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Siamo stati irretiti.
Nel senso che siamo tutti finiti in rete.
Bastano pochi click e potremo sapere quanto guadagna il nostro vicino, il nostro amico, il nostro capo, il politico, la soubrette, la velina e chiunque altro di cui ci venga in mente il nome e la voglia di sbirciarne il reddito.
Potremo insomma dar sfogo al nostro morboso vouyerismo, alimentato finora “soltanto” dalle innumerovoli riviste di gossip, e che ora potrà attaccarsi ad altre succulente notizie di vita altrui.
C’è chi parla di trasparenza e chi invece si incazza come un Grillo perchè sospetta sia stata violata la privacy.
In ogni caso, siamo di fronte ad un abuso che se non è di fatto è quantomeno “percepito”.
Si ha la sensazione che la banda del buco…nei nostri portafogli, i tassassini piú famosi d’Italia, Visco, Padoa Schioppa e Prodi, abbiano dato un colpo di coda alquanto velenoso. L’apoteosi del fisco show! Di quel grande fratello fiscale che con tanta solerzia hanno finalmente messo nelle mani di ognuno di noi, sperando magari nella nostra capacità di trasformare l’invidia in delazione (ovvero, fare la spia)!
Mi ha poi fatto riflettere una frase pronunciata dallo stesso Visco in merito: “non lo abbiamo detto prima, in campagna elettorale, per non creare polemiche“.
Così scopriamo che era già tutto pronto, ma che per sola opportunità politica è stata omessa una decisione che sicuramente avrebbe prestato il fianco alle critiche, ma soprattutto avrebbe scatenato l’ira di qualunque cittadino che già si sente vessato da questo fisco opprimente.
Insomma: una perfetta fregatura elettorale.
Già, perchè provate a pensare a cosa sarebbe potuto succedere se questa notizia fosse venuta fuori prima dell’apertura delle urne.
Pensateci…
Da par mio, credo proprio che a saperlo prima il PdL avrebbe conquistato molti più voti e il PD sarebbe praticamente scomparso.
Una truffa quindi…in perfetto stile comunista.
What else?
A riprova del fatto che sebbene scandalizzati poi son tutti lì a vedere quanto guadagna quello e quanto guadagna quell’altro…il sito dell’agenzia delle entrate è praticamente intasato.
Una bellissima dimostrazione di democratica testadicazzaggine…
Forse sarebbe meglio cambiare.
Se le primarie lo avevano indicato come il miglior cavallo con cui sfidare Berlusconi e modernizzare la sinistra riformista, le elezioni hanno invece decretato che non era l’uomo giusto.
Il Cavaliere ha stravinto oltre ogni più rosea aspettativa e il Partito Democratico si è rivelato l’ennesimo acerbo tentativo di riformare, ma sarebbe meglio dire rivitalizzare, i DS ormai ridotti al lumicino. Stare insieme ai margheritini non ha molto altro significato, se non proprio quello di allargare semplicemente un bacino elettorale quasi del tutto prosciugato.
Irraggiungibile Forza Italia, irraggiungibile il Popolo della Libertà.
Il partito azienda di Berlusconi, da solo, riusciva a prendere tanti voti quanti riuscivano a raccattarne gli eredi del PCI uniti ai transfuchi della DC dossettiana. Il partito del predellino, accogliendo Alleanza Nazionale stacca il Partito Democratico di oltre 3 milioni di voti.
Una catastrofe! Per i progressisti, ovvio.
Senza contare poi, che il PD di Veltroni ha pure imbarcato i radicali e che in questa tornata ha pescato nell’elettorato massimalista (ancora troppo spaventato da Berlusconi per rischiare di esser coerente e non dare il proprio voto ai cattoriformisti a cui tutto sommato piace la legge Biagi e che vogliono riformare la Costituzione sul modello federalista, ecc ecc…): tolti quelli, per farla breve, altro che 33%.
Veltroni non sarebbe arrivato manco al 31% conquistato da Prodi due anni fa.
In compenso, lo stesso Walter ha fatto scappare parecchi voti verso l’UDC, vero l’IdV e perfino verso la Lega e il PdL.
In più, ha lasciato un talmente ottimo ricordo di sè a Roma che…i romani hanno scelto il “fascista” Alemanno.
Un capolavoro.
Probabilmente ne sentiremo fare apologia da Luca Luciani durante le sue lezioni di incoraggiamento alle nuove leve Telecom (ammesso che sia ancora lì a lavorare…).
Evidentemente alla gente non è piaciuto il “nuovo” modo di fare politica.
Forse perchè nato vecchio, forse perchè in realtà non è nemmeno rinato ed è apparso a tutti, da subito, la continuazione dell’ancient regime post comunista.
Fatto sta che Veltroni non ha convinto nessuno.
E dubito che dopo tutte le barzellette raccontate in campagna elettorale sulle cose che “si potevano fare”, ma che si sapeva non potevano essere fatte; sulla “rimonta spettacolare” che non c’era e sul finto “atteggiamento rispettoso verso il principale esponente dello schieramento a lui avverso”, beh…dubito che dopo tutto questo siano ancora in tanti a credere nell’homo novus della politica italiana e di sinistra.
Per questo mi sembrerebbe il caso di cambiare subito.
In fondo, le primarie furono fatte per scegliere lo sfidante di Berlusconi e quello sfidante ha clamorosamente perso. E con lui tutto il suo “caminetto” di intellighenti e tutto il suo parterre de roi di attori cantanti e modaioli vari.
Non penso di sbagliare se dico che…magari è stato proprio questo a non piacere troppo alla gente comune.
Ecco perchè cambiare (si, come dice Obama…”change”) non è solo utile, ma necessario.
E lo dico da elettore di centrodestra cui niente potrebbe fregare del “principale schieramento a me ideologicamente avverso”, ma vorrei che per il bene del Paese la sinistra crescesse definitivamente, si liberasse di quella insopportabile spocchia e ritornasse a poggiare i piedi per terra, ma non nei salotti, bensì nei mercati e nelle fabbriche (non nelle sale dirigenziali delle imprese però!).
Ma si: Veltroni ha perso, è risultato non adatto.
Logica vorrebbe che adesso si presentasse qualcun’altro.
Un Bersani magari…non lo vedrei malaccio!
Dal Movimento Sociale alla terza carica dello Stato.
Tutto è compiuto: la destra ha concluso la sua trasformazione.
Dopo Alemanno al Campidoglio, da oggi Gianfranco Fini siederà sullo scranno più alto dell’Aula di Montecitorio.
Berlusconi “minaccia” l’Europa: le Ferrovie dello Stato potrebbero acquistare Alitalia.
Noi abbiamo inteso il senso di questa affermazione paradossale, ma poichè saranno in tanti a ricamar sopra queste parole la dissolutezza e l’inadeguatezza del Cavaliere come capo del Governo…beh, anticipiamo tutti e ci ridiamo su!
SCHIFANI ELETTO PRESIDENTE DEL SENATO AL PRIMO TURNO CON 178 VOTI!
Come dimenticare?
Franco Marini ebbe bisogno di due giorni e 3 votazioni, per battere Andreotti 165 a 156, con soli 3 voti in più del quorum necessario e la stampella dei senatori a vita.
Oggi, Renato Schifani è stato eletto Presidente del Senato in due ore, con 178 voti, ovvero 4 in più dei 174 messi a disposizione dalla maggioranza e ben 16 in più dei 162 del quorum.
E’ davvero tutta un’altra musica!
(il titolo, lo ammetto, è ripreso dall’editoriale di oggi che Ezio Mauro ha scritto su Repubblica)
L’ITALIA HA SCELTO: STA TUTTA CON BERLUSCONI.

