratta, quindi, quei soldi, dovranno tornare altrimenti l’UE ci rovina a suon di procedure di infrazione!
eddai…
14 Maggio, 2008 a 1:46 pm
Tetsuo
Be noi a procedure d’infrazione stiamo già alla grande… visto che ne avevamo una per mastricht (rientrata grazie a Prodi o no?), ne abbiamo una per l’immondizia (colpa di Bassolino-Matteoli-Scanio) ed abbiamo anche la corte di giustizia europea che ci chiede quando manderemo Rete4 sul satellite… con la penale da pagare che è grosso modo come il prestito per alitalia… o forse non è vero neanche questo?
l prestito l’ha fatto Prodi… vabbe essere di parte, ma ci vuole coraggio a dire una cosa del genere… visto che è stato ESPRESSAMENTE richiesto da Berlusconi come Premier in pectore… cosa confermata (ci mancherebbe) anche da lui… oramai si usa Prodi come scusa anche per la stitichezza…
14 Maggio, 2008 a 2:08 pm
ilpensatore
no, la procedura d’infrazione non c’era perchè i parametri di rientro furono concordati dallo stesso Tremonti e, al netto delle multe (che peraltro avevano poco a che fare coi conti dello Stato e quindi potevano anche non essere inserite a bilancio) il saldo 2006 era +2,4% di deficit, ovvero sotto il 3,5% indicato per quell’anno da UE/Italia.
su Alitalia: il prestito ponte era già stato previsto da Prodi, ma era di 100 milioni. Berlusconi ha chiesto che fosse di 300 per dare almeno qualche mese in più alla cordata in arrivo per studiare le carte (cosa peraltro che sta avvenendo, ed è notizia di questi giorni…)!
14 Maggio, 2008 a 2:58 pm
Tetsuo
La procedura c’era e come, Tremonti concordo che sforavamo … tanto poi il problema se lo sarebbe ritrovato Prodi (che si avviava a vincere le elezioni).
Prodi non voleva nbessun prestito ponte, visto che si DOVEVA chiudere con AF… ma visto che Berlusconi ha fatto scappare i francesi, ci rimaneva solo il fallimento oppure rischiare con un prestito… e cmq da 100 a 300 mln c’è una bella differenza!
E notizia di questi giorni che Alitalia ha detto ad Ermiolli (o come si chiama)… tu fare proposta noi far vedere conti… ma la proposta ndo sta?
Dicasi lo stesso per Airone-Ligresti-Aeroflot e compagnia cantando… insomma alitalia andava bene in campagna elettorale e come volevasi dimostrare… finita la campagnia, chi si en frega di alitalia???
14 Maggio, 2008 a 3:16 pm
ilpensatore
Tetsuo, scusa una cosa: chi portava avanti la trattativa con AF: Berlusconi o il governo Prodi e i sindacati? Chi ha posto veti ad AF: Berlusconi o i sindacati? Chi ha gestito i contatti con AF per oltre 6 mesi: Tremonti o Schioppa? Chi è quindi che non ha chiuso quando poteva la trattativa?
il prestito ponte è stato pensato per via del fatto che comunque il governo Prodi era senza poteri per chiudere la trattativa visto che era dimissionario…Berlusconi ha chiesto solo fosse più sostanzioso per poter allargare la trattativa che Prodi e compagni avevano colpevolmente ridotto ad un concorrente.
Oggi sono in lizza più d’un imprenditore.
Tempo al tempo…non puoi pretendere che in pochi giorni sia fatto tutto quello che è stato tirato per mesi…eh!
Ma andiamo avanti: torno a ribadirlo! mi pare proprio di ricordare non fosse stata aperta nessuna procedura di infrazione verso l’Italia per il deficit che fu concordato con l’UE; Prodi ha solo rispettato la roadmap ma anche grazie al fatto che i conti non stavano poi così al collasso come avevano detto in campagna elettorale.
14 Maggio, 2008 a 3:39 pm
Tetsuo
Be stai stiracchiando i fatti peggio di Travaglio
Era rimasta solo AF, perchè nessuno (NESSUNO) aveva fatto una proposta degna di questo nome, visto che la proposta di Airone (l’unica presentata con AF) prevedeva di pagare un terzo di quanto pagava AF e di licenziare 6 mila persone contro le 2 mila di AF.
