Veltrusconi.
Mai sentito dire? Impossibile.
Credo sia, ad oggi, il titolo più inflazionato che rimbalza dai giornali alle televisioni passando per ogni altra sorta di fonte d’informazione o comunicazione.
Starebbe ad indicare l’accattivante e disorientante somiglianza tra i due sfidanti leaders che il prossimo aprile schiereranno i loro PD e PdL in una battaglia elettorale diversa dal solito.
Toni più pacati, reciproca legittimazione dell’avversario, comune tentativo di battersi sul piano programmatico (a suon di slogan, ovvio) lasciando da parte gli “anti” del passato.
In tanti però si chiedono quali siano, in concreto, le differenze tra i due partiti: le ricette da proporre potranno anche essere diverse, ma finchè ambedue si limiteranno a riconoscere i soli problemi, continuerà a sembrarci tutto molto simile.
Così come molto simili appaiono pure i due contendenti la poltrona di primo ministro.
Veltroni e Berlusconi.
Entrambi sensibili all’immagine, dotati di un ego smisurato; entrambi accorti devoti della scienza della comunicazione. Curano nel dettaglio ogni cosa. L’abbiamo visto qualche giorno fa a Spello: Veltroni ha preparato la scenografia in maniera maniacale. Per darsi in pasto ai media e alle televisioni in particolare nel modo più aggraziato e accattivante possibile. Ha usato persino slogan molto simili a quelli che usò Berlusconi alla sua discesa in campo. “Discorso per l’Italia”, come “l’Italia è il paese che amo” del Cavaliere del ‘93. Il messaggio poi si fa in due parti: la sofferenza del passato e la speranza del futuro. Proprio lo stesso stratagemma comunicativo di Silvio. E poi, tutta una serie di promesse…impossibili. Parole, che nascondono il vuoto di contenuti, che producono illusione e aspettativa. Perchè dicono tutto e in fondo niente. Dicono questo, ma anche quest’altro.
Nei mesi scorsi abbiamo assistito alla sua “discesa in campo” “per salvare il Paese”. Trovate le differenze…se ci riuscite.
Oggi va persino ripetendeo che “bisogna tagliare le tasse”.
Veltrusconi. Appunto.

Ma il problema di Veltroni è proprio questo. Scimmiotta Berlusconi. Il Berlusconi di 14 e di 7 anni fa.
Per questo è vecchio.

Chi invece ha saputo trasformarsi e sorprendere rinnovandosi è stato proprio il Cavaliere.
Vedere per credere. La puntata di Porta a Porta di ieri sera è stata indicativa.
Toni pacati. Ascia di guerra ben sotterrata. Non parla dei giudici come di gente antropologicamente diversa. Non tira fuori l’arma dell’anticomunismo. Non azzarda più nemmeno la verve edonista che un tempo lo spingeva a promettere e promettendo l’impossibile creando imbarazzo tra gli alleati, che dovevano rincorrerlo.
Oggi è più pragmatico. Sognatore, si, ma meno di ieri. Ha esperienza. Ha capito cosa vuole e vuol sentirsi dire la gente.
Ha un programma. Che in parte riprende quello che presentò la CdL due anni fa. Ma non azzarda sogni che non si realizzeranno. Invece di dire “meno tasse per tutti” si limita a dire “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”: che è cosa ben diversa.
Ha persino paura di risedersi alla scrivania che il vispo Vespa gli ha fatto portare in studio. La stessa dove firmò “il contratto con gli italiani”. Ma il Cav non vuole ridare al paese quell’immagine. Perchè fa parte del passato. E lui intanto è cresciuto.
Non vende più sogni, non si spaccia più per superman, ma si tiene saldo coi piedi per terra, tra la gente.

Veltroni intanto mente sapendo di mentire, promette, sapendo che non potrà mantenere.
Un po’quello che imputavano a Berlusconi. Al vecchio Berlusconi.
Perchè ora, tra i due, a dispetto dell’età, il più giovane è proprio il Cavaliere.
Veltroni insegue, ma gli anni sbagliati (che furono), negli anni sbagliati (che sono).

Ecco perchè non c’è storia: il vecchio e il nuovo si capisce benissimo chi sono…