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Il “fastidio” in realtà, al governo e alla sua mirabolante politica economica, glielo da il presidente della Corte dei Conti Fulvio Balsamo, con la relazione sui conti pubblici.
Poichè però in più parti il linguaggio è quello ai più incomprensibile, vi riporto la prosa e la traduzione di chi ne capisce di più e meglio e sa anche renderlo chiaro.
Godetevi, quindi, questo articolo di Phastidio.net
Ieri, presso la sede della Corte dei conti, si è tenuto il giudizio di parificazione del Rendiconto generale dello Stato relativo all’esercizio finanziario 2006. In soldoni, la Corte dei conti ha espresso il proprio giudizio di congruità sulle dinamiche dei conti pubblici. Della relazione del presidente Fulvio Balsamo, riteniamo utile segnalare ai nostri eroici lettori alcuni passaggi che bene illustrano l’ampiezza del cosiddetto “risanamento” attuato dal governo Prodi nell’ultimo anno. Naturalmente, sentitevi liberi di rigettare in radice questi rilievi critici. Come si inferisce da recenti prese di posizione del governo, esternate per il tramite del Ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, la Corte dei conti è una sentina di pendagli da forca, dove si solito si tenta di inviare al confino pericolosi sovversivi neo-piduisti, colpevoli di aver tenuto “un comportamento inqualificabile, mostrato una gestione personalistica del Corpo” da essi guidato, con “gravi manchevolezze di trasparenza e di comunicazione, opacità e scarsa lealtà“. Perché preoccuparsi dei giudizi emessi da una simile Cayenna? In caso vi interessi proseguire comunque nella lettura, ecco una guida ragionata degli inequivocabili successi del governo Prodi in materia di finanza pubblica, per il bene dell’Italia:
Afferma il presidente Balsamo:
I favorevoli risultati conseguiti sul fronte dei saldi di finanza pubblica non consentono, tuttavia, di esprimere un giudizio positivo sulle modalità attraverso le quali gli stessi sono stati conseguiti. Il miglioramento è, infatti, da attribuire per intero ad una impennata, né programmata né prevista, della pressione fiscale (passata dal 40,6 per cento del 2005 al 42,3 del 2006) e ad un ulteriore inopportuno contenimento delle spese in conto capitale, misurate al netto di poste straordinarie, e in particolare degli investimenti pubblici. L’incidenza sul Pil della spesa corrente al netto degli interessi ha, invece, raggiunto il 40 per cento, con un continuo aumento a partire dal 2000.
Che tradotto significa: abbiamo “risanato” il paese aumentando la pressione fiscale. La spesa è salva, e continua gaiamente ad autoalimentarsi. E che dire del tesoretto? Fu vera gloria? Oppure è effimero come le estati romane di Renato Nicolini? Per Balsamo la risposta a quest’ultima domanda è affermativa.
Troppo diversificate le cause dell’extra-gettito consuntivato a fine 2006. Buona parte delle maggiori entrate impreviste si spiega, da un lato, con la lievitazione delle basi imponibili dovuta al favorevole andamento dell’economia e, dall’altro, con la crescita dell’elasticità del gettito indotta dai provvedimenti normativi volti al ridimensionamento delle aree di erosione e di elusione, ma anche all’inasprimento mirato del carico tributario. Una quota non trascurabile va poi attribuita al successo di adesione che hanno avuto le entrate legate alla rivalutazione dei beni d’impresa, a cui, com’è noto, è però destinata a seguire una contrazione permanente di gettito a partire dal 2009, per effetto dei maggiori ammortamenti che potranno essere portati in deduzione.
Ehi, aspetta un po’: questo vuol forse dire che il governo Prodi ha fatto ricorso alla contabilità creativa ed alle una-tantum che anticipano entrate erodendo i flussi di cassa futuri, manco TPS fosse un Tremonti qualsiasi? Non ci si può proprio fidare di nessuno, signora mia. Ma almeno sappiamo che, con Prodi, finalmente gli investimenti sono ripartiti, e l’Italia, dopo il quinquennio buio berlusconiano, può contare sulla creazione di nuove vitali infrastrutture. Eppure, per la Corte dei conti anche questo assioma semplicemente non è tale:
Una analisi delle spese in conto capitale conferma il forte rallentamento impresso negli ultimi anni a tali spese dalle manovre di riduzione del disavanzo. Nei conti dello Stato, gli investimenti hanno segnato, nel 2006, un livello inferiore di oltre il 40 per cento a quello registrato nel 2003. Si è, dunque, accentuato il divario negativo dell’Italia in tema di infrastrutture, con conseguenze non lievi, come è stato osservato, sullo sviluppo economico e sulla competitività del nostro apparato produttivo. Mentre le indicazioni programmatiche hanno ripetutamente privilegiato gli obiettivi di sviluppo, nella pratica le politiche di riequilibrio dei conti, non trovando le soluzioni per una stabile riduzione delle spese correnti, hanno seguito la via più facile sacrificando le spese di investimento.
Beh, che volete che siano le infrastrutture rispetto alla spesa corrente? In fondo, basta modificare alcune poste di spesa, e chi volete che se accorga? Ma c’è dell’altro: sapevate che parte del tesoretto italiano si trova in Libano?
Tuttavia, questa diversa allocazione delle risorse ha determinato, soprattutto per effetto degli oneri derivanti da provvedimenti d’urgenza, il ricorso generalizzato a modalità di copertura diverse dai fondi speciali e pertanto non legate alla programmazione della spesa. Tra queste ultime, va fatto cenno alla legge n. 270 del 20 ottobre 2006, concernente essenzialmente il finanziamento della partecipazione italiana alla missione UNIFIL in Libano, per la cui copertura è stata utilizzata parte delle maggiori entrate tributarie correlate al più favorevole andamento del gettito rispetto alle previsioni di bilancio.
Ma almeno, sappiamo che il governo Prodi opera in modo “rivoluzionario” sul versante della pubblica amministrazione, dove già affiorano picchi di produttività legati ad una intelligente gestione meritocratica delle risorse umane. E infatti la Corte dei conti certifica questo eclatante successo del governo, con la partecipazione straordinaria dei sindacati, in un tripudio concertativo che pone l’Italia all’avanguardia nel mondo per “crescita intelligente”, una vera success story:
Al fine di tenere sotto controllo la crescita della spesa di personale occorre innanzitutto una forte inversione di tendenza sulle metodologie seguite per determinare le risorse necessarie ai rinnovi contrattuali, risultato sinora di accordi diretti tra Governo ed organizzazioni sindacali, con i quali vengono concessi incrementi retributivi superiori al tasso di inflazione reale senza alcuna contropartita in termini di incremento della produttività. Tale evenienza, osserva la Corte, è destinata a verificarsi anche in relazione al biennio 2006-2007, periodo relativamente al quale risulta già pattuito un incremento pari al 4,86 per cento.
E che dire delle pensioni? Qui, il governo Prodi lavora alacremente (festivi e notturni inclusi) per dare un futuro ai nostri giovani. Pensate ai coefficienti di trasformazione, la bestia nera dei sindacati. Quei numeretti magici che adeguano la rendita pensionistica prodotta dai montanti contributivi all’evoluzione demografica del paese, mantenendo il sistema pensionistico in equilibrio attuariale. Scrive il presidente Balsamo:
In proposito, si confermano le perplessità sulla scelta legislativa che ha previsto – in luogo di un semplice meccanismo automatico di adeguamento – un complesso procedimento di revisione dei coefficienti, che implica il coinvolgimento di numerosi soggetti. L’automatismo consentirebbe, tra l’altro, con correzioni più frequenti, di rendere meno sensibili gli effetti delle revisioni.
Ora, il mancato aggiornamento dei coefficienti di trasformazione o anche l’adozione di interventi solo parziali (con l’aggiornamento limitato a particolari comparti produttivi o tipologie di lavoratori) vanno considerati con preoccupazione: le ricadute in termini di tendenze di lungo periodo del rapporto tra spesa per pensioni e Pil sarebbero tali da rimettere in discussione gli equilibri dei conti pubblici.
Se ci dice bene, tra “risarcimenti sociali”, “redistribuzioni” e solidarietà al popolo sofferente, a breve avremo all’orizzonte le coste sudamericane. Evo Morales, Hugo Chavez e Gianni Minà ci attendono ansiosi.
C’è voluto più d’un decennio, ma alla fine la sinistra italiana ha fatto una scelta: quella cioè di affidarsi a Walter Veltroni.
Non un uomo di facciata. Non un Prodi qualsiasi. Ma un leader. Riconosciuto e quel che più conta, riconoscibile. Guiderà il futuro Partito Democratico e al tempo stesso potrà essere il capo maggiormente credibile della coalizione di centrosinistra.
Era esattamente quello che in questo momento serviva e non era più rimandabile.
Eppure potrebbe non bastare. Perchè non c’è nessuna novità nel Walter Veltroni visto ieri sera a Torino e un Prodi qualsiasi visto dal ‘96 ad oggi.
La vera ed unica frattura col passato, che non c’è stata, si sarebbe concretizzata solo se Veltroni avesse espresso l’intenzione di recidere il cordone ombelicale che lega moderati e sinistra radicale, ossia con quella parte della coalizione che si vuol tenere unita a tutti i costi, ma che rappresenta il conservatorismo comunista, che blocca il riformismo di cui, invece, vorrebbe essere rappresentante di fronte agli italiani.
E questo significa solo una cosa: che non è cambiato niente.
