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No, non ditemi che è tutta colpa della povertà!
Non ditemi che la città è disperata e il degrado genera violenza!
Non dite di queste cose, perchè sono proprio questi luoghi comuni ad uccidere ogni speranza di Napoli e del meridione.
Forse sarò monotono, ma il problema è tutto da ribaltare, è culturale: c’è da chiedersi non se la criminalità sia frutto della miseria, ma se non sia questa invece ad essere il risultato di un modo di essere e di vivere all’insegna dell’anarchia e della sregolatezza, della mancanza di rispetto non solo verso le istituzioni, ma proprio verso il prossimo.
Mettetevi nei panni di un imprenditore: ve la sentireste di aprire una fabbrica o un negozio o una qualsiasi società, sapendo che prima o poi dovrete scendere a compromessi con la camorra per non vedervi l’azienda bruciata, la macchina graffiata, o peggio, i figli morti ammazzati per strada? Ve la sentireste di stare a lavoro sapendo che prima o poi può arrivare qualcuno armi in pugno a chiedervi pizzo o incasso della giornata?
Non facciamo gli ipocriti, ma osiamo verità! Io non lo farei, non mi fiderei: nè delle istituzioni, tantomeno delle persone.
Certo, non è da fare d’un’erba un fascio, ma ciò che sta succedendo in questi giorni sta sollevando gli stessi stereotipi e gli stessi luoghi comuni di sempre, che fanno più parte della retorica che del ragionamento oggettivo.
Sembra quasi che individuando nell’indigenza dei cittadini e quindi nelle colpe di uno stato assente la causa di tutto il degrado e della violenza urbana di una Napoli ormai assediata dalla criminalità organizzata ci si possa un po’tutti lavare le mani, scaricando il barile l’uno addosso all’altro.
Il recupero della città del Vesuvio, ovviamente dev’essere assistito dalla politica, anzi…dalla Politica con la P maiuscola, ma deve anzitutto cominciare e nascere nelle scuole, dove dovrebbe essere ristabilito un certo ordine, una certa disciplina che faccia comprendere agli studenti la differenza dei ruoli e il dovuto conseguente rispetto; nelle famiglie, dove madri e padri dovrebbero educare i propri figli al perseguimento della legalità, l’onestà, pur nella sofferenza, pur negli stenti.
Guardiamoci in faccia sul serio per una volta: quante persone patiscono la loro condizione sociale eppure non si sognano nemmeno di dedicarsi al crimine?!
Siamo innanzi ad un problema di civiltà, di cultura sociale: da una parte chi predica che si può ottenere tutto con facilità, disinteressandosi delle conseguenze sugli altri dei propri comportamenti; dall’altra, chi invece dovrebbe prodigarsi ad insegnare lo spirito di sacrificio e la soddisfazione di ottenere ciò che si è fortemente voluto grazie ai propri sforzi, è praticamente assente, latitante.
E’ normale poi, che la prospettiva di poter avere subito e senza troppe rinunce all’ultimo modello di telefonino, di Nike, di PlayStation si faccia sempre più spietata in quei giovani lasciati allo sbando, abbandonati dai genitori ad un’educazione fatta non tra le quattro mura di casa, bensì dalla collettività stessa, senza curarsi però del fatto che in quella “massa!” è covato il germe che sta uccidendo Napoli e i napoletani stessi.
Ci vuole una campana i cui rintocchi risveglino l’orgoglio di chi non ne può più di questa Vita misera e delirante e che, più che con le parole, dia il buon esempio, rimboccandosi le maniche e dandosi da fare coi fatti.
Non serve un esercito di soldati per sconfiggere la camorra a Napoli; serve piuttosto un esercito di volenterosi, amanti della città e dell’onestà, che possano essere d’esempio per i giovani di un nuovo modo di vivere, che li coinvolga e li strappi dalle grinfie della cultura del “tutto e subito”, del “voglio a tutti i costi”.
Questi costi sono ormai diventati insopportabili…
E’ ora di cambiare.
Basta parole, basta con la politica dei parolai…ci vogliono i fatti; e chi non è stato capace di dare le giuste risposte ai veri problemi di Napoli nascondendosi dietro strambe teorie da scarica barile, si faccia da parte o venga rimosso, perchè se già c’è uno stato di paura tra i cittadini, ve n’è pure uno che attanaglia le istituzioni…ci troveremo sempre in un circolo vizioso, a causa del quale per un po’ ci stupiremo delle tragedie napoletane, sentendole ai telegiornali, fino a che non ci faremo più caso, lasciando morire ogni speranza nell’indifferenza.
Allora si che sarà dura tornare indietro…
…e non è detto non sia davvero troppo tardi.

A Napoli ci sono già oltre 12000 agenti delle forze dell’ordine, con un rapporto poliziotti/abitanti senza pari in tutto il resto dell’Italia.
La proposta di spedire nella città partenopea anche l’esercito, sinceramente mi fa sorridere amaro. Forse sarebbe più opportuno interrogarsi sui motivi politici e socio-culturali del fenomeno criminale, in continua excalation e provvedere subito a rimuovere gli amministratori locali; ma non solo la Jervolino, bensì cominciando dal Re indiscusso di quella regione, di quel territorio: Bassolino.
Sono 20 anni che la sinistra ha messo le mani su Napoli e abbiamo visto che fine sta facendo.
Ad ogni elezione poi mi stupisco di come, nonostante l’avanzante degrado su tutti i fronti, i rappresentanti diessini riescano ad ottenere veri e propri plebisciti da parte della popolazione.
Che in televisione dice di soffrire le condizioni della città, ma nel segreto della cabina sembra dimenticarsi che in fondo qualcuno potrebbe porre un minimo di rimedio, ma non lo fa…e questo qualcuno si chiama sindaco…ma tant’è…anche nelle scorse elezioni comunali la Jervolino ha fatto cappotto sul candidato della CdL.
A questo punto, io non mi sorprendo più nel sentire al tg che come la polizia interviene per compiere arresti o fare blitz nelle conosciutissime zone di Scampia o dei quartieri Spagnoli ci raccontano sempre di cittadini che scendono in piazza per proteggere quei delinquenti.
Certo…cosa fa la città per queste persone? Cosa propone a questi suoi figli per rinnegare la criminalità, per fargli preferire e così apprezzare il guadagno perseguito col sacrificio dello studio o anche di un duro lavoro? Cosa fa per farli sentire cittadini di Serie A?

Si parla sempre di integrazione per quanto riguarda gli immigrati, ma pensiamo un po’a come vengono considerati i meridionali da Roma in su?!
Perchè non prendiamoci per il culo…non sono solo i leghisti quelli che chiamano terroni quelli del sud; e non sono solo quelli del nord (che pure sono in gran numero meridionali) a non fidarsi dei calabresi, dei napoletani, dei siciliani….
Non ha senso mandare altri soldi e altri soldati in una città come Napoli che di tutto ha bisogno, meno che sentirsi accerchiata da uno stato d’assedio che soffochi anche le persone oneste.
Ci vuole un’alternativa, un progetto politico in grado di riqualificare Napoli e i suoi cittadini.

Ammettiamolo: oggi si possono tirare le somme di almeno 20 anni di mal governo di Sinistra, che sta lasciando morire la città pur continuando ad ampliare con un sistema di clientele vergognoso il suo bacino elettorale, facendo in pratica il gioco di chi ha tutto l’interesse a mantenere Napoli povera, sommersa dai rifiuti e dove gli onesti abbiano paura dei “più forti”.

A me spiace parlare così della città che ha dato i natali ai miei nonni materni e a mia madre e di cui anch’io mi sento un po’figlio, pur essendo nato in provincia di Salerno; sono stato a Napoli tante volte in questi miei primi 24 anni di vita, ma l’impressione è sempre stata la stessa: una metropoli capace di farti innamorare, che ti affascina, ma che ad un tratto ti fa paura e ti spinge a fuggire da lei.
Il regno dell’illegalità, mascherato dalla simpatia di tutti quelli che ci vivono.
Ma in tanta schiettezza s’annida il bullismo dilagante tra i giovani, la furberia elevata a stile di vita, di sopravvivenza a tutti i livelli, per tutte le età, una cultura giuridica di grande prestigio continuamente abbattuta e disattesa dalle tante violenze cui sembra più semplice porre rimedio mandando altri soldatini a fare i nuovi “vespri”.
Quando invece, la soluzione più efficace sarebbe mandare a casa chi fino ad oggi ha fatto solo il male di Napoli e dei napoletani.

Di demagoghi il sud non ha bisogno; bensì di concentrare tutte le sue immense energie per fare quel salto, quello scatto che possa far crescere Napoli e tutto il meridione, invece di disperderle in tante chiacchiere da bar che non servono assolutamente a niente.

Alle cose che fanno male è sempre bene pensarci a bocce ferme, come si suol dire.
Intanto perchè si è già smaltita l’incazzatura iniziale, quella più emotiva e poi perchè si può meglio assorbire il colpo sfogandosi senza andare in escandescenza.
Ma ieri, di pazienza me n’è servita tantissima.
Non bastava che il “Dottore” lasciasse il Mondiale ad Hyden, con un gesto cavalieresco oserei dire, ma ci si son messe pure la Fiorentina, che m’è andata a perdere all’ultimo minuto una partita giocata davvero bene, per chiudere poi il ciclo di sfighe con il doppio ”strappo” della schedina del Totocalcio (dove però non posso lamentarmi troppo…avrò fatto si e no 6…eheh) e quella delle puntate alla Snai, giusto per una partita (Cagliari - Samp, che avevo messo “x” e invece…).

