Se provassimo ad abbandonare gli stereotipi coi quali limitativamente viene descritto Papa Ratzinger, sveleremmo un mistero assai poco difficile da dipanare.
Non siamo di fronte al canuto ed ermetico professore di teologia dell’università di Ratisbona (o meglio, non solo), tanto meno all’uomo di potere, impercettibile e stratega incomprensibile perchè astuto (o meglio, non solo), bensì abbiamo a “disposizione” un Papa che sa andare ben al di là del suo ruolo istituzionale e che riesce a parlare alla gente con una franchezza ed una schiettezza tale da far innervosire in molti di quelli che lo ascoltano (il perchè lo spiegherò più avanti).
Non sta troppo a tergiversare o a fare lunghe perifrasi alla Don Abbondio per intortare le persone; non ha bisogno di mostrarsi altezzoso o spocchioso, anzi…ha da subito scandito il suo pontificato al riecheggiare della parola “umiltà”.
E da umile servo nella Vigna del Signore si è prodigato a stare il più vicino possibile al popolo dei fedeli in Cristo per spiegargli, con parole semplici e dirette, quali sono i problemi che lui intravede nella società moderna e quali i possibili rimedi.
Andiamo oltre: la risposta non è mai stata solo “Dio”.
Poichè non ci dimentichiamo quanto Benedetto XVI sia un fine pensatore (non come me… :-) ) è utile notare come ogni suo ragionamento sia, si, in parte legato alle questioni di fede, ma sia anche in altra parte svincolato da queste e tutto diretto invece al coinvolgimento della comunità laica, perchè Fede e Ragione non possono camminare separate, bensì hanno da seguire assieme lo stesso percorso.
Di lì le critiche all’Islam fondamentalista, irragionevolmente fideista, per un verso e quelle, per il verso opposto, all’Occidente ragionevolmente troppo laicista.
L’incontro di ieri tra il successore di Giovanni Paolo II e il Presidente della Repubblica, Napolitano (di cui tutti conoscono la storia del suo passato comunista-mangiapreti), e le parole dello stesso Capo dello Stato, non sono altro che il sigillo ad una “exit strategy” della Chiesa dalle turbolenze anticlericali.
Stato laico e religione non hanno da temersi, ma da integrarsi senza spirito di sopraffazione.
Tempo fa (non molto a dire il vero), lo stesso Papa, lucidamente a parer mio, sottolineò l’importanza di quelle persone che la stampa si è subito affrettata a ribattezzare come atei-devoti, come teocon, come insomma quella categoria di personaggi che pur non credendo, appoggiano le cause sollevate dal Vaticano e lo difendono: è lì che duole il dente ed è lì che batte la lingua.
Questi esempi di cultura civile non del tutto indifferente alle questioni etiche e spirituali sono la perfetta dimostrazione di quanto nella realtà e senza particolari sforzi, possano convivere fede e ragione, di come la laicità non venga scalfita dalla religione.
Gli abusi e i soprusi, semmai, sono là dove si nutre la sacca di vigliacchi che vorrebbero mettere un bavaglio a chi non la pensa come loro e di cui hanno una paura fottuta, proprio per la loro capacità di arrivare al centro dei problemi, fornirne una soluzione alternativa, ma che rappresentano pure un limite all’edonismo e all’egoismo di chi invece vorrebbe proseguire indisturbato la propria opera di abbattimento degli dei, alias, di abbandono di ogni valore!

La società odierna, al contrario, risente proprio di una carenza di sentimenti, di una mancanza di affetto verso quei principi in cui viene custodita la forza della nostra cultura.
Basterebbe ascoltare di più, piuttosto che criticare senza ascoltare, per scoprire quanto spesso e volentieri i valori civili si accostino sorprendentemente a quelli cristiani.
Non per questo se ne dovrebbe fare a meno…

La favola della società che evolve (verso dove?) e progredisce (?) e che non può essere ostacolata dalla Chiesa che rappresenterebbe un passato di oscurantismo, bigottismo e, in una parola, il medioevo, non regge più: nei fatti abbiamo una perdita di coscienza intellettuale, culturale, civile, di rispetto per noi stessi e per il prossimo; convinti di poter dominare la Terra senza porsi il problema di saper prima dominare noi stessi!

Perchè avere in dispetto la Chiesa? Semplice: perchè v’è il rischio che la gente ascolti e che vi sia una scossa; perchè c’è il rischio che vi sia una voce fuori dal coro e possa non bastare più prenderla in giro, sfotterla, isolarla…per farle perdere di credibilità.
La Chiesa (pur nelle sue terribili fragilità) rappresenta un limite, un fastidio, una noia soltanto a chi crede di essere a tal punto onnipotente da sentir come sgradita l’opinione dissenziente.

Libera Chiesa in libero Stato, si dice… ma questo vuol pure dire che la Chiesa ha diritto, come chiunque altro, ad esprimersi e rivendicare la difesa delle sue posizioni: non lo fa per sè, ma lo fa per tutti; non lo fa per mantenere una sorta di potere temporale che ormai non ha più, ma nell’interesse di un futuro migliore in cui le coscienze si uniscano per dare al mondo una speranza di una vita diversa, più coscienziosa e meno suicida di quella odierna!
Lo Stato non può quindi rimanere indifferente a prescindere: quantomeno…ascolti; male non fa!