You are currently browsing the monthly archive for Maggio, 2007.

                                    

(fonte immagine: Libero quotidiano, autore Benny)

Per tenere insieme una coalizione brancaleonesca come quella dell’Unione ci voleva solo il tipico “homm’e'nient” (uomo di niente), di tale inutilità politica da poter essere tratto un po’ a sinistra, un po’ al centro, un po’ persino a destra a seconda delle convenienze. L’altra cosa che rendeva il nome di Prodi più appetibile di qualunque altro era la sua capacità di ramificazione del potere, inteso in senso economico. Per dirla breve: le banche e con esse parecchi capitali da smistare agli amici.

Oggi, questa sinistra, pavida, che non ha avuto il coraggio di rischiare un volto politico su cui puntare decisa da subito, si ritrova in alto mare proprio a causa di questa scelta mancata.
Il professore, per chi non lo sapesse, è l’unico leader senza partito, e forse manco è iscritto a nessun partito…non essendo “l’Unione” un partito bensì un cartello elettorale. La cosa peggiore è che non lo sarà nemmeno del futuro (?) partito democratico (già nato morto, diciamo così): di qui la difficoltà ad immaginarsi il più grande partito di maggioranza che non può esprimere un “capo” per non mettere in crisi l’altro “capo”, quello del governo!

Una situazione che ha dell’assurdo. Anzi, dello stupido! Perchè così blocca un processo interessante di rinnovamento della politica dal suo interno.

Prodi, oggi, è un peso per l’Italia…tutta, quella di destra che ne chiede la destituzione e quella di sinistra che se lo ritrova come una palla di piombo legata a doppia mandata al piede e le impedisce di correre verso il futuro.

In questo stallo, ovvio, ci rimettono tutti. E ci guadagnano solo loro: partiti e partitini dediti alla conservazione di ideologie vecchie quanto il “cucco” (come si dice a Firenze…credo in riferimento al “monte Cucco”) e deprimenti per il benessere dell’Italia. Ex e post comunisti possono ben avanzare pretese di importanza sempre maggiore sapendo di essere l’ago della bilancia di governo. Con un partito moderato che non c’è e che non può nascere (a causa di Prodi) e una coalizione che non può fare a meno delle ali per rimanere in sella a palazzo Chigi, il futuro del Paese sembra messo nelle mani di chi lo sta letteralmente paralizzando. Lo dimostrano i numeri dell’attività del governo e del Parlamento in questo primo anno di attività unionista: solo 10 i disegni di legge discussi e approvati (ma è solo un esempio).
Evidente che vi sia una paura strisciante di far torto a qualcuno. E come si suol dire “chi non fa non falla”…perciò, l’Unione di Prodi, non facendo non rischia nulla; ma fa perdere grandi occasioni all’Italia.

Non c’è una crisi della politica in generale…bensì una crisi politica della sinistra, di questo sinistra-centro.
Non vengano, per carità, a raccontarci frottole.
Nel bene e nel male il governo Berlusconi faceva.
Ma questi, proprio…nulla. Tutti sotterfugi, ricatti, veti, peti…

Vada a casa professore…e ci lasci liberi, una volta per tutte…

Perdere completamente il nord non ha sortito alcun effetto sul governo Prodi.
Se è vero, com’è vero, che la “questione settentrionale” è da legare a doppia mandata con la maggiore richiesta di sicurezza (oltre che ad una fiscalità meno aggressiva e opprimente come quella attuale), vedere come si è chiuso l’affaire statali/sindacati-ministero dell’economia non può che far cadere le braccia a chi, al nord, era già abbastanza sconfortato dall’operato del governo di centrosinistra.

Forse era quindi meglio aumentare gli stipendi alle Forze dell’Ordine, offese e prese in giro qualche tempo fa con 5 euro (lordi) in più in busta paga alla fine del mese, piuttosto che a impiegati che nella maggioranza dei casi potrebbero benissimo essere mandati a casa, snellendo così lo Stato-sauro che ci ritroviamo.

Occasione persa, caro professore, l’ennesima.

Inutile parlare di “nord nuova priorità per il governo” se poi, nelle stesse ore ci si contraddice lasciando che giustizia e polizia e carabinieri lavorino nella mancanza di mezzi e con tagli vergognosi ai bilanci e ai loro organici.

Soprattutto dopo aver detto che “questi delle ultime amministrative erano risultati annunciati”; come dire che il governo sapeva che il nord lo stava sfiduciando (se mai gli avesse dato fiducia…) …eppure, a quanto pare, non si è fatto niente, non si è mosso un dito…nè prima nè dopo.

Tutto ciò ha dell’assurdo!

E lo fa così, a modo suo…

“Un presidente del Consiglio serio non si attende i risultati già al primo anno. Al contrario, durante questo periodo il lavoro del governo deve essere duro e serio, assumendosi i rischi. Il raccolto arriva dopo 5 anni.”

firmato, Romano Prodi. Che involontariamente (anzi, direi proprio, inconsapevolmente), per parare il suo di culo ha finito per lodare la serietà anche del suo predecessore a palazzo Chigi, Berlusconi, il quale, nonostante le continue ed asfissianti richieste di dimissioni da parte delle sinistre vincenti ogni tornata elettorale intermedia, ha sempre dimostrato la massima caparbietà nell’attendere i fatidici 5 anni di semina prima del raccolto.
Certo, si potrà discutere sul quantum di grano il Cavaliere è riuscito a portare effettivamente nei silos, ma di sicuro, a leggere i numeri di questo primo test locale si ha più l’impressione che sia appena cominciata una legislatura di centrodestra che non di centrosinistra: l’effetto trascinante delle politiche può esser visto così: o è finito (di già!!!???) per Prodi o lo sta ancora cavalcando Berlusconi (rimettendo perciò in discussione il risultato dello scorso aprile 2006)!

In ogni caso…bisogna dirlo: ci vuole proprio una bella faccia tosta per smentire sè stessi nel giro di così pochi mesi!
Ad esempio, ora il nord è diventata “La priorità”: ma non lo era il sud? O davvero credono, a sinistra, di aver sistemato al meglio le cose nel meridione e che da domani possono cominciare ad alzare lo sguardo sopra Bologna?

No, perchè se ancora non si fosse capito Prodi non Ha un problema col nord, ma E’ il problema del nord.
E come recita un vecchio adagio…chi è causa del suo mal pianga sè stesso.

UPDATE AMMINISTRATIVE  2007nel frattempo si cominciano ad incolonnare i numeri; dedicato a tutti gli scettici e i sostenitori della “difesa” del centrosinistra in questa tornata, “alla faccia della spallata”:

- COMUNI CAPOLUOGO E PROVINCE CONQUISTATI DAL CENTRODESTRA (fonte Corriere.it):
Alessandria,
Asti,
Gorizia,
Monza,
Verona
.

- COMUNI CAPOLUOGO E PROVINCE CONQUISTATI DAL CENTROSINISTRA fonte Corriere.it):
L’Aquila,
Agrigento
(la cui storia ormai conosciamo tutti: sindaco ex UDC e consiglio comunale a maggioranza cdx)

- COMUNI SUPERIORI NON CAPOLUOGO CONQUISTATI DAL CENTRODESTRA (fonte Repubblica.it):
Borgomanero,
Erba,
Crema,
Buccinasco,
Melegnano,
Pieve Emanuele,
Rho, Feltre,
Vigonza,
Cerea,
Sant’Antimo,
Pisticci
.

- COMUNI SUPERIORI NON CAPOLUOGO CONQUISTATI DAL CENTROSINISTRA (fonte Repubblica.it):
Capaccio,
Quarto,
Ischia,
Sezze,
Sant’Elpidio Mare
.

E uno si aspetta che il professore e tutta l’Unione dimostri che c’è una differenza. Ma non lo fa! Tale e quale a Berlusconi: negare negare negare la sconfitta.
Eppure gli errori, anche altrui, commessi in passato dovrebbero servire, sempre, per muoversi meglio in futuro…e invece…!
E invece il centrosinistra gode per aver vinto ad Erice (in Sicilia), ma non sembra particolarmente sconvolto per essere uscito colle ossa rotte da tutto il nord d’Italia! Genova, provincia, è andata addirittura al ballottaggio quando era data per certa con settimane d’anticipo. L’Unione brinda per la conquista di Agrigento, pur sapendo di aver vinto la partita giocando sulle divisioni interne alla CdL, sostenendo un candidato transfuga UDC e ritrovandosi con un consiglio comunale talmente trasversale che la sua maggioranza sarà di centrodestra.