Domenica d’Ottobre letteralmente da dimenticare insomma…

Dunque, non si fa altro che parlare ancora di questa bufala dello spionaggio fiscale a danno di Prodi e svariati “nemici” di Berlusconi.
Ahimè, capisco che così si continui a fare il gioco del Professore, che in codesto modo riesce a distogliere l’attenzione dai problemi di governo per portare il dibattito, al solito, contro il Cavaliere, ma non se ne può più di sentire bischerate; a cominciare da alcuni termini, il più scorretto dei quali è sicuramente l’inflazionatissimo “spionaggio”.
Ma di cosa stiamo parlando? Si tirano in mezzo addirittura i servizi segreti, ed è qui che s’intende la malafede di chi ha imbastito tutto lo psicodramma.
Perciò, vi dico perchè io, se avessi la password per accedere al cervellone dell’anagrafe tributaria, passerei un po’di tempo a spulciare le dichiarazioni altrui.
Distinguiamo intanto le categorie: politici da una parte, calciatori e veline dall’altra; infine metterei pure gente comune, perchè vedrete che, come fu per le intercettazioni Telecom, verrà fuori anche quella.
Bene! Con tutta franchezza, a chi non piacerebbe dare un’occhiatina ai patrimoni di quei politici, soprattutto di sinistra, che predicano tanto comunismo, tanta solidarietà, tanto attaccamento alla povera gente per vedere se poi, nella realtà, si comportano come umili lavoratori o anche loro si godono le ricchezze accumulate e spese alle spalle di elettori convinti di votare “un loro pari”?!
E chi non vorrebbe sapere poi, quanto ammonta il patrimonio di Berlusconi? Si parla sempre con grande meraviglia delle sue attrazioni private, tra vulcani e ville maestose in sardegna con promontori mozzafiato…
Per non parlare dei figli: vorrei tanto vedere quanta differenza c’è tra la mia paghetta di adolescente e i loro stipendi da dirigenti.
Ora, passando ai vari Vips e vipparelli vari, non vi nascondo che sarebbe divertente vedere quanto si guadagna mostrando un bel seno o due belle rotondità sul posteriore o quanto si incassa ogni anno per dar due calci a un pallone…insomma, anche qui vorrei proprio quantificare il valore di una tetta e di una coscia per confrontarlo con le 10 ore di lavoro che fanno mio padre e mia madre!
Sono certo che i risultati sarebbero strepitosi: tetta batte tecnico meccanico specializzato nel settore tessile 100 a 1; chiappa batte insegnante elementare 200 a 1 (qui raddoppio la posta perchè in pratica il lavoro svolto da una maestra è continuamente demolito dalle varie soubrette sgrammaticate).
Intendiamoci, questa è pura curiosità, ma non c’è solo voglia di speteguleeeesssssss; c’è anche una sorta di masochismo nel voler constatare quate e quali siano le ingiustizie sociali dei nostri tempi, dove vendere il proprio corpo risulta essere molto più remunerativo di un lavoro effettivamente produttivo e utile per la società; dove dirsi comunisti fa guadagnare molti più soldi che esserlo senza dirlo, lavorando in fabbrica o comunque passando ore e ore in catena o lavorando col proprio ingegno; dove un pallone riesce a riempire stadi da 20 a 80 mila posti e permette incassi miliardari, quando invece nessun lavoratore che si spacca la schiena 10/12 ore al giorno viene ringraziato o intervistato da nessuno.
Qui, però, non voglio scadere nel qualunquismo o nel populismo; tantomeno voglio essere confuso con un socialista/comunista della domenica: pur essendo liberale e di destra non mi vergogno però a dire che obiettivamente, nel nostro mondo, qualcosa non va; anche il metodo meritocratico andrebbe rivisto, ma capisco che in fondo, ognuno prova a commercializzare ciò che può…semmai la colpa è di acquista quel prodotto, valorizzandolo, piuttosto che un altro.

Beh, tutto è perfettibile.
Ma non stupiamoci della morbosità ormai insita negli animi delle persone, bombardate tutti i giorni da immagini, in tv e sui giornali, che istigano alla curiosità, spingono allo scandalismo.

Prodi, in fondo, è un personaggio pubblico come tutti gli altri; essere oggi il capo del governo non lo esime dagli “svantaggi” della notorietà.

Ma non parlatemi di complotto!!

Che cosa avreste fatto voi al posto del tabaccaio napoletano che si è trovato una pistola puntata in fronte, con suo figlio accanto e tutti i suoi sacrifici, il suo lavoro, messo in pericolo da un volgare delinquente?
Bando alle banalità, alle ipocrisie, ai finti ragionamenti a mente fredda; facile dire che “poteva sparare alle gambe” o cazzate simili; qui si sta parlando di attimi durante i quali solo chi li vive sa cosa passa per la testa…ma di sicuro c’è tanta paura e soprattutto il desiderio che tutto finisca presto e che sia fatta poi giustizia.
Appunto: giustizia! Spesso invece, non si arriva a un bel niente; il perchè è semplice: lo Stato non può arrivare a proteggerci tutti.
Ma allora cosa possiamo fare, noi onesti cittadini che passiamo il nostro tempo lavorando piuttosto che cercando una via più breve per far soldi?
E’ giusto insomma, che lo Stato, che non è riuscito a prevenire il crimine a nostro danno, possa poi obbligarci a razionalizzare una situazione in cui sicuramente prevalgono l’emotività e altrettanto certamente il rancore nei confronti di chi ti sta mettendo in pericolo e che si pensa non abbia avuto nient’altro di meglio da fare?
E’ giusto che lo Stato non lasci possibilità alcuna di autodifesa?

Si, lo so, esiste già una legge che sancisce il diritto alla legittima difesa, ma tutte le volte che poi si va dal generale ed astratto testo della norma, al concreto fatto della vita reale, si finisce sempre per mettere in stato d’accusa chi si è difeso dall’aggressione.

Anche questa volta è così: eccesso di difesa.
Ma cosa pretendono i magistrati? che si aspetti che ci sparino addosso per poi poter rispondere al fuoco? o che siamo tutti dei provetti tiratori? oppure che in momenti come quelli ci si fermi a contare fino a cento, mentre invece tutto intorno a te scorre velocissimo?

Non sarebbe invece molto più semplice pensare che…se quel delinquente non avesse tentato di rapinare nessuno, certamente non sarebbe successo niente di niente…
Eppure…
Ma allora, chi sta dalla parte del cittadino?
Possibile si debba sempre pensare prima alla sorte di Caino?

Il professore è in preda ad una crisi di nervi mai vista.
Sfiduciato da tutti, ha provato a buttare le sue frustazioni tra la polvere, ma l’unico risultato è che da oggi lo prenderanno tutti pure per il culo.
Ha gridato allo scandalo, mandando avanti i suoi colonnelli perchè accusassero Berlusconi e Tremonti di aver condotto uno spionaggio volgare contro i loro nemici politici e degno del peggior regime fascista, ma si è ritrovato in mezzo ad una selva di nomi che, più che importanti, è meglio definire “famosi”.
Si, perchè si tratta in poche parole di Vip; gente nota, non solo della politica, ma soprattutto dello star sistem.
Una bufala clamorosa questa dello spionaggio, insomma.
La conferma poi che si tratta solo di un’operazione demagogica da parte delle sinistre e nella realtà invece di uno stupido caso di “curiosità” portata all’eccesso di chi, con quelle passwords crede di poter aprire ogni volta che vuole le porte della nostra privacy, arriva con l’elenco dei nomi degli “spiati”: si va da Ricucci alla Palmas, passando dalla Ferilli a Totti e Del Piero; certo: ci sono anche Prodi e Ciampi e altri politici variamente posizionati, ma la sorpresa che sconfessa definitivamente la cazzata (pane al pane, vino al vino, chiamiamo le cose col loro vero nome) è che tra i tanti ci sono pure Marina e Piersilvio Berlusconi (il quale Cavaliere vanta oltre 800 controlli sulle sue tasche).
Della serie: Berlusconi spiava si Prodi e “nemici”, ma si dilettava pure nel mettere il naso negli affari degli altri…pure dei suoi figli…forse per godere nel vedere che lui era quello che stava messo meglio e che nessuno poteva scalfire la sua posizione di Paperone d’Italia.
Ma andiamo…
Se questo è un complotto…
Preoccupiamoci piuttosto di come già da oggi lo Stato ci controllerà come non ha mai fatto (se non nella Russia di Stalin e nella Cina di Mao); come fossimo tutti sotto una gigantesca lente da cui ci spia il Grande Fratello.

Sinistre alla frutta…urge che vadano a casa…a curarsi, lo diciamo per loro…

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5 i mesi di legislatura, 162 i giorni trascorsi da quando il governo Prodi si è insediato (19 Maggio), 13 le leggi approvate (2 quelle d’iniziativa parlamentare), 8 i voti di fiducia.

Capisco che questi numeri risultino un po’astratti senza un confronto col governo Berlusconi, perciò, ecco il conto dei primi cinque mesi di attività della precedente maggioranza:

5 i mesi di legislatura, 150 i giorni dal suo insediamento, 31 le leggi approvate (22 d’iniziativa governativa) e soli 2 voti di fiducia.

Benvenuti nell’era della serietà e della felicità al governo!!
Tirate voi le conclusioni.