Non è colpa di Prodi se Alitalia non è appetibile, dato che è un pozzo di deficit ed è sul mercato un ombra di compagnia.
Forse bisognerebbe cercare più lontano le cause della crisi Alitalia… ma si fà troppa polemica.
Quindi si doveva vendere ad AF, perchè secondo me si finisce per svenderla o per fallire… poi voglio vedere se la vendiamo se la pagano più di AF o se licenziano più persone di AF… tu che diresti nel caso?
Dare la colpa a Prodi perchè AF è andata vià è il massimo, quando hai un Berlusconi che ha tirato su le barricate… e quelli di AF non la compravano senza che Berlusca era d’accordo, visto che lo sapevano tutti che vinceva le elezioni.
Io non do tempo a nessuno, visto che i soldi di alitalia sono quasi finiti e di questa cordata se ne parla da due mesi (DUE MESI), ma non si vede nulla all’orizzonte!
La procedura c’era “Almunia chiede l’abrogazione della procedura per deficit eccessivo aperta, nel 2005 nei confronti del nostro Paese. ” tratto da repubblica di qualche giorno fà.
Prodi ha rispettato una roadmap che ha richiesto una marea di sacrifici e grazie ad enormi extragettito arrivati dall’evasione fiscale… bel regalino del vecchio governo berlusconi, che sapendo di perdere le elezioni se ne è fregato dei conti… tanto erano problemi di prodi e poteva benissimo usarli contro di lui (come ha fatto) in campagna elettorale.
Un governo serio non avrebbe lasciato quel disastro ed è stato scemo Prodi a rimettere i conti in ordine, doveva proseguire come Berlusconi… cosi tra 20 anni stavano sulla bancarotta!
14 Maggio, 2008 a 4:08 pm
ilpensatore
Tetsuo non è per fare il rompiballe ma sono stati i sindacati a parlare del governo Prodi che aveva fatto tutto da solo tenendo tutti all’oscuro della trattativa.
tant’è che AF se n’è andata perchè è venuto a mancare l’accordo coi sindacati, che giustamente volevano più tempo per valutare l’offerta, visto che Schioppa aveva fatto tutto in privato.
AF era diventata l’ultima sponda non perchè fosse la migliore ma perchè il governo Prodi l’aveva fatta diventare l’unica. E quella sarebbe stata un svendita.
E sui conti pubblici, senti, nel 2005, come dici tu, Tremonti andò in Europa e si accordò per il rientro del deficit. Così è stato già nel 2006.
tutto il resto è chiacchiera da bar.
anche perchè tu non tieni conto del contesto economico internazionale.
è ovvio che in un periodo di immobilità sia lo stato a spendere di più, ma lo fa per mantenere il livello dei servizi al cittadino.
PS: l’extragettito era cominciato nel 2005…fatela finita di arrogarvi meriti che non avete mai avuto!
15 Maggio, 2008 a 8:48 am
Tetsuo
Qui andiamo troppo sul botta e risposta ed ovviamente i dati oggettivi si manipolano come si vuole
Chiacchiere da bar neanche per sogno, l’italia aveva una procedura d’infrazione e basta… poi che era calcolata o meno è un altro discorso… fatto sta che il governo Berlusconi ha lasciato una infrazione ed un rapporto debito/pil oltre il 4%… mentre Prodi lo ha portato sotto al 3% “in maniera stabile” … lo dice Almunia, non io.
Roadmap o meno… Prodi è stato costretto a fare sacrifici o sbaglio… almeno questo credi sia un dato reale.
Dal 2001 al 2006 l’italia (lo dice L’OCSE non l’unità) è stato il paese europeo con il minor tasso di crescita… quindi il contensto internazionale valeva per tutti i paesi europei e noi siamo stati gli ultimi in questo contesto… o non è vero?
In campagna elettorale avete glorificato Berlusconi perchè aveva combattuto AF, ora invece è colpa dei sindacati se AF è andata via… tanto che gli stessi sindacati invece dicono che è stato l’altolà di Berlusconi a far scappare AF… cmq è storia vecchia, visto che alla fine credo che l’andata via di AF fosse l’obbiettivo di Berlusconi e del PDL, oppure neanche questo è vero?