Finirà così, come sempre…come sempre fanno i politici (o i presuntuosi - si, Silvio è un presuntuoso, ma non è una novità che lo si dica, pur volendogli bene…): negare negare negare. Che più o meno significa: non capire non capire e capire ancora meno che la gente, il Paese, non ne può già più. Il dissenso è diffuso (e si diffonderà ancora) e la sfiducia è marcata in particolar modo nelle aree produttive (cioè il vero motore) dell’Italia.
Al nord il centrosinistra esce a pezzi.
Negarlo o minimizzarlo vuol dire accontentarsi di governare senza il consenso (fondamentale) di larga parte della popolazione nazionale; vuol dire continuare a pensare di poter ancora sfruttare il populismo e la demagogia nei confronti dei meno abbienti, delle fasce più in difficoltà della popolazione, senza però avere molto di più da dire nè da proporre per il loro bene, in concreto.
Anche al sud, però non si scherza: Civitavecchia e Reggio Calabria non sono due cittadine con economie di sussistenza, bensì centri di primaria importanza per quel che riguarda commercio e infrastrutture marittime…ed entrambe stanno col centrodestra.

Insomma, l’errore più grave che potesse esser fatto è stato fatto: negare e minimizzare questo segnale, che è forte e deciso.
Si chiede un cambio di marcia. Una prova per i politici di vincere su quel tipo di politica che hanno perseguito, ma che gli è franata sotto i piedi.

Più fatti e meno chiacchiere, nel bene e nel male.
Più coerenza e unità d’intenti, nel bene e nel male.
Più chiarezza e vicinanza alla gente, nel bene e nel male.

Non capire che questo è soltanto il primo dei campanelli d’allarme che un governo può ricevere prima di venire messo alla porta è un po’ come suicidarsi (politicamente parlando, ovviamente).
Lo fece Berlusconi, ma chi ci aveva promesso una “differenza” inequivocabile rispetto al passato, si sta comportando esattamente allo stesso modo. Forse peggio…perchè non imparare niente dopo che altri ci son già passati vuol dire esser proprio c…, va bè…diciamo stolti!

Leggi questo post anche su TheRightNation.

UPDATE: per chi si stesse chiedendo i perchè di questa sconfitta a “macchia di leopardo” (di cui riportiamo una descrizione visiva… ), vi segnalo di leggere qui qui qui e infine qui. (grazie ad AtrocePensiero)

UPDATE/2: PRIMO COMMENTO A CALDO. Sembra d’esser tornati indietro di un anno, segno che ancora la CdL non ha ben chiaro un concetto basilare del suo esistere e per le sue possibilità d’esser vincente: il Polo batte l’Unione solo se corre unito. E invece…oggi par d’esser qui a commentare il suicidio annunciato del centrodestra per l’elezione dei candidati degli italiani all’estero: liste separate, sconfitta certa. E’ successo in Sicilia, ad Agrigento, ma anche in altri paesi dell’Isola, dove l’UDC ha fatto i salti mortali pur di dimostrare d’essere indispensabile e ha finito per regalare al centrosinistra una microvittoria che però (vista la loro faccia-tosta) li ha ringalluzziti, mentre avrebbero dovuto semplicemente leccarsi le ferite. No! Ora ci tocca sentire che hanno “conquistato” Erice e che quindi la CdL sta perdendo il sud! Ma andiamo! (per la cronaca: la sinstra in Sicilia, per questa tornata elettorale, partiva da 10 comuni/capoluoghi e ha finito per ribaltare il risultato in 2, quindi attualmente ne arriverà a guidare 12; tutto straordinario quindi?! manco per sogno: vai a ben vedere e scopri che in quei due comuni strappati alla CdL, le sinistre dovranno governare una giunta trasversale in cui l’UDC sarà l’ago della bilancia. Insomma…non proprio da entusiasmarsi! Altra breve considerazione sulla Sicilia: il centrodestra partiva da 24 comuni mentre adesso è sceso a 19. Debacle, si dirà! E invece no, perchè la differenza l’hanno fatta quei comuni le cui amministrazioni saranno guidate da uomini dell’UDC in solitaria. Chiusa parentesi.) In Abruzzo le cose non sono andate molto diversamente: più candidati = sconfitta a L’Aquila. Peccato, perchè si poteva evitare! Come si potevano evitare i ballottaggi a Parma e Taranto. Ma questa è solo una prima analisi…
Resta il fatto che questo governo non è in grado di rappresentare il nord produttivo del Paese! Ed è un problema serio! Evidente anche e soprattutto dal fatto che più che interrogarsi sulle ragioni per cui l’Unione ha perso capoluoghi e comuni nel Piemonte e nella Lombardia del calibro di Alessandria, Varese, Vercelli, Monza, Verona ecc, ci propongono la favola del principe che libera Erice dal drago forzista. E’ brutto da dire, ma la realtà non può esser taciuta così: Erice non è Monza. Come L’Aquila non è Varese.
Ma l’importante è esser convinti…

Dirette su:

e su:

UPDATE: visto come stanno andando le cose mi viene una riflessione rapidissima: il centrodestra travolge il centrosinistra al nord, di conseguenza avremo: un governo senza rappresentanti del nord, un futuro partito democratico senza rappresentanti del nord e un Paese che al nord guarda altrove rispetto al governo…tutto normale? si può governare senza una parte (consistente) del Paese? …questa è una vera e propria secessione al contrario! il nord che vuole staccarsi da Roma si ritrova con Roma che vuole disfarsi del nord!

Per ora la situazione è questa (in generale) [da: Repubblica.it]

Il ministro Turco non ha le idee molto chiare.
Ma il problema principale è che le confonde anche ai principali attori della vicenda: i giovani.
Ai quali prima lancia un segnale determinante (soprattutto ai giorni nostri) nel far loro credere (magari erroneamente, ma son ragazzi e si sa come vengono interpretate le cose a quell’età) che non sia così grave drogarsi, perchè le droghe si possono distinguere in “pesanti” e “leggere” e delle seconde si può anche non avere tutta questa paura che i proibizionisti fascisti vogliono insinuare nelle coscienze; poi però propone ispezioni nelle scuole per mettere un freno all’eccessivo uso di droghe “leggere” negli istituti d’istruzione.

Contradditorio è un eufemismo: questo atteggiamento è semplicemente deleterio, perchè disorientante.
Le due cose, infatti, non possono stare assieme!
Non si può “dare un permesso generico” allo spinello e al tempo stesso proporre soluzioni che ne arginino l’utilizzo!

O è un qualcosa di cui non preoccuparsi, e allora si resta indifferenti anche di fronte alle notizie di cronaca; oppure è un qualcosa che ha in sè quella gravità che rende necessario un intervento a difesa della salute dei “consumatori” di droga.
In entrambi i casi, però, bisogna esser convinti di ciò che si pensa!
Non sarebbe perciò stato, decisamente meglio (e più coerente) se dall’inizio si fosse parlato della pericolosità di qualunque tipo di stupefacente, dimostrando così d’aver a cuore un problema sì radicato che ormai riguarda il futuro di queste e delle prossime generazioni?

Oggi invece, si fa solo una figura caprina (da incoerenti) finendo per autoscreditarsi davanti agli unici che, al contrario, dovrebbero ben aver chiaro da che parte stanno le autorità (non solo i politici ma anche i genitori): i giovani.

Partiamo da qui: non può essere colpa dell’antipolitica.
Semmai quella ne è una conseguenza.
Di sicuro, quindi, non mi è possibile condividere l’alluvionale requisitoria che ieri Giorgio Bocca ha lanciato dalle colonne de La Repubblica. In cui come al solito non riesce a fare a meno di tirare in ballo Berlusconi (che ancora immagina a “capo del governo“) attaccando, stavolta in maniera preventiva, anche la sua “erede”, Michela Brambilla.
Nel calderone ci finisce poi un po’di tutto: dalla monnezza di Napoli alla mancata realizzazione della Tav in Val di Susa e l’immancabile revisionismo storico, ma quest’ultimo andrebbe trattato a parte.

Per tutto il resto, invece, ragionando da chi si è fidato di Berlusconi proprio per la sua alta carica di antipoliticità, mi viene da sorridere, perchè ogni singolo problema che in Italia ci trasciniamo dietro, irrisolto, da secoli, è la causa diretta (e non potrebbe essere oggettivamente altrimenti) dell’incapacità morale e politica dei politici, rei, a mio modesto modo di vedere, di una completa irresponsabilità.