Ovunque, nel mondo come in Europa, le sinistre moderate non cercano accordi elettoralistici con quelle massimaliste. Sarebbe come sconfessarsi ancor prima d’essersi confessati agli elettori. E i risultati si sono visti: Blair ruppe coi sindacati (che del labour party sono una costola) e ha vinto due volte contro i Tories del dopo lady Margaret. In Germania Schroeder per due volte ha sconfitto i moderati della CDU e ha finito per pareggiare anche l’ultima partita, quella in cui lo davano per morto. In Italia, invece, si ha la convinzione che nulla possa andar bene senza i comunisti di Bertinotti, di Diliberto o di Pecoraro Scanio.
Ma finchè a sinistra ci sarà questa paura, che è poi il risvolto più autentico della “bramosia di potere”, difficilmente si potrà parlare di novità!
Veltroni, oggi, farebbe la stessa fine di Prodi. Ha ragione in questo Berlusconi.
Veltroni oggi, non è niente più che un altro frontman.
Un altro che si è convinto di doversi tenere amica la sinistra radicale per crearsi un’occasione di vittoria. Senza capire che in realtà, per essere davvero riformisti e riformisti vincenti, la cultura e l’ideologia radicale devono essere proprie nemiche!
Ecco perchè Veltroni non è “il nuovo”. Ecco perchè Veltroni non ha futuro.
Il problema, per questa sinistra, che pure ha finalmente capito che ha bisogno di un leader forte per dare un segnale agli elettori e per conquistarli col suo carisma, sta tutto nell’ostinarsi nel non comprendere che oggi la sua crisi e quella di questo governo è data proprio da ciò che ogni italiano sta vedendo e provando su sè stesso. L’incapacità decisionale e il conseguente immobilismo; le continue concessioni alle frange comuniste della coalizione; il mancato adempimento del programma a cominciare dall’eliminazione delle “leggi vergogna”, che invece ancora sono dove erano. Questo è l’esecutivo (e Prodi il primo ministro) meno amato dal dopoguerra. Nemmeno Berlusconi era arrivato a tanto. E il Cavaliere ha pareggiato le elezioni dopo 5 anni in cui lo si tacciava di essere il fomentatore della guerra civile in Italia.
Non è così che si va verso il futuro. E quel ch’è peggio è che così ci si ridicolizza da soli ancor prima di cominciare.
UPDATE: che detto meglio…leggetevi
Oh, finalmente una notizia che ci riconcilia un po’ con le istituzioni democratiche!
Walter è lì…in un tripudio di sorrisi e felicitazioni. Eppure sta facendo un’analisi del Paese che se fossi in Prodi metterei la testa sotto la sabbia. Parla. Come fosse arrivato solo ora in Italia. Eppure è già passato un anno dalla vittoria del centrosinistra, che arrivava da anni e anni passati a fare la saputella all’opposizione. Tutti si aspettavano qualcosa di nuovo e invece…il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ma lui, Walter è soddisfatto, perchè finalmente tutti i riflettori sono puntati su di lui. E’ una star. E’ il nuovo che avanza.
Aspè…il nuovo che avanza?
Lasciamo pure da parte l’anagrafe politica, che proprio non conta, perchè si può essere politici da una vita, ma riuscire a rinnovarsi continuamente capendo dove far correre l’innovazione; atteniamoci ai fatti, al dato oggettivo che ci è stato offerto oggi: Veltroni è il futuro…nel senso che è il futuro leader del PD. Ma non è detto che sia un nuovo futuro per la politica e men che meno per il Paese. Rispetto ai comizi elettorali cui abbiamo assistito fino a fine marzo 2006 non c’è nessuna novità (il che è solo un’aggravante all’operato dell’attuale governo): si parla di tutto, si parla con vaghezza. Ma a sinistra son fatti così: bravissimi a formulare le domande, scarsissimi nel dare una risposta esaustiva. Bisogna pur capirli, però, perchè questo gli tocca fare: attirare i voti dei moderati riformisti con parole che guardano al futuro e ai suoi possibili cambiamenti; senza però far franare la terra sotto i piedi dei “conservatori” di sinistra, in arte “i comunisti”, che a quel futuro guardano sempre con forti dubbi e che se lasciassero la coalizione sarebbe come tirarsi la zappa sui piedi.
Non si può parlare di novità anche per un altro motivo.
Veltroni si fa portatore di un’idea di politica, di un’idea di paese; che però è di frattura, anzi, di discontinuità rispetto all’attuale azione di governo. Dovrebbe dire che così le cose non vanno (e all’inizio lo fa), ma poi preferisce non andare troppo oltre…e ripone comunque tutta la sua fiducia in Prodi e in Tommaso Padoa Schioppa. Di fatto sconfessando le idee che aveva appena finito di esporre.
Alla fine, comunque, poniamoci la domanda iniziale: ora che si fa?
Si cambia innovando o si invecchia aspettando?
L’effetto positivo che potrebbe (e non è detto che abbia) mettere davanti a tutti un nuovo frontman dal volto pulito non può durare in eterno. Dopo 4 anni accanto e a sostegno di Prodi chiunque finisce male. L’immagine non può che deteriorarsi.
A meno che non si decida di dare un taglio netto all’attuale situazione.
Ma allora perchè sostenere ancora un governo in affanno che ha sull’Italia l’effetto di una “pistola paralizzante”?
Tra poco Veltroni accetterà di vestire i panni di salvatore della patria.
E non potrebbe essere altrimenti.
In Italia sono tutti incazzati con Prodi. I sondaggi lo dimostrano. Il governo stenta. E quando si muove fa l’effetto di un elefante in una cristalleria e, al contrario di re Mida, il professore quel che tocca ammorba.
Si ricordano tante promesse che, solitamente accompagnate da declamazioni di emergenza democratica e sociale, hanno permesso all’Unione di vincere le elezioni dell’aprile 2006. Ognuno poteva riconoscersi in quel mega programma. C’era di tutto…ma niente di veramente specificato. Così chiunque avrebbe potuto poi far valere la sua personalissima interpretazione, non smentibile, di fatto, nemmeno dal testo.
Avrebbero dovuto salvare la patria dal baratro.
Ma eravamo davvero sull’orlo del precipizio? E soprattutto, oggi stiamo meglio di ieri?
Due numeri e la chiudo subito. Sono solo pochi indici, certo, ma possono dire più cose di quanto si pensi.
Dunque: l’anno scorso ci dicevano che il rapporto deficit/pil era oltre il 6%. C’era da sentirsi tutti un po’argentini. Grazie a Dio non era vero: al netto degli oneri straordinari verso l’UE (sentenza IVA e TAV) l’indebitamento si è attestato al 2,4%. Ovvero sotto il 3% richiesto dall’Europa e ben al di sotto delle più ottimistiche previsioni dell’ultima finanziaria tremontiana (che invece contava di ripiegare al di sotto dei canoni di Maastricht solo l’anno dopo). Capitolo PIL, che è poi l’indice di prosperità del paese e da il segno dell’andamento dell’economia. Dopo anni difficili in cui si è costantemente rasentato lo zero, già nel 2005 si parlava di inizio di una ripresa da cogliere al volo: da lì la finanziaria per il 2006, l’ultima del governo Berlusconi, prima delle elezioni. Non fu una delle solite manovre preelettorali. Rigore, ma anche proposte per far ripartire l’economia. Senza sciorinare i contenuti della legge di bilancio, basti sapere che, come in molti nel centrodestra si aspettavano, il 2006 si è concluso con un attivo di prodotto interno pari all’1,7 - 1,8%. Con entrate record e un inaspettato tesoretto.
Oggi, il governo del risanamento (di cosa se era già tutto risanato?), dopo un anno di strazianti proclami di rinnovamento, ci ha portati…da nessuna parte. Siamo rimasti al palo. Il PIL dovrebbe crescere del 2% (ma è solo una previsione, contenuta nel dpef…ed essendo una previsione fatta da chi prevedeva per l’Italia la fine dell’Argentina sapendo di dire il falso, ma dicendolo per scopi elettoralistici, è giusto mettere le mani avanti…) (cioè lo 0,2% in più rispetto all’anno precedente), mentre il rapporto deficit/PIL, attenzione, dovrebbe crescere al 2,5% (e quindi di uno 0,1% rispetto all’anno passato). Nel mentre, l’economia è leggermente in contrazione, cresce la sfiducia nei consumatori, la spesa pubblica è impazzita e col taglio dello scalone le si vuole dare il colpo di grazia, le tasse aumentano da impazzire (tant’è che siamo esattamente dove siamo pur avendo lo Stato incassato mai come prima, segno che la gente è stata davvero penalizzata da questo governo tassassino) e le organizzazioni di commercianti e imprese chiedono pietà, come pure noi contribuenti.
La notizia interessante è oltre…qualche riga più in là di una notizia ansa che ho appena letto: nel Dpef elaborato dall’attuale governo, v’è la previsione di una contrazione del nostro PIL nel 2008 e nel 2009, praticamente attestandosi a quell’1,7% con cui se n’era andato Berlusconi. E il deficit? La lotta all’evasione, l’emersione del sommerso, il rigore nei conti pubblici? Beh, non ci crede nemmeno il governo. E per il 2008/2009 è infatti calcolato che la spesa pubblica sarà ancora troppo alta attestandosi al 2,2% nel rapporto col prodotto interno lordo.
In poche parole.
Gli effetti di questo governo sono stati due: farci restare al palo mentre l’Europa e il mondo corrono, nonostante Tremonti avesse fatto il miracolo di ritare su, un minimo, l’economia italiana; e di riempirci di tasse e balzelli vari per garantirsi quel megaportafoglio necessario al mantenimento del consenso.
Ma ancora una volta hanno sbagliato i conti.
E si ritrovano con la gente che quasi quasi rimpiange il Cavaliere.
Ecco perchè oggi hanno bisogno di Veltroni.
Perchè chiunque, purchè non sia uno associabile visivamente a quelli che hanno fatto questo all’Italia, va bene…e Walter fa proprio al caso loro!
