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Partiamo da questo assunto: non esiste una legge elettorale perfetta. Altrimenti non se ne cambierebbe una ogni volta che ci si accorge che quella precedente non va più bene o non torna più comoda. Compreso il cosiddetto “porcellum”: non è perfetta. Ma neanche da buttare. E soprattutto non da imputare ad essa legge l’instabilità del governo Prodi.
Forse non tutti lo sanno, ma l’attuale legge elettorale ha garantito all’Unione di avere una discreta maggioranza di sicurezza alla Camera, seppure il professore avesse battuto il cavaliere per soli 24mila voti (roba che in Germania si sono accordati destra e sinistra nonostante un divario molto, ma molto più ampio dello 0,06%); non solo, ma ha anche garantito al sinistra-centro di ottenere la maggioranza perfino al Senato, per il quale invece aveva ricevuto centinaia di migliaia di voti in più il centrodestra dell’odiato Berlusconi. Poichè però non era possibile ribaltare del tutto il risultato elettorale è stato impossibile garantire a Prodi un numero di senatori superiore a quelli che realmente gli spettavano, compresivi del premio di maggioranza regionale (per come voluto dall’allora Pres. della Rep. Ciampi).

Già nello stesso mese di aprile del 2006, all’indomani delle elezioni e alla luce della palese instabilità numerica (oltre che quella presunta politica), il centrodestra propose un governo di larghe intese. Lo stesso per cui ieri venivano sbertucciati ed al quale oggi giustamente si oppongono.
Dico “giustamente si oppongono” perchè evidentemente Prodi e compagni erano convinti che si potesse governare anche con i numeri che gli aveva garantito questa tanto vituperata legge. Mai cambiata, peraltro, in oltre 18 mesi di legislatura!

Traiamo allora le dovute conclusioni.
Difficilmente una legge elettorale garantisce stabilità. Può forse rendere aritmeticamente le cose più semplici (se in senso maggioritari - ma anche meno aderenti alla realtà, perchè non conta più tanto il numero di voti singolarmente contati, bensì vale un meccanismo di calcolo astruso che assegna il “premio di maggioranza”), ma è inevitabile che sia soltanto un buon accordo politico l’unico viatico alla tenuta di un esecutivo e della maggioranza che lo sostiene!
In passato, e con ben altre leggi elettorali in vigore, sono caduti ben oltre 50 governi in 50 anni. E lo stesso governo Berlusconi, quello della maggioranza plebiscitaria in Parlamento, ha avuto grosse difficoltà a riformare il Paese, proprio a causa dei dissensi interni alla coalizione.

Dunque: da fastidio sentir dire che tutto ruota attorno ad una legge elettorale. Perchè sappiamo bene tutti che non è quella che garantisce al Paese la stabilità di cui un governo necessita per compiere la sua azione legislativa senza interruzioni.

Sarebbe meglio semmai sentir parlare di elezioni con la proposta di governi forti, decisi a spendersi fino all’ultimo per la risoluzione dei mali dell’Italia. Chi ci sta, bene, altrimenti ciao.
Invece no! Oggi va di moda il governicchio delle larghe intese. Che dovrebbe fare quello che in 50 anni nessuno ha avuto il coraggio di fare…perchè pur di stare al potere non ha voluto scontentare o far incazzare troppo nessuno.

Forza, allora! Elezioni! Governo coraggioso! E avanti con le Riforme!
Destra, sinistra…che importa?!
Certo, il centrosinistra ha dimostrato di saperci stare proprio poco al governo, ma dovesse rivincere mi augurerei lo facesse con serietà, mettendo da parte l’antiberlusconismo ed evitando la contrapposizione “noi buoni” “voi cattivi”.
Detto questo…spero che dalle urne esca stravincitore il centrodestra. Al quale auguro la maggior responsabilità possibile per rifondare veramente questo Paese allo sbando.
Se poi qualcuno, da sinistra, si sentirà abbastanza maturo e intelligente da appoggiare quelle riforme (ieri affossate e oggi tornate sulla bocca di tutti - leggasi modifiche alla Costituzione in senso federalista), beh…che lo faccia.

Se si andasse a votare in primavera, come in molti si augurano, il prode sedicente salvatore della Patria (e della sinistra) rischia di rimanere trombato due volte.
Una, come “uomo nuovo” della politica e leader del Partito Democratico, dato che in entrambe i casi si ritroverebbe schiacciato dalla sconfitta elettorale (probabilissima, se non proprio scontata).
L’altra, come sindaco di Roma, costretto a dimettersi entro e non oltre il 4 febbraio per potersi candidare alle prossime consultazioni nazionali come frontman del centrosinistra, in modo da non lasciare la Capitale sotto commissariamento. Il che però significa che sarebbe dalle urne, sempre di questa primavera, che dovrebbe uscire il nome del nuovo sindaco di Roma. E capite bene che se il clima rimanesse questo…beh…ci vorrebbe letteralmente un miracolo per tenere il fortino capitolino.

Insomma, la situazione è veramente difficile per il buon Walter. Che si profila all’orizzonte l’incubo di dover soffrire una doppia debacle, o meglio…una perdita drammatica di potere.

Ecco svelato ai più il vero “senso di responsabilità” del caro e viscido Veltroni.

Il festival dell’ipocrisia continua su DAW.

Per un semplicissimo motivo: come potrebbero stare insieme gli “affamatori del popolo” (leggasi centrodestra) e gli “illuminati salvatori della Patria” (leggasi centrosinistra) cui però sarebbe rinfacciato il tradimento d’essersi associati col nemico?

Dunque, se non per scherzo, di “pacificazione” proprio non possiamo parlare.
Basterebbe riascoltare o perlomeno ricordarsi delle dichiarazioni di voto dei deputati e dei senatori della settimana scorsa: riponevano la Fiducia al presidente Prodi per un solo motivo: evitare che il Paese tornasse nelle mani di Berlusconi, di cui è stato detto tutto il male possibile, fino addirittura a riproporsi di impegnarsi per il varo di leggi che gli avrebbero di fatto praticamente o impedito di fare politica o di continuare a fare l’imprenditore.

Se queste son le premesse, mi chiedo: perchè illudersi che vi siano davvero le possibilità che la politica agisca veramente nell’interesse della Nazione quando poi è più che evidente che elettoralmente parlando, qualunque tipo di avvicinamento tra sinistra e destra provocherebbe degli scossoni e delle fratture irrimediabili all’interno del popolo progressista/comunista che ancora vede come fossero appestati anche chi soltanto parla col Cavaliere o i suoi alleati (a meno che non si tratti di personaggi come Follini, che decide di dir male di Berlusconi e di mollarlo per passare col centrosinistra…quello non è un traditore, ma uno che si è reso conto che “la Ragione” stava dall’altra parte!…).

Mi sorprendo di come ancora vi sia qualcuno che spera in un governo di unità nazionale.
Ma chi lo vuole, soprattutto!?!?!?
Ah, si…dimenticavo che a volerlo più di tutti son quelli (compreso Casini) che sanno benissimo che ridando ora la parola agli elettori verrebbero travolti da una sconfitta che li spazzerebbe via come foglie sull’argine di un fiume in piena.