E quando tante persone si sentono schifate da tanta protervia, tanta presunzione, tanta spocchia, tante vergogne, è del tutto normale che volgano i loro sguardi a chi potrebbe segnare la differenza, a chi si immagina possa agire al di sopra, o al di fuori, degli schemi classici della politica. Dalle piccole alle grandi cose. Dallo stare tra la gente fino al rifiuto netto dell’inciucio.

Perchè allora in sempre più sono stanchi pure degli “antipolitici”? credo che l’unica risposta sia…perchè anch’essi, avendo goduto una volta dei privilegi della casta dei politici si sono adeguati, adattati, snaturati e rilassati.

Il distacco tra politici/politica e paese reale è sempre più netto; come è sempre più marcata la causa: i politici non sanno più cosa voglia dire “fare politica“! Hanno smarrito (se mai l’hanno avuta) l’umiltà di ammettere gli errori, la cavalleria di ammettere le cose buone realizzate dall’avversario, si sono invece incaponiti nella lotta fra bande che ha trasformato il Parlamento e le piazze in un’arena in cui dirsi e farsi di tutto; hanno perso il senso di quel bene comune che dovrebbe essere alla base di qualunque azione di governo.
Al Paese non importa se una cosa sia giusta o sbagliata…quella la valuteranno nel tempo e decideranno se apprezzarla o meno al momento del voto; ma ha bisogno di decisioni, fatti concreti che corrispondano alle parole e alle promesse che hanno ascoltato prima di scegliere.
La crisi della politica nasce anche dal sistema politico e finisce per rendere la decisione degli elettori tra le più tristi che si possano fare: si sceglie “il meno peggio” e in pochi hanno il coraggio di confermare il proprio voto già dopo pochi mesi di attività del governo!

E’ il risultato di una politica (mi si passi il gioco di parole) dell’irresponsabilità.
La gente, prima o poi, si stanca dello scaricabarile, perchè di fronte ad esigenze concrete, il palazzo risponde con parole insufficienti, poco chiare e che mai si realizzeranno. E giù scuse…che hanno tanto il sapore di una presa per i fondelli!

Che dire di più?
Che forse sarebbe meglio finirla di vedere negli altri la causa dei propri fallimenti e esaminarsi la coscienza fino a trovare il coraggio e l’onestà d’animo (se proprio non si può sperare in quella intellettuale) di farsi da parte.
Invece…in Italia i fautori della prima repubblica si lamentano della prima repubblica; i fondatori della seconda repubblica (che poi sono quelli che hanno fatto la prima) demoliscono la prima e ora sfiduciano anche il sistema della seconda.
Sembra una giostra…ma a girare sono solo i cittadini e mai i politici. Che non fanno più politica, non amministrano cioè la Cosa Pubblica secondo il Bene Comune, ma gestiscono il proprio potere secondo i propri interessi.

L’antipolitica non è una causa, ma una conseguenza e forse pure una soluzione. Ma solo se l’antipolitico di turno avrà la forza di restar tale anche dopo aver fatto il suo ingresso nella “casta” degli irresponsabili di professione!

Leggi questo post anche su TheRightNation.      

La questione non è più solo politica.
Il caso Visco necessita di una svolta, di una soluzione, di una chiarificazione per un solo preciso motivo: la fiducia. Da parte del cittadino.
Ma non verso il ministro, perchè ormai è chiaro che dei politici sono rimasti in pochi a credere nella loro buona fede; bensì verso quei rappresentanti delle forze dell’ordine, dei finanzieri che hanno sui cittadini una grossa responsabilità, e più di tutto, un grande potere.
Il rischio, altrimenti, è che si vada perdendo quell’autorevolezza che rende i cittadini rispettosi e gli agenti rispettabili.

In ogni modo, va fatta pulizia: o del politico o del generale. E in entrambi i casi si otterrebbe un pensiero positivo (una volta tanto) nei confronti di quel mondo che dovrebbe stare sopra le parti, ma che in realtà si dimentica sempre della parte più debole, finendo per diventare del tutto autoreferenziale. Sarebbe il segnale di una esistente capacità di risoluzione dei problemi, di allontanamento dei disonesti, di far qualcosa in concreto per migliorarsi e dare di sè in un’immagine più coerente col ruolo istituzionale che le spetta!

Per farla breve: in gioco non c’è una stramaledetta carica politica, ma il rispetto del cittadino verso l’istituzione stessa.
Una volta minata la fiducia, anche verso chi ha il potere di controllo sui nostri affari quotidiani, diventa difficile controllare il retropensiero per cui se anche chi controlla è un disonesto, allora si giustifica il controllato disonesto, che finirà per sentirlo quasi come un “modo” di difesa da quell’autorità che dovrebbe, ma non fa il suo dovere in maniera ligia!

Non ci possono essere vie di mezzo e in gioco c’è un interesse superiore: la fiducia!

O mente Visco o mentono Speciale e gli altri generali testimoni.
O si chiarisce (se c’è stato un equivoco) o qualcuno dovrà chiedere scusa e dimettersi.

Ma che non si perda altro tempo, per carità.

Leggi questo post anche su TheRightNation.

Basterà?

No e lo sappiamo bene!
Per quanto si possa tirare un sospiro di sollievo per le “rassicurazioni” che giungono dalla presidenza Rai, è di fatto innegabile che l’effetto diffamatorio del documentario prodotto l’anno scorso dalla BBC sarà inevitabile.

A questo punto la questione non è più giornalistica (o meglio, non solo); semplicemente, sappiamo tutti come vanno questo genere di cose: quando si getta troppa merda (passatemi il trivio) addosso a qualcuno è molto difficile che anche dopo essersi pulito il più possibile questi ne esca finalmente lindo e pinto.

Eppure, che fosse una mezza bufala, di fatto, si poteva intuire da subito (già che la Gabbanelli - pare - per prima l’aveva rifiutata e come al solito, invece, Santoro l’ha bramata); la certezza che lo fosse l’abbiamo tradotta semplice semplice, per tutti, QUI (un grazie a Salo)!!!

Il dado però è ormai tratto.
Tant’è che anche in questi giorni è più facile sentir dire (dall’uomo della strada) che la Chiesa è un covo di pedofili, piuttosto che disquisire sui contenuti effettivi del documento Crimen Sollicitationis, che ha tutt’altro significato rispetto a quello sostenuto dagli inglesi, o si quanto la critica degli errori commessi (al passato, al presente e perchè no, pure al futuro) dalla Chiesa debba essere il più oggettiva possibile, in modo da non cadere nella trappola anticlericale che spinge, invece, sull’acceleratore della polemica.

Il tema è scottante, si sa, e già in passato è stato cavalcato dai detrattori della Santa Sede: non bastano mai le smentite. Conta sempre di più lo scandalo (perchè capace di infiammare) che il suo smantellamento (o l’ammissione delle colpe, che presuppone una presa di coscienza fonte di un miglioramento futuro).

Lanciato il sasso nello stagno è praticamente impossibile fermare le onde.

Non si tratta, quindi, nè di volontà di censura nè di paura ad affrontare le proprie colpe: è proprio una questione di COME si vuole che sia dibattuto l’argomento

Il video ha una scontata impostazione di parte che si specifica in un attacco (molto poco professionale, viste le incongruenze) contro l’attuale Papa, Joseph Razinger; e tutto è montato ad arte per renderlo il più esplicito possibile.
Cattivo giornalismo, cattiva informazione, cattivo modo di comunicare il problema (che comunque esiste).

Non c’è censura, ma tanta preoccupazione…

…e non credo basterà qualche chierico per smontare (nelle coscienze della gente già da parecchio stimolate negativamente sui fatti) le accuse con cui il giornalismo inglese ha voluto inferire un colpo fatale all’immagine della Chiesa.

Spero solo di venire smentito!

Leggi questo post anche su TheRightNation    

Ma ci vuole tanto a capire che il “caso Visco“, fatto scoppiare da Il Giornale nei giorni scorsi, è inquietante NON per il tentativo d’insabbiamento della notizia, BENSI’ per il contenuto della notizia stessa???!!!

Inutile, quindi, che si tirino fuori difese d’ufficio (come fanno Repubblica e tutti i quotidiani di partito) sbattendo in prima pagina la mancanza di qualsiasi fatto di reato! Certo, a livello penale niente da dire, ma a livello politico?

Tutto normale che un’esponente di spicco dei DS come il vice ministro dell’economia Visco, una volta arrivato al potere, si preoccupi di esercitarlo, con veemente pressione, per mettere al riparo dalla magistratura oltre agli altri esponenti politici del suo partito, anche le forze economiche su cui esso si regge e si radica clientelarmente sul territorio?

