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fonte: il Giulivo.
Il Papa in Turchia lancia messaggi di pace.
Dalla Turchia, Al Queda lancia messaggi di terrore.
L’Italia di Prodi, ha deciso di defilarsi da Kabul negando i rinforzi agli alleati che lottano contro il terroe.
Che ne pensate?
Ovviamente, non si può dimenticare la posizione filopalestinese e filolibanese dell’auttale governo.
Oggi ho pochissimo tempo, perciò, invece che scrivere io le mie solite boiate, lascio la parola a chi la sa usare e vi sonsiglio vivamente di leggervi due articoli apparsi oggi sul Foglio: uno di Antonio Polito su Berlusconi e l’altro di Carlo Pelanda sulle misure antievasione di Visco.
A buon intenditor, come si suol dire, poche parole…
Buona lettura…
Devo essere stato frainteso. Qualche giornofa mi è scappata una battutaccia. ABerlusconi che cercava un killer per far fuoriil governo Prodi, senza trovarlo, avevo suggeritodi ricorrere a un kamikaze, se stesso:farsi fuori per far fuori l’avversario. Naturalmente,non intendevo così, Montecatini’s way.Anzi: il malore che ha fatto soffrire l’uomo èstato anche politicamente disgraziato. Gli hatolto la parola al culmine della suspence,proprio mentre stava pronunciando la fraseclou di una cerimonia da Oscar: “Ladies andgentlemen, and the winner is…”. Sono rimastii tre puntini, che dovevano essere riempitise non con il nome del successore perlomenocon l’identikit, e il quiz del centrodestraè destinato a durare ancora. Perpetuandoun effetto di straniamento che mi ricordail Pci del 1984: al massimo della potenza comeforza di opposizione (con il record delleeuropee dopo la tragedia di Berlinguer) e alminimo di speranza come forza di governo (lavittoria fu l’annuncio di 12 anni di sconfitte).La manifestazione di sabato prossimo avràun canovaccio simile: intorno al Berlusconiumanizzato dal malore saranno in tanti; matutti consapevoli che, quando si risveglierannodall’incubo dell’opposizione, il Capo nonsarà più Lui. La sinistra dell’84 per avere ilgoverno dovette rinunciare al comunismo; ilcentrodestra del 2006 per riavere il governodovrà rinunciare al berlusconismo.A dire il vero, le cronache divergono suquei tre puntini che Berlusconi ha lasciato inbianco. Secondo alcuni, dopo la frase “è quelloche penso di poter lasciare come mia ereditàpolitica”, veniva l’invito radicale a cercareun nuovo leader tra i quarantenni; secondoaltri, il seguito era una più prudenteproposta di federazione, in vista del partitounico. In un’impressionante specularità coldibattito in corso nel centrosinistra, i due cornidel dilemma sono la soluzione ulivista, allaVassallo, una testa un voto, che salta unagenerazione di leader; e la soluzione partitista,alla D’Alema, le azioni si pesano e non sicontano, che quella generazione garantisce.Ma, comunque la si metta, il centrodestra devesbrigarsi: il capitale di consenso di cui disponeè forse oggi il più alto dai tempi dellavittoria del 2001, ed è un delitto sprecarlo permancanza di gestione politica, investendolonella microserie di microscaramucce proceduraliin cui si è arenata l’opposizione al Senato.Il respiro deve diventare più ampio, laprospettiva più lunga, la proposta politica piùdefinita. Berlusconi ha sostanzialmente treopzioni: a) il modello Sarkozy. Una destra piùgiovane, tradizione e modernizzazione, passaper il radicamento dei Circoli di Dell’Utri (lacosa migliore prodotta nella Casa da moltotempo a questa parte), lo scioglimento deidue partiti-cardine nel nuovo movimento, e ilpassaggio del testimone a Fini, l’erede-rivale;b) il modello Baker. Il grande innovatoresi rifugia nell’eredità moderata e realista delpassato, e le consegna la propria straordinariacapacità di mobilitazione, come Bush Jrsta facendo con gli uomini di Bush sr; in questocaso il nome è Casini, se la resistenza delgoverno Prodi e il mancato scardinamentodel bipolarismo lo ricondurranno all’ovile; c)il modello Dubya, quello cui poteva alluderel’ipotetico discorso sui quarantenni: saltaretutti i professionisti e scegliersi un nuovo magnificodilettante, un figlio putativo, magariproprio il figlio, o un collega in affari, unMontezemolo o un Persichetti qualsiasi, sulquale sia possibile l’unzione dell’antipolitica.Tendo a escludere la soluzione d), quella Villepin,operata per via interna, perché presupporrebbeuna rinascita di Forza Italia dicui non vedo le condizioni, senza Berlusconi.Non sono scelte facili, e del resto nemmenol’Ulivo le ha già fatte. C’è tempo fino al2009 prima che parlino gli elettori. Ma la direzionedi marcia va indicata presto. Il leaderdel centrodestra non dovrebbe infatti sottovalutarel’impronta profonda che ha lasciatosulla politica italiana e la capacità dell’avversariodi apprenderne la lezione, comeBlair dalla Thatcher. Nessuno ne parla, ma alSenato l’Unione sta per emendare la Finanziariacon un articolo in cui obbliga il governoa un meccanismo automatico per la riduzionedelle tasse, destinandovi tutte le risorseche deriveranno dalla lotta all’evasione.Sarebbe una svolta: mai il centrosinistra italianoaveva toccato il tabù del tax and spending.Sarà difficile, perché c’è sempre Rifondazionekeynesiana che vorrebbe spenderetutto ciò che ha. Ma metti che nel 2008 lo faccianodavvero. Che resterebbe del berlusconismo,se Prodi gli rubasse la questione fiscale?
Antonio Polito
Visco tenta il controllo totale del profilofiscale di cittadini e imprese. Il punto criticodel progetto riguarda il teorema della varietàindispensabile (Ashby, 1956) nellescienze del controllo. Questo recita che, perottenere uno scopo, un sistema deve esseredisegnato con tanta varietà di controlloquanta è quella dei possibili disturbi (violazioni).Se la seconda è maggiore il sistemasalta. La ricerca in materia mostra che soloin sistemi chiusi, per esempio macchineben separate dall’ambiente, è possibile pareggiareogni possibile disturbo con un controlloche lo annulli. In sistemi chiudenti oaperti, dove è più poroso il confine con unambiente, la varietà dei possibili disturbisarà sempre superiore a quella di controllo.Tale dato ha alimentato negli anni Ottantal’emergere della Teoria della complessità egenerato il problema della sua riduzione.Le soluzioni individuate sconsigliano l’usonei sistemi aperti di strategie di controllofunzionanti solo in sistemi chiusi. Nei sistemiaperti il controllo è possibile solo se aiutatonell’ambiente in modo da ridurre la varietàdi input disturbanti. Significa, applicandoil principio, che un sistema fiscaledeve puntare al consenso e non solo al controllo.Se non lo fa salta perché è impossibileestendere il controllo totale all’ambientedi riferimento. L’errore nel disegnodi Visco sta in questo punto: non si basa sulconsenso, come invece ha tentato Tremonti,ma sul controllo totale dell’ambiente, cioèdi tutti gli attori fiscali. Non potrà funzionare.Per esempio, se restringe la possibilitàdel pagamento con banconote, ma non ne riducela circolazione, otterrà l’emergere diun mercato a doppia contabilità, bianca enera. Per evitarlo dovrebbe tornare alla monetanazionale e chiudere i confini, condizioneirrealistica. Infatti i dati mostrano l’emergeredi una più vasta circolazione dibanconote e di un aumento del loro valoreperché è maggiore il valore del nascondimento.Ciò incentiva più importazioni furtivedi liquidità dall’estero, oltre che esportazioni,e più transazioni non registrate. Inparticolare, la domanda di banconote saleriducendo i prezzi delle prestazioni. Losconto medio del pagamento in nero un annofa era del 10-15 per cento. Oggi è arrivatoal 30, con notevole, e divertente, effetto disinflazionisticoin questo segmento del mercato.Visco tenterà di rendere impossibili letransazioni cartacee, ma non ci riuscirà perchél’incentivo a farle, e a creare reti dicomplicità sociale, crescerà più della suacapacità repressiva. Caro Visco, non le restache portare la tracciabilità a livello di singolabanconota oppure rinunciare.Carlo Pelanda
Lasciamo perdere la campagna elettorale.
Si sa tutti che in quei mesi che precedono il voto i politici si lasciano andare a magnifici discorsi e a promesse che sanno già non manterranno.
Ma oggi, che motivo c’è di prendere in giro la gente, il Paese, gli elettori?
Per sei mesi (quasi sette), quelli che ora stanno al governo, se ne sono usciti con i conti disastrati dello Stato (salvo poi ammettere che invece di 40 miliardi per rimetterli in sesto ne sarebbero bastati appena 15); con la scuola e la ricerca lasciate a loro stesse (salvo poi tagliarne i fondi per decine di milioni di euro e il personale per decine di migliaia di unità); con la politica estera da cambiare (salvo poi partecipare ad una nuova missione militare in medioriente e non aver ancora riportato a casa tutti i nostri soldati dall’Iraq - se lo fanno oggi, bravi, ma l’aveva detto anche il Cavaliere….); e infine, con la storia delle tasse, che loro, quelli della maggioranza, stavano abbassando per i meno abbienti e facendo piangere i più ricchi: solo che oggi ci dicono che poichè le entrate sono aumentate costantemente nell’ultimo anno (che guarda un po’coincide con l’entrata in vigore del secondo modula della riforma fiscale del precedente esecutivo) a breve si potrà procedere abbassandole.