Però dato che è vero, ora la situazione è come la voleva il cavaliere (giusta o sbagliata non interessa, visto che come premier ha il diritto-dovere di fare le scelte che più ritiene opportune), ora voglio vedere come la gestisce e soprattutto voglio vedere (in caso di vendita) se ci abbiamo guadagnato o no, in termini di soldi e posti di lavoro, rispetto all’offerta AF…. questo credo sia nell’interesse di tutti.
P.s. Dal 2005 extragettito… questa è nuova, visto che non si è mai ne letta ne sentita… lo dici tu per la prima volta… neanche Tremonti è arrivato a tanto.
15 Maggio, 2008 a 9:14 am
ilpensatore
L’extragettito cominciò già con la finanziaria 2005!! la ripresa già nel 2005!
il 4% di deficit 2006 è stato un falso in bilancio del governo Prodi che ha inserito le multe e altre cavolate che ora non mi vengono in mente quando pe l’UE non importava perchè potevano venire anche dilazionate: al netto, dichiarato proprio dalla UE, era del 2,6% (o 2,4 non ricordo bene).
La stessa UE ha detto che il deficit di quest’anno sarà vicino al 2,8/2,9% e nei prossimi anni sarà oltre il 3% (ovviamente, grazie a Dio, Schioppa e Prodi non ci sono più…), quindi la stabilità la vedi solo tu e pochi altri.
Anche sui conti dello stato c’è da parlare: le spese sono costantemente aumentate; già da quando c’era Berlusconi, certo, ma anche ora con Prodi e compagni. Siamo sopra i 1600 miliardi di euro!
Secondo l’OCSE e secondo l’UE siamo anche ora il paese col minor tasso di crescita: l’UE dice sotto lo 0,5, ma confindustria ed altri analisti parlano di 0,2/0,3%!
io la grande riscossa di Prodi non la vedo.
con l’aggravante che eravamo in un periodo di crescita per tutti.
il quinquennio 2001/2006 invece ha visto tutti frenare!!!!
su AF: nessuno ha glorificato Berlusconi per essersi opposto alla vendita ad AF; semmai ho trovato corretto ci si opponesse alla svendita che il governo Prodi era lì lì per fare, ma che comunque non ha fatto perchè bloccata dai sindacati. E questo è dato storico, di fatto…non invenzione mia o di Libero!
sbagli anche a pensare che il cav non volesse più AF: lui ha sempre detto che doveva rimanere ma ad altre condizioni, non più a quelle così svantaggiose per AZ!
15 Maggio, 2008 a 9:55 am
Tetsuo
Dal 2001 al 2006 ha governato Prodi ed è lui che ha cominciato il declino dell’italia.
Capisco che Berlusconi dica “E’ tutta colpa di Prodi”, ma credo che un minimo dubbio possa venire se contiamo che Prodi ha governato per 18 mesi e berlusconi per i 5 anni precedenti… forse Prodi si è trovato una italia che zoppicava, mentre gli altri camminavano.
Se, come dici te, la situazione era già risanata nel 2005… come mai la UE sono questo mese ha decretato la fine dell’infrazione?
Cmq non dico io stabile, ma lo dice Almunia nella sua dichiarazione di fine infrazione(cosa citata da me con tanto di articolodi giornale)… mo Almunia sarà un imbecille, ma almeno non è strumentalizzabile.
Io di questo extragettito ne ho sentito parlare solo sotto Prodi… e mi sembra che a parte te adesso, nessuno ne abbia mai parlato nel 2005, ne Mediaset, ne IL GIORNALE, ne LIBERO… per citarti testate sicuramente dalla parte di Berlusconi.
Mo che tu dici che Berlusconi non è stato glorificato per l’opposizione ad AF è una tua invenzione od idea… i blog di destra stanno li, le dichiarazioni della Lega stanno li… basta leggersele e tutti dicono “grazie a Berlusconi non svenderemo alitalia ad AF”, soprattutto Belrlusconi ha parlato di cordata ITALIANA, cosa che tuttora è invisibile… inoltre voglio vedere (e spero che converrai con me) Alitalia che fine fà… ma del futuro non è giusto parlare senza dati… a meno che poi uno decida di interpretare un fallimento di AI come un bene del paese, oppure una Nazionalizzazione come un bene del Paese, oppure una svendita a condizioni peggiori di AF come un bene del Paese… ma su qu