Funziona così. Che il governo, da giorni, sta stando dietro ai capricci dei sindacati. Il fatto è che non può mollarli dove sono. Altrimenti manderebbero a farsi benedire, in maniera definitiva, un’alleanza storica e redditizia per la sinistra.
Logica vorrebbe che a questo punto si chiedessero informazioni su come trovare i “riformisti” dell’Unione. Perduti. In mezzo al mare di prese di posizione e di ordini e contrordini tra associazioni dei lavoratori e governo. Una cosa però è certa: comunque vada è una sconfitta.
Prodi e TPS avrebbero dovuto certificare la bontà della riforma Maroni e portarla avanti assieme a quella Dini (come peraltro aveva chiesto anche l’Europa e uno sparuto/sparito drappello di gente con ancora un po’ di sale in zucca anche a sinistra) e invece stiamo assistendo ad un vero inseguimento. Quello dell’innamorato (il governo) nei confronti dell’amata (la Cgil). Col primo talmente disperato, talmeno desideroso di non perdere l’amore di Epifani che non fa altro che tentare di convincerlo a non abbandonarlo, con proposte che definiremmo (tra amici) “da zerbino”.
Tant’è.
I sindacati stanno difendendo la posizione di 130mila lavoratori che dovrebbero restare a lavorare fino a 60 anni invece che a 57. E mentre in tutta Europa si va verso un’età pensionabile vicina se non addirittura dei 65 anni, in Italia il governo, per amore di quei 130mila, si cala le braghe davanti al massimalismo e giura che si può ancora stare insieme parlando di 58 anni! Peccato che così, sfasciando la riforma Maroni l’Italia si ritroverà sul groppone una spesa pubblica ingigantita di 63 miliardi di euro da qui fino a prima della metà di questo secolo d’inizio millennio!
In pratica, una valanga di miliardi ogni anno da coprire con tasse e tagli da macelleria sociale.
Per parare il culo a 130mila persone.
Ma l’interesse nazionale? Un tempo lo si richiamava sempre! Oggi invece…comandano i pochi: che siano 130mila lavoratori su 20milioni di pensionati che vorrebbero anche una pensione migliore; o che siano gli ultimi reduci del comunismo…cui però la sinistra, anche quella sedicente riformista, non può proprio fare a meno!
Vil denaro…vil cadrega!
Ieri c’era l’accordo. Oggi non c’è più.
Però abbiamo capito quali sono le intenzioni del governo. Finalmente una scelta! Che si può non condividere, ma almeno ci hanno fatto intendere come vogliono muoversi su pensioni, welfare e tasse.
Salvo imprevisti, quindi, finirebbe così: nessun taglio delle imposte, che avevano annunciato qualche settimana fa (in virtù dell’extragettito che si erano ritrovati magicamente tra le mani); “discontinuità” rispetto all’Europa, per cui invece di alzare l’età pensionabile la si tiene ai livelli più bassi del Continente; di conseguenza, disattenzione verso il futuro dei giovani che oggi lavorano ma domani avranno pensioni da fame; disattenzione anche verso la tenuta dei conti pubblici. Pur di eliminare lo scalone e far così felici i massimalisti di governo e i sindacati, ci metteranno col culo a terra con un debito da pagare da qui al 2020 di 63 miliardi di euro.
Detto questo, si potrebbe anche finirla qui.
Però stavolta voglio essere politicamente corretto nella critica. Poichè destra e sinistra hanno fatto la stessa identica cosa (anche se per l’attuale maggioranza c’è l’aggravante di aver rotto i coglioni per 5 anni ad ogni mossa del governo Berlusconi e di stare invece facendo esattamente le stesse miserrime figure).
E’ più che palese che questi siano provvedimenti populisti e quasi quasi elettorali. Un po’ come fu il taglio delle tasse di Berlusconi (roba tipo 60 euro al mese per le classi medie) oggi ci vogliono spacciare come “aiuto concreto” i 40 euro LORDI mensili ai pensionati con pensione minima, cioè, a conti fatti, qualcosa come 1 euro al giorno in più; o come, sempre per bontà di Prodi e compagni, gli stipendi dei carabinieri hanno visto un “aumento” (mi vergogno a dirlo, per questo lo metto tra virgolette) di 5 euro!
Ma perchè fare così? E scervellarsi, tra l’altro, nella ricerca di fondi…per qualcosa di sostanzialmente inutile?!?!?!?
Sarebbe, semmai, molto meglio aspettare di poter varare provvedimenti molto più concreti, molto più efficaci, molto più consistenti. Tutto il resto è fuffa, anzi, peggio…è una presa per il culo!
Si, mi sento preso in giro.
Perchè io tiro fuori centinaia di euro per contribuire alle spese dello Stato (che poi sono pure troppe e sconclusionate) per poi vedermi restituire miseri spiccioli con cui manco ci vado a cena fuori?
Ma che me ne frega di avere un euro in più al giorno, scusate? Soprattutto se poi mi tocca sentire che per redistribuire (ora è bello chiamarlo così) sto caffè a tutti si devono intaccare i conti pubblici.
Teneteveli, di grazia. E prendetevi le vostre responsabilità. Altrimenti ci farete venire il sospetto che facciate così per giustificare ulteriori entrate spacciate per ripianamento del debito!
Che diamine, così ci offendete!!!
E non venite a dirmi che “almeno è un primo passo”, perchè quando si dice così sarebbe carino anche far capire quali saranno quelli successivi. Perchè se per farne metà della metà della metà della metà (periodico) in avanti, poi mi tocca farne un centinaio indietro…beh…preferisco rimanere dove sono e aspettare tempi migliori.
Sbaglio?
Il tesoretto (per le pensioni) ammonta a 2,5 miliardi di euro (19 giugno). Anzi, no, meno (21 giugno). Anzi no, di più: 3,5 miliardi di euro 25 giugno).
I conti pubblici sono stati risanati (8 maggio). Anzi no, non lo sono (22 giugno), vanno ancora male.
Bisogna usare il tesoretto per far quadrare i conti. Anzi no, si deve usarlo per i pensionati e fregarsene del debito. In realtà avrebbero ragione i primi, anche secondo l’UE, ma si è finito per far prevalere i secondi.
Ci spremono per spendere insomma!
Altra vittoria della sinistra comunista sui riformisti del governo.
C’è quasi da dubitare che ve ne siano davvero…di riformisti.
Comunque adesso si aprono le danze. Perchè gli accordi, si sa, contano il giusto finchè non si vede nero su bianco le promesse mantenute. E non credo che tutti saranno d’accordo. Sempre che si voglia dimostrare un minimo di coerenza con quel che s’è detto il giorno prima! Altrimenti…avanti tutta miei Prodi! E prepariamoci ad un’altra finanziaria di risanamento! Per coprire con le nostre tasse altre spese correnti. Solo per fare un favore ideologico ai massimalisti della coalizione. Che a quanto pare pesano parecchio e fanno paura.
Ormai in Italia si credon tutti dei padreterni. Chiunque si sente in diritto di danneggiare il prossimo (incolpevole) pur di affermare un proprio interesse o una propria idea.
Egoismo? Menefreghismo? Distorta concezione dello strumento “sciopero”? Lezione deleteria da parte dei sindacati?
Mettetela pure come volete, ma di fronte ad atteggiamenti di questo tipo, oltretutto improvvisati, la risposta dello Stato deve essere forte. E non titubante per il sol fatto che invece che un povero scemo, in mezzo ai binari ce ne stanno duecento. Altrimenti che “forza” pubblica sarebbe quella di cui si serve lo Stato per mantenere l’ordine al suo interno?!
Esiste un reato specifico, previsto all’articolo 340 del codice penale, che è quello di “interruzione di pubblico servizio“. Ora, come minimo, quindi, mi aspetto che quei sedicenti scioperanti siano perseguiti, dal momento che oltre al loro treno hanno bloccato 50 altri treni e una stazione intera, quella di Roma Tiburtina per ben 12 ore! Ma non mi stupirei se qualche passeggero, tra quelli che a causa di questa manifestazione scriteriata, hanno perso coincidenze, aerei, traghetti, pullman, incontri di lavoro ecc, chiedessero un bel risarcimento. Io lo farei!
Contrariamente, in caso di passività delle istituzioni di fronte a questo scempio della cultura del che-me-ne-frega-a-me, questa convinzione deleteria potrebbe continuare ad estendersi a macchia d’olio! E che si faccia sapere come sono stati puniti questi soggetti.
Non entro nel merito, perchè in ogni caso risibile di fronte alle conseguenze generali provocate da questo gesto di protesta. C’è stata una sproporzione gigantesca. Soprattutto in virtù del fatto che a rimetterci sono, come al solito, terzi che non c’entrano niente con quelle “vertenze”.
Non stiamo discutendo di diritto allo sciopero. Ma di tutela dei cittadini che devono vedersi garantito il regolare e tranquillo sfruttamento dei mezzi pubblici di trasporto senza questo tipo di interruzioni illecite!
Abbattiamola questa mentalità per cui per avere visibilità devo necessariamente creare problemi a qualcun’altro. Non ce n’è sempre bisogno…
Se poi si protesta perchè si vuol viaggiare senza biglietto…beh…non c’è molto altro da dire. Tutti davanti al giudice!!!!
Sempre se siamo tutti uguali davanti alla legge: perchè l’avesse fatto chiunque di noi, da solo e anche creando meno disagi, a quest’ora saremmo già in gattabuia. Qui invece c’hanno messo 12 ore per sbloccare una situazione che poteva, anzi, doveva risolversi in pochi minuti con l’intervento delle forze dell’ordine. E se non pagavamo il biglietto…a calci nel culo giù dal treno ci spedivano con un foglietto giallo pieno di numeri con davanti il simbolino dell’euro come suovenir…
bah…
UPDATE: gustatevi il solito Cossiga al vetriolo!!!
