Come al solito, in Italia i problemi si affrontano quando proprio non si può fare a meno di sbattergli contro.
Non c’è che l’imbarazzo della scelta: è una questione di mentalità! Tendiamo, come popolo intendo, a tirare a campare piuttosto che prevedere e prevenire programmando.

Oggi il tema più discusso è quello della sicurezza. Oggi si smuovono mari e monti per dar l’impressione (e giusto quella) ai cittadini che lo Stato stia facendo il possibile. Ma il problema non è di oggi: viene da lontano e difficilmente sarà risolvibile entro domani.
Di sicuro sappiamo una cosa: tra destra e sinistra, sull’argomento, ispira molta più fiducia (piaccia o non piaccia) un leghista che un amante dell’accoglienza a tutti i costi; sembra si impegni di più il “fascista” di AN o Forza Italia che non il diessino rifondarolo che si riempie la bocca di frontiere e carceri e cpt aperti a tutti. E’ un dato di fatto.
Come pure, sappiamo che, pur ringhiando adesso, la sinistra non conosce tra i suoi cardini il tema della sicurezza.
Sembra una battuta ideologica, ma è da sempre la destra che si becca di fascista tutte le volte che tira fuori le possibili soluzioni alla questione; è la destra che ne fa centro nevralgico delle sue campagne elettorali; è da destra che ne viene una più ampia visione generale, integrata: non è solo il numero dei poliziotti che conta, ma anche alcuni corollari come il controllo dell’immigrazione regolare e la lotta contro quella clandestina, l’accennato proibizionismo sulle droghe, financo arrivando a sfociare in un tema tanto caro alla sinistra: quello sociale del lavoro come strumento di contrasto della criminalità.

Non è un caso, invece, che nell’Unione si trovino le anime più “disubbidienti” della società civile e quelle più giustificazioniste del terrorismo e dei vandalismi che arrivano dalle aree sindacali e brigatiste; non è un caso che si rifacciano alla cultura di sinistra (e siedano di fatto tra quegli scranni) quelli che sostengono l’abolizione dei cpt, che si animano tanto per tutelare Caino alla bella faccia di Abele; quelli che istigano la violenza contro chi la pensa diversamente da loro e fregiano di tutti gli onori i “caduti” durante i devastamenti delle città in cui mettono piede le orde paci-finte; quelli che aumentano la quantità di “dose” detenibile e che distinguono tra droghe leggere e pesanti.

Il quadro è inequivocabile. Sulla sicurezza la sinistra è sempre arrivata in ritardo…per un semplice motivo: che non c’ha pensato prima.
Prima, infatti, criticavano i poliziotti e i carabinieri di quartiere e oggi sembra siano una loro invenzione; prima si lamentavano della Bossi-Fini che creava lunghissime file di extracomunitari in cerca di un permesso (che solo quelli realmente necessari ottenevano) e poi regolarizzano migliaia di irregolari che ci ritroviamo per le strade o sui marciapiedi; prima si lamentano delle carceri piene e poi l’unica soluzione che trovano è quella di far pesare addosso a noi cittadini l’onere di un indulto che ha riversato tantissimi criminali nelle nostre vie.

Per falra breve: non è tanto strano che alla fine, dopo un anno di centrosinistra al governo e un tasso di criminalità (perlomeno percepito) alle stelle (soprattutto a causa di stranieri) in molti riconsiderino le loro scelte sentendosi molto più tutelati da chi si prenderà pure del razzista (il leghista), ma che almeno qualcosa ha fatto e ora se lo vede venire disfatto!

Non a caso Sarkozy ha vinto le elezioni in Francia mettendo al primo posto il tema della sicurezza pur essendosi preso del fascista per come aveva risolto l’insurrezione delle periferie di Parigi e Marsiglia.
Non ci si inventa ciò che non si è! E la sinistra, in questo caso, non è in grado di impostare una corretta strategia di difesa (mi riferisco a quella interna, perchè se mai dovessimo parlare di quella esterna allora…) perchè dovrebbe sconfessare continuamente i suoi principi, le sue tante belle parole dette in precedenza e infine dovrebbe “combattere” contro gli intransigenti del pensiero comunista che la ancorano all’immobilismo, all’insegna del politically correct.