(immagine presa dalla prima pagina di Libero: disegno di Benny)
Ma non erano a un’incollatura?
Ma non era Roma il “modello” che si voleva e doveva applicare al Paese per rifondarlo e rilanciarlo?
Evidentemente, no.
Veltroni è stato rovinosamente sconfitto da Berlusconi due settimane fa e ieri Rutelli ha patito la stessa sorte contro Alemanno.
Eppure, a sentirli parlare, quelli del PD non facevano altro che dirci che erano lì lì per pareggiare i conti e magari chissà, fare pure il miracolo.
A Roma, poi, nessuno si aspettava che si spezzassero così fragorosamente i solidi lacci che legavano la città al potere clientelare dei progressisti.
“Si può fare”.
Lo diceva Walter, ma ci hanno creduto davvero solo Silvio e Gianni.
E loro infatti ce l’hanno fatta.
Oggi, dopo due anni e quindici giorni dall’elezione di Prodi e compagni sul filo di lana, assistiamo ad una Italia che non è più divisa a metà, ma che ha fatto una scelta di parte e l’ha fatta senza lasciare spazio ad alibi o pretesti per lenirne il risultato.
Per dare un’idea della misura della vittoria del Popolo della Libertà e della sconfitta del Partito Democratico nonchè della sua intellighenzia, basti ricordare che nel 2006, quando il Cavaliere parlava di pareggio nonostante da sinistra gli dessero tutti addosso descrivendolo come “finito”, andò a finire che al Senato la CdL prese meno seggi ma una valanga di voti in più; e alla Camera il distacco fu dello 0,06%, 24mila voti.
La riprova che il vento, rispetto al 2001 non fosse poi tanto cambiato arrivò dall’analisi di quel voto e da quello delle amministrative.
Nel complesso, il Polo aveva ribaltato i risultati delle regionali dell’anno prima riconquistando una ad una tutte le regioni perse e andando a vincere in alcune di quelle rosse; ma soprattutto, riuscì a tenere la città simbolo, la roccaforte del centrodestra: Milano.
Roma è stata un po’ la prova del 9 della consistenza della vittoria del PdL.
Il capitombolo della capitale oggi è la conferma che stavolta ci troviamo davvero di fronte ad un cambiamento importante nel Paese e nella politica italiana.
Sono stati premiati due uomini, Silvio Berlusconi e Gianni Alemanno, e ne sono stati bocciati altri due, Walter Veltroni e Francesco Rutelli.
E stavolta la Lega non c’entra. Non le si può attribuire alcun merito eccessivo che nasconda o edulcori o mimetizzi la sconfitta del Partito Democratico.
Il risultato è molto più esplicito di quanto si potesse immaginare: sono stati messi a confronto due modelli politici decisamente differenti ed uno ha prevalso sull’altro.
Credibilità!
Credo sia questa la parola d’ordine per spiegare questo momento: nonostante tutto, il PdL si è dimostrato più credibile e quindi più adatto a governare che non gli scopiazzatori che stanno nel PD.
Di qui deriva però anche una grande responsabilità per la neoeletta maggioranza e l’esecutivo che la guiderà: non sarà fatto nessuno sconto, perchè nessuno sconto è più possibile.
La gente vuol vedere un governo che decide e che decide in fretta andando al nocciolo delle questioni.
In 14 anni di vita politica Berlusconi non aveva mai goduto di un consenso così ampio.
Il vento del Nord è sceso al sud e smosso l’aria perfino al centro.
C’è una grande aspettativa.
Guai a tradirla!
Quasi non ci credo…eppure…
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Ogni risposta o riflessione è più che gradita…
In ogni caso Berlusconi e il PdL stanno godendo come matti!
Il tutto, aspettando Napoli…l’anno prossimo: provate a immaginare: Milano, Roma, Napoli, Palermo. Tutte al centrodestra.
What else?
Alemanno SINDACO di ROMA!

Il modello Veltroni non ha convinto gli italiani, non è stato apprezzato dai Romani!
Così viene premiato il “modello Roma” di Veltroni!

CIAO CICCIOBELLO…cicorione!