“Sono infondate le preoccupazioni della Commissione Esteri del Senato sull’incolumità delle unità italiane dell’Unifil. Il Governo italiano è amico e non da oggi della Siria, dell’Iran, degli Hezbollah e di Hamas, e anche se non apertamente, parteggia nella quasi guerra civile del Libano per i palestinesi di Fatah Al Islam, e la sua politica, grazie anche all’antisemitismo del ministro degli Esteri, è nettamente antisraeliana e in generale antiebrea: e Israele e gli ebrei della Diaspora lo sanno bene! E tutto questo lo sa bene anche quel loquace generale italiano che per loro disgrazia è al comando delle unità dell’Unifil, e che con i suoi sproloqui filo-Hezbollah spera di guadagnarsi i galloni del grado superiore! L’unico pericolo i militari italiani lo correrebbero se il generale alla vigilia della Commissione d’Avanzamento per farsi qualche merito di più, ordinasse di sparare sulle unità delle Forze di Difesa Israeliane, perché quelli sono ragazzi e ragazze determinati e abili nello sparare e che non vogliono correre il rischio di un’altra Shoah, quella auspicata dal “nostro alleato”, l’Iran islamico. E poi è attesa per oggi la annunciata dichiarazione del Ministro degli Esteri e del Ministro della Difesa che individua nelle Forze di Difesa Israeliane o nelle forze paramilitari del Mossad l’attacco alle unità spagnole dell’Unifil. E poi sempre per oggi è atteso l’annuncio che il Governo italiano denuncerà al tribunale internazionale per i crimini di guerra i comandanti americani delle unità operative della Nato in Afghanistan“

Ragionando a mente fredda non è da escludere.
Hezbollah alza le mani. No, non nel senso di resa, ma nel senso di discarico d’ogni colpa. Loro, dicono, non c’entrano niente con l’attentato contro il convoglio Unifil di ieri, in Libano.
E può sul serio darsi che non stiano mentendo.
Il perchè è presto detto: il contingente ONU, la forza di interposizione tra Libano e Israele, costituisce un’ottima occasione per i miliziani islamisti di Nasrallah per ricostruire in santa pace il loro arsenale, protetti proprio dai caschi blu voluti dall’Europa, sostanzialmente, per impedire ad Israele di difendersi.
Oggi, però, nonostante le buone intenzioni, il Libano è tutto meno che stabilizzato; peggio, Hezbollah sta cementando alleanze con Siriani e Palestinesi con un reciproco flusso di guerriglieri in entrata e in uscita. Stiamo quindi assistendo volutamente inermi al fallimento della politica estera europea. E spiace dirlo (per amor di patria), ma anche e soprattutto del governo italiano, che tanto si spese per questo intervento che da tutti fu indicato come il capo-fila della missione. Onori e oneri: dal vanto per aver conquistato un ruolo importante sullo scacchiere internazionale, all’assunzione delle responsabilità più seccanti da accettare: quelle dell’insuccesso.
Questo sul piano politico. Per quanto riguarda, invece, quello strategico, potrebbe anche essere stata un’azione da riferirsi ad Al Queda piuttosto che ad Hezbollah. In virtù del fatto che proprio l’organizzazione terroristica che fa capo a Bin Laden nei giorni scorsi aveva preannunciato la necessità di attaccare l’Onu in Libano e che sembra chiaro, ormai, che ai miliziani di Allah nella terra dei cedri l’Unifil convenga averla così com’è e non destabilizzata.
Per questo, forse, Israele adesso trema…
Non è che mi stia antipatico…di più. E più ancora mi stanno antipatici i politici di sinistra (non tutti ma quasi). Con la loro serafica spocchia, tipica di chi si sente migliore di tutti gli altri, vogliono farci passare per nuovo qualcosa che, non è che sia vecchio, ma semplicemente non c’è.
Come per Prodi, anche per Veltroni si sta decidendo tutto a tavolino.
Un tempo si diceva che erano gli uomini a seguire le idee. Oggi, con questa sinistra, abbiamo scoperto che può succedere anche l’esatto contrario. Prima si sceglie il leader e poi si fa sapere alla gente cosa pensa e come lo pensa. Ma anche “poi” non sarà utile, perchè a quel punto sarà tutto studiato, tutto programmato, tutto ponderato, tutto falsato da esigenze elettoralistiche.
Come per Prodi, dicevo.
Come per il professore e le falsissime primarie dell’ottobre 2005. Praticamente un candidato unico. Cui già da tempo avevano preparato la strada. E contro cui furono schierate nemmeno le seconde linee, ma i giocatori in tribuna. Esito scontato. Anche per via del fatto che beatamente persino quelli che avrebbero dovuto contendersi il titolo di “capo della coalizione” per l’anno 2006, si dicevano contenti di Prodi come futuro premier. Come dire…tutta un’illusione. Che però ingannò moltissima gente, la quale rispose prontamente alla chiamata dei generalissimi delle milizie rosse e riversò parecchi soldini nelle casse del comitato organizzatore le primarie.
In realtà, come sappiamo bene, ancora oggi non ci è dato sapere quanti furono con esattezza i votanti. Per ora siamo certi che non furono i quattro milioni vantati i giorni successivi alla buffonata. Buffonata, cui però (conviene ricordarlo) parteciparono quasi più sedicenti intellettuali e personaggi espressione dei poteri forti (leggi banche ed editoria), che gente “comune”.
D’altra parte, come avrebbero potuto senza conoscere su quali basi si fondava il duello? Nessun programma alternativo, nessun comizio per distinguere le posizioni.
O meglio. Qualcosa ci fu. Sottigliezze. Che di fatto finirono per ritrovarsi tutte insieme, una accanto all’altra nel mega-librone giallo del programma dell’Unione. 281 pagine del tutto e del suo contrario. Che, quasi a dimostrazione del fatto che non c’era una vera e propria competizione, vedono coesistere proposte diametralmente differenti, ma ben diluite nel logorrismo dei redattori. Il che, in realtà, potrebbe anche farci protendere per l’idea che non capendo bene di cosa parlassero, i redattori abbiano accettato di mettere qualunque cosa in quel tomo elettorale, così…per far volume, per dire che loro c’avevano lavorato sopra.
Un bel lavoro, davvero…a giudicare dalla situazione politica attuale non c’è che dire. Niente male. In pratica, aria fritta (come pure il dodecalogo del dopo-crisi: anch’esso totalmente disatteso).
Con Walter la situazione si ripropone spaventosamente identica.
Sappiamo che è già stato elevato al rango di leader; sappiamo che scioglierà la riserva sulla presa della guida del futuro Partito Democratico; sappiamo anche che si parla già di vice per la scelta dei quali sarebbero stati fissati incontri tra Margherita e DS; sappiamo, infine, che in sempre meno parlano più di primarie e solo pochi illusi si attaccano al sogno di potervici partecipare.
Questo è il quadro. Desolante. Perchè bianco di sfondo e scarabocchiato sopra. Una specie di “merda d’autore”. Che sono sicuro ci sarà gente che farà la fila per ammirare e magari qualcuno farà follie per acquistare.
Un’altra occasione persa, per questa sinistra, di dimostrarsi qualcosa che non sia un branco di cialtroni dediti alla presa per il culo della gente.
Ora, sicuramente qualche ben pensante progressista verrà a dire che Berlusconi fa così da sempre: decide tutto lui, dice e non fa, ecc…. Lo sappiamo, ma proprio il fatto che lo sappia tutto il mondo lo distingue da chi vuol mostrarsi in un modo ed in realtà è in tutt’altro. E questo si chiama “truffare la gente, truffare gli elettori”.
Un brutto, bruttissimo modo per presentarsi come una “novità”. Perchè l’unica novità cui potremmo assistere sarebbe solo quella nel vedere gli elettori di sinistra di nuovo tutti in fila a farsi prendere in giro, a farsi trattare da coglioni…e magari a vantarsene pure. A quel punto, niente scuse…lo sarebbero sul serio!
Di solito funziona così.
Il leader del partito di maggioranza è quello che poi diventa anche leader di governo.
In Italia invece, la voglia di distinguersi non ha pari nel mondo.
Avremo quindi un leader di governo diverso dal leader del partito di maggioranza della coalizione alla guida del Paese.
Di per sè era già strano il fatto che il nostro primo ministro non appartenesse nemmeno ad un partito, non essendo Prodi iscritto a nessuno di quelli che compongono l’Unione, e men che meno ne fosse il capo o almeno il segretario. Ma tra pochi giorni (da mercoledì in pectore, da ottobre poi ufficialmente) avremo il paradossale piacere di assistere alla grottesca marcia verso palazzo Chigi del futuro leader del partito di maggioranza all’interno del centrosinistra, proprio mentre l’altro leader, Prodi, ancora avrebbe da stare al governo per almeno altri 4 anni.
E’ la politica bellezza!
E come al solito, a parte ai pochi eletti col dono della chiaroveggenza, la politica, ai più, apparre solo un grande oscuro casino di incomprensibili sotterfugi tra gente che si vuol vicendevolmente sfilare la cadrega (col sorriso stampato in faccia, ovvio!).
Dico così perchè a pensarci bene non possiamo dire con certezza…:
- …che Veltroni accetterà l’incarico, vista e sentita la sua scelta, fatta davanti a milioni di italiani, sul suo ritiro dall’agone politico al termine del suo mandato da sindaco della Capitale.