Forse forse, la legge sul conflitto d’interessi partorita da questo governo andrebbe allargata anche a chi ha amici con patrimoni di entità superiore ai 15 milioni di euro…

 Update: imperdibile Salo!!!! Una vicenda di panna (s)montata…

Nessuno vuol negare l’esistenza del problema; nessuno vuol nascondere la testa sotto la sabbia negando l’evidenza; nessuno vuol far finta di niente; ma neppure può accettare passivamente che ciò che potrebbe essere, nelle intenzioni, un’occasione di dibattito, confronto, chiarimento, si trasformi in un attacco bello e buono, una sterile provocazione demagogica.

Questo video, in Italia, per il fatto d’esservi giunto con un ingiustificato anno di ritardo, ha infatti un solo precipuo scopo: danneggiare l’immagine di una Chiesa che oggi sta combattendo battaglie importanti nella società, avendo però commesso un solo torto…quello di essersi messa contro un potere politico e culturale dedito all’anticlericalismo e al laicismo più bieco, quello fondato sul libertinismo edonista, figlio della rivoluzione dei costumi del ‘68.

Il carisma, la capacità di lanciare messaggi chiari e forti alla gente, di fare comunità e quindi muro di fronte a questi assalti alla morale della tradizione cristiana l’hanno trasformata nell’ostacolo numero uno da screditare ed affossare per avere poi “campo libero”.

E diciamolo pure: il governo Prodi non può che guadagnarci da una campagna diffamatoria sulla Chiesa; coi DICO e il Testamento Biologico alle porte del Parlamento (e le elezioni in avvicinamento, con molti cattolici alla Mastella a dar fastidio) ogni colpo a chi li osteggia può essere utile alla causa.

Forse è pensar male questo…ma a volte, diceva il “vecchio”, ci si piglia…

Diamo a Cesare quel ch’è di Cesare.
Quindi diamo a Prodi ciò ch’è di Prodi.

Il professore l’aveva detto (in tempi non sospetti peraltro), quando dall’Italia guardavamo un po’ basiti la rivolta delle banlieu parigine: “rischiamo anche da noi di vedere per le strade cassonetti bruciati a causa del disagio nelle metropoli”.

Onestamente non sappiamo se si sia fatto aiutare dai soliti spiriti del treppiedi, o se l’avesse buttata lì solo per innescare una polemica populista contro l’allora governo Berlusconi (in realtà sappiamo bene che fu proprio per quello…), ma tant’è…c’aveva dato.

Solo che magari, già che aveva previsto tutto e che da un anno sta alla guida del paese senza far niente per cui verrà ricordato (se non per la sua impopolarità), forse forse poteva pure intervenire prima.
E invece…e invece adesso abbiamo pure noi i nostri “cassonetti dati alle fiamme”.
Con una piccola differenza: qui il problema non è relativo all’integrazione dei figli degli immigrati, ma si ha a che fare con un dramma tutto nostro, quello della monnezza.
A Napoli, da vent’anni, gli illuminati regni della premiata ditta Bassolino-Jervolino hanno solo dato vita a commissariamenti e a (e questa è bella) commissariamenti dei commissari, trovando il modo di non affrontare l’emergenza rifiuti.

Poi si scopre (via Report), che a Napoli, le ditte che dovrebbero provvedere alla raccolta della spazzatura pagano centinaia di lavoratori…per non lavorare. Le cifre parlano chiaro: 2400 netturbini e 18 consorzi…eppure siamo messi peggio che prima.

A questo, e non va dimenticato, si deve aggiungere un atteggiamento della popolazione locale, che definire masochista è giusto un eufemismo.
Aizzati da frotte di ecologisti/ambientalisti/verdi-rompipalle, da troppi anni assistiamo ad un continuo scaricabarile, visto che nessuno vuole niente nel proprio giardino: peccato, perchè le discariche servono e dato che non è sempre sopportabile spendere milionate di euro per trasportare i riufiuti in altre regioni o addirittura in altri stati (in cui peraltro si usano senza troppi preconcetti i termovalorizzatori tanto osteggiati in Italia), (nè si può così di buon grado accettare che la camorra continui indisturbata e “senza concorrenza” i suoi affari con siti abusivi - e quelli si dannosi per tutti) è davvero deprimente vedere tanta gente ribellarsi a un tentativo di soluzione del problema.

Purtroppo per tutti, al governo c’è un signore, Prodi che più di tanto non può fare nè muoversi: cova troppe serpi in seno alla sua maggioranza e al suo stesso esecutivo; troppi cocomeri (verdi fuori e rossi dentro) che gli ricordano che se gli cascassero sulla testa gli farebbero molto, ma molto male…

Perciò, suvvia professore…ci faccia un’altra premonizione!!!

l’avesse pubblicato Repubblica…chissà!

D’Alema mostra i muscoli a Bush e manda in visibilio la curva vermiglia della sinistra radicale!
Bravo Massimo! Sono fieri di te e delle tue scelte. Orgogliosi di…star lontani dalle responsabilità!

Il presidente USA chiede un maggiore impegno (attivo) da parte degli alleati della NATO per affrontare con maggiore forza e convinzione (e unità) le sfide del terrorismo e i pericoli cui siamo sottoposti da chi vorrebbe toglierci le nostre conquiste di libertà e il ministro dai baffi di ferro reagisce stizzito: “i nostri soldati si muovono solo sulla base delle decisioni del Parlamento”. Che tradotto vuol dire: “ma siamo matti??!!! l’Italia ora è in mano ai pacifinti, antiamericani, antisionisti filoislamici, castristi, terzomondisti, populisti demagoghi che avessero potuto, in passato, avrebbero ben volentieri venduto il Paese alla grande madre patria URSS!; Camera e Senato ora sono decise a svincolarsi il più possibile dal Patto Atlantico e a dar contro America e americani: la nostra (cioè di sinistra) visione del Mondo non prevede prese di posizione responsabili, ma l’inutile rimprovero dell’Occidente (in particolare Israele), reo di tutti i mali sulla Terra.”

E giustamente, i massimalisti nel governo, nel Parlamento e nella società civile esultano!

Bravo Max. E ora prepariamogli un’accoglienza come gli spetta…a quel Bush! viva l’Italia liberata dall’Armata Rossa; viva la nuova politica estera unionista!!!

mentre in Libano Hezbollah si riarma alla faccia della “forza d’interposizione” Unifil e le frange jihadiste attaccano le milizie democratiche del paese dei cedri; mentre in Palestina è in corso una guerra fratricida per decidere chi è il più fondamentalista tra Fatah e Hamas, senza che vengano negati dei cordiali razzi Quassam su Sderot, Israele (alla faccia del ritiro dello stesso Israele dai territori occupati palestinesi); mentre in Afghanistan USA e UK stanno combattendo per respingere l’offensiva dei talebani; mentre in Iraq sempre gli americani e gli inglesi stanno facendo di tutto e stanno morendo per difendere un popolo a cui è stata data la libertà e a cui questa vuol essere tolta dai fanatici di Allah; mentre l’Iran gioca al piccolo chimico con l’uranio; mentre in Darfur continua il genocidio dei cristiani da parte dei musulmani del Corno d’Africa.
La nostra politica estera? Praticamente inesistente e semmai si potesse, deleteria.

Ovviamente questo discorso vale per il presente come per il passato, con una piccola differenza: prima c’era un’adesione ideologica e in alcuni casi di fatto alla visione di un mondo diverso, costruito sui principi democratici e di libertà che non sempre nascono e men che meno crescono da soli, soprattutto quando quei semi cadono su terre aride come quelle “desertificate” dal fanatismo religioso; adesso però questa visione è stata sovvertita: e la vittima è diventata carnefice e le posizioni a difesa delle quali l’Italia si sta schierando si sono praticamente rovesciate. Israele è diventata la causa d’ogni male mediorientale (e per alcuni mondiale), i terroristi teocratici son diventati “resistenti” e il fanatismo islamico è stato erroneamente protetto tutelato dalla falsa ideologia pacifista che predica la non violenza (ma ne fa tanta sotto le insegne color vermiglio) ma nasconde l’immobilismo e quindi il menefreghismo (pratico) verso chi soffre. L’America è diventata il vero nemico contro cui accanirsi e Cuba, la Palestina, lo stesso Iran i nuovi (vecchi) amici da coccolare.

