La questione non è più solo politica.
Il caso Visco necessita di una svolta, di una soluzione, di una chiarificazione per un solo preciso motivo: la fiducia. Da parte del cittadino.
Ma non verso il ministro, perchè ormai è chiaro che dei politici sono rimasti in pochi a credere nella loro buona fede; bensì verso quei rappresentanti delle forze dell’ordine, dei finanzieri che hanno sui cittadini una grossa responsabilità, e più di tutto, un grande potere.
Il rischio, altrimenti, è che si vada perdendo quell’autorevolezza che rende i cittadini rispettosi e gli agenti rispettabili.

In ogni modo, va fatta pulizia: o del politico o del generale. E in entrambi i casi si otterrebbe un pensiero positivo (una volta tanto) nei confronti di quel mondo che dovrebbe stare sopra le parti, ma che in realtà si dimentica sempre della parte più debole, finendo per diventare del tutto autoreferenziale. Sarebbe il segnale di una esistente capacità di risoluzione dei problemi, di allontanamento dei disonesti, di far qualcosa in concreto per migliorarsi e dare di sè in un’immagine più coerente col ruolo istituzionale che le spetta!

Per farla breve: in gioco non c’è una stramaledetta carica politica, ma il rispetto del cittadino verso l’istituzione stessa.
Una volta minata la fiducia, anche verso chi ha il potere di controllo sui nostri affari quotidiani, diventa difficile controllare il retropensiero per cui se anche chi controlla è un disonesto, allora si giustifica il controllato disonesto, che finirà per sentirlo quasi come un “modo” di difesa da quell’autorità che dovrebbe, ma non fa il suo dovere in maniera ligia!

Non ci possono essere vie di mezzo e in gioco c’è un interesse superiore: la fiducia!

O mente Visco o mentono Speciale e gli altri generali testimoni.
O si chiarisce (se c’è stato un equivoco) o qualcuno dovrà chiedere scusa e dimettersi.

Ma che non si perda altro tempo, per carità.

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