- …se sia stato scelto Veltroni perchè, in caso di crisi politica del governo e di possibile ritorno alle urne con la sinistra con le pezze al culo e la polvere sulle spalle, sia lui ad assumersi tutte le responsabilità della sconfitta e venga perciò rimesso in soffitta prima ancora che con la sua affascinante spocchia possa creare problemi ad una dirigenza che conta tre eterni perdenti (Fassino, d’Alema e Rutelli) e messa com’è sarebbe facilissimo da spazzare via…e allora addio guida del Partito Democratico.
- …se sia stato scelto Veltroni per far fuori Prodi, perchè non rappresenta un governo che onestamente ha deluso tutti e si sta portando sul fondo del baratro tutta la nave da cui qualcuno, però, vuole invece salvarsi ed è disposto a tutto per farlo.
- …se…metteteci qualunque retropensiero e vedrete che tornerà con la logica del discorso. Perchè ogni buco è un porto quando il mare è in tempesta.
Certo, la logica ci suggerirebbe di aspettarci un cambio alla guida del Paese.
Ma poichè la logica avrebbe voluto che Prodi fosse anche il capo del partito di maggioranza (e non lo è) o che almeno fosse indicato come leader del futuro partito di maggioranza (e non lo sarà, ma nemmeno lo è stato), diventa logico (scusate il paradosso) aspettarsi di tutto.
Tutto questo per dire che…al ridicolo come al peggio non c’è mai fine.
E come leggevo qualche giorno fa su Prbleu! già sciegliersi uno slogan è difficile, ma se si sa già di dire il falso diventa deleterio!
La serietà al governo…ma non quello italiano!
La crisi della politica? Colpa dei politici. E della loro linguaccia. Dicono dicono, promettono, s’impegnano, giurano e spergiurano e poi disattendono. Ma è pure colpa nostra, di noi elettori, che diamo ai politici sempre troppe possibilità di rifarsi, mentre poi appena possono ce lo infilano in saccoccia e tanti saluti. Eppure, noi pecoroni…continuiamo ad andargli dietro!
Il caso Veltroni è lapalissiano.
Guardate e ascoltate bene questo stralcio di intervista del sindaco di Roma alla trasmissione di Fazio, Che tempo che fa.
Che c’è di strano?
Beh, c’è di strano che lui stesso si riservi di decidere quando in realtà dovrebbe, per coerenza, tener fede alle sue stesse parole, pronunciate urbi et orbis col mezzo che gli piace tanto (sempre dopo il cinema, ma il cinema si vede pure là), la tivù!
C’è di strano che nemmeno un giornalista, di quelli con la schiena dritta, sia andato da Walter a ricordargliele, quelle sue parole, o almeno a chiedergli spiegazioni. Come mai un così repentino cambio di programma? L’intervista risale all’ottobre 2006; dopo un anno è già tornato sui suoi passi.
Il che si spiega in pochi modi: o si sente l’ennesimo salvatore della patria (di cui per carità non abbiamo bisogno), figlio della supponenza tipica dei “migliori” della sinistra. O forse odia così tanto Prodi che preferisce sputtanarsi così grandemende pur di levarselo di torno. O, ancora, è tale e quale a tutti gli altri suoi colleghi, cioè un parolaio che non sta dietro nemmeno a sè stesso (il che ci induce con più forza a chiedergli di restarsene dov’è!). O è, semplicemente, un coglione, sebbene tutto d’un pezzo. Si, perchè andarsene al patibolo con questa posa vuol dire aver fegato, ma anche zero cervello. E’ evidente che le possibilità sono due: o i suoi amici dei DS e della Margherita lo vogliono bruciare subito per toglierselo dai piedi (perchè troppo affascinante rispetto a loro) per farlo poi trombare (politicamente, s’intende) da Berlusconi (perchè questo centrosinistra rimarrebbe tale e quale anche con un cambio di frontman in corsa), oppure vogliono uccidere (sempre politicamente) Prodi. In ogni caso ammetterebbero un fallimento bello e buono. E il centrodestra, a meno di suicidi, si troverebbe un tappeto rosso steso sulla via verso palazzo Chigi.
Detto questo, o è stupido lui e quindi non dovremmo fidarci; o siamo stupidi noi (anzi loro, elettori di sinistra), che votandolo conoscendone l’inclinazione allo spergiuro ce lo meriteremmo in pieno.
Da qui, la fiducia nella saggezza delle persone, ma anche il rammarico per la dimostrazione di quanto i politici e la politica possano davvero fare ribrezzo!
Il secondo esempio, invece, ci arriva dritto dritto dall’Europa. Da quell’ammasso di burocrati che pretendono di decidere per noi senza averci mai nemmeno consultato. E che si rendono oltremodo ridicoli, facendoci davvero cadere le braccia, ostinandosi a rallegrarsi per le loro scelte sbagliate. Prima ci hanno fatto assistere ad un immediato ingresso dei paesi dell’est nell’Unione, portando così il totale degli stati aderenti al Trattato a 27, ma senza le regole necessarie circa i metodi decisionali delle istituzioni sovranazionali europee. Oggi, li vediamo sorridenti per aver trovato un accordo…per rimandare l’accordo definitivo. Dovremo attendere il 2017, o forse più, prima di vedere risolti gli attuali problemi.
Ma loro son contenti…
Peccato che noi non lo siamo affatto!
Poi si lamentano dell’euroscetticismo!
Mi si accappona la pelle.
E’ il 23 giugno e il calendario ci ricorda che oggi ci saranno persone (?) che avranno il coraggio di festeggiare il “boy love day”, ovvero, la giornata dell’orgoglio pedofilo.
E’ il 23 giugno, ma sui giornali (senza distinzioni di sorta) e le loro prime pagine, di questa vergogna non se ne parla!
Il che è altrettanto vergognoso. Perchè di fronte ad eventi di tale mostruosità, politica sport e spettacolo dovrebbero cedere il passo. Affinchè sia resa giustizia all’intelligenza umana. E si chiarisca una volta per tutte che non tutto ciò che piace (individualmente) è da ritenersi direttamente lecito. Non tutto ciò che è negato è frutto di discriminazioni e di leggi ingiuste verso chi invece vuol solo esprimere in un modo piuttosto che in un altro la propria sessualità.
Ancora non sappiamo bene se sia giusto chiamarla così o se hanno già pensato ad un nome diverso per citarla senza imbarazzi.
Di sicuro, sappiamo solo che qualunque “cosa” sia, questo agglomerato di sinistra-punto-e-basta è in grado di mettere in difficoltà il governo e l’altro aggregatore, quello dei moderati, il futuro Partito Democratico.
Non molti giorni fa fu il presidente Bertinotti ad augurare alla Casa dei Rossi maggiore coraggio, di sbrigarsi ad agire…vedere di cosa son capaci. Una settimana dopo scopriamo che il leader oggi a meno di mezzo servizio causa incarichi istituzionali che ne prediligono l’imparzialità, ha ancora il suo peso politico attivo. E la Cosa ha mosso i suoi primi passi. Che potrebbero anche essere quelli che porteranno il governo Prodi verso ed oltre il baratro. Più in là c’è solo il suono sordo del tonfo.
Riformisti (sedicenti) e massimalisti (questi invece anche di fatto) erano già da qualche giorno ai ferri corti. I conti non tornano e dal ministero dell’economia si fa sapere che lo scalone alle pensioni è intoccabile, che la spesa pubblica è fuori controllo e che i soldi che ci sono sono pochi per dar corso alle richieste dell’ala comunista. Per tutta risposta, quattro ministri dello stesso governo, Scanio, Mussi, Ferrero e Bianchi, hanno intimato a Padoa Schioppa quali devono rimanere le priorità per l’esecutivo e per la maggioranza.
In soldoni, il rispetto del programma, quello da 281 pagine, in cui si parla di superamento della legge Biagi, del precariato, dell’abbattimento della legge Maroni e maggiore attenzione per la sicurezza. Tutte cose su cui è stata imbastita la campagna elettorale che ha preceduto la vittoria del 2006 e che invece finora sono rimaste disattese dagli stessi che se ne erano riempita la bocca. Oltre a tante altre belle cose contornate da altrettante belle parole.
Parole, appunto. Di fatto, però, tutti hanno ragione. Perchè in quel programma c’era scritto tutto e il contrario di tutto; tanto che ognuno può interpretarlo a modo suo.
Mettiamoci poi che la realtà è sempre tremenda quando appare in tutta la sua durezza in faccia a chi ha voluto pervicacemente trascurarla e il cerchio si chiude.
Questo governo si accorge oggi di come stanno le cose: che la legge Biagi non è da buttare; che lo scalone non è da buttare; che la riforma della giustizia non è da buttare; che la riforma della Costituzione non è da dimenticare del tutto; che le leggi ad personam valgono anche per tutti gli altri e quindi non sono da buttare. E così via.
Insomma, una contraddizione dietro l’altra rispetto alle migliaia di parole recitate dai pulpiti di tutta Italia.
Ancora adesso, che sono al governo, le sinistre si credono all’opposizione. E propongono, rimproverano il non-fatto, protestano. Ma è buffo, poco serio, perchè dopo un anno dovrebbero anche riconoscere le proprie responsabilità!
E la gente se n’è accorta.
Così diventa ridicolo ogni tentativo di recupero in zona Cesarini.
Perchè se nessuno se ne fosse reso conto, Prodi e compagni sono già in zona Cesarini.
Delle 281 pagine non v’è traccia nell’azione di governo. E nemmeno dei 12 punti del dopo-crisi. Avremmo dovuto infatti vedere il portavoce unico, Sircana, parlare a nome di tutti. E invece…
Fallimento su tutta la linea.
Se questa linea però dovesse continuare ad essere tratteggiata…finirà tutto prestissimo.
Bontà nostra!