Leggevo l’esemplificativo post di Monica, che fa una fotografia affatto sfocata della manovra finanziaria 2007, la prima targata Unione, rendendo ben nitidi i contorni della vicenda.
Che si potrebbe benissimo riassumere così: incapacità, improvvisazione, ideologia e demagogia allo stato brado, inesistenza di criterri effettivamente economici.
Basta dare uno sguardo alla lista delle cose fatte, non fatte, ammesse, poi tolte, poi rimesse, poi cancellate, promesse, ma non mantenute o addirittura ribaltate con “sorprese” che hanno più l’aspetto del tradimento; e non è più tanto difficile capire una cosa basilare: questo governo sta patendo lo scotto che tutti gli scanzonati e i bugiardi pagano quando dall’iperuranio tonfano sulla terra, quella dove la realtà ti mangia, se non sei attento e preparato.
Dopo anni di menzogne, mistificazioni e strumentalizzazioni esasperate, la sinistra si ritrova sofferente di fronte ad uno stato delle cose che si era convinta di poter gestire al meglio, ma che invece non sa neanche da che parte prendere.
Troppo tempo sprecato ad attaccare a testa bassa e occhi chiusi Tremonti e Berlusconi.
Forse era meglio passare qualche oretta in più sui libri, soprattutto quelli di economia.
Poi, dopo la vittoria arrivò Tommaso.
No, non il discepolo, ma un personaggio che se magari prima di fare professione di fede senza vedere e toccare avesse almeno aspettato di sedere sulla sedia più importante del ministero delle finanze,  ci avrebbe risparimiato da molte incazzature.
Evidentemente anche il professor Schioppa Padoa si è fatto inebriare dall’idea di assumere una posizione di potere e, lasciando da parte il suo mestiere, si è accodato ai politicanti di professione, mentendo pure lui.
Risultato? Una manovra confusa, in continua, esageratamente rapida, evoluzione, insoddisfacente per la totalità delle persone comuni, sgraziata nella forma e pure nella sostanza; insomma, una finanziaria della quale nessuno vuol prendersi nemmeno la responsabilità, tanta è la paura di metterci la faccia di fronte agli elettori.
E qui viene un dubbio.
Si, perchè il signor Schioppa Padoa Tommaso era stato presentato come un “tecnico”; uno di quelli che se ne intendono di “quel settore” e che sa il fatto suo; e lui si è messo a fare il suo mestiere; solo che poi, pure lui ha aperto gli occhi, probabilmente perchè solo un cieco non avrebbe potuto vedere lo sfacelo che gli succedeva innanzi.
Troppo tardi, ora, lamentarsi d’esser prigioniero di ben 9 partiti.
Primo, perchè lo sapevano tutti anche prima che c’era ben oltre il rischio di un ricatto da parte delle fazioni interne alla maggioranza.
E poi, anche perchè quei 9 partiti di cui parla il ministro sono esattamente quelli che stanno affastellati dentro la coalizione che, si dice, guida il Paese.
A mio modo di vedere, quindi, il primo ad essere bocciato in questo scorcio d’inizio legislatura è proprio il dottor Schioppa.
Il quale, forse, farebbe meglio a lasciare il posto al vero burattinaio di questa manovra: vampire Visco.
Questione di tempo.
Non durerà TPS come non durerà Prodi.
E il cerchio sarà chiuso, perchè questa era e sarà la sorte prevedibilissima di chi aspira a diventare qualcuno, ma in realtà è solo uno strumento nelle mani di chi gli sta dietro.
La buon vecchia teoria del Front Man, la mascherina, tanto cara a Berlusconi.

Difficile smentirlo…

…prima di dare di “vergognosi” agli altri, è giusto sappiano che è sufficiente emanare un nuovo decreto per “aggiustare” la situazione.
Di fatti, il ministro Ferrero è intenzionato a fare proprio questo.
Bando alle ciancie: lo scivolone della maggioranza al Senato è sintomo di estrema fragilità della coalizione.
Se n’è accorto anche Prodi che qualcosa sta andando troppo storto e che sta venendo meno il collante ideologico che teneva tutti appassionatamente uniti comunisti e margheriti, radicali e diessini: Berlusconi resta forse il più pauroso degli spauracchi per la sinistra, ma le beghe di governo li tengono lontani da questi pensieri rancorosi (seppure agiscono a colpi di vendette) e proprio per questo si scontrano così gioiosamente sulle questioni politiche, dalle quali emerge soltanto ciò che tutti già sapevamo: non sono fatti per stare insieme; e il Professore non è fatto per essere il capo di un governo.
Ora, pure lui sente troppa pressione addosso.
Meglio, così forse capirà cosa significhi per un cittadino “medio” sentire la smisurata pressione dello Stato che ha in mente Prodi sulle sue tasche.

A casa…

In poche parole e senza troppe pugnette mentali: rispetto della legge.
Una volta arrivato in Italia, qualunque immigrato, di qualunque confessione o qualunque sia il colore della sua pelle, non importa cosa faccia: l’importante è che lo faccia senza violare la legge del nostro Stato, che è laico e non si intromette nelle questioni religiose e che risulta anche abbastanza impermiabile alle loro degenerazioni.
Questo significa, altrettanto semplicemente, che un cittadino italiano o uno straniero residente in Italia hanno pari diritto di seguire le proprie inclinazioni spirituali, i propri credi e le connesse tradizioni, purchè non siano, nella loro pratica, contrarie alle leggi che tutelano la sicurezza dello Stato stesso e i diritti di tutti gli altri concittadini.
La questione del Velo è solo un pretesto per scatenare una discussione quantomai futile: qualcuno ha forse mai negato alle suore di coprirsi il capo? mi pare di no.
Qualcuno vuol forse negare alle donne islamiche di coprirsi il capo? mi pare di no.
Ma allora, da dove nasce tutto il dibattito?
Ancora una volta la risposta è molto semplice: tutto ha inizio dalle parole di chi ha paura del diverso (probabilmente per come questo “diverso” si sta presentando in tutto il mondo), ma soprattutto crede poco in ciò che invece è la sua cultura.
E qui non parlo di religione o morale, ma di una tradizione intellettuale che ci ha permesso le grandi conquiste civili e di civiltà degli ultimi secoli.
Il punto è questo: nel momento in cui Prodi (si torna sempre lì) vuol farsi bello davanti all’Islam pensando di invitarlo così a meglio integrarsi nel nostro Paese, chiedendo alle donne musulmane di non coprirsi completamente il volto, si crea l’equivoco.
Eh si, perchè in Italia c’è già una legge che prevede, a fini di sicurezza, il divieto di rendersi irriconoscibili e non c’è bisogno di tradurla con parole più delicate per non spaventare nessuno per cui in realtà, solo a parlarne, ce la si fa nelle braghe.
Spiace che anche Fini sia caduto nella trappola demagogica, partecipando ad una discussione sostanzialmente inutile.
Lo penso, lo penso fortemente, perchè, e così torno all’inizio del mio post, sono convinto che l’unico modo per vedere veramente integrato l’extracomunitario in Italia non sia quello di modificare i nostri usi e costumi, bensì quello di lasciare che ad essi si affianchino quelli di coloro che arrivano nel nostro Paese, ma sempre e soltanto purchè, come i nostri, rispettino le nostre leggi, che sono laiche (e l’abbiamo già detto, ma è meglio ribadirlo) e garantiscono sufficienti libertà a tutti di esprimere la propria personalità senza danneggiare gli altri.
Ora, forse sarebbe meglio, anche se non credo ce ne sia bisogno in Italia, essendo il nostro uno dei Paesi con la più antica tradizione di ospitalità sul pianeta, educare ad una maggiore comprensione del diverso piuttosto che pensare di modificare la nostra cultura giuridica laica delle libertà per compiacere chi fa di tutto per rendersi con essa incompatibile.

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Lo sono, ma sono molto più attaccati ai loro privilegi, indipendentemente dalla posizione politica.
Per questo, giustamente, protestano contro il governo del Professore, che fino a pochi mesi fa hanno sostenuto in tutte le battaglie anti-Moratti: sinistrorsi si, ma mica fessi.
Di cosa si lamentano i professori/baroni? dei tagli al personale e soprattutto di quelli alla ricerca.
Scusate la domanda; ma non era Berlusconi che mortificava l’università?

…”coglioni”…anche se laureati…

Vi hanno mentito su tutto.
E nel giro di soli 5 mesi.
Roba da rivoluzione; ma l’Italia non è l’Ungheria e Roma non è Budapest. (per fortuna)
Da noi ormai, è prassi (quasi) consolidata usare la dialettica e affidarsi all’alternanza politica piuttosto che scatenare la piazza (anche se è successo).
Resta però che i primi 100 giorni del governo Prodi sono passati da un bel pezzo ed è già venuto fuori tutto il marcio che almeno metà del Paese si aspettava e di cui era stata avvertita l’altra parte della mela.
Alla faccia del Berlusconi bugiardo…il Professore sta dimostrando non solo di aver imparato bene, ma pure di aver superato il “maestro”.
Dalle bufie sui conti pubblici ai tagli al personale scolastico, allo scandalo Telecom, alla bufala delle Primarie; dalle aspettative dei pacifisti tradite dai vari rifinanziamenti e addirittura dall’invio di soldati armati in Libano alle bastonate  per tutti contenute in finanziaria e stucchevolmente cammuffate da “risanamento” e “redistribuzione” che in realtà altro non sono che “più tasse per tutti”; dal mancato taglio del cuneo fiscale all’esproprio del TFR dei lavoratori; dal condono contenuto in manovra ai tagli alla ricerca, alla reintroduzione del Ticket sanitario; dall’uso sfacciato della fiducia (6 volte in soli 5 mesi) fino ad arrivare alla vergognosa manipolazione delle tessere della Margherita, che fa parte di un losco gioco per il controllo del futuro (?) Partito Democratico, sul quale vi hanno pure raccontato palle.
E altro ancora…
Siate onesti: vi fareste ancora governare da gente così?

