Non penso si possa distinguere tra una satira giusta ed una sbagliata.
La satira è satira, deve dar fastidio a quelli cui è diretta, senza dover incorrere in censure varie.
Ma se è vero che la gag contro i potenti dovrebbe comunque far riflettere, forse è giusto prenderla più sul serio (scusate il paradosso) e distinguere tra satira intelligente e satira sciocca.
Ridere fa sempre bene, ma alle volte si può abusare di questo strumento antico quanto l’uomo per mettere in ridicolo e, quindi, screditare, offendere o peggio, mistificare; o se ne può altrimenti fare un uso più ragionato, facendo ridere per sdrammatizzare, per integrare perfino.
Partiamo dall’ultimo caso: si può scerzaer e far battute su tutto e tutti, meno che sui Radicali (Daw docet) e sull’Islam.
Nel primo caso ti può arrivare una diffida legale, sintomo di scarso senso dell’umorismo legato all’idea di non poter esser presi in giro; nel secondo caso invece, parlare di Maometto e dei suoi seguaci comporta un rischio ben maggiore e peggiore: la vita!
Assecondando una proposta già fatta tempo fa dal Foglio di Giuilano Ferrara, sarebbe ragionevole invece, cominciare ad alleggerire il terrore islamista buttandola sul ridere, ma non sul ridicolo (comunque non è da sottovalutare la minaccia terrorista).
Poi c’è quel genere di satira che non ha niente a che fare con alcun tipo di riflessine, che non lancia messaggi positivi o propositivi, ma tende ad essere solo ed esclusivamente una caricatura infarcita di stereotipi priva di ogni messaggio, ma tesa tutta a prendere per il culo tout court, senza considerare quanto a volte possa risultare offensiva di un sentimento religioso o culturale molto diffuso.
Diciamo che, se almeno Fiorello fa ridere un po’…Crozza non fa manco quello.
Per questo, pur non condividento il proposito di zittire i due comici, mi accodo al risentimento per un genere di satira che vuol ridicolizzare piuttosto che far ridere con intelligenza.