Domanda: ma non lo avevate già fatto?
Ricapitoliamo: ci chiedete sacrifici per rimettere a posto le finanze statali (che poi tanto male non stavano); il che, però, mi fa pensare che vogliate alzarle le imposte (e così è stato visto che da questa finanziaria usciremo con una pressione fiscale più alta di quasi 2 punti percentuali) e non il contrario.
Voi nonostante l’evidenza, smentite (rendendovi ridicoli).
Poi, vi contraddite, dicendoci che, visto il buon risultato delle politiche fiscali di Tremonti & company, forse forse potremo pure abbassarvele in futuro, le solite imposte.
Insomma: smettetela di prenderci per i fondelli!
Anche perchè, aspetta e spera…con questa gente c’è pure il rischio che le cose che oggi funzionano, un domani non andranno poi così bene!
Il caso “fisco” è emblematico: non è certo merito di Prodi e Visco se gli italiani pagano più volentieri le tasse!
Ma a loro piace di più sentirsi forti…pensare che la gente abbia paura di loro…
Si si…hanno ragione…abbiamo paura di loro, ma non per i motivi di cui si son convinti!
La scena di oggi, del suo svenimento, la dimenticheranno in pochi! Men che meno chi, come me, era presente a Montecatini! Un’emozione così forte e palpabile raramente si percepisce, ma questa era sicuramente una di quelle volte!
Un’atmosfera raggelante e al tempo stesso rumorosa è calata sulla platea del Palasport della cittadina toscana, ma non solo…in molti, guardandolo alla televisione avranno sicuramente provato le stesse sensazioni: paura, e una fitta allo stomaco difficilmente attribuibile ad altri mali se non all’angoscia potesse essere successo qualcosa di irrimediabile a Berlusconi.
I più maturi e i più informati, quasi sicuramente avranno pensato ad un ricorso storico di identica fattura, salvo per il finale: quel comizio durante il quale Berlinguer, colto da malore, perse i sensi e morì, lì, davanti ai compagni del PCI radunati in suo ascolto.
Una scena terribile, di fortissimo impatto emotivo.
Ma che da comunque diversi spunti di riflessione.
Partirei da quello meno onorevole e per questo più preoccupante: ci sono persone in Italia, capaci di odiare a tal punto il nemico politico, quello che non la pensa come loro, da augurarsi ogni male possibile per quello e a dispiacersi per il mancato aggravamento delle sue condizioni; o peggio, di inventarsi complotti (non sono mai sazi…) coi quali insinuare il dubbio, perverso, si tratti tutto di una messa in scena.
Una vergogna simile è difficile da accettare, ma certo non arriva inaspettata.
L’antidoto? Credere senza indugi nella possibilità, anche attraverso i Circoli di cui tanto si è parlato negli ultimi tre giorni, di far sentire un po’meno onnipotenti “i migliori”.
Un secondo fatto su cui fermare l’attenzione è il carisma e la capacità dell’uomo Berlusconi di attrarre a sè un entusiasmo incomparabile nel panorama politico italiano (almeno da parecchi anni, ma forse non mi sbaglio se dico che è UNICO!!!), di far nascere nel cuore di ognuno dei suoi sostenitori un sentimento che va ben oltre la stima per la persona, ma che è fatto soprattutto di affetto e di una irresistibile simpatia.
Non saprei elencare tutti i motivi per cui non si può non ammirare un personaggio come il Cavaliere, coi suoi pregi e i suoi difetti naturalemente; ma uno in particolare, si, mi viene in mente e lo dico senza indugiare troppo: il suo essere l’incarnazione dell’ANTIpolitica.
E’ la sua passione, la sua sregolatezza, la sua genialità, la sua estemporaneità, la sua irruenza, la sua strafottenza, il suo eccentricismo unito all’egocentrismo che lo rendono diverso da tutti gli altri politicanti e per questo estremamente amabile o estremamente odioso; in ogni caso…affascinante.
In una parola: insostituibile.
Il che spiega due cose: che è il primo caso nella storia in cui un leader è ammirato per ciò che è e non per il partito che rappresenta; e il suo elettorato gli sta vicino perchè attratto dalla sua figura.
Non è Forza Italia il perno della coalizione del centrodestra: potrebbe pure chiamarsi in tutt’altra maniera! quel 23,7% di elettorato (che oggi i sondaggi danno al 28%) che ha votato Forza Italia non ha votato il partito, ma lui, il Cavaliere, l’Amor Nostro, Silvio Berlusconi!
Per questo siamo così diversi dal popolo di sinistra! Perchè sono diversi i sentimenti che ci legano ai nostri leaders! Non è il partito a comandarci, ma il cuore!
Mettete un asino (o un mulo) al posto di Prodi e vedrete che i sinistrorsi lo vanno a votare in cabina elettorale (se si potesse). Lì tutti sono fungibili; e infatti spesso e volentieri vi sono repentini cambi al vertice (vedi precedente legislatura ulivista)!
Questa però è da una parte una fortuna, l’eccezionalità di Berlusconi; ma è anche e soprattutto una sfortuna!
Il malore di oggi, dicevo, bisogna avere la forza di guardarlo anche da un altro punto di vista: il Cavaliere, per ora, non ha alternative all’interno della Casa delle Libertà.
Ad un suo ritiro (mettiamola così), il centrodestra che fine farebbe? Come reagirebbe? Come potrebbe trattenere gli elettori berlusconiani?
A questo bisogna pensare, e su questo bisogna lavorare.
L’idea dei Circoli, di fare cultura in grado di spezzare l’egemonia delle sinistre e di creare una nuova e più formata classe dirigente moderata, liberale e attenta a certi valori è solo il primo passo, ma la direzione è quella giusta!
Nel mentre però che questa nuova generazione di politici “cresce” e matura è necessario studiare una soluzione per il futuro prossimo.
Il brutto è che nessuno, per ora, sa quale sia.
Si fa presto a dire ci vuole “un erede”…ma questo chi l’ha mai visto?
Oggi è s’è accesa una spia: Silvio è eterno…ma solo finchè dura!
…e pensava di festeggiare la sua dipartita…
Berlusconi sta bene e si è ripreso!
Tutti coloro (e sappiamo bene non essere pochi) che hanno anche solo per un attimo gioito, anche solo col pensiero, del malore del Cav, dovrebbero solo vergognarsi!
Silvio…rimettiti in fretta, che in piazza a Roma c’è bisogno della tua forza!!!
10 100 1000…Montecatini!
Mi piaceva esordire così; un po’ per augurio, perchè queste manifestazioni non possono che far bene alla CdL come alla società civile, che così può recuperare parecchio del tempo persco causa lassismo culturale del centrodestra; un po’ anche per dirvi qual è la velocità, confortante, a cui nascono i nuovi circoli: praticamente nel tempo in cui si legge quei numeri!
Chi ieri era al Palamadigan di Montecatini ha avuto l’occasione di toccare con mano un sentimento originale, ma da subito coinvolgente, che ha acceso gli animi di moltissimi ragazzi e persone oltremodo mature: il desiderio di riscatto.
Quella voglia e quell’orgoglio di distinguersi, di potersi dire differenti, fieri di custodire e difendere la tradizione culturale cristiana d’Europa; la stessa che dal ‘68, picconata dopo picconata, comunisti e sinistrorsi vari stanno abbattendo, elevando ad idoli ed eroi “risorgimentali” discutibili pensatori che pretendono di sostituirsi ai grandi del passato avanzando le loro proposte ideologiche tutte tese alla venerazione egoistica di sè stessi ed alla negazione sistematica dei valori che hanno governato le generazioni che ci hanno preceduto.
Per questo nascono i Circoli Giovani di Dell’Utri, per questo, oggi, nascono i Circoli delle Libertà voluti fortissimamente da Berlusconi.
Se i primi erano associazioni spontanee di gente normale che aveva in seno l’animo di mostrarsi come “voce fuori dal coro” (di sinistra), i secondi vengono in qualche modo stimolati dall’alto, da quel grandissimo uomo prestato alla politica, che è il Cavaliere, che ha ben compreso quanto il riscatto del centrodestra non può che passare attraverso la società civile prima ancora che dalla casta dei politici di professione.
Ricompattare le fila, dare un ordine alle nostre intellettualità, senza distinzioni partitiche, per affrontare a viso aperto le ideologie, mettendo in campo Idee vere.
Per chi desiderasse rendersi conto di cosa intendo, se ne ha la possibilità, è più che necessario fare un salto a Montecatini in questi due giorni.
O aderire ad uno delle migliaia di Circoli ormai presenti su gran parte del territorio nazionale.
Respirerete anche voi lo stesso spirito di partecipazione alla costruzione di un nuovo punto di riferimento politico/culturale che salvaguardi i principi in cui crediamo e che crei intorno ad ognuno di noi una sorta di muro protettivo che non ci faccia più sentire soli!
Chi l’ha detto che la cultura sta a sinistra?
Loro!…infatti se lo dicono da soli; ne hanno bisogno per convincersene; e per farlo non possono non usare altre armi, come la violenza ideologica, l’indifferenza e quella spocchiosissima presunzione di essere “i migliori”.
Diamo una “testata” a questa gente…(ideale, ovviamente…noi non siamo soliti usare, come fanno loro, le mani per imporsi…)
Ricordate le oscene manifestazioni comuniste per la Pace, con tanto di slogan “10 100 1000 Nassiriya” e manichini di soldati italiani bruciati?

Quante volte abbiamo sentito le ipocrite dichiarazioni degli esponenti della sinistra che bollavano quelli come episodi, come eccezioni da imbecilli perditempo, che non poteva essere manco per scherzo azzardato alcun commento malevolo o malizioso sui partiti che sfilavano in piazza accanto a quegli sciagurati che vogliono solo il male della Pace (e/o della Palestina)?
Ricordate tutto questo?
E ricordate pure quante volte, invece, noi, cattivoni di destra, nemici della Pace, in realtà sospettavamo e lo dicevamo chiaramente che non poteva non esserci un collegamento tra quei delinquenti e i comunisti in Parlamento?
Ecco: adesso pare sia saltato il coperchio della pentola e tutta la merda rossa che c’era dentro è venuta fuori!
Queste le dichiarazioni dell’onorevole Diliberto durante l’ultima riunione del Comitato Centrale del PdCI: “Unità e spregiudicatezza, compagni! Competizione sui contenuti! Pensate alle questioni della pace e della guerra, quanto ci siamo caratterizzati nei mesi passati, anche ancora una volta con qualche spregiudicatezza che ha pagato! E Nasrallah e le mani sporche di sangue e 10 100 1000 Nassiriya, ne abbiamo subiti! Io personalmente ne ho subito di contumelie, quanto raramente nella mia vita, ma ha pagato”.
Ora, a parte l’italiano e la sintassi a volte incomprensibili, è più che esplicito il messaggio: per poter godere di maggiore visibilità abbiamo dovuto osare; per far capire alla gente in cosa crediamo è stato necessario dare segnali forti; ma non parole a casaccio gridate da quattro o cinque scansafatiche in attesa dell’assegno di disoccupazione, bensì militanti cui sono state messe in mano le armi con cui sparare sull’opinione pubblica. Salvo poi le indignazioni di rito, tutto insomma rientrerebbe nella logica politica del partito.
Della serie…
…c’è sempre qualcosa dietro…
…più precisamente, dietro la falce e il martello.

Eppure noi…vi avevamo avvertiti!
Lessi da qualche parte, ma non ricordo su quale blog (forse Starsailor, forse Freedomland…buh :-) ) che normalmente fanno notizia quelle situazioni anomale, atipiche, che infrangono un certo schema precostituito: l’esempio, bellissimo, era questo: che uno squalo mangi un uomo è “normale”; farà notizia se è un uomo a mangiarsi lo squalo.
Tutto questo però, ha senso partendo dall’assunto che in Italia i canoni di normalità ed eccezione siano gli stessi del resto del mondo.
E qui sta l’errore.
Nel nostro Paese è ormai evidente come tutto funzioni al contrario!
Capita quindi che venga festeggiata come una vittoria quella che, in teoria come in pratica, non dovrebbe essere altro che la prassi: è lapalissiano infatti che chi sta al governo abbia la maggioranza numerica in Parlamento, in entrambe le camere e che con le proprie forze sia in grado di portare avanti la propria azione legislativa.
Ma da noi tutto è più bello se la si butta sulla personalizzazione delle battaglie!
Così, il muro contro muro, che non c’è in Aula (visti i pochi emendamenti dell’opposizione) si trasforma in una sanguinosa resa da parte di Berlusconi e in una strepitosa vittoria di Prodi e compagni!
Ma quando mai?
Non è per minimizzare, ma vedere quel sorriso sui volti dei senatori dell’Unione dopo che hanno fatto il loro mestiere, con l’aiuto degli onorevoli a vita e di quelli assenti della CdL, mi da un fastidio urticante!
Più che altro, sarebbe interessante capire come mai “i nostri” non erano presenti alle votazioni.
Intendiamoci: s’è capito tutti ormai che questa finanziaria deve andare in porto e che la spallata non è oggi nè possibile nè utile, ma cavoli…almeno farsi vedere, fare paura, costringerli a tener alta l’attenzione.
Solitamente, salvo inciuci, l’opposizione si oppone, per definizione, e non facilita; altrimenti che senso ha andare a chiedere il voto agli elettori!?
Eh no…così proprio non va.
Anche perchè poi, come dicevo all’inizio, sembra che questa sinistra abbia scalato il K2 a mani nude…e dal momento che si sa pure quanto, in questo momento di difficoltà con l’opinione pubblica, i giornali e i media (che influenzano la setssa opinione pubblica) a loro vicini siano bravi ed esperti ad amplificare le veline propagandistiche degli amici mantati rossi!
Ma dico io: ci mancava davvero in Italia un novello Michael Moore?
Dai, potevamo pure risparmiarcelo.
Lo dico con affetto prima ancora che con amarezza.
Deaglio non è l’ultimo degli sprovveduti; è un ottimo giornalista di Repubblica, ma evidentemente il ruolo di comprimario non gli piaceva, voleva elevarsi agli onori delle cronache.
Beh, c’è riuscito.
Certo, l’avesse fatto per una giusta e onesta causa, l’avremmo applaudito anche noi.
Ma dal momento che ha provato, come il suo alterego d’oltreoceano con Bush, a spalar merda addosso al Cavaliere, non lo si può che biasimare.
Lo scandalo smascherato? Nessuno, ovviamente; se non quello, ormai risaputo, che in Italia ci sono giornalisti talmente asserviti alla causa democratica (nel senso dei DS) che pur di parlar male dell’avversario (meglio noto anche come “nemico) son disposti a raccontare delle bischerate senza senso (perchè palesemente inventate!).
Il vero problema è che alla sinistra non è proprio andato giù il pareggio elettorale e la strepitosa rimonta del Berlusca.
Non gl’è andata giù, al solito, perchè, da presuntuosi quali sono, erano convinti di portar nei loro cuori e nelle loro menti e sulle loro labbra l’unica Verità possibile: che il Paese reale si era stancato del “tiranno” di Arcore.
AHAHAHAH…che barzelletta.
Devono essergli proprio girate a leggere gli exit poll su un foglio e i risultati ufficiali dall’altro.
Solo lo 0.6 x 1000 (pari a 24000 voti) gli ha salvato la faccia dalla debacle più sonante che avrebbero potuto ricevere!
Mettiamoci poi che la situazione è particolarmente difficile per il nuovo governo prodiano, in carica da sei mesi e già sotto di 13/14 punti nei sondaggi, con la fiducia ridotta ad un lumicino nel mare azzurro del popolo della CdL ritrovato; e il quadro è fatto: soccorso rosso!
E subito qualcuno, di quelli bravi (?) si è messo sugli attenti.
Siccome il gioco in cui vanno più forti quelli di sinistra, visti i tanti anni di allenamento sotto il mantello del PCI, è la disinformatija, ovvero il capovolgimento sistematico della realtà, ecco veder partorito l’abominio giornalistico più stupido e superficiale degli ultimi anni: il centrodestra avrebbe (im)brogliato alle elezioni dello scorso aprile.
In che modo?
Attraverso un software col quale, al ministero di Pisanu, avrebbero per magia trasformato le schede bianche in voti a Forza Italia.
Scandalo! hanno subito gridato i soliti soloni (collusi, aggiungo io). Il solito Berlusconi, ladro fino all’ultimo…menomale ce ne siamo liberati.
Non c’è che dire; fosse stato tutto vero avremmo abbassato le armi e mostrato bandiera bianca.
Ma come sempre non gli è passato per la mente che hanno a che fare con gente che di cervello ne ha.
Ed è venuto fuori che…
…era tutta una panzana.
Per un motivo molto semplice: qui la spiegazione che non riesco a meglio sintetizzare: dal Foglio, “L’elaborazione dei dati in via telematica, condizione necessaria affinché quell’imbroglio possa essere effettuato, si compie solo per le informazioni che i singoli seggi sono obbligati a inviare alle prefetture a scrutinio concluso. I dati risultanti, che sono quelli immediatamente conosciuti, non hanno alcun valore giuridico. I risultati ufficiali, gli unici che determinano la costituzione del nuovo Parlamento, sono quelli che vengono proclamati circa una settimana dopo le operazioni di voto, dalle commissioni elettorali, le quali non utilizzano strumenti elettronici, ma trascrivono con la biro il numero delle schede bianche e dei voti validi, riportati da ciascuna lista ed elencati nei verbali di ciascuna sezione elettorale, in dei tabulati, e li sommano, dete minando in tal modo i risultati validi per ciascuna circoscrizione. Una commissione elettorale centrale, poi, somma i risultati di ogni circoscrizione, calcolando l’unico risultato valido per tutto il territorio nazionale e determinando in tal modo la lista che ha diritto al premio di maggioranza alla Camera. I risultati così ottenuti nelle ultime elezioni politiche, senza l’impiego di mezzi elettronici e perciò senza che fosse possibile l’applicazione di un programma fraudolento, non differiscono, come è noto, in misura rilevante, da quelli non ufficiali, diramati dal ministero dell’Interno.”
Insomma…se imbroglio c’è stato è tutto nella mente di chi ha tirato fuori queste infondate illazioni.
Ma…se davvero esiste una giustizia terrena…allora dovremmo aspettarci che la Procura che oggi ha aperto un’inchiesta metta una pietra sopra questa storia…
…e rilanci al mittente il boomerang affilato col quale gli unionisti di professione (di fede) volevano affettare la realtà; che è una sola: che forse è meglio se si preoccupano davvero di più del riconteggio…
Andrò subito al dunque, perchè tanto, filosofeggiare su queste cose lascia il tempo che trova: in Libano possiamo vedere dimostrato quanto un’azione tiepida, multilaterale o bilatelare essa sia, serva a poco contro le minacce del Jihad islamista.
E ancor di più, quanto l’Europa e l’ONU non siano all’altezza degli obiettivi che si pongono (ovvero di essere l’alternativa agli USA).
Guardiamo in faccia la realtà: nel paese dei Cedri c’è una turbolenza tale da far venire la pelle d’oca; quindi possiamo ben immaginare quanto se la stiano facendo sotto quelli del governo pacifista che hanno mandato inutilmente i nostri soldati a rinforzare una missione, l’UNIFIL, che già aveva fallito da vent’anni a questa parte.
L’UNIFIL2 sarà sicuramente un ottimo modo per buttar via soldi e mettere a rischio la vita dei ragazzi dell’esercito; ma non si può certo dire sia utile alla causa, anzi…qui par proprio che ci sia qualcuno che sta approfittando dell’ingenuità di chi vuol sempre e comunque mettersi in difesa dei “poveri” islamici bersagliati da Israele.
Il rischio quindi è davvero alto: morire e per di più, farlo dalla(/per la) parte sbagliata; questa cosa mi mette un’angoscia che, non so a voi, ma a me deprime.
Che amarezza…
Il tanto criticato unilateralismo/guerrafondaio angloamericano, per lo meno, due guerre le ha vinte: Saddam è atteso al patibolo e in Iraq, pur essendoci continui assalti alla neonata democrazia (e questo, pur qualcosa vorra dire, no?!), il territorio è tutto in mano agli alleati; in Afghanistan i talebani hanno rialzato la testa soltanto oggi dopo esser stati messi in fuga dalle tre B (Bush Blair e Berlusconi)!!!
Gli errori più grossolani li vediamo oggi tutti insieme: la posta in gioco non può essere lasciata nelle mani di pochi o alle belle speranze che da solo si attivi un processo di democratizzazione dell’area.
Ci vuole una terza via; nel senso che si prenda la strada della fermezza…e questa si mantenga, lasciandoci alle spalle ogni irrealistica previsione di poter contare sul dialogo produttivo con quei leaders islamici che come ti giri ti pugnalano alle spalle.
E in Libano sta succedendo esattamente questa cosa: Siria e Iran riarmano tranquillamente Hezbollah, fanno assassinare le poche voci libere, mirano a far cadere il governo Siniora e a creare il caos nel Paese per approfittarne e portare importanti attacchi su Israele, che intanto si ritrova con la contraerea francese puntata addosso!
Vi pare normale?
L’Amor Nostro gode del massimo dell’affetto dei suoi simpatizzanti, questo è un dato appuratissimo.
Ma analizzare politicamente il valore del Cavaliere all’interno del centrodestra ci costringe ad andar oltre i sensi di appartenenza ideologica e la simpatia umana.
In gioco c’è il futuro degli equilibri stessi della politica italiana.
Mettiamo subito in chiaro una cosa: molti elettori della Casa delle Libertà e in particolare di Forza Italia, reduci o neofiti come sono, rispetto alla prima repubblica, non si riconoscono facilmente in un partito della coalizione, ma sentono forte l’entusiasmo che li lega direttamente al personaggio Berlusconi; i suoi modi, le sue non-forme, le sue esuberanze, le sue barzellette perfino, le corna e tutto il resto, certo…queste cose fan colore; non è che però ci possiamo dimenticare della sua sagacia machiavellica o delle sue qualità di mediatore, di capo carismatico.
Il Cav è un po’tutto questo: prendere o lasciare.
La conseguenza più immediata di tutto ciò è che… o ti piace, o lo odi.
Che tradotto in politichese, significa che… o ti fa sbaragliare o ti affossa.
In Aprile, a dire il vero, si è verificata una situazione anomala; non si può dire di aver vinto, ma di sicuro non si è perso.
Come interpretarlo allora?
Difficile avere una risposta sicura; ma senza dubbio entrambi i sentimenti d’amore e odio verso l’ex premier hanno giocato senza risparmiarsi un colpo!
Di qui, tutta l’incertezza nel valutare un futuro del centrodestra, ponendosi la domanda iniziale: meglio con o senza Berlusconi?
Nessuno conosce bene le intenzioni del Cav, ma forse non è più il caso di aggrapparsi in tutto e per tutto a lui; provare a guardare oltre diventa dunque fondamentale; vedergli di fianco un delfino sarebbe rassicurante e gli estimatori della persona (ma non del partito) potrebbero comunque far l’occhio ad un suo possibile successore.
Necessariamente uno che prosegua la sua azione politica, ma scordiamoci possa esserne anche simile caratterialmente.
Purtroppo o per fortuna, di Silvio ce n’è uno solo.
Insomma: è proprio vero che l’Amor Nostro è e fa il bello e il cattivo tempo.
La cosa che fa sorridere è che non si limita alla sua sfera di influenza politica, ma va ben oltre, sfora a sinistra!
Di fatto, nel centrodestra Silvio è una risorsa, ma anche un problema: abbiam visto ad Aprile quanto può esser prezioso; eppure ci siam pure fatti un idea di quanto possa, al contrario, risultare disastroso, durante tutta la legislatura.
C’è chi lo ama, ma c’è purtroppo pure chi lo osia, tra i moderati; che magari, finiti per credere alle bugie dei suoi detrattori han preferito saltare il fosso per affidarsi al parroco bolognese.
Della serie: con Berlusconi in capo alle truppe è molto probabile vincere; come pure se non ci fosse!
Situazione più che mai indescrivibile.
La sinistra, invece, ci offre più spunti di riflessione nella semplicità del ragionamento: contro Silvio, la sinistra può vincere, facendo leva su tutto l’odio che gli può sollevare contro (e lo ha fatto!); senza il Cav come nemico, sono persi, muoiono, abbandonano la battaglia. Chi li terrebbe uniti? E questo, in parte si ricollega a quanto detto più sopra: senza Berlusconi non è detto che la CdL perda o si frantumi, perchè ci pensano prima a sinistra!
Dopo tutte ste parole, bisognerà pure tirare una conclusione, e secondo me non può esser che questa: caro Silvio, se ci sei è un bene, ma se ci fosse a breve un “successore” sarebbe meglio!
Gli vogliamo bene, ma ormai ha una certa età ed è molto probabile, al di là delle smentite, che le cose riportate su Libero, se pure non le ha dette, di certo le ha pensate!
Per lui, ormai, un ruolo attivo in politica è più un peso che altro: a noi, che nonostante tutto lo vorremmo vedere a palazzo Chigi anche a cent’anni, forse, basterebbe vederlo anche solo dietro le quinte, magari come chioccia per chi lo sostituirà!
La sinistra verrebbe colta da una crisi di nervi…praticamente subito dopo aver brindato con lo spumante l’addio dell’odiato nemico.
Forse ancora non è il momento, è presto per dirlo, ma di sicuro…se Silvio c’è è un bene…ma forse non serve rimanga in prima linea!
A proposito di rapporti tra Stato e Religioni è sicuramente da evidenziare l’ambiguità con cui questo centrosinistra porta avanti le sue ragioni: con la Chiesa cattolica decisamente oltranzista; molto…molto (troppo!) accondiscendente, invece, alle richieste degli imam e dei musulmani d’Italia.
Si potrebbe, visti i toni, sospettare che io stia cadendo in contraddizione, dal momento che ho poco fa sostenuto quanto possa essere importante il ruolo delle istituzioni religiose al fine di costruire una società migliore, più accogliente (per così dire) e più tollerante, ma è pur vero che ho dapprima sottolineato come spesso e volentieri le ragioni della fede collimino con quelle laiche, civili, dello Stato e quanto lo Stato non debba rinunciare a certi principi/valori imprescindibili, frutto di grandi battaglie di diritto e di civiltà.
Esattamente quello che, ribadiamolo, questo centrosinistra NON intende fare: al contrario, vorrebbe, sotto la falsa maschera del rispetto necessario all’integrazione, approvare una legge con la quale diverrebbe legittimo per gli imam celebrare matrimoni (e qui sta il clamoroso!) in deroga al sacrosanto principio di eguaglianza tra uomo e donna, rispondendo così alle “esigenze” culturali della civiltà araba musulmana.
Per chi volesse alcuni dettagli, vi rimando qui.
Ora, a parte l’aberrante tentativo di comprarsi una sorta di “pax regni” con gli islamici, è ancor più terribile che in Italia ci siano persone, politici, disposti a cedere i propri valori in virtù di un falso rispetto (falso perchè non reciproco!) per una religione che coi nostri diritti fa a pugni quotidianamente, piuttosto che accettare o almeno ascoltare i richiami della Chiesa che ha invece contribuito a trasformare la nostra cultura da barbarica in ciò che è oggi.
Al tempo stesso, da ancora più fastidio l’assordante silenzio dei movimenti femministi, di quelli che lottano per l’ampliamento dei diritti civili, dei girotondi, degli anatema radicali, dell’assenza di un’informazione sul caso.
Qualcuno, oltre al Giornale, dovrebbe pur dirlo che i nostri governanti son propensi a fare una legge “ad hoc” per i maschi musulmani per permetter loro di tenere in schiavitù le loro donne anche all’interno del nostro Stato; che son disposti a derogare il principio che la legge è uguale per tutti e che la Costituzione garantisce i diritti di tutti!
Possibile tutta questa indifferenza per un tema così importante?
Che prezzo dovremo pagare ancora al nostro nichilismo ed all’intolleranza di certi che si spacciano per tolleranti…ma solo con quelli di cui hanno paura?
Che amarezza…
Se provassimo ad abbandonare gli stereotipi coi quali limitativamente viene descritto Papa Ratzinger, sveleremmo un mistero assai poco difficile da dipanare.
Non siamo di fronte al canuto ed ermetico professore di teologia dell’università di Ratisbona (o meglio, non solo), tanto meno all’uomo di potere, impercettibile e stratega incomprensibile perchè astuto (o meglio, non solo), bensì abbiamo a “disposizione” un Papa che sa andare ben al di là del suo ruolo istituzionale e che riesce a parlare alla gente con una franchezza ed una schiettezza tale da far innervosire in molti di quelli che lo ascoltano (il perchè lo spiegherò più avanti).
Non sta troppo a tergiversare o a fare lunghe perifrasi alla Don Abbondio per intortare le persone; non ha bisogno di mostrarsi altezzoso o spocchioso, anzi…ha da subito scandito il suo pontificato al riecheggiare della parola “umiltà”.
E da umile servo nella Vigna del Signore si è prodigato a stare il più vicino possibile al popolo dei fedeli in Cristo per spiegargli, con parole semplici e dirette, quali sono i problemi che lui intravede nella società moderna e quali i possibili rimedi.
Andiamo oltre: la risposta non è mai stata solo “Dio”.
Poichè non ci dimentichiamo quanto Benedetto XVI sia un fine pensatore (non come me…
) è utile notare come ogni suo ragionamento sia, si, in parte legato alle questioni di fede, ma sia anche in altra parte svincolato da queste e tutto diretto invece al coinvolgimento della comunità laica, perchè Fede e Ragione non possono camminare separate, bensì hanno da seguire assieme lo stesso percorso.
Di lì le critiche all’Islam fondamentalista, irragionevolmente fideista, per un verso e quelle, per il verso opposto, all’Occidente ragionevolmente troppo laicista.
L’incontro di ieri tra il successore di Giovanni Paolo II e il Presidente della Repubblica, Napolitano (di cui tutti conoscono la storia del suo passato comunista-mangiapreti), e le parole dello stesso Capo dello Stato, non sono altro che il sigillo ad una “exit strategy” della Chiesa dalle turbolenze anticlericali.
Stato laico e religione non hanno da temersi, ma da integrarsi senza spirito di sopraffazione.
Tempo fa (non molto a dire il vero), lo stesso Papa, lucidamente a parer mio, sottolineò l’importanza di quelle persone che la stampa si è subito affrettata a ribattezzare come atei-devoti, come teocon, come insomma quella categoria di personaggi che pur non credendo, appoggiano le cause sollevate dal Vaticano e lo difendono: è lì che duole il dente ed è lì che batte la lingua.
Questi esempi di cultura civile non del tutto indifferente alle questioni etiche e spirituali sono la perfetta dimostrazione di quanto nella realtà e senza particolari sforzi, possano convivere fede e ragione, di come la laicità non venga scalfita dalla religione.
Gli abusi e i soprusi, semmai, sono là dove si nutre la sacca di vigliacchi che vorrebbero mettere un bavaglio a chi non la pensa come loro e di cui hanno una paura fottuta, proprio per la loro capacità di arrivare al centro dei problemi, fornirne una soluzione alternativa, ma che rappresentano pure un limite all’edonismo e all’egoismo di chi invece vorrebbe proseguire indisturbato la propria opera di abbattimento degli dei, alias, di abbandono di ogni valore!
La società odierna, al contrario, risente proprio di una carenza di sentimenti, di una mancanza di affetto verso quei principi in cui viene custodita la forza della nostra cultura.
Basterebbe ascoltare di più, piuttosto che criticare senza ascoltare, per scoprire quanto spesso e volentieri i valori civili si accostino sorprendentemente a quelli cristiani.
Non per questo se ne dovrebbe fare a meno…
La favola della società che evolve (verso dove?) e progredisce (?) e che non può essere ostacolata dalla Chiesa che rappresenterebbe un passato di oscurantismo, bigottismo e, in una parola, il medioevo, non regge più: nei fatti abbiamo una perdita di coscienza intellettuale, culturale, civile, di rispetto per noi stessi e per il prossimo; convinti di poter dominare la Terra senza porsi il problema di saper prima dominare noi stessi!
Perchè avere in dispetto la Chiesa? Semplice: perchè v’è il rischio che la gente ascolti e che vi sia una scossa; perchè c’è il rischio che vi sia una voce fuori dal coro e possa non bastare più prenderla in giro, sfotterla, isolarla…per farle perdere di credibilità.
La Chiesa (pur nelle sue terribili fragilità) rappresenta un limite, un fastidio, una noia soltanto a chi crede di essere a tal punto onnipotente da sentir come sgradita l’opinione dissenziente.
Libera Chiesa in libero Stato, si dice… ma questo vuol pure dire che la Chiesa ha diritto, come chiunque altro, ad esprimersi e rivendicare la difesa delle sue posizioni: non lo fa per sè, ma lo fa per tutti; non lo fa per mantenere una sorta di potere temporale che ormai non ha più, ma nell’interesse di un futuro migliore in cui le coscienze si uniscano per dare al mondo una speranza di una vita diversa, più coscienziosa e meno suicida di quella odierna!
Lo Stato non può quindi rimanere indifferente a prescindere: quantomeno…ascolti; male non fa!
Già che con le calcolatrici il ministro non va troppo d’accordo, torniano ai buon vecchi metodi d’un tempo!
Insomma, questa finanziaria si sta rivelando la sorpresa più emozionante che questo governo potesse regalarci; ogni giorno, un giorno al cardiopalma…sembra di leggere un triller coi controcazzi, perchè non si riesce proprio a capire come andrà a finire.
Anzi, arrivati alla fine siamo più confusi che all’inizio e ci tocca rileggerlo.
Solo che…proprio rileggendolo ci accorgiamo che non ci torna qualcosa: se per Bruxelles, come diceva da sempre Tremonti, erano sufficienti 15 mld di euro per rientrare nei parametri di Maastricht (quindi i grandi drammi erano solo pretestuosi!) e risolvere ogni problema di sorta con l’UE, gli altri 20 mld a cosa servono esattamente?
Bene, ci spiegano che ne son serviti 9 per il taglio del cuneo fiscale, 1 per i contratti pubblici e 1, udite udite, per finanziare l’inutile missione militare in Libano.
Totale? 15 + 9 + 1 + 1 = 26.
Mmmm…e gli altri 9? In realtà, dal momento che per il taglio del cuneo fiscale alle imprese sono stati previsti non 9 bensì 3 mld di euro, che fine hanno fatto gli altri 15 miliardi?
Non per far sempre polemiche, ma c’era davvero tutto sto bisogno di metterci le mani in tasca senza ritegno?
Va bene, diciamo pure che son scelte politiche condivisibili o meno, ma almeno fateci un piacere: chidete scusa a Tremonti e al popolo italiano per aver dato al primo dell’incompetente (e non era vero) e al secondo di “coglione” (a parole no, ma nei fatti…)!
In Ungheria dopo una notizia del genere la gente ha messo a ferro e fuoco Budapest chiedendo la cacciata del Premier: noi siamo un po’ più civili e ci limitiamo a bocciare questo governo nei sondaggi, ma la sostanza rimane la stessa!
Da notare anche un piccolo effetto dell’azione politica del nuovo esecutivo: “perde slancio la ripresa dell’industria: in calo ordini e fatturato!“.
Solo un’ultima domanda, evidentemente polemica: caro il mio elettore di centrosinistra, pacifista di professione o per diletto: sei contento di sapere che per i precari non ci son soldi, ma per mandare truppe in Libano a guardare il mare e a passeggiar pei monti son stati spesi 1000 milioni di euro?
Non so te, ma io sarei incazzato come una iena…
Due pacifisti di San Francisco propongono un “orgasmo globale” col quale, dicono, si potrebbe meglio e più velocemente raggiungere la tanto agognata Pace nel mondo (o almeno aumentare le nascite…
).
Fare sesso, secondo i due nemmeno più tanto giovani, 76 anni lui 55 lei, ricreerebbe nel cervello uno stato mentale simile a quello meditativo che non lascerebbe spazio ad altri pensieri, nemmeno al fare la guerra dunque.
Fin qui, il folklore.
Un sorriso.
Poi, mi son detto: che palle sti discorsi: lo andassero a dire a tutte quelle donne di origine musulmana che a causa dei loro mariti (contro i quali si combatte!) si sono dovute sottoporre all’insopportabile pratica dell’infibulazione, che le rende incubatrici e che gli fa perdere anche l’ombra del godimento.
Come possano quindi arrivare all’orgasmo queste donne è tutto ancora da spiegare.
Ma l’importante è dire bischerate, probabilmente, nonostante l’età, ancora sotto gli effetti di droghe (leggere, per carità…!).
Ecco, io trovo tutto questo uno schiaffo all’intelligenza umana!
Adesso criticatemi pure, ma proprio non riesco a capire in che modo andare in giro nudi o facendo sesso di gruppo si possano alleviare i mali dell’umanità.
Di sicuro le guerre li aumentano, ma far l’amore è un piacere solo per chi lo fa e magari oggetto di invidia per chi non ne può godere.
Eppure, stiamo lottando anche per dare a queste donne la libertà di emanciparsi, di provare piacere, di non essere più schiave e succubi degli uomini dell’islam duro e puro.
Questo, no…non si riesce a capire: meglio rilasciare dichiarazioni insulse agli insulsi media moderni…
Godiamo allora; via i cannoni, dentro i “pistoloni”…
Proviamo pure…male di sicuro non fa… ![]()
Da: il Giornale. Fonte: Unicab per La7.


Ogni commento, a questo punto, sarebbe inutile, ma almeno un paio mi vengono proprio dal profondo del cuore:
caro Professore…non è che forse l’unico pazzo è lei, che la presunzione sta trasformando in una macchietta a dir poco antipatica?
caro governo…non è che forse avete perso la bussola, buttato il programma e mostrando il suo vero volto ha spaventato i cittadini?
Ecco…meglio finirla qui con le parole…perchè a volte le immagini hanno un effetto decisamente superiore.
Vogliamo davvero risolvere il problema “bullismo” che affligge le nuove (e in parte le vecchie, visto che viene da lontano…) generazioni?
Allora cominciamo a chiamare le cose col loro nome, distribuendo ad ognuna di esse cause, effetti e responsabilità.
Ultimamente non passa giorno in cui non si abbia notizia di gravi casi di cronaca nera o rossa (nel senso hard del termine) i cui protagonisti non siano minori.
Siamo più abituati a sapere che sono gli adulti a molestare i più piccoli e per questo sobbalziamo dalla sedia quando sentiamo o leggiamo che invece sono bambini ad abusare di propri coetanei o, peggio, di ragazzini e ragazzine ancora più giovani.
Ovvio che ci si chieda: dove sta la ragione di questi comportamenti animaleschi? e come porvi rimedio?
Queste le domande più comuni da trovare nei nostri pensieri.
Ma nel mentre si fa finta di prender coscienza di un problema così imponente (perchè non si può dimenticare che i piccoli d’oggi saranno anche i grandi di domani) si persevera nell’errore più madornale che l’uomo potesse fare: arrendersi di fronte ad un giudizio sociale così sbagliato da far accapponare la pelle: “son ragazzi…”.
E che vuol dire? Son ragazzi, è vero, ma tutto deve essergli concesso? Tutto è in loro potere? Son ragazzi, va bene, ma per forza piangendo e frignando devono ottenere quel che vogliono ed esser viziati senza se e senza ma?
A questo punto, forse, prima di interrogarsi sul dono da fare a natale ai propri figli, sarebbe il caso di chiedersi se non sia meglio educarli e insegnargli a crescere e discernere ciò che è bene da ciò che male, cosa significhino parole come “Rispetto”, “Tolleranza”, “Amicizia”, ”Solidarietà”, “Pietà” e tante altre ormai dimenticate, prima di lasciarlo in balia della società e della natura.
Perchè il riferimento a Rousseau?
Beh, perchè fu lui ad elaborare esattamente quel tipo di educazione filiare che va tanto a genio alle mamme ed ai papà d’oggi: lasciare che il bambino sviluppi autonomamente la propria natura.
Ah…quale più accomodante sistema poteva esserci per i genitori in carriera o dediti al tennis o patiti di pallone?
Basta uscire di casa al mattino e borbottare qualcosa come “fai il bravo, tesoro di papà” e tutto dovrebbe compiersi come per magia.
Pranzi e cene con gli occhi e le orecchie incollate alla tivù, dialoghi azzerati e la tavola più simile ad un trogolo che ad un momento d’incontro famigliare.
Al pomeriggio, o c’è la tata o ci sono cartoni (sciocchi e violenti) o la Playstation (altrettanto violenta, spesso…ma tanto ai bambini si compra tutto, purchè poi stiano buoni durante la giornata e soprattutto durante la partita); dopo cena, un film (anche di quelli adatti alla giovane età), qualunque genere esso sia e poi, a letto…ma con la tv in camera…senza però preoccuparsi di verificare se effettivamente il figlio dorme o capita su uno di quei canali oramai più pornografici che pubblicitari!
L’apoteosi del menefreghismo, insomma.
“Lasciamo in pace il fanciullo perchè lui lascerà in pace noi”.
“Faccia quel che vuole: bisogna fare tutte le esperienze per decidere poi quale proseguire”.
La libertà infantile elevata al cubo, manco si trattasse di ragazzi ormai maturi, già cresciuti e consapevoli delle responsabilità che hanno sulle spalle, dall’università al lavoro!
Poi succede che…a scuola, dove le maestre spesso e (pur)troppo volentieri sono ancora più menefreghiste dei genitori (tanto a loro che gli frega…mica son figli loro…e poi, diciamocelo sinceramente…son cresciuti così pure loro…) si compiono le peggio cose: atti vandalici, c’è l’avvio al fumo e all’alcol, turpiloquio (perchè magari lo sentono a casa ed essendo spugne, assorbono tutto i bambini), strafottenza con gli insegnanti… una specie di bengodi insomma, dove tutto è possibile perchè non vietato e nulla è vietato perchè non viene riconosciuta alcuna autorità a chi invece dovrebbe imporla.
Con gli amici si riesce a fare anche di più e peggio; si rischiano di frequentare cattive compagnie, si rischiano di fare incontri sgraditi e sgradevoli; c’è il rischio di venir trascinati in loschi affari e via di seguito.
Lo ammetto, ho fatto un quadro della situazione particolarmente desolante, ma è inquietante la solitudine in cui sono immersi i nostri giovani, i nostri cuccioli: soli in mezzo al mondo, soli nel confronto col mondo, soli contro il mondo.
Normale che poi si rifugino nelle droghe, che sentano il bisogno di imitare o stare coi bulletti più grandi per garantirsi tranquillità in classe e piacersi davanti alle ragazzine; che sentano il bisogno di riempire il tempo col cervello spendo, ma felici (?) davanti ad uno schermo con un joistick in mano.
Attenzione: non dico sia tutto male! Certamente ogni esperienza può esser vissuta in maniera radicalmente differente, ma se nessuno prima ci ha insegnato a discernere, come possiamo sperare di non incorrere in errore?
Sbagliando s’impara, sicuramente è così, ma a volte dagli errori che si compiono non si torna più indietro.
Ed ecco allora il ruolo del genitore.
Ho criticato tanto i miei, perchè ritenevo mi stessero troppo addosso, che dovessi chiedere troppi permessi, che fossero così ansiosi e mi costringessero a seguire e rispettare una certa forma nel fare le cose: ma oggi li ringrazio, perchè sono consapevole che mi hanno evitato gravi disastri personali…di quelli che tutti i giorni si sente o si legge grazie ai media che li amplificano.
Oggi più che mai, credo, c’è bisogno che mamma e papà siano per i figli un punto di riferimento.
Tutti siamo un po’ribelli; a nessuno piacciono troppe regole, ma pur lonttando con tutte le nostre forze contro di esse, inizialmente, col tempo non si può far altro che apprezzarle.
Qui non sto mica intendendo le scudisciate o le bacchettate sulle mani; ma almeno lo star vicini, imporsi anche alle volte, ascoltare e saper consigliare, creare un rapporto non di amicizia, perchè i ruoli vanno pur sempre rispettati, ma quanto meno di confidenza si tra padre e figlio o mamma e figlia.
La solitudine sta ammazzando i nostri giovani…e molto probabilmente questa è una sofferenza che arriva dal passato, da quando via via si è andata sviluppando questa concezione libertaria e nichilista della vita: peccato sia poi sfociata nei disordini sociali e di costume del 68 e che oggi travolga le nuove generazioni, portate a riempire i loro vuoti interiori con droghe, alcol, e bischerate varie, fin quando poi la vita non è interamente rovinata o nel fisico o nello spirito (perchè magari si finisce dietro le sbarre).
Quante lacrime di coccodrillo poi.
Oggi il politically correct si abbatte su ogni cosa, per questo poi non si riconoscono più i veri pericoli.
Chiamiamo “bullismo” quel che invece sarebbe meglio chiamare “cattiveria”, “infamia”, “vigliaccheria”, “violenza”.
Cosa possiamo aspettarci d’altro?
Non si può più aspettare, anche perchè sappiamo tutti quali siano le cause e quali gli effetti: la mancanza di autorità, la mancanza di coraggio nel dire qualche volta un bel “NO”, la mancanza di voglia di prendersi responsabilità, la demolizione costante della nostra cultura; a cosa possono portare se non all’incapacità di vedere la realtà, di sviluppare una coscienza sociale mansueta, solidale, amichevole? a cosa possono portare se non al considerare, come fa la “massa”, soldi e potere gli unici valori in cui credere e riconoscersi?
E in tutto questo anche gli insegnanti hanno un ruolo preciso: sono baluardi educativi anche loro…ma finchè non prenderanno coscienza di questa loro missione, finiremo sempre più spesso col vederli inermi di fronte alle sopraffazioni di un gruppo di violenti contro un indifeso compagno di classe.
Voglio concludere con le stesse parole usate nell’Appello all’Educazione: “E’ una questione di cui devono essere tutti consapevoli, tutti quelli che hanno a cuore il bene del nostro popolo. Perchè ne va del nostro futuro”.
Quando decisi di aprire un blog tutto mio, lo feci sentendo dentro di me il bisogno di dar voce a ciò che pensavo e che troppo spesso rimaneva inascoltato.
Non che oggi sia molto cambiato, ma nel piccolo, ho la possibilità di condividere le mie idee con molte più persone del solito, di confrontarmi con chi non la pensa come me, di sviluppare, se vogliamo, anche una coscienza critica in relazione alle vicende del quotidiano.
Ho scoperto poi che era bello partecipare con i propri argomenti a progetti culturali nati in rete e che ancora si sviluppano online, dove il dibattito è più effervescente, dove le idee non sono isolate, bensì inserite in un contesto decisamente più ampio, dove il confronto è l’anima stessa di quell’incontro di modi così diversi (o simili) di vedere la realtà.
Esattamente per gli stessi motivi, oggi, sento il desiderio di dare un contributo là dove posso e là dove mi viene richiesto, convinto che per fare cultura e per fare politica sia necessario parlarne, affrontandone le sfumature ed arricchendosi della varietà delle scelte che vengono offerte.
Per questo ho deciso di accettare l’invito che un mio coetaneo, Andrea Pelfini, mi ha rivolto con l’intento di coinvolgere anche me nella costruzione di un sito, “L’Idea“, appunto, col quale si propone di mettere a disposizione di chi lo voglia visitare, pensieri e riflessioni sui temi più interessanti del momento.
Lo scopo è sempre lo stesso: il confronto e la conoscenza; perchè vivere solo di e per sè stessi non permette certo di crescere nè con la mente nè nello spirito.
Il mio invito quindi, non può essere che quello di fare un salto su questo sito ogni qual volta vorrete cercare un’opinione in più (non necessariamente diversa, ma si sa che ognuno dice le cose in modo diverso…e questo può essere d’aiuto…) o addirittura partecipare anche voi a questo progetto.
Io comincio oggi a farlo…
Berlusconi, secondo il ministro Chiti, starebbe comprando senatori con le lusinghe.
Prodi, secondo le cronache, si sarebbe già comprato i senatori esteri per la somma di 14 milioni di euro.
Non ce n’era bisogno, ma hanno proprio insistito: volevano a tutti i costi darci la dimostrazione, l’ennesima, che comunismo e islamismo vanno amichevolmente a braccetto assieme; che le battaglie jihadiste altro non sono che la prosecuzione della rivoluzione comunista, fallita, contro l’Occidente, la sua cultura e i suoi “amici”. 
Israele rappresenta esattamente questo: un baluardo della civiltà democratica contro cui fanno forza le orde illiberali e tiranniche delle più feroci satrapie mediorientali.
Hai voglia a gridare di voler vedere “due stati e due popoli” se al tempo stesso sostieni chi, i palestinesi, in realtà quell’altro popolo, Israele, affianco non lo vorrebbe proprio.
E qui sta tutto il difetto culturale e ideologico di analisi della questione mediorientale.
Il problema non è trovare il modo che la palestina diventi nazione sovrana, ma, semmai, impedire che Israele venga sul serio cancellato dalla faccia della terra.
Non ci credete?
Bene, prendiamo la manifestazione di oggi; non importa quale, sia a Milano che a Roma si è voluto scendere in strada per dire le medesime cose, seppure al nord si siano usati toni e modi, diciamo così…più educati.
Si parlava di “marcia per la pace”, ma oltre alle bandiere palestinesi, quelle israeliane si son viste in fiamme; così come i manichini raffiguranti soldati americani, israeliani e persino italiani.
Siamo all’apoteosi dell’idiozia!
Si levano ancora i canti “10 100 1000 Nassiriya”: tutto ciò che rappresenta l’Occidente è infanganto.
Non si contano poi cori e slogan che vogliono proprio unire gli intenti tra le due forze: “viva Lienin, viva Marx”, “Palestina libera”…
Onestamente: forse che non si sapeva sarebbe andata così?
Cosa ci fa essere ancora così buoni (o forse ingenui) da permettere il reiterarsi delle solite vergogne?
Non ci si può più accontentare delle scuse postume di chi, prima di prender le distanze, quella gente la sostiene, se la coccola e ne gradisce i voti!
Perchè poi, l’Italia deve diventare il suolo alternativo su cui possono sfilare gruppi nutriti di musulmani arabi in divisa da perfetto soldato dell’intifada scandenti cori antiisraeliani?
In che modo dovremmo giustificarci poi con le comunità ebraiche?
Torno quindi a chiedermi: sarebbe questa la nuova politica italiana per il medioriente e la pace tra Israele e il popolo palestinese?

Bella merda!
(PS: di immagini ve ne sarebbero una caterva…ma è meglio stendere un velo pietosissimo…)
Si può essere critici quanto si vuole col governo israeliano, ma non si può dimenticare che: 
Israele si è ritirata dai territori di Gaza senza che ne seguisse alcuna interruzione di lanci di missili Qassam.
Israele è continuamente bersagliata da suddetti missili, esplosi per colpire indiscriminatamente la popolazione.
Israele subisce un giorno si e l’altro pure, minacce da parte del mondo musulmano sulla sua cancellazione dalla faccia della Terra.
Israele ha più volte appoggiato un percorso di pace fatto di confronto e dialogo, ma ne ha ricevuto in cambio solo kamikaze.
Israele, da quando è nata, è oggetto d’ira e vendetta per gli islamisti, compresi quei palestinesi che oggi i comunisti difendono in piazza.
Israele è l’unica democrazia in una poltiglia totalitaria in medioriente.
Israele uccide civili palestinesi per il sol fatto che i terroristi di Hamas e Fatah (come pure di Hezbollah) si nascondono tra i bambini e nelle case di povera gente inerme (al solo scopo di creare “casi” mediatici di rilievo e di effetto).
Chi dimentica tutto questo è normale che poi sfili con indosso i simboli dell’intifada.
Chi dimentica tutto questo può essere solo un comunista, che vede nell’islam la nuova rivoluzione cui affidare le speranze di veder sconfitto l’Occidente e i suoi valori; o un nazista fuori dalla storia. (comunque sia, non un bel personaggino)
Quanta ipocrisia: dico questo perchè avanti a tale mal celata simpatia per la causa palestinese, lor signori vorrebbero darci a vedere il loro interesse alla questione indicando in due obiettivi i loro desideri di pace: “Palestina libera” e “Due popoli due Stati”.
Balle; non c’è bisogno d’esser fini osservatori per capire che il problema in medioriente, per quel che riguarda il conflitto israelo-palestinese, non si risolverebbe comunque con la costituzione di due nazioni sovrane: il solo scopo dei confinanti arabi con Gerusalemme è la sua totale distruzione; la costituzione di un califfato islamico del quale, notoriamente, non possono far parte anche le tribù di Sion.
Per rinfrescare la memoria, questa ricostruzione può fornire semplici indicazioni:
Sarebbe dunque questa la nuova politica estera in medioriente del governo Prodi?
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Il Professore, dicono su Repubblica, ha imparato a parlare al Paese.
Ma dove?
Molto più probabilmente, prima della conferenza si era preparato sullo stile degli incontri preelettorali con Berlusconi.
Solo che stavolta aveva campo libero, niente avversari che gli mettessero pressione, quindi niente strafalcioni.
Oddio, di bischerate ne ha dette a valanga, ma almeno ha rispettato le indicazioni di chi gli aveva suggerito di mostrarsi di nuovo il buon curato, il padre di famiglia, il nonno pacioso cui non si può non voler bene.
E di mettere da parte invece il suo vero animo collerico e irritabile, brontolone e presuntuoso.
Bravo! dopo 180 giorni di vuoto pneumatico al governo, Prodi è riuscito a tirar fuori che col suo operato adesso le cose vanno già meglio.
Ha provato ad intortarci, insomma; vuol mettere alla prova la nostra coglionaggine.
Se dopo una finanziaria micidiale (questa si) riuscirà a superare le forche caudine e andare avanti senza ulteriori strascichi polemici, sopratutto da parte del paese reale, potrò ben dire di averci fatti fessi un’altra volta.
La prima risposta comunque gli arriverà già con la manifestazione del 2 dicembre a Roma, ma ho il sospetto, anche sentendo il chiacchiericcio per strada, che siano in parecchi a non apprezzare le cose per come stanno volgendo nei palazzi romani.
Non so, quindi, se parlar dritto davanti una telecamera col discorsetto prestampato, scritto dai suoi segretari, possa salvarlo, ma di certo, non veniteci a dire che il Professore adesso ha capito come si fa a stare al governo!!
Sotto i riflettori, forse; ma di come si guida un Paese poco, molto poco.
Gli ultimi sondaggi, nei fatti, gli danno subito torto: il 63% dei cittadini ha scarsa fiducia nella maggioranza e lo stesso presidente del Consiglio è ai minimi storici del consenso.
Questo ci dice in pratica solo una cosa: che lui, il professore (dei miei stivali) può farsi pure bello davanti a fotografi e giornalisti senza palle, ma l’unica cosa che dovrebbe fare non la sa fare: aprire le orecchie e ascoltare l’insoddisfazione della gente.
Così torniamo al punto di partenza: l’abito non fa il monaco! e un po’di fondotinta non può mascherare la prepotenza e la presunzione di chi porta nel cuore solo la certezza di essere “il migliore”!
Questo, ahilui, non piace a nessuno.
Strano che, dopo aver tanto sputato su Berlusconi, non abbiano imparato niente.
Ah già…lo facevano alla cieca.
Tutto spiegato allora!
Perchè mai dovremmo trattare con l’Iran?
Il suo presidente non fa altro che minacciare e sproloquiare contro Israele; poi però, come a volrci far fessi, reprime la sua ira e tende le mani un po’a tutti.
Ovviamente, la mamma degli imbecilli è sempre incinta, perciò qualcuno che quella mano la stringe si trova sempre: da Bush a Prodi cambia poco.
Anche se cambia! Mentre il presidente americano sa comunque perfettamente che Gerusalemme è l’interesse primario da difendere in Medio Oriente, per Prodi il punto di vista si sposta: è la paura, è l’accondiscendenza verso la causa islamica che contraddistingue la nuova politica estera del governo italiano.
Si parla con Hezbollah, con Ahmadinejad, manca solo che vadano a parlare con Bin Laden, ma il punto fermo è: sposare le parti di Palestina e Libano; Israele è sempre il carnefice, mai la vittima.
La scelta di d’Alema agli esteri in fondo, significava giusto questo…dare questo indirizzo alla politica internazionale dell’Italia.
Oggi, perciò, ci ritroviamo con annunci (ovviamente falsi) di un repentino ritiro dall’Iraq, la volontà di scappare dall’Afghanistan, le truppe in Libano per difendere il Partito di Dio dai raid israeliani, la proposta di Rifondazione di mandare i nostri soldati a difendere pure Hamas e un canale privilegiato con l’Iran, che imperterrito prosegue mandando avanti di pari passo la costituzione di un armamento nucleare e il desiderio mai celato, anzi, di cancellare Israele dalla faccia della Terra.
Ora, cosa dobbiamo aspettare ancora per mettere fine a queste inutili trattative con un nemico che senza troppa fatica ci indica come il male da combattere?
Perchè permettergli pure di giocare e farsi beffe della nostra cultura portata più al dialogo che all’offesa?
Il gioco del presidente iraniano è palese: fingere di voler trattare, ma solo per guadagnare tempo per i suoi particolarissimi interessi.
Così come è stato con Hezbollah in Libano, che quotidianamente riceve rifornimenti di armi, ma nel silenzio più totale della comunità europea; la quale anzi, fa mettere in allerta pure le contraeree e rimprovera Israele se, dal momento che nessuno lo fa, sente il bosogno di difendersi da sola.
Allora, se dialogare significa questo, se ne può pure fare a meno.
L’unica possibiltà di una collaborazione concreta potrebbe venire solo se l’Iran rinunciasse del tutto ai suoi propositi bellicosi.
Ma naturalmente non succederà niente di tutto ciò.
Non stupisce a questo punto il perchè Ahmadinejad abbia scelto proprio Prodi e il suo governo come interlocutore fidato: sa che oggi per l’Italia Israele è solo la causa dei problemi mediorientali e che va quindi tenuto a freno.
Meglio di così non gli poteva certo andare.
Aspettiamo sempre meno fiduciosi il futuro che verrà.
Ammettiamolo: fa un certo effetto vedere i sindacati in piazza contro il governo “amico” che li aveva sfruttati solo per scalzare Berlusconi da Palazzo Chigi.
Questo però ci dice solo che al di là della cosidetta politica del pendolo (che non sembra proprio esserci stata), per cui la sinistra farebbe ciò che dovrebbe essere nelle intenzioni della destra, e viceversa, qui abbiamo la dimostrazione palese di quanto le bugie possano avere le gambe corte.
In 7 mesi di governo, Prodi ha saputo attirare su di sè e la sua coalizione soltanto proteste e perplessità, contrarietà e sfiducia generalizzata.
Non è un caso che il 63% degli italiani non abbia affatto stima dell’attuale esecutivo.
Roba così non si era vista neppure ai tempi di Berlusconi.
E non può nemmeno valere il ritornello per cui sarebbe più giusto aspettare i risultati della (non)azione di questa maggioranza; dovrebbero anzi decidersi: son stati così pronti ad arraffarsi il merito del miglioramento dei conti dello Stato e dell’impennata delle entrate che, per coerenza, dovrebbero essere così onesti da assumersi le responsabilità per quello che invece non va, come ad esempio la frenata dei consumi nel trimestre da settembre ad oggi, ad esempio, senza chiedere a nessuno di lasciar passare altro tempo per verificare gli effetti del loro lavoro (per altro molto molto scarso).
Son stati invece davvero bravi a far collimare davanti all’opinione pubblica, le rimostranze dell’opposizione con quelle dei vecchi alleati di piazza.
Evidentemente il piatto è saltato e con esso pure gli equilibri.
Di sicuro, si ha la sensazione che tutto ciò che non andava fatto è stato, nonostante tutto, attuato.
Dalle finte liberalizzazione estive all’indulto, passando dall’appropriazione di tutte le cariche istituzionali, fino ad arrivare a questa pazza pazza finanziaria: mai come stavolta, infatti, ci si è trovati di fronte ad atteggiamenti di così evidente presunzione, che si sono però tradotti in un testo altamente confuso e tuttora in via di modificazione.
Domani nuova fiducia intanto (seppure a luglio, se non ricordo male, era stato detto che non ve ne sarebbero più state) e ci avviamo ad un numero sconosciuto finora nella storia repubblicana: 10 voti di fiducia in meno di 10 mesi.
Chiamarlo caos è decisamente un eufemismo.
Il problema di questa maggioranza è che non ha il coraggio di mostrarsi per quello che è agli elettori, da cui è stata avvisata, a partire da Aprile, che non avrebbe goduto di un appoggio incondizionato.
Se in un primo momento era ancora forte la presenza dell’ingombrante Cavaliere, oggi tutto è passato in secondo piano, facendo emergere le vere contraddizioni di un governo capace, per giunta, di scendere in piazza, qualche settimana fa, contro sè stesso.
La pazienza, a quanto pare, non è infinita neppure per sindacati e “coglioni di ritorno”.
Sicuramente “fa strano”, ma a guardare attentamente non dovremmo neanche esser troppo sorpresi: le promesse elettorali stanno andando a farsi benedire e le cose sembrano anzi mettersi peggio del previsto.
Questa manovra, fondata su numeri e proclami falsi fino in fondo, è la pietra, l’ultima, dello scandalo: eccessiva, deleteria, confusa e incomprensibile, capace solo di mettere a posto i conti dello Stato (comunque già in regola con Tremonti! merita ribadirlo) a scapito dei contribuenti e dei consumatori.
Se il pericolo cui andiamo in contro è stato notato anche dai fedelissimi, allora le cose stanno davvero messe male.
Concedetemi uno sfogo.
Devono aumentare i prezzi per mettere a posto i conti di Trenitalia?
Eh si, perchè è servito fare lo stesso con Alitalia…
E comunque, sarebbe bene cominciare a smentire le menzogne che ci vengono propinate con sì tanta disinvoltura.
Vi riporto la mia esperienza: essendo fidanzato da 5 anni con una ragazza di Torino, posso dire di conoscere perfettamente i mali sofferti dagli utenti dei servizi FS e soprattutto posso dimostrare come sia falso sostenere che le tariffe non siano lievitate per sei anni di seguito.
Semmai è vero l’esatto contrario.
Forse con una punta di feticismo, ho conservato ogni singolo biglietto acquistato per percorrere la tratta Firenze Torino, spesso utilizzando indistintamente treni Intercity, Eurostar, Diretti, Espressi e Regionali, nonchè Interregionali…..insomma, ho usato qualunque stratagemma per spendere il meno possibile, eppure….i prezzi non hanno fatto altro che salire.
Salvo sfruttare le promozioni che vengono messe a disposizione è davvero facile lasciare sul piattino girevole delle biglietterie non meno di 25/30 euro per un posto in seconda classe, senza prenotazione, per farsi 5/6/7 ore di viaggio e 420 km.
Carta canta, si suol dire; ecco quindi qualche numero:
Nel 2001 un biglietto intercity da Firenze a Torino costava 27 euro e 68 centesimi; con eurostar invece 31,18 euro.
Nel contempo, un biglietto regionale Firenze Pisa costava 3 euro e 19 centesimi; un biglietto da Torino ad Alpignano, altro regionale, costava 1 euro e 1 centesimo.
Nel 2003 l’intercity costava 27, 72 euro; il regionale Fi - Pi 3,56 euro.
Nel 2005 l’intercity costava uguale, ma già non c’era più il servizio eurostar dal 2003 e il regionale fino a Pisa era lievitato a 4,25 euro.
Nei primi mesi 2006 viaggiare in IC mi costava, stessa tratta, 28 euro, senza prenotazione…e da Firenze a Pisa 5,10 euro; da Torino ad Alpignano 1,55 euro.
Oggi, volessi fare un biglietto Firenze Torino in IC mi costerebbe 30,68 euro e andare da Firenze a Pisa ben 5,20 euro!
Ora, alla luce di tutto questo, mi viene da ridere a leggere che hanno bisogno di aumentare i prezzi per salvare l’azienda, perchè tutti i treni già oggi ci costano di più che 5 anni fa e in particolare quelli regionali, che prendono i pendolari; nel mio caso un aumento di 2,55 euro pieni! Immaginatevi quanto possono aver guadagnato con una simile operazione a carico dei lavoratori e degli studenti!!
Metteteci poi che non è che sia migliorata la qualità del servizio sulle tratte regionali…il quadro è chiuso!
Non se ne può più di pagare e non ottenere niente in cambio!
Il governo vara una norma contro lo sfruttamento del lavoro irregolare.
Ma come si concilia con il condono inserito coll’articolo 177 in finanziaria, che prevede la possibilità di regolarizzazione, senza conseguenze (o quasi…giusto il 20% di quanto dovevano in contributi), dei lavoratori in nero (e forse pure neri) assunti negli ultimi anni?