Sarebbe utile che quelli di Reporter sans Frontieres ci spiegassero almeno tre cose:

  1. Come può essere sufficiente che Berlusconi non sia più capo del Governo per far aumentare la libertà di stampa in Italia.
  2. Perchè in classifica l’Italia è migliorata solo di due posizioni, dal 42esimo al 40esimo posto? secondo quali criteri è stato assegnato questo lieve innalzamento?
  3. E’ vero che Berlusconi non è più al governo, ma tuttora è il più influente uomo politico del nostro Paese e tuttora si può continuare a dire (con malizia o meno, fate voi) che controlla il 90% dei media e li organizza a suo favore: a questo punto la domanda sorge spontanea: a cosa dobbiamo il miglioramento?

Ovviamente la sinistra sta cavalcando questa notizia, senza però spiegarci il motivo di tanto entusiasmo.
Che hanno fatto Prodi e compagni per fregiarsi di questa “promozione”?
Ok, dopo tante bocciature, forse la maggioranza vuol almeno provare a dare in pasto all’opinione pubblica un’altra immagine di sè, ma è sbagliato attribuirsi meriti che non si hanno.
Se leggiamo tutte le agenzie che hanno riportato la notizia, ci accorgiamo che “la fine dell’era Berlusconi ha portato un lieve miglioramento”.
Insomma, ragazzi, le cose si vedono in negativo: mancando il Cavaliere… …mica, “grazie a Prodi”…

Ma perchè dobbiamo sempre farci prendere per il sedere da tutti, noi italiani?

Glissiamo sui sospetti che istintivamente muovono gli accordi tra Confindustria e Sindacati; glissiamo anche sui continui dietrofront sia di Confindustria che dei Sindacati; ma su una cosa non si può far finta di niente: l’accordo raggiunto ieri in serata tra Governo, associazione degli industriali e confederazioni dei lavoratori, prevede che le aziende con più di 50 lavoratori dipendenti, versino, dal 2007, il 100% del TFR dei lavoratori direttamente all’INPS, mentre, quelle con meno di 50 dipendenti, soltanto il 50% della liquidazione; è previsto poi, che lo Stato corrisponda alle aziende una compensazione, che Montezemolo considera in grado di tutelare la totalità delle imprese dal crac patrimoniale.
Ora, per quanto le cose possano sembrare ingarbugliate, il discorso è in realtà abbastanza semplice.
Si dice, infatti: le imprese danno i soldi che spetterebbero come liquidazione ai lavoratori, direttamente all’INPS, tanto poi lo Stato glieli restituisce compensando questo “esproprio”.
Ma allora, se confindustria dice che le aziende non ci perdono, chi ci guadagna? Come fa lo Stato a guadagnarci se poi comunque deve indennizzare le imprese?
L’unica risposta che mi viene in mente, però è che in realtà Confindustria abbia “fatto fessi” governo e Sindacati.
Dal primo si è tutelata grazie al sistema di compensazioni e franchige; ai secondi, che da quando è cambiato il colore del governo accettano tutto senza pensare a niente, ha taciuto che forse, con questo schema, le imprese che oggi contano meno di 50 lavoratori, difficilmente faranno assunzioni che determino il superamento di quella soglia; così come le imprese che contano oggi magari 53/55 lavoratori, magari, troveranno il modo di “tagliare” i costi di produzione, scendendo sotto la fatidica soglia.
Insomma: ci rimetteranno soltanto i lavoratori dipendenti, che non avranno garantita la liquidazione e rischieranno pure il posto di lavoro, compreso quelli che potrebbero venire assunti, ma non lo saranno!

In principio fu l’Economist, poi vennero anche il Wall Street Journal e il Financial Times.
Tutti quotidiani internazionali e addirittura intercontinentali: dal vecchio al nuovo continente, il giudizio su Prodi e il suo governo, in tema di politiche economiche è unanime e, come dire, senz’appello: Unifit, inadatto, inadeguato.
Più o meno, anzi, lo stesso termine usato nei confronti di Berlusconi durante l’ultima campagna elettorale.
Con una differenza: che a quel tempo, i suddetti quotidiani erano autorevoli fogli che altro non facevano che constatare le conseguenze delle malefatte del Cavaliere ed erano più che degni di trovare grande e gradito spazio su tutti i giornali del nostro Paese; mentre oggi, le loro parole sembrano poter scivolare via tra le righe di editoriali e articolesse senza troppo infierire sulla grottesca situazione creatasi subito dopo la presentazione di DPEF e Finanziaria 2007 da parte dell’esecutivo in carica, coi suoi continui vai e vieni da posizioni che definire agli antipodi è un eufemismo.
Forse che adesso son diventati tutti berlusconiani? Forse che essere stati aggiornati sui fatti dal TG5 è motivo di scandalo e prova suprema del regime mediatico di Berlusconi? Forse che per Prodi e compagni tutto questo non ha il ben che minimo significato?
Sicuramente al Professore va più a genio il commento del commissario europeo Almunia, che si è quasi quasi congratulato col Presidente del Consiglio per le manovre contenute nella manovra, intimandogli di proseguire sulla retta via intrapresa; ma è giusto che la gente sappia che a fronte di un isolatissimo commento positivo (tutto teso comunque ad una successiva verifica sull’attuazione effettiva delle misure contenute nella legge di bilancio), se ne sprecano di critici da parte di chiunque: lasciamo pure da parte le considerazioni degli elettori, stizziti da questo andirivieni di cifre emesse, poi smentite, poi confermate e poi rismentite ancora; ma non sorvoliamo invece, sulle analisi di grandi economisti e ragionatori di casa nostra, da Giannino a Ricolfi, da Giavazzi a Giannini (il vicedirettore di Repubblica).
Persino tra gli alleati del Professore è emersa una certa insoddisfazione; diciamo pure che l’Unione sta covandosi diverse serpi in seno e il numero di emendamenti presentati dagli stessi ministri e compagni del Premier la dicono lunga sulle vane speranze anche di Almunia.
Da notare, perchè di sicuro interesse, il tenore degli interventi, nazionali o internazionali che siano: una finanziaria così massiccia non si vedeva da anni e non si capisce cos’è che ne giustifichi la smisurata pesantezza; una manovra, poi, che conta troppe tasse, che mortificheranno la ripresa di cui si vedono i segnali (inequivocabili del buon lavoro del governo Berlusconi); che prevede troppo pochi tagli di spesa.
Insomma, come dice il professor Ricolfi su La Stampa di oggi, il proposito di imbastire un piano che preveda risanamento e crescita insieme è andato allegramente a farsi benedire.
Per questo non ci si può stupire se il vicedirettore del Financial Times, Munchau, dice che ”Gli ultimi declassamenti del rating italiano da parte di Standard & Poor’s e di Fitch sono più di una semplice reazione alla prima Finanziaria del centrosinistra dopo le elezioni di aprile. Sono un segnale di frustrazione sulla direzione nella quale la coalizione italiana si sta dirigendo”.
Verso il baratro.
Se ne sono accorti tutti…meno lui, il Professore, che indefesso continua per la sua strada, anche se sarà proprio quella che ci porterà col culo per terra.

                                    

Cinquant’anni dopo, Budapest è una città completamente diversa.
Non posso dire di aver mai conosciuto com’era ai tempi dell’invasione sovietica e della rivoluzione anticomunista (ancora non ero che nel disegno divino, ma ben lontano dall’essere concepito), ma posso dirvi cos’è adesso, perchè ci sono stato giusto l’anno scorso a capodanno: una metropoli in cui si respira l’aria delle grandi capitali europee, dove dal mattino fino a tarda sera ti puoi accorgere della voglia di crescere di un popolo, quel popolo rimasto per troppo tempo sotto lo schiaffo del Baffone e che ora sta inseguendo il suo riscatto.
Certo il progresso non può aver cancellato le ferite del passato ed è sempre un bene che se ne riportino continuamente alla memoria le tragedie, così da scongiurarne riedizioni future.
Per questo oggi, come già da qualche tempo, si celebra questo particolare anniversario: in onore a chi quella lotta per la libertà la combattè in prima linea e che ha permesso alle successive generazioni di godere di ciò di cui lui, martire, non ha potuto beneficiare; ma anche in onore a chi oggi ha fatto frutto di quell’esperienza e l’ha gratificata e non vuole che si ripetano gli errori che la scatenarono.
Miseria, terrore e morte: Berlusconi lo ha detto spesso nei comizi, riferendosi al comunismo e mi ha sempre sorpreso come con tre semplici, seppure atroci, parole si potesse descrivere un’ideologia e un movimento politico/dispotico/militare che ha preso e purtroppo continua a prendere in giro, illudendole nella speranza di realizzare ciò che in realtà è pura utopia, migliaia, milioni, si può dire pure miliardi di persone, semplici e meno semplici che siano.
In Italia si fanno sempre troppi distinguo su quello che fu il socialismo reale fuori e dentro i nostri confini; si tende a tenere lontane le responsabilità morali, nascondendosi dietro il ditino, sottile sottile, delle responsabilità civili e penali.
Nel nostro Paese in effetti, non si è dovuta sopportare, per fortuna, alcuna forma di totalitarismo in salsa rossa (ci siamo “accontentati” di quello fascista, che pure può avere diversi punti di contatto con quello comunista, ma questa è un’altra storia), ma aver aderito ai crimini che si perpetravano al di là delle Alpi non può esimerci dal giudicare negativamente anche il comunismo italiano, dal PCI fino ad oggi pur con tutte le sue trasformazioni.
Allo scattare della rivoluzione ungherese, Togliatti non ebbe remore o indugi nell’appoggiare il PCUS e nel bollare come “sommossa controrivoluzionaria”, quella degli studenti della capitale magiara cui aderirono migliaia di cittadini stanchi di subire le angherie del regime comunista: miseria, terrore e morte…non solo del corpo, ma anche dell’anima, mortificata da un egualitarismo esasperato.
E come non ricordare le reazioni di quello che oggi è stato onorificato con la carica più alta dello Stato, Npolitano, che considerava l’invasione dell’armata rossa utile per la pace nel mondo(!!!!!)?
Intanto, quel popolo fiero e orgoglioso combatteva e moriva per la sua libertà e la sua sovranità.

