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Sono andati a pescare la candidatura numero 11 nella lista del PdL nel Lazio per il Senato. Trattasi, praticamente, di qualcuno che non entrerà in Parlamento. Nemmeno nelle più rosee aspirazioni elettoralistiche.
Dunque resta da chiedersi perchè fare un’operazione di questo genere.
La risposta è semplice: mancanza di argomenti veramente nuovi da colmare con una bella smossa alle acque della campagna elettorale. Un tentativo d’inquinamento insomma, di intorpidimento della gara, per distrarre l’elettore.
Da qui, si capisce benissimo che dietro l’ostentazione di sorrisi sicuri circa un’improbabile rimonta, Veltroni celi addirittura la paura di un arretramento consistente, soprattutto dopo l’alleanza coi Radicali, che sta spingendo un sacco di voti cattolici e moderati lontani dal PD verso l’UDC di Casini.
Buttarla sulla deriva fascista del PdL serve a provare a riequilibrare le cose. I centristi del centrodestra potrebbero non gradire la deriva destroide della ex CdL e Veltroni, forse, si augura che certa parte di quell’elettorato torni o cominci a guardare con maggiore favore proprio il PD attanagliato tra laicisti mangipreti e giustizialisti che fanno tintinnare manette ad ogni piè sospinto.
Il candidato senatore in questione, per tornare al fatto di giornata, è l’imprenditore Ciarrapico Giuseppe. Conosciuto ormai però più per il suo essersi detto ancora fascista che per la sua storia politica e di editore.
Vai perciò a spulciare in rete e…scopri alcune cosette che ti fanno quantomeno sorridere.
Si viene perciò a sapere che il Nostro, non solo è un fascista “atipico” (chiamiamolo così…), ma perfino gradito a sinistra…e dal PD stesso, che tempo fa gli offrì, con gli onori del caso, di partecipare alla sua struttura politica. Lui accettò, scagliandosi anche contro il centrodestra. Era solo un anno fa. Un anno fa era “presentabile“. Oggi è diventato un impresentabile. Misteri del moralismo progressista.
Ma vabbè, andiamo avanti.
In realtà, mosso dalla mia vis polemica, giro a chiunque si soffermi su queste righe, una breve domanda: si può esser fascisti nell’Italia repubblicana e democratica di oggi?
Beh, la mia risposta è…assolutamente SI!
Non solo: mi piace questo Ciarrapico. Non è da tutti ammettere di non voler rinnegare il proprio passato. Il che non esclude l’accettazione delle regole del presente. Nè significa lavorare per un futuro che possa far risorgere i fasti del passato cui si ispira.
Per farla breve: qui si dovrebbe riaprire un’annosissima questione sulla differenza tra il fascismo inteso come movimento e il fascismo inteso come momento storico, in cui molti degli ideali prodotti dal movimento sono stati corrotti nella loro attuazione storico-politica.
Se dunque esser fedeli a principi-valori come Patria, Dio, Famiglia e loro sottoprincipi fa di chi vi crede un fascista allora lo sono anch’io.
Ma proprio non ci sto, allora, (come pure m’è capitato) a farmi appiccicare etichette del tutto immeritate circa un’adesione scontata anche ai crimini di cui si è macchiato il fascismo durante il ventennio.
No, non sono mai stato d’accordo con le pratiche violente con cui i Fasci imponevano la loro idea(?), nè sono mai stato d’accordo con l’approvazione delle leggi razziali.
Ecco perchè non capisco tutta questa boutade mediatica, Ma me la spiego nel modo di cui sopra: necessità di buttare la palla fuori dal campo da giuoco.
Tentativo peraltro inutile, perchè non basterà per far dimenticare le tante contraddizioni che vivono nella mini-Unione targata Veltroni. All’interno della quale, tra le tante cose, vi sono parecchi ex-comunisti che hanno preferito, per mancanza di coraggio, tradire a parole la loro Storia, portandola però avanti, con grande ipocrisia sotto gli occhi di tutti, nei fatti.
Ora…non so davvero cosa sia meglio.
Anzi, lo so: la coerenza. Anche in politica fa bene, ogni tanto.
E poi…credo sia molto più facile esser fascisti votati alla democrazia, piuttosto che comunisti con ambizioni riformistiche: a meno che non si recida col proprio passato, con la propria cultura. Infatti, non è successo. Al di là delle parole, i comunisti restano sempre comunisti!
Forza Ciarrapico!

Sono arrivati all’ultimo tuffo. O quasi.
Ma il programma ormai era già stato scritto. Da Veltroni e Di Pietro.
Emma ha solo dovuto ratificare. Mettere una firma in calce e via.
Ideali, valori, battaglie, cultura…tutto messo da parte.
L’importante non è mai stato il progetto. Ma la poltrona.
Tant’è che lo scontro tra le truppe pannellate e Veltroni è occorso non sui nodi politici del PD, bensì sul numero di candidature “blindate” pretese dai Radicali e non rispettate da Walter.
Di più: a domanda specifica, i vari Cappato o Pannella non fanno altro che rispondere che loro con quel programma non hanno niente a che vedere, anzi…lo vorrebbero parecchio diverso, molto più liberale, direi quasi liberista.
Come spiegare allora non solo l’apparentamente, ma anche e soprattutto lo scioglimento del partito Radicale in quello Democratico?! Hanno poco in comune, tranne una comune base laicista, che però Veltroni deve contemperare con la necessità di essere amico anche del mondo cattolico; hanno poco da spartire anche col giustizialista per eccellenza in Italia, quell’Antonio Di Pietro per cui tanto Walter si è speso.
Resta giusto il motivo d’interesse economico e di potere.
Pur di entrare in parlamento e raccattare qualche spicciolo dai rimborsi, i Radicali sono stati disposti a cedere su tutti i fronti alla loro Storia.
Una vergogna dietro l’altra.
Fino all’ultima perla di ieri made in Marco Giacinto Pannella: visto che è stato escluso (perchè a tutto c’è un limite e Pannella è ormai impresentabile anche per il buon Veltroni) dalle liste del PD, ha provato la carta Boselli, del partito Socialista, quallo con cui stava fino a ieri nella Rosa nel Pugno. Picche. Giustamente. Ma si capisce bene la disperazione di un uomo incapace di intendere e di volere. Che ha letteralmente distrutto i Radicali e la loro Storia.
Oggi sono gli zimbelli della politica italiana. Tutti (o quasi) li evitano. Creano più grane che altro.
Ecco perchè da quando sono entrati nel PD Veltroni non cresce più e anzi va a perdere nei sondaggi.
Ma non era meglio, caro Walter, correre davvero da solo?













































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