Rivoluzione copernicana!!!!
IL PDL SFONDA ANCHE IN TOSCANA!!!
A Viareggio il candidato del cdx ottiene il 61,8%. (Nel 2003 il csx vinse col 64%)
A Pisa la candidata del PdL sfiora il miracolo fermando i consensi delle sinistre al 52%! (Nel 2003 csx al 57,7 e il cdx al 33,7)
A VICENZA CADE IL PdL!
AMALIA SARTORI (PdL) 49,5%
ACHILLE VARIATI (PD) 50,5%
Mio Dio, quanti “resistenti”.
A vederli tutti in piazza viene ancora il sospetto che il fascismo non sia stato consegnato alla Storia o che non sia stato ucciso e sepolto più o meno 70 anni fa.
Mussolini è morto, la RSI è caduta, le elezioni del ‘46 hanno visto trionfare la Repubblica (no, non il giornale dell’accoppiata Scalfari - Mauro), dal ‘48 abbiamo una Costituzione che richiama tutti i valori e i diritti che durante il Ventennio erano stati banditi; insomma, il fascismo non c’è più: eppure in Italia ci sono ancora gli antifascisti.
Sono tutti antifascisti.
Perfino quelli che quando c’erano ancora i Partigiani che si arrampicavano su per le montagne stavano col Duce e solo dopo hanno fatto il salto sul carro dei vincitori, e che oggi hanno la faccia di tolla di puntare il dito sui vinti di cui avrebbero dovuto far parte.
E oggi ci raccomandano di non dimenticare.
Si, ma cosa? Di cosa dovremmo ricordarci? Cos’è che non dovremmo scordarci?
Guardo le sfilate, ascolto i predicozzi dai pulpiti ben imbandierati al centro delle piazze e capisco tutto.
Neanche “loro” hanno più paura del fascismo.
Ma hanno perfettamente intuito che senza la continua affermazione della mitologia della Resistenza non potranno mantenere inalterato il dominio ideologico-culturale che vi gira attorno.
Ed ecco spiegati anche i molteplici attacchi a tutti quelli che si avventurano in quello che dispregiativamente definiscono “revisionismo storico”, che altro però non è se non un’indagine sui fatti relativi proprio alla Resistenza e a quelli successivi ad essa, che hanno visto come protagonisti negativi i partigiani di lunga data nonchè i novelli liberatori, quelli, per capirci, alla Eugenio Scalfari, ieri fascista del GUF, e il giorno appresso in prima linea contro le camicie nere. Indagine che infastidisce perchè condotta da un altro punto di vista, quello dei vinti, che spesso furono oggetto di rappresaglie, rastrellamenti e vergogne simili a fascismo ormai decaduto.
Qui comunque non mi interessa riproporre discussioni storiche senza fine, ma solo esprimere il mio più totale sdegno circa l’atteggiamento dei nuovi sedicenti partigiani; quelli che si comportano da fascisti andando a caccia di un fascismo immaginario, ma che loro stessi paventano per giustificare la loro presenza!
Mi riferisco ai vari Grillo e comunisti di sorta, cui non importa niente della Storia, ma che hanno ben più a cuore imporsi all’attenzione della gente come gli antichi capipopolo di un tempo: e così facendo si creano un seguito importante di persone che poi possono “comandare” come meglio credono nelle loro battaglie ideologiche “contro” chiunque!
Ecco perchè non riesco mai ad apprezzare il 25 Aprile!
Dovremmo festeggiare la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ma ci ritroviamo tutti gli anni a fare una inutile apologia della Resistenza da cui viene emarginato il sacrificio delle migliaia di soldati Alleati cui nessuno si preoccupa di dedicare neanche un pensiero.
Fateci caso…tante bandiere Rosse e nemmeno una inglese o americana…
Avvistati oggetti volanti non identificati in Arizona. Qui il video!
Le strategie del Cavaliere per
salvare la compagnia di bandiera.
Di Augusto Minzolini su La Stampa.
Paradossi italiani. Tutti chiedono a Silvio Berlusconi di assumersi le sue responsabilità per Alitalia, ma se il prossimo premier non parla l’opposizione ironizza sulla “cordata che non c’è”; se, invece, dicesse qualcosa di più magari la Consob sarebbe capace di aprire un procedimento per insider trading. Eppure, nel silenzio, l’operazione a difesa dell’italianità della compagnia di bandiera va avanti. Basta usare la memoria: il primo passo richiesto dal Cavaliere per tirare Alitalia fuori dai guai era quello di un prestito-ponte per dare tempo a chi potrebbe essere interessato ad impegnarsi nel salvataggio di farsi un’idea delle reali condizioni dell’azienda. E ieri, alla fine, dopo il tradizionale tira e molla, quel prestito è arrivato con Walter Veltroni che si è dato da fare facendo da sponda all’emissario del Cavaliere, Gianni Letta, per convincere un Prodi arrabbiatissimo: il leader del Pd, è l’unico tra i suoi, a non escludere, infatti, che la cordata “fantasma” del Cavaliere possa materializzarsi da un momento all’altro e collaborare insieme ad altre compagnie aeree come Air One, Lufthansa e Aereoflot per dar vita ad «un consorzio internazionale».
Insomma, per non cadere indietro Veltroni ha messo le mani avanti. E alla fine è riuscito a convincere il Professore che era di tutt’altro avviso, tanto che nella giornata tra Palazzo Chigi ed Arcore sono volate parole grosse riportate a Prodi e a Berlusconi dai soliti intermediari. «Dato che ha portato l’Alitalia sull’orlo del fallimento - si è sfogato il Professore - se ne occupi lui». «Hanno dato all’Air France sei mesi per studiare i libri di Alitalia - è stata la replica del Cavaliere - è giusto che chi vuole intervenire ora abbia almeno 3-4 settimane per studiarsi i bilanci dell’azienda in cui deve impegnare dei soldi: basterebbero trecento milioni di euro».
Sarà un caso, ma alla fine la cifra del prestito destinato dal governo ad Alitalia, nella forma legulea di “intervento di salvaguardia dell’ordine pubblico” per non incorrere in qualche sanzione dell’Unione Euroepa, è stato proprio quello ipotizzato dal Cavaliere. Di fatto, con ieri il governo Prodi ha seguito a ruota l’Air France e ha chiuso il fascicolo Alitalia per consegnarlo Berlusconi. Il futuro Premier ha intenzione di giocarsi la partita da solo, avvalendosi di Gianni Letta e dell’uomo che si sta dando da fare per mettere insieme la cordata italiana, Bruno Ermolli. «Sarò io a condurre il gioco su questo argomento - ha spiegato a molti dei futuri ministri, a cominciare da quello dell’Economia Giulio Tremonti - perchè è una sfida su cui ho speso il mio nome e me ne occuperò personalmente».
Il piano del Cavaliere è semplice: mettere insieme una cordata italiana in cui ci saranno banche (Banche Intesa è la più probabile); privati come il gruppo Ligresti e magari qualche Fondo americano; e, ancora, grandi gruppi a partecipazione pubblica in cui il governo può dire la sua come Fintecna, Finmeccanica, Eni («ma bisogna studiarsi bene lo statuto», spiega uno degli uomini di spicco vicini al Cavaliere),e in ultima analisi anche la Cassa depositi e prestiti. «Questi sono i soggetti - confida l’ex-presidente della Bnl e consigliere finanziario di Berlusconi, Giampiero Cantoni - su cui sta lavorando il capo». Naturalemnte rimessa in piedi Alitalia sul piano finanziario è possibile immaginare il suo inserimento in un consorzio internazionale e per questa operazione, per ora, gli interlocutori principali sono Lufthansa e Aeroflot semprechè attraverso Sarkozy il Cavaliere non possa spingere Air France a tornare al tavolo della trattativa su basi diverse, più paritarie. E’ evidente, quindi, che nel salvataggio potrebbero rendersi necessarie delle risorse pubbliche che potrebbero essere contestate dalla Ue. E proprio per questo - secondo un grand commis di stato che potrebbe nel prossimo governo arrivare a palazzo Chigi nel ruolo di sottosegretario - il Cavaliere ha cominciato a muoversi in Europa. Ha promesso la riconferma della presidenza della Commissione a Barroso, in cambio di una diversa delega per il commissario italiano che succederà a Franco Frattini, cioè Antonio Tajani. L’ex-portavoce del Cavaliere, infatti, non si occuperà di Giustizia ma di Trasporti, e quindi sarà quello che dovrà ravvisare possibili procedure d’infrazione se lo Stato italiano garantirà in un modo o nell’altro risorse finanziarie ad Alitalia. Un’operazione così abile non poteva sfuggire all’occhio attento di Prodi che non per nulla ieri ha ingaggiato una lite furiosa con Barroso: «Sono io a decidere il nuovo commissario italiano e, comunque, il passare dalla delega alla giustizia a quella dei trasporti la giudico una diminuito».
Non solo per avere le mani più libere Berlusconi attende con trepidazione il verdetto della Corte d’appello europea che potrebbe dare allo Stato italiano la possibilità di intervenire su Alitalia con risorse più cospicue. La questione è complessa: l’ultima ricapitalizzazione di Alitalia da parte dello Stato fu fatta nel ‘96 dal governo Prodi; secondo le norme europee il governo di un paese può intervenire solo una volta in favore di un’azienda “attraverso un aiuto di Stato compatibile”; il governo ha chiesto alla Corte Europea di non considerare tale l’intervento del ‘96; ha avuto ragione, ma c’è stato un ricorso in appello e la nuova sentenza dovrebbe essere emessa in queste settimane; se la Corte darà di nuovo ragione all’Italia Berlusconi sarà nelle condizioni di intervenire con un finanziamento pubblico in aiuto della compagnia di bandiera. In questo modo tra la cordata italiana, la collaborazione di altre compagnie internazionali garantita da capi di Stato amici, la possibilità di intervenire con risorse dello Stato, un piano industriale che riduca gli esuberi a cominciare da quelli del personale (ieri Fini ha lanciato un segnale ai sindacati) il Cavaliere avrebbe più di una carta per vincere quella che giudica, appunto, alla stregua di «una sfida personale, di una promessa fatta agli elettori».
Pacatamente, serenamente…
…produrre biodiesel comporta sottrarre risorse all’agricoltura per sfamare le persone per destinarla al consumo industriale della citata fonte di energia alternativa.
Ironia della sorte.
Chi vuole salvare il pianeta ne sta ammazzando gli abitanti!
(Anche Beppe Grillo se n’è accorto. Solo che lui da la colpa alle multinazionali…ovvio!)
Da leggere anche: “A quando la battaglia sul raffreddamento globale?” sul blog di J.A. (Atrocepensiero)
Se dici tante volta la stessa bugia, finisci per convincerti che quella sia la verità.
Ma ti sbagli.
Farti capire che stai delirando, dopo, rischia di diventare un’impresa. Eppure va fatto, bisogna provarci.
Ecco perchè è necessario spiegare al Paese che l’illazione secondo cui sarebbe tutta colpa di Berlusconi se i francesi hanno detto “adieu” ad Alitalia rimane una menzogna, un tentativo di disinformatja (cioè la diffusione di notizie non solo false, ma anche tendenziose) e niente di più.