Mi piacerebbe vedere l’Italia intelligentemente attiva sullo scacchiere internazionale. Ma non alla ricerca di posizioni di vantaggio in termini di potere, bensì mossa dalla convinzione che stando a guardare si può fare davvero poco e dalla certezza che con le sole parole (passato ogni limite di pazienza) non si va da nessuna parte; che se si vuole davvero aiutare chi è rimasto (parecchio) indietro, l’unica soluzione è esportare la cultura del rispetto, della tolleranza, del benessere, cominciando a fare qualcosa di concreto per estirpare quella gramigna che soffoca le generazioni future in cerca del proprio modello di prosperità!

L’assistenzialismo su cui si fonda tutta la mentalità terzomondista della sinistra, il suo voler incolpare sempre e soltanto l’Occidente, fino ad oggi ha solo comportato il sostegno morale (e spesso politico) di quei governi che intascano i soldi (nostri), non redistribuiscono e anzi, li usano per fomentare nuove guerre, nuove tragedie, nuove ingiustizie. Così finiamo per essere noi i primi finanziatori, con le nostre risorse, dei peggiori crimini contro l’umanità!

A partire dall’ONU…per cui non ci sono parole, salvo una: riformare!!! e subito!!!

Chissà perchè per lo sciopero degli statali avevano pensato al 1 giugno…bah…forse perchè il giorno dopo è festa per tutti e questo avrebbe fatto credere in una partecipazione straordinaria alla manifestazione, mentre in realtà i più furbi avrebbero sfruttato l’occasione per farsi un bel ponte, visto che il 3 è domenica?! (e apprendo ora, la scuola vorrebbe scioperare il 4…voglia di lavorà saltami addosso!!!)

Mi hanno sempre fatto sorridere queste cose!

M’è capitato di recente, all’università, di leggere un mucchietto di foglietti del “collettivo scienze politiche” “studenti di sinistra” “sinistra universitaria” “collettivo giurisprudenza” e roberie simili, in cui il lamento, più che essere mirato all’aumento delle tasse imposto dal rettore per l’anno a venire, era tutto dedicato al fatto che dal rettorato, appunto, era stato negato lo “stop alle lezioni”, richiesto dai giovani “comunistelli” tutti rasta e infradito, per permettere ai laureandi di andare a manifestare in piazza: si diceva che erano lampanti le derive antidemocratiche e illiberali del presidente dell’ateneo; che era da fascisti non permettere agli studenti di protestare.
Peccato che scorrendo il foglietto si capiva quanto fossero stupide e provocatorie simili diatribe: la manifestazione era stata organizzata scegliendo come giorno uno di quelli lavorativi, che cioè stanno in mezzo alla settimana!!! Pagliacciate!! Inutile lamentarsi: c’è molta più gente che preferisce lavorare piuttosto che batter la fiacca; che vuol fare il proprio dovere invece che prendersi un giorno di festa che non gli spetta!

Se davvero si crede in ciò che si fa, si dice, si pensa, non c’è bisogno di costringere gli altri ad adeguarsi. Basta fare le cose nel momento più adatto…ad esempio, nel caso specifico, nel finesettimana! O hanno paura di perdere una giornata che avevano libera per andar dietro a delle pie intenzioni???

Una cosa va detta: se tutto il tempo che usano per pensare a queste cose fosse speso in attività più utili alla collettività, forse l’impressione che si avrebbe del sindacato, come pure di ogni altra protesta, sarebbe ben diversa.

Alla fine Santoro riesce sempre a passare per il martire che non è.
E, spiace dirlo, il “merito” di questa continua riqualificazione professionale è addebitabile solo “ai suoi detrattori“. I quali finiscono per fare la figura dei fanatici, lasciando gioco facile ai demagoghi dell’informazione che si ritrovano nella posizione migliore per infierire sulle presunte ipocrisie dei “bigotti”.

Se il gioco, infatti, è tutto finalizzato a screditare lo si capirà presto e Santoro in questo è imbattibile: se sarà tutti contro uno (nello specifico, il Papa e la Chiesa) ai quali verrà negato il diritto di replica IMMEDIATA, allora avremo avuto ragione noi a preoccuparci preventivamente e sarà facile portare la questione davanti all’opinione pubblica.
Ma potrebbe sempre succedere il miracolo e assistere ad una trasmissione in cui il giornalista fa il suo mestiere e riporta la notizia (peraltro copiata), e in cui l’opinionista rispetta le regole del dibattito evitando di farlo scadere in un monologo troppo somigliante ad una requisitoria.

Giusto, quindi, chiedere la massima attenzione (conoscendo il tipo e i suoi precedenti) affinchè sia rispettato il contraddittorio, ma è meglio evitare di dare l’impressione di voler censurare a priori un fatto che, è bene ribadirlo, arriva dall’Inghilterra (via BBC)…il modo migliore per fare pubblicità gratuita e non meritata…!

Di più: lasciamo che ognuno si guadagni lo stipendio come crede…dopo di chè tutto può sempre trasformarsi in un occasione di dibattito e tutti si sentiranno egualmente in diritto di dire la propria.

E che palle! Scusate, ma siamo arrivati davvero a un punto di non ritorno! Non si può più dire niente che subito qualcuno si sente urtato nella propria sensibilità. “Qualcuno”…si fa per dire…perchè in realtà son sempre i soliti a risentirsi per qualunque cosa venga detto e che a loro risulti gratuitamente offensivo o di pessimo gusto.

E’ un problema…un problema di libertà. Non credo di esagerare. Riflettiamo: una persona che prima di dire ciò che pensa deve sentirsi in obbligo di pesare le parole affinchè non corra il rischio d’esser frainteso o volutamente e fanaticamente travisato, sarà costretto a limitare il suo pensiero, ad esprimersi in maniera incompleta; vedrà giorno dopo giorno restringersi i confini della sua libertà d’espressione.

Conseguenze, per altro prevedibili, del malefico politically correct, per il cui dizionario e i suoi cultori alcune antiche e tradizionali “parole” andrebbero sostituite con perifrasi degne delle migliori seghe mentali, capaci (e qui sta il dramma) di sovvertire la realtà o per lo più di distorcerla, di confonderla, di annacquarla.

L’inventario del nuovo glossario è variopinto e ben conosciuto: si va dal netturbino che, per paura d’offenderlo (ma se quello è il suo mestiere??) viene ribattezzato “operatore ecologico”, al disabile che non è più hanicappato (da portatore di handicap…dove sarebbe l’offesa???) bensì un diversamente abile; al cieco che oggi è conosciuto come “non vedente”; ecc…ecc…fino al gay, che ormai nessuno può più permettersi di chiamare tale, ma deve correggersi continuamente e nomarlo…nomarlo come???!!! a ben pensarci non ci sono parole alternative…eppure, a seconda di chi le usa, scatta gratuitamente il pregiudizio ideologico.
Stessa logica sottende tutte le diatribe scatenate in conseguenza di dichiarazioni o manifestazioni in cui i gay sono considerati per quello che sono (cioè persone con un orientamento sessuale diverso da quello naturale), ma che a volte è fastidioso sentirsi dire.

Ovviamente, e vale per tutto e per tutti, un limite invalicabile esiste e si chiama rispetto. Ma il volerselo vedere mancare ad ogni costo perchè si soffre di manie di sovraesposizione mediatica e di esibizionismo è cosa parecchio diversa…è qualcosa che è proprio venuta a noia!

L’assist per questo post domenicale m’è arrivato da Deschamps, il quale è stato rimproverato da Grillini, presidente onorario dell’arcigay, per aver detto una cosa del tutto inoffensiva (almeno a parer mio): “non mi piace il rosa della maglietta con cui s’è celebrata la riconquista della A perchè è rosa e in Francia il rosa è associato ai gay”.
Embhè? Che c’è di male? Che c’è di tanto offensivo e gratuito o di pessimo gusto da far serrare le fila alla Maginot omosessuale?! Il Grilli, in un volo pindarico e onestamente cazzuto della sua mente è arrivato addirittura a tirar fuori il nazismo e i campi di sterminio.

Ma siamo matti? Tutto questo per aver detto che il rosa non piace perchè è poco virile? Che…non è forse vero? O bisogna per forza dire che il rosa è bello? O bisogna per forza evitare di esprimersi (per di più senza aver leso la dignità di un bel cavolo di nessuno)??

Ora, tornando a monte del post: è evidente che ci sia un problema. E questo, secondo me, è ben rappresentato da questo tipo di dibattiti sterili dai quali emerge palese la volontà di mettersi al centro della scena a tutti i costi.
Proviamo a pensare cosa succederebbe se alle parole e alle provocazioni continue con cui la minoranza omosessuale del Paese definisce i cattolici o in generale tutti quelli che non la pensano come Grillini e l’arcigay, rispondesse la maggioranza della società continuamente tacciata di bigottismo, di ipocrisia, di illiberalità, di antidemocraticità, che si vede a spregio sbattute in faccia le peggiori esibizioni di cattivo gusto?! Non se ne uscirebbe più!