Sorpresa! La legittima difesa voluta da Calderoli, ma contestata dalla sinistra pro Caino e dimentica di Abele, sarà mantenuta anche nel futuro codice penale, quello che da 10 mesi è oggetto di studio da parte della commissione guidata dall’onorevole e avvocato (di PRC) Pisapia.
Di più, saranno addirittura ampliati i suoi limiti, al punto che sarà riconosciuta come “proporzionata” anche là dove non lo era ed esercitabile oltre che nell’abitazione e nelle pertinenze di essa, anche nei luoghi isolati e per tutelare la vita, l’integrità fisica, la libertà sessuale e personale.
Ma non era stata definita come “autorizzazione alla ‘legittima offesa’ ” ?
Il problema non sono le sostituzioni di uomini al comando, ma i loro modo, i loro tempi. E le loro motivazioni. Quelle ufficiali (che non ci sono e quelle ufficiose che invece conosciamo, per finire con quelle subdole di cui sappiamo ancora meglio).
Ad oggi, dopo un anno di legislatura, il governo Prodi ha raso al suolo l’intero apparato di sicurezza italiano, facendo salvo, per ora (e se Berlusconi vi ironizza significa che qualcosa sotto si muove e che il Cav sta solo aspettando il momenento buono per cavalcare l’ennesima appropriazione della cosa pubblica da parte delle sinistre) il comandante dei Carabinieri.
Sostituito Pollari dal Sismi, sostituito Moro dal Sisde, sostituito Speciale dalla Guardia di Finanza, sollevato dall’incarico anche De Gennaro dalla Polizia.
In poche parole, tutte persone che nei loro ruoli e con le loro azioni avevano garantito anni di straordinaria sicurezza, mentre in Europa e nel Mondo si contavano a grappoli attentati e tentativi di strage.
Ma forse questo conta fino ad un certo punto.
Ciò che invece più inquieta sono le motivazioni e appunto i modi con cui sono state operati questi ricambi.
Pollari fu sfiduciato in ossequio alla procura della Repubblica…di Ezio Mauro (che imbastì sontuosi processi sui casi Nigergate e Abu Omar); Speciale è stato fatto fuori su esplicita richiesta di Visco e dei Ds (per essersi opposto alla sostituzione degli ufficiali in carica alla procura di Milano che stavano indagando sulla scalata di Unipol a Bnl, che vedeva coinvolti anche esponenti del bottegone), e infine, è toccato alla testa di Gianni De Gennaro, capo della polizia non da oggi, ma reo d’esserlo ai tempo del G8 di Genova: scontato che appena ne avessero avuta l’occasione, quelli di Rifondazione e dei Comunisti che annoverano tra le loro fila i distributori di mazze e punteruoli per giottini in versione guerriglia urbana, ne chiedessero l’avvicendamento.
Non è nemmeno tanto una questione di potere, ma di scelte politiche.
Ognuno è libero di attuare lo spoil system come meglio crede e legittimamente lo fa. Resta però l’idea che il tutto sia avvenuto secondo una ratio deleteria: il mantenimento degli equilibri all’interno della coalizione che adesso sta “guidando” il Paese (verso dove, non si sa…ma lo sta facendo).
Repubblica, che in tanti anni di governo Berlusconi, ha tenuto la barra dritta contro il Cavaliere spingendo Prodi alla vittoria del 2006, reclamava il suo tributo…ed eccoti rotolare il capo del Sismi; i Ds non potevano accettare che le cooperative rosse, il più grande e granitico bacino elettorale degli ex pds, venissero oltremodo infangate dalla magistratura: loro sono i migliori, e i migliori non ci finiscono davanti a un giudice, se non per denunciare Berlusconi e i fascisti. Così s’è voluto mettere da parte anche il generale delle Fiamme Gialle che su quello invece stavano indagando. Ultimo, ma affatto meno importante, il tributo più grande alla stabilità di governo, Prodi e compagni sedicenti moderati, hanno dovuto versarlo alla sinistra radicale. In fondo sono stati i movimenti a mettere il centrosinistra davanti al centrodestra alle passate elezioni e sono sempre i movimenti quelli che possono dichiarare il decesso di questa maggioranza senza vedersi almeno garantito il “premio di consolazione” (viste le batoste per quelle che sono e saranno le scelte del govern o Prodi in campo economico e di politica estera); l’Unione ha bisogno del voto dei no-global e dei no-war, nonchè dei no-tav ecc ecc che sono pure rappresentati in Parlamento. Ed eccoti l’annuncio, dopo troppi rimbrotti da parte dei movimenti stessi, della destituzione di De Gennaro, il poliziotto che fronteggiò la guerriglia di Genova 2001.
Una testa per ogni padre della vittoria alle politiche 2006.
Se questo è lo schema, dunque, non è difficile immaginare che qualche altro sedere dovrà alzarsi dalla sedia che occupa.
Perchè trascurare? Perchè non guardare anche oltre? Perchè non finirla di tirarci sempre la zappa sui piedi e puntare continuamente il dito contro noi stessi?
Non tutti comunque stanno a questo gioco al suicidio collettivo.
Altro che global warming…teoria per altro un po’ arraffazzonata, che non tiene conto di parecchi dati ambientali, uno su tutti: l’attività solare, giudicata da molti scienziati anomala, per eccesso! Dovremmo piuttosto preoccuparci del global cooling, previsto per il 2020 quando il sole inizierà il più debole dei cicli solari Schwabe degli ultimi due secoli, probabilmente portando con sé temperature particolarmente fredde sulla Terra.
Dalle nostre parti, però, queste teorie non vengono prese nemmeno in considerazione.
Più facile incolpare l’Uomo d’ogni male. Più facile perchè rispettoso dell’ideologia amientalista-comunista e perchè da questo catastrofismo si possono trarre parecchi vantaggi al fine di perseguire, attraverso un simile terrorismo mediatico, gli obiettivi dell’ecologismo del terzo millennio.
Parola di Tommaso Padoa Schioppa. Che sentendosi assediato sulla destinazione del tesoretto con richieste ritenute inquietanti (leggasi irresponsabili) ha deciso di parlare chiaro ed esporsi. Autoridicolizzandosi.
Per quanto stia capitando sempre più spesso non possiamo che sorprenderci per come le cose dette e fatte dal governo cambino da un minuto all’altro.
E non si tratta del famoso panta rei di Eraclito; è solo a causa dell’incapacità di guidare il Paese con coerenza da parte di chi si fregiava del titolo di “salvatore della patria”.
Dalla premessa ai fatti. Anzi, ai numeri.
Veloce veloce (per rendere tutto indolore…si fa per dire…): le tasse aumentano, ma aumentano anche le spese da parte dello Stato. E il tesoretto si erode di giorno in giorno. Tant’è che saltano le priorità di destinazione e l’esecutivo è costretto ai salti mortali per tenere tutti uniti…sulle spine. Senza mai prendere una chiara posizione su niente.
Non si sa bene a quanto ammontino quei fondi nè che fine faranno. Benchè se ne discuta da mesi oramai.
Come mesi or sono ci avevano parlato di completo risanamento dei conti pubblici, mentre ora il ministro dell’economia ci annuncia il pericoloso andamento verso il basso degli stessi.
Sarà mica che si stanno preparando ad imbastire un’altra finanziaria tutta balzelli e spese correnti come quella tassassina del 2007?
Forse…
Legittimo quindi essere più che preoccupati. Di fronte a tanta inadeguatezza. Di fronte a tanta inefficenza.
Dai conti pubblici al tesoretto, passando per le pensioni alle riforme Biagi e della Giustizia: nessuno sa come stanno le cose.
Come finirà? Sarà abolito lo scalone? Saranno decisi degli scalini? O si attuerà un’altra riforma ancora (anche se dubito vi sia il tempo di concepirla e approvarla)? Sarà cancellata la legge 30? E quali saranno le misure contro il precariato? Ma chi l’ha creato davvero il precariato (questa l’aggiungo così…en passant, giusto per insaporire la polemica)? Cosa ne sarà della riforma Castelli? Ci sarà la separazione delle carriere tra giudici e pm? Si farà la Tav? Da dove passerà? E le discariche nel napoletano? Dove e quando si apriranno? Sarà abolito l’ICI? E le imprese che oggi dichiarano di sentirsi oppresse dalle tasse, quando godranno del taglio di 5 punti percentuali del cuneo fiscale?
E così via all’infinito.
Il perchè di questo immobilismo è lapalissiano: una coalizione come quella di maggioranza (solo in parlamento, perchè nel paese è da mò che hanno finito d’esserlo), più simile ad un’armata Brancaleone che ad altro, viaggia a ranghi sciolti su tutto e su tutto tutti si sentono indispensabili…perchè lo sono, altrimenti…tutti a casa. Ma per non fare uno sgarro a uno lo si fa all’altro e si finisce per compensare con uno sgarro a quello per rimediare a quello fatto a quell’altro ancora.
Nel governo del tutto e il contrario di tutto è quindi molto facile trovare chi dice al paese di aver curato i mali dell’Italia ma anche chi lo sconfessa dicendo che in realtà la cura non ha funzionato.
Tutti a casa…per favore…!
Faciamo così: diciamolo una volta per tutti e non se ne parli più.
Al G8 di Genova furono le forze dell’ordine a scatenare la guerriglia. E i festosi giottini, le vittime del rigurgito fascista di ritorno (da poco) a palazzo Chigi.
Facciamo così, e non pensiamoci più.
Almeno, la prossima volta che apriremo i giornali la smeteremo di sbattere la testa contro il muro per capire se siam desti od ancora nella più profonda fase rom del sonno, in preda ad un incubo.