Andandiamo per gradi.
Air France se ne va: nel comunicato si legge che… “gli impegni contrattuali presi il 14 marzo scorso con l’obiettivo di lanciare un’offerta pubblica di scambio su Alitalia, non sono più validi dal momento che non sono state soddisfatte le condizioni sospensive che dovevano essere attuate prima del lancio dell’offerta”.
Apriti cielo.
Dal Partito Democratico, quello in cui stanno 19 componenti del Consiglio dei Ministri (compreso il Presidente uscente…seppure uscente anche dal PD), da stamattina piovono accuse all’indirizzo più inflazionato della politica progressista italiana: il cavalier Berlusconi! Reo, a detta di coloro che hanno gestito fino ad oggi la trattativa tra i due vettori (essendo Alitalia partecipata dallo Stato), di aver fatto scappare l’unico acquirente che da 20 mesi a questa parte non è riuscito a trovare un accordo con la nostra compagnia di bandiera.
Una bufala, questa, che gli illuminati veltroniani, tirano in faccia agli italiani da mesi ormai, da tutta la campagna elettorale, cioè da quando Berlusconi aveva espresso la propria posizione circa la vicenda.
Diceva: a queste condizione è più che altro una svendita e il governo non dovrebbe starci. Cerchiamo altri compratori.
Poi, pochi giorni prima della apertura delle urne ipotizzò l’inserimento nella trattativa di altre cordate, italiane, a difesa di questo patrimonio nazionale.
Per queste parole, il presidente del consiglio in pectore sta subendo un fuoco di fila senza soluzione di continuità. Tutti a chiedergli conto, a una settimana dalla vittoria elettorale, di questa fantomatica cordata.
Ora, nonostante si sprechino fiumate d’inchiostro sulla questione, è facilissimo smentire la leggenda di Berlusconi che mette in fuga Air France.
Basta pochissimo:
primo: la trattativa, come cita lo stesso comunicato ufficiale della compagnia d’oltralpe, si rompe il 2 Aprile scorso, quando cioè si consuma lo strappo coi sindacati che si rifiutano di accettare le condizioni offertegli per il riassetto del personale di terra e di quello a bordo.
Non c’entrano quindi, nè il governo Prodi nè l’opposizione che da martedì prossimo diventerà la nuova maggioranza!
secondo: non si può imputare una rottura degliaccordi tra due soggetti ad un terzo estraneo.
Va bene che Berlusconi era il principale esponente dello schieramento avverso all’esecutivo prodiano, va bene che è un personaggio influente, ma non va bene attribuirgli titoli che non ha (ancora) e che non aveva (prima)!
In una trattativa a due non c’è “mercato” e la faccenda si risolve molto più semplicemente: uno offre, l’altro rilancia. Se c’è intesa, acquisto fatto. Altrimenti…beh…uno dei due finisce per lasciare.
E questo è ciò ch’è successo.
Banalizzando, sintetizzando, fate vobis, ma è successo solo questo.
Il governo italiano offriva Alitalia al miglior offerente, che poi è stato deciso fosse anche l’unico: Air France. La quale Air France ha fatto una proposta d’acquisto che però è stata bocciata dai sindacati e nè rigettata ma neanche accettata dal governo tuttora in carica.
A che gioco giochiamo allora?
Non credo ci possa essere turbativa di mercato là dove non c’è mercato; tanto meno può essere rimproverata dal governo alcuna turbativa in una trattativa che sta gestendo lui stesso e nella quale non deve far altro che accettarne o meno le condizioni.
Trovo dunque pretestuoso tutto il clamore accusatorio che si sta sollevando nei confronti di Silvio Berlusconi.
Il quale, comunque, da quando giurerà come Primo Ministro non avrà più alibi e dovrà render conto di una delle sue “sparate” elettorali.
Diamo a Cesare quel ch’è di Cesare. Vale per l’oggi, però…e non può valere per chi sarà Cesare soltanto domani!