Non sarebbe forse il caso di rinsavire un attimo e di smetterla di volersi a tutti i costi sentire “più” di chiunque altro e togliersi dal centro della scena in cui nessuno ha chiesto di stare?

Ne saremmo tutti sicuramente più grati!

Come al solito, in Italia i problemi si affrontano quando proprio non si può fare a meno di sbattergli contro.
Non c’è che l’imbarazzo della scelta: è una questione di mentalità! Tendiamo, come popolo intendo, a tirare a campare piuttosto che prevedere e prevenire programmando.

Oggi il tema più discusso è quello della sicurezza. Oggi si smuovono mari e monti per dar l’impressione (e giusto quella) ai cittadini che lo Stato stia facendo il possibile. Ma il problema non è di oggi: viene da lontano e difficilmente sarà risolvibile entro domani.
Di sicuro sappiamo una cosa: tra destra e sinistra, sull’argomento, ispira molta più fiducia (piaccia o non piaccia) un leghista che un amante dell’accoglienza a tutti i costi; sembra si impegni di più il “fascista” di AN o Forza Italia che non il diessino rifondarolo che si riempie la bocca di frontiere e carceri e cpt aperti a tutti. E’ un dato di fatto.
Come pure, sappiamo che, pur ringhiando adesso, la sinistra non conosce tra i suoi cardini il tema della sicurezza.
Sembra una battuta ideologica, ma è da sempre la destra che si becca di fascista tutte le volte che tira fuori le possibili soluzioni alla questione; è la destra che ne fa centro nevralgico delle sue campagne elettorali; è da destra che ne viene una più ampia visione generale, integrata: non è solo il numero dei poliziotti che conta, ma anche alcuni corollari come il controllo dell’immigrazione regolare e la lotta contro quella clandestina, l’accennato proibizionismo sulle droghe, financo arrivando a sfociare in un tema tanto caro alla sinistra: quello sociale del lavoro come strumento di contrasto della criminalità.

Non è un caso, invece, che nell’Unione si trovino le anime più “disubbidienti” della società civile e quelle più giustificazioniste del terrorismo e dei vandalismi che arrivano dalle aree sindacali e brigatiste; non è un caso che si rifacciano alla cultura di sinistra (e siedano di fatto tra quegli scranni) quelli che sostengono l’abolizione dei cpt, che si animano tanto per tutelare Caino alla bella faccia di Abele; quelli che istigano la violenza contro chi la pensa diversamente da loro e fregiano di tutti gli onori i “caduti” durante i devastamenti delle città in cui mettono piede le orde paci-finte; quelli che aumentano la quantità di “dose” detenibile e che distinguono tra droghe leggere e pesanti.

Il quadro è inequivocabile. Sulla sicurezza la sinistra è sempre arrivata in ritardo…per un semplice motivo: che non c’ha pensato prima.
Prima, infatti, criticavano i poliziotti e i carabinieri di quartiere e oggi sembra siano una loro invenzione; prima si lamentavano della Bossi-Fini che creava lunghissime file di extracomunitari in cerca di un permesso (che solo quelli realmente necessari ottenevano) e poi regolarizzano migliaia di irregolari che ci ritroviamo per le strade o sui marciapiedi; prima si lamentano delle carceri piene e poi l’unica soluzione che trovano è quella di far pesare addosso a noi cittadini l’onere di un indulto che ha riversato tantissimi criminali nelle nostre vie.

Per falra breve: non è tanto strano che alla fine, dopo un anno di centrosinistra al governo e un tasso di criminalità (perlomeno percepito) alle stelle (soprattutto a causa di stranieri) in molti riconsiderino le loro scelte sentendosi molto più tutelati da chi si prenderà pure del razzista (il leghista), ma che almeno qualcosa ha fatto e ora se lo vede venire disfatto!

Non a caso Sarkozy ha vinto le elezioni in Francia mettendo al primo posto il tema della sicurezza pur essendosi preso del fascista per come aveva risolto l’insurrezione delle periferie di Parigi e Marsiglia.
Non ci si inventa ciò che non si è! E la sinistra, in questo caso, non è in grado di impostare una corretta strategia di difesa (mi riferisco a quella interna, perchè se mai dovessimo parlare di quella esterna allora…) perchè dovrebbe sconfessare continuamente i suoi principi, le sue tante belle parole dette in precedenza e infine dovrebbe “combattere” contro gli intransigenti del pensiero comunista che la ancorano all’immobilismo, all’insegna del politically correct.

Costretto all’ennesima marcia indietro, il professor Prodi, nella sua veste di capo del Governo, si rende ridicolo ancora una volta.
Sa perfettamente che ad autopromuoversi son bravi tutti, ma di fronte l’evidenza di una realtà completamente diversa, che fa del suo esecutivo quello meno amato della storia repubblicana, è costretto a sparare a casaccio, ‘ndo cojo cojo.
Alla fine ha colpito…se stesso.
E la sua serietà, se già era sospettata di incostanza, adesso si è confermata…inesistente.

Ecco il mirabolante volo pindarico del professore.
Dopo aver detto
, testualmente, che “il Parlamento ha approvato poche leggi in questa legislatura per una interpretazione eccessivamente estensiva dei regolamenti parlamentari”, ed essersi sentito rispondere, come era ovvio che fosse, da colui che è preposto all’applicazione del regolamento parlamentare, il presidente della Camera Bertinotti, che, testualmente, “il presidente del Consiglio forse è fuorviato dalla scarsa dimestichezza con le Aule”, bruuummm, ingrana la retro e, se possibile la dice ancora più grossa: “Non ho fatto nessuna critica né al presidente della Camera né ai membri del Parlamento, ma alla dialettica tra governo ed opposizione (che tra parentesi è composta da membri del Parlamento, ndr) che, secondo me, va al di là di quella che dovrebbe essere”.

Come dire…è colpa di Berlusconi se la maggioranza unionista non riesce a mettersi d’accordo e ad essere effettivamente maggioranza per approvare le leggi proposte dal governo!

Mani nei capelli!!!

Non siamo tutti uguali.
Il figlio non sta sullo stesso piano del padre. L’alunno non sta sullo stesso piano del maestro. Eppure stiamo assistendo ad un capovolgimento dei ruoli, o meglio, ad una loro assimilazione. I genitori non educano perchè hanno paura dei propri figli così come non lo fanno più gli insegnanti che temono i propri studenti.

E’ questa arrendevolezza educativa, questa corsa a farsi amici dei giovani a tutti i costi la malattia che sta logorando dall’interno le generazioni di oggi e di domani.
I sintomi li abbiamo ogni giorno di più sotto gli occhi: famiglie a pezzi e scuole incasinate, ragazzi allo sbando.

Manca una guida per loro, che sappia essere per essi un modello. Ma senza la percezione della responsabilità del proprio ruolo non ci sarà mai alcun miglioramento.
I genitori e gli stessi professori hanno rinunciato alla loro autorità, sicuramente plagiati dall’idea che si riesca a vivere molto più serenamente se non si pesta i piedi a nessuno. Molto più facile e molto meno impegnativo lasciare che i figli facciano ciò che vogliono, nella speranza che imparino da soli a vivere, piuttosto che opporsi con qualche secco NO in grado di turbare la quiete famigliare; molto più facile girare lo sguardo fuori dalla finestra piuttosto che rimproverare lo studente indisciplinato, magari bulletto nel timore che possa anche arrivare a farti pagare quell’ingerenza nel suo sollazzo.

Siamo di fronte ad un continuo e dannosissimo scaricabarile tra famiglie e scuola, entrambe ormai dedite allo scarico dai propri doveri nella convinzione, sbagliata, che possano o debbano essere sempre altri ad occuparsi di quei ragazzi, di cui si vuol essere sodali e accomodanti anche quando tutto ci dice che avrebbero bisogno d’altro: di una guida. Ma non si può indicare la strada senza esser convinti che sia una sola quella giusta!

…all’orizzonte si profila una verifica.