Veltroni e il suo PD su tutti.
Ve l’immaginate Walter? Sarebbe un fallimento senza precedenti e il sintomo di una stupidità imbarazzante: in sei mesi ha creato un partito che ha fatto sostanzialemente cadere il governo (amico) prima e che potrebbe andare a picco uscendo distrutto dalle urne.

Un motivo in più per andare a votare il prima possibile. Al bando ipocrisie ed illusioni da demagoghi!

Torna la sinistra di piazza. Che si era persa nelle sale di governo.

Curioso. Tornano al pacifismo proprio ora che c’è puzza di elezioni.

Cosa non si farebbe per mantenere la cadrega. Prima si vaneggi in campagna elettorale per arrivare a sedercisi. Poi la si difende anche se coerenza vorrebbe ci si alzasse. Infine, quando non ci sono più speranze di rimanervi per colpa d’altri, beh, si ritorna all’antico.

Chissà se anche stavolta troveranno il sostegno del popolo della Pace. O meglio: il popolo dei coglionati dai politici per la Pace.

Che intende dire Veltroni quando dai suoi pulpiti evoca la necessità di un governo di responsabilità in grado di varare le riforme più importanti nel giro di un anno? Ma, soprattutto…e poi? E poi che si fa? Che ne sarebbe di quel governo “salvatore della Patria”?
Lasciamo per un attimo da parte le considerazioni politiche e puntiamo dritti su quelle più squisitamente tecniche, di diritto.
E cominciamo da qui: questo 2008 si celebra il sessantesimo anniversario della Carta Fondamentale del nostro Paese. Molti si stanno spendendo in effusioni, anche un po’nostalgiche, nei confronti della Costituzione della Repubblica; in troppo pochi ancora la osservano con il dovuto occhio critico e si augurano un suo prossimo rinnovamento. Ma insomma, tutti ne parlano.
Si conviene, però, che quando si discute o ci si riempie la bocca di qualcosa, se ne conoscano al meglio i contenuti, altrimenti è inutile farlo. Capita, ovvio, che al bar ci si azzuffi convinti, ognuno per la sua parte, di poter affermare con sicurezza lapalissiana il sesso degli angeli. Ma sono e rimangono chiacchiere da bar, per le quali non sono richieste grandi conoscenze.
Cosa diversa e più trista è vedere chi guida o vorrebbe guidare le nostre istituzioni parlare a vanvera e senza criterio.
Terminando qui i giri di parole: proporre un governo “a progetto” è quanto di più incostituzionale possa pensarsi. Oppure è una (l’ennesima) presa per i fondelli. Demagogia allo stato puro.

Il perchè è presto detto: l’articolo 67 della suddetta Costituzione parla chiarissimo: i membri del Parlamento esercitano le loro funzioni SENZA vincolo di mandato.
Pensare quindi ad un esecutivo che nasca col preciso scopo di realizzare “a termine” alcune riforme e che poi si sciolga istantaneamente, equivale a porsi un vincolo di mandato e di conseguenza a porsi contro la Costituzione.
Per una soluzione del genere, logica vorrebbe, si sciogliessero le Camere e si indicessero elezioni non per la nomina di parlamentari, bensì di Costituenti che si dedicassero solo ed esclusivamente a quelle riforme. Ma sempre dalle elezioni bisognerebbe passare.

Poichè, però, nonostante tutto, confidiamo ancora in quel briciolo d’intelligenza rimasta nelle fragili cavità celebrali dei nostri politici, viene meglio credere che tutti ’sti gran bei discorsi sulla necessità di evitare che con le elezioni si precipiti il Paese negli abissi dell’ingovernabilità, celino in realtà soltanto la fame di potere che questa sinistra vorrebbe mantenere (leggasi le circa 600 nomine importantissime che di qui a breve andrebbero fatte proprio dal governo per enti più o meno decisivi della vita economica del Paese). Ve li immaginate voi un Fassino, un Rutelli, un Diliberto che tra un anno, e altri 12 mesi di buchi nell’acqua, si accomodano fuori dalle scatole alzando le chiappe dalle cadreghe parlamentari?
Andiamo…sappiamo di chi stiamo parlando! Di gente che nel ‘98, dopo aver visto e fatto cadere il primo governo Prodi, si sono inventati altri 4 governi privi di legittimazione popolare!!!!

Che ci vengano a chiedere di accettare una situazione simile (perchè così sarebbe) è veramente da sciocchi.
Per questo non bisogna cedere al canto di queste sirene, perchè come ogni sirena che si rispetti, porta solo a guai senza fine.

…senza (altre) parole…

…sarebbe meglio che certe persone non parlassero o che almeno evitassero di dire certe idiozie.
L’ultima l’ha sparata Max d’Alema. Con apprezzabile sprezzo del…ridicolo. Cito: “serve un governo per salvare l’Italia”.
Ora, la domanda che viene da porsi per prima è: ma non doveva essere già quello di Prodi, il governo che doveva salvare l’Italia? Con che razza di credibilità personale, prima ancora che politica, gli stessi che hanno palesemente FALLITO su tutta la linea (per l’ennesima volta, come dieci anni esatti fa) si presentano ancora alla gente proponendogli di accettare un nuovo esecutivo, composto dalle stesse facce di bronzo, destinato a fallire anch’esso nel giro di breve tempo?
Si parla di un famigerato “senso di responsabilità” come due anni fa si parlava di “serietà al governo” senza ben sapere di cosa effettivamente si trattasse.
Parole al vento, che calzano perfettamente nei discorsi di demagoghi senza pudore nè rispetto per le intelligenze altrui.
Va bene credersi “i migliori”, ma continuare a riempirsi la bocca di vanagloria dopo che la realtà gli ha sbattuto in faccia quanto in verità non lo siano, beh, ha del patologico.

Senso di responsabilità“…ma di che responsabilità parlano poi?!
Forse si riferiscono a quella che hanno mancato di avere in questi diciotto mesi di governicchio? Quella di cui si sono disinteressati durante questo anno e mezzo di indecisionismo paralizzante e imbarazzante?
Chissà, forse parlavano della responsabilità che hanno dimostrato di non possedere come qualità e valore aggiunto in tutti i conflitti sociali che hanno aperto, compreso quello che ha prodotto la frattura più grave nel Paese, diviso da questi mestieranti della politica in buoni e “berlusconiani”, di cui i primi sarebbero gli illuminati elettori progressisti e i secondi i peones pecoroni del “nano di Arcore”?

“Senso di responsabilità”…lo scoprono oggi. Dopo che hanno mentito sapendo di mentire spudoratamente sulla reale situazione del “sistema Italia” prima delle elezioni e successivamente alla “presa” delle istituzioni pur alla luce del pareggio-sconfitta dell’aprile 2006! Lo scoprono oggi, quando fino a ieri ne avevano fatto benissimo a meno!

Ridicoli. Peggio: volgari.