Politologi, sociologi, antropologi: dopo la valanga leghista alle ultime elezioni, sono in tanti a cercare di decifrare i motivi di una simile affermazione del partito del Senatur.
Da par mio ho provato a seguire una strada diversa.
Son partito da un’altra domanda: chi ha paura della Lega? Perchè in molti guardano ad essa con estrema diffidenza e risoluto disprezzo? E perchè allora la Lega è stata la mattatrice di questa tornata elettorale sfondando al centro del bacino elettoralel di quella sinistra che tanto la detesta e che tanto spaventa?
Dunque, procediamo un passo alla volta.
Sicuramente, uno dei motivi per cui si osservano con imbarazzo le idee leghiste è quasi certamente perchè esse sono contestualizzate da una cornice di folklore che definire triviale è un semplice eufemismo.
Parole come “secessione”, “fucili”, “Padania”, “terroni”, “froci” eccetera eccetera, non evocano alcuna buona considerazione.
I riti celtici cui si sottopongono sorridenti i “padani” danno un’idea grottesca del partito e lasciano il campo alla tentazione di pensare a Bossi e sodali come a dei “fuori di testa” da cui non può venir niente di buono.
Facilissimo, quindi, sottostimare e disistimare il movimento leghista.
Questo ad una prima analisi del “fenomeno”, preso in superficie e visto nella sua superficialità.
Ok, oggettivamente…non sono rassicuranti a parole.
Nei fatti però…cambia tutto.
La violenza e la prepotenza verbale lasciano il posto a comportamenti politicamente determinati, ma che non sfociano mai nel razzismo nè vanno ad intaccare i diritti fondamentali della persona.
Di più: al di là dell’ilarità che possono provocare certi esponenti leghisti coi loro goffi atteggiamenti, col tempo i parlamentari padani sono diventati persino degli abili politicanti e dei raffinati strateghi.
E questo, probabilmente, l’elettore non ideologicizzato, deve averlo capito.
Deve aver capito cioè che la Lega non è un partito xenofobo od omofobo; nè (più) secessionista; nè antagonista ai diritti e ai bisogni dei lavoratori.
Per arrivare a queste conclusioni, son passato per un ragionamento molto semplice, sebbene richieda di rompere la scorza del luogo comune.
Brevemente: sono fermamente convinto che la Lega sia l’unico partito ad aver compreso il fenomeno dell’immigrazione, nonchè l’unico partito ad aver capito come si affronta.
A rischio di prendermi delle sonore infamate, arrivo a dire che secondo me la Lega è il partito che più degli altri ha intuito come migliorare, in senso federalista, la struttura del nostro Stato.
Penso che già questo mi costerà caro in termini di offese, ma non mi fermo qui!
Il sospetto che attorno alla Lega vi sia una cortina di pregiudizio (a volte più a volte meno giustificato) mi è venuto pensando a tre cose.
Innanzitutto al numero di immigrati presenti al nord, cioè in padania, ovvero dove la Lega stravince con punte del 30%: ebbene, l’extracomunitario arriva in Italia sbarcando principalmente al sud, ma, poichè là non vi trova lavoro, migra verso il settentrione, dove spesso si integra.
La seconda cosa che mi ha fatto riflettere è che gli operai che ieri votavano a sinistra e che oggi votano Lega sono quelli maggiormente a contatto con quei lavoratori stranieri di cui sono affollatissime le imprese del nord.
Infine, esaurita l’eco dei proclami volgari non si è mai avuta notizia di atti di bullismo o di razzismo nei confronti nè dei terroni italici nè degli immigrati d’oltre confine.
Insomma: il leghista moderno è una persona che spesso vive a stretto contatto con l’immigrazione. E la rispetta. O la tollera, se vogliamo.
Lo scontro allora si catalizza sull’altra immigrazione, quella che più lo spaventa e che spaventa un po’ tutti: quella clandestina, quella incontrollata, quella che non si riesce o non si vuole integrare e che quindi crea problemi di sicurezza rinforzando le fila della microcriminalità.
Chi perciò dà di razzista all’elettore padano mi sa che pecca un attimino d’ignoranza.
Anche circa la Costituzione: la Lega, movimento territoriale, non chiede più la secessione, ma solo un maggiore riconoscimento dei meriti delle zone su cui ha influenza.
Il federalismo fiscale e la devoluzione ordinata di poteri certi sono richieste che oggi vengono apprezzati anche da quelli che fino a due anni fa, quando fecero fallire il referendum sulla riforma della Carta, li facevano passare come tentativi di sovversione dell’ordinamento repubblicano!
Sintetizzando: chi ha paura oggi della Lega?
Semplicemente chi non la conosce. Chi si limita a ripetere le veline con cui viene imbeccato. Chi teme il forte radicamento che quel partito ha sul territorio a scapito delle altre forze politiche che della capillarità hanno fatto il loro punto di forza.
Oggi il fenomeno Lega si è evoluto rispetto ai suoi esordi. Il suo è un elettorato maturo. E affatto razzista.
Cosa che invece non si può sempre dire degli altri movimenti politici. Sinistroidi in primis!
Dal Loft, finora, solo sguardi increduli, ma pur sempre sprezzanti verso il “fenomeno Lega”; vaneggiamenti circa un’affermazione del PD anche al nord (?) (ahahah); sterili querelle per la distribuzione delle poltrone istituzionali; il ritorno dei polverosi fucili caricati di antiberlusconismo (quindi a salve).
Attendiamo fiduciosi un AUTOCRITICA ancora NON PERVENUTA (must read: Watergate!!!!)
Quanto mi piace Maroni al ministero degli interni!
Era forse inevitabile che Berlusconi assegnasse ad un leghista il dicastero che si occupa di sicurezza, eppure questa scelta appare ponderata, come fosse la prima risposta concreta alle richieste di un elettorato che ha premiato il partito di Bossi che tanto si è speso proprio su quel tema!
Un ottimo inizio dunque!
Ottimo articoletto sui canali di Libero.it!
Lo riprendo in parte, perchè tratta un argomento su cui per tutta la campagna elettorale sia Veltroni che il Cavaliere hanno preferito glissare, lasciando che lo scontro rimanesse sui problemi di casa nostra.
La politica estera, però, non è una questione di secondo piano. E a molti sarebbe piaciuto se ne fosse parlato di più negli scorsi mesi, quelli del confronto tra le forze in campo, tra PdL e PD!
Non scordiamoci che soli due anni fa, l’atteggiamento dell’Italia all’estero fu uno dei temi dominanti dello scontro tra Prodi e Berlusconi.
Da una parte il professore, accerchiato dalle spinte pacifiste che chiedevano il pagamento di 5 anni di piazzate e girotondi contro Berlusconi; dall’altra, appunto, il Cavaliere, forte della SUA politica estera per la quale chiedeva agli italiani la possibilità di darne continuità: accanto all’America, a difesa dell’Occidente, contro ogni regime e il terrorismo.
Vinse l’Unione.
E in brevissimo tempo la realpolitik ulivista portò l’Italia nelle sabbie mobili dell’equidistanza.
Così ci siam dovuti sorbire Massimo d’Alema che, da ministro degli esteri, un giorno se ne andava in sinagoga e l’altro portava a braccetto uno dei colonnelli di Hezbollah.
Siamo scappati dall’Iraq prima dei tempi precedentemente concordati dal governo Berlusconi con americani e inglesi; siamo invece andati in Libano per fermare…gli israeliani contro cui si stava muovendo la longa manus siriana ed iraniana.
Insomma: una politica estera tiepida, che non si riconosceva in nessun principio forte, poichè tutti erano assieme cattivi, ma giustificabili o buoni, ma anche un po’ birbanti!
Da domani, con la vittoria del Cavaliere, potremmo tornare a vedere l’Italia coraggiosamente schierata sullo scacchiere internazionale.
Già annunciati alcuni provvedimenti: revisione delle regole d’ingaggio per i nostri soldati in Libano. Ormai ci siamo, rimaniamo con l’Onu, ma che almeno non ci si faccia trovare sprovveduti di fronte ai criminali islamici.
Probabilmente ci sarà un rinforzo, come chiesto dagli USA, delle nostre truppe in Afghanistan, dove stiamo assistendo ad una recrudescenza del terrorismo qaedista.
Intanto, a dispetto delle ridicolizzazioni che furono fatte ai tempi dello scorso governo del Cavaliere, da parte dei suoi oppositori (non solo politici ma anche mediatici), seppure ancora non insediato, Berlusconi ha visto correre a casa sua l’amico Putin (cioè il premier in pectore della Russia che ci vende gas e acquista made in italy) e si prepara ad andare a cena da Bush…onore mai concesso al noiosissimo Romano Prodi!
Questa è la politica estera che ci aspettiamo da un Paese che non vuole restare ai margini!
Ci risiamo.
Il Cavaliere (ri)vince le elezioni e, benchè siano passati ben tre lustri (per gli ignoranti…eheh…15 anni) c’è chi non perde tempo a “smurare” le armi dell’antiberlusconismo.
L’elenco è troppo lungo, ma chi dovesse leggere queste righe sa bene a cosa mi riferisco.
Basta farsi un giro nella rete per capire…
Rigurgiti di gente che non sopporta di esser stata battuta ancora una volta dall’odiato Berlusconi. Quello contro cui si sono spesi e hanno dedicato energie nel tentativo di demonizzarlo e renderlo impresentabile agli occhi dell’altra gente!
Poi, la degenerazione di detto modo di pensare/fare: se dopo tanti anni lo “psiconano” è ancora il più amato dagli italiani, il problema non è Berlusconi, ma gli italiani stessi.
Il livore allora si trasferisce su coloro che lo votano.
Chissenefrega se poi due anni fa erano quelli che votarono Prodi!
Si saranno fatti abbindolare dal “grande impostore” che con le sue televisioni ha annebbiato le menti degli elettori.
Nessuna pietà allora!
Italiani contro italiani.
O meglio: italiani migliori contro italiani peggiori.
“mi vergogno di essere italiano” o “mi vergogno di vivere in Italia”.
Questi i commenti più frequenti nei siti di questi decelebrati annichiliti dalla sconfitta elettorale.
Un suggerimento per tutti costoro: ANDATEVENE! LASCIATE IL PAESE!
Non vogliamo certo tenerci questa “guerra civile strisciante”…
Si, perchè questo è il risultato della politica intimidatoria di questi neo-fascisti travestiti da comunisti (che poi sono la stessa identica cosa!).
Suvvia, siate coraggiosi, cari compagni custodi della Verità: levatevi da tre passi e inseguite i vostri sogni di libera informazione in Cina o a Cuba o dove cazzo vi pare a voi!
Forse allora l’Italia diventerà davvero un Paese normale!
Da Santoro va in onda non solo il miglior esempio di sfacciata ignoranza spacciata per cultura, ma anche la dimostrazione di come la “Kultura” di cui si vantano i progressisti sedicenti intellettuali, ma più onestamente definibili come intellettualOIDI, sta davvero a sinistra…ed è bene che lì rimanga!
Dietro la presunzione del “tira-linee” Fuksas, però, non si nasconde soltanto la voglia di apparire superiori pur senza esserlo, ma tutta la stupidità di un odio verso la persona di Silvio Berlusconi che acceca e ottenebra la mente ed offusca la ragione.
E’ un livore del tutto irrazionale, illogico, che altro non produce se non di questi siparietti di vergognosa autoesaltazione di personaggi dalla discutibile intelligenza!
Striscia smonta il “fenomeno” Fuksas…con mia grande soddisfazione!
Silvio ha sempre ragione…
LA FORZA DELL’UMILTA’…
Ieri sera ho visto Santoro (che soddisfazione vedere quei sorrisi amari)…dopo aver sentito parlare Travaglio, Fuksas e Di Pietro ho capito perchè la sinistra ha perso e Berlusconi ha stravinto le elezioni.
Coi comunisti di palazzo sono stati sconfitti anche quelli di piazza.
Non si tratta di congetture politiche, ma di logica.
I lavoratori che hanno votato Lega o PdL non hanno semplicemente abbandonato la sinistra rifondarola o dilibertiana, ma già prima quella a loro più vicina, cioè quella rappresentata nel sindacato.
I veri sconfitti, a sinistra, sono proprio loro: i vari Bonanni, i vari Angeletti e soprattutto il signor Epifani: Cgil, Cisl e Uil non hanno saputo raccogliere le richieste del mondo del lavoro, che si è quindi rivolto con maggiore speranza (se non fiducia) verso quelli che fino a ieri sono stati da quelli indicati come gli avversari dei loro interessi.
Evidentemente, anche in questo caso, la Storia, col suo corso irresistibile, ha dimostrato in maniera lampante come e quanto il comunismo sia un modello sociale del tutto utopistico a livello teorico nonchè deleterio una volta applicato nella realtà del quotidiano.
E’, di fatto, impensabile che i lavoratori, cioè l’elettorato di riferimento della “sinistra arcobaleno” abbia abbandonato i suoi beniamini solo per la loro eccessiva partecipazione al teatrino della politica; c’è stato un cortocircuito alla base…là dove si svolgono gli interessi dei lavoratori stessi. I quali, se si sono sentiti trascurati o, peggio, colpiti dalle politiche del governo a cui erano stati invitati a dare il proprio voto, si sono pure sentiti traditi da quelli che dovevano garantirli e rappresentarli nelle fabbriche di fronte al “padrone” che niente hanno fatto per tutelarli effettivamente.
Insomma: non dovrebbe riorganizzarsi solo la sinistra politica, ma anche quella sindacale.
Perchè la sconfitta non è stata solo in Parlamento, ma nella piazza!
Non dimentichiamoci che il sindacato, da troppo tempo ormai, non costituisce più un argine al potere “padronale”, ma soltanto una costola della sinistra che aspira a restare al potere. Unico obiettivo non è più quello di star vicino al lavoratore nelle controversie contro gli imprenditori, bensì quello di recuperare od ampliare il consenso attraverso la lotta di piazza.
Inutile dire che…il risultato elettorale non gli ha dato ragione!

