Possiamo parlare d’aborto, come pure di divorzio.
In entrambi i casi abbiamo assistito ad una trasformazione delle coscienze tale che da eccezioni all’interno contesto sociale sono stati prima elevati a legge dello Stato e infine interiorizzati e pubblicizzati come legge morale agli occhi delle nuove generazioni.
L’ottusità con cui si guarda esclusivamente agli aspetti di tutela egoistica dell’individuo è indicativa di un processo di degenerazione etica della collettività.
Non si vuol tener conto dei danni che da questo processo di assimilazione tra regola giuridica e regola morale scaturiscono.
Eppure assistiamo coi nostri stessi occhi alla continua destabilizzazione del tessuto sociale. Ma lasciamo che nelle nostre valutazioni prevalga l’istinto all’interesse personalissimo e il disinteresse per le conseguenze culturali di cui largamente siamo a conoscenza.

Per questo appoggerei più che volentieri, con forte convinzione, l’iniziativa di Giuliano Ferrara.
Il direttore del Foglio ha annunciato la sua discesa in campo, con una lista “pro life” (a favore della Vita) per sostenere anche in Parlamento la battaglia culturale contro l’aborto di cui si è già fatto portatore e portavoce tra la gente, attraverso le colonne del suo giornale, ma anche con la moratoria contro l’interruzione volontaria di gravidanza che vorrebbe proporre all’Onu oltre che all’opinione pubblica nazionale, come conseguenza diretta delle scelte dello stesso consesso internazionale a tutela della vita opponendosi alla pena di morte.

E’ veramente una battaglia. Ed è da combattere sinceramente sul piano culturale. Passando però necessariamente da quello giuridico, per dare il via ad una importantissima inversione di tendenza.

Oggi, la conseguenza più palese è la connaturata (nonchè subdolamente indotta) mancanza di responsabilità nelle scelte relative ai rapporti interpersonali!
Chi si avvicina al matrimonio lo fa partendo col principio che come andrà andrà tanto c’è la scappatoia nel divorzio.
E nelle relazioni intime è la stessa cosa: si fa sesso e non Amore, consapevoli non delle conseguenze cui si andrebbe incontro, bensì della possibilità che ad ogni modo un rimedio c’è e sta nell’aborto.
Si capisce che stando così le cose nessuno prende più seriamente niente. Nessuno si impegna più per niente. E i matrimoni falliscono a grappolo e le donne usano l’aborto per rimediare alle dimenticanze o alle stravaganze di una serata.

Leggi, dunque, magari giuste sotto certi profili e per quel tempo in cui sono state prodotte, ma che oggi vivono un momento di crisi dovuto al fatto che in troppi ormai le confondono quali leggi morali che in realtà non sono!
Per questo c’è bisogno di una nuova battaglia culturale che si esaurisca in una novazione di quelle regole in modo da restituire ad esse l’efficacia che oggi gli è stata sottratta dall’esser diventate oggetto di scontro ideologico più che rimanere disciplina del viver civile!

Non è una conquista di civiltà, tantomeno di libertà, la tutela del diritto all’aborto (perchè tale è ai nostri tempi!)!
Lo è invece la difesa della vita e l’educazione ad una libertà responsabile.
Uno Stato che non si pone il problema e si fa nichilista come i suoi cittadini è quanto di più deleterio si possa pensare!