Ma prima, per una volta vorrei avere “l’onore” di citare (come fanno gli “intellettuali” d’Italia) l’Unità.
Dopo averne letto l’editoriale non ho potuto resistera alla tentazione di scrivere il nome Padellaro sul mio blog, indicandolo come colui che…ha scritto finalmente frasi di senso compiuto! Stavolta non c’entra il duce Berlusconi. La riflessione è interessante (anche se non argutissima, anzi…fa quasi piangere l’idea che ci si sia arrivati un anno di casini dopo, ma tant’è e ce lo teniamo) perchè riguarda l’infallibile compagine delle messianiche sinistre, che si sono scoperte un po’ troppo debolucce per andare avanti senza guardarsi un attimo indietro!

L’articolo lo potete leggere qui.
Io ve ne propongo giusto una sintesi, mettendo in risalto quei passaggi che ho ritenuto più significativi: dice (scopre l’acqua calda) Padellaro che “Mastella si comporta come il premier ombra del governo Prodi”; uno fa, l’altro disfa: sui Dico come sulle leggi contra personam sul conflitto d’interessi e il tetto pubblicitario ammazza-Mediaset. Il tutto in “forza” del suo “1,4%” con cui tiene per le palle la maggioranza al Senato. Definisce poi l’uomo di Ceppaloni come “premier ubiquo” in grado “di stare sia col suo governo (al ministero della Giustizia) che contro il suo governo (in piazza san Giovanni al family day)”. E chiosa così: “ridendo e scherzando, il premier ombra, con i suoi no blocca le leggi cardine del programma di governo”. Infine la perla: “del resto, meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.

Tutto giusto!
Ma Padellaro è ovviamente e pur sempre Padellaro, la furia cieca (anzi, meglio: acciecata) che si abbatte contro tutti quelli che osano anche solo sbiadire dal rosso all’arancione, quindi figuriamoci di cosa non è capace contro i pallidi o i neri (in senso politico).
Per questo si accanisce contro Mastella.
Non so se anche voi avete la stessa sensazione, ma ho il sospetto che Padellaro (ma come lui qualunque altro sinistrorso che oggi rizzi il naso per fiutare l’aria) si sia dimenticato di alcune questioni…quisquiglie, diciamo: innanzitutto è un po’ superficiale gettare la croce addosso al solo Mastella, dal momento che nella medesima situazione e colti nei medesimi atteggiamenti si trovano gli ideologicamente innominabili (per il Padellaro, logico!) partiti dell’estrema sinistra; secondo di poi, son tutte cose che già si sapevano e che solo i disperati del “non so stare senza poltrona” (come lo stesso Padellaro) potevano far finta di non vedere!
Il fatto è che per buttar giù Berlusconi l’unico modo era affastellar voti, nella convinzione di stravincere le elezioni. Qualcosa però è andato storto…le elezioni son state pareggiate e il Senato è rimasto bloccato; e tutti son diventati importanti, tutti, complici anche Prodi e sodali, hanno potuto testare con mano la debolezza del governo nel suo complesso e la forza specifica dei singoli, in grado di imporsi attraverso minacce e veri e propri sgambetti!

Chi è causa del suo male può piangere però solo sè stesso e, per restare negli adagi d’un tempo che fu…homo faber fortune sue!
Ora, in più, sono arrivati la cocente la sconfitta siciliana, i deprimenti i sondaggi su fiducia e gradimento verso il governo, gli impensabili (fino a 12 mesi fa) disaccordi e disappunti degli alleati di sempre, i sindacati e la società civile (quella colta…eh!) praticamente sulle questioni più importanti che interessano l’economia (pensioni, tfr, tasse, stipendi, lavoro), la scuola (l’università e la ricerca con le ossa spezzate e le imposte in aumento), le battaglie civili (sempre incompiute o tenute solo sulle labbra e mai tradotte in qualcosa di concreto) e la politica estera (uguale alla precedente del governo Berlusconi, se non peggiorata, anzi…assolutamente peggiorata). Potrebbe non essere nemmeno finita, con le elezioni amministrative (e dieci milioni di italiani al voto) all’orizzonte: ovvio che si senta il bisogno di cambiar strada.
Diamoci un’altra occasione, sembra essere il ritornello più gettonato del governo Prodi. Peccato che ormai dalla fase 1, e stroncata sul nascere la fase 2, si dovrebbe direttamente passare alla fase 3: il ritorno a casa!

Storia annunciata peraltro! Ma questo l’abbiamo già detto.

Auguri professore…

I soldi non sono tutto, ma hanno in sè il potere di darti la possibilità di farti sentire felice. Come anche l’Amore…quello inequivocabilmente, finchè dura, ovvio, fa di ognuno di noi le persone più gioiose su questa Terra.

E se Prodi aveva promesso che si sarebbe preso cura lui della nostra felicità, allora dovrebbe spiegarci perchè sta perseguendo fini esattamente contrari ai suoi buoni propositi?

I ricchi li vuol far piangere e perfino gli innamorati vuol tenerli lontani.
Oltre a impegnarsi nello scopo con diverse leggi dagli effetti deprimenti sulla gente, il governo del professore si è cimentato nell’estremo tentativo di compiere il miracolo: unire le proprie idiozie e partorire una legge contra personam e pure contro felicità!!!
Quella sul conflitto d’interessi infatti, non solo farebbe piangere Berlusconi (e parecchi altri deputati, rei di essere troppo benestanti per fare politica, ma non di sborsare soldi e finanziamenti ai partiti, sia chiaro), ma spezzerebbe anche il cuore del buon Casini, che si vedrebbe messo di fronte alla scelta tra lo scranno parlamentare e l’amore della sua Azzurra (Caltagirone), che per i gusti delle sinistre ha troppi soldi per tener lontano il suo compagno dalla tentazione di approfittare della sua posizione per aiutarla negli affari di famiglia!

“Roba da chiodi”, si dice a Firenze! Viene solo da chiedersi, infine, quando le pensino ste cazzate…

…probabilmente mentre sono al cesso…ma non lo sappiamo con certezza…

Sabato, la contro-manifestazione dell’orgoglio laico in coincidenza col dies familiae; oggi è l’ora della legge sul conflitto d’interessi.

Cos’hanno in comune queste due cose apparentemente distinte tra loro? La risposta è semplice: hanno per protagonista una sinistra incapace di stare alle regole del gioco del confronto democratico; cui non piace che gli altri parlino e la pensino diversamente da lei; cui da un insopportabile prurito l’avversario politico, per eliminare il quale son disposti a rendersi ridicoli davanti al Paese e al mondo intero!

Andiamo per gradi.
Del family day e della bontà delle idee antirelativiste e antinichiliste che sarebbero state ivi pronunciate, la sinistra ha avuto talmente tanta paura che ha subito pensato che l’unico modo per arginare i danni fosse quello di non dar la possibilità che quei sentimenti fossero, per una volta, gli unici ad essere ascoltati.
Potevano replicare il giorno successivo o in qualsiasi altro momento e modo, ma hanno preferito arrivare allo scontro diretto, al faccia a faccia immediato, proponendo una manifestazione alternativa a sostegno dell’esatto contrario di quanto veniva detto in piazza San Giovanni.
Bisogna pur dirlo: è stato scorretto! In nessun’altra occasione si è mai verificato il fenomeno cui abbiamo assistito: mai il centrodestra ha contromanifestato nelle stesse ore e nella stessa città in cui sfilavano o marciavano studenti, operai, gay o pacifisti che fossero.
Che ognuno abbia pure il diritto di dire la propria: ma questo diritto viene limitato se nello stesso momento qualcuno tenta di sovrapporsi alzando la voce, confondendo, deconcentrando la platea!
Sappiamo tutti quanto a sinistra devono spendersi per tenere unita la coalizione (a vantaggio delle frange massimaliste), ma se si è certi della bontà delle proprie idee non c’è bisogno di ricorrere a simili espedienti infantili!

Stesso discorso si può fare su quanto sta accadendo in Parlamento, là dove all’ordine del giorno sta una legge per regolare il conflitto d’interessi. Un disegno, quello Gentiloni, spacciato per una cosa mentre in realtà è tutt’un’altra!
E dal momento che l’ipocrisia più ridicola è, per un sinistrorso, tirar fuori l’America quando gli fa comodo, è anche giusto far notare ai più (cioè a quelli che hanno voglia di conoscere e capire sul serio) che a giocare a questo gioco significa rendersi ridicoli e pure indispettire chi stupido non è! Christian Rocca, infatti, dal suo blog, Camillo, ci spiega come e perchè gli USA sono tutto un altro film rispetto a quello che si è costruito nella sua testa Prodi!
Il concetto di fondo però va ben oltre il continuo tentativo di mistificazione dei dati reali, bensì è da cercare nel precipuo ingegno profuso per mascherare l’eliminazione dell’avversario politico sotto le insegne (mendaci ovviamente) di una legge a tutela delle istituzioni e della democrazia.