Intanto a Roma…
…il Partito Democratico per Rutelli prende MENO VOTI del Popolo della Libertà per Alemanno: 34% a 36% (le liste civiche in cui si sono frazionati PD e PdL sono pressochè ininfluenti per la valutazione di questo dato).
Così si spiega il motivo per cui Veltroni ha corso in solitaria a livello nazionale, MA ha ANCHE lasciato che a livello locale il PD si appaiasse con le sinistre e con chi si riusciva a raccattare nelle amministrative.
Per ora, la differenza tra i due candidati al Campidoglio è di 83 mila voti.
UN’INCOLLATURA, verrebbe da dire.
Anche perchè, volendo giocare con questi numeri, al ballottaggio potrebbe verificarsi perfino il sorpasso.
Ma, poichè non mi ritengo un ottimo “giocoliere matematico”, lascierò che sia il tempo a dare le sue sentenze.
Detto questo, mi piacerebbe sottolineare un ultimo dato. E faccio una brevissima premessa.
Ogni volta che capito su Radio Radicale, i suoi speakers non perdono occasione per lamentarsi della mancata possibilità di correre col simbolo Radicali per le politiche; concessione che è stata negata a livello nazionale ma che è stata invece fatta per le amministrative. A questo proposito, i Radicali stessi ne fanno sfoggio.
A Roma attirano 10368 voti con la lista Bonino-Radicali; lo 0,68%!
Ora, là dove ci si congratula e ci si sente soddisfatti per questa ottima prova di un partito LAICO che si batte per l’estensione dei diritti e la difesa, tra gli altri, di aborto, eutanasia, fecondazione assistita senza limiti, droghe libere, ricerca scientifica su cellule staminali embrionali ed altre oscenità simili, vi è di contrasto una lista il Popolo della Vita, che sostiene il concorrente Alemanno, che prende gli stessi voti dei radicali, 10511, lo stesso 0,68%, ma che si batte PER LA VITA.
Evidentemente, il pensiero laicista non è così dilagante come si vuol far credere!
Non c’entrava il “Porcellum” con l’ingovernabilità, bensì la consistenza della vittoria…
da: Repubblica.it

Senza girarci troppo intorno: Casini è uno dei perdenti di questa tornata elettorale.
E’ inutile, quasi grottesco che insista col dire che l’UDC è stato l’unico partito, dei nanetti, di quelli che non si sono accordati coi due “grandi”, a tener botta e ad entrare in Parlamento.
Alla Camera, coi suoi 36 deputati, non conterà nulla!
Non sarà decisivo nemmeno al Senato, dove per contare gli onorevoli centristi bastano meno delle cinque dita di una mano. Solo 3 senatori, espressione peraltro della sola Sicilia. In tutto il resto d’Italia l’Unione di Centro non ha raggiunto il quorum per eleggere senatori ed ha visto calare i consensi da nord a sud.
CAMERA 2008

