Mettiamola così: proviamo a vederla un po’come un sindacato, un’associazione di categoria, quella dei credenti e dei fedeli, che ha come obiettivo ultimo la tutela di certi interessi condivisi dagli associati: dal rispetto della Vita al rifiuto conseguente di aborto ed eutanasia; dal rispetto del valore del Matrimonio al rifiuto conseguente dei pacs o addirittura dal riconoscimento statale delle unioni tra persone dello stesso sesso; fino al rispetto di una identità cristiana e dei suoi simboli affinchè questa non soccomba sotto i colpi di un laicismo sempre più filoislamista e relativista.
Sotto questa luce, sfido chiunque a trovarmi differenze giuridiche e poi morali per le quali la Chiesa e i suoi ministri, a cominciare dal suo Capo, il Papa, debbano restare al di fuori dalle vicende politiche; il perchè la comunità ecclesiastica debba essere scoraggiata dal prendere posizioni rispetto ai grandi temi che si affacciano nella nostra nuova e moderna (?) società.
Insomma: come mai sembrano avere tutti il brevetto di legittimi oratori, dai sindacati ai banchieri, agli imprenditori, ai filosofi, agli intellettuali/intellettualoidi d’ogni risma, alle varie Arcigay e Arcilesbo, all’ANPI, agli ebrei, ai musulmani, alle più disparate ONG, per farla breve…tutti, ma si vorrebbe che gli unici a farsi i fattacci loro fossero proprio i preti che, bontà loro e pure nostra, vivono quotidianamente, come tutti gli altri suddetti a stretto contatto con la comunità in cui sono integrati, conoscendone profondamente i problemi e adoperandosi il più possibile per aiutare i più deboli.
Una volta scrissi che essere laici non significava, nè doveva diventarlo, essere laicisti: la libertà di parola, se non sbaglio, ce l’hanno tutti.
Certo, c’è chi ha maggiore influenza rispetto agli altri, ma si può forse fare una colpa alla Chiesa d’essere un’istituzione ormai millenaria, fondante la nostra stessa Storia?
Non credo, comunque, che il Papa si riproponga di creare un movimento politico; semmai, sono politici gli obiettivi che si pone.
Ma come tutti, credo, sanno, la politica può tradursi benissimo in “scelta”: è la capacità di decidere cosa fare rispetto ad una certa situazione.
La Chiesa fa esattamente questo: induce i suoi fedeli a ragionare, li pone di fronte ad un bivio indicandogli, per il loro bene, la via da seguire.
Più o meno ciò che fanno i sindacati coi lavoratori o le altre associazioni coi loro simpatizzanti.
In realtà il problema si pone in quanto qualcuno ha paura delle parole della Chiesa, ha paura della sua influenza, perchè sa che è difficile scalfire la Tradizione quando c’è qualcuno che la sostiene.
E allora si ricorre alla più squallida retorica con l’intento di screditarla, di farla apparire come “antica”, lontana dalle reali esigenze della società moderna (?), tacciando i cristiani di bigottismo, d’essere d’impiccio al progresso (?), spaventandoli facendoli sentire diversi, ai margini, quasi dei fuorilegge.
Se queste sono le premesse della modernità allora c’è poco da sperare nel futuro.
Vogliamo esser tolleranti e aperti a tutti, ma proprio non riusciamo ad esser tolleranti e rispettosi verso noi stessi nè delle nostre radici.
Su questa strada…finiremo per perderci.