Insomma: questo vuol dire giocare sporco…
…ma poi arrivano le elezioni…ed è sempre difficile dover ostentare un sorrisetto imbecille che ti identifica in quello che è!

Questa è una tipica storia italiana. Che la dice lunga sul nostro stato di salute culturale, civile e sociale.
Dopo Pantanti ecco profilarsi all’orizzonte un nuovo antieroe; novello esempio di coraggio, di fortezza di spirito, di eroismo, di sportività, di umanità: Ivan Basso, neo-simbolo del peggio, posto sull’altare degli onori.

Non è per esser cattivi, ma a sentire i commenti e leggere gli articoli di giornale di oggi, dopo la confessione del ciclista su ciò che già tutti sapevano facesse (doparsi) mi hanno suscitato un vero sdegno!
Elogi, apologie e leccaculate varie da voltastomaco.
Mancava qualcuno che lo proponesse per una medaglia al valor civile ed avrebbero completato la vastissima gamma di idiozie che un uomo può arrivare a dire!

Una storia italiana, dicevo. Inevitabile pensarla così, quando intorno ai silenziosi cittadini onesti, che lavorano e si rispettano nell’ombra della società, un vero e proprio esercito di scanzafatiche, criminali, irriguardosi e sregolati vengono insigniti dei massimi riconoscimenti mediatici e non per l’aver capito e ammesso un errore (che potevano benissimo non commettere) o, peggio, per essersi comportati, una volta tanto, in maniera decorosa, civile.

Ieri Pantani veniva descritto come un personaggio quasi mitologico, degno addirittura di una rappresentazione filmica, da gettare in pasto alla collettività affinchè facesse tesoro dei suoi insegnamenti: si, ma quali?! si drogava per vincere e lo ha fatto a tal punto che ha finito per perderci la vita. Non c’era niente in lui che facesse pensare ai valori del rispetto per se stessi e tanto meno degli avversari e dello sport in generale! Eppure era lì, omaggiato e pianto da tutti manco fosse un’eroe di Nassiriya, celebrato e cantato in tutte le salse dalle prime pagine dei giornali alle prime serate del primo canale di stato!
Oggi è il turno di Basso, vincente solo grazie a quelle sostanze che hanno fatto impazzire il Pirata e che lo rendevano artificialmente migliore di tutti gli altri: un altro bell’esempio di sportività, non c’è che dire! Ma i complimenti e le sublimazioni gli arrivano per il fatto di aver ammesso ora ciò che ha negato fino allo stremo per tutti questi mesi!
Il tutto, se vogliamo, passando per le valanghe di commenti benevoli e benedicenti in occasione di tutte quelle manifestazioni di piazza che si svolgono, una volta tanto, senza lasciare sulla via auto incendiate o vetrine sfasciate.

Morale della favola: in Italia viene quasi sempre premiato prima il prepotente e poi li debole, ma onesto cittadino. In Italia abbiamo una cultura del merito completamente rovesciata. In Italia, ed è vergognoso, abbiamo una malsana idea di quelli che sono e che dovrebbero essere i modelli educativi da proporre alla gente affinchè sia stimolata a far bene.
(della serie: fumare fa male, ma è come se ad essere migliore fosse chi smette di farlo rispetto a chi ha sempre avuto la forza di non cominciare nemmeno!)

Uno: non basta essere donne per dirsi una novità vincente.
Due: la sinistra, ovunque, se non si allea con le frange estreme perde (che è l’esatto opposto di ciò che ha temerariamente affermato Fassino, sostenendo quanto sinistra e centro vadano d’accordo e siano imbattibili).
Tre: chissà perchè ma a sinistra sanno sempre quando e come succederanno scontri e proteste di piazza contro gli avversari.
Quattro: adesso abbiamo le prove che la destra può invece vincere senza bisogno dei fascisti e sa al contrario raccogliere la stima e quindi il consenso dei moderati.
Cinque: si può far politica anche se non si ha più di sessant’anni.

Sei: il socialismo, non si sa come, sembra resistere giusto in Italia; altrove ormai perde petali.
Sette: a volte anche i francesi possono tornare simpatici.
Otto: i valori valgono molto più di un bel visino (che è poi una maschera che nasconde una gran cattiveria).
Nove: se si ha il coraggio di farsi paladini di detti valori non si può che vincere qualunque elezione, parlando al cuore della gente.
Dieci: se volete sapere come sono andate queste elezioni francesi non posso che rimandarvi al blog di DAW!!!!

Quando la politica non riusciva ad affossarlo, ci provava la magistratura.
Oggi che la giustizia si è dovuta arrendere di fronte a Silvio Berlusconi è, quindi, tornata in auge la politica come strumento, oltre che di nobile governo del Paese, anche di ignobili accanimenti nei confronti dei diretti avversari.

E viene quasi da chiedersi se non vi sia un conflitto di interessi proprio in quella legge sul conflitto d’interessi (passatemi il giuoco di parole) che il centrosinistra vorrebbe approvare il prima possibile.
Il succo della questione è più o meno questo: sei ricco? hai un patrimonio superiore ai 15 milioni di euro? possiedi un’azienda? Sorry, lei non può partecipare alla vita democratica del paese vestendo i panni del politico. A meno che…a meno che non si accetti di vendere ciò per cui si è spesa un’intera esistenza o che almeno si decida di lasciare il tutto nelle “cieche” mani di estranei dediti a far galleggiare le attività altrui fino al ritorno del timoniere.

Ora, vengono naturali alcune obiezioni. Ma mi preme partire da quello che potrebbe anche essere un punto d’arrivo: per come la vedo io, i conflitti d’interesse di questo tipo non si risolvono con leggi ad hoc, bensì lasciando che a decidere siano sempre e soltanto gli elettori, i quali non è così scontato debbano necessariamente risentirsi dei maggiori guadagni del loro premier se al tempo stesso le cose migliorano anche per loro! Diversamente, saranno i primi a non fidarsi più di lui e alla fine lo puniranno per i suoi abusi!

Il fatto è che un simile atteggiamento, in Italia, è praticamente impossibile perchè metterebbe le sinistre di fronte all’idea di dover fare i conti con Berlusconi ancora per molto tempo, dato che gli elettori, pur conoscendo vita morte e miracoli (e bugie) del Cavaliere, da 15 anni l’hanno comunque premiato col voto, facendone l’uomo politico più votato della seconda repubblica! Ecco quindi spiegata la fretta di mettere nel sacco il leader di Forza Italia. Con una legge che in pratica lo costringerebbe a rinunciare alle sue ricchezze o a lasciarle in mani sconosciute.
Si, ma con quali risultati? Se uno vende, ok…no problem. Ma se uno non vende viene da chiedersi come dovranno muoversi gli operatori del “blind trust” che dovrà farsi carico degli interessi delle aziende del candidato!? Perseguiranno il meglio e quindi, appunto, gli interessi dell’impresa o lasceranno tutto in sospeso andando perciò a creare un danno patrimoniale alla stessa? E se dovranno in ogni caso adoperarsi per il meglio di quell’azienda, siamo sicuri che, pur sapendo di tornarvi padrone più in là nel tempo, il Presidente del Consiglio (milionario) non abbia interesse ad emanare leggi favorevoli ad aziende come la sua? In caso contrario, con i truster del tutto ciechi, verrebbe da rabbrividire all’idea che per fare il politico, l’imprenditore debba accettare di buon grado di mandare all’aria tutti i suoi sacrifici…e sopratutto, chi ci dice che magari non saranno scelte apposta persone adatte a destabilizzare la situazione finanziaria del candidato (avversario)?!

Tirando le somme: come detto, mi pare non ci sia nulla di sicuro nemmeno avendo nel nostro ordinamento una legge che regoli il conflitto d’interessi.
E se proprio volessimo dirla tutta, beh, io questo conflitto d’interessi lo vedo, eccome, ma politico: qui stiamo parlando, infatti, dell’esatta situazione (che come fattispecie calzerebbe a pennello) del politico Berlusconi, oppositore di questo governo e probabilmente avversario dei prossimi duelli elettorali e parlamentari!

Se non è questo un buon motivo per fermare quella mano che vuol vergare una legge ad hoc contro il proprio “nemico”…

Dedicato a Travaglio e Grillo.


clicca sulla foto


clicca sulla foto

Blog Stats

  • 164,281 hits




website stats





Subscribe in NewsGator Online


Subscribe in Rojo


Add to Excite MIX

 

Maggio 2007
L M M G V S D
« Apr   Giu »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031