
Era l’11 Luglio del 1995 quando, di fronte a 450 peacekeepers dell’ONU, fu perpetrato il genocidio dei musulmani di Srebrenica ad opera dei paramilitari di Radovan Karadzic e Ratko Mladic. Volevano “ripulire” la città. Lo hanno fatto ad un ritmo di 30 esecuzioni l’ora per dieci giorni consecutivi. Ottomila persone massacrate dai serbo bosniaci sotto gli occhi dei caschi blu olandesi. Che non fecero niente. Anzi, se ne andarono alla chetichella prima che tutto finisse…prima ancora che tutto cominciasse! Eppure quella di Srebrenica era “zona protetta”. Non bastò.
Fu un fallimento clamoroso e fragoroso dell’Europa, ma sopratutto delle Nazioni Unite.
Da allora non è cambiato nulla. Soltanto il numero dei cadaveri che di anno in anno vengono ritrovati nelle varie fosse comuni che di volta in volta vengono alla luce. Una tragedia, peraltro, rimasta impunita. Che dopo il danno vide pure la beffa. Perchè quei 450 soldati che avrebbero dovuto difendere la popolazione inerte e che invece l’hanno lasciata nelle mani dei boia, sono stati pure premiati con la medaglia al valore dal proprio paese.
Penso a Srebrenica e mi viene in mente il Darfur. E all’ONU che ancora non ha avuto la forza nè il coraggio di riformarsi, ma al contrario persevera nell’errore: la politica fatta di sole dichiarazioni può solo essere letale. Non per chi la fa, bensì per chi viene abbandonato.
Ma penso anche al Libano, dove di nuovo Europa e ONU hanno lasciato che le intenzioni (buone nemmeno quelle) rimanessero tali, mentre i terroristi si riarmano e tranquillamente si riorganizzano contro Israele.
A quando una vera politica di Pace, senza interessi o personalismi o diktat che la frenino?






















































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