CAMERA 2006

SENATO 2008

SENATO 2006

Relativamente ai numeri poi, al di là dell’insoddisfacente risultato in termini percentuali, c’è da considerare come i flussi elettorali dimostrino come Casini abbia “aperto” le porte del proprio bacino a sinistra più che a destra; e come, al contrario, abbia visto una certa fuga verso il PdL e la Lega o il Movimento per le Autonomie di Lombardo!
Una debacle clamorosa.
Difficile nascondersi dietro un dito, per Casini e i suoi.
Avevano sperato in tutt’altro risultato. Ma non loro, bensì altrui.
L’errore tattico dell’uscita dell’UDC dalla CdL è dovuto, infatti, al convincimento che tra Berlusconi e Veltroni sarebbe finita in pareggio: l’obiettivo nel breve termine era quello di essere decisivi, di condizionare la vita parlamentare (al Senato più che altro) pur senza essere una vera alternativa come partito di governo, dati i numeri insufficienti per esserlo.
A tal proposito si registrano le dichiarazioni pre-elettorali dello stesso Casini: “se c’è pareggio, via Veltroni, via Berlusconi, sono pronto per diventare pres del cons.”!
A questo disastro del breve periodo, data la mega-vittoria del Cavaliere e l’autosufficienza conquistata da PdL e Lega, si è poi aggiunto un vero e proprio orrore strategico.
Se l’idea del genero di Caltagirone era quella, comunque andasse, di ritagliarsi uno spazio importante tra i due maggiori partiti e ricostruire il “grande centro”, beh, dev’essergli andato parecchio di traverso questo successo berlusconiano e la tutto sommato onorevole sconfitta di Veltroni con la conseguente cancellazione dei comunisti: ora si ritrova come un vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Fragilissimo.
Fragilissimo perchè, per il sistema elettorale in vigore, che pare abbia offerto un’importante dimostrazione di come possa garantire benissimo la stabilità nonchè il bipolarismo e che con qualche correttivo (come la reintroduzione delle preferenze e la conquista del premio di maggioranza al Senato su base nazionale e non più regionale) sembrerebbe addirittura piacere perfino all’elettorato che fino a ieri se l’è sentita descrivere come una “porcata”, non c’è possibilità di crescita all’interno del Parlamento e anche come visibilità soffrirà parecchio; di fronte al suo elettorato, poi, dovrà prendersi il rischio di appoggiare uno o l’altro schieramento: un’eccessiva vicinanza al PD manderebbe in fuga i centristi di destra; un riavvicinamento a Berlusconi costerebbe la credibilità del leader!
Insomma: una vera debacle.
Che pesa più di quelle comuniste (richieste dalla Storia) o socialiste!
E’ vero, a questo giro ha retto botta, ma…inutilmente! E da domani, tutto ciò che farà, gli costerà consensi e credibilità.
Col tempo comunque, capiremo meglio l’effetto di questi errori commessi in casa UDC.
Chiudo come chiosa un grande Al Pacino nel film “L’avvocato del diavolo”:
“vanità…sicuramente il mio peccato preferito”…

Ha le idee chiare il Cavaliere.
Non tentenna su niente.
La prima conferenza stampa, da vincitore, da presidente del consiglio in pectore, scivola via senza incertezze.
Sa ciò che va bene e ciò che non va bene. Sa cosa deve fare subito e cosa può invece attendere.
Per esempio: Berlusconi non traccheggia sull’assegnazione delle presidenze di Camera e Senato, che non verranno “regalate” agli sconfitti, che già possono sentirsi rappresentati dalla più alta carica dello Stato, l’ultimo dei comunisti rimasti nelle istituzioni, il presidente Napolitano.
Anche su Veltroni esprime due giudizi che non sembrano concedere appelli: ha iniziato male piangendo lacrime di coccodrillo per le poltrone che vorrebbe ma non potrà occupare; ma ha fatto bene a ritirar fuori dal cilindro il cosiddetto “governo ombra”, utile per snellire ulteriormente i rapporti tra maggioranza e opposizione all’interno del Parlamento.
E’ l’uomo del Fare!
Ha già pronta la squadra di governo, che vuole snella e soprattutto immediatamente operativa.
Non vuol perdere tempo il Cavaliere.
Al primo punto ci sono Napoli e il problema rifiuti; il taglio dell’ICI e la detassazione degli straordinari; il bonus bebè; e solo alla fine, la questione Alitalia.
Le riforme arriveranno, ma solo dopo aver consegnato all’opinione pubblica un’immagine di sè decisamente diversa dal passato: quella dello statista che tranquillizza il Paese con la sua capacità di risolvere i problemi concretizzando le promesse elettorali.
E’ l’unico modo che Berlusconi ha per passare veramente alla Storia!
Priorità e gerarchizzazione dei problemi.
Uno splendido inizio per il Cavaliere, grintoso e volenteroso.
Sembra sia appena sceso in campo. Appare fresco, ma anche credibile.
Chissà che oggi non ci sia qualcuno che non si sia già pentito di non averlo votato!
LA CONFERENZA STAMPA DI BERLUSCONI IN BREVE:
Alitalia. “Non ci saranno difficoltà nell’avere una cordata di imprenditori per salvare Alitalia. Sarebbe il colmo se, dopo che Milano si èaggiudicata l’Expo 2015, non avessimo un hub vicino all’Expo e una compagnia di bandiera”.
Le tasse: “Aboliremo le tasse sulla proprietà, aboliremo via via la tassa sulle successioni, sulle donazioni e il bollo auto e moto, man mano che i conti emergenti dello Stato lo permetteranno”.
Evasione fiscale: “Continueremo nel forte contrasto all’elusione e all’evasione fiscale. E’ sommamente ingiusto, nonostante le favole che raccontano su di noi, che ci siano cittadini che possano non pagare le tasse”
Il Pdl: “Abbiamo già messo a punto insieme agli alleati le tappe accelerate grazie alle quali entro la fine dell’anno una alleanza elettorale fondata da principi comuni diventerà un’unica forza politica”.
Il Fisco: “Il governo pensa all’eliminazione dell’Irap e all’introduzione del quoziente famigliare che “è una cosa sommamente giusta”
Veltroni: “Fatemi domande sulla realtà italiana e basta con i teatrini della politica di cui ho le scatole piene. Spero che l’opposizione mantenga la coerenza nei confronti del proprio programma. La sinistra c’è in Parlamento, si chiama Pd”
Bertinotti: “Inviterò presto a cena Bertinotti per esprimergli la mia personale solidarietà e la mia più cordiale vicinanza dal mio posto di presidente del Consiglio”.
Prodi: “Penso che un governo non deve capovolgere l’attività del precedente governo. Penso che dobbiamo guardare avanti”
La giustizia: “La separazione delle carriere è un obiettivo imprescindibile: essendo stato inquisito tantissime volte e sempre assolto non posso che dare un giudizio positivo dei giudici, non la stessa cosa dei Pm”.
Al Corriere della Sera: “Spero che dopo 15 anni che tentate di farmi fuori, abbiate capito che è impossibile”
La Russia: “Credo che ci sia bisogno di un rapporto tra l’Unione europea e la Federazione russa più caldo e più ravvicinato e credo di avere un ruolo in questo”
Governo Ombra: “Spero in una chiarezza dei ruoli e che i nostri ministri si possano confrontare con un governo ombra”.
La Lega: “Ho sentito dire qualcuno che la Lega comanderà, la Lega non ha mai comandato in 5 anni di governo. Bossi è sempre stato molto ragionevole al tavolo delle decisioni, c’è un rapporto fraterno tra noi”
Il referendum: “penso che il referendum sulla legge elettorale possa essere tranquillamente bocciato dalla maggioranza dei cittadini”.
Grandi Enti: “Il prossimo governo Berlusconi confermerà i dirigenti di Eni, Enel e Finmeccanica. Hanno fatto bene, non bisogna avere la volontà di cambiare per cambiare”