Erano resistenti, quelli si…e oggi non possiamo non levare a costoro un pensiero avendo ben in mente quanto siano stati eroi nella loro semplicità.

Se “scendere in piazza” vuol dire assistere a questo spettacolo, direi che ancora non ci siamo.
Da un’opposizione che voleva reclamare la bontà del suo operato quando era forza di governo e stroncare il poco e scarso lavoro fatto in questi pochi mesi dalla nuova maggioranza contro gli interessi del Paese, sinceramente mi aspettavo qualcosa di più.
Ma anche qualcosa di meno: quei fischi all’Inno di Mameli non mi son proprio piaciuti.
Nè a livello culturale, perchè sono indice di un’imbecillità che vuol fare di tutto per farsi sentire…e non è cosa buona e giusta; nè a livello politico: di questo passo si da sempre l’occasione alle sinistre di arrampicarsi sugli specchi, di tacciarci d’essere antidemocratici e filosecessionisti.
E’ vero che la mamma degli imbecilli è sempre incinta, ma dev’essere detto a tutti?
Così come, molto probabilmente, dai leaders di una coalizione che ha perso le ultime elezioni per soli 24 mila voti e che sicuramente è già oggi maggioranza nel Paese reale, era logico aspettarsi un segnale inequivocabile di un progetto politico alternativo, che vada oltre al populismo del “piove, governo ladro”, o del “mandiamolo a casa”.
Lasciamo queste piazzate, per l’appunto, alla sinistra, che è brava a portare gente per strada, ma pessima ad amministrare lo Stato.
Insomma, un giorno si e l’altro pure andiamo dicendo che vorremmo tornare subito al voto, ma alla luce di queste manifestazioni emerge lo sconfortante trionfo dell’assenza della politica e della debordante presenza della demagogia.
Contro chi mette più tasse, non si può gridare solo che è un ladro o un rapinatore, altrimenti non s’incoraggia la gente a votare CdL, ma a non votare Unione.
Escludi i presenti alla manifestazione, ovviamente.
Quelli erano lì proprio per sentirsi dire quelle cose; e gli bastavano; ma solo perchè conoscono già cosa può esserci oltre lo slogan, il disegno che si nasconde sullo sfondo.
Ma i cosiddetti incerti o moderati, sentendo Berlusconi possono solo pensare che abbia scoperto l’acqua calda: avremo tutti meno soldi, bravo!, ma tu cosa vuoi fare per farcene avere di più?
Detto questo, mi ha comunque sorpreso la partecipazione.
10 mila persone, sotto la pioggia e di sabato mattina non sono pochissime, anche se siamo al Nord.
Sarà pure sintomo di qualcosa.
Peccato per la stonatura dei soliti leghisti, che in qualche modo hanno rovinato la festa.
Di cosa parlano infatti maggioranza e opposizione? dei fischi all’Inno Italiano e del silenzio durante quello Padano.
Queste sono cose che preoccupano.
E non sono certo un bel biglietto da visita per le prossime manifestazioni al sud, a partire da quella a Roma la settimana prossima.
Sperare di mandare a casa Prodi è un auspicio condivisibile, ma c’è ancora molto da fare all’interno della CdL, perchè non si vince solo mettendo nel mirino il nemico…

Poi un consiglio al Professore che da Bologna ha voluto replicare così al Cavaliere: “sono già a casa e sto benissimo”.
Ecco…allora restaci, facci sto piacere….

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Inevitabile domandarselo: ma se per la sinistra Carlo Giuliani, il ragazzo che durante il G8 di Genova del luglio 2001 rimase ucciso sotto i colpi di un carabiniere spaventato dai suoi assalti con un estintore, è un martire da ricordare e da premiare celebrandolo dedicandogli addirittura una sala parlamentare, cosa sono i soldati morti in Iraq e in Afghanistan per la Pace e la Libertà? cosa sono i poliziotti e i carabinieri e i finanzieri che tutti i giorni rischiano la propria Vita e a volte la perdono per metterla a disposizione degli altri, per la loro sicurezza? cos’è per la sinistra Salvo d’Acquisto?
Perchè i comunisti hanno preferito proprio quel giovane piuttosto che mille altri valorosi, veri eroi che l’Italia ha conosciuto?
Semplice…perchè per queste persone le persone da ammirare e che hanno da sempre ammirato sono violenti come Che Guevara, Mao, Pol Pot, Tito, il subcomandante Marcos, e molti altri scabrosi sanguinari dediti alla rivoluzione violenta; così come hanno come punto di riferimento storico quella Resistenza assassina che si è fatta artefice di crimini efferatissimi durante la guerra civile del dopo 25 aprile 1945.
Sono i nuovi fascisti: violenti non solo a parole, ma anche nei fatti, soprattutto con chi non la pensa come loro.
Di esempi ormai ne abbiamo a bizzeffe: ogni manifestazione è buona per provocare disastri e spaventare i dissenzienti dal loro mondo.
Ecco come l’ideologia comunista può trasformare le persone…

     

Cosa spinge allora i comunisti a vedere in loro esempi da imitare o celebrare?

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Mettiamola così: proviamo a vederla un po’come un sindacato, un’associazione di categoria, quella dei credenti e dei fedeli, che ha come obiettivo ultimo la tutela di certi interessi condivisi dagli associati: dal rispetto della Vita al rifiuto conseguente di aborto ed eutanasia; dal rispetto del valore del Matrimonio al rifiuto conseguente dei pacs o addirittura dal riconoscimento statale delle unioni tra persone dello stesso sesso; fino al rispetto di una identità cristiana e dei suoi simboli affinchè questa non soccomba sotto i colpi di un laicismo sempre più filoislamista e relativista.
Sotto questa luce, sfido chiunque a trovarmi differenze giuridiche e poi morali per le quali la Chiesa e i suoi ministri, a cominciare dal suo Capo, il Papa, debbano restare al di fuori dalle vicende politiche; il perchè la comunità ecclesiastica debba essere scoraggiata dal prendere posizioni rispetto ai grandi temi che si affacciano nella nostra nuova e moderna (?) società.
Insomma: come mai sembrano avere tutti il brevetto di legittimi oratori, dai sindacati ai banchieri, agli imprenditori, ai filosofi, agli intellettuali/intellettualoidi d’ogni risma, alle varie Arcigay e Arcilesbo, all’ANPI, agli ebrei, ai musulmani, alle più disparate ONG, per farla breve…tutti, ma si vorrebbe che gli unici a farsi i fattacci loro fossero proprio i preti che, bontà loro e pure nostra, vivono quotidianamente, come tutti gli altri suddetti a stretto contatto con la comunità in cui sono integrati, conoscendone profondamente i problemi e adoperandosi il più possibile per aiutare i più deboli.
Una volta scrissi che essere laici non significava, nè doveva diventarlo, essere laicisti: la libertà di parola, se non sbaglio, ce l’hanno tutti.
Certo, c’è chi ha maggiore influenza rispetto agli altri, ma si può forse fare una colpa alla Chiesa d’essere un’istituzione ormai millenaria, fondante la nostra stessa Storia?
Non credo, comunque, che il Papa si riproponga di creare un movimento politico; semmai, sono politici gli obiettivi che si pone.
Ma come tutti, credo, sanno, la politica può tradursi benissimo in “scelta”: è la capacità di decidere cosa fare rispetto ad una certa situazione.
La Chiesa fa esattamente questo: induce i suoi fedeli a ragionare, li pone di fronte ad un bivio indicandogli, per il loro bene, la via da seguire.
Più o meno ciò che fanno i sindacati coi lavoratori o le altre associazioni coi loro simpatizzanti.
In realtà il problema si pone in quanto qualcuno ha paura delle parole della Chiesa, ha paura della sua influenza, perchè sa che è difficile scalfire la Tradizione quando c’è qualcuno che la sostiene.
E allora si ricorre alla più squallida retorica con l’intento di screditarla, di farla apparire come “antica”, lontana dalle reali esigenze della società moderna (?), tacciando i cristiani di bigottismo, d’essere d’impiccio al progresso (?), spaventandoli facendoli sentire diversi, ai margini, quasi dei fuorilegge.
Se queste sono le premesse della modernità allora c’è poco da sperare nel futuro.
Vogliamo esser tolleranti e aperti a tutti, ma proprio non riusciamo ad esser tolleranti e rispettosi verso noi stessi nè delle nostre radici.
Su questa strada…finiremo per perderci.

Possibile che ogni volta che Prodi o qualche suo alleato viene fischiato sia colpa di una combriccola organizzata da Berlusconi?
La sinistra riuscirà mai ad accettare che qualcuno possa anche non pensarla come i compagni?
O reagiranno sempre così al dissenso? negando e addossando la colpa agli altri?
Prendersi le proprie responsabilità mai?

Ormai lo dicono anche i sondaggi, tutti: Prodi è in vertiginosa caduta nel consenso popolare.
Manneimehr ha detto di non aver mai assistito ad una precipitazione così rapida e così consistente di un politico rispetto all’opinione pubblica.
Ha ragione.
Ma si poteva ben prevedere: quando le hai dette troppo grosse, poi non puoi aspettarti che la gente ti sorrida mentre tu gli pianti un coltello dietro la schiena.