Teoria del sospetto. Non c’è volontà di accertare se effettivamente vi siano stati abusi, da parte delle forze dell’ordine, perchè questo vorrebbe dire, chiaro e tondo, che quegli abusi furono il superamento di una reazione provocata da un gruppo di idioti scalmanati che credono ancora alla “rivoluzione violenta del sistema”; vorrebbe dire, in pratica, ammettere che fu necessario che polizia e carabinieri intervenissero per fare il loro mestiere: mantenere l’ordine pubblico, se del caso, usando la forza di cui sono titolari in quanto rappresentanti dello Stato e del suo interesse a che nessuno violi le regole.
Questa teoria del sospetto/complotto invece, tende, manco fosse un ariete, a far breccia nei cuori dell’opinione pubblica per innestarle nel cervello il tarlo del dubbio che la realtà sia tutta diversa, che cioè i manifestanti fossero solo le povere vittime del neoinstaurato regime berlusconiano, che si avvalse della celere per sopprimere il dissenso.
In che altro modo spiegarsi il fatto che ad ogni novità sul tema corrisponda l’intervista del personaggio di turno che insiste nel dire quanto erano bravi e buoni quei ragazzi con le verghe in mano, col volto coperto dai caschi, con gli estintori usati come giavellotti e le molotov come fuochi d’artificio (nel senso che brillavano…sui caschi dei poliziotti)!?
Non siete stanchi anche voi di sentire quegli sfacciati genitori del delinquente Carlo Giuliani sostenere che loro figlio (quello morto perchè un carabiniere si è trovato costretto a sparare per salvarsi la vita da quell’idiota che invece di cercarsi un lavoro era dedito all’uso di stupefacenti, alcool e quel giorno non aveva trovato di meglio da fare che prender parte al linciaggio di alcuni militi della benmerita cercando di ferire, forse uccidere, di sicuro colpire a più riprese la camionetta su cui stavano Placanica e i suoi commilitoni) era il più docile sulla faccia della terra?
Non provate vergogna nel vedere continui tentativi di politicizzazione delle forze dell’ordine, tacciandole di partigianeria partitica o peggio di essere strumento nelle mani del tiranno?
Ma andiamo! Tutto questo fa schifo!
Si accertino le responsabilità, ma si dica con chiarezza cosa fu quel contro G8 a Genova: guerriglia urbana, organizzata e politicamente avallata!
Quello che viene dopo è uno spericolato tentativo di depistaggio con cui si vuole colpire l’avversario politico (Berlusconi) senza rendersi conto di rendere un pessimo servizio al Paese intero. Perchè le forze dell’ordine non stanno dalla parte di qualcuno, ma di tutti.
Non vedo perchè, quindi, dovremmo tutti pagare in credibilità e fiducia verso le forze dell’ordine questo inutile prezzo all’estrema sinistra per vedere ancora in piedi per qualche giorno un governo barcollante incapace di trovare l’equilibrio in sè stesso!

Secondo me, no!
Altrimenti vorrebbe dire accettare passivamente l’accostamento gay-pagliaccio, o peggio, gay-volgarità!
Sono assolutamente convinto che la maggioranza degli omosessuali tragga solo svantaggi da una simile, non voluta, “pubblicità”: vengono presi per quello che non tutti sono, cioè dei fuori-di-testa esibizionisti con il pallino del sesso (in senso d’azione e in senso anatomico).
La credibilità così cade sotto lo zero assoluto!
Ribadisco…migliaia di omosessuali non sentono il bisogno di esprimere il loro orgoglio di ciò che sono; esattamente come un eterosessuale non va sbandierandolo ai quattro venti.
Se poi si pensa che per fare una richiesta si debba farlo addobbati peggio che fosse carnevale, ditemi voi cos’altro si può pensare se non il peggio possibile. Ma non degli omosessuali in generale…però di quelli si! Il problema, per loro, è che quei pochi smerdano anche gli altri.
Finiamola di parlare di manifestazioni “colorite”: si tratta di atteggiamenti osceni, oltremodo volgari e di cattivo gusto.
Non sono omofobico, come qualcuno, per il sol fatto che la penso diversamente da lui in tema di Di.Co. e diritti per omosessuali, vuol farmi apparire. Una cosa è parlare dell’omosessualità e del rispetto dovuto agli omosessuali come a qualsiasi altra persona umana; altra è invece discutere di diritti e dei motivi per cui si dovrebbero estendere in un modo piuttosto che in un altro. Sta qui la divergenza, non in altro. Non c’è razzismo nè intolleranza.
Non si sostiene, su queste pagine, mai e poi mai la tesi dell’omosessualità come malattia. Ma certamente si mantiene ferma e salda la convinzione che si tratti di una diversità che non può essere “normalizzata” come se diversità non fosse. La realtà è sempre innanzi e da essa qui, io, prendo le mosse per parlarne.
Sinceramente, mi ritengo una persona molto ma molto rispettosa e molto molto onesta.
Perchè se avessi dovuto cedere all’accoppiata suddetta, quella cioè tra gay ed esibizionista in calore come si presentano nelle varie manifestazioni, allora avreste probabilmente letto parole ben peggiori.
Lo garantisco.
Ma non essendo omofobico, bensì un essere pensante, mi riservo anch’io il diritto di manifestare i miei pensieri senza tema nè voglia di passare per ciò che non sono, ossia un razzista o un fascista.
Mi fa schifo, al contrario, tanto cieco buonismo misto a relativismo!
Qui lo dico e NON lo nego: omosessuali e pedofili non sono associabili con un semplice sillogismo. Ergo, in questo post non voglio mettere sullo stesso piano gay e “amanti di bambini”. Sarebbe sbagliato prima ancora che scorretto. E’ evidente che sarebbe una travisazione forzosa della realtà, essendo il fenomeno della pedofilia riconducibile, purtroppo, ad ogni categoria di persona umana su questa Terra. Sarebbe scorretto e sbagliato. Quindi, NON lo faccio! E per favore, non mi si scriva nei commenti che l’ho fatto, perchè sarebbe la dimostrazione di quanto pretestuosamente si voglia far gazzarra e glissare sul tema. Che vado enunciando.
La premessa però si era resa necessaria. Soprattutto perchè memore delle mega polemiche strumentali imbastite contro Papa Benedetto (sbagliavo…di Bagnasco, sorry…) dopo che in un discorso mise una accanto all’altra le parole “gay” “pedofilia” ed “incesto”.
Ebbene, il senso di quell’ordine lessicale era da rinvenirsi nella concezione che si ha dell’amore. E di quello che si pensa ne debba conseguire.
Amore è il sentimento che unisce due omosessuali; amore è quello che unisce due consanguinei o parenti; amore, a volte, è quello che può legare un adulto e un bambino.
Inutile incazzarsi se qualcuno si accorge di quanto possa essere pericoloso il sillogismo “due persone si amano = riconoscimento giuridico del loro amore”.
Da qui, prendo le mosse anch’io per questo mio post.
Partendo dal gay pride di Roma, di sabato scorso, per arrivare alla giornata, indetta per il 23 giugno, dell’orgoglio pedofilo.
Inorridite pure. Ma, vi prego, non fatelo per l’accostamento (rileggetevi il prologo, please). Molto più logico restare basiti da come ormai al mondo non si abbia più vergogna di niente. Tutto è passibile d’esser definito come “normale” e più niente può esser tacciato d’essere fuori d’ogni logica di buon senso. Si rischia di beccarsi di intollerante. Inorridiamo comunque.
Per quanto possa però farci schifo una notizia del genere, possiamo almeno provare a riflettere su una cosa: “perchè”?!
Com’è possibile anche solo pensarla una cosa del genere?
Capisco che ciò che sto per dire creerà turbamento nelle sensibili menti del politically correct, ma a ben vedere, in questo passaggio dall’ombra alle manifestazioni d’orgoglio, ho come un deja-vu di quello che è stato nel tempo il percorso compiuto dalle organizzazioni degli omosessuali (sul quale ovviamente non può esser fatta alcuna obiezione circa la legittimità, lo sottolineo ancora!).
Non voglio qui sindacare della bontà o meno di una strada come dell’altra.
Mi ha fatto solo pensare l’idea che all’alba del moderno terzo millennio si sia completamente smarrita la capacità di distinguere ciò che è bene da ciò che è male, ciò ch’è giusto da ciò ch’è sbagliato, ciò che è normale e ciò che non lo è.
Concetti relativi e ralativizzabili, per alcuni, ma pur sempre e da sempre gli indicatori di una capacità di discernimento. Che oggi appare perduta.
Ovviamente non avrei scritto questo post se non condividessi le parole del Papa che tanto hanno fatto infuriare i ben pensanti del laicismo relativista (e perchè no, pure nichilista).
Provate a leggere o vedere le interviste dei manifestanti del gay pride e dei sostenitori del riconoscimento della parità dei diritti degli omosessuali: avrete sempre le stesse risposte, che più o meno suonano così: “se due persone si amano non c’è differenza se sono eterosessuali o dello stesso sesso”, o ancora, “lo Stato non dovrebbe entrare in camera da letto”, e per finire, “siamo nel duemilasette…finiamola d’esser così medievali”.
Ora ditemi cosa cambierebbe se qualcuno, il prossimo 23 giugno, durante il boy love day, pronunciasse frasi del tipo: “se due persone si amano non c’è differenza se sono entrambe adulte o no”, oppure “lo Stato non dovrebbe entrare in camera da letto”, e per finire “siamo nel duemilasette…finiamola d’esser medievali e ipocriti”.
Non cambierebbe niente. Purtroppo.
E così come i gay si sono sentiti in diritto di alzare il vessillo dell’Amore come titolo soggettivo per l’attribuzione indifferenziata di diritti, così anche i pedofili faranno lo stesso: si mostreranno orgogliosamente convinti che il loro, verso quei bambini indifesi, sia Amore e quindi perchè provare tanto disgusto?!