Ecco…per senso di responsabilità, sarebbe meglio se si tornasse alle urne!
Non c’è altra soluzione possibile.
La riforma della legge elettorale, di questa legge elettorale, è solo una scusa: il tanto vituperato “porcellum” ha in realtà permesso a Prodi di conquistare il Senato, sebbene l’Unione avesse per la Camera Alta della Repubblica Italiana centinaia di migliaia di voti in meno della CdL. La vera “anomalia” ha semmai da trovarsi nella imprevedibilità che suscitò il risultato elettorale, con la rimonta straordinaria del Cavaliere e la relativa perdita di appeal dell’armata brancaleonesca del professore. Che oggi non a caso paga dazio. Alla Storia, prima di tutto!

Smettiamola con le ipocrisie. Anche perchè nessuno è disposto a turarsi il naso di nuovo o a sopportare un repeat del quinquennio ‘96 - 2001 in cui, con formidabile dimostrazione di attaccamento alla poltrona, si succedettero ben quattro (dico 4) governicchi di centrosinistra.

“La serietà al governo”…non stava di casa.
Per senso di responsabilità si segua l’unica strada che ridarebbe un minimo di dignità a questa politica deludente e seriamente compromessa di fronte all’elettorato: al voto!

Capiamo le paure di una sinistra a pezzi che rischia di andare in frantumi a causa di una sconfitta più che devastante, ma per le loro IRRESPONSABILITA’ non può rimetterci tutta l’Italia.

Non importa per mano di chi, non importa come. Il governo Prodi è caduto. Gaudium Magnum! Ma col novello e un po’improvvisato Sansone son caduti o cadranno tutti i filistei del centrosinistra. A partire da quel PD tanto voluto quanto rivelatosi deleterio. E chissà se c’è già qualche rimpianto tra i suoi fondatori. Avessero dato retta a qualunque persona con un minimo di sale in zucca avrebbero capito subito che, presto o tardi, avere due attori protagonisti nello stesso teatrino avrebbe portato a una crisi piuttosto che trasformarsi nel propulsore dell’azione politica in senso progressista.
E’ andata com’è andata. Chi è causa del suo mal pianga sè stesso. E poichè di male ne è stato fatto tanto, assisteremo a un’alluvione di lacrime…da coccodrillo!

Il problema dell’Unione? C’è l’imbarazzo della scelta.
Coalizione sgangherata, alleanze degne della peggior bruttacopia dell’armata Brancaleone, un meltingpot ideologico culturale che era inevitabile impazzisse. Ma come dimenticare la presunzione con cui i partiti del centrosinistra si presentavano come gli unici in grado di salvare l’Italia. Senza scordare, ovviamente, l’odio contro Berlusconi che li ha praticamente accecati così da impedirgli di constatare la reale realtà (scusate il bizzarro giuoco di parole).
Arriviamo così al punto: come dice il prof Ricolfi (stimato professore all’Università di Torino, sociologo, nonchè uomo dalle ispirazioni dichiaratamente progressiste) in un intervista di oggi pubblicata sul Corsera, l’errore più grave commesso da Prodi e i suoi sostenitori, fu sicuramente quello di usare la menzogna come scorciatoia per la riconquista del potere.

Fu l’errata analisi del “sistema Italia” che ha portato a questa crisi di governo. Nient’altro. Partendo da presupposti sbagliati (perchè non capiti o perchè volontariamente non compresi) non sono state affrontate le vere necessità del Paese, bensì tutto è stato compiuto tenendo conto più delle esigenze elettoralistiche e partitiche che delle concrete falle di cui il cittadino comune chiedeva soddisfazione.

Prodi è caduto, insomma, perchè le bugie hanno le gambe corte e perchè l’acredine verso l’avversario politico non può bastare nemanco per tirare a campare al governo. Puntare tutto sulle spaccature sociali credendo che tutto sarebbe stato giustificato per paura del ritorno del Cavaliere ha prodotto disastri. Ma anche una certezza.

Domani, possiamo sperare in qualcosa di buono.
Lo dico mentre in molti già pensano che tanto non cambierà niente, chè destra e sinistra sono in fondo la stessa cosa.
Può darsi; come può darsi che da questa iattura di una politica resasi antipatica non tanto per gli sprechi e i privilegi quanto perchè sprechi e privilegi non sono giustificati da un’efficace azione di governo, qualcosa di buono si sia pure imparato!
A partire dall’idea che è inutile vincere le elezioni con l’inganno (non nelle promesse, che di quelle ormai sappiamo quanto possiamo fidarci, ma proprio nelle analisi della situazione contingente) per poi ritrovarsi dopo poco a piangere sul latte versato, con sondaggi impietosi e la gente che per strada non chiede altro che la testa degli ipocriti incoerenti da cui sono stati beffati e traditi.

Al contrario: oggi sappiamo tutti quello che c’è da fare per risollevare le sorti del nostro Paese. Sappiamo di quali politiche abbiamo bisogno e quali sono i “mali” da affrontare per primi in una scala di priorità che va dagli interessi economici a quelli culturali passando per le questioni civili.
Chiunque uscirà vittorioso dalle prossime elezioni, quindi, se non è un idiota con tanto di certificato medico, difficilmente potrà sbagliare.
Non dico che il prossimo esecutivo con la sua maggioranza parlamentare sarà in grado di trasformare l’Italia nel Bengodi! Ma almeno avrà l’occasione di recuperare il credito di fiducia che i cittadini hanno investito nella politica e che quest’ultima s’è praticamente sputtanato nello stallo indecisionista degli ultimi anni (compresi quelli del precedente governo di centrodestra).

L’altra “cosa buona” che possiamo scorgere in tutto questo monnezzaio sta innanzitutto nel fatto che ormai abbiamo capito tutti, o quasi, che la sinistra è inadatta a stare al governo; ma poi, anche nel fatto che, ed è di tutta evidenza ora come ora, quando si parlava di Prodi come “il meno peggio” ci si sbagliava di grosso…perchè si è dimostrato il “molto peggio”.
Piacendo o non piacendo il centrodestra si era almeno dimostrato coeso sotto il profilo istituzionale sotto la guida di Berlusconi e di riforme, piacendo o non piacendo anch’esse, ne aveva fatte.
Fin’oggi invece siamo stati tutti ostaggio dei ricatti e delle ripicche dei piccoli partiti della maggioranza verso i più grandi e dei secondi verso i primi.

Per questo voglio essere ottimista e mi auguro che a nessuno venga in mente di legare ancora per molto il paese a lacci e lacciuoli che lo tengano fermo in attesa di una legge elettorale sulla quale non è stato trovato un accordo e che non sono stati in grado di cambiare in due anni (a dispetto delle roboanti dichiarazioni pre-elettorali) e che, peraltro, aveva garantito a Prodi, si…proprio a lui, di andare al governo nonostante la palese sconfitta (politica e matematica) alle urne nell’aprile 2006.

Domani è un altro giorno…speriamo! E speriamo che il centrodestra lo sappia sfruttare. Non con la presunzione di avere la ricetta della felicità di prodiana memoria, ma semplicemente con la convinzione che solo con unità e responsabilità si possono davvero cambiare le cose.