E ORA, FINALMENTE, SI CAMBI NOME ALLA SALA “CARLO GIULIANI”, CHE’ TANTO ORMAI E’ VUOTA…
Finalmente anche in Italia è caduto il muro di Berlino!
Sono anni che ce lo auguriamo e finalmente è accaduto!
La cosa buffa, se vogliamo definirla così, è che ci voleva un Veltroni in versione coraggiosamente suicida per regalarci un momento così importante per la nostra storia politica.
Il Paese, almeno per i prossimi 5 anni, si è liberato dei comunisti, quelli con la falce e il martello nella testa e nel cuore.
In Parlamento non avranno nè deputati nè senatori.
Non sentiremo più Bertinotti pronunciare alla Camera la sua erre moscia, nè dovremo più sorbirci la cafoneria dei vari Caruso tantomeno l’antiesteticità del transgender Luxuria. Con loro, nessun Turigliatto a far tremare il Senato, nessuna Palermi che racconta castronerie ai microfoni di palazzo Madama.
Ah…che soddisfazione.
Dopo il 25 aprile, godiamoci questo splendido 14 aprile 2008 di liberazione!
Gli alleati di oggi sono, paradossalmente, Veltroni e Berlusconi. Ma niente avrebbero potuto questi eroi senza la tanto vituperata legge elettorale in vigore.
Si, benedetto sia il Porcellum e chi lo scrisse!
A chi si sorprende di questa mia affermazione, vorrei giusto ricordare che è su questo meccanismo di ripartizione dei seggi che sono state impostate le strategie elettorali dei due maggiori partiti che hanno per questo deciso di “tagliare” le ali e correre da (quasi)soli alla conquista del governo del Paese.
Il resto lo hanno fatto i ripetuti appelli al “voto utile” uniti alla solita paura del Cavaliere.
In parte, infatti, credo che il risultato elettorale di Veltroni non possa non tener conto del relativo svuotamento della sinistra massimalista. Ovvero: gli elettori comunisti consapevoli della sconfitta cui andavano incontro da soli hanno preferito sperare nel PD piuttosto che consegnare direttamente nelle mani di Berlusconi il Paese.
Senza contare il fattore (fenomeno)Lega!
Già…
…le performance di governo dei “compagni” e la loro totale incapacità di provvedere ai bisogni della “classe operaia” hanno spinto parecchi “incazzati” verso il pancione del partito di Bossi.
Il che, peraltro, dovrebbe portare ad un’altra riflessione: anche i comunisti votano Lega. Quindi, la smettano di fare gli scandalizzati quando sentono parlare Calderoli o Borghezio…perchè in fondo, al di là delle apparenze che devono tenere in quanto militanti, i sinistrorsi appoggiano convintamente le loro idee…
Che giornata meravigliosa…
…sempre di più…
ARRIVEDERCI A FRA 5 ANNI, FORSE…CARI “COMPAGNI”…
DEFINITIVO CAMERA

DEFINITIVO SENATO

Il dato definitivo parla chiaro: Berlusconi ha stravinto. Anzi: ha trionfato! Ha lasciato Walter e il suo PD dieci punti indietro. Si, quei famigerati dieci punti percentuali per cui veniva sbeffeggiato da molti, in primis proprio da quel Veltroni che di giorno in giorno annunciava una rimonta che non c’era.
Poi si è scoperto che in realtà, Walter, parlava di rimonta riferendosi ai 20 punti percentuali che aveva di distacco non appena si è candidato alla guida del “nuovo” partito della sinistra riformista(?). Beh…ne ha recuperati giusto una decina, riportando l’asticella del consenso, come era prevedibile al momento della scelta elettorale, sopra il 30% da cui Prodi e compagni erano stati disarcionati nel perodo di governo.
Per la Camera i numeri non lasciano campo a sofismi: 46,8 a 37,5; 17 milioni di voti per Berlusconi, 13 e mezzo per Veltroni.
Un distacco di oltre 3 milioni di voti. Si, TRE MILIONI E MEZZO DI VOTI in più per il Cavaliere.
Che, se letti alla luce dei soli 24 mila, ripeto, 24 MILA, lo 0,06%, con cui se l’era cavata Prodi due anni fa, suonano terribilmente meglio. Terribilmente male per il PD e Veltroni e terribilmente bene per il PdL e la Lega!
Al Senato, la musica non cambia: 47,3 a 38; 15 milioni e mezzo di voti per Berlusconi, 12 e mezzo per Veltroni.
Anche qui il distacco è di 3 milioni di voti.
Insomma: una vittoria impressionante per il Cavaliere ed una debacle pazzesca per l’ex sindaco di Roma.
Disaggregando il voto, partito per partito, poi, si intuisce ancora meglio la dimensione tanto della vittoria quanto della sconfitta.
Il Popolo della Libertà si attesta in entrambi i rami del Parlamento al 38%. Con la Lega arriva ai numeri poco sopra elencati.
Il Partito Democratico, invece, in entrambi i rami del Parlamento si accuccia ben al di sotto della fatidica soglia del 35% in cui speravano, attestandosi al 33%!
Comparato al precedente risultato, quello dell’Ulivo del 2006, che riproponeva più o meno la solita formazione, appare lampante che l’effetto Veltroni si quantifica in uno scarso 1,7%.
Dal 31,3% prodiano di due anni fa al 33% veltroniano di oggi c’è però in mezzo la scomparsa dell’elettorato comunista. La Sinistra l’Arcobaleno, infatti, non eleggerà nè deputati nè senatori, per la prima volta nella storia repubblicana.
Il che significa che tra l’elettorato più “radicale” scontento ha prevalso la teoria del “voto utile” e la paura di vedere il Paese in mano a Berlusconi.
E’ perciò molto probabile che vi sia stato un certo travaso di voti dalla sinistra massimalista al PD di Veltroni.
Che si siano turati il naso o meno non ci interessa. Fatto sta che oggi Veltroni raggiunge quel misero 33% giusto grazie ai comunisti fuoriusciti dal bacino bertinottiano ed entrati in quello “riformista” di governo.
Tutto sommato, quindi, non sarebbe scorretto parlare di “tonfo” elettorale per Veltroni.
Boom invece della Lega.
La quale comunque viene favorita dal “voto utile”, nel senso che è si un voto di protesta, ma facilitato, alla Camera, dove il risultato è davvero sorprendente, dalla consapevolezza che un voto a Bossi non metteva in bilico la vittoria del Cavaliere. Al Senato, infatti, la quota leghista scende e il PdL dilaga.
Casini: beh, Casini richiederebbe un discorso a parte, ma per ora mi limito a guardare all’UDC con un sorriso.
Meno voti, meno seggi alla Camera, solo 3 seggi al Senato. Ininfluente sia alla Camera che al Senato.
No comment…perchè si commenta da solo.
Ricapitolando:
in Italia, ad oggi le forze moderate che guardano a destra sono ben oltre il 50%, sfiorando il 55%!
Un Paese, capirete, che non è per niente diviso in parti eguali, come invece era emerso dalle elezioni di soli due anni fa!
Berlusconi è ancora il “più amato” dagli italiani, nonostante tutto…il voto popolare gli condona in maniera tombale ogni gaffe, ogni questione “aperta” con giudici e istituzioni, e perfino il conflitto d’interessi.
Come si suol dire, ha in mano la “pancia del Paese”!
Carisma e qualità che invece non sono appannaggio di Veltroni, il grande sconfitto!
Anche per lui una cocente Waterloo: meno voti di Prodi, meno voti addirittura di Rutelli, meno deputati e meno senatori che in passato.
E quel 35% ben lontano dalla realtà.
Caro Walter…se vuoi ti aiutiamo tutti a preparare la valigia…l’Africa è sempre lì che ti aspetta, anche se non sa cosa l’attende…!
Che bellissima giornata!

fonte: DAW
Sono tante le cose che si possono dire e che vorrei poter commentare, come la disfatta dei comunisti, il trionfo del Cavaliere, l’exploit della Lega, la sconfitta del PD e quella di Veltroni, ma anche due paroline sull’UDC non possono mancare, sul bel(?) Casini che si dice soddisfatto ma che va a dormire con meno voti, meno deputati e solo due senatori rispetto a soli due anni fa, oppure tre o quattro parole si possono spendere anche per ragionare sulla mancata rimonta di Walter, sulle bugie dette in campagna elettorale, o pure su come il risultato del PD sia strettamente collegato alla debacle massimalista più che ad un qualsivoglia sfondamento al centro o a destra; poi ci sono i numeri di Napoli, del Lazio, della Liguria, di Lombardo e della Sicilia, dell Puglia, della Calabria, insomma, di un Senato che i giornalai davano o si auguravano in bilico