E qui, perdonate la lunghezza che sta assumendo il post, sono costretto ad aprire una rapidissima parentesi.
Ora come ora è davvero difficile sostenere la totale indifferenza del bambino/adolescente agli stimoli sessuali. Questi arrivano da dovunque e senza controllo: nemmeno nelle famiglie si ha più un minimo di filtraggio; nelle scuole poi succede di tutto tra il menefreghismo dei professori, che spesso anzi accompagnano senza frenarle come dovrebbero le pulsioni sessuali degli alunni. Ormai non si aspetta più nemmeno abbiano l’età della ragione e con l’intento di “educarli alla sessualità” li si lancia, secondo me, precocemente nel mondo del sesso.
Difficile quindi, pensare che i bambini di oggi non possano in alcun modo essere partecipi e più che consapevoli dei loro atti…sessuali.
Senza più aver coscienza di ciò che è giusto chiedere e di ciò che è sbagliato pretendere ed ottenere, il risultato non potrà che essere questo.
Un autoconvincimento della bontà delle proprie azioni e delle proprie pretese che comporterà un’uscita dall’ombra per manifestare il proprio orgoglio di “diversi”!
Non mi si voglia, ma sebbene per gli omosessuali il discorso debba prendere una strada valutativa diversa (comunque positiva), rimane il dato di fondo per cui viene confusa la concezione della sessualità tra individui per trasformalo nel pretesto per chiedere ciò che in realtà sarebbe ingiustificato avere…almeno nelle forme richieste.
Detto questo, e per concludere, mi piacerebbe si parlasse di più di cosa sia e di quale importanza e significato abbia oggi il sesso nella nostra società. Perchè sono convinto che probabilmente, quello a cui assistiamo è il frutto di una relativizzazione eccessiva del concetto stesso di sesso e di una sua ulteriore mercificazione/svalutazione.
Se allora dovessimo definire il sesso come il motore delle scelte legislative di uno Stato, non potremmo più porre nè limiti nè paletti e dovremmo semplicemente immaginare lo Stato come un notaio indifferente a qualsiasi valutazione sociale dei fenomeni, che rediga leggi su richiesta, non potendosi mai opporre ad alcuna richiesta, da chiunque essa arrivi, purchè contenga l’elemento essenziale della libertà sessuale.
Il tutto, comunque, giusto per ribadirlo, nella ferma convinzione che di sostanziale non vi sia nulla che possa associare tout court gay e pedofili!
La solita carnevalata. In cui si perde anche la minima credibilità di un movimento che avrebbe tutti i diritti di manifestare il proprio orgoglio e chiedere maggiori tutele da ogni discriminazione. Ma non riescono mai a resistere…a sè stessi. Fanno sempre mostra della parte più eccentrica. La stessa che poi è quella che non piace alla gente; la stessa per cui ci si sente più portati a fare cattivo viso a buon gioco.
Si ha, piuttosto, il senso della provocazione permanente, della sfida all’ordine naturale delle cose. E se poi le “armi” sono quelle della volgarità e dell’offensività, è inutile stupirsi se la forza persuasiva del messaggio lanciato in tema di laicità e riconoscimento giuridico passa in secondo piano.
Sono gli stessi manifestanti a farlo retrocedere, dimostrandosi più attaccati alla superficialità delle forme che alla profondità della sostanza.
Non è un caso infatti, che si discuta più di forma che di sostanza anche in termini di diritti. Una volta sono i PACS, un’altra sono i Di.Co. ed entrambi sono contrapposti ad un’altra forma di riconoscimento, quello individuale. Senza però badare al fatto che la sostanza perseguita è la medesima. Due, tra strade per dire la stessa cosa: estendere diritti. Con una sola differenza, stavolta si, davvero sostanziale: i movimenti e le associazioni omosessuali si battono per vedere equiparate posizioni non solo giuridicamente, ma anche naturalisticamente diverse; in qualche modo, cioè (o così danno l’impressione che sia), hanno puntato tutto sulla relativizzazione dell’istituto matrimoniale, per cui quello tra un uomo e una donna sia del tutto identico a quello tra un uomo e un altro uomo o tra una donna e un’altra donna. Trovandosi di fronte, però, tanta opposizione, si sono “accontentati” di una sorta di matrimonio di serie B: ossia, facendo nascere una famiglia omo legalmente riconosciuta attraverso un contratto che includa tutti i diritti che si vorrebbero guadagnare, ma con la presunzione di poter così aggirare i doveri solitamente scaturenti dal matrimonio stesso. L’altra strada è quella muove i suoi passi dalla ferma convinzione che una differenza esista; e che quindi si possa agire a livello privatistico, individuale, salvaguardando Costituzione, tradizioni e valori d’antica origine, garantendo però la soddisfazione, in concreto, di molte delle rischieste fatte in questi ultimi anni dai movimenti.
La piazzata di oggi, come pure quelle precedenti, però, indica solo una cosa: la volontà di contrapporsi senza se e senza ma ad una certa cultura, ad una tradizione e, last but not least, anzi…contro la Chiesa cattolica, un po’ la detentrice e il baluardo di quella cultura e di quella tradizione.
In parole povere: si è voluto trasformare un movimento per il riconoscimento di diritti in un movimento politico antagonista. Non si spiega altrimenti questa ferma determinazione ad ottenere il sovvertimento di radicati valori come quelli che agiscono sull’istituto matrimoniale, piuttosto che accettare un compromesso che giuridicamente porterebbe agli stessi risultati. No, è proprio una questione politica, prettamente ideologica.
Non si discute del rispetto della persona umana, etero od omosessuale essa sia; ma del mantenimento o dell’abbattimento di una tradizione.
Sfondato il muro, però, nulla vieta di immaginare quali potrebbero essere le future pretese (perchè a quanto pare, di richieste non se ne sentono…o tutto o…tutto…).
Spiace, perchè nessuno vuole essere razzista o stronzo, ma di fronte a simili spettacoli, se permettete, c’è solo da fare una faccia sconsolata e chiedersi perchè si dovrebbe tollerare a tutti i costi un modo di essere tanto squallido.
Intendiamoci: anche molti eterosessuali dimostrano il loro squallore, ma…almeno non ne vanno fieri! 
Onestamente, credo che l’omosessualità e gli omosessuali “normali” non abbiano niente a che vedere con questi crogioli di volgarità.
Una volta per tutte, finiamola con questa storiella.
Se solo lo Stato spendesse di meno o ci desse di più…
L’evasione è una piaga sociale. Ma oggi è diventata una scusa, un mantra con cui i vari governi che si succedono ipnotizzano l’opinione pubblica, giustificando così aumenti delle tasse volti solo a coprire molte delle inutili spese dello Stato.
Il ritornello è sempre lo stesso: ci sono tanti che non pagano e questo si riflette sugli onesti contribuenti costretti a pagare anche per gli evasori. Balle! Siamo sicuri che le istituzioni non possano proprio far niente di diverso? qualcosa che non sia mettere le mani nelle tasche dei buoni perchè i cattivi hanno trovato il modo di tenerle lontane dalle loro?
Negli ultimi tempi abbiamo diverse conferme del fatto che in realtà lo Stato potrebbe fare molto di più…per evitarci questi scempi. Risparmiare. Se del caso, anche tagliare, o meglio…razionalizzare. Abbiamo una spesa pubblica impazzita; il che altro non vuol dire se non che lo Stato sperpera.
Onestamente, non se ne può più di sentirci dire che dobbiamo pagare tutti di più quando poi ci sentiamo raccontare dalle varie fonti d’informazioni che mancano lo stesso le ambulanze per il servizio sanitario, mentre il politico/signorotto di turno organizza mega trasferte all’estero, ingaggia amici e parenti come consulenti, allarga i lacci del portafogli pubblico finanziando manifestazioni di parte o completamente inutili.
Ma allora, che fine fanno i nostri soldi?
E poi, se lo Stato ne avesse di più perchè fossero di più i contribuenti, siamo sicuri che pretenderebbe tanto di meno dai suoi cittadini?
A occhio e croce la risposta è…no, non possiamo essere sicuri che andrebbe a finire così!
Per un semplice motivo: siamo uno stato eccessivamente radicato sull’assistenzialismo, sui privilegi e sul gioco politico coi cordoni della spesa!
Si aggiunga poi un dato “filosofico”.
Se davvero sono considerati onesti i cittadini che contribuiscono alle spese pubbliche senza nascondere niente al fisco, come mai, invece di premiarli, gli si chiede da decenni di farsi carico pure delle mancate entrate di quelli disonesti? E gli evasori? Beh, sono sempre i più furbi, perchè comunque vada loro c’avranno guadagnato.
Forse sarebbe più corretto che lo Stato facesse in modo di non far gravare sugli impeccabili contribuenti le proprie mancanze: ma non perchè lo Stato non abbia effettivo bisogno di denaro, bensì perchè a come stiamo messi oggi, si potrebbe intervenire in altro modo, con altre soluzioni, senza per forza stritolare le brave persone…la cui unica colpa e disperazione è abitare in un Paese dove ci sono tanti “furbetti” e un grande “furbone”, lo Stato!
Tagliare le tasse si può! Tagliando la spesa!
Così, il recupero del sommerso può essere sfruttato al miglioramento dei servizi e ad un’ulteriore abbassamento dei livelli fiscali!
Utopia?

Dietro alle dichiarazioni entusiastiche, sulla presunta soluzione di tutti i problemi circa la costruzione della sezione Italiana del Corridoio 5, che i giornali oggi ci riportano, si nascondono delle ombre e anche dei rischi.
Le zone oscure riguardano la parte tecnica del progetto; i pericoli invece sono tutti squisitamente politici.
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