Sappiamo che le avete ancora a casa.
Certo, non più sul balcone perchè altrimenti, sai che figuraccia sbandierarle ora che ci sono i (sedicenti) pacifisti al governo; ma sono sicuro che non l’abbiate buttata.
La tenete nascosta nell’armadio, magari l’avrete anche ripulita e ravvivata nei colori, perchè non siete poi troppo convinti che questa maggioranza brancaleone duri più di tanto.
Così nell’eventualità che i fascisti tornino al potere voi siete lì pronti a rimetterla in mostra per dire a tutti che voi odiate la guerra; vorreste che le armi nemmeno esistessero; pensate siano solo uno strumento di morte.
E forse adesso, seppure a vostra insaputa (e siamo sicuri che farete la faccia sorpresa) è il caso di ritirar fuori i buon vecchi slogan, riorganizzare cortei e sceneggiate di piazza: Prodi e compagni, infatti, hanno dato via libera ad un commercio (legalissimo intendiamoci) d’armi col Libano…destinazione Hezbollah.
Sedetevi pure: capisco vi stia cascando il mondo addosso.
Come? un governo amico, che aveva sfilato e gridato insieme a voi contro i guerrafondai adesso viene beccato con le mani nella marmellata: come ha potuto immischiarsi in un così sporco mercato di morte?
Ora, mi sembra, cari pacifinti, abbiate tutti gli elementi per decidere se sentirvi coglioni subito o fare gli ipocriti ed esser definiti coglioni dopo.
Veniamo ai fatti: il sito israeliano Debka.com ha lanciato un vero e proprio atto d’accusa verso Romano Prodi e il suo governo, richiamando l’attenzione sui rischi che la vendita d’armi al paese dei cedri può comportare.
Innanzitutto v’è la possibilità, vista la composizione dell’esercito libanese, per oltre il 50% sciita e quindi vicino alle posizioni di Nasrallah, che queste batterie contraeree (di questo si tratta) possano essere cedute a mani sbagliate, quelle dei terroristi, che non si farebbero troppi scrupoli ad utilizzarle contro i ricognitori israeliani.
Non da meno, poi, sarebbe l’errore politico che verrebbe commesso, soprattutto sul piano internazionale: siamo infatti sicuri che questo commercio non sia in conflitto coi principi della missione Unifil2, che prevede il disarmo e scongiura il riarmo del Partito di Dio?
Non è per essere sempre polemici con questo governo filoislamico, antisionista, antioccidentale, comunista e bugiardo, ma non credo sia il segno distintivo di chi vuol definirsi serio e coerente.
E se nemmeno per queste vicende si alzerà una voce dal popolo delle bandiere iridate, allora, beh, dal pensar male si passa al constatare la “coglionaggine” degli adepti sinistrorsi.

Com’era contento Prodi quando col suo faccione stampato sulle televisioni di tutta Italia, durante i confronti con Berlusconi, prima delle elezioni, prometteva di abbattere il cuneo fiscale di 5 punti e di farlo nei primi 100 giorni, nell’interesse dei lavoratori (ovviamente)?!
Non credo sia altrettanto felice oggi, il Professore.
La finanziaria è tutt’ora un essere informe che fa quasi paura da quanto riesce ad essere repentinamente mutevole.
Non fai in tempo ad assimilare gli annunci del tg dell’una che già in quello della sera i giornalisti son costretti a dare notizia del dietrofront.
Se questa me la chiamano “serietà al governo”…mah.
Nel frattempo, comunque, a dimostrazione del loro essere costola dei partiti post e neo comunisti, i sindacati se ne stavano belli zitti e quando parlavano lo facevano solo (caso assolutamente incomprensibile e irripetibile) per attaccare l’opposizione e accusarla di non fare, come al solito, gli interessi dei più deboli, ma di difendere quelli dei più ricchi.
L’opinione pubblica però non solo è allibita e sconfortata da tanta confusione, ma è pure delusa perchè dalle tante parole dette e poi rimangiate e poi ridette dagli esponenti del governo si capisce solo una cosa: piangeranno tutti quanti.
Quasi quasi si comincia a sentire nostalgia di Berlusconi che veniva, si, preso per il culo perchè diminuiva le tasse di soli 20 euro al mese, ma almeno non si poteva dire mettesse le mani in tasca ai meno abbienti.
I tempo son cambiati, è tornato Visco a cercare il modo di spremere i contribuenti fino all’ultima goccia e a guidare il Tesoro c’è un personaggio sempre più in balia degli eventi, che ha redatto una finanziaria probabilmente senza sapere che sarebbe stato costretto a riscriverla già quattro volte.
Poi c’è pure chi, come Capezzone, che gli chiede addirittura di farlo sul serio, di ricominciare tutto da capo cancellando quello che c’era stato fino ad ora.
La gente, comunque, comincia a sentirsi presa per i fondelli, anche e soprattutto perchè non sta ritrovando niente di tutto ciò che gli era stato promesso.
Al contrario sta scoprendo un sacco di sorprese che invece li penalizzeranno.
Possiamo far menzione della riforma del TFR, dell’esenzione del bollo per le auto Euro 4, prima annunciato poi ritirato, il ritorno alla tassa di successione, la tassa di soggiorno, l’aumento dell’ICI (ma non avevano detto che potevano abolirla?), meno soldi alla ricerca, tagli alla scuola, ripristino del Ticket sanitario…
Ma di bufale questo governo ne ha dette davvero tante.
L’ultima, che finalmente hanno scoperto anche “gli amici” è quella sul cuneo fiscale.
Dice Giannini su Repubblica: “per i lavoratori dipendenti i benefici del cuneo coincidono (e non si aggiungono) con la riforma dell’Irpef varata da Visco. La riduzione degli oneri sociali e fiscali in busta paga, cioè, viene interamente assorbita dalla rimodulazione delle aliquote, dalla trasformazione delle deduzioni in detrazioni e dall’aumento degli assegni familiari, già previste dal governo come piatto forte dell’operazione di “redistribuzione del reddito a favore dei ceti medio-bassi”.”
Per concludere così: “Dunque, chi spera in una “manna” fiscale con le buste paga del prossimo anno resterà deluso. Quello che gli spetterà è già contenuto nella nuova Irpef rimodulata.”
Una gran bella fregatura insomma.
Soprattutto perchè a propinartela come un vantaggio per i meno abbianti è poi chi si sta già dimostrando totalmente inaffidabile sotto tutti i punti di vista: non stanno mantenedo assolutamente la parola data agli elettori, anzi…gli si stanno ritorcendo contro.
Non voglio arrivare a dire che erano davvero “coglioni” quelli che credevano nelle promesse di Prodi e compagni, ma di sicuro si possono definire ingenui.
Ma se davvero non sono coglioni, beh…lo dimostrino, facciano qualcosa anche loro per arginare la prepotenza di questo governo che sta facendo e disfando a proprio piacimento disinteressandosi di chiedere i pareri di chi poi ci andrà a rimettere.
Adesso sappiamo pure che, tra le tante bugie c’era pure quella delle Primarie: una vera e propria truffa trasformata in una colossale pubblicità (ingannevole) i cui protagonisti, manco a dirlo, erano gli ingenui sostenitori del centrosinistra.

Per una volta che si poteva non dar torto a Prodi (anche perchè aveva semplicemente parafrasato una disposizione di legge già esistente - quella sul divieto di rendersi irriconoscibili coprendosi il volto - trasformandola nel consiglio del buon padre di famiglia interessato solo ad una migliore integrazione sociale), mi tocca comunque rimaner preoccupato della ultra filoislamicità laicista che dimostra, appena può, la sinistra radicale.
I fatti: il Professore chiede alle donne islamiche in Italia di non nascondersi, di non coprirsi completamente il viso, senza però dover rinunciare al velo, quella specie di copricapo simile, se vogliamo, a quello usato anche dalle suore.
Nessuna novità, come già detto; se non quella dell’ennesimo tentativo di far apparire una cosa per quella che invece non è: dire infatti che si parla in questi termini in nome di una società multiculturale altro non vuol dire che volersi far belli con le parole di qualcun’altro, nello specifico, della legislazione italiana ancora oggi in vigore.
Per questo credo che, anche se come al solito un po’sopra le righe, ha detto bene Calderoli: Prodi ha scoperto l’acqua calda.
Quello che invece, ancora una volta, fa riflettere è la reazione dell’ala massimalista, quella Verde Rossa dei sinistri.
L’On. Migliore, così come l’On. Bonelli, hanno subito tenuto a mettere i puntini sulle i: può essere un consiglio, hanno detto, ma non un obbligo.
Già, peccato che sia già così, ovvero è già fatto espresso divieto dalla legge a nascondere la propria identità.
Il fatto sta tutto qui: ci sono persone in Italia, disposte a tutto, persino a rinnegare regole di civiltà, per compiacere gli islamici e dare sfogo al loro sfrenato laicismo.
Massimo rispetto dunque, per quelli che nei loro paesi di origine fanno esattamente il contrario: ti impongono di mettertelo il velo.
Minimo rispetto invece per la legge e la nostra cultura, sempre pronta, a modo loro, ad esser riscritta o abiurata.
…non si sa se per paura o per convinzione.
E’ così che intendono a sinistra di percorrere la strada dell’integrazione?
Elargendo diritti e cancellando i divieti per gli immigrati?
In Francia ed Inghilterra sappiamo come vanno le cose ed è così un po’ in tutta Europa.
Non si può pensare ad una integrazione unilaterale.
Tutto si sta svolgendo a senso unico: non godiamo infatti degli stessi diritti nè siamo allo stesso modo tutelati e garantiti nei Paesi musulmani.
Qui le moschee spuntano come funghi, ma là le chiese non solo non si possono frequentare, ma proprio non si possono costruire e quei pochi sacerdoti che ci sono rischiano tutti i giorni la vita per mano di qualche fanatico.
Cominciassimo a pensare che invece che esser noi a provvedere in via esclusiva al loro inserimento facendoci da parte, siano loro a doversi adattare alle nostre regole, alla nostra cultura, non solo otterremmo l’effetto di veder confermata ed elevata la nostra identità, ma eviteremmo proprio di soccombere agli eccessi fondamentalisti degli immigrati.
Non capisco insomma, perchè mai la sinistra si scatena contro il crocifisso nelle aule e sta al fianco di chi lo mistifica come un cadaverino appeso ad un pezzo di legno e poi sente il bisogno di difendere che, seppure in uno stato laico, alcune persone si rechino e lavorino in luoghi pubblici portandosi appresso segni inconfondibili di un’appartenenza religiosa.
Al solito: si chiama incoerenza.
Ma è un’incoerenza che fa preoccupare, perchè si ritorce sempre contro la nostra cultura e che allarga invece le braccia ad un islam che fa paura proprio perchè cova il proposito di abbattersi contro di essa.
Sarà un caso, ma negli ultimi anni, si è fatta sempre più stretta e salda l’alleanza tra comunismo ed islamismo, essendo quest’ultimo, diciamo, il nuovo baluardo contro l’Occidente, essendosi ormai corrotta l’ideologia del socialismo reale.
Quindi, non c’è sorpresa nelle parole di Migliore e di altri “compagni”, ma l’ennesima conferma che in Italia si voglia a tutti i costi commettere gli stessi errori che in altri Stati hanno originato problemi di conflittualità sociale.
Ma non può essere altrimenti quando si preferisce far retrocedere e regredire la nostra identità civile a vantaggio di un’altra in cui è veramente difficile riconoscersi. 

