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Se dici tante volta la stessa bugia, finisci per convincerti che quella sia la verità.
Ma ti sbagli.
Farti capire che stai delirando, dopo, rischia di diventare un’impresa. Eppure va fatto, bisogna provarci.

Ecco perchè è necessario spiegare al Paese che l’illazione secondo cui sarebbe tutta colpa di Berlusconi se i francesi hanno detto “adieu” ad Alitalia rimane una menzogna, un tentativo di disinformatja (cioè la diffusione di notizie non solo false, ma anche tendenziose) e niente di più.

Andandiamo per gradi.

Air France se ne va: nel comunicato si legge che… “gli impegni contrattuali presi il 14 marzo scorso con l’obiettivo di lanciare un’offerta pubblica di scambio su Alitalia, non sono più validi dal momento che non sono state soddisfatte le condizioni sospensive che dovevano essere attuate prima del lancio dell’offerta”.

Apriti cielo.
Dal Partito Democratico, quello in cui stanno 19 componenti del Consiglio dei Ministri (compreso il Presidente uscente…seppure uscente anche dal PD), da stamattina piovono accuse all’indirizzo più inflazionato della politica progressista italiana: il cavalier Berlusconi! Reo, a detta di coloro che hanno gestito fino ad oggi la trattativa tra i due vettori (essendo Alitalia partecipata dallo Stato), di aver fatto scappare l’unico acquirente che da 20 mesi a questa parte non è riuscito a trovare un accordo con la nostra compagnia di bandiera.
Una bufala, questa, che gli illuminati veltroniani, tirano in faccia agli italiani da mesi ormai, da tutta la campagna elettorale, cioè da quando Berlusconi aveva espresso la propria posizione circa la vicenda.
Diceva: a queste condizione è più che altro una svendita e il governo non dovrebbe starci. Cerchiamo altri compratori.
Poi, pochi giorni prima della apertura delle urne ipotizzò l’inserimento nella trattativa di altre cordate, italiane, a difesa di questo patrimonio nazionale.
Per queste parole, il presidente del consiglio in pectore sta subendo un fuoco di fila senza soluzione di continuità. Tutti a chiedergli conto, a una settimana dalla vittoria elettorale, di questa fantomatica cordata.

Ora, nonostante si sprechino fiumate d’inchiostro sulla questione, è facilissimo smentire la leggenda di Berlusconi che mette in fuga Air France.
Basta pochissimo:

primo: la trattativa, come cita lo stesso comunicato ufficiale della compagnia d’oltralpe, si rompe il 2 Aprile scorso, quando cioè si consuma lo strappo coi sindacati che si rifiutano di accettare le condizioni offertegli per il riassetto del personale di terra e di quello a bordo.
Non c’entrano quindi, nè il governo Prodi nè l’opposizione che da martedì prossimo diventerà la nuova maggioranza!

secondo: non si può imputare una rottura degliaccordi tra due soggetti ad un terzo estraneo.
Va bene che Berlusconi era il principale esponente dello schieramento avverso all’esecutivo prodiano, va bene che è un personaggio influente, ma non va bene attribuirgli titoli che non ha (ancora) e che non aveva (prima)!
In una trattativa a due non c’è “mercato” e la faccenda si risolve molto più semplicemente: uno offre, l’altro rilancia. Se c’è intesa, acquisto fatto. Altrimenti…beh…uno dei due finisce per lasciare.
E questo è ciò ch’è successo.
Banalizzando, sintetizzando, fate vobis, ma è successo solo questo.
Il governo italiano offriva Alitalia al miglior offerente, che poi è stato deciso fosse anche l’unico: Air France. La quale Air France ha fatto una proposta d’acquisto che però è stata bocciata dai sindacati e nè rigettata ma neanche accettata dal governo tuttora in carica.

A che gioco giochiamo allora?
Non credo ci possa essere turbativa di mercato là dove non c’è mercato; tanto meno può essere rimproverata dal governo alcuna turbativa in una trattativa che sta gestendo lui stesso e nella quale non deve far altro che accettarne o meno le condizioni.

Trovo dunque pretestuoso tutto il clamore accusatorio che si sta sollevando nei confronti di Silvio Berlusconi.

Il quale, comunque, da quando giurerà come Primo Ministro non avrà più alibi e dovrà render conto di una delle sue “sparate” elettorali.

Diamo a Cesare quel ch’è di Cesare. Vale per l’oggi, però…e non può valere per chi sarà Cesare soltanto domani!

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