Non c’è tempo per altri giri sulla giostra della politica italiana. La parola torni a Noi elettori. Quella dell’aprile 2006 è stata una “vittoria mutilata”, che ci siamo visti scippare per 25000 voti chissà come racimolati, e che va assolutamente e senza indugi “vendicata”. E’ tempo di tornare alle urne per sancire dunque che il pareggio elettorale di due anni fa era già in realtà più una sconfitta di Prodi e del suo rissoso e sleale centrosinistra, oltre che una vittoria del Berlusconi vituperato e fatto oggetto di offese per cinque lunghi anni, ma che alla fine aveva dalla sua l’appoggio di tantissima gente dimenticata dai benpensanti giornalisti e statistici progressisti.
Si deve tornare a votare, votare subito, perchè è impossibile immaginare un governo tecnico che tradisca la reale volontà della gente, che è quella di potersi esprimere di nuovo piuttosto che assistere per l’ennesima volta passivamente alle guerre sotterranee tra partiti e ai giochi politici che nulla cambiano sul piano sostanziale per le “persone comuni”.
S’ha da tornare al voto il prima possibile, poi, perchè non si può dare la possibilità a questo centrosinistra di dare un’immagine contraffatta del loro “stato di famiglia”, che disastroso era e disastroso è rimasto.
Non si può aspettare altro tempo, perchè quel tempo è solo una scusa da dare a Veltroni e compagni per dissociarsi dall’operato del governo appena abbattuto, ma che fino a ieri sera era stato, almeno formalmente, appoggiato.
Al voto! Al voto! …perchè non si diano altre occasioni a comunisti e progressisti di scannarsi tra di loro per decidere chi tra loro è più bravo e capace a salvare l’Italia. (Nessuno…vi rispondiamo noi subito…)

Abbiamo aspettato seduti sulla riva del fiume che il cadavere (politico) di Prodi e dell’Unione passasse portato dalla corrente. Adesso è giunta l’ora di voltare pagina e di farlo in fretta.

Votiamo al più presto, senza giri di parole, perchè si possano sconfiggere quelli che si sentivano degli dei e che hanno attaccato personalmente i loro avversari politici e che sono invece rimasti con le pive nel sacco e una spaccatura fortissima nella società!
Basti pensare ai disastri ideologici che questo centrosinistra ha provocato. Ascoltare le dichiarazioni di voto dei capigruppo alla Camera e al Senato di comunisti e sedicenti riformisti democratici, è stata una tortura. A parte il “tutti contro tutti” cui abbiamo assistito, anche un po’divertiti, era inquietante sentirli tutti rivolgersi al paese che li ascoltava in diretta mentre puntavano con la stessa protervia di sempre l’indice inquisitore e minaccioso contro il solito spauracchio: Silvio Berlusconi!
Perfino un’acqua cheta come il Professore, in realtà personaggio diabolico e subdolo della politica italiana, si è lasciato andare a confidenze imbarazzanti…imbarazzanti per chiunque creda nella moderazione e nella civiltà dei confronti tra idee diverse.
Le ultime parole del Professore assomigliano alle reazioni isteriche degli animali feriti: “Non posso pensare all’idea che possa tornare Berlusconi: bisogna fare di tutto per evitarlo. Di tutto”.

Di fronte a tanta stupidità non c’è spazio per i tentativi (che peraltro sappiamo già quanto sarebbero inutili) di riconciliazione politica all’interno dei palazzi, là dove dominano la superbia e l’ignavia e l’interesse partitico.

Si torni al voto, non diamo “le perle ai porci”: l’Italia non può più stare ad aspettare che abbia fine la notte dei lunghi coltelli avviata da Veltroni e continuata da Prodi.
La gente ha bisogno di fatti, di concretezza! Altro che legge elettorale.

Al voto! al voto!

Ma che li votano a fare ancora se sanno che poi più di un paio d’anni non durano?

Fu così nel biennio ‘96-’98 ed è stato lo stesso anche stavolta dal 2006 al 2008.

Suvvia, prendiamo atto e non perduriamo a passare da “coglioni”!

E’ evidente che a sinistra c’è un deficit di capacità governativa! Anche se andrebbe fatta una piccola puntualizzazione: nessuno come i comunisti è in grado di diffondersi capillarmente sul territorio; nessuno come i comunisti è in grado di militarizzare iscritti e simpatizzanti; nessuno come i comunisti è in grado di irretire enti e associazioni a livello locale. Ma quando poi si parla di governo nazionale, ’sta gente non riuscirebbe a cavare un ragno da un buco! Troppe le divisioni all’interno delle coalizioni raccattate che costruiscono con un solo scopo: provare a conquistare sempre più potere. Da lassù, effettivamente, anche a starci poco su quelle sedie, si riesce a far molto e di molto più importante.

Poi però arriva il momento della verità e il sipario, puntualmente, si alza, mostrando a tutti l’inattitudine alla gestione della res publica.

Oggi, come ieri, è stato Prodi a lanciare il segnale più forte in questo senso. Ma in passato anche i vari d’Alema, Amato e Dini erano stati validi esempi di come tutto questo si potesse evitare.

Vabbè…speriamo per il futuro. Perchè se sbagliare è umano, beh, perseverare è diabolico!

Non c’è onore nell’ennesima caduta del Professore da palazzo Chigi.
Tutt’altro. C’è semmai l’evidenza di un atteggiamento borioso e di un intendimento della politica come “cosa propria” da utilizzare per godere di sempre maggior potere.

Ora è finita, però!
Il Senato, com’era stato ampiamente previsto, ha sancito la conclusione di questa grottesca esperienza di governo di questo centrosinistra. Nessuna fiducia a Prodi, nessuna all’esecutivo!

Tutti a casa…

Ma ancora, per i modi, dico, sarà meglio “aspettare e vedere”.

Diretta e aggiornamenti ancora su DAW!

Basta ascoltare le deliranti dichiarazioni di voto degli esponenti del centrosinistra: per loro tutto va alla grande e comunque, il problema principale è Berlusconi, additato addirittura e nuovamente come pericolo unico per il futuro del Paese nel caso in cui si dovesse andare a elezioni anticipate.
Ritorna la solita, UNICA, VERA, violenta motivazione di sostegno alle scelerate politiche di questo governo. Le stesse che hanno portato in campagna elettorale giusto un anno e mezzo fa.

Mi sembra chiaro dunque: siamo in clima decisamente pre-elettorale.
Si capisce subito: Diliberto che chiede a gran voce di approvare le leggi liberticide come quelle sul conflitto d’interessi e sulla riforma del sistema radio-televisivo atte a togliere con un colpo di mano a Berlusconi il diritto di presentarsi agli elettori come il leader del partito di maggioranza nel Paese, ne è un preciso segnale.

La paura fa novanta insomma!

Per una diretta avvincente, vi reindirizzo sul blog di DAW

Mastella annuncia l’uscita dell’Udeur dalla maggioranza e invita Prodi a prendere atto del fatto che, dopo quella popolare, gli manca pure la fiducia parlamentare.

Si rassegni, il Professore, e, di grazia, rassegni anche le dimissioni, si faccia da parte e dia all’Italia la possibilità di tornare a respirare!

Certo, in un paese dove davvero si voleva portare la serietà al governo, il primo atto di responsabilità sarebbe stato quello di evitare tutto questo già da principio, il giorno dopo le elezioni, strapareggiate dagli schieramenti, ma dopo le quali, a sinistra, si è preferito intestardirsi come bambini cui era stato restituito il giocattolo e non si è voluto guardare in faccia la realtà. Già allora si sarebbe dovuto o tornare alle urne o comunque imbastire una maggioranza bipartisan che si occupasse delle riforme “di prima necessità” e poi togliesse il disturbo ridando la parola agli elettori, evidentemente con ancora le idee non troppo chiare in testa.

Ovviamente, anche più avanti nel tempo non sono mancate le occasioni per avviarsi su un percorso di reale serietà e umiltà politica, ma abbiamo assistito ad un continuo sabotaggio del sistema politico nonchè del sistema paese.
Oggi siamo praticamente più in là della frutta: decisamente al caffè, volendo proseguire nella metafora.

Le uniche responsabilità di cui oggi abbiamo dimostrazione lampante sono quelle che si possono addebitare addosso a coloro che si sono resi partecipi di questo disastro.
Inutile ed inutilmente spietato sarebbe affondare il dito, anzi…le dita, nelle piaghe lasciate sugli italiani da questo governo.
Basterà, per ora, guardare le cose come stanno: politicamente abbiamo assistito quasi inebetiti ad una serie di ripicche e ricatti partitici che hanno portato allo stallo istituzionale più totale, accompagnato, nelle poche azioni di governo, da misure superficiali e inadeguate alle esigenze di cambiamento del Paese.

Finalmente, da domani, non basteranno più i senatori a vita per graziare Prodi e la sua armata Brancaleone.
Capolinea Romano!

Speriamo…
…tocca dirlo, perchè quando si ha a che fare con ipocriti demagoghi con la faccia più simile al deretano che ad altro, ci si può aspettare di tutto…perfino che rimangano incollati alle loro poltrone con qualche escamotage di quelli che fanno incazzare la gente comune per la sua incomprensibilità.
Logica e serietà vorrebbero si corresse alle urne, ma sappiamo bene che è prerogativa del Capo dello Stato, nello specifico Napolitano, sciogliere le Camere e indire nuove elezioni una volta abbia preso atto dell’irreversibilità della crisi, ed è lecito anche qui usare piede di piombo…con questi al potere c’è sempre un motivo per stupirsi…e poi rabbrividire!

Mettiamola così: spero per i magistrati inquirenti di Napoli che abbiano in mano qualcosa in più di un’intercettazione telefonica come quella pubblicata su L’Espresso nel dicembre dello scorso anno tra Berlusconi e l’ex numero uno di RaiFiction Agostino Saccà.

A risentirla chiunque, anche il più imbecille, si renderebbe conto che non esiste alcun tentativo di corruzione.
Leggasi il brogliaccio e in particolare il passaggio su ciò che “riguarda la Calabria”, da intendersi come l’impresa di produzione tirata su proprio da Saccà. Ebbene, alzi la mano a chi è sembrato che la richiesta di “ricevimento” di due fanciulle siano messe in relazione con la promessa di aiuto da parte di Berlusconi a risolvere una situazione che altri, non meglio definiti, hanno gestito male dall’inizio?!

Via…son cazzate.
Non c’è da esser dottori in giurisprudenza per capirlo!!!
Va bene, facciamo pure i verginelli e stropicciamoci gli occhi e le orecchie, per dirla col Cav; vadano anche i moralismi sul malcostume tutto italiano delle raccomandazioni; ma per carità, intelligenza vuole che si rigettino le ipotesi di reato su cui il pm napoletano Vincenzo Piscitelli ha fondato la sua richiesta, accolta, di rinvio a giudizio del Presidente di Forza Italia.

Corruzione…bah!

Intanto Napoli affoga nella monnezza ed è nelle mani della Camorra, dilaniata da particolarismi politici e asfissiata dalle beghe partitiche.
Per quello però nessun magistrato ha tempo!

Una cosa è certa: sicuramente non rimpiangeremo l’ex ministro della giustizia.
In questi giorni in troppi si sono spesi ipocritamente in complimenti di maniera sull’operato del Guardasigilli, ma qualcuno ha mai valutato il fatto che in diciotto mesi di direzione del suo dicastero Mastella non ha fatto assolutamente NIENTE?!

Salvo l’odiatissimo indulto ha continuato a galleggiare nel limbo dell’indecisionismo. Peggio: pur di compiacere la magistratura è stato disposto a cancellare l’unica riforma possibile della giustizia, approvata dal precedente governo, quello che ammoniva sui pericoli dell’abuso fatto da pm e giudici dei principi su cui si fonda costituzionalmente la separazione dei poteri, autonomia e indipendenza, cui è stata data un’interpretazione che, mai contrastata, ha comportato un vero e proprio squilibrio tra i poteri stessi.

E dopo un anno e mezzo Mastella se ne va. Si dimette.
Perchè sotto attacco della magistratura politicizzata, dice lui.
Ma noi avremmo accolto la sua rinuncia all’incarico di ministro anche per altri demeriti…

“Insegnare ai giovani è una grande responsabilità, che richiede di prescindere in ogni momento dalle proprie convinzioni religiose e ideologiche”.

Firmato, Giancarlo Rocco; direttore del dipartimento di Fisica a La Sapienza nonchè uno dei firmatari dell’appello contro la presenza di Papa Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo romano.

Anche per il rettore Guarini sono comunque “inaccettabili veti ideologici”, soprattutto quando vengono “da persone di scienza ed educatori”. Ha proseguito, quindi, il Magnifico, sostenendo che “non sono accettabili veti ideologici di nessuna natura e tutti devono avere spazio e rispetto, quali che siano le loro opinioni”.

Secondo Veltroni, sindaco di Roma e capo del Partito Democratico, “in questi giorni abbiamo avuto meno libertà”.

Mussi, ministro dell’Università ha richiamato la necessità di un’università “libera, tollerante e aperta”.

Ora, per quanto possa risultare quasi naturale la difesa del corpo docenti da parte del “direttore” dell’istituto, non capisco perchè, in totale coerenza con le posizioni assunte circa le proteste contro Ratzinger, non si possa chiedere a quei 67 professori che hanno dato il “la” a tutte le successive manifestazioni di intolleranza e di razzismo ideologico, di presentare le dovute dimissioni!
Dovute per il fatto che con la loro missiva, con quel documento di protesta, quei sedicenti educatori intellettuali hanno dimostrato la loro incompatibilità coi loro incarichi; perchè hanno tradito la missione stessa dell’insegnamento, che peraltro fingono di non conoscere solo quando fa comodo loro, ma che in realtà, come dimostra la citazione poco più sopra, hanno ben chiara nella loro mente.

L’Università non può, non deve accettare che al suo interno si covino le serpi dell’ideologia e dell’intolleranza; che purtroppo non si annidano solo nei giovani cuori di studenti rapiti dagli entusiasmi connaturati all’età, bensì proprio negli animi di coloro che dovrebbero mantener fede ai principi di libertà e tolleranza, stelle polari per qualunque docente!

Cacciamo gli integralisti dalle nostre fucine di cultura!

E fu così che anche a sinistra si accorsero di quanto sia fastidiosa la giustizia ad orologeria. Se di questa possiamo parlare…

Certamente, infatti, c’è qualche dubbio sul fatto che si tratti effettivamente di uno di quei pruriginosi casi di accanimento giudiziario per fini politici, ma questo purtroppo è il retaggio di quel continuo “al lupo al lupo” cui nessuno ha mai voluto credere quando a gridarlo era Berlusconi.
Oggi, ciò che ieri non valeva per il Cavaliere (Nero, secondo i Rossi) torna comodo, anzi comodissimo. E Mastella ne approfitta , dall’alto del suo scranno ministeriale, per provare a fugare da sè, dalla sua famiglia e dal suo partito, l’ombra del più classico dei malcostumi politici: la corruzione.

A far specie comunque, almeno ai miei occhi, non è tanto questo tentativo di mescolare le carte e far passare il bianco per nero (chè una possibilità di fare il furbetto non la si nega a nessuno…), quanto piuttosto l’atteggiamento che da Guardasigilli l’Uomo di Ceppaloni ha tenuto nei confronti della magistratura.
Insomma, lui doveva essere il deputato, in senso stretto e in senso lato, a ricucire gli strappi che dagli anni novanta prima, con manipulite, e col ‘94 poi, con la “discesa in campo” di Silvio da Arcore, si erano aperti tra politica e giudici&pm, e oggi si ritrova invece sulla barricata più calda ed agguerrita col cerino in mano, come si suol dire.
Mettetela come vi pare: che stia difendendo la “casta” o meno la situazione s’è fatta grave!
Basti pensare che nemmeno l’ex ministro Castelli era arrivato a tanto!

Interessa veramente poco il motivo per cui finalmente tutti insieme applaudono contro la magistratura (perchè non riesco a spiegarmi in altra maniera la univoca solidarietà espressa nei confronti di Mastella da tutto il Parlamento, giustizialisti e garantisti uno accanto all’altro)! E’ decisamente più importante notare come tutto d’un tratto si è aperto per tutti il sipario sul mondo della giustizia in Italia. Oggi come ieri, è evidente, c’è un interesse particolare ad innescare le sonnacchiose menti del legislatore, ma cosa vogliamo farci?! …siamo pur sempre italiani!
Il fine ultimo in questo momento è: risolvere i mali del nostro Paese, sradicando definitivamente quelli che sono i cancri più mortiferi per la nostra società.
L’amministrazione della giustizia è un problemone da superare! Immediatamente anche!
A questo punto però si rendono necessarie alcune considerazioni.
Innanzitutto, viene da incazzarsi per il fatto che per anni abbiamo sentito parlare di “repubblica delle banane” e di golpe antidemocratico quando a declamare l’urgenza di una riforma del sistema giudiziario era il centrodestra mentre oggi è suonata la sveglia vicino l’orecchio dei detrattori di quella proposta.
In secondo luogo, fa però sorridere l’idea che oggi si sia raggiunto il picco massimo della mortificazione di un elettorato: quello dei “coglioni” italiani per eccellenza! quelli che si vantavano d’esser equiparati agli ammenicoli maschili professandosi di sinistra, che ora sono costretti a sentire dalla viva voce dei loro salvatori della patria le stesse identiche parole, solo più livorose, che un tempo detestavano perchè pronunciate dall’odiato Cavaliere Nero!

Non c’è che dire: pensando a Prodi e ai suoi accoliti viene assolutamente in mente l’immagine di una classe politica seria e niente affato fuori dal tempo! Non fosse che da quando il centrosinistra si è insediato al governo del Paese non solo non ne ha imbroccata una che sia una, ma si è sempre speso nel dimostrare e confermare l’ipocrisia e la falsità con cui si presentarono, con le loro belle facce di tolla, agli elettori un anno e mezzo fa!

Detto questo, che può sembrare una parentesi ma rientra pienamente nella logica del discorso, è necessario sottolineare e far notare come chi ieri si professava baluardo di questa magistratura, che si è nel corso del tempo sempre più dimostrata ciò che in realtà è, cioè una casta e una baronia, oggi è costretto a fare un passo indietro.
Ora, al di là delle contrapposizioni ideologiche, cui comunque va imputato tutto questo deprimente quadretto, si rende assolutamente necessario provvedere a ristabilire la pace tra le due istituzioni più importanti per la nostra democrazia.
Parlamento e giustizia non possono continuare a farsi la guerra!

Ma cresce lo sconforto nel constatare come in realtà il vero problema è che nessuno avrà, come non ha avuto, mai il coraggio di andare fino in fondo.
E per “fino in fondo” intendo dire riportare la magistratura sotto il controllo, ovviamente non totale nè totalizzante, della politica!
E’ ridicolo che “il capo” si faccia mettere le pive nel sacco dai suoi “sottoposti”.
Se il ministro della giustizia non ha alcun potere nei confronti di coloro che l’amministrano, ditemi voi che razza di supervisore è?! a che serve soprattutto?!

E ancora una volta si arriva ad un punto esclamativo bello deciso: l’antifascismo ha rovinato e continua a rovinare il nostro Paese legandolo con lacci e lacciuoli ad un passato che non esiste più!

Scusate se mi sono dilungato, ma c’è da dirlo una volta per tutte: la magistratura non può più godere di tutta questa indipendenza…semplicemente perchè ne fa un cattivo (ab)uso!

Le paure dei tempi che furono si stanno letteralmente ritorcendo contro il nostro presente col rischio che sia così anche per il nostro futuro.

Sarà improbabile, comunque, che questo governo tiri fuori le palle proprio contro gli amici di sempre, i magistrati (che sempre tornano utili…nonostante tutto e nonostante a volte feriscano qualcuno col fuoco amico), perciò non ci resta che sperare in un cambio radicale per il nostro Paese: non solo politico, ma anche di coscienza civile!

Ne va della nostra integrità democratica. Che oggi è invece palesemente a rischio!

Cambiamo la Costituzione!

Al di là di tutto sarebbe bene chiedersi cosa ci siamo persi.
Non farò appello a Voltaire, ma semplicemente all’intelligenza delle persone e alla superiorità delle ragioni della tolleranza su qualunque tipo di intransigenza ideologica!
Ecco perchè, dopo la sbornia rabbiosa di ieri nel commentare le vicende delle stupidità italiane, e abbandonati i sofismi e le astrazioni, mi viene da pensare piuttosto all’unica cosa concreta degna di nota: abbiamo indubbiamente assistito ad una sconfitta, anzi, ad una debacle culturale del nostro Paese! Ma senza voler scadere nell’agone sterile dei contrasti politici, sarebbe bene soffermare la mente non tanto su ciò che abbiamo tutti sotto gli occhi, ma su ciò che non potremo vedere.
Certo, ne leggeremo sui giornali e potremo lanciarci quasi egualmente a voli pindarici di commento che andranno dalle posizioni più laiciste a quelle più conservatrici del “verbo” papale, ma ci sarà stato comunque impedito di assistere dal vivo ad un sano e pacato confronto di idee, che altro non sarebbe stato se non l’espressione della massima dignità della cultura e del desiderio dell’Uomo di nutrire la sua curiosità con le parole e le argomentazioni di chi la pensa diversamente o semplicemente di colui nel quale si riconosce una dote superiore, che lo pone al di là delle mediocrità cui siamo abituati.
Contestare il Papa, questo Papa, processandolo in piazza senza nemmeno porsi nell’umile condizione di ascoltare ciò che poteva avere da dire, è solo la dimostrazione di quanto in realtà si debba sempre lottare, direi quotidianamente, contro il rischio di abbrutimento delle coscienze e del pensiero umano! Che può infettare chiunque…perfino quelle persone cui (in teoria) è affidato l’arduo compito di insegnare non tanto o non solo una materia scolastica, quanto piuttosto educare le menti degli studenti al ragionamento.
Ieri invece, e con quella lettera dei “67″ professori contro l’invito del Rettore rivolto a Benedetto XVI, si è compiuto l’esatto contrario.
E se il modello culturale cui dovrebbero fare riferimento le generazioni del futuro è questo, intollerante e illiberale, avremo giovani che diverranno uomini privi di coscienza, perchè privi della capacità di rendersi disponibili alla conoscenza!

Insomma…sarebbe stato quantomeno interessante ascoltare cosa poteva avere da dire il “dottor” Ratzinger e sarebbe stata una bella pagina di democrazia se avessimo potuto farlo laici e credenti uno seduto accanto all’altro.
Non è stato possibile…e sappiamo le responsabilità su chi ricadono!
Mi auguro solo che si possa cogliere un insegnamento da un dramma intellettuale di questa portata: rifuggire le occasioni prossime di idiozia e demenza ideologica.

E a questo punto voglio spendere l’unica parentesi politica di questo “post”: ahinoi…l’onda lunga del ‘68 non si è ancora esaurita! La butto qui, senza dilungarmici troppo…perchè chi ha orecchie per intendere ha già inteso…e chi vorrà potrà commentare e aprire un ulteriore dibattito. Perchè qui, su questo blog, si è disposti al confronto…

Qualche netturbino dovrebbe passare a Roma, oltre che per le vie di Napoli.
All’università fondata da Papa Bonifacio sono stati segnalati diversi cumuli di “merda rossa” fuoriuscita da teste bacate dall’intolleranza, dal laicismo anticlericalista e dal cinico comunismo nichilista predicato dal ‘68 in poi!

Si invii per piacere qualche spazzino anche nei pressi dei Palazzi della Politica, laddove risiedono e straparlano anche coloro che hanno per anni e anni nutrito le orde barbariche di giovani figli della cultura sessantottina, dai quali però oggi vogliono pretestuosamente prendere le distanze!

Siamo un Paese culturalmente alla frutta!
Non mi viene altro da dire nè da pensare di fronte alla stupidità di cui addirittura si fregiano quei quattro gatti rumorosamente intolleranti che si fanno chiamare “prof” in un’Università traboccante di idioti matricolati (nel senso stretto, di studenti, più dediti però all’uso della cannabis che dei libri!).

Non è purtroppo la prima volta che un manipolo di sedicenti intellettuali fa breccia nei cuori di intransigenti ideologicizzati mascherati da un velo del rosso più disgustoso di cui la Storia si sia mai macchiata, quello comunista. Che fa troppo spesso rima con “laicista” e più che mai con “fascista”. Si, può sembrare un paradosso, ma datemi un’altra definizione di colui che detesta il pensiero dissenziente, di colui che intimidisce l’avversario dialettico al solo scopo di impedirgli di professare le proprie idee, di colui che si intestardisce su deludenti ed illogici presunti pretesti pur di attaccare chiunque sia portatore di una cultura differente da quella degli animali che la contrastano a suon di slogan piazzaioli e volgari, da debosciati, come debosciati sono essi stessi nel modo di acconciarsi e di presentarsi al mondo!
Lo so, non si dovrebbe dar peso ai costumi, perchè si suol dire che l’abito non faccia il monaco, ma non è mica sempre vero!
Anche quello è o può essere espressione di un dissesto intellettuale.
Ciò che all’inizio, forse, poteva immaginarsi come un gesto reazionario oggi è solo l’epitome di una cultura stereotipata persino nella sua forma estetica.

Non mi dilungherò comunque su questi futili dettagli, anche per evitari pervicaci quanto inutili polemiche che si allontanino dal succo del discorso. Il quale sta tutto nella tristezza e dalla mortificazione che vengono dal vedere il mio Paese che va piano piano in pezzi, socialmente, economicamente e più che altro, culturalmente!

Se in una Universitas si vuol negare la parola a qualcuno, chiunque esso sia, siamo di fronte ad un allarme rosso: l’idiozia (e non quella utile!!!) è insediata nei gangli della nostra società.
Dovrebbe esser questo ad esser non tollerato…

Ma che volete…siamo in Italia…

Dunque, stamattina volevo scrivere un post polemico sulla strampalata e malsana idea del Governo di aumentare il livello impositivo sulle rendite finanziare, compresi BOT e CCT, ma mi trovo costretto a polemizzare su un altro tipo di questione, sulla quale però spero di trovare maggiori convergenze del solito.

Si tratta del più classico caso di angheria che un comune possa attuare nei confronti del cittadino: la Multa!
Partiamo da un dato di fatto: siamo vessati!

Non bastavano i vigili urbani…hanno dato licenza di elevare contravvenzioni pure ai simpaticissimi Ausiliari al Traffico e perfino agli addetti del trasporto pubblico! in pratica, un qualsiasi autista di bus può prendere carta e penna e divertirsi a redigere verbali.
La domanda a questo punto nasce spontanea: ma…a che diavolo di titolo? E soprattutto: come ci si difende da questi satrapetti delle corsie preferenziali senza volto nè nome?

A me è successo proprio questo.
Oggi mi sono state recapitate ben due multe per circolazione in corsie riservate al trasporto pubblico; violazioni NON contestate sul momento per non arrecare intralcio alla circolazione dei veicoli in transito sulla corsia; e per di più verbalizzatte da personale ATAF (l’azienda locale di trasporto pubblico) di cui però non viene riportato nè nome nè altro.

Ora…qualcuno mi dica come può un qualunque cittadino difendersi da simili soprusi!!!!???
Non so chi sia stato a “beccarmi” in flagranza di violazione del Codice della Strada…e non posso nemmeno sapere quali prove ci sono a mio carico. O forse davvero basta che gli occhi di chi dovrebbe esser concentrato a guidare un pullman con decine e decine di persone a bordo si mettano in caccia di contravventori del C.d.S.?
Capirete bene che non è facile fidarsi di chi non si conosce nemmeno e che ben potrebbe aver voluto fare un favore al Comune, magari perchè riceve una percentuale, rimpinguando le sue casse attraverso multe e contravvenzioni palesemente inventate. In fondo, non ci vuole molto ad appuntarsi una targa ogni tanto e poi trascriverla insieme ad orario e giorno su un verbale da consegnare alla polizia municipale, con tanto di apposizione di una qualsiasi via nelle vicinanze dedicata al servizio pubblico!

Sono letteralmente furioso!
E penso proprio che opporrò un sonoro ricorso…anche a costo di pagare poi il doppio…ma perchè non provare a far valere i propri diritti?

Che schifo!

Aggiungo: mi viene in mente una domanda: poichè mi si da atto che non è stato possibile fermare il veicolo per non intralciare il traffico, ho il sospeto, così…vago, che dunque nemmeno l’autista del bus potesse arrestare la sua corsa, ergo, se entrambi in movimento, mi si dica se almeno è ragionevole pensare che il suddetto autista si sia dedicato più alla scrittura dei dati della mia macchina piuttosto che tenere concentrazione sulla strada e mani salde sul volane?! Al che: non è forse una violazione del C.d.S. stare alla guida senza avere entrambe le mani sul volante? e non è ancora più grave che a distrarsi sia il conducente di un mezzo a bordo del quale ci sono decine e decine di persone?

E’ semplicemente assurdo!

Un abuso…

Che rimangano pure a Napoli i rifiuti che gli stessi napoletani producono!

Facciamola finita col buonismo di maniera!
Si responsabilizzassero e civilizzassero pure alle falde del Vesuvio!

Quelli non vogliono discariche, non vogliono siti di stoccaggio provvisorio, non vogliono i termovalorizzatori…non vogliono nemmeno la spazzatura che producono. Di più: da 15 anni vivono estate e inverno la stessa crisi di sempre; conoscono i responsabili, ma hanno preferito votarli ancora e ancora, facendone dei satrapetti, pur di vedersi “redistribuiti” i favori spettantigli come contropartita elettorale. E’ una sorta di concorso di persone nel medesimo reato di inciviltà di cui si macchia Partenope da lunghi, lunghissimi decenni!
E perchè mai noi, che tutti i giorni facciamo la nostra bella raccolta differenziata e ci impegnamo per tenere pulite le nostre città, dovremmo accollarci le vergogne di chi invece pensa solo a tirare a campare?

C’è puzza? beh, a Napoli si turano il naso e aspettano…nient’altro…non fanno niente di più!

Anzi, si…fanno, ma fanno male!
Protestano, ma sempre e soltanto quando le cose sono ormai irrimediabilmente compromesse.
E sono pure egoisti: piangono e fottono, come nel più classico dei mottetti dei nativi della terra di Pulcinella! Quelli, la monnezza non la vogliono nelle loro discariche: non la vogliono, perchè dicono li farebbe ammalare tutti, ma si mettono il cuore in pace se quella stessa schifezza va a finire da altre parti!
Una vergogna dietro l’altra!
Danno retta ai “Verdi” alla Pecoraro e bloccano termovalorizzatori e inceneritori, preferendo una soluzione alla napoletana, non c’è dubbio…le rinomate “ecoballe”…che però, da bravi napoletani, imballano male. Al punto che quelle ecoballe non potranno mai essere bruciate a causa della tossicità contenuta al loro interno.
E vorrebbero comunque la smaltissero altri. Con chissà quali costi! E quali rischi!

Insomma: cari napoletani. Vi siete tenuti tanto tempo i vostri beniamini come Bassolino e la Jervolino, fino pure allo stesso Prodi; avete accettato che la situazione degenerasse fino a questo punto; avete protestato contro le discariche “ufficiali” ma avete lasciato che la camorra scaricasse sotto casa vostra qualsiasi liquame; avete solo osservato…sperando che come al solito fosse qualcun’altro a risolvere il casino che stavate creando; ora però tenetevi pure la vostra sozzeria!

Si diceva così per dire che dopo aver visitato Napoli, con la sua bellezza e il suo fascino, potevi anche non aver bisogno di vedere altro.
Oggi non si può proprio più nemmeno pensare una cosa del genere!
Il capoluogo campano è diventato nel tempo crogiolo di criminalità e sporcizia.
Impossibile goderselo senza avere il timore di cadere vittima di qualche scippo o faida tra clan o di qualche classica fregatura (che non fa ridere proprio nessuno!!!!), così come passeggiare per le sue strade crea sconcerto tanta è la trascuratezza nella quale sono abbandonate insieme ai suoi monumenti!

C’era anche un altro adagio, simpatico, anzi…un verso di una canzone che faceva “Napul’è mille culur…”
Si, ieri forse quelli della gente, simpatica e appunto, colorita nei loro modi…ma oggi…beh, di colori a Napoli si vedono solo quelli dei sacchetti della spazzatura, che oscurano tutti gli altri!
Perciò, non è perchè voglio esser disfattista a tutti i costi se le parole del Presidente napoletano Napolitano non mi tranquillizzano affatto.
E’ un po’ la scoperta dell’acqua calda capire che ci vuole una ferma assunzione di responsabilità da parte di tutti nella gestione di questa crisi, ma sono diversi i motivi che mi fanno restare cauto nelle aspettative.
In fondo, parliamo di una situazione che non si presenta oggi per la prima volta, ma che da quindici anni gli stessi che dovrebbero risolverla con la suddetta assunzione di responsabilità non sono stati in grado di affrontarla nella maniera dovuta.
Se a questo ci aggiungiamo che abbiamo a che fare col governo meno capace di prendere una decisione che sia una della storia repubblicana, beh, motivi per sentirsi fiduciosi ve ne sono ben pochi!

Mi chiedo poi, molto semplicemente, a che cosa esattamente stiano pensando nei vari “palazzi” della politica!?
Insomma, non vorrete mica dirmi che ora Pecoraro Scanio e tutti i peones ambientalisti hanno cambiato idea sugli inceneritori, mentre ovunque si schierano a fianco a quelli che bloccano perfino le discariche?! Eppure, sarebbero proprio i termovalorizzatori l’unica soluzione accettabile e sostenibile! Intanto in Germania si fregano le mani per i soldi che guadagneranno con le ecoballe che noi italiani pagheremo a peso d’oro per esser bruciate oltreconfine!
E non vorrete mica insinuare che parlando di “responsabilità” ci si riferisca a gente come Prodi, il quale, seraficamente, da Marte si culla nelle sue fantasie oniriche in cui tutto il Paese viaggia a gonfie vele e non soffre di nessun affanno?! O a personaggi come Bassolino e la Jervolino…che più incapaci non se ne trovano nemmeno a cercarli col lanternino!?

A costo di passare per razzista, e me ne dispiaccio, poichè nessuno, in loco, ha il coraggio o le competenze per prendere di petto la situazione, a Napoli ci vorrebbe l’esercito, il pugno duro…per risolvere molti più problemi di quello dei rifiuti.
A far cosa? …semplice: ad imporre ciò che nel resto d’Italia è accettato già per cultura: la legalità e la civiltà, intesa come modus vivendi…roba che ormai, nella nuova Partenope, sembra abbondantemente dimenticata.

Una sola cosa mi chiedo, infine: perchè i napoletani, per quindici anni, hanno continuato a votare coloro che per tutto questo tempo gli ha portato la monnezza in casa?

Dedicato a Travaglio e Grillo.


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