Che tristezza.
L’On. (?) Follini finalmente ha trovato il coraggio per andarsene da dove già da tempo si sapeva non volesse più stare.
Ha lasciato l’UDC con l’intento di lasciare la CdL.
Intendiamoci: non mi metto certo a piangere, anzi…mi vien da dire…era l’ora.
Ma non lo dico, perchè in realtà non penso davvero fosse il momento più giusto per farlo.
Credo che onestà intellettuale vorrebbe che certe decisioni, che si covano per lungo tempo e che portano a situazioni quantomento d’incertezza sul futuro, beh, dicevo, onestà vorrebbe che non ci si prendessero impegni solenni con altre persone.
Non si fanno promesse sapendo poi di non mantenerle.
Soprattutto se quest’ultime sono promesse elettorali e se il mandato viene dato dal popolo che ti vota.

Per chiarezza voglio subito dire che Follini, seppur insopportabile ai tempi in cui faceva il possibile per sfibrare Berlusconi e il suo governo, era liberissimo di farlo; ma finchè era una voce critica era rispettabile; oggi non lo è più.
Non è più degno di stima.
Si era presentato alle ultime elezioni nelle liste dell’UDC, sapendo di far parte di una coalizione, la CdL, il cui leader era il Cavaliere.
Se non gli andava bene prima, perchè allora approfittare di tutti i vantaggi per poi tradire (si, tradire) le volontà di tutti quelli che hanno votato UDC convinti che quei parlamentari sarebbero rimasti dove volevano gli elettori che stessero e che invece ora si ritrovano alla mercè del migliore offerente?!
A questo punto, sarebbe bello che Follini e company (quelli che vogliono seguirlo) si dimettessero in attesa di veder confermata la loro scelta “di mezzo” da quegli stessi elettori con cui pensano di poter giocare.

Avevano detto che quella sul rifinanziamento delle missioni sarebbe stata l’ultima.
Perchè non si poteva stressare il Parlamento a colpi di maggioranza.
A suo tempo, era luglio, sul mio vecchio blog feci a tutti una sorta di promemoria: “segnatevi questa”.
Ho fatto bene a farlo, perchè come sembra, sul decreto fiscale, che è poi quello più odioso per noi contribuenti, il governo vuol mettere la fiducia.
Diranno che la colpa sarà tutta di Berlusconi e dell’opposizione per i troppi emendamenti proposti; lo faranno per sbrigarsi, perchè non c’è tempo da perdere.
Vero: il 28 ottobre, mi pare, decade il decreto e se questo non viene prima convertito dalle Camere perde la sua efficacia come non fosse mai entrato in vigore.
Ora, capisco la fretta, ma non è mica colpa di nessuno se come al solito a sinistra sono prepotenti coi cittadini e incompatibili tra di loro.
Ci sono talmente tante divergenze e così tanti dietrofront sulla manovra che se ne sarebbero potute scrivere almeno tre di finanziarie.
E non è ancora finita.
Si era partiti con quella da 30 miliardi; poi le entrate erano state migliori del previsto e allora tutti pensavano si potesse anche accontentarci di una manovra da 25 miliardi; ma Padoa Schioppa vuol essere il primo della classe, in Europa, ma pure in Italia, dove vuol dimostrare che i conti stanno come aveva detto lui dopo il suo insediamento (”quasi peggio che nel 92″), perciò è spuntata una finanziaria infarcita di tasse e prelievi e scarsissimi tagli, per di più in settori come scuola, difesa e sanità, che fanno davvero preoccupare, ma…tant’è, eravamo arrivati a quota 35 miliardi; adesso hanno fatto schizzare la cifra a 40, per via dei rimborsi IVA imposti all’Italia dalla UE.
Ovviamente, all’interno di ognuno di questi scarabocchi di legge finanziaria ci sono infinite correzioni, numeri riscritti, ma una cosa è rimasta sempre la stessa: il principio, la ratio essendi di questa manovra, tutta incentrata sul reperimento, da parte dello Stato, di maggiori entrate possibili.
In poche parole: più tasse e niente più.
Apparte la tanta demagogia che si annida tra le righe e che vorrebbe farci credere stiano facendo tutto questo (vendette sociali e geografiche contro liberi professionisti, artigiani ed autonomi del Nord) per favorire una necessaria “ridistribuzione”, “equità”, senza dimenticare lo  ”sviluppo”.
Non è necessario fermarsi ancora, di nuovo, su tutte le disposizioni che invece andranno a mortificare l’economia e urtare i buoni propositi dei contribuenti; ma è essenziale notare e riflettere sul fatto che da quando questo governo di sinistracentro è al potere tutto ha fatto meno che portare avanti una linea senza dover prima tornare indietro per palese mancanza di concertazione.
Ovvio che poi si è costretti a ricorrere alla fiducia!
Se prima non si discute; se prima non si mette da parte il sentimento di vendetta che si è covato per cinque anni; se prima non si prova a guardare la realtà e non si smette di sentirsi a tutti superiori e missionari per il bene del Paese; se prima, soprattutto, non ci si mette d’accordo, allora i risultati saranno sempre questi: retromarce, figuracce, confusione, paura tra i cittadini e prese per il culo da far girare la testa e venire la nausea.
Dopo tante bugie, dunque, sperano nessuno faccia più caso all’ennesima che hanno detto: “non metteremo più la fiducia”; era anche un po’per distinguersi dal modo di fare e di essere del regime berlusconiano.
Evidentemente qualcosa gli ha fatto cambiare idea.
Probabilmente il fatto di essere un caravanserraglio, un’accozzaglia arraffazzonata di idee, ideologie, cultura politica, un’armata brancaleone dove vogliono fare gli amici a tutti i costi comunisti e liberisti, massimalisti e riformisti.
La mia impressione invece è che questa sinistra, in realtà è esattamente l’opposto di ciò che si proponeva d’essere: disonesta (vedi tutte le magre figure al proposito del suo finto leader Prodi), regressista e conservatrice (ma delle cose peggiori in cui credono, dall’economia pianificata alla cultura della mediocrità e non del merito, dell’assistenzialismo piuttosto che del “rimboccarsi le maniche”).
Ci stanno continuamente prendendo in giro, ma…si vede che non c’è più Berlusconi al governo: adesso sono tutti davvero molto pacifici.
Al massimo qualche giornale lancia un editoriale critico, ma…ma forse si sono tutti un po’scordati o scocciati della piazza, degli scioperi oceanici, della satira e dei programmi inchiesta sulle nefandezze del potere politico a danno di chi sta peggio.
No, oggi tutto questo non c’è…eppure c’è chi ha il coraggio di lamentarsi di avere contro i giornali e le tivù e nemmeno si chiede se, invece ch’esser sempre colpa di qualcuno che non sia lui, non sia proprio il caso di cominciare a guardare la realtà e rendersi conto delle proprie mancanze.
Che tristezza questa agonia…quanto dovrà durare ancora?

Il Ponte sullo Stretto ormai lo hanno affossato.
Adesso dobbiamo solo aspettare che un referendum li seppellisca (politicamente parlando ovviamente).
Nonostante Prodi e pochi altri nel governo sembrino avere le idee chiare sul da farsi in Val di Susa, sono in molti a non saper ancora se cedere all’elettorato, alla base “radicale”, quella rappresentata dai NO TAV, oppure prendere una decisione senza indugiare dell’altro.
Questo spirito di lotta interiore ha infatti spinto alcuni rappresentanti delle Istituzioni, non solo locali (Torino e Piemonte in primis), ma anche della maggioranza in Parlamento, a pensare alla possibilità di indire un referendum, per decidere, anzi…far decidere definitivamente sulla questione.
Ovviamente sappiamo che questo tipo di consultazioni popolari sono del tutto marginali, NON vincolanti (consultive, si dice); così come sappiamo che sono in molti a temere l’esito di un referendum su un tema così delicato ed è improbabile che alla fine si segua questa strada.
I motivi sono semplici: in primo luogo, se il governo cedesse alle perplessità localizzate nella bassa Val di Susa concedendo che si vada alle urne per dire se si è d’accordo o meno sull’opera, sarebbe una vera e propria debacle politica per lo stesso esecutivo, che si renderebbe agli occhi di tutti un po’quello che già ora tutti sanno, ma pensano soltanto: debole e incapace di prendere una posizione che sia una e di portarla avanti senza paura di ripercussioni elettorali e di consenso.
In secondo luogo, tutti sanno che, pur non essendo vincolante, un eventuale vittoria del NO al referendum sarebbe difficile da ignorare, comportando un simile scostamento dalla volontà popolare un vero e proprio “tradimento” elettorale.
In terzo luogo, mi viene difficile immaginare come possa essere possibile organizzare un referendum su una questione d’interesse nazionale delimitandone invece i confini o nella sola Val di Susa o, via via per livello amministrativo, fino all’intera, ma pur sempre sola, regione Piemonte.
Insomma, il “corridoio 5″ interessa tutto il Paese: andrebbe quindi estesa la consultazione a tutta la popolazione italiana.
Di più: chi dice che in realtà questa Grande Opera non sia utile anche all’intera comunità europea.
Ne conseguirebbe che dovrebbero essere tenute in considerazione anche le opinioni di tutti i cittadini europei, persino quelli dell’est.
Della serie: possono in pochi decidere per così tanti?
Ma soprattutto: possono in così pochi ideologicamente accecati arrecare un danno all’immagine dell’Italia e agli interessi economici di tutta Europa?
Può un governo come quello che oggi è in carica rendersi sempre in tal modo ridicolo e mettere in ridicolo di fronte alla comunità internazionale il nostro Paese?
La mia risposta è NO.
La mia speranza invece, è che vadano tutti a casa, per evidente incapacità di intendere e di…fare il bene dell’Italia!

     …non è coi giornalisti.
     E’ con la realtà.

…ma anche di balle.
Nel mentre sia per quasi tutti caduto nell’oblio l’inflazionato “riconteggio” dei voti delle ultime elezioni politiche, si riapre il “caso primarie”.
La finta gara tra finti leaders per contendersi l’onore e l’onere di rappresentare il centrosinistra nella sfida contro l’odiato Cavaliere finì per diventare l’occasione, a pochi mesi dalle consultazioni, per rilanciare l’immagine dell’Unione per tre motivi facili facili da capire.
Il primo: riparare alla crisi d’immagine dei DS implicati negli scandali finanziari ed impantanati nelle varie “questioni morali” e nel frattempo ricucire gli strappi coi margheritini di un recalcitrante Rutelli (er cicoria); il secondo: provare a dare la parvenza di una certa legittimazione dal basso ad un capo senza popolo, Romano Prodi (che a tutt’oggi è rimasto un leader senza partito); infine, ma non meno importante, era il tentativo di creare un “effetto galvanizzazione” dell’elettorato di centrosinistra, sfiaccato da tante discussioni e divisioni.
Arrivò dunque Ottobre 2005 e a contendersi, come detto, il primo posto ai nastri di partenza del 9 e 10 Aprile 2006 affianco a Berlusconi erano: Prodi, Mastella, Pecoraro Scanio, Bertinotti (lo sfidante più accreditato), Di Pietro, Scalfarotto e la mascherata Panzino.
Ne uscì un plebiscito a favore del Professore.
Poco importava che fosse in sostanza una vittoria un po’atipica, avendola raggiunta senza competere con un esponente del maggiore partito di quella che oggi è maggioranza, i DS e nemmeno alcuno del secondo partito, la Margherita; e che tutti, anche gli altri concorrenti tifassero per il Mortadella.
Il 74% dei consensi spinse comunque Prodi a guidare la coalizione.
Che gioia per il Mozzarella.
Col sorriso stampato sul suo faccione se ne andava a giro cominciando a sparare bugie grossolane, di quelle che quando le senti gli dai di coglione.
E invece in molti son stati costretti, per creduloneria, a darselo poi da soli, di coglione, per avergli dato retta.
Gli spin doctor dell’Unione si vantavano e pubblicizzavano senza sosta lo storico esempio di democrazia diretta del popolo di sinistra che doveva dimostrare come l’Italia si fosse stancata di Berlusconi.
A votare andarono effettivamente in tanti (compresi quei poteri forti, banchieri ed imprenditori che però oggi sembrano essere scontenti di quella scelta), ma DS e alleati non si accontentarono di godersi il momento, ma vollero strafare.
4 milioni e 300mila voti, elettori, cittadini.
Detto così non poteva che fare scalpore; non poteva che riattizzare fuochi un po’soffocati fino al giorno prima.
Peccato non fosse vero niente di tutto ciò.
Sui blog si scatenò una vera e propria guerra di cifre e tutti ci cimentammo in calcoli molto concreti per dimostrare la fandonia di cui le sinistre si vantavano.
E’ necessario ricordare che questa tornata elettorale autogestita si svolgeva tutta in un giorno, tutta in una dozzina di ore.
In pratica, fatti due calcoli, sarebbero stati un elettore ogni mezzo minuto ad esprimere la propria preferenza; in questo mezzo minuto però avrebbero anche dovuto firmare il registro e destinare l’obolo richiesto all’occorrenza, poi votare, tornare indietro, recuperare il documento e lasciare il posto al prossimo.
Roba da supereroi!
Ma supereroi proprio non se ne sono visti.
E oggi, un anno dopo, ancora non ci è dato sapere il numero ufficiale dei voti e degli elettori: se ne sa solo ufficiosamente…e, abra cadabra, si parla di due milioni; praticamente la metà.
Domanda: che fine hanno fatto tutti gli altri?
Domanda numero due: se sono riusciti a prendere tutti per il culo facendo comparire come per magia due milioni e mezzo di voti, dite che è tanto difficile applicare le stesse regole magiche per far apparire 24 mila voti (quelli delle scorse elezioni)?

La cosa GRAVE resta comunque un’altra: può una forza politica che ha spudoratamente mentito e ingannato il suo elettorato e non restare a governare un Paese che non potrebbe più garantirgli fiducia?

Ovviamente è tutta retorica: la risposta è: NO…

…che vadano tutti a casa.
E che i coglioni, poveri loro…se ne stiano un po’zitti!

Secondo “il Velino” l’Italia completerà il suo ritiro dall’Iraq il 3 Dicembre (fonti militari).
Praticamente nei tempi previsti dal precedente governo Berlusconi.
Ora, mi chiedo cosa ci fosse da vantarsi qualche settimana fa quando i nostri militari cominciarono a lasciare una delle province che erano state chiamate a controllare: missione compiuta…si, ma le altre non le abbiamo mica ancora portate a termine.
Ci vuole tempo per tutto, ma sembra che a sinistra ce ne voglia molto poco per prendere per il culo i suoi elettori.

“L’intervista rilasciata da Romano Prodi al quotidiano spagnolo El Pais rappresenta un esempio imbarazzante di distorsione della realtà e di disprezzo per l’intelligenza altrui. Dopo essere stato sospinto a Palazzo Chigi dal più grande schieramento mediatico che si sia mai visto in Italia, ora il presidente del Consiglio si lamenta di avere “contro giornali e Tv” solo perché, di fronte al disastroso bilancio dei primi mesi di legislatura del suo esecutivo, qualcuno comincia timidamente a muovergli qualche critica. Per fortuna, come dimostrano i sondaggi, i cittadini sanno giudicare la realtà dei fatti, e non sono più disposti a farsi prendere in giro dalle bugie del Professor Prodi”.

                                                                                                                               Mara Carfagna 16/10/2006

Ma alcuni fanno finta di niente e dicono di non sapere.
Ma se anche sapevano? che male c’era?
Per Prodi e compagni però, Telecom dovrebbe tornare sotto il mantello dello Stato, l’Alitalia farebbe bene a fallire ed essere comprata dagli asiatici (i soci e gli investitori soprattutto in borsa non ringraziano), i voli su Malpensa dovrebbero essere dirottati su Fiumicino (Marrazzo e Veltroni invece ringrazierebbero), la Fiat, per Bertinotti, andrebbe nazionalizzata, la Autostrade spa per fondersi con Abertis ha bisogno del placet del governo e lo stesso esecutivo ha benedetto la “Santintesa”, mentre prima (ai tempi in cui era ancora opposizione) non era troppo convinto della scalata al Corriere o alla BNL e nel frattempo, mascherata da riforma del sistema radio televisivo, quelli dell’Unione hanno trovato il modo di ficcare il naso in due aziende importantissime, una privata, Mediaset e l’altra pubblica, la Rai.
Il grande fratello fiscale poi, tra poco entrerà in vigore; saremo controllati e spiati persino dai vicini di casa o dai dipendenti (se abbiamo la fortuna d’esser proprietari).
Sicuramente tralascio chissà quanti altri casi simili, ma meno noti (almeno a me), ma il succo della questione è sempre lo stesso: quando la sinistra prende il potere è inevitabile che l’economia sia messa sotto controllo; un controllo però non produttivo, bensì estenuante, tale da rendere difficile la vita delle imprese nel libero mercato.
Per quanto si voglia credere nella buona fede che anima talune persone nel pensare sempre e soltanto che sia necessario un intervento dello Stato nell’economia, è indubbio che si innescano sempre processi degenerativi che fanno male, anzi malissimo al mercato stesso.

Facile, dopo, dare tutta la colpa ai giornali.

Con la scorsa normativa fiscale, quella del governo Berlusconi, per intenderci, un reddito lordo di 27500 euro annui pagava 4131 euro di IRPEF e 184 di addizionale regionale; l’imponibile ammontava a 17690 euro e il reddito netto finale era di 20710 euro.

Oggi: l’IRPEF sale a 6134, ma con tutte le detrazioni scende a 4121, ossia, 10 euro